04/10/2004

Brenton (sotto titolo sbobinare)

Brenton. Ci si era alzato con questo nome nella testa. Brenton. Cosa diavolo fosse, bah, pazienza, Forse una località, o un cognome di un sassofonista, o il nome di un albergo di chissà quale città.

Brenton, cazzo. Ma chi è ? Cosi, per tenersi compagnia, il pensiero, e insieme la domanda (che tanto è gratis, non si paga) gli tengono compagnia. Per quasi tutta la mattina. A pranzo anche.

A pranzo, confuso fra la folla di impiegati che assaltano i banchi della gastronomia con servizio tovagliato volante, gli ritorna in mente. Forse mentre lascia scorrere lo sguardo sulla mensola che espone quelle, che a giudizio del gestore, e suo, dovrebbero essere le bottiglie più ricercate. Brenton, sant'iddio. Sarà mica il nome di qualche vinificatore d'oltralpe ? No, no. Non suona da cognome francese, oppure si. Chi cazzo sarà mai ? E soprattutto, perché mi tormenta da quando mi sono svegliato stamattina ? Così, assaporando le ultime due forchettate di roast-beef, condite a pepe e limone come il cameriere ormai aveva imparato senza chiederglielo più, Brenton era lì con lui, che se la prendeva comoda, magari rimirandolo durante la lenta masticazione (mancanza dei premolari totale: destri e sinistri).

Brenton esci fuori, adesso basta.

Il caffè, i due passi a piedi e la giornata di sole che insomma è già ottobre e guarda ancora che giornate, Brenton.

Hai fatto il militare, Brenton ? Si provo a chiedere, tentando la strada delle "frasi celebri da film". Niente.

Nessun film cult, nessuna soap opera, quel nome era un tutt'uno col mistero, e insieme, l'annuncio, eclatante che la sua memoria era poco più di una pappa. Una battaglia persa in partenza. Brenton.

Un bosco ? Si, ce lo vedo, suona bene…."sai, abbiamo fatto poi una battuta di caccia alla volpe lì, nel bosco di Brenton", sarebbe potuto andare perché no ? O ancora…bah, alla fine provava piacere. Piacere di appiccicare quel nome a tutto ciò di bizzarro che poteva venirgli in mente. In ufficio..fra una telefonata e l'altra e una sosta alla macchinetta del caffè nel corridoio…."quanto zucchero ? Brenton ?", cosi, come ad un amico. Oramai lo era. E poi di nuovo in macchina, fermo ai semafori annegato nel traffico del rientro.

"Brenton, viviamo in una città di merda, e me la chiami questa la qualità della vita ? Ma per carità. Tu, piuttosto, da quale città vieni ?" Provò qualcosa di simile alla vergogna. Mentre realizzava che a quell'età disporre e gestire il classico amichetto/a immaginario/a dei bambini fosse sintomo piuttosto insolito.

Ho bisogno di Brenton ?, si trovò a chiedersi. Vuoi vedere che è solo un fottuto flash della mia memoria malandata che si sta prendendo la briga di sfottermi a sbobinare tutto per afferrare la traccia ?

Il sospetto lo intrigava. Eccerto, niente di più, magari l'avrò sentito ai tavoli del bar, si, quello dell'aperitivo prima del rientro a casa. Ci sono un sacco di stranieri che si fermano lì, ignari degli altri avventori, che ridono e scherzano ad alta voce. Soprattutto dopo il secondo giro di bicchieri. Magari Brenton era una faccia fra quelle. Un nome che è rimbalzato come una scheggia di una tazzina di caffè andandosi ad intrufolare da qualche parte. Per poi lasciarsi scoprire, cosi, casualmente, durante le pulizie di pasqua di qualche anno dopo. "e questa ?" avrebbe detto la tipa delle pulizie con un espressione strana rivolta al titolare del winebar, ottenendone, al meglio, un'alzata di spalle e un grugnito interrogativo. "Eh Brenton, vecchio mio, le donne bisogna saperle prendere" gli avrebbe detto vedendoselo seduto accanto a lui, gomiti sul bancone, facendo dondolare lo sgabello, soprattutto al passaggio dell'ennesima fanciulla ombelicata. Ecco, lo convinceva. Niente di più. "Lascia che paghi io, Brenton, è stato un piacere chiacchierare con te. E' da molto che frequenti questo bar ? Si sta bene, vero ?".

Brenton ?

SILENZIO

Brenton ? (infilando le chiavi al buio nella serratura del garage).

Brenton è un bravo ragazzo, e Brenton è un bravo ragazzo, iniziò a canticchiare trascurando lo sguardo gelido del portiere. In ascensore pure, tanto sale da solo, a quell'ora. E anche a casa, non appena richiusa la porta alle sue spalle e accesa la luce. Brenton sotto la doccia, Brenton il pigiama stirato, Brenton sta cazzo di filippina che la deve smettere di farmi giocare a nascondino col pigiama. Me ne fotto che sia stirato, capisci Brenton ? Non deve mettermelo sotto i cuscini, porta sfiga, Brenton, niente ! Fanno come vogliono loro, i padroni, qui, sti musigialli sisssignole. Gliel'ho detto mille volte che lo voglio qui,

capisci Brenton, qui sul comodino. Fa niente se ingombro di libri che non ho finito e decine di confezioni di medicin….cazzooo, Brentooooon !

Brenton ansiolitico in compresse. Posologia, il bugiardino spiegazzato era li, lasciato come la sera prima.

Dio buono, "Brenton": un tranquillante di merda !

di cletus1 | 04/10/2004
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