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Ero in un ufficio con amici. Pomeriggio afoso, come quelli cui Roma ci ha abituato, in settembre. Intento a redigere qualche offerta particolarmente pallosa: di quelle nelle quali ti perdi se tralasci anche il minimo dettaglio. Ad un certo punto entra la ragazza che sta al telefono, generosamente definibile “segretaria”. Ho sentito alla radio che c’e’ stato un incidente a New York, un aereo è caduto sulle Twin tower.
Minchia, che sfiga ! è la prima cosa che ho pensato. Tutti riprendono a fare quello che stavano facendo prima dell’irruzione della ragazza. Passano pochi altri minuti. Entra un collega. Arriva col casco in mano e ha una sorta di miniipod con gli auricolari, evidentemente con funzioni di radio FM. Ragazzi, sentito cosa è successo ? Un po’ tutti annuiscono, svogliati (l’effetto notizia se l’era aggiudicato la ragazza di prima). Tempo mezzora e la ragazza rientra. Non ci crederete, ma ne è cascato un altro. Ma dove ? Sempre sulle twin tower. A quel punto ci guardiamo in faccia. La sensazione è un misto fra incredulità e paura. Si cerca una radio, o una tv. Ma in ufficio non ci sono ne l’una ne l’altra (salvo le radioline mini ipod della ragazza e del ragazzo che sono pero’ mancanti di altoparlanti). Continuiamo tutti a lavorare.
Dopo un pò, esco. Salgo in auto. Accendo la radio. Tutte le stazioni danno particolari di quanto accaduto, con livelli variabili (lo apprendero’ dopo) di esattezza. Arriva la notizia del terzo aereo schiantato sul Pentagono che sono quasi a casa. Fatale accendere la televisione. Preparo un pasto frugale poi mi rimetto sul divano, apro un pc portatile del dopoguerra e scrivo questa cosa:
LE TORRI.
Un'altra notte.
Tutto e' fermo.
Osama Bin Laden.
Occhi che hanno fotografato,
portato i pensieri
li dove non volevano andare.
Le torri.
Oh capolavoro
dell'ingegno.
Estensione di quell'orgoglio
primitivo che dovette
provare il primo indigeno
della terra,
alla prima evoluzione
della caverna.
Suoni che vanno e vagano.
Anni che passano.
La sorpresa.
L'atto di sorprendersi.
Come davanti ad un magnete,
fatto di odio,
quegli aerei,
attirati
"nelle" Torri.
Registri che saltano.
La scuola del terrore.
Mentre insieme si disintegrano
le granitiche certezze,
e i fiumi di parole,
le analisi,
i distinguo,
non possono da sole,
rassicurare piu' nulla.
Categorie desuete.
Anche quelle della logica,
Si piegano al vento
infuocato
di quelle tonnellate di
alluminio e kerosene,
moderni derivati di lance
di selce e palle dardeggianti
di grasso animale.
Spazzando via insieme,
le slides di una presentazione
di bilancio,
con l'assillo di una spesa
da fare al supermercato,
nella pausa pranzo,
giu' all'angolo.
Un coito adulterino o
un capriccio della toponomastica ?
Rivedere gli assiomi
della geometria ?
Si darà sempre
solo una retta
per congiungere 2 punti ?
Mentre resterà valido
il principio che ne vuole
infinite su di un singolo punto ?
e tutto quel sangue ?
Come sarà stato considerato
all'atto della stesura del copione ?
Un necessario, tragico corollario
ai fini della rappresentazione
simbolica.
E, paradosso,
come non pensare
che demolendo quelle torri,
cosi alte,
cosi prepotentemente
rivolte al cielo,
(come le chiamano ?
Sky-keeper ?)
si sia voluto
gridare
a chiare lettere
che no,
non e' ancora arrivato
il momento di
"assurgere" ad esso ?!
O quantomeno,
Diamine,
Che almeno non sia
consentito
farlo prima
agli "altri".
E' come un litigio
per un parcheggio,
o per una precedenza,
che e' degenerato.
NULLA SARA' PIU'
COME PRIMA.
E' stato detto.
Ma anche altre, tante,
troppe volte.
Abituarsi a pensare.
Estendere il concetto
di valore della vita,
forse liberandolo
da quell'armadio
di sicurezze
che vanamente
continuiamo a riempire,
prigionieri di schemi
pret a proter,
cosi rassicuranti,
ma inevitabilmente
"fuori-stagione".
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