10/10/2007

Polvere di luna, al Procasma


Cosi, l'altra sera sono tornato al Procasma. Bisogna farsi vedere ogni tanto, mi sono detto. Steve Bishop ci tiene, e non tollera che le mie visite al locale, ora che è stato riaperto, avvengano ad intervalli troppo lunghi.

E' un evento, Clè, non devi mancare assolutamente, sono state le sue categoriche parole, abbiamo una sorpresa, una vera bomba.

Allettato dalla promessa, indosso un tight preso a nolo, e mai restituito. Mentre mi guardo allo specchio, sistemando la pochette nel taschino, penso alla faccia del proprietario della carta d'identità che ho trovato, quando se lo sarà sentito richiedere indietro dalla ditta che li affitta, magari intento a farsi due uova al tegamino, all'alba, davanti ad una donna in vestaglia e bigodini il cui appeal è in aperta competizione con quello di gatto sbudellato sul grande raccordo anulare, nell'ora di punta, cioè sempre. Magari la sua consorte gli avrà anche tirato una scenata di gelosia…"che cazzo ci devi fare con un tight ? maialeeee". E di colpo apprendo il concetto di uova strapazzate.

Abbandono questi pensieri in loop che da un po’ mi pervadono, diciamo da quando ho cominciato ad assumere dosi significative di magnesio, e vado incontro al taxi Lampedusa 38, che puntuale svolta l'angolo di casa mia. Detto le coordinate del Procasma come sotto ipnosi, pescandole dallo strato subconscio tre. I primi due sono stati resettati da poco, e risultano, pertanto, vuoti. Se dovessero chiedermi, in questo istante l'indirizzo del Procasma non sarei in grado di andare oltre…"via tuscolana…non ricordo il civico". Sia come sia, il tassista mi tiene compagnia, raccontandomi tutto il tempo di un libro di Coelho che ha appena finito di leggere, e non mancando di sollecitarmi a farlo anch'io.
Giunto al Procasma, lo ringrazio per la dritta e gli lascio una mancia decente. I critici letterari vanno aiutati, penso mentre il buttafuori dalla voce di Audrey Hepburn, mi saluta come può farlo un naufrago davanti ad un piroscafo, dopo un'attesa di un paio di lustri. Grazie, grazie, troppo buono, rispondo. Rammentandomi di non aver ancora avuto il tempo di guardare il dvd di Colazione da Tiffany, che mi donato l'ultima volta.

Scendo le scale che sono come di consueto, lunghe, buie e pericolose, se non praticate in stato di sobrietà. Al ritorno, in salita, forti delle libagioni alcoliche della serata, in genere risultano più agevoli, per una sorta di equilibrio etilico che ancora devo finire di spiegarmi bene.
La sala centrale del Procasma è uno sfavillio di luci. C'è davvero tanta gente. Visi nuovi, non il solito panorama di partite iva che l'affolla come fosse un annuario Istat di qualche decennio fa.

Steve Bishop mi viene incontro calzato a forza in un completo bianco, con giacca doppio petto, gemelli imbarazzanti e una cravatta che reputo fatta a mano da due alieni, ciechi, residenti sul lato nascosto della luna.

Cletus, abbiamo rotto la sfera del tuono, stasera abbiamo con noi niente meno che Neil Armstrong.
Chi l'astronauta ?
Proprio lui, afferma, trionfante.
Capperi, dico. E mi ritrovo in mano del Veuve Clicout, millesimato. Fai le cose in grande, qui, Steve.
Te l'avevo detto, non dovevi mancare per nulla al mondo, qui al Procasma vi diamo anche la Luna….dice con un penoso e scontatissimo gioco di parole. Sto per dirgli, guardando i colori della sua cravatta (abbinati al completo bianco) che dovrebbe essergli un luogo più familiare di quanto creda, ma mi astengo.

Dai, che si comincia, e con quattro agili passi è sul palco…L'orchestrina cessa di suonare il repertorio della serata (Space Oddity, Starman, Moonriver, Moonlihgt shadow), e le luci si abbassano. Un occhio di bue avvolge il metro e sassanta di istrionismo del titolare del Procasma, che dopo il benvenuto di rito agli astanti chiede un attimo di attenzione per formulare il programma della serata.
La gente accompagna, come in un oliatissimo gioco, con degli "oooh" di accentuata meraviglia (incurante del display luminoso che intima APPLAUSI seguito da tre punti esclamativi), e si lascia andare alla verve di Bishop.

Furia Tromberry, la PR dal collo modiglianesco, è raggiante, la scorgo ai piedi del palco che confabula tutta eccitata con un uomo pressochè pelato, ma elegantissimo, che con rapidi quanto gentili cenni di diniego declina gli inviti dei presenti a firmare autografi. Dopo di che entrambi, presentati con la dovuta enfasi da Steve, salgono sul palco, dividendosi. Armstrong, va dentro l'occhio di bue. Furia si accomoda vicino, microfono in mano, dovrà tradurre in simmultaneo. Armstrong inizia a parlare, Furia traduce….
Grazie, grazie davvero. Non sono di Roma, come il mio collega Collins, ma ogni volta che vengo nella vostra splendida città rimango colpito dall'affetto e dall'umanità che mi dimostrate.

La sala applaude, cosi, senza motivo.
Voglio approfittare di quest'opportunità che svelare finalmente il senso della frase che giùa Houston mi hanno sentito profferire profferire, quando, reduce dalla prima passeggiata lunare, risalendo le scalette del LEM, di cui vedo giusto un modello in questa sala, riprodotto in modo piuttosto fedele, ho esclamato "...e  buona fortuna al signor Gorky" .
La sala è ammutolita. Furia è davvero brava a tradurre, sa fare le giuste pause, e ha dimestichezza col sincro.
Cosi continua: Dovete sapere, che quando ero poco più che un moccioso, i miei vivevano in campagna. I nostri vicini, con i cui figli spesso giocavo, facevano Gorky di cognome, e ognitanto finivamo, giocando a nascondino, giusto sotto le finestre della loro camera da letto. Beh, è stata in un'occasione come quella che ho sentito dire dalla signora Gorky, rivolta evidentemente al marito, la seguente frase…."Cosa vuoi tu ? Un pompino ? Non se ne parla nemmeno, scordatelo, almeno fino al giorno in cui il figlio dei nostri vicini non camminerà sulla luna.".
La gente, dopo una frazione di secondo, esplode in una risata generale. Armstrong se li guarda come un domatore cui è riuscito per l'ennesima volta di tirar fuori la testa dalla bocca della tigre, senza dover svenire per i miasmi della sua cattiva igiene orale.
Furia, per nulla imbarazzata ride ed applaude continuando a tenere il microfono in una mano. Il ghiaccio è rotto, la serata continua.
Mi avvicino al modulo LEM, che Bishop ha fatto istallare in un angolo della sola, sotto dei potenti riflettori.
Mi si avvicina, confidando….Oh, è di cartapesta, con quello che ci è costato l'ingaggio di Neil (osservo che lo chiama per nome, come un vecchio amico col quale si fa una mano di briscola, a sera, dentro qualche ostaria della zona), solo cosi potevamo permettercelo.
Sorrido, pensando a come dovevano essere intimi li dentro. E spiegandomi, di colpo, del perché negli anni sessanta, pur essendocene di valide, alla Nasa non hanno voluto donne, perle loro missioni lunari.

Armstrong, commenta poi le immagini della sua famosa passeggiata che vengono proiettate su uno schermo calato apposta dal soffitto.

La cosa va avanti per un po’, Armstrong prende a raccontare dei suoi colleghi. E con un gesto plateale, sincronizzato al millimetro fa apparire sullo schermo il famoso quadro di Alan Bean,e ne racconta la genesi,

soffermandosi sui disagi, relativi, patiti da un po' tutti coloro che hanno calpestato il suolo lunare, od orbitato nelle sue più vicine adiacenze.
Chi, dedito alla guida spirituale di un'associazione di buontemponi che si è presa la briga di coniugare la scienza con la religione, pescando a piene mani fra fisica quantistica, olistica e retaggi di filosofie orientali. Cita degli esperimenti semi-clandestini, svolti in sincrono, durante il volo di rientro dell'Apollo, non mancando di far ridere la platea, riferendosi al momento del ritorno dalla passeggiata nel mare della tranquillità, prima di risalire le scalette del LEM…"e per fortuna che c'eravamo portati le chiavi dietro". L'esperimento, rivela nella sua verve dilagante, consisteva nel tentare di pensare tutti insieme ad un qualcosa nello stesso momento, loro a qualche chilometro sulle nostre teste, ed altri amici sparsi chi fra le montagne di Lasa, chi a pescare trote nei torrenti del Montana, altri ancora a rimirare le pecore al pascolo nelle verdi colline della Nuova Zelanda.
Qualcuno, impudentemente, chiede a cosa dovevano pensare, qual'era l'oggetto di questo esperimento cerebrale, senza ottenere altra risposta che un imbarazzato sorriso, tipico di chi sa e non vuole (o non può) rivelare.

Le luci si accendono, lo schermo risale, tutti applaudono indipendentemente dalla scritta sollecitante che appare ad intermittenza da dietro lo schermo. Vengono presi d'assalto i banchi del catering. Odelia Prandizzi, la ex porno diva, applaude in modo esagerato…forse confidando in un potente lascito in beneficenza dell'ospite della serata. Furia Tromberry, dal palco, non manca di ricordare che sono in vendita importanti cimeli et merchandising vari (squallida paccottiglia made in Corea, del sud) delle missioni Apollo, in un angolo della sala.

Mi alzo per sgranchirmi, seguo Armstrong. Vedo che si dirige a passo svelto verso i camerini, avvolto da uno stuolo di guardia spalle. Supero la folla dei gorilla esibendo la mia tessera sanitaria e forse devo al tight quel tre per cento di autorevolezza che mi consente di passarci attraverso come si trattasse di burro lasciato fuori dal frigo per un paio di giorni.
Arrivo nel suo camerino, busso per educazione due volte e facendo appello a tutto il mio inglese (da survivor…) entro e dico, Hallo Mr. Neil, i'm very glad to meet you…
Ma che cazzo stai a di, a Cletussss !!!
Mi giro e guardo bene, il volto che mi sta riflettendo lo specchi davanti al quale si sta struccando mi appare familiare.
Cazzo, Van Larson…ma che ti dice il cervello ?
Clè, lascia perde…è che stamo n'bolletta e Steve s'è inventato tutto questo…
Roba da matti…esclamo…ancora sbalordito…
Sta zitto..m'è toccato legge tutto 'n volume st'estate…(Van Larson, è un ex wrestler, ore mite conduttore di una stimata tappezzeria sull'Anagnina, la lettura sta a lui come le gomme michelin ad un carroarmato)  'na robba su polvere di luna…de n giornalista inglese….'n certo andrew smith….tutte le cazzate che ho raccontato stasera le ho apprese da li…
Era meglio se restavi a riparare divani…non trovo di meglio da dirgli, e a passo mesto m'allontano.

Esco, il buttafuori mi vede e ferma con un gesto imperioso il primo taxi che passa (Otranto 25). Entro, sto per chiudere la portiera, quando Odelia Prandizzi mi si fionda in macchina.
Portami dove vuoi, Cletus, portami sulla luna mi dice mettendo in mostra un capolavoro di ortodonzia.

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Ok, le dico, ma la benzina la paghi tu.

di cletus1 | 10/10/2007
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