11/09/2008

11 settembre, di 7 anni fa


 

 

 

 

 

 

Ero in un ufficio con amici. Pomeriggio afoso, come quelli cui Roma ci ha abituato, in settembre.

Intento a redigere qualche offerta particolarmente pallosa: di quelle nelle quali ti perdi se tralasci anche il minimo dettaglio. Ad un certo punto entra la ragazza che sta al telefono, generosamente definibile “segretaria”. Ho sentito alla radio che c’e’ stato un incidente a New York, un aereo è caduto sulle Twin tower.

 

 

Minchia, che sfiga ! è la prima cosa che ho pensato. Tutti riprendono a fare quello che stavano facendo prima dell’irruzione della ragazza. Passano pochi altri minuti. Entra un collega. Arriva col casco in mano e ha una sorta di miniipod con gli auricolari, evidentemente con funzioni di radio FM.

Ragazzi, sentito cosa è successo ? Un po’ tutti annuiscono, svogliati (l’effetto notizia se l’era aggiudicato la ragazza di prima).

Tempo mezzora e la ragazza rientra. Non ci crederete, ma ne è cascato un altro. Ma dove ?

Sempre sulle twin tower.

A quel punto ci guardiamo in faccia. La sensazione è un misto fra incredulità e paura. Si cerca una radio, o una tv. Ma in ufficio non ci sono ne l’una ne l’altra (salvo le radioline mini ipod della ragazza e del ragazzo che sono pero’ mancanti di altoparlanti). Continuiamo tutti a lavorare.

 

 

Dopo un pò, esco. Salgo in auto. Accendo la radio. Tutte le stazioni danno particolari di quanto accaduto, con livelli variabili (lo apprendero’ dopo) di esattezza.

Arriva la notizia del terzo aereo schiantato sul Pentagono che sono quasi a casa. Fatale accendere la televisione. Preparo un pasto frugale poi mi rimetto sul divano, apro un pc portatile del dopoguerra e scrivo questa cosa:

 

 

 

 

LE TORRI.

 

Un'altra notte.

 

Tutto e' fermo.

 

Osama Bin Laden.

 

Occhi che hanno fotografato,

 

portato i pensieri

 

li dove non volevano andare.

 

Le torri.

 

Oh capolavoro

 

dell'ingegno.

 

Estensione di quell'orgoglio

 

primitivo che dovette

 

provare il primo indigeno

 

della terra,

 

alla prima evoluzione

 

della caverna.

 

Suoni che vanno e vagano.

 

Anni che passano.

 

La sorpresa.

 

L'atto di sorprendersi.

 

Come davanti ad un magnete,

 

fatto di odio,

 

quegli aerei,

 

attirati

 

"nelle" Torri.

 

Registri che saltano.

 

La scuola del terrore.

 

Mentre insieme si disintegrano

 

le granitiche certezze,

 

e i fiumi di parole,

 

le analisi,

 

i distinguo,

 

non possono da sole,

 

rassicurare piu' nulla.

 

Categorie desuete.

 

Anche quelle della logica,

 

Si piegano al vento

 

infuocato

 

di quelle tonnellate di

 

alluminio e kerosene,

 

moderni derivati di lance

 

di selce e palle dardeggianti

 

di grasso animale.

 

Spazzando via insieme,

 

le slides di una presentazione

 

di bilancio,

 

con l'assillo di una spesa

 

da fare al supermercato,

 

nella pausa pranzo,

 

giu' all'angolo.

 

Un coito adulterino o

 

un capriccio della toponomastica ?

 

Rivedere gli assiomi

 

della geometria ?

 

Si darà sempre

 

solo una retta

 

per congiungere 2 punti ?

 

Mentre resterà valido

 

il principio che ne vuole

 

infinite su di un singolo punto ?

 

e tutto quel sangue ?

 

Come sarà stato considerato

 

all'atto della stesura del copione ?

 

Un necessario, tragico corollario

 

ai fini della rappresentazione

 

simbolica.

 

E, paradosso,

 

come non pensare

 

che demolendo quelle torri,

 

cosi alte,

 

cosi prepotentemente

 

rivolte al cielo,

 

(come le chiamano ?

 

Sky-keeper ?)

 

si sia voluto

 

gridare

 

a chiare lettere

 

che no,

 

non e' ancora arrivato

 

il momento di

 

"assurgere" ad esso ?!

 

O quantomeno,

 

Diamine,

 

Che almeno non sia

 

consentito

 

farlo prima

 

agli "altri".

 

E' come un litigio

 

per un parcheggio,

 

o per una precedenza,

 

che e' degenerato.

 

NULLA SARA' PIU'

 

COME PRIMA.

 

E' stato detto.

 

Ma anche altre, tante,

 

troppe volte.

 

Abituarsi a pensare.

 

Estendere il concetto

 

di valore della vita,

 

forse liberandolo

 

da quell'armadio

 

di sicurezze

 

che vanamente

 

continuiamo a riempire,

 

prigionieri di schemi

 

pret a proter,

 

cosi rassicuranti,

 

ma inevitabilmente

 

"fuori-stagione".

 

di cletus1 | 11/09/2008
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