18/03/2005

Un uomo in frack.

la sala dei SE













Oggi, saranno state le sedici, arriva un sms dal tono perentorio:

"UDIENZA GENERALE DI TUTTI I SE, FRA UN'ORA. E' GRADITO IL FRACK"

Ora, l'ultima volta che avuto a che fare con un frack, a parte la canzone di Domenico Modugno [un uomo in frack, appunto. ndr] è stato quando l'ho dovuto affittare per andare all'Opera (non ricordo bene neanche cosa ho visto: apprezzato, piuttosto, la comodità delle poltrone e dormito tutto il tempo).

Con cinque minuti d'anticipo mi sono presentato davanti al corridoio neuronale sei. Tralascio con cosa fa angolo perché non mi viene. Ad attendermi il Cinese, in gran pompa: uniforme in seta bordeaux e mocassini alla Fracci di un colore prossimo all'aragosta.

Ciao Frank, tutto bene ? gli ho detto dandogli una calorosa pacca sulla spalla. E ho aggiunto, tanto per incoraggiarlo…"stai facendo un gran bel lavoro qui dentro"

Lui, per tutta risposta, dopo aver sonoramente starnutito m'ha detto solo "Glazie Signole" e io ho imboccato il corridoio neuronale. Dopo circa 10 minuti sono giunto davanti alla grande porta in bronzo pressofuso e vetro. L'ho aperta e una voce che non sono stato in grado di riconoscere, ma che aveva un che di famigliare, mi ha invitato ad accomodarmi su una poltrona stile bauhaus. Non appena seduto, dal pavimento, come per magia, si sono sollevati, dritti come carte da poker, innumerevoli specchi, uno attaccato all'altro, a formare una semicirconferenza specchiata. Non li ho contati, non ce l'ho fatta, ma in ognuno di questi specchi era riflessa una mia immagine.


Tranquillo, m'ha detto la voce, mettiti comodo, sono i tuoi SE.

Di cosa vogliamo parlare oggi ? mi dice, in tono amichevole, la voce.

Perché ? Posso anche scegliere ? dico.

No, ma possiamo fare un'eccezione. Vogliamo parlare di Bruno Conti neo allenatore della AS Roma ? Dell'imminente ritiro delle truppe…

Dall'Irak, chiedo con un filo di voce…

No, di quelle siriane dal Libano, dice come sfottendomi.

ORBENE, e quell'ORBENE riecheggia ancora, sinistro, nei miei padiglioni auricolari disastrati (dall'ascolto del minidisc).

Non si tratta di questo, figliuolo, come stai messo ?

Nulla, le solite cose, leggo, scrivo…"faccio cose, vedo gente", ascolto blues.

Non basta ! incalza la voce con il tono di un professore di estimo, prossimo alla pensione.

Cos'altro ? ho pensato. Costui vuole mettermi a disagio.

Mi sono irrigidito sulla poltrona e ho guardato, panoramicamente, negli specchi. Ciascuno di tutti i miei SE riflessi stava ridendo e questo, se possibile, acuiva il mio senso di disagio. Inoltre, sia il cravattino del frack che le scarpe di vernice nera, iniziavano a stringere di più.

Guardi qua, adesso !

Di colpo il buio in sala e dal soffitto un immenso schermo al plasma è calato con una calma regale.

Uno spot, praticamente. Le immagini in rapida successione, di un unicorno che, beato pascola su un prato, del giorno della mia prima (e ultima) comunione, di una ripresa dall'alto di Lisbona, di mia madre, di mia figlia, dei miei due boxer, del gozzo del mio amico Trifus, dell'attico di Pamela Canali, del primo bacio dato ad Isaura, di me in uniforme da bersagliere, di me che tiro pugni ad un pung-ball, che cammino senza meta in una città sconosciuta, al tramonto, che bevo, che rido, che sudo e che faccio sesso con una, due, tre, dieci, cinquanta donne diverse. Il tutto in un silenzio assordante, nemmeno il classico CLICK fra una diapositiva (scena) e l'altra. Nessuna colonna sonora. Niente.

Che significa ? ho balbettato.

CHE SIGNIFICA ? in coro hanno detto tutte, ma proprio tutte le mie immagini riflesse negli specchi.

Ah questo ce lo deve dire lei ! mi ha detto la voce.

Adesso ? Cosi ? su due piedi ? cercavo di prendere tempo come quando a scuola ti beccano leggermente impreparato.

Non c'è fretta, possiamo aspettare, può tornare anche la prossima volta, ma mi creda: è meglio se si prepara.

SI E' MEGLIO, ancora in coro tutte le immagini-specchio-carogne.

Poi, una luce accecante. Lo schermo che risale verso il soffitto, stavolta più veloce, gli specchi verticali inghiottiti, a baionetta, nel pavimento. Slishhhh hanno fatto, nessun'altro rumore.

Può andare.

Bene, ho detto. Mi sono alzato, a passo incerto ho rifatto la strada all'indietro. Uscendo ho salutato ancora il cinese.

In gamba, Frank, gli ho detto.

Si, ha risposto lui laconico.

La sveglia del cellulare [un abusato motivo degli ABBA in formato midi file] mi ha riportato sul pianeta terra.

Non devo mangiare cosi, la sera.

di cletus1 | 18/03/2005
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