12/05/2008

Le mani sulla città

No, non è un post-recensione dell’omonimo film di Franco Rosi. Sono due considerazioni su questa puntata di Report (qui, per chi volesse, c’è il podcast), che è andato in onda qualche domenica fa.

Il senso di nausea è, come nel caso di alcuni medicinali, a lento rilascio. Cosi, sono giorni che mi ostino a pensarci. E, impotente, a chiedermi perché.

Voglio lasciare da parte qualsiasi commento “politico” alla faccenda. Mi domando come, da parte di chi è preposto dalla collettività a gestire la cosa “pubblica” possa esser disatteso in questo modo, l’interesse generale a favore di quello privato di un pugno di esseri umani, che si sono arricchiti costruendo case (e dai quali il massimo che ci si possa aspettare, come esempio fulgido della propria cultura, è che diano, come usava nel medioevo, il proprio nome in un sussulto d'onnipotenza toponomastica, a quartieri dormitorio nati dal nulla).

 

 

L’indifferenza, è questo, in estrema sintesi, l’elemento che salta agli occhi. L’indifferenza alla qualità della vita della gente, ossia dei datori di lavoro: i cittadini che attraverso il loro voto hanno delegato gli amministratori a gestire il bene comune. E, insieme, il senso della totale inutilità delle regole. Siamo all’apoteosi: le regole (un Piano Regolatore Generale che mancava dagli anni ’60)

faticosamente votate pochi mesi fa, sbandierando questo come il risultato (democratico ?) della consultazione di tutti i vari comitati di quartiere (tentativi, balbuzienti, di controllo sociale e particolare), e subito dopo, grazie ai cosiddetti “accordi di programma” lo svuotamento di dette regole.

Avvilente, nel servizio, il paragone con altre realtà che certo non si trovano su Plutone, come Parigi e Madrid, dove al concetto di “programmazione territoriale” danno ben altra importanza. Partendo da quella elementare regola urbanistica (che pure qualche anima pia ha sentito il bisogno di inserire già dal programma dell’omonima materia, negli ultimi due anni del corso di studi per Geometra) che vuole siano prima realizzate le infrastrutture (strade, fogne, servizi, scuole, connettività alla rete di trasporto pubblico) e solo successivamente le abitazioni.

Nella più generosa delle ipotesi, esplode con tutta l’evidenza possibile il dilettantismo degli amministratori.

A personaggi cosi risulterebbe arduo mettere in mano già le sorti di un condominio. Figuriamoci quelle di una città che non ha eguali al mondo (non ne faccio una questione di colore: registro solo il fatto che essendo governata, da tempo, da forze cosiddette di sinistra questo può solo costituire un’aggravante)..

 

Eppure, sarebbe da recuperare il concetto di felicità. E la felicità è non doverci mettere le ore per andare e tornare dal lavoro, la felicità è poter far vivere i propri figli in quartieri moderni, sicuri, dotati di servizi. La felicità, allo stato degli atti, è solo quella dei costruttori, che hanno messo le mani (preventivamente ?) anche sui due maggiori quotidiani della capitale, che di sicuro tutto possono fare, tranne che dare corretta informazione circa il sacco che stanno facendo costoro, al cui confronto quello perpetrato dei lanzichenecchi va considerato alla stregua di un picnic.

E la gente ? La gente sbuffa, smadonna, subisce, inerme. Poi, certo, ognitanto si ricorda che un’arma (spuntata, d’accordo) ce l’ha. Li manda a casa !

di cletus1 | 12/05/2008
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