
250 km non ti sono bastati per ripensarci ?
(spray nero on white canvas, località imprecisata,
regione Toscana, estate 2008) per gentile
concessione di Toni cui vanno i miei commossi
ringraziamenti. (clicca per ingrandire)
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Il portato di questa scritta ci lancia nel territorio del dramma. E ci chiede, nel contempo, di fare appello a ciò che rimane delle nostre nozioni metriche. Stabilisce un assioma, sotteso, e subito dopo lo smentisce. Lascia perplessi. E’ l’esteriorizzazione di un messaggio, i cui chiari contorni sono intelligibili solo alla persona cui è rivolto. La quale, se effettivamente si trovasse ancora a quella distanza lì, ben poche chances avrebbe di poterlo leggerlo, facendo strage della prima regola della comunicazione: raggiungi il tuo interlocutore. Oppure, lecito pensare che dopo una momentanea assenza, una rottura improvvisa quanto drammatica, dettata, chissà, dal desiderio di interrompere una relazione, costei (o costui) sia tornato/a sui suoi passi, che giri tranquillamente per il quartiere (da qui la scelta della scritta: far in modo possa essere letta), ma che non abbia la minima intenzione di riallacciare le fila del rapporto. Certo, nell’evidenza della scelta, la distanza di 250 km, rappresenta, a meno che uno non faccia l’agente di commercio, nell’immaginario dell’estensore, una distanza ragguardevole. Allora, stabilire quest’ultima come metro di paragone, sembra dettato dallo stesso concetto dell’andare sulla luna. Portarsi fisicamente cosi lontano, da restare insensibili alle lusinghe del cuore. Stabilendo un criterio che è sconfessato nel momento stesso in cui si ripone la bomboletta spray, e mesti, si fa ritorno a casa. Il greggio, è storia di questi giorni, continua la sua folle corsa al rialzo. Muoversi, posto che il nostro/a sia dotato di autovettura, rappresenta un costo via via insostenibile, ciò nonostante, il messaggio non sembra definitivo del tutto. Si intravede il senso della speranza, che in ogni innamorato non corrisposto, dilania quel poco di razionalità che ci portiamo, sebbene fortemente indebolita dalla prolungata esposizione davanti alla tv (fa niente se al plasma o tradizionale) durante la trasmissione dei pacchi. Il vero pacco, qui, sembra averlo tirato, ma a se stesso, colui/colei che ha ritenuto, peccando di superficialità (di questo l’estensore della scritta ne è fortemente consapevole) che 250 km rappresentassero un sufficiente argine da un amore, anche se sofferto e combattuto, ma sostanzialmente non voluto. E’ un’esortazione, in altre parole ! L’autore comunica che l’ha capito, che attende un cenno, forse incoraggiato da una traccia, forse dall’aver intravisto l’amato bene, chissà, dal fornaio o in coda alle casse del supermercato. Calca la mano, si affida alla speranza, nobilita questo sentimento rivolgendo un’innocente constatazione alla vista di tutti, ed in ciò ammantando di coraggio la propria convinzione. Torna ! Riproviamoci, forse non abbiamo ancora finito di dirci tutto. Questo sembra dirci, e noi, che passiamo, come dice Vasco Rossi, ognuno perso dentro i fatti suoi, dobbiamo ringraziare l’autore di questa scritta per averci ricordato, a suo modo, quanto dev’esser bello soffrire per amore. tutte le puntate precedenti di Italian graffiti: cliccando qui |