31/01/2007

Cabina Osaka

Sto camminando con Ester, una femmina di pitone che Ermete, per arrotondare lo stipendio, si è offerto d'accudire fino al ritorno dei padroni, una coppia sulla sessantina di Frattocchie.

Somigliano ai vecchietti di Mullholland drive, Clè - mi ha detto, quando è tornato con la gabbia, mentre la tirava giù dal portabagagli, solo, un po meno fotogenici, gente strana eh ?

Mentre lo diceva indicava la bestia.

E' a posto con le vaccinazioni ? ho chiesto

Si, ma basta che tu lo tenga stretto col guinzaglio, sbava se incrocia delle sedicenni…mi ha avvertito in modo un po sinistro.

Cosi sono uscito con Ester, e la gente ci guardava strano.

Siamo arrivati vicino al parco. Il solito oceano di mammine, che prima si spaventano, ma poi si fermano a guardarci, qualcuna ci lancia delle noccioline. Io cerco di assumere l'espressione più normale di cui sono capace, ma Ester è una vera forza della natura, e quando torno, a forza di tenerla ferma con guinzaglio è come se avessi fatto un'ora di panca, subito dopo esser uscito da un sarcofago nel quale ho soggiornato per mesi. Transitando davanti alla sala biliardo ho intravisto questa cabina:

 

 

Che buffa, ha le persiane ho detto ad Ester…come se potesse ascoltarmi, poi mi sono avvicinato e mentre leggevo la targhetta "made in Japan, Osaka Equiment ltd" ha squillato (ti pareva…) il telefono.

 

Cletus San ? una voce da mattinata d'inverno, al lago, più triste di quella del mio commercialista.

Si, dico io, come se dall'altra parte del filo ci fosse la caporedattrice di Vanity fair che mi sta implorando un'intervista.

Cletus San ? E' lei per davvero ?

Si, ripeto, con il tono di prima…solo un po meno convinto…

Cletus San, sono il francese.

Ne sono felice….non trovo di meglio…

Mi fa male ma devo parlarle del nostro amico laggiù.

Laggiù dove ? dico.

Laggiù, via, lei ha già capito…

Ma io veramente….mi schermisco…

Il nostro comune amico in giappone, intendo…

Si ?

Si.

Bene, e cos'è che mi deve dire….mentre Ester sta dando capocciate significative ai vetri degli sportelli, coprendoli di bava verdognola, guardo bene e fuori, sul marciapiedi, da un pulmann sta uscendo un'intera scolaresca di liceali.

Sto per darle una brutta notizia, signor Cletus.

Me la dica, e facciamo presto…non sto proprio in condizioni di fare conversazione….mentre il cuoio del guinzaglio di Ester, sta finendo di segarmi i polsi

Il nostro amico e qui fa una pausa come a cercare le parole…

Il nostro amico, riprende, si sta smaterializzando, signor Cletus.

 

Cos'è la trama di un giallo ?

Qui di giallo ci sono solo le facce che incontra quotidianamente.

In che senso ?

Via, ha capito, sto parlando di Osaka.

Cosa c'entra ?

Mica Pomezia, o Dragoncello, o quel bar li, come si chiama, quello nel suo quartiere…su quella piazza importante…ed esagerata come quasi tutto di voi italiani.

Senta…mi sento di dire, per un sussulto d'amor patrio…

Allude al bar su Piazza Mazzini ?

Si, proprio quello. Vogliamo vederci li, diciamo fra poco meno di un'ora ? Ce la fa, signor Cletus ?

Penso di si, dico, guardando l'orologio e le intemperanze di Ester, più o meno in quest'ordine.

 

Esco dalla cabina, mi viene da chiamare un taxi ma poi, subito dopo aver strattonato Ester, che tirava come Shumacher sul rettilineo di Monza, verso il pullman delle liceali…ho desistito.

Faremo due passi, eh ? Ester ?

Per tutta risposta ha percorso metri e metri con la testa rivolta all'indietro…ma come farà mi son chiesto, a strisciare senza guardare davanti….?

 

Giunto difronte al bar, la solita folla di dipendenti Rai, creativi, palestrati e nullafacenti. Ma come lo riconosco sto francese…?

 

No, per lei niente…a me un Pastise…ho detto ad un cameriere cosi ingessato nella parte che nemmeno davanti ad un'aliena in guaperie si sarebbe scomposto….scuola alberghiera, o bisogno di un valido oculista…Ester, è lunga qualcosa come dodici metri.

 

Arriva il francese, indossa mocassini ricavati da una cugina di Ester, e questo, di fatto, la rende immediatamente nervosa. Lascia un banconota da venti euro nelle mani della tassista e si avvicina con un sorriso da depliant ortodontico.

Lei è Cletus ? dice senza alcuna esitazione nella voce, come se la risposta fosse superflua.

Si, dico, veniamo al punto…Ester ha fame, e va alimentata a ritmi regolari…

Ah, se per questo….ed estrae un criceto liofilizzato dalla ventiquattrore, tenga le dia questo, le piacerà.

Ora il monito di non accettare cibi dagli sconosciuti è stato il leit-motiv della mia, come della di quella di moltitudini, infanzia.

Apro la bustina in un bicchiere di plastica ricold'mo d'acqua e lo lascio per terra. Ester lo annusa, un po sospetta, poi d'un colpo lo inghiotte, totalmente, placandosi da li a pochi minuti.

Veniamo al punto, lei sa che cosa contiene queta valigetta ?

No

Un manoscritto.

Bene.

Un manoscritto ritrovato in una bisca, aggiunge.

Un luogo tipicamente frequentato da letterati, dico, volendo fare del sarcasmo a buon mercato.

Non proprio, vede….e qui la pausa sta come per annunciare qualcosa di solenne….una sorta di rivelazione.

Questo manoscritto è molto importante.

Perché ?

Per un insieme di motivi, stia calmo e mi lasci finire, dice mentre apre la valigetta sulle sue ginocchia.

Intanto il Pastise sta facendo il suo sporco lavoro fra i miei corridoi neuronali, riesco a capire a tratti, quello che sta dicendo.

Sento che mi parla di de-costruttivismo, di spersonalizzazione, di spaesamento, di Zidane e dei giardini pubblici di Osaka, non so riferire in quale ordine.

Continua poi, come un cd cui saltino le tracce, e sento ancora dirgli le parole Veruziis, Tiziano Ferro, Pomezia, Pratica di Mare, la villa di Plinio, una nota casa editrice, il suo editor di riferimento, e il conto in Svizzera del critico letterario di un noto magazine italiano, intrighi, mazzette, premi letterari truccati.

Ascolto tutto ciò mentre rimiro lo splendido accoppiamento di colori fra un collant e ciò che avvolge della mia vicina di tavolino, una donna sui quaranta, che sprizza vita meglio di un depliant delle Crociere Costa.

 

Adesso ha capito perché ci tenevo ad incontrarla, signor Cletus ?

Faccio di si con la testa, mentre sono altrove, magari in un utilitaria, intento ad una seduta di car sexing con la predetta.

Bene, sono certo che lei mi darà una mano….ci conto….

No, lasci stare, pago io….fraintendo alla grande, mentre per darmi un tono mi alzo e sbadatamente lancio un'occhiata non proprio innocente alla donna in questione.

 

Mi saprà aiutare ? mi chiede quando ormai sia io che Ester siamo giù dal marciapiede, attraversando l'immensa piazza, diretti ai giardinetti della fontana centrale di piazza Mazzini. Ester adora l'acqua…e anch'io ne avrei voglia adesso. Meglio far sguazzare almeno lei, nella fontana.

 

Si, certo, restiamo in contatto….gli dico con una voce facile preda del rombo cacacazzi dei taxi parcheggiati a motore acceso, sotto questo sole pallido di fine gennaio.

cletus1 at 00:37:00 4 Commenti

14/12/2006

Cabina Ligabue

Agenore Kerflex Ray Bum Bum Mancini, ha un nome che ti devi portare la merenda da casa se vuoi finire di leggerlo, in santa pace, mentre stai seduto su una panchina ed osservi un quattroperdue (prima erano quelli seipertre di arcoriana memoria, poi veltrons ha deciso che no, erano troppo grandi e le code ai semafori, davanti alle pubblicità di intimo femminile duravano troppo, congestionando vieppiù il traffico romano), sul quale, prima del suo nome è scritto PAROLA DI e giusto sopra il suo faccione, sorridente, che impugna una confezione di prugne californiane.

 

Mi fermo con Eufemia, una femmina di pao-pao che il locale zoo, nell'ambito di un programma di rieducazione, concede in prestito d'uso a gente con problemi nella sfera delle relazioni, come mio cognato Ermete. Lui non la porta mai fuori a fare quattro passi, "è un continuo fermarmi di bebè e mammine" si lamenta. Cosi tocca provvedere a me, e malvolentieri (se non fosse per le mammine) usciamo un paio di volte a settimana.

 

Sono fermo ad imparare a memoria il nome del testimonial chiedendomi a quale cazzo di pugile andrebbe bene, nel panorama delle attuali promesse pugilistiche, mentre di colpo, squilla un telefono da dentro una cabina sporca come la mia coscienza.

 

Lego Eufemia (non è un eufemismo, la lego davvero col guinzaglio sulla maniglia sepolta da quintali di guano) entro e rispondo.

 

Buonasera. Una voce da addetto alla vendita telefonica di qualcosa.

Stiamo conducendo un'indagine di mercato per conto di un primario Istituto di ricerca, ha il tempo per qualche domanda ?

Sto per dirgli che ha chiamato un telefono pubblico (per altro pessimamente manutenuto) ma non me ne da il tempo.

Lei avrà senz'altro letto qualche libro di poesia in vita sua, non è vero ? E qui il tono, se ci fosse l'audio, andrebbe immaginato come quello di Perry Mason quando sta per "finire" il testimone dell'accusa davanti ad un giudice quasi sempre gongolante e trasognato ed una giuria, cosi accuratamente scelta e dalla quale mi guarderei di farmi giudicare anche solo per una semplice infrazione di passaggio col rosso ad un semaforo.

 

Non ho il tempo di rispondere che il tipo (evidentemente calato nella parte peggio di me) incalza….E avrà anche sentito parlare di Ligabue, non è cosi ? Lo conosce ? (e qui ho letto un due per cento di terrore al solo ipotizzare che la mia risposta potesse essere NO).

 

Si, lo conosco, (mi ritrovo a dirgli, invece, come sotto effetto di qualche narcotico, tipo pentotal).

 

Ha idea di quante siano le copie che vende normalmente un libro di poesia in Italia ? Mi chiede con l'aria di chi sta per calare il suo poker…

No, veramente, balbetto. Eufemia ha alzato una zampetta e sta facendo i suoi bisogni liquidi su una vecchia cartina stradale tutta spiegazzata della Calabria. La zona dell'Aspromonte è cerchiata in rosso. O campeggiatori o addetti alla custodia di qualche industriale, penso.

 

L'uomo al telefono è insopportabile, mi chiedo come troverebbe un soggiorno, forzato, sull'Aspromonte, dove lo manderei volentieri al solo sentirmi ripetere il suo Ha idea allora di quante copie venda normalmente (e sottolinea normalmente come se fosse scritto in corsivo e lui invece lo dice col suono della voce e mi fa rabbia) un libro di Poesia, qui in Italia ?

 

NO, non ne ho la più pallida idea dico, alla fine, stremato: Eufemia non si regge più e costui m'ha rotto i coglioni, lui e tutto Ligabue.

 

Poesie nel freezer è il titolo del libro di poesie di Luciano Ligabue che sta vendendo qualcosa come ottantamila copie, signore. Lei ha già pensato a cosa regalare per Natale ?

 

Pensavo a dei libri, dico completamente arreso.

Posso sapere il genere ?

Fotografia.

Che genere di fotografia ?

Fica, dico.

Come ?

Donne, ha presente ?

Nude ?

No, non solo. Anche mezze vestite (a volte sono più attraenti cosi, penso). (ho preso veramente un volume cosi per un amico che ha bisogno di tirarsi un po su con del sano vojuerismo).

 

Il tipo resta tre minuti interdetto, chi di sondaggio ferisce…

Pronto ? esala dopo una lunga pausa.

Si, dico, più fiero e battagliero che mai.

Quindi, per concludere, lei il libro di Ligabue non lo comprerebbe per….

No, non lo faccio nemmeno finire….

Nemmeno se glielo consegnassimo a casa ? incalza…ha la pelle dura, deve venire dal mondo delle auto usate…un allievo di Danny De Vito, cazzo !

 

Non ho una casa.

E dove vive ? (capito ? mica mi ha chiesto e da dove sta rispondendo, il pirla….no, dove vive mi ha chiesto ? Ma che te sei innamorato ?)

Vivo on the road, dico straconvinto non coglierebbe mai, nemmeno dopo un soggiorno di un paio di lustri negli ambienti nostagilco-beat degli States, la sfumatura.

 

Allora non mi resta che augurarle una buona serata, Signor ?

Agenore Kerflex Ray Bum Bum Mancini, dico e resto ad assaporare il silenzio che generano i suoi quattro neuroni nel degluttire.

Grazie, Signore (capisco che tralascia, incapace di ripetere il falso nome che gli ho appena fornito, avendolo letto dal poster giusto davanti alla cabina).

A lei, è stato un piacere, buon lavoro (immaginando tocchi al prossimo, ma io Ligabue lo detesto da quando l'hanno iscritto all'anagrafe).

Click

Click.

 

Eufemia, è euforica. Passeggiamo come Jansy il giardiniere di Oltre il giardino, nella sera resa umida dalla nebbia e dai gas di scarico.

La prossima volta tocca ad Ermete, le dico, guardandola fissa nei suoi occhioni lucidi ed estasiati da tutte le luminarie del Natale, che costeggiano il viale.

cletus1 at 22:47:00 8 Commenti

19/11/2006

La cabina telefonica (di Raymond Carver)

La cabina telefonica .

La donna s’ accascia nella cabina,singhiozzando

al telefono. Chiede un paio di cose

e singhiozza ancora più forte.

Il suo compagno, un anziano tutto

In jeans, sta lì vicino in attesa

che tocchi a lui parlare, e piangere.

Lei gli porge la cornetta.

Per un attimo restano insieme dentro

la minuscola cabina, mescolando la loro lacrime. Poi

lei va ad appoggiarsi al parafango

della loro berlina. E ascolta

mentre lui prende accordi.

Osservo tutto questo dalla mia macchina.

Neanch’io ho il telefono in casa.

Resto seduto al volante

e fumo, in attesa di prendere

anch’io accordi. Ben presto

Lui riaggancia. Esce e si asciuga il volto.

Salgono in macchina e restano chiusi.

I vetri s’appannano sempre più

mentre lei gli si appoggia e lui

le cinge le spalle con un braccio.

I gesti meccanici

di conforto in quell’angusto luogo pubblico.

Vado con le mie monetine

verso la cabina e m’infilo dentro.

Però lascio la porta aperta,perché

si sta così stretti qui. La cornetta è ancora calda.

Non mi piace per niente usare il telefono

che ha appena portato notizie di morte.

Raymond Carver

cletus1 at 18:17:00 4 Commenti

25/03/2005

Blues for Lampedusa

Mi chiedo cosa ci faccio qui, in boulevard delle roipnol scadute. Forse sono semplicemente reduce da un festino. Le gengive mi sanguinano ed espello, ad intervalli dettati solo dalla perizia della mia lingua, pezzetti di filetto dagli interstizi dei denti.

Fa freddo, per essere fine marzo, e la pioggia si infiltra fra il giubbotto e la maglietta girocollo che indosso.

Mentre sto chiedendomi cosa ne sarà di me nelle prossime settimane transito davanti ad una cabina che squilla con una suoneria che somiglia all'inno alla gioia di Beethoven, solo un po più penosa.

Pronto ? dico

Si, da un po che volevo provare, finalmente ho preso la linea.

Da dove chiama ? dico, come ho sentito dire da un noto presentatore televisivo perennemente in camicia bianca (non fa il barman, dopo. Dopo la trasmissione tivu, intendo).

Da Lequile, provincia di Lecce.

Mi dica, faccio con tono professionale…ma fa freddo fuori e ho voglia di scambiare due chiacchiere con questa voce che mi rimanda all'infanzia.

No, volevo intervenire nella trasmissione, mi dice. Posso ?

Prego, dico con tutta la pazienza di cui sono capace (poca).

Guardi, trovo indegno di un paese civile quello che sta avvenendo a Lampedusa.

Lampedusa ? Chiedo per avere conferma

Cosa sta succendendo laggiù ?

Nulla, stanno respingendo frotte di immigrati (frotte, ha detto, proprio cosi).

Lei è dispiaciuto per questo ?

Si.

Cosa intenderebbe suggerire ?

Che non è questo il modo, non so.

Ha un salone molto ampio ? Una camera per gli ospiti capiente ?

Che c'entra ? scusi ?

Nulla, dicevo cosi…se aveva invece modo di dare lei ricetto a qualcuno di questi poveri disgraziati.

No, mi dice quasi dispiaciuto e invero noto una venatura di tristezza nel tono della sua risposta.

Bene, altro ? dico col tono di chi e' atteso al bar per una partitina a biliardo…(quindi poco credibile, giacchè lo detesto, io, il biliardo).

No, volevo solo dire questo: non si fa cosi.

Ha ragione, sa ?

Che fa mi prende anche per culo adesso ?

Chi io ? dico sopreso.

Si, sento il tono della finta partecipazione dietro alle sue parole.

Lei fa l'indovino come secondo lavoro, dico, acido.

No.

Beh, dovrebbe provare, ha delle chances, mi creda.

Trova ?

Si, adesso sia bravo e faccia un'ultimo sforzo. Chi crede d'aver chiamato ? Con chi crede di aver parlato fin'adesso ?

SILENZIO…

Non è la rai ?

No, una cabina telefonica pubblica.

Ah, e lei chi è ?

Un ex immigrato, gli dico, convinto che non la possa capire.

E infatti non l'ha capita: ma vaffanculo, va….dice.

Click

Click

Cazzo di gente. Mordicchio ciò che resta di un sigaro da due soldi, toscano, ed esco nella sera umida come poche. La luna è lassu, indifferente allo show appena trasmesso, alle sue stesse repliche.

cletus1 at 00:51:04 12 Commenti

26/02/2005

Cabina Zimmerman

Sono sul lungomare della Passione (beh ? mica intendevo quella quaresimale…no ?), che porto allegramente a passeggio Gregorio il crocopuctus(*) di mia zia cugina Amelia. (cosa diavolo avete da ridere…non ha le idee chiare e quindi è sia zia che cugina, double faces).

Fa insolitamente caldo per essere la fine di un febbraio da dimenticare (per via delle donne incontrate nel mese, intendo…), e mentre sto per imboccare l'incrocio con Viale dei Ravvedimenti tardivi, passo davanti ad una cabina sulla quale leggo scritto (ci credereste ? con pennarello indelebile…) "Il miglior modo per stare allegri è cercare di rallegrare qualcun altro. Mark Twain" (per una volta concordo…). Sento il fatidico drin drin…e con la solita rassegnazione, rispondo al terzo squillo in fa diesis.

Se rinasco faccio l'idraulico, dice una voce nasale da giullare ebreo.

Prego ?

Ha capito ?

Cosa ?

Quello che ho detto.

Cosa ? (faccio il finto tonto ma davvero costui è fuori….anzi di fuori)

Senta, poche storie, le band di oggi non sanno suonare !

(come dargli torto ?…invero, salvo rare eccezioni…)

Trova ?

Si, è cosi mi creda ! (sentenzia)

A cosa ascrive…Mr. ?

Mi chiami pure Zimmerman.

Cosa gli fa ritenere sia effettivamente cosi…Mr. Zimmerman ?

Che la vera musica è finita da un pezzo, da allora è tutto un rifacimento, un remix, un festival di cover….in breve il padiglione della mancanza di fantasia.

Sto per dirgli…"benvenuto nel club dell'ovvio", ma mi trattengo, in fondo costui mi sta anche simpatico.

Vero, verissimo…annuisco.

E inoltre…(continua…evidentemente ha un bisogno estremo di comunicare con qualcuno)…le migliori ballads sono finite con me, sono quelle che ho inciso io…

Con chi ? chiedo.

Con la band. Dice (si tutto minuscolo)

Beh, certo..a meno che non sia un cantastorie in asolo permanente effettivo…dico

Ho fatto anche quello, stia calmo !

Sono calmissimo, Mr. Zimmer, azzardo confidenzialmente…

Trova che sia un segno dei tempi ?

Hard gonna rain it's fool…

Come ?

…so bad…uhhh so bad…..

Prego ? (mi pare di riconoscere l'aria che sta canticchiando…)

Se avesse potuto scegliere di nascere 40 anni dopo che mestiere avrebbe fatto, di grazia ?

Sento la voce nasale che ride…una risata lenta e piena come una pennata (in levare) su una dodici corde…"boh ? certo non mi sarei occupato di musica, magari di matematica…architettura"

Penso fra me a cosa, concretamente, avremmo perso…sicuramente alcune delle più belle canzoni degli anni 60-70…e nulla sapremmo di Mark Knopfer, di Joni Mitchell, di Graham Parker…che pure tanto gli debbono.

Mr. Zimmerman, lei si considera un mito ?

Si, nello sbagliare i numeri delle cabine, dice.

Chi avrebbe voluto chiamare, Pupo ? gli chiedo, cattivo.

No, l'idraulico.

SILENZIO

Bene, mi dia l'indirizzo.

(me lo da)

Cognome sul citofono ?
Uh ? Ah, si Dylan. Bob Dylan.

Bene

Si

Click

Click.

Gregorio ha fame. Durante la conversazione telefonica ha inghiottito con nonchalance un paio di lattine di birra vuote, blaterando di torri di guardia e di business man che bevono il vino altrui (un testo di un tale Robert Allen Zimmerman) .

Questo insopportabile post-cabina è stato ispirato da quest'articolo qui, apparso ieri su un quotidiano a tiratura nazionale. Ndr.

(*) questo animale, nel mio immaginario bestiario semplicemente non esiste…ma mi viene in mente un tricheco del giurassico superiore.

cletus1 at 23:42:28 3 Commenti

09/02/2005

Ulema, Andromeda e foche monache

Sono a passeggio, con Crissie, la foca monaca di mio cognato, sul Viale delle Rimembranze dovute. Più o meno all'altezza dell'incrocio con Corso delle Rimembranze scordate (l'addetto alla toponomastica di questa città è agli arresti domiciliari e gode del sostegno psicologico gratuito erogato dalla locale ASL).

Nel cielo una luna pigra e la solita manciata di stelle, come da copione passovicinoadunacabinaquandoquestainiziaasuonare.

Driiiin. Driiiin.

Che strillo strano, vero Crissie ? Mai sentito uno squillo cosi…rifletto.

Crissie mi guarda interrogativa mentre agita i baffi sentendo odore di sardine intorno. Forse ce l'ha con le mie clark.

Alzo, rassegnato la cornetta e subito vengo investito:

Non mi rompere i coglioni ! cominciamo bene, una voce da controllore delle ferrovie, alla prima corsa della giornata.

Prego ? mi viene fatto di dire.

Sei peggio di un Ulema. Mi investe.

Ulema ? dico

Si.

Bene, e cosa è un Ulema ? Lei parla di cose che non conosce, mi scusi.

Na na na, mio caro, l'ignorantone sei tu.

Allora, dai, avanti me lo dica, chi è un Ulema ?

Chi ?

Lei, mi dica se sa di cosa sta parlando ! dico

Dell'Ulema, dici ?

Si, sa che cos'è ?

No.

Lo vede ? lei ascolta una cosa alla tv e se la beve come acqua fresca. Avanti, Mr. Ulema mi dica, con chi voleva parlare ?

Passami Alfio.

Alfio ?

Si.

Qui non c'è nessun Alfio, lei sta sbagliando numero, questa è una cabina pubblic…

Non fare lo stronzo ! Passami Alfio, t'ho detto !

Ci penso su…dopo di che imposto la voce su altre ottave e mettendo un fazzoletto sulla cornetta (l'ho visto fare in qualche film, e letto in un post di giuliomozzisituttominuscolo)…

So Arfio (si con la erre…) chi parla ? dico

So' Bruno, cojone ! (odio sentirmi chiamare cosi, anche nel recitativo…)

Embè ? (dico entrando, a piè pari nella parte).

Embè noi stamo a parti, vedi che poi fa, te sbrighi ?

Ma pe anna dove ?

Dove ? Ma che sei scemo ? Che nun te lo ricordi 'appuntamento ?

Appuntamento ?

Ahò che stai a fa er vago ? Che nun ce lo sai che stasera s'embarcamo per Andromeda co' l'astronave de Giggi ?

Giggi chi ?

Ahò ma te stai proprio spostato de cervello, come Giggi chi ? Giggi, l'autista ! Quello che ha studiato le mappe astrali. Er comandante, no ?

E tu ci credi ? dico cosi, per puro senso di sfida.

A Giggi lassalo perde, capito Arfio ? Avemo giurato tutti ! mo nun te poi tirà indietro, te poi stai an posto de comando, c'hai na responsabilità ne a missione.

Missione ?

Sei scemo o ce fai ? A missione, a missione, che dovemo annà a fasse er pic nic su Andromeda sto fine settimana.

Io nun vengo, Lellè.

Come nun venghi ? Ma che stai a ddi ? Davero ? (con una v sola). O madonna santissima questo è scemo proprio. Ma che stai a ddi ? Dovemo da partì, Alfio, nun fa er cazzaro !

Senta, prima l'ulema, adesso Alfio, ma lei è sicuro di sentirsi bene ?

E lei è sicuro che questo dialogo non verrà immortalato in qualche melensa scenetta ?

No, rispondo, conoscendo i miei tic.

Ecco appunto, quindi prima de fa le parti ar telefono bigna che te le studi si voi fa er fighetto, hai capito hai ?

Si, dico mestamente…questa non m'è venuta granchè.

Guardo Crissie annusare gli angoli del pavimento in lamiera della cabina. Il porto non è molto distante e qualche immigrato deve esser sbarcato da un peschereccio e venuto qui dentro per telefonare, magari a casa.

A Crissie piace il pesce. A me, solo di venerdì.

cletus1 at 00:28:53 10 Commenti

26/01/2005

Wrestling e piccola chirurgia estetica

"La strada che va in paradiso è lastricata di buone intenzioni".

Leggo questa perla di saggezza scritta con uno spray color lilla, lungo le pareti esterne dello stadio del wrestling.

Fa la sua figura, devo ammettere. Confusa fra i poster che ritraggono omaccioni nerboruti, comicamente in calzemaglie dai colori assurdi e parrucche bionde, nel vano tentativo di somigliare a dei vichinghi. Molto più probabilmente, dei post-tegrafonici dediti a pratiche bizzarre nel dopolavoro.

I poster annunciano una riunione avvenuta mesi fa, conclusa in rissa. Lo stadio è stato chiuso, motivi d'ordine pubblico hanno detto. Da allora è un ritrovo per skinheads e puscher in fase d'estinzione.

Neve tutto intorno, e passo affrettato. Non mi piace questa gente, cosi sorrido in modo neutro e passo indenne fra fiumi di parole che magnificano il nulla, variamente ricamato, delle rispettive esistenze.

Mentre giungo all'incrocio, da una cabina superstite sento giungere un'inequivocabile suono. Ci risiamo, penso…mi faccio forza, un bel respiro ed entro. Una puzza di pipì di cane stemperata dal freddo pungente mi da il benvenuto mentre l'eco del mio rassegnatissimo "pronto ?" si diffonde nel parallelepipedo.

Si pronto, è la ASL ? una voce di donna, dall'accento alsaziano.

No, sbaglia numero…mi spiace. Sto per riagganciare quando la tipa riprende…

Non è la ASL ?

No, non ancora…dico per darle una possibilità.

Allora con chi parlo, scusi ?…dice di colpo, seriosa…

Ma nulla, passavo di qua, lei ha chiamato il telefono di una cabina pubblica.

Si, vabbe' e che stiamo in America mo ?

No, in effetti. Convengo

Appunto, allora lei chi è ? E' della ASL ?

No, signora, gliel'ho già detto io sono solo uno di passaggio…deve rifare il numero.

Ah, ok, grazie. Click.

Pfuiii, sto per riaprire le porte a vento e rinfilarmi nel gelo amichevole di gennaio quando, immancabile, suona di nuovo.

Pronto ? (ci credereste ? la stessa voce di prima…)

Si, pronto, dico con tutta la rassegnazione di cui dispongo (poca)

E' la ASL ?

Si, mi dica signora, in cosa posso esserle utile ?

Ho sostenuto un'operazione chirurgica in Francia e volevo sapere, m'hanno detto cioè, che insomma, si, potrei chiedere il rimborso delle spese.

Chi gliel'ha detto, Signora ?

Una mia amica. Dice stizzita

Beh, dica alla sua amica che non è possibile.

No ?
Eh no ! dico con un pizzico di perfidia.

Peccato…e ora ?

Ora cosa ?

Non c'e' modo ?

No, non credo.

Davvero ? tenta di abbindolarmi con il tono di chi magari, poi dopo…

Gliel'ho detto, Signora…temo sia impossibile…Tento pero' una chance chiedendole…

Che tipo di intervento ? Se posso…

Quale ? Quello in Francia ?

Si (mi pare evidente…che di quello si stesse parlando, ma mi trattengo, pensandolo e basta, senza dirglierlo…costei, infondo, mi è simpatica).

Ah, chirurgia estetica.

Estetica ?

Si…balbetta…e poi d'un fiato, trovando il coraggio chissà dove…Ho rifatto il seno.

Non ci vedo nulla di male, dico per confortarla.

Lo dice anche il mio ex marito.

Ah si ?

Si, dice che cosi gli ricordo quand'ero pischella…."due coppe di champagne" le chiamava…

Mi ritrovo a pensare come l'anonimato che garantisce il telefono, conceda di queste confidenze. Con uno sconosciuto, visto in faccia, difficile declinare perfino le proprie generalità, o inclinazioni gastronomiche…questo è il territorio della verità disvelata, penso.

A che ora esce da scuola sua figlia, Signora ?

Che c'entra ? Io non ho figli…

Chiedevo cosi…per dire…

Sta tentando di estorcermi un appuntamento per caso ? dice in tono minaccioso (ma nemmeno poi tanto…)

Si, ammetto candidamente.

Dove si trova adesso ? In quale cabina ?

Quella all'angolo con lo stadio del wrestling.

Lei è un appassionato ?
Sto per dirle, si, di signore svampite col seno rifatto…ma mi precede…

Non fa nulla, mi dia dieci minuti e sono da lei….Ci sarà bene un bar da quelle parti ?
Eccome no, magari non molto ben frequentato…dico osservando uno skinheads che batte nervosamente le nocche sul vetro della cabina….ma un cellulare no, eh ?

Non fa nulla…giusto il tempo di un caffè, di due chiacchiere…

Sia, ma la prego…faccia presto…

Come la riconosco ?
Facilissimo: ho un barbagianni al guinzaglio.

Bene, mi dice senza scomporsi (forse non ha capito, anzi senza forse, non ha capito proprio…).

Click

Si, click.

Esco dalla cabina prendendomi la mia dose di improperi in uno slang che a stento comprendo. Ares, roster di 108 kg. da Biel, Svizzera, mi sorride minaccioso dal poster. Fa freddo, ma ancora per poco.

cletus1 at 00:25:27 7 Commenti

07/01/2005

La cabina di Bandini

per gioco, abbiamo deciso di alternarci nella scrittura di un post

riguardante i reciproci "tormentoni": questo è il pezzo di Bandini:

Cammino sul marciapiede facendo attenzione a non calpestare le righe del pavé, quando il suono di un telefono proveniente da una cabina pubblica sulla destra attira la mia attenzione. Entro nella cabina e senza pensarci due volte alzo il ricevitore.
- Pronto.
- Mmm… che voce sexy.
- Chi è?
- Lo sai benissimo Cletus. Hai richiesto tu il mio servizio.
- Guardi, ha sbagliato. Non sono Cletus, sono Bandini e questa è una cabina pubblica.
- Ok, se ti eccita di più ti chiamerò Bandini. O forse preferisci Dolcezza?
- Io sono Bandini, signorina, no Dolcezza né Cletus né PucciPucci. Lei chi è?
- Io sono Sheila, e vorrei prendermi cura di te.
- Lei ha per caso l’asma?
- No, Bandy, perché?
- E allora perché parla così?
- È che sono eccitata, Bandy. Mi sto già toccando, Bandy, e tu?
- Che cosa si sta toccando?
- Ti prego, dammi del tu Bandy.
- Che cosa ti stai toccando, Sheila?
- Mmmm… non ti sembra di essere troppo curioso, Bandy?
- Sheila, piantala con queste stronzate, santodio.
- Mi sto accarezzando l’interno delle cosce… lentamente…
- Perché lo fai?
- Mi eccita.
- Ti accarezzi risalendo la coscia o discendendo?
- Come?
- Ok, fai attenzione: muovi le dita dalle ginocchia verso la vulva o viceversa?
- Dalle ginocchia in su.
- Zigzagando?
- Oh, insomma… dimmi di te, piuttosto.
- Tutto bene, grazie. Un po’ raffreddato.
- Noooo… dimmi se ti stai toccando. Mi piacerebbe toccarti, Bandy.

Getto uno sguardo fuori dalla cabina, in giro non c’è anima viva. Mi sbottono la patta. Dopotutto, sono un debole.

- Ti stai toccando Bandy?
- Mi sto toccando Sheila.
- Cosa ti stai toccando sporcaccione?
- Mi sto accarezzando il glande Sheila.
- Mmmm… e com’è il tuo glande?
- È grande, Sheila. Un grande glande.
- Grande grande?
- Un glande grande grande Sheila. Un enorme glande Sheila.
- Che cosa vorresti farci con questo enorme glande Bandy?
- Vorrei infilartelo in bocca Sheila. Vorrei infilarti il mio enorme glande in bocca Sheila. Sheila, oh, Sheila. Parlami Sheila. Sono un debole Sheila. Un debole con un glande enorme Sheila. Dove sei Sheila. Parlami Sheila, parla col mio glande Sheila, Sheilasheilasheila.
- Per ricevere un pompino, premere 1. Per ricevere una sega, premere 2. Per sesso anale, premere 3. Per penetrazione vaginale con orgasmo sussurrato, premere 4. Per penetrazione vaginale con orgasmo urlato, premere 5.
- Sheila? Che fine hai fatto Sheila?
Premo il tasto 1.
- Per pompino con massaggio ai testicoli, premere 1. Per pompino sottovuoto, premere 2. Per pompino con eiaculazione in faccia, premere 3. Per pompino con ingoio, premere 4.
Premo il tasto 4.
- Attendere in linea, prego.
In sottofondo parte I just call to say I love you di Stevie Wonder. Batto il ritmo col polpastrello sul frenulo. Risponde una voce maschile.
- Bene, e ora ti sfonderò il sederino, bello.
- Sheila?
- Ma che Sheila. Sono Rocky, bello, e sono qui per sfondarti il culo. Sei pronto?
- Dev’esserci un errore, Rocky. Io ho chiesto un pompino con ingoio da Sheila, non…
- Non essere timido, bello. Ti piacerà.
- Lasciamo stare ok?
- NON CERCARE DI FARE IL FURBO, BELLO. ADESSO TI SFONDERO’ QUEL TUO BUCO DI CULO SFACCIATO.
- Come non detto Rocky, ci sentiamo eh?
- SO DOVE ABITI.
- Come dici?
- HAI CAPITO BENISSIMO CAZZO. SO DOVE ABITI.
- Buona giornata Rocky.
- VERRO’ A CASA TUA E TI SFONDERO’ IL CULO!
Riattacco. Esco dalla cabina e corro il più lontano possibile. Che schifo di gente c’è in giro, la gente è matta.

cletus1 at 00:38:46 31 Commenti

05/01/2005

Costellazione dello scorpione (esiste ?)

Come al solito. Anzi, peggio. Stavolta la cabina è occupata, la sera non è bellissima, e devo aver mangiato come una locusta, scontando la conseguente, inevitabile, crisi digestiva. Mentre sono assorto in codeste elucubrazioni, d'incanto (…poesia, eh ?) esce la persona che stava parlando e suona il telefono.

Pronto Pronto ? (uhè due volte, mica una !)

Si, pronto. Dico io col tono di un centralinista prossimo alla pensione.

Lei mi può aiutare ?

Beh, certo, perché no ? rispondo ricordandomi d'aver fatto anche lo scout, da pischello.

Ecco, vede, ho un problema…

(sto per dirgli "e non è contento ? intendo, solo uno ? pensi che invece io…ma mi trattengo)

Mi dica, comunque gli dico.

Mi hanno rubato la macchina.

Perbacco.

Si, e me lo lasci dire, sarebbe stato meglio non l'avessero mai più ritrovata.

In che senso, scusi ?

Nel senso che quando una cosa deve andare storta ci va.

Che macchina aveva che le hanno rubato ?

Una panda del 89

Praticamente una sfida al concetto di locomozione, dico per sollevare il tono da mi manda raitre della conversazione.

Ma andava benissimo, guardi…

Non ne dubito. Bene, venga al punto.

Ma nulla, faccio la denuncia dopo di che un bel giorno mi avvertono che questa macchina l'avevano ritrovata.

Quando ?

Ma, sarà stato un mese dopo.

Ah.

Si, e mica me lo potevano dire prima…

Perché ?

Perché quando sono andato a riprenderla, alla depositeria giudiziaria, sa, quel grande parcheggio dove tengono i cosidetti corpi del reato…beh…ho dovuto pagare un mese di parcheggio se no mica me la ridavano…

Quanto le hanno chiesto ?

(me lo dice)

Lo trovo indegno per una nazione civile aderente al patto atlantico, dico.

Anche io, afferma, giurerei senza aver afferrato.

Ora io ho scoperto che la macchina è stata trovata 3 giorni dopo il furto.

Non è contento ? chiedo incautamente…

Assolutamente no. O meglio, si, certo, infondo c'ero quasi affezionato, sa dopo tanti anni, ma il punto non è questo.

Ah no ?

No, il punto è che me lo hanno detto dopo un mese che sta macchina era stata trovata, lo trova giusto ?

Avranno avuto da fare…dico.

Che fa ? li difende ora ?

Chi io ?

Si, ma che cazzo d'associazione di difesa dei consumatori siete voialtri ?

Guardi che ci deve essere un equivoco…questo è un telefono pubblic…

Vaffanculo, va, vatti a fidare…

Click

Click

Il freddo rende il cielo simile ad una cartolina speditami da non ricordo chi dal Museo Nazionale dell'astrofisica lo scorso luglio. La costellazione dello scorpione è lì che si staglia nel cielo, in tutta la sua maestosa perplessità. Ed io con lei.

cletus1 at 00:22:54 9 Commenti

29/11/2004

Pitoni ad Iwo Jima (no, è ostialido...)

I ragazzi sono intenti a spogliare una grossa berlina. Orba dei fari, stanno passando alla tappezzeria, uno di loro si allontana brandendo nell'aria il sedile posteriore come fosse un trofeo.

Sembra una scena da Bagdad, invece siamo ad Ostia, è domenica mattina e sul lungomare annuvolato non c'è pressochè nessuno. Solo questa vecchia mercedes e un branco di formiche umane che la stanno spolpando.

Ah, c'è una cabina.

Ah, sta suonando, ma resto imperterrito a gustarmi la scena sgranocchiando noccioline seduto sul muretto che delimita la spiaggia libera (l'unica, in km e km di dopolavori, dancing, ristoranti strizzaturisti e bottegai grassi…).

Lo lascio suonare un bel po, ma poi mi riprendo e alzo il ricevitore.

Pronto ?

Si ? dico

Non stiamo scherzando ! mi intima una voce da adolescente, solo grottescamente minacciosa…

Davvero ? chiedo cosi per conferma.

No, poche storie con noi ! (eccolo li, subito i plurali a chiedere rinforzo, costui e' consapevole del rischio credibilità impastato nelle sue corde vocali, chiede aiuto agli altri, al branco)

Noi chi ?

Noi, seccato, qui le domande le faccio io, dice in un sussulto di dignità.

Bene.

Si, bene.

Grazie.

Prego.

Scusi ?

No, scusi lei.

No, volevo solo chiedere, sembrava dovesse aggiungere qualcosa…

Chi io ? dice.

Si, almeno cosi mi sembrav…

Si, mi porti via da qui.

Da qui dove ?

Da questa gabbia di matti.

Cosa mangiano ?

Chi i matti ?

Che ne so, i suoi amici.

Ma no, cosa ha capito ? a me fanno fare il telefonista.

Per cosa ?

Per chiedere il riscatto.

Di cosa ?

Di un pitone.

Pitone ?

Si.

E che ci fate di un pitone ?

Nulla, l'hanno….ehm, l'abbiamo preso da casa del padre di uno di noi.

E allora ?

Allora un cazzo, questo è imballato di soldi.

Non è mica un reato, mi pare.

No, certo ma a noi è venuta quest'idea.

E ora ha paura ?

Si.

Ha provato a chiamare il proprietario e ad inventarsi che magari sto pitone qui l'ha solo trovato ? che era scappato e stava per infilarsi in un negozio di intimo femminile ?

Silenzio. (evidentemente ci sta pensando su).

La Mercedes, privata di entrambe le ruote posteriori, sembra la bandiera di Iwo Jima immortalata da Joe Rosenthal, il muso stellato proiettato in alto, nel cielo nuvoloso.

Senta, mi dice dopo un bel po, Non è che lei sarebbe interessato ?

A cosa ? al pitone ?

Si.

Cosa mangia, di solito ?

Non lo so, e inizia a piangere…Gli hanno dato in pasto Nick & Lucy i miei due criceti.

Assassini, mi viene fatto di dire ma mi trattengo.

e fra le lacrime…."giuro, non le faccio più ste cose, mi tolga da questo pasticcio…"

Ci penso su, poi un lampo: Mi trovo qui sul lungomare, all'altezza ect.ect…se ce la fa ad arrivare entro 10 minuti ho una idea…guardando i boys e il furgone nel quale stanno caricando i pezzi della mercedes.

Lei è un amico, arrivo subito.

Si, faccia presto.

Click

Click.

cletus1 at 13:14:26 17 Commenti