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Mi sono svegliato al canto degli uccelli. Per forza: pur di prendere sonno devo tenere aperti i vetri e socchiuse le persiane, ed il suono, qualunque suono, ha gioco facile ad infilarsi nelle stecche, e a piovere, all’alba, nella mia camera da letto.
Appena sveglio, grazie a cene più frugali, ci metto poco a capire chi sono. Poi mi viene in mente un verso di Alda Merini….”e la non ragione ha sempre fatto il mondo”.
In altre parole, è una definizione poetica de La teoria del caos. Vivo la violenza di albe belle come queste. La possibilità di aprire la porta e sorseggiare il primo caffè della giornata nel silenzio e al primo sole delle sei di mattina, seduto sul ciglio dell’aiuola, con il cane che mi scodinzola davanti, incurante che si tratti dell’inizio di una nuova giornata, un bene destinato ad esaurirsi.
Bisogna boicottare tutto ciò che è cinese ed indiano, mi ha detto Fefè, ieri sera al telefono.
Fefè è uno che ancora non si capacita come mai, nonostante un verde al ministero dell’ambiente, l’anno scorso, in Italia, siano andati in fumo qualcosa come duecentomila ettari di verde.
La mamma di Fefè, una donnina ottuagenaria, che vive poco fuori Roma, che di estate ne ha viste appunto quasi ottanta, mai si ricorda di tutti questi incendi. “Poteva succedere, ma ogni tanto”.
Dubito le difetti la memoria. Che i boschi si possano bruciare, e tutto sommato cavarsela, è diventata attività industriale da relativamente poco.
Vivo come una pressione esterna nel mio quotidiano, le notizie “strillate” dai notiziari del mattino.
I convenevoli fra gli otto grandi. L’otto volante, per quanto me ne freghi, ha lo stesso allure de Un posto al sole. Come il mio, adesso. Mi annoia la violenza. Non riesco ancora a provare compassione per chi la esercita. Zanzare comprese, che indefesse, come se timbrassero un cartellino, trovano gusto nel costellarmi le caviglie di punture. Avverto il mefitico odore di soffritto di cipolla, dei vicini esteuropei. Un prezzo da pagare per il gentiluomo che gli avrà affittato a prezzi da Grand Hotel, una catapecchia abusiva, senza servizi igienici, e sicuramente gli parla pure dietro, male.
Spengo la sigaretta, facendo centro fra le feritoie del tombino. Torno dentro.
Vado avanti per inerzia. |