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A Steve Bishop era scappata qualche lacrima, sicuramente. Al momento del commiato, usando la sua cravatta siderale a mo di kleenex, mi saluta stringendo, forte, la mano. Mi raccomando, non sparire adesso, eh ? No, tranquillo. Dico proprio mentre si svegliano, simmultaneamente, tutti i duecentoquarantatre cavalli della Taunus di Van Larson, rivendicando biada. Ho fatto il pieno all'andata per un importo vicino ad una rata di mutuo.
Lascio il Procasma beauty farm, attraverso il paese e imbocco l'autostrada. Il bello di questi soggiorni, ho capito, è che poi, quando finiscono, ti lasciano con una sensazione di benessere, che ti viene da augurarti che perduri, anche al rientro, o almeno. Mentre sto per prendere una curva, alla fine di una lunga discesa, dopo aver superato una moltitudine di TIR carichi di maiali grugnanti, mi ritrovo in qualcosa di simile all'aurora boreale (lato giorno). Un autovelox spazio-temporale, me l'avevano detto, al Procasma, "…attento, in autostrada…", ma non gli avevo dato peso più di tanto. Tutto, dal metallo della Taunus, al pellame sintetico dei sedili, fino all'ultimo dei bulloni del motore, io stesso, regrediti alla materia prima da cui siamo stati estratti, nei pressi del BIG-BANG. La nascita degli elementi, in altre parole. Qualcosa di cosi primordiale ed antico che all'epoca, se già c'era, Mendelson doveva ancora stare giocando con il Lego, altro che con l'omonima tavola.
Un poliziotto della stradale si avvicina facendo cenno di abbassare il finestrino. Abbasso lo stereo con l'ultimo dei DeepPurple a palla. La cosa un tantino terrificante è che, ad ogni batter di ciglio, la sua divisa si trasforma, ora in un camice asettico da sala operatoria, ora da giocatore di baseball (come, qualche volta, ho visto sulla CNN, in albergo), nemmeno fossimo dietro le quinte di un set cinematografico.
Le sembra questo il modo di correre ? mi dice in controluce, mentre le cellule fotoelettriche e tutto il capitolo della genesi si sta svolgendo alle sue spalle.
E' una Taunus del '62 dico come per giustificarmi, confidando sulla sua comprensione. E con questo ? Favorisca i documenti ! Certo. E mentre cerco in modo spasmodico il portafoglio mi viene in mente che la tipa alla reception, al mio ritorno dal garage, non mi ha restituito la patente. Lo sentivo che era una stronza…quella sua domanda sul boa, poi… Lei ha un boa con se ? Leggo il labiale dell'agente…ma ancora non sono certo se sia la mia suggestione… Apra il cofano, perfavore. Ma certo, e scendo dalla Taunus mentre, intorno, si gira l'esplosione, simulata, del Pianeta delle dodici scimmie…una meraviglia. Fra un fuoco di scena (come quelli d'artificio, solo…un po più innocui) e un boato simulato (fa solo rumore…e la scritta dei fuochi, nel cielo reso nero dal fumo, fa BANG, come in un fumetto), apro sto cazzo di cofano e cosa trovo dentro ? Una teca in plexiglas con un boa di sedici metri tutto avvolto e dormiente. E' in letargo ? mi chiede l'agente. Credo di si…dico tanto per soffocare il mio senso di sorpresa…(chi diavolo può avercelo messo ?). Va bene, è a posto con le vaccinazioni, si ? Tutto in regola, agente. Bene, può andare, ma vada più piano…stanno girando un film qui intorno. Me ne sono accorto, una buonagiornata, agente. Vada, vada…
Chiudo lo sportello…schiaccio il bottone PLAY dell'autoradio. I Deep Purple continuano ad imbottire col loro sound l'abitacolo. Fa caldo, adesso. Fra due ore, salvo code sul raccordo, sarò a casa. Finalmente. |