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Avevo giusto aperto gli occhi dopo una notte burrascosa quando ho sentito squillare il telefono. Ehi, Steve…quanto tempo… La manco, rovesciando la tazzina del caffè giusto su un'offerta per un depilatore femminile, ad prezzo, definito dall'estensore della pubblicità, "senza precedenti". Steve, ora tu puoi dire di AVERE DEI PRECEDENTI, capisci ? Comprendo il senso di quel "dentro" dopo qualcosa come tre decimi di secondo: Steve è stato un po’ fuori dal giro per via di certe controversie col condominio sotto il quale è piazzato il suo Procasma e anche a causa della presenza di sostanze alcaloidi rinvenute nel locale stesso… Ok, ci sarò. La sera dopo, noleggio un thight nero e a bordo del taxi Modena 4 guidato da un rasta da solo un mese in città (ma con un navigatore parlante in jamaicano) raggiungo l'ingresso del Procasma, sulla Tuscolana. Tenga, signor Cletus… Effluvi di marijuana, misti con Chanel andato a male fanno da tappeto olfattivo, non appena scese le scale. Ci sono tutti. I barman, con i farfallini neri e le camicie inamidate, le signore in decoltè ed espadrillas (almeno, le più eccentriche). Un manipolo di dopolavoristi dell'ATAC, all'interno dei quali riconosco diversi componenti dei simil TOTO, di qualche concerto fa. Odilia Prandizzi, la pornodiva, ora in pensione, dedita ad una propria ONLUS per la salvaguardia dei pinguini (inutile precisare: solo quelli orfani…che poi non ho mai ben capito come…), mi viene incontro, radiosa, ma con un braccio legato al collo da un foulard di quelli che ti regalano se compri certe uova di pasqua. Cletus…quanto tempo, e mi stringe il suo seno generoso addosso, impregnandomi di pachouli e fiondandomi, all'istante, nella mia adolescenza, quando di tale essenza si impregnavano liceali svagate con le quali mi accompagnavo. Alla fine arriva Steve, nell'immancabile doppio petto bianco che contribuisce, se possibile, a dare un senso definitivo alla sua statura (come noto, Bishop vanta 1,39 senza tacchi). I gemelli e la cravatta sono terrificanti, come si conviene, già sospettato altre volte che se le faccia confezionare, ad hoc, dalle parti di Urano, tanta la dissonanza con il bianco immacolato del completo. Ok, cominciamo, dice Steve, microfono in mano, dal palco. Il Signor Van Larson [per chi non lo ricorda, trattasi di abituè del Procasma, ex wrestler, ora mite conduttore di una tappezzeria sulla Anagnina, alcolizzato però. ndr] è pregato di non molestare le hostess, grazie. Van Larson, per nulla sopreso dalla vergogna, dall'alto dei suoi sei sette drink già ingurgidatii sorride come può farlo un giapponese davanti al colosseo, aggiungendo un rapido cenno del braccio come a ringraziare per l'attenzione, verso il palco. Le hostess (un qualcosa a metà fra le Supremes, e un gruppo di shampiste dei Castelli) si dileguano come la brina notturna sotto i colpi di un tergicristallo, non appena in auto, al mattino. Bene, stasera abbiamo la creme de la creme della poesia underground di questa città, allieteranno i versi un gruppo di sciamannati che ho conosciuto nel recente soggiorno al collegio (ed indica un gruppo di personcine per bene sistemate, ognuna, dietro al rispettivo strumento). Cominciamo allora, e ricordatevi Procasma è Poesia, dice attendendo l'applauso, che arriva, puntuale, non appena la stragrande maggioranza dei presenti comprende che si trattava di una presentazione. Vorrei invitare sul Palco il primo dei nostri poeti. Gualtiero Uffizi, meglio noto come Cantarella. Ma non voglio dire altro, a presentarlo bastano i suoi versi. Sale sul palco un uomo mesto. Avrà una cinquantina d'anni. Vestito con roba che non ti meraviglieresti di trovare sui cataloghi, se esistono ancora, di Postal Market. Fuoco. SILENZIO. L'orchestrina, ubbidendo ad un cenno di Steve, esegue lo stacco (che dovrebbe essere l'aria di uno spot Vodafone di qualche anno fa). Seguono gli applausi sollecitati da una scritta sul display dietro al palco che dice, appunto, APPLAUSI. Il tipo ringrazia, ripiega i suoi versi e si defila. Entra Steve che annuncia la seconda ospite. Una donna, di corporatura importante, vestita come una vestale greca. La presenta, con amorevole simpatia. Grassie, dice la donna. Prende il microfono in mano, guarda con aria complice l'orchestrina che parte con un sottofondo molto soft di musica fusion. COVONI, si sente ? Festival di sole e di paglia. La sala è ferma in un silenzio terreo. L'orchestrina esegue lo stacco di prima con l'evidente scopo di sottolineare, ai meno attenti, che la poesia è finita. Forse è il caso di fare una pausa per un drink ?! I ragazzi della banda ci terranno compagnia con un set di pezzi dei favolosi anni '80, cominciamo con Stevie Wonder…chi non ricorda…I just call…? Tutti si alzano, e assaltano i banchetti del catering. (segue…forse).
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