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Il condominio è disabitato. La grande paura per la grande pioggia lo ha fatto evacuare, ed ora non c'è più nessuno, salvo due pastori alsaziani che hanno eletto dimora sui divani in liquidazione dell'inquilino del terzo piano (no, non pensate a Polanski, è casuale !). Con la cessione del quinto, "prima", si potevano comprare diverse cose, in questa città. I vari general store pulullavano di occasioni a buon mercato che oggettivavano la nostra vita. Anche dalle pagine dei quotidiani locali, le offerte di merce prodotta di la dal pacifico, a pochi centesimi, giustificavano il passaggio delle rotative. Se mai un alieno dovesse intestardirsi a capire che cazzo di vita si faceva da queste parti "prima", beh, avrebbe il suo gran bel da fare. Con le prime luci della sera a squallore si somma squallore, è inevitabile. Rari rumori in lontananza, e il quartiere sinistramente vuoto. Niente ragazzini schiamazzanti, niente mamme incazzate a richiamarli, niente musica a palla dagli sterei delle auto prese a rate, e mai pagate, o rubate del tutto, niente partitelle a pallacanestro nei cortili vicino agli incroci. Un palo con su appeso un canestro da basket, spunta, mal illuminato, dall'acqua vicino all'incrocio. Teatro di terribili partitelle fra i boys del quartiere, e ai cui bordi le pischelle più attraenti del vicinato debuttavano nel valzer degli amori, ora è sommerso. L'acqua si è incaricata di pulire via tutto, spazzato, inesistente. I ricordi, l'unica arma per riappropriarsi dei luoghi. L'ingresso, nell'appartamento del terzo piano, si è rivelato più facile del previsto. L'allarme quanto di più plonastico in questo interminabile day-after. Si entra con un po di pazienza, ma si entra. Dentro, decentemente organizzata, la scenografia tipica di una casa di famiglia decorosa. La tele in salotto, le poltrone rivestite, plaid ovunque. Nella dispensa, scatolette abbandonate di chili e cetrioli sott'aceto. Niente birra in frigo. Piuttosto una interessante serie di cd di blues che al ricettatore faranno piacere. La tele è troppo pesante e poi, tre piani a piedi, nemmeno fosse al plasma…no, pesa troppo e decidono di lasciarla lì, totem indisturbato di altre, prossime, sventure. Nella stanza da letto, le lenzuola sul pavimento testimoniano di un frettoloso abbandono della situazione. Ne manca uno, quello di sopra, evidentemente usato a mo di sacco per raccogliere l'indispensabile. Ci sono gli armadi, però. Abiti appena demodè. Forte l'istinto di cambiarsi per provare l'ebbrezza del fresco lana in luogo del cotone, sdrucito dei jeans. Cravatte dai colori più dissonanti, in sequenza. Camicie appena ritirate dalla lavanderia, del tipo botton.down. le iniziali cifrate a mano, unica concessione alla civetteria del ceto medio cui dovevano appartenere gli abitanti. Un altro sportello con gli abiti di lei. Viene "graziato", in questo momento, in città, non è previsto alcun ballo. La ricerca di qualcosa di valore prende tempo. In realtà, tutto ciò che riempie questo posto potrebbe benissimo essere inutile. Non serve per mangiare, ne per far soldi. Nessuna cassaforte, niente libretti degli assegni, ne carte di credito in giro. D'un tratto, proveniente dal bagno un suono intermittente raggela la già fredda atmosfera. Cos'è ? sembrano dirsi le occhiate mute della banda. Il più vecchio prende il coraggio a due mani e con un calcio possente sfonda la porta del bagno. A terra, vicino alla doccia, una trottola elettronica emette lampeggii purpurei che risaltano sulle mattonelle bianche. Il trillo proviene da lì, da un giocattolo a dire che si, in quella casa, abitava anche un bambino. Stregati dalla vivacità dell'oggetto lo prendono, se lo passano, lo guardano come le scimmie nella sequenza iniziale di 2001 odissea nello spazio guardano il monolite piombato dal cielo. Escono quasi a mani vuote, le cravatte, i sottaceti e questa trottola lampeggiante. Ad attenderli, nell'androne, una pattuglia di marines in servizio di ronda. Colpi secchi, interrotti da frasi concitate, entrambi seminati nell'aria. Le pistole della banda danno loro il benvenuto nel condominio. Il conflitto è rapido, gratuito, incosistente, ma non privo d'effetti. Dall'arteria femorale di uno della banda fuoriesce tanto sangue dal rendere necessario l'abbandono e la fuga verso l'altro lato, quello delle terrazze. Sagome indistinte, saltano nella sera mal illuminata, da un palazzo all'altro. Una corsa col tempo, fra pallottole vaganti che escono dalle armi dei marines. Non è Matrix, e se lo fosse, queste sarebbero le comparse. La fuga è breve. Si arresta davanti ai dieci metri che separano due edifici. Le urla dei soldati si fanno più vicine. Non c'è tempo. Il salto. Quei dieci metri equivalgono a dieci anni di stenti, dai primi scippi alle prime coltellate, contro la banda rivale. Il cornicione è lontano, d'accordo, ma che stasera non fosse sera, lo si era capito già dall'interno dell'appartamento. Adesso, accanto alle sagome dei corpi inanimati, rotti, giù nel vicolo, la trottola continua a lampeggiare. |