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Datemi un microfono anche a me, lo voglio ! Singolare che, forse perché a corto di veri e propri metre-a-penser, la stampa corteggi il vip di turno, vuoi che sia un cantante, attore, calciatore o velina, per strappargli un commento sulle vicende, certo non edificanti, della politica nostrana.
E’ la semplificazione della frase “nessuno che faccia il proprio lavoro, qui”. Con la quale andrebbero salutati i roboanti annunci delle fatiche letterarie di questo o quel appartenente a dette categorie. Forse che il criterio della flessibilità abbia investito, come una marea dilagante, tutto l’orizzonte dello scibile umano, e cosi ci ritroviamo con le librerie invase da testi caratterizzati più dai nomi (e cognomi) dei titoli, che non dai contenuti.
Non ho letto, ad esempio, Lettere d’amore dal frigo, di tal Ligabue Luciano. Medito di farlo, prima o poi. Prendo però amaramente atto che la Einaudi c’ha svoltato alla grande: ad oggi risulta il testo di poesia più venduto in Italia (si stimano 100,000 copie,e si che abbiamo dato i natali a personaggi come Ungaretti, Montale, Caproni).
Cosi dalla ribalta del Festival del cinema di Venezia, siamo confortati anche dalle sentenze del molleggiato, che non pago dell’investitura che lo share italico gli ha tributato, e senza alcuna riluttanza, calato com’è nella parte del profeta-a-penser, c’ha reso edotti circa le sorti del Parcheggio del Pincio, dell’Alitalia, e se fosse avanzato tempo, avrebbe forse pure avuto qualcosa a che dire in merito alla recente campagna acquisti dell’Inter.
Ora, al di là della mania di protagonismo, malcelata nei panni del telepredicatore, quello che sgomenta non è tanto chi risponde alle domande dello zelante cronista, quanto l’ostinazione con la quale quest’ultime vengono riproposte. In altri termini, se si attenessero come sembra aver fatto recentemente la ministro francese che prima dell’intervista ha messo in chiaro che non avrebbe risposto a domande circa la propria vita privata (dando, con questo una lezione di stile a coloro che connivono con i paparazzi), avremmo eminenti pareri e giudizi sull’oggetto del proprio mestiere intellettuale (volendo in questa categoria far rientrare anche i cantanti, o la parte più impegnata di essi) e dei rispettosi silenzi circa tutto il resto.
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