17/07/2004

CINQUE PEZZI FACILI. Pezzo 5 POSATE

Posate (omaggio a Sam Shepard).

Quel bastardo faceva finta. Più o meno dalla nascita.
Non era possibile prendere le distanze da lui.
Si insinuava, mica faceva altro.
Ti fotteva con un lento lavorio ai fianchi, come quando
non hai voglia di finire una grande birra e la lasci li.

Tagliava le strade della provincia con quel suo cazzo
di macchinone, ore e ore in auto, il rumore del motore
come un gatto che ronfa, regolare, di sottofondo al blues
dello stereo.

Sotto il sole, in mezzo ai campi verdi e gialli, con la luce
che accoltella le ombre delle grosse balle di fieno arrotolate,
lasciate a seccare.

Dove sei stato tutto questo tempo, bastardo ?
E tutte le sere, durante questi anni, senza farti
sentire, nemmeno una telefonata. Lo sapevi, no ?
Sapevi che t'aspettavo, solo un tuo cenno, un fottutissimo
cenno. Ma dico ? Come si fa ad esser capaci di far questo
a una vecchia madre ?

Il sole indugiava sulle borchie cromate delle ruote.
-Non so, ho avuto da fare.
-Da fareee ? E cosa ? Ricami e cruciverba in qualche fetida
cella nella quale hai pensato bene di farti sbattere ?

-Non puoi capire, Ma'.
-Sei come tuo padre- gli disse col tono di chi vuole metterci
un punto.
-Vai a lavarti le mani, figliuolo, avrai fame.

Spari' dietro la porta. Mi voltai indietro, non era cambiato nulla.
Il trattore arruginito, le balle di fieno, le galline alla ricerca degli
ultimi chicchi di mais intorno.
Entrai.

Una sala disadorna. Luce che sembra entrata di controvoglia,
attraverso le stecche delle persiane. Penombra.
Sul vivido pavimento, le assi di legno pulite all'inverosimile,
una sequela di piatti in fila indiana. Ognuno adeguatamente corredato
dai canonici coltelli, forchette e cucchiai e bicchieri, per l'acqua e per
il vino, all'infinito.

La voce della vecchia, di la.
-E' per tutte le sere che ti ho aspettato.
Un piatto per ogni cena mancata.

di cletus1 | 17/07/2004
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