30/07/2007

Il grande ritorno del PROCASMA


 

 

 

 

Avevo giusto aperto gli occhi dopo una notte burrascosa quando ho sentito squillare il telefono.
Cletus, vecchia sòla, sono Steve, Steve Bishop.

Ehi, Steve…quanto tempo…
Sono fuori, Cle, fuori sulla parola.
Come fai a stare in equilibrio? sto per dirgli, ma mi trattengo.
Mi fa piacere, blatero, mentre ingaggio una lotta a colpi di depliant di pubblicità della Coop, con una mosca che mi sta rompendo da quando mi sono seduto sul letto (e che ha connotato tutta la notte con le sue graziose attenzioni).

La manco, rovesciando la tazzina del caffè giusto su un'offerta per un depilatore femminile, ad prezzo, definito dall'estensore della pubblicità, "senza precedenti".

Steve, ora tu puoi dire di AVERE DEI PRECEDENTI, capisci ?
Si, Cle, ma che c'entra ? T'ho chiamato per invitarti domani sera…
Sto per chiedergli dove, ma mi trattengo, dicendogli invece….Al Procasma….vero ?
Eccerto, dove altrimenti ? Allora che fai ? Vieni ?
C'è un reading di poesia e suona un gruppo di amici che ho conosciuto dentro.

Comprendo il senso di quel "dentro" dopo qualcosa come tre decimi di secondo: Steve è stato un po’ fuori dal giro per via di certe controversie col condominio sotto il quale è piazzato il suo Procasma e anche a causa della presenza di sostanze alcaloidi rinvenute nel locale stesso…

Ok, ci sarò.
Bene, ci conto. Dice Steve, e mette giù.

La sera dopo, noleggio un thight nero e a bordo del taxi Modena 4 guidato da un rasta da solo un mese in città (ma con un navigatore parlante in jamaicano) raggiungo l'ingresso del Procasma, sulla Tuscolana.
All'ingresso, immancabile, c'è il solito buttafuori, gigantesco, con la voce di Audrey Hepburn che mi da il benvenuto con grazia regale. Poi prende dalla tasca interna un pacchetto e me lo porge…

Tenga, signor Cletus…
Cosa c'è ? gli chiedo.
Il mio mondo, mi dice.
Apro e trovo una copia, in DVD masterizzata di Colazione da Tiffany, e l'omonimo testo di Capote.
Grazie, trovo il tempo di dirgli ed entro.

Effluvi di marijuana, misti con Chanel andato a male fanno da tappeto olfattivo, non appena scese le scale.
Il locale è stato tutto "rinfrescato" da una generosa mano di pittura.. Adesso è tutto color albicocca, tenue, e un sapiente dosaggio delle luci, conferisce un'atmosfera, calda, appena patinata, accogliente.

Ci sono tutti. I barman, con i farfallini neri e le camicie inamidate, le signore in decoltè ed espadrillas (almeno, le più eccentriche). Un manipolo di dopolavoristi dell'ATAC, all'interno dei quali riconosco diversi componenti dei simil TOTO, di qualche concerto fa. Odilia Prandizzi, la pornodiva, ora in pensione, dedita ad una propria ONLUS per la salvaguardia dei pinguini (inutile precisare: solo quelli orfani…che poi non ho mai ben capito come…), mi viene incontro, radiosa, ma con un braccio legato al collo da un foulard di quelli che ti regalano se compri certe uova di pasqua. Cletus…quanto tempo, e mi stringe il suo seno generoso addosso, impregnandomi di pachouli e fiondandomi, all'istante, nella mia adolescenza, quando di tale essenza si impregnavano liceali svagate con le quali mi accompagnavo.
Mi dice di averlo fratturato scivolando sul pack, nel corso della sua ultima missione in Antartide.
Ora sto bene, un po’ di fisioterapia e poi va tutto a posto…tu, piuttosto, come va ? Hai pubblicato ?
Si, annunci mortuari, taglio corto, sono ancora li, ho messo su questo servizio di necrologi on.demand e sembra mi stia andando bene, almeno cosi dice il mio commercialista.
Sei un genio, Clè, sempre pensato…vieni ti presento a Grumilde Gensiottini.
Grumilde è una donna che scrive. Scrive della sua militanza in uno dei gruppi per l'emancipazione Gay dell'Anagnina. E' una donna simpatica, bel sorriso. Scambiamo due parole, sorseggiando del pessimo Chardonnay caldo.

Alla fine arriva Steve, nell'immancabile doppio petto bianco che contribuisce, se possibile, a  dare un senso definitivo alla sua statura (come noto, Bishop vanta 1,39 senza tacchi). I gemelli e la cravatta sono terrificanti, come si conviene, già sospettato altre volte che se le faccia confezionare, ad hoc, dalle parti di Urano, tanta la dissonanza con il bianco immacolato del completo.
Ce l'hai fatta, eh ? Dai, stasera ci divertiamo dice schioccando nell'aria, insieme, il dito indice e medio, come devo aver visto fare in qualche film, come a sottolineare felicità, euforia perché qualcosa, nel proprio tutto cosmico, stia andando no bene, benissimo.

Ok, cominciamo, dice Steve, microfono in mano, dal palco. Il Signor Van Larson [per chi non lo ricorda, trattasi di abituè del Procasma, ex wrestler, ora mite conduttore di una tappezzeria sulla Anagnina, alcolizzato però. ndr]  è pregato di non molestare le hostess, grazie. Van Larson, per nulla sopreso dalla vergogna, dall'alto dei suoi sei sette drink già ingurgidatii sorride come può farlo un giapponese davanti al colosseo, aggiungendo un rapido cenno del braccio come a ringraziare per l'attenzione, verso il palco. Le hostess (un qualcosa a metà fra le Supremes, e un gruppo di shampiste dei Castelli) si dileguano come la brina notturna sotto i colpi di un tergicristallo, non appena in auto, al mattino.

Bene, stasera abbiamo la creme de la creme della poesia underground di questa città, allieteranno i versi un gruppo di sciamannati che ho conosciuto nel recente soggiorno al collegio (ed indica un gruppo di personcine per bene sistemate, ognuna, dietro al rispettivo strumento). Cominciamo allora, e ricordatevi Procasma è Poesia, dice attendendo l'applauso, che arriva, puntuale, non appena la stragrande maggioranza dei presenti comprende che si trattava di una presentazione.

Vorrei invitare sul Palco il primo dei nostri poeti. Gualtiero Uffizi, meglio noto come Cantarella. Ma non voglio dire altro, a presentarlo bastano i suoi versi.

Sale sul palco un uomo mesto. Avrà una cinquantina d'anni. Vestito con roba che non ti meraviglieresti di trovare sui cataloghi, se esistono ancora, di Postal Market.
Si sistema davanti al microfono, estrae un pugno di fogli spiegazzati dalla tasca di una giacca più grande di un paio di taglie e inizia:

Fuoco.
Fuoco che tutto brucia.
Divampa, in me l'amore.
L'amor.
L'a.

SILENZIO.

L'orchestrina, ubbidendo ad un cenno di Steve, esegue lo stacco (che dovrebbe essere l'aria di uno spot  Vodafone di qualche anno fa). Seguono gli applausi sollecitati da una scritta sul display dietro al palco che dice, appunto, APPLAUSI.

Il tipo ringrazia, ripiega i suoi versi e si defila. Entra Steve che annuncia la seconda ospite. Una donna, di corporatura importante, vestita come una vestale greca. La presenta, con amorevole simpatia.
Una poetessa emergente, Laura Cangrande, leggerà una poesia, breve, sui Covoni.

Grassie, dice la donna. Prende il microfono in mano, guarda con aria complice l'orchestrina che parte con un sottofondo molto soft di musica fusion.

COVONI, si sente ?
Si, fanno tutti con un cenno del capo.
Bene, allora comincio…
COVONI…(e fa una pausa ad arte…la tipa sa "tenere" la scena, penso).

Festival di sole e di paglia.
Carne che si sveglia dopo il letargo invernale.
Colori.
Giallo, poi il biondo dei tuoi capelli.
E i pois rossi del tuo vestito.
Dietro il fienile
Distesi nei raggi lunghi del tramonto,
Mentre il rumore del traffico della Prenestina
Arriva di lontano, confuso con il canto
Delle cicale, sotto contratto con Dio.
Covoni, caldo, amore.
Perdere lo sguardo su campi sconfinati,
Cilindri di fieno che alimentano
Le bestie che siamo stati,
Prima,
Molto prima che ci incontrassimo,
E celebrassimo il nostro essere
Un uomo, ed una donna
Che si amano,
Adesso,
Riparati dall'odore di terra e del
Fieno,
Bombardati, entrambi,
Dal sole.
Amore.

La sala è ferma in un silenzio terreo. L'orchestrina esegue lo stacco di prima con l'evidente scopo di sottolineare, ai meno attenti, che la poesia è finita.
La signora, vagamente commossa, ringrazia e a bordo dei suoi tacchi 12, si dilegua, mentre Bishop,
raggiante, riprende la scena.
Allora ? Stasera andiamo forte eh ?
E giù un applauso, dettato soprattutto dall'esigenza di fare una pausa per un drink.

Forse è il caso di fare una pausa per un drink ?! I ragazzi della banda ci terranno compagnia con un set di pezzi dei favolosi anni '80, cominciamo con Stevie Wonder…chi non ricorda…I just call…?

Tutti si alzano, e assaltano i banchetti del catering.
Resto sul divano, chiedendomi insistentemente cosa aveva di magico il sorriso, di Mr. Wonder.

 (segue…forse).

 

 







di cletus1 | 30/07/2007
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