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Frega un cazzo a nessuno. Era già successo nel 2000. Una pineta secolare, vanto e polmone per tutta la città andata in fumo in una giornata di libeccio. Da allora, un mare di chiacchiere. Interessate. Il rogo aveva messo a nudo il tallone d’achille di tutto l’apparato preposto: la sovrapposizione di competenze. Si enumerano:
Servizio giardini, gestito dal Comune di Roma,
Guardia Forestale, alle dipendenze dell’allora Ministero delle politiche agricole, Vigili del Fuoco, Ministero dell’Interno, Vigili urbani, Comune di Roma. Volontari della Protezione Civile, Regione Lazio e forse dimentico ancora qualcuno.
Tanto dispendio di uomini e forze non è servito, allora, a far si che un numero impressionante di ettari (circa 260) andassero bruciati in un rogo senza uguali prima.
Ieri, sabato 26 luglio 2008, a distanza di ben otto anni, la storia si è ripetuta. Stavolta gli ettari bruciati sono solo 40, c’è di che gioire.
Ora, al solito, via al balletto delle polemiche sui ritardi dell’intervento dei Canadair, su chi ha sottovalutato e non ha allarmato prima, in uno scellerato gioco a scaricabarile, nel quale, avendo già dato prova otto anni fa di essere dei draghi, anche stavolta non mancheranno di eguagliarsi. A me interessa poco, a questo punto, sapere di chi è la colpa. Lo dico veramente. Non è questo il punto. Il punto è che da domani tutta questa gente deve andare a casa.
Al loro posto un ente. Un unico, santiddio di ENTE. Con tanto di personale di vigilanza, addetti alla riforestazione, una recinzione per tutto il perimetro del parco, videosorvegliata accaventiquattro da un’unica (UNICA) cabina di regia, biglietto d’ingresso (anche fosse simbolico di un euro: la gente deve imparare ad apprezzare il bene che si ritrova, è psicologico), chiusura serale, dissipazione degli agglomerati dediti alla prostituzione, abbattimento delle baraccopoli improvvisate (ma nemmeno tanto) installate abusivamente all’interno della Pineta. E, sia chiaro, dichiarare per legge inedificabile a VITA tutta l’area della pineta.
Non serve altro. Servono i coglioni, quelli che la sciagura di otto anni fa non ha ancora insegnato ad avere a tutta questa banda di dilettanti che manteniamo pure. Non serve altro. |