04/11/2005

Frequently asked questions

Da più parti, o almeno, da parte di chi si avventura in queste pagine e necessita di una giusta collocazione dei deliri ivi pubblicati, si levano domande di portata esistenziale, a fronte di tutto ciò si è resa necessaria una pagina di FAQ.

 

Le FAQ sono quella cosa molto utile che serve per semplificarsi la vita, una sorta di "riassunto delle puntate precedenti", che possono gettare una luce di maggiore comprensione sul grado di follia qui contenuto.

 

La serie di FAQ è ovviamente implementabile all'infinito. E soprattutto, aperta ai gustosi commenti di molti degli stimati avventori di codeste pagine.

 

Cominciamo.

 

D. Cletus. Perché questo nome ?

R. Grazie per avermi fatto questa domanda (non è disponibile l'audio, ma se ci fosse, questa frase andrebbe letta immaginando il tono della Rosa Russo Jervolino, come le ho sentito dire più volte alla tivvù). Cletus prende il nome da un brano di Frank Zappa. Il brano si trova sull'album The Grand Wazoo, e dovrebbe essere la traccia tre.

 

D. Chi è Isaura ?

R. Hai presente Dulcinea per Don Chisciotte ? Ecco. Una che farci un film non basterebbe.

 

D. Chi è Ermete ?

R. Ermete è il cognato che tutti saremmo atterriti dall'avere. Tanto di più se separato da nostra sorella.

 

D. Chi è Osvaldo ?

R. E' l'orangutango di Ermete, mio cognato. Vinto in una riffa parrocchiale, viene portato spesso a spasso e ne combina di tutti i colori…(tipo, ingerire cornette…scorreggiare in pubblico emettere suoni sgraziati alla vista di avvenenti fanciulle )-

 

D. Chi è Ivonne ?

R. E' il pavone di Ermete. Vinto nelle stesse circostanze (riffa parrocchiale). Dopo questa seconda vincita ad Ermete è stato fatto divieto di presentarsi ancora presso i locali parrocchiali.

 

D. Perché questa mania per gli animali esotici ?

R. Perché penso che ci somiglino, portiamo a spasso, consapevoli o meno, buonaparte dello stesso DNA

 

D. Perché i telefoni ?

R. Cletus ama i dialoghi. Lavora su di loro. Ci si nutre, quasi.

 

D. Già, ma perché ?

R. Perché, in fondo, la vita è un succedersi di tentativi di comunicazione. Abbiamo e coltiviamo l'illusione di farlo, di comunicare, ma in definitiva ci si dice quasi un cazzo di nuovo, o, alla meglio, ognuno, molti, si parlano solo addosso (l'autore compreso, ovvio).

 

D. Quindi un succedersi, quasi un tema narrativo costante ?

R. Si, un tormentone, come i dialoghi al telefono. C'e' qualcuno che chiama qualcun altro. Il protagonista alla fine risponde da questi telefoni pubblici, intavola delle discussioni, poi, quando si rende conto che dall'altra parte restano convinti di parlare davvero con la persona che cercavano, allora si cala nella parte manifestando grandi doti d'attore, ma anche lì l'incomunicabilità la fa da padrona.

 

D. Le sue storie sono quasi sempre storie d'amore dal retrogusto amaro…

R. Ne conosce di altre ?

 

D. Chi è Frank il cinese e perché ce l'ha tanto con la psicanalisi ?

R. Frank è un personaggio immaginario, è cinese, a dispetto del nome, veste in marsina di tela blu elettrico e presiede alla gestione del corridoio neuronale sei. Fuma solo wiston bianche.

 

D. Cosa è e a che cosa serve il corridoio neuronale sei ?

R. Sa che ancora non l'ho capito molto bene nemmeno io ?

 

D. Non mi ha risposto circa la sua avversione alla psicanalisi…

R. Ha ragione. Nutro nei confronti di questa "scienza" (prego notare le virgolette) una sorta di amore e odio. Ritengo, "tuttavia" che ci ha offerto, nello scorcio dell'ultimo secolo, significativi squarci circa la comprensione dei bizzarri meccanismi della cucuzza (cervello ndr).

 

D. Sembra irriderne le potenzialità, però

R. Al contrario, lamento ancora l'ambito quasi dilettantesco, agogno maggiori capacità di guarigione da una serie di patologie che a diverso livello guastano il vivere di molti

 

D. Questa mania per il cibo…

R. E' uno dei pochi piaceri rimasti, poche altre cose come la cucina hanno il potere di alleviare le pene quotidiane, conferendo a quello che dovrebbe essere una mera operazione di sostentamento l'aspetto che gli si conviene, di scienza dell'arte della cucina, ossia il festival del palato e dei sapori. La loro commistione. Il continuo re-inventare getta luci di assoluta sorpresa anche sul più banale uovo al tegamino.

 

D. Strizza l'occhio un po troppo alle giovani (e meno giovani) fanciulle che si affacciano alle sue pagine, perché ?

R. Non si vive di sola cucina, giovanotto… "iu nou uattai min"

D. Cos'è il Procasma e dove si trova ?

R. Il Procasma è un locale (non -luogo) idealmente situato sulla Tuscolana (appena fuori città). E' un locale folle, che rifà il verso ad altri (immaginari) locali che si dichiarano di "tendenza". E' un pretesto, nulla di più per prendersi gioco dell'ansia dell'essere "alternativi" che pervade, verticalmente, vasti strati della cimunitù urbana e sub-urbana.

D. Può farci una breve panoramica dei suoi avventori ?

R. Certo. C'è Steve Bishop che è il proprietario. Personaggio ambiguo, di statura non eccezionale, ex campione italiano di salto in alto, tatuato, indossa (quasi sempre abiti di colore bianco, a doppio petto) e sembra essere cleinte assiduo di qualche sartoria di cravatte di Plutone (o delle sue immediate adiacenze), tanta la sua capacità di  "dissonarle" rispetto ai vestiti. Poi c'è Odilia Prandizzi, ex porno diva, ora dedita ad una ONLUS (che ha fondato) che si prende cura dei pinguini, ma solo quelli orfani, delll'Antartide. Fra i più eclettici si distingue Van Larson (ex campione di wrestling) ora mite conduttore di una tappezzeria sull'Anagnina.

D. Cos'è ITALIAN GRAFFITI ?

R. Italian graffiti, mi piace come nome. Allude a quel rumore sordo che fanno le scritte sui muri, sulle panchine, sulle metro, bus, cabine (eh si) telefoniche e non. Un divertimento, mica altro. Provare ad intepretare, attraverso questa forma arcaica (nemmeno tanto tempo fa, in senso assoluto, i graffiti rupestri rinvenuti nelle caverne, no ?), gli umori, il tasso di follia imperante, l'incapacità di comunicare, e anzi, il suo ergersi a farlo, in modo totalizzante, dispotico, offerto a tutti, almeno, tutti coloro che vi poggiano lo sguardo sopra, che le leggono, nel loro peregrinare quotidiano.

D. Cos'è sta storia del Romanzo_gotico_popolare ?

R.

Nulla, è un altro divertimento, immagino che al malcapitato di turno (lo scrittore-inedito ansioso di pubblicare "costiquelchecosti") capiti di intascare l'anticipo per scrivere il suo primo romanzo (che ha incautamente deciso di definire Gotico_popolare). Viene perseguitato dai tagliagole che l'editore, vedendo che sono scaduti i termini per la presentazione del manoscritto, gli sguinzaglia dietro per ottenere il maltolto. Una parodia, in altre parole, di tanta piccola e media editoria italiana contemporanea.

D. E' tutto ?

R. Beh, per il momento, credo di si.

di cletus1 | 04/11/2005
14 Commenti