16/03/2006

Rantoli salvifici dal corridoio neuronale sei

Avevo una gran fretta. Cosi non ho nemmeno salutato Frank che stava sgranocchiando un happy-meal preso dal fastfood all'angolo.

Per salutarmi, con la consueta deferenza, per poco non si strozzava. Lascia stare, Frank, vado di corsa.

Uhm….bsffff ha sbiascicato.

Ho fatto un cenno con la mano, come a dire, tranquillo, finisci in pace il tuo frugale pasto, vado da solo.

Entrando, superando le consuete cartacce e girando la sciarpa intorno al collo per proteggermi dalle folate di vento siderale che li si agitano, ho percorso a passo spedito il tragitto che conduce allo slargo del corridoio neuronale sei.

Stavolta un'intera tribù di una qualche etnia polinesiana o equipollente, capeggiata da un signore che devo dire somigliava molto a Prodi, solo che suonava un ukelele, stava eseguendo delle danze tribali molto festose. Ho ascritto a quell'accenno alla felicità fatto da Prodi proprio in chiusura del confronto diretto che l'altra sera hanno trasmesso a reti quasi unificate (Raiuno, La sette, e quella del mio cervello che è e rimane un'emittente indipendente, seppure malmessa).

(...)

Dopo aver ricevuto da una donzella una corona di fiori a mo di benvenuto mi sono messo a cercare una bolla d'accompagnamento per un problema che ho avuto qualche tempo fa. Ho preso in mano decine di faldoni (Frank mi sa che lo licenzio, c'erano tre dita di polvere, come minimo, dappertutto).

Spulciato, cercato carte. E' apparso di tutto, foto segnaletiche, foto normali, foto-tessera (buffe quelle che eroga la macchinetta posta vicino all'ingresso: uno entra, si siede, inserisce il gettone nella feritoia, e dopo qualche minuto fuoriesce la foto di un suo trisavolo, abbracciato a Bufalo Bill, in perfetta tenuta circense… come fosse un buttero maremmano).

Insomma, sarà stata l'aria festosa, il disordine generale, la confusione mentale che avevo in testa, di fatto dopo una buona mezzora ho lasciato perdere e ho trovato giusto unirmi alle danze eseguendo, al momento, delle coreografie molto impegnative.

All'uscita, mentre camminavo ho risentito le consuete fitte al ginocchio. Ho pensato che dovrò comprare una cyclette prima o poi (intendo dire, prima che con la scusa di attendere la bella stagione, alla luce del clima bizzarro di questi giorni, peggiori la situazione e sia costretto ad allenarmi in casa).

Ho intenzione di prendere un lungo periodo di ferie. Magari a Pantelleria, dove in cambio di un giaciglio e di un tozzo di pane, potrei dedicarmi, indisturbato, alla raccolta primaverile dei capperi che ivi sbocciano festosi.

E' tutto.

Ciao Frank, vediamo di darci da fare un po di più qui, eh ?!

Si, d'accordo Signole, lo falò !

Si, delle vanità, ma va, va.

cletus1 at 16:01:49 12 Commenti

26/12/2005

Natale nel corridoio neuronale sei.

Frank vestito da Babbo Natale, giuro, non me lo aspettavo.

Eppure era lì, agghindato alla perfezione come un manichino della Rinascente. Se non fosse stato per gli occhi a mandorla, sebbene coperti da un paio di Rayban da elicotterista, non l'avrei neppure riconosciuto. Una wiston bianca regolarmente tenuta in mano, spenta, un altro dettaglio che me ne avrebbe dovuto consentire agevolmente l'identificazione.

L'ultima volta che mi sono addentrato era tutto in ordine. Una pulizia maniacale, Frank si stava veramente guadagnando la stozza. Stavolta, vuoi perché l'aria di festa, vuoi perché avrà ritenuto eclatante già il fatto di essersi travestito, di fatto, ho trovato un gran casino.

Bentolnato, tutto bene, Sir ?

Certo, Frank, tutto bene, e tu ?

Si, glazie, Signole. Buon Natale, e poi senza smettere di giocherellare con la wiston…Vuole entrare a dare un'occhiata ?

Si, ma tranquillo, faccio da solo, conosco la strada….sto per aggiungere uno scontatissimo "ormai", ma mi trattengo. Frank vestito da Santa Claus, davvero non me l'aspettavo.

Entro e le solite folate di vento gelido mi accolgono per intiero.

Porto le mani al collo, non mi piace prendere il mal di gola, Seguo le indicazioni sulle targhette ottonate lucidate alla perfezione, dopo un po di vicoli e svolte, mi appare, in tutto il suo splendore, il corridoio neuronale sei.

Era ora ! mi dice, restando seduto su una vecchia poltrona Frau, un vecchio di cui intravedo la candida capigliatura. L'accento è privo di qualsiasi venatura, pur risultando stranamente familiare.

Era ora, continua…come a voler rimproverare un ritardo qualsiasi.

Era ora de che ? faccio, stizzito.

Che tu arrivassi a vedere il casino che c'e' qui dentro.

In realtà, bancali aperti, teli di plastica termoretraibili ovunque, paglia da imballaggio in giro, e faldoni abbandonati un po dappertutto.

Che succede qui ?

Qui ? Ma nulla…diciamo che questo casino rispecchia fedelmente il tuo attuale stato d'animo…Cosa t'aspettavi di trovare ? La fotocopia del Louvre ? Una sala chirurgica ? Una sacrestia ?

Forse un po di tutto questo, dico, mentre mi cadono gli occhi su un faldone aperto dall'inquietante titolo…."scene di lotta di classe dal corridoio neuronale sei".

Mi siedo su un bancale e mentre ascolto il vecchio canticchiare un vecchio blues (forse era Aint nobody business e forse, ho immaginato, pur non avendolo visto in faccia, che il vecchio potesse somigliare a Travolta ne Una canzone per Bobby Long, che ho visto giusto ieri, in dvd) in modo nemmeno troppo sgraziato, inizio a sfogliarlo.

Isaura con i suoi due figli sorride a bordo di una seicento (non l'attuale, il modello precedente…quello storico). La foto è seppiata, alla guida intravedo qualcuno che potrei essere io, ma con trent'anni di meno. Sorrido anch'io. La didascalia recita..Capri, millenovecentosettantanove, gita ai faraglioni.

Mentre mi rammento di non aver mai messo piede a Capri in vita mia, continuo a sfogliare l'album…Genova millenovecentonovantasette, Gita all'acquario. E qui, una foto molto grande, scattata leggermente sovraesposta, ritrae mia figlia, sua madre e un altro uomo che non ho mai visto, mentre osservano uno squalo volteggiare elegantemente dietro ad uno spesso cristallo. Infine ancora, Barcellona, millenovecentonovantotto, una mia foto in primo piano con lo sfondo di un grattacielo (uno dei pochi di quella città lì) costruito al villaggio olimpico in occasione delle olimpiadi ospitate qualche anno prima. Il colore della Lacoste contrasta bene con il metallo dorato del grattacielo in parola.

Sotto, in formato quasi tessera, una specie di polaroid solo un po più piccole altre due foto, una a Lisbona di me che mi affaccio da uno dei tipici tram che solcano le colline del posto, l'altra, in chiaroscuro, che mi ritrae accanto ad una donna, molto bella, nei corridoi, luminosi, attigui ad un chiostro bellissimo, del locale museo degli azuleios.

Ci stai capendo un cazzo, eh ? mi dice il vecchio, continuando a darmi le spalle.

In effetti, aggiungo e poi resto zitto.

Mi alzo, riprendo la via del ritorno, dubbioso.

Passo davanto a Frank che sta pulendosi le unghie con un cartoncino d'auguri dell'unicef.

Bisogna amare i bambini, Sir.

Si, gli dico, ed esco nella sera resa umida dalla pioggia.

cletus1 at 10:17:39 10 Commenti

14/11/2005

Improvvisi dal corridoio neuronale sei

L'altra sera ci sono tornato. Era da tempo non lo facevo.

Non che ne abbia tanta voglia: preferisco che le cose mi scivolino addosso, ho imparato. Forse più per il desiderio di reincontrare Frank, che per altro. Sia come sia, faceva caldo per essere novembre. Frank, spegnendo la sua wiston bianca mi ha salutato con la consueta deferenza…"buonasera, sir".

"A te, Frank, buonasera a te…tutto bene ?"

Ha annuito con un leggero cenno del capo come si conviene dalle sue parti.

Ho lasciato le ali di tacchino nella pentola a pressione, Frank.

Nessuna paura dell'influenza aviaria, sir ?

No, non ancora, temo che non me ne andrò via cosi, Frank.

Fa bene, sir, mai precludersi un piacere.

Cosa ci sia di piacevole nelle ali di tacchino lessate (se poi non le passi nel frullatore con patate bollite, capperi, acciughe e un cucchiaio di aceto balsamico…) beh, faccio fatica a capirlo ancora adesso, in vero.

Entro, percorro i lunghi corridoi tappezzati di una moquette blu elettrico (ignifuga) fino al piazzale dove arrivano i bancali delle cose recenti. Nemmeno un dito di polvere, qui nella zona di smistamento gestita dal paziente lavoro di Frank.

Cartelle classificate come "affari di cuore" ingombrano l'area. Ne apro una a caso, mi siedo su una cassa di asparagi (che ci fanno qui ?) e inizio a sfogliare. Si chiama "carosello delle ipotesi". Mi sembra interessante, dal titolo.

Una foto di Isaura, un biglietto di un cinema per la proiezione de La tigre e la neve di Benigni, che sono andato a vedere con Ausilia, fa seguito una batteria di diagrammi, flussi di calcolo, istogrammi. Percentuale di tasso alchemico, leggo…non afferrando il nesso, e ancora "autoflagellazione da ricordi ricorrenti", e poi via via una serie di cartelle semplici che prefigurano scenari, ipotesi appunto. Su una c'è scritto Matrimonio con Isaura, la apro. Una serie di foto seppiate, con quell'aria, intendo, di foto vecchie e gelosamente conservare ad immortalare, a modo loro, eventi significativi. Affascinato ho continuato…mentre l'adrenalina e la curiosità fuggivano a bordo della sorpresa (senza fermarsi all'alt della razionalità concreta).

Bambini, altalene, scivoli, balocchi e pattini in linea dappertutto, una foto di un improbabile casale in campagna affollato di questi giochi e con un fuoco crepitante nel camino, feste di laurea di alcuni di questi figli, rate da pagare per station wagon o monovolume immensi (e altrettanto scomodi da guidare), tovaglie, stese, ovunque (indice di culto per la buona tavola).

Ho proseguito, aprendo la cartella Matrimonio con Ausilia. Allibito. Stesse foto, cambiava "solo" la protagonista…ma tutto, tutto, tutto proprio uguale. Solo, stavolta, una mosca ubriaca ad infastidire la lettura, divertita, del faldone.

Ho riposto tutto dove l'avevo trovato. Ancora più perplesso, guadagnato l'uscita. Stavolta, ho potuto notare nell'occhiata di Frank un certa vena di compatimento. Eloquente. C'era tutto in quell'occhiata. Capisco come stai messo, è sembrato dirmi. Esco dal corridoio, che, va detto, ha molto della scenografia di quel film di Van Larson, Dogville, anzi ne è direttamente ispirata, se non fosse per la moquette blu elettrico.

Torna presto, sir ?

Dipende, ho risposto.

Non ci siamo detti altro. Non ce n'era bisogno.

Sono due giorni che piove, e quand'è cosi, l'umidità avvolge anche i pensieri, alla fine ho detto.

Stia attento alla guida, sir.

Certo, Frank, grazie.

Lo farò.

cletus1 at 10:22:40 7 Commenti

02/09/2005

Visita guidata al corridoio neuronale sei.

Il corridoio neuronale sei è un tramonto che non finisce mai. Fa paura, certo, ma ci sono abituato. Non ci vado spesso. All'ingresso, Frank, il guardiano cinese, accenna ad un inchino come devono avergli insegnato a scuola, sin da piccolo. Ricambio, aggiungendo un amichevole "ciao, Frank, tutto bene qui ? Stai facendo un buon lavoro, grazie".

Grazie grazie, signole, vuole che l'accompagni ?

No, tranquillo, faccio da solo, non ti preoccupare, grazie.

Glazie, glazie.

Entro. E' da un pezzo che non capito più qui. Cartacce dappertutto, lunghi corridoi semi bui, vento neuronale. Fa quasi freddo e io, avendo avuta la polmonite da poco devo starci attento. Nel corridoio neuronale sei sono conservati gli eventi più spiacevoli, come in una cineteca. Frank cataloga tutto, in silenzio, è uno sporco lavoro, d'accordo, ma qualcuno lo deve pur fare, e lui ha vitto e alloggio gratis per questo.

Ci sono dei pallettes in uno slargo. Costretti da una plastica termoretraibile, scorgo una serie di faldoni. Devono essere i nuovi arrivi, da finire da sistemare. Roba fresca…mi avvicino e butto lì un'occhiata frettolosa alle etichette…."tentato furto in casa, luglio 05", "morso di pastore maremmano (mentre andavo a correre) 8 agosto 05", "morte di principessa, boxerina femmina di 3 anni, agosto 05", "morte di gino tasca, agosto 05", "sfanculamento di isaura, luglio 05"….e via cosi. Niente male…mi dico, mentre penso alla fatica che dovrà fare Frank a sistemare tutto…Non che non ci voglia il suo tempo, ma ormai, stando qui da un annetto ha imparato piuttosto bene. Lui, e l'arte di catalogare, sono un tutt'uno. Ha un senso tutto ciò ? mi domando come può farlo un bambino davanti alla prima stella cadente che vede nella sua vita. Si, forse da qualche parte ce l'ha pure, solo che mi sfugge. Cosi, intanto, si cataloga. Vagheggio una convinzione che, chimicamente, questa congerie di sfiga, del corridoio neuronale sei, sia una sorta di antidoto…del tipo…"hai toccato il fondo, adesso cosa cazzo aspetti a rialzarti ?". Un concentrato di sfiga che alligna e fermenta come uno youghurt greco, dove le noci sono le briciole amare che la vita ti porge, e che non puoi proprio evitare di inghiottire…neanche disponendo di una capacità di piega come quella di valentino rossi, il centauro. Il corridoio è la sommatoria degli eventi negativi. Con terrore, mi accorgo degli immensi spazi vuoti di cui dispone ancora. Cos'altro ? mi chiedo…cos'altro dovrà ancora accadere…e poi…come fosse una corazza psicologica, passare di qua mi fa bene. Al solo accorgersi di essere ancora biologicamente in vita, a fronte di tanta negatività, c'è di che fare salti di gioia.

Torno sui miei passi dopo aver spento una Wiston bianca sulla moquette ignifuga che tappezza i corridoi (tutti). Frank, con la sua divisa stazzonata, fa un leggero inchino, silente. Fa fresco fuori, per essere i primi di settembre. Prossima volta porto il k-way, il vento neuronale, quando vuole, è capace di uccidere.

cletus1 at 22:50:17 5 Commenti

18/03/2005

Un uomo in frack.

la sala dei SE













Oggi, saranno state le sedici, arriva un sms dal tono perentorio:

"UDIENZA GENERALE DI TUTTI I SE, FRA UN'ORA. E' GRADITO IL FRACK"

Ora, l'ultima volta che avuto a che fare con un frack, a parte la canzone di Domenico Modugno [un uomo in frack, appunto. ndr] è stato quando l'ho dovuto affittare per andare all'Opera (non ricordo bene neanche cosa ho visto: apprezzato, piuttosto, la comodità delle poltrone e dormito tutto il tempo).

Con cinque minuti d'anticipo mi sono presentato davanti al corridoio neuronale sei. Tralascio con cosa fa angolo perché non mi viene. Ad attendermi il Cinese, in gran pompa: uniforme in seta bordeaux e mocassini alla Fracci di un colore prossimo all'aragosta.

Ciao Frank, tutto bene ? gli ho detto dandogli una calorosa pacca sulla spalla. E ho aggiunto, tanto per incoraggiarlo…"stai facendo un gran bel lavoro qui dentro"

Lui, per tutta risposta, dopo aver sonoramente starnutito m'ha detto solo "Glazie Signole" e io ho imboccato il corridoio neuronale. Dopo circa 10 minuti sono giunto davanti alla grande porta in bronzo pressofuso e vetro. L'ho aperta e una voce che non sono stato in grado di riconoscere, ma che aveva un che di famigliare, mi ha invitato ad accomodarmi su una poltrona stile bauhaus. Non appena seduto, dal pavimento, come per magia, si sono sollevati, dritti come carte da poker, innumerevoli specchi, uno attaccato all'altro, a formare una semicirconferenza specchiata. Non li ho contati, non ce l'ho fatta, ma in ognuno di questi specchi era riflessa una mia immagine.


Tranquillo, m'ha detto la voce, mettiti comodo, sono i tuoi SE.

Di cosa vogliamo parlare oggi ? mi dice, in tono amichevole, la voce.

Perché ? Posso anche scegliere ? dico.

No, ma possiamo fare un'eccezione. Vogliamo parlare di Bruno Conti neo allenatore della AS Roma ? Dell'imminente ritiro delle truppe…

Dall'Irak, chiedo con un filo di voce…

No, di quelle siriane dal Libano, dice come sfottendomi.

ORBENE, e quell'ORBENE riecheggia ancora, sinistro, nei miei padiglioni auricolari disastrati (dall'ascolto del minidisc).

Non si tratta di questo, figliuolo, come stai messo ?

Nulla, le solite cose, leggo, scrivo…"faccio cose, vedo gente", ascolto blues.

Non basta ! incalza la voce con il tono di un professore di estimo, prossimo alla pensione.

Cos'altro ? ho pensato. Costui vuole mettermi a disagio.

Mi sono irrigidito sulla poltrona e ho guardato, panoramicamente, negli specchi. Ciascuno di tutti i miei SE riflessi stava ridendo e questo, se possibile, acuiva il mio senso di disagio. Inoltre, sia il cravattino del frack che le scarpe di vernice nera, iniziavano a stringere di più.

Guardi qua, adesso !

Di colpo il buio in sala e dal soffitto un immenso schermo al plasma è calato con una calma regale.

Uno spot, praticamente. Le immagini in rapida successione, di un unicorno che, beato pascola su un prato, del giorno della mia prima (e ultima) comunione, di una ripresa dall'alto di Lisbona, di mia madre, di mia figlia, dei miei due boxer, del gozzo del mio amico Trifus, dell'attico di Pamela Canali, del primo bacio dato ad Isaura, di me in uniforme da bersagliere, di me che tiro pugni ad un pung-ball, che cammino senza meta in una città sconosciuta, al tramonto, che bevo, che rido, che sudo e che faccio sesso con una, due, tre, dieci, cinquanta donne diverse. Il tutto in un silenzio assordante, nemmeno il classico CLICK fra una diapositiva (scena) e l'altra. Nessuna colonna sonora. Niente.

Che significa ? ho balbettato.

CHE SIGNIFICA ? in coro hanno detto tutte, ma proprio tutte le mie immagini riflesse negli specchi.

Ah questo ce lo deve dire lei ! mi ha detto la voce.

Adesso ? Cosi ? su due piedi ? cercavo di prendere tempo come quando a scuola ti beccano leggermente impreparato.

Non c'è fretta, possiamo aspettare, può tornare anche la prossima volta, ma mi creda: è meglio se si prepara.

SI E' MEGLIO, ancora in coro tutte le immagini-specchio-carogne.

Poi, una luce accecante. Lo schermo che risale verso il soffitto, stavolta più veloce, gli specchi verticali inghiottiti, a baionetta, nel pavimento. Slishhhh hanno fatto, nessun'altro rumore.

Può andare.

Bene, ho detto. Mi sono alzato, a passo incerto ho rifatto la strada all'indietro. Uscendo ho salutato ancora il cinese.

In gamba, Frank, gli ho detto.

Si, ha risposto lui laconico.

La sveglia del cellulare [un abusato motivo degli ABBA in formato midi file] mi ha riportato sul pianeta terra.

Non devo mangiare cosi, la sera.

cletus1 at 23:48:19 7 Commenti

09/01/2005

Omelette al formaggio

tutankamen (o chi per esso)

 

 

 

 

 

 

 

Mentre passeggiavo per la King Promenade del corridoio neuronale, e senza che potessi farci nulla, è apparso il cinese.

Stai messo bene, eh ? mi ha detto.

Beh, ho avuto stagioni migliori, ho risposto. Ho proseguito poi per la stanza del Se profondo. Non ci vado mai, e confesso, ne ho un po paura. Spinto da un irrefrenabile desiderio di chiarezza mi son fatto coraggio ed ho aperto. Un sinistro cigolio (non l'apro spesso ed i cardini sono un po arruginiti) da far invidia al sonoro di un film di dario argento, ha fatto da overture al viaggio nel buio.

Una ventata di sensazioni (come quelle che devono aver assalito l'equipe italiana che sta giocando in questi giorni coi miseri resti del faraone Tutankamen). Ho trovato una sedia da regista appoggiata in un angolo, l'ho aperta, spazzato via un po di polvere col cappello a falde larghe, e mi sono seduto a rimirare lo spettacolo, ascoltare il silenzio…

Sei da solo, da solo. Questo è il regno della verità (la voce è come quella del commentatore dei documentari dell'istituto luce: asettica e didascalica quanto basta, priva del tutto di toni trionfalistici e/o emozionali). Adesso sono cazzi tuoi, veditela un po tu come devi sbrigliartela. Hai voluto portare le cose a questo punto, vero ? (qui, invero, c'è stato un tono di minaccia, ma avverto la bonomia di sottofondo…non mi spaventa).

E adesso non sai cosa devi fare, vero ? Beh, si, è cosi, ho pensato.

Non devi pensare, non devi pensare. Pensare ti ingolfa il cervello, soffoca la tua creatività, fai uscire il tuo io-bambino, la tua vera natura, liberati dai vestiti che hai deciso di indossare, lascia che sia il tuo istinto a guidarti, giù nelle praterie della vita (invero ho riscontrato molti canyon, ma tralascio…infondo è un dettaglio…). Vai bene cosi, sei perfetto, non ti manca nulla, e se proprio ti accade qualcosa ripetiti "non dipende da me, non dipende da me". Beh, fantastico ho pensato…è un elegia della deresponsabilizzazione…chissà che ne pensa mia figlia al riguardo…se d'improvviso cominciassi ad astenermi dal curarle i pasti, i compiti…gli svaghi. Uhm, c'è qualcosa che non quadra, qui. Folate di vento cosmico dentro il buio assoluto. E questa voce, a tratti noiosa come quella di Bruno Vespa. Eppure, percepisco che qualcosa di buono c'è. La capacità, l'attitudine al tenersi staccato dalle cose, pronto a saperne rinunciare per non doverne poi soffrire qualora dovesse accadere sul serio. Ecco, già maturare questa consapevolezza contribuisce a dirsi in qualche modo salvo, inattaccabile dagli eventi, spesso, anzi spessissimo, imprevedibili che la vita ti dipana davanti. Mica male. Esco dalla stanza con le idee ancora più confuse. Concentrati "solo" su quello che stai facendo. Beh, l'ho detto..sto uscendo dalla stanza, no ? si, vabbè, ma ricordatelo sempre, mentre guidi ditti eh no, basta pensare, adesso stai guidando, mentre scopi smettila di pensare ad altre, mentre mangi, cammini, pedali, corri. Impara a concentrarti solo su quello che stai facendo, libererai la mente dal fardello ingombrante di una moltitudine di pensieri, che credimi, Frank, non ti porta davvero da nessuna parte.

Ripasso davanti al cinese. Tutto bene Frank ? mi dice.

Uh ? Ah si, tutto bene…Charlie, continua cosi, stai facendo un bel lavoro, qui dentro.

E' domenica, il tempo non è un gran che, carico di legna il camino e appresto un pasto soltanto un po diverso dagli altri giorni. Omelette al formaggio…

Fonti: questo testo di raffaele morelli, e questo vecchio post .

cletus1 at 10:09:18 11 Commenti

08/12/2004

Intervista col cinese (part one)

 

 

 

Sono su una panchina dell'Overnight sensation [stradone principale intarsiato da numerosi falò ai lati, soprattutto di sera. ndr]. Ho irretito il cinese convincendolo a rilasciare la sua prima intervista, quando un cellulare abbandonato sopra un muletto[carrello elevatore ndr] inizia a suonare.

Pronto ?

Si, pronto, dico.

Lei ha un auricolare ?

No, guardi, lei sta chiamando un cellulare dimenticato da qualcuno sopra un muletto.

Un muletto ?

Si, dico.

Le possono togliere i punti patente se lei parla al cellulare mentre è alla guida di un muletto ? noto un certo tono di preoccupazione nella voce.

Si, credo di si, ma in questo momento non sto guidando.

La vede quella cabina sul marciapiede opposto ?

Mi giro, effettivamente nascosta fra i furgoni parcheggiati in doppia fila intravedo una cabina telefonica.

La vede ? incalza, alla ricerca di conferme.

Si, dico.

Bene, la raggiunga ! La richiamerò lì fra pochi minuti.

Ma no, senta stavo per….

Click.

E' un giorno di dicembre come tanti, ancora piuttosto caldo. Per strada un carosello di auto, pedoni affrettati e incazzati, vetrine che hanno messo in moto il rito del natale. Evito un paio di Tir e tre Smart condotte da qualcuno che si direbbe abbia risposto ai quiz per ottenere la patente scritti in Braille.

Illeso raggiungo con un certo affanno la cabina proprio mentre suona il telefono…

Bene. Buffo no ? è la stessa voce di prima, di uno che non ha ancora capito che cazzo fare nella vita. Intendo come lavoro. In modo artatamente risoluto mi dice…mi passi il cinese.

Il cinese ? dico con tutta la meraviglia di cui dispongo (molta).

Si è ora di parlarci chiaro qui ! dice.

Bene, mi dica allora ! (attivo la sospensione automatica dell'incredulità e collego il corridoio neuronale dove staziona il cinese, in viva voce).

Pronto ? una voce dal forte accento cantonese, rotonda, direi anche leggermente divertita, confusa fra vapori di cloro. Potrei dire che stia fumando, magari una camel light.

Ciao.

Si, ciao.

Ci presentiamo ?

Perché no ? sento che dice il cinese.

Siamo una società di sondaggi telefonici.

Oh oh, manca cosi poco alle elezioni ?

No, ascolti, il nostro è un campionamento a vasto raggio su tutti i cinesi abusivi che albergano nelle teste di molti intaliani. In questo periodo, aggiunge.

Oh beh, era ora che qualcuno si accorgesse di noi !

E' che il fenomeno sta dilagando, Signor ?

Preferirei rimanere anonimo. Dice il cinese dando sfoggio di conoscenze di normative al riguardo.

Bene, eh eh (risatina da vomito imbarazzata e fintamente sdrammatizzante…) si, ne ha facoltà (proprio cosi ha detto, come ho sentito tante volte a radio radicale quando mandavano le dirette dal parlamento e il presidente di turno concedeva il diritto alla parola all'onorevole che la richiedeva).

Prosegua che ho una certa fretta mi scusi, con tutto il lavoro che ho da fare qui dentro.

Lei di che cosa si occupa esattamente ?

Di mettere ordine qui dentro.

Può spiegare meglio ?

Certo, ecco vede…ha presente la raccolta differenziata dei pensieri ?

Ma non era tibetana quella ?

Cosa vuole, con i costi della manodopera…hanno ritenuto di impiegare anche noi cinesi.

Hanno chi ?

A questa domanda preferirei non rispondere.

Peccato, ci descriva in concreto una sua giornata tipo.

Bah…ecco vede il soggetto [sarei io ndr] si alza regolarmente tutte le mattine.

Ovvio

Beh, mica tanto…ma questo è un altro discorso, mi lascia un casino in giro, nei corridoi residui di sogni andati a male, spezzoni di deliri dappertutto, fotogrammi ovunque, pensieri negativi sparsi intorno come foglie di platano d'autunno.

Cosa ne fa ?

Io ? Ma nulla, li seleziono.

Ossia ?

Mi metto lì, appoggio il risciò carrozzato Musatti [padre della psicanalisi italiana] e inizio a riempire diversi bidoni. Uno per i sentimenti, uno per i fatti di cronaca, uno per le cattive letture.

Dopo di chè ?

Dopo prendo su tutto e disbrigo giù nel magazzino smistamento, lì avviene la seconda fase.

Seconda fase ?

Si, si valuta il grado di riciclabilità con rigorosi criteri selettivi.

Tipo ?

Tipo la cartella "come farsi del male e non poter neanche fare causa a nessuno per i danni"

Ha un titolo davvero cosi lungo ? chiede divertito l'intervistatore

Senta vuole fare dell'ironia ? se le avessi dato l'acronimo non avrebbe capito nulla: "CFDMENPNFCANPID" è più contento così?

No no, anzi mi scusi.

Cosa ama di più del suo lavoro ?

Mah, questo disatteso bisogno d'ordine, credo.

Al quale, mi par di capire, la sua opera è votata a porre rimedio.

Dipende.

Da cosa ?

Dall'agibilità del cervello del soggetto.

Condizioni meteo avverse anche lì dentro ?

Ma si, tempeste emotive, uragani dialogici, terremoti semantici, c'è un gran da fare qui mi creda.

Bene, la ringrazio per la disponibilità.

Nulla, si immagini.

E' probabile che prossimamente torni a farle ancora qualche domanda, non la disturba questo…(sta per sganciare un "nevvero?" ma io - cletus - sono più lesto e abbasso il ricevitore).

Sento che il collegamento neuronale si sta interrompendo, mentre, con la stessa qualità audio della sala di controllo di cape canaveral, distinguo appena l'imprecazione "a li mortacci vostr…." con pesante accento cantonese.

cletus1 at 00:01:58 12 Commenti