04/06/2006

Men in black (Procasma 5)

Al Procasma amano le serate a tema. Non ancora spenta l'eco della serata Troy, ispirata all'omonimo colossal, da poco passato nelle sale, quell'animatore da villaggio vacanze con la verve di un necroforo, che è Steve Bishop ne ha inventata un'altra delle sue per fare un po di botteghino….

Cosi, puntuale come una cambiale svizzera, arriva il taxi, Honolulu ventuno, condotto da un rasta che a giudicare dalla guida, sembra aver sostenuto gli esami di abilitazione presso la un cinodromo, e con un istruttore alcolizzato.

Riusciamo comunque a guadagnare l'ingresso del Procasma, incolumi, entrambi. L'orangutango effemminato che fa l'addetto alla sicurezza mi riconosce e cinguettando, al solito, come la Hepburn mi copre di complimenti per la tenuta….

Vista la serata a tema, da Ermete, che per un certo periodo ha guadagnato la minestrina serale come figurante a Cinecittà, mi sono fatto indicare la bottega di un suo amico che noleggia, di straforo, gli abiti di scena. In tight sto da Dio, se non fosse per l'incapacità di realizzare miracoli. Sebbene l'esser arrivato incolume dopo il tragitto in taxi, sembrerebbe confutarlo.

Scendo nel locale e una vertigine di profumi e vapori di zampironi prendono in ostaggio ciò che rimane delle mie narici.

"Sai, le zanzare…" mi dice Bishop a bordo della sua cravatta made in Plutone.

"Beh è il caldo…." Dico, tanto per assecondarlo…

"Vieni che ti presento a Miriam, vieni" mi dice sorridendo subdolamente.

Bishop ha questa capacità, quella di mettere in allarme anche un pugile fresco di allenamenti…Si fa strada fra una moltitudine di persone, molte delle quali le conosco già, essendo degli habituè del locale.

Miriam è una femmina di caimano. Fa bella mostra di se, ai bordi di una vasca di plexiglass spesso venti millimetri, che lo staff del Procasma ha montato giusto difronte alla grande sala, vicino al banco del catering. Impossibile non guardarla, mentre signore scollate ed altri uomini in tight gli lanciano tartine con aringhe affumicate, evidentemente giudicate non freschissime.

Ti piace, eh ? mi chiede Bishop picchiettando con l'indice la lastra. Miriam si volta, come ad un richiamo e spalanca, al nostro indirizzo, la bocca mettendo in mostra la dentatura degna di una motosega Husquarna.

Molto bella, davvero. Dico impressionato dalla visione.

Mi è costata una fortuna, ma ne valeva la pena, credimi.

Si, certo.

Le casse dell'impianto stereo del locale emettono vecchi motivi fusion e Rhitm&Blues, rigorosamente d'annata. L'atmosfera è calda, palpitante. Mi lascio contaggiare da un'euforia immotivata e accendo una camel senza filtro dopo l'altra. Due fidanzati, d'annata anche loro, stanno discutendo, percepisco involontariamente, della fine del loro stare insieme.

Non possiamo continuare cosi, te ne rendi conto anche tu. Dice la donna, con minigonna con spacco e calze a rete a maglie larghe.

Me ne rendo conto, dice lui, senza fare una piega. Il farfallino nero, su camicia bianca, è inamidato come un bronzo di Manzù.

E poi, guarda, adesso è da un po che esco con Luca.

Ed io con Letizia, dice lui senza alcuna enfasi.

SILENZIO

Potremmo uscire in quattro, che ne pensi ?

Non sarebbe una cattiva idea.

No, in effetti.

In effetti, no.

Altro champagne ?

Si, caro, adoro le bollicine.

E gettandogli le braccia al collo, lo bacia teneramente, lasciandogli, indelebili, delle macchie di rossetto sul colletto, ritorto, della camicia.

Nauseato da questo happy ending, rimiro Odelia Prandizzi, pornodiva in pensione e responsabile di una Onlus per la salvaguardia dei pinguini (ma solo quelli dell'Antartide ed orfani, precisa), che spiega ad un neozelandese, capitato chissà come sulla Tuscolana, come prendere il raccordo anulare, all'uscita del locale. Van Larson, invece, mi vede e mi offre da bere.

Come cazzo mi hai ridotto la Taunus…ma dove ci sei stato ?

Perché ?

Ho trovato il bagagliaio sporco di escrementi di rettile.

Ah, dico, dev'esser stato lo scherzo che mi hanno tirato alla beauty-farm, quando m'hanno infilato un boa di sedici metri nel cofano.

E che fine ha fatto adesso ?

Il boa ?

Si

E' allo zoo.

Lo hai donato ?

Si.

Hai fatto bene, costa mantenere una roba cosi. Sedici metri hai detto ?

Si, più o meno.

Beh, dovresti avere un allevamento di criceti per sfamare una bestia cosi.

No, mi basta un pavone ed un orangutango. Dico.

Vero. Come sta Ermete, ha fatto pace con la moglie ?

No, non ancora, stanno con gli avvocati.

Ma la moglie è tua sorella ?

Si.

Ecco.

Beviamoci sta roba, va.

Si.

Steve Bishop spegne le luci…un rullo di batteria, proveniente da dietro il sipario, sul palco annuncia l'evento clou della serata.

Signore e Signori…dice Bishop in doppio petto bianco e cravatta stampata sul lato nascosto della luna…(e al buio, si sa, vengono bene solo altre cose…), abbiamo il piacere di avere con noi un gruppo che ha fatto la storia della musica, che ha costituito una pietra miliare nel panorama musicale internazionale. Ecco a voi, direttamente da Los Angeles, i mitici, gli insuperabili, gli inimitabili Totoooooo.

E giù applausi e gridolini d'eccitazione delle signore in decoltè.

Sul palco, armati dai rispettivi strumenti, salgono un gruppo di dopolavoristi della Garbatella. Toto Abbiati, impiegato dell'Atac, alla batteria, Toto Franzotti, idraulico, al sax tenore, Toto Lancellotti, tornitore, alla chitarra elettrica, Toto Calcio, cocainomane, ma in fase di disintossicazione, alle tastiere e infine il cantante, che somiglia al vero, Steve Lukather, Toto Anfiossi, nullafacente di Tormarancia.

La band esegue, in sequenza gli hit che l'hanno resa famosa…da Africa (che Miriam, la caimano, dimostra di gradire, tenendo il tempo con ritmiche bordate di coda contro le spesse lastre della gabbia), a Rosanna e alla mitica Hold the line.

I soffitti in cartongesso del Procasma sembrano sul punto di venire giù. A seguito delle lamentele del condominio in cui è situato, hanno provveduto ad insonorizzarlo ma l'amplificazione è notevole. La band se la cava egregiamente e più di qualcuno cade nell'equivoco, credendo davvero che la mitica band dei fratelli Porcaro, calchi il palco del Procasma.

Compiaciuto, e con le sonorità di Africa ancora nelle orecchie, prendo sottobraccio Odelia Prandizzi e mi dirigo verso l'uscita.

Quant'è che manchi da Mogadiscio ? mi chiede, languida.

Quarantasei anni, le rispondo con un sorriso.

Poi il taxi, con le nostre nostalgie a bordo, si lascia inghiottire dalla notte della città.

di cletus1 | 04/06/2006
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