06/06/2004

Cose che succedono in un cimitero (variazione sul tema)

I riflessi del sole nelle pozzanghere lungo i viali larghi del cimitero.
Stanotte ha piovuto, l'aria e' pungente.
L'ombra dei cipressi, a disegnare striscie sull'asfalto bagnato.
Piccole ghiande che schizzano come proiettili al passaggio
di un paio di cortei funebri, giunti al capolinea. Nessun ferito.

Vengo qui volentieri il sabato mattina, da due anni,
da quando Lu m'ha mollato, con quel suo ultimo sorriso,
di la di un vetro, mentre veniva portata in camera di
rianimazione.
Le ho preso dei lilium. Le piacevano, alla fine sono arrivato
anch'io a stabilire, nei labirinti dei miei pensieri,
che il loro profumo funzioni come un potere evocativo di lei,
qualcosa di potente, un profumo non muore. Mai.
Sono qui, lasciati i fiori a Lu, a camminare per raggiungere
la tomba di Amalia, la portiera del mio palazzo, mancata due settimane fa.
Il custode m'ha indicato le coordinate, senza alzare lo sguardo
dal monitor. Quadrante H, corridoio B, loculo 17.
Una parola. Mi aiuto con la segnaletica generosa,
guidato come dentro uno schema da battaglia navale.

Il canto degli uccelli fa da sottofondo, rotto solo dal rumore
discreto del minibus elettrico che fa il tragitto interno alle varie zone
del cimitero. Il silenzio, altra merce rara, in questa citta'.
Scendono alla fermata una donna giovane con due bambini biondi,
e un'anziana signora con un vistoso abito a pois blu, enormi.
La donna aiuta i bambini a scendere, poi, si volta e aiuta la signora,
che la ringrazia, con un bel sorriso.
Percorro ancora pochi "Blocchi" e alla fine, in tutta la sua maestosa
tristezza, fresco di cantiere, si apre al mio passo il Quadrante H.
cerco e trovo subito il corridoio B. Macchie di malta e vernice per
terra a tradire lavori finiti da poco e non ancora conclusi,
la fretta, deve essere un concetto relativo in luoghi come questo,
cerco il loculo 17, lo individuo alla quarta fila partendo da terra.
E' disadorno, Amalia e' mancata da poco, al posto della lapide
una lastra di cemento provvisoria, con sopra uno scarno geroglifico,
riportante una serie di caratteri per me incomprensibili cosi dal basso,
senza occhiali. Cerco di capire, con un certo lo sforzo perche' e'
visibile, con grafia incerta, solo il numero 17.
Ciao Amalia, mi viene da dire, a bocca chiusa.
Poi depongo i lilium che le ho riservato dal mazzo preso
per Lu. Sulla lapide, appoggiato, c'e' un portafiori d'ottone.
Prendo la scala, poco distante, salgo prendo il vaso e
sto per rimettere i piedi a terra,

"Aveva un bel sorriso, nevvero ?"
Una voce forte, secca, di tramontana, non ho il tempo di realizzare
che mi ritrovo a dire di "Si".
La signora "a pois", scesa dal minibus e' dietro di me, che sostiene la scala
"La conosceva ?" mi sento chiederle sentendo tutto il peso dell'ovvieta'
della domanda.
"Oh si e' mancata da cosi poco che ancora non ci credo".
"Si, ha lasciato un gran vuoto" aggiungo, come si fa in queste
occasioni (e pensando alla montagna di riviste cui sono abbonato
che vanno disperse senza il suo vigile disbrigo).
"Incolmabile, nessuna come lei", rilancia Lady Pois.
"Se non le spiace" dico per rompere l'imbarazzo "andrei a
mettere dell'acqua in questo vaso, le ho portato questi fiori",
e le mostro, orgoglioso, i lilium.
Arrivo alla fontana, cambio l'acqua e inserisco i fiori.
Quando torno lei sta mormorando qualche preghiera, testa piegata
all'indietro e sguardo fisso, puntato lassu' fila 4, loculo 17.
Non sembra per nulla turbata dalla mia presenza, afferro la
ringhiera della scala, salgo i primi due scalini quando la
sua mano mi serra il braccio, con una forza insospettata.
"Dia a me, scusi", con un tono che non ammette repliche.
Afferra il vaso, estrae i fiori e accovacciandosi inizia a ridisporli
con gesti veloci e decisi. Ha gusto, osservo fra me e me, nelle
sue mani quei pochi, sparuti fiori urlano come fossero un mazzo,
opportunamente accorciati nella misura giusta del gambo.
La dignita' di un quadretto da pittore della domenica.
"Lei e' davvero molto brava", le dico.
"No, non come lei" si schermisce, volgendo uno sguardo carico di compassione,
all'indirizzo di poco prima, su alla quarta fila.
"Eh si, doveva essere qualcosa che vi accomunava, vero ?"
"La passione per i fiori, intende" piccola pausa ad arte "..Signore ?"
Resto colpito dal tono, e annuisco, guardandola per la prima volta
negli occhi, due tizzoni vividi, a dispetto dell'eta', si vede che
deve averla vissuta tutta, la sua, di vita, penso.
"e cos'altro ?" mi trovo a chiederle "mi racconti, le va ?"
Come invitare ad un banchetto un naufrago, Lady Pois
inizia a raccontare di quando, non ancora arrivate in citta',
nel loro citta' di provincia condividevano giornate spensierate, la scuola,
i primi amori, le gelosie innocenti fra loro per chi dovesse
uscire con il piu' bel ragazzo della scuola, cose che profumano
di vita normale, che "fanno" la vita, di ognuno, di tutti.
Ascolto con gran piacere le sue parole, la sua voce e' serena,
non priva di qualche pizzico di tristezza, e mi trovo a pensare
che in fondo, io, Amalia non l'ho mai conosciuta davvero,
sebbene abbia prestato servizio per quasi 20 anni nel nostro
condominio.
"ah, la vita" mi viene da dire " un peccato andarsene cosi"
"eh si, ha lottato con quel male fino all'ultimo" dice.
Fino all'ultimo ? penso.
Ma non ha avuto un infarto mentre saliva le scale per portare
un pacco al rag. De Fiscalis ? quello dell'interno nove ?
Perplesso, la lascio parlare delle sue domeniche in ospedale,
delle sue visite, dei libri che preferiva e che amorevolmente
le leggeva, ai piedi del letto.
"Ah, adorava i classici greci, grazie a lei ho riscoperto l'Iliade
e l'odissea, che pure a scuola non ci piacquero"
"Eh si" dico, pensando che a me, invece, non piacciono tutt'ora.
"E la sua capacita' di saper tirar fuori dei piatti straordinari
da ingredienti semplici, ecco questa era una delle cose che le
ho invidiato sempre"
"ah si ?" divertito " e cosa ?"
Lady Pois, ormai incontenibile, si lancia nella descrizione di una serie di piatti
da gourmet che, vista l'ora, provoca nel mio stomaco i primi
vagiti di risveglio dell'appetito.
"Lei si ferma per molto ?"
dico per rompere un momento il racconto e chiedere cosa
ha intenzione di fare, dopo.
"Sta proponendo di mangiare qualcosa insieme ?" mi spara
senza darmi il tempo di riprendermi dalla sospetto che
abbia delle doti di preveggenza, ben coltivate.
"beh, e' quasi l'ora, non so, sa se c'e' qualche posto adatto qui vicino ?"
"beh, dicono che si mangi bene al ristorante prima del cimitero, io non ho
mai provato, ma" pausa " chissa, potremmo provare, se lei insiste"
e la sua occhiata furba non mi da modo di deluderla.
In breve siamo fuori, nel parcheggio, sale in auto con qualche difficolta',
vista la sua mole, ma sa comportarsi da vera signora.
Mi da tutte le indicazioni necessarie per raggiungere il posto,
E una volta giunti nel piazzale antistante al ristorante, nell'atto di scendere
si volta verso di me e dice "sa, chiunque sia stato davvero dentro
quel benedetto loculo, adesso si stara' facendo delle grasse risate, lassu' "
"Si, credo di si" dico. "adesso entriamo, ho fame".

The end.

di cletus1 | 06/06/2004
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