31/12/2006

San Silvestro al Procasma

 

  

 

 

 

 

Con largo anticipo, subito dopo Ferragosto, a mezzo posta è arrivato un cartoncino con dei disegni di Keith Harig in copertina, con l'invito per il veglione di Capodanno al Procasma.

Steve Bishop deve aver dato fondo a tutte le linee di credito disponibili e residue per finanziare quello che, senza troppa euforia, definisce l'evento dell'anno.

Il cartoncino è rimasto da allora, vicino al barattolo del caffè, nel ripiano della cucina e ogni mattina, è stato inevitabile, ho pensato a questa, come alla più importante scadenza della mia esistenza, almeno quella prossima ventura.

Crispen Delgado, un tecnico radiologista del Forlanini, un ragazzotto di colore che parla il romano meglio di Proietti, mi telefona, la mattina del 31. A Luì (mi chiama Luigi sebbene gli abbia già fatto notare più volte che faccio Cletus anche di cognome).

Si vabbè ma mo te chiamo pè cognome ? E che stamo ancora a scola o ar militare ?

Mi accenna alla sua disponibilità per passare a prendermi per andare insieme al Party del Procasma.

Fatte trovà pronto, capito Luì ? Nun me fa aspettà. E mette giù.

Arriviamo, incolumi, al locale. All'ingresso il buttafuori con la voce di Haudrey Hepburn ci accoglie come due autorità. Depurato da quel tot di prezzolato, si capisce che non concede a tutti siffatta accoglienza, c'è ammirazione nella sua voce. Gli lascio scivolare una banconota nella tasca della livrea, ottenendo, se possibile un sorriso in cinemascope.

Scendendo gli scalini che accedono al locale, Delgado mi dice…

A Luì ma come se chiamava quea robba che m'hai fatto beve su casa ? Pasticcio ? Casino ?

Pastise, gli dico, è una delle poche cose di buono che hanno fatto i francesi, dopo aver inventato lo champagne, gli dico.

Ammazza ahò, fa che è una bellezza, me sento già euforico…

E sparisce fra i mille meandri del Procasma…

Steve Bishop ha una tutina in latex che immagino sia stata composta con tessuti provenienti da Plutone. Sgargiante. Ha una montatura color prugna che intona da dio con il colore bianco paglia dei pochi capelli rimasti.

Cletus, un dovere esserci stasera. Stasera faremo impallidire la genesi, mi dice brandendo un flut a mezz'aria. Una dote che gli ho sempre riconosciuta è quella di saper tenere egregiamente l'alcool. Dalla sensatezza delle cose che mi dice, depurate dal tono eccitato che le pervade, comprendo che il punto di non ritorno è ancora lontano, lo vedo tonico e pimpante.

Vieni, ti mostro cosa abbiamo attrezzato. E mi lascio accompagnare fra i corridoi e le sale, facendoci largo fra starlette in via di affermazione, carrozzieri e dopolavoristi dell'acotral tutti, manco a dirlo, tirati come un elastico.

La musica lounge invade l'ambiente, entriamo in una sala, quella principale, dove una roba a forma di supposta d'alluminio, verticale, campeggia sotto un riflettore.

Questa è l'esperienza extra sensoriale, mi dice tutto contento. Mi è costata una fortuna ma valeva la pena. Praticamente se ti immergi per cinque minuti nel liquido che contiene, ti assicura una rigenerazione cerebrale che, alla fine, fare le aste ti sembrerà facile come ridipingere la Gioconda.

Dico di si più per cortesia che per reale convincimento. Devo ammettere che ci hanno lavorato sopra bene. Non è finita, guarda. Una vasca in plexiglass con una dozzina di boa.

Sono innocui, li abbiamo develenizzati. Regredire è il motto della serata. La vasca è capiente: c'entrano una dozzina di persone, ci si entra bendati e si resta li una decina di minuti a testa, sotto la stretta sorveglianza del nostro personale: si sa mai qualcuno rimanesse strozzato.

Evito di chiedergli a cosa serve, convinto che sia una domanda superflua.

In un'altra sala, vieni, questa è dedicata ad Eragon, ci sono una dozzina di cuccioli di drago. Sono veri, tenta di vendermi…scoppiando poi in una sonora risata. Autentici capolavori di tecnologia, una ventina di draghi grandi quanto un cofanetto dei meridiani, aleggiano simulando vampate di fuoco quando spalancano le fauci. Sono fiamme sintetiche, arrivati giusto da poco direttamente da Singapore, mi dice tutto orgoglioso, aggiungendo….laggiù sono capaci di rifare di tutto, oltre che le tette di Odilia Prandizzi.

Odilia ci viene incontro, mentre insieme a Furia Tromberry, la pierre del Procasma, dal collo modiglianesco, chiacchierano amabilmente sulla bravura dei rispettivi chirurghi estetici.

Cletus, tesoro, e mi getta le braccia al collo. Odilia "indossa" il profumo di Guerlain, recentemente pubblicizzato da Hilary Swank, si, quella di Million dollar baby, che ha tappezzato la città, tutta, fermate della metro incluse. Le sta bene, indosso.

Vieni ! e mi prende per mano accennando a dei passi di corsa, a bordo degli alti tacchi delle sue scarpe, mi porta in una sala dove ci sono in mezzo un grande box, ricolmo di barbie, e girandole, tricicli e cavalucci a dondolo. Le luci stroboscopiche conferiscono un aspetto inquietante alla scena. E' la sala della regressione uno. Vedrai il fior fiore dei tappezzieri di questa città, perdersi nelle vallate della propria infanzia, giocando con gli altri fino a dimenticarsi dell'oggi, non è una meraviglia ? Vieni, non è finita. Entriamo in un'altra sala, stavolta attrezzata come una di quelle salette da cineclub. Pochi posti a gradinata, poltrone comodossime in velluto sulle quali ci accomodiamo. Odilia accavalla le gambe, mettendo in mostra, da sotto dei collant fosforescenti, le forme ancora tornite delle proprie estremità. Adesso zitto e guarda. Cala uno schermo dal soffitto facendo "glissssss" come fanno tutti gli schermi in occasioni del genere. Si spengono le luci e uno spettacolo di colori si impossessa del panno bianco da cui è composto. Con una musica, che rinosco essere quella di Jean Michel Jarre, immagini dell'aurora boreale, lato antartide. Da mozzare il fiato.

Sono le riprese che ho fatto nel corso della mia ultima missione laggiù mi dice orgogliosa. Odilia, ex porno diva in pensione, per chi non lo e, si occupa di una Onlus dedita alla salvaguardia dei pinguini, ma solo quelli orfani e del polo sud, specifica. Commovente. Lo schermo risale nel soffitto facendo lo stesso verso dell'andata, ci alziamo e ci disperdiamo fra la gente, che nel frattempo è aumentata, insieme al tasso alcolico del locale, con la promessa di beccarci più tardi.

Mi soffermo davanti ad una bacheca di annunci. Ce n'è uno che mi colpisce, visto il luogo. Recita…Trovato manoscritto in una bisca. L'autore, se desidera rientrarne in possesso, visto che si tratta di bozze, e nemmeno indimenticabili, se lo rivuole può chiamare al (e segue numero di un cellulare). Stasera ho voglia di scherzare, cosi estraggo il mio nokia ultrapiatto e chiamo.

Buonasera, chiamo per il manoscritto.

Quale manoscritto ? mi dice una voce di una che si capisce lontano un miglio stava rifacendo lo smalto alle unghie dei piedi.

A Giovà è per te,…so'n cazzo, me sa che è pe quea busta che hai trovato in de la bisca (dice proprio cosi).

Giovanni viene al telefono, ha una voce affranta.

Ci accordiamo, vengono anche loro al Procasma, mi promette di portarlo con se e consegnarlo, se non ci si vede, a Bishop…

La gente trabocca, si comprime, balla. Sul palco una fotocopia degli Earth Wind and Fire, devo dire molto accurata, esegue le hit tanto per scaldare la serata. Alcune coppie, bendate, sono nella vasca dei boa, tutti gridano eccitati come bambini, appunto.

Van Larson, ex wrestler, ora mite conduttore di una tappezzeria sull'Anagnina, con un doppio petto che dovrebbe esser quello di Toni Curtis in A qualcuno piace caldo, viene avanti porgendomi un flut bollicinato. Senti che roba Clè, è millesimato, mi da il calice, ancora ben freddo. L'atmosfera è glamour, tutti hanno voglia di lasciarsi alle spalle un anno avaro di soddisfazioni. E stasera, per una sera, facciamo tutti finta che. Mi accascio in una poltrona accanto ad una coppia che sta definendo le modalità del loro addio.

Il frigo l'ho comprato io, a Lellè.

Allora io mi tengo la lavastoviglie, famo cosi.

E i dvd ? Quelli che ho comprato io me li ridai ?

Ma si, tanto quelle porcherie…mica le faccio vedere ai bambini, te le metto in un cartone e te le lascio ar portiere…

Ma che sei matta ? E se poi le vuole vedere ?

Tranquillo, Giocasta (che nome per un portiere, penso) non ce l'ha er divudi.

Prendo sonno mentre Steve Bishop sale sul palco fra gli applausi dei presenti, dando a tutti il benvenuto e illustrando il programma della serata.

Da un auricolare miniaturizzato ascolto Bibiking, che mi sembra, a tutta prima, un perfetto antidoto, con la sua voce impastata che recita….l'm gonna change…, la maniera migliore per restare immune quanto basta dal clima di follia imperante. (Segue). 

di cletus1 | 31/12/2006
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