19/09/2008
13/09/2008
Trasloco ?
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Mi sarebbe piaciuto, se questo blog fosse dotato di effetti audio, che una voce finta e stereotipata come quella di uno spot di una famosa catena di hard-discount, all'apertura della pagina, dicesse “da domani……”, oppure ancora citare la famosa battuta di Douglas Adam (tratta da Guida galattica per autostoppisti)….”arrivederci e grazie per tutto il pesce”.
In realtà, da qualche giorno ho cominciato il trasloco. Non so se abbandonerò del tutto questo spazio su dada. Mi piace pensare, alla stregua di qualsiasi piccolo borghese che si rispetti, di aver semplicemente dato fondo ai risparmi per la seconda casa, e magari per sfuggire all’angoscioso dilemma “mare o montagna ?” stavolta direttamente sulla Luna. Stay tuned ! |
11/09/2008
11 settembre, di 7 anni fa

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Ero in un ufficio con amici. Pomeriggio afoso, come quelli cui Roma ci ha abituato, in settembre. Intento a redigere qualche offerta particolarmente pallosa: di quelle nelle quali ti perdi se tralasci anche il minimo dettaglio. Ad un certo punto entra la ragazza che sta al telefono, generosamente definibile “segretaria”. Ho sentito alla radio che c’e’ stato un incidente a New York, un aereo è caduto sulle Twin tower.
Minchia, che sfiga ! è la prima cosa che ho pensato. Tutti riprendono a fare quello che stavano facendo prima dell’irruzione della ragazza. Passano pochi altri minuti. Entra un collega. Arriva col casco in mano e ha una sorta di miniipod con gli auricolari, evidentemente con funzioni di radio FM. Ragazzi, sentito cosa è successo ? Un po’ tutti annuiscono, svogliati (l’effetto notizia se l’era aggiudicato la ragazza di prima). Tempo mezzora e la ragazza rientra. Non ci crederete, ma ne è cascato un altro. Ma dove ? Sempre sulle twin tower. A quel punto ci guardiamo in faccia. La sensazione è un misto fra incredulità e paura. Si cerca una radio, o una tv. Ma in ufficio non ci sono ne l’una ne l’altra (salvo le radioline mini ipod della ragazza e del ragazzo che sono pero’ mancanti di altoparlanti). Continuiamo tutti a lavorare.
Dopo un pò, esco. Salgo in auto. Accendo la radio. Tutte le stazioni danno particolari di quanto accaduto, con livelli variabili (lo apprendero’ dopo) di esattezza. Arriva la notizia del terzo aereo schiantato sul Pentagono che sono quasi a casa. Fatale accendere la televisione. Preparo un pasto frugale poi mi rimetto sul divano, apro un pc portatile del dopoguerra e scrivo questa cosa:
LE TORRI.
Un'altra notte.
Tutto e' fermo.
Osama Bin Laden.
Occhi che hanno fotografato,
portato i pensieri
li dove non volevano andare.
Le torri.
Oh capolavoro
dell'ingegno.
Estensione di quell'orgoglio
primitivo che dovette
provare il primo indigeno
della terra,
alla prima evoluzione
della caverna.
Suoni che vanno e vagano.
Anni che passano.
La sorpresa.
L'atto di sorprendersi.
Come davanti ad un magnete,
fatto di odio,
quegli aerei,
attirati
"nelle" Torri.
Registri che saltano.
La scuola del terrore.
Mentre insieme si disintegrano
le granitiche certezze,
e i fiumi di parole,
le analisi,
i distinguo,
non possono da sole,
rassicurare piu' nulla.
Categorie desuete.
Anche quelle della logica,
Si piegano al vento
infuocato
di quelle tonnellate di
alluminio e kerosene,
moderni derivati di lance
di selce e palle dardeggianti
di grasso animale.
Spazzando via insieme,
le slides di una presentazione
di bilancio,
con l'assillo di una spesa
da fare al supermercato,
nella pausa pranzo,
giu' all'angolo.
Un coito adulterino o
un capriccio della toponomastica ?
Rivedere gli assiomi
della geometria ?
Si darà sempre
solo una retta
per congiungere 2 punti ?
Mentre resterà valido
il principio che ne vuole
infinite su di un singolo punto ?
e tutto quel sangue ?
Come sarà stato considerato
all'atto della stesura del copione ?
Un necessario, tragico corollario
ai fini della rappresentazione
simbolica.
E, paradosso,
come non pensare
che demolendo quelle torri,
cosi alte,
cosi prepotentemente
rivolte al cielo,
(come le chiamano ?
Sky-keeper ?)
si sia voluto
gridare
a chiare lettere
che no,
non e' ancora arrivato
il momento di
"assurgere" ad esso ?!
O quantomeno,
Diamine,
Che almeno non sia
consentito
farlo prima
agli "altri".
E' come un litigio
per un parcheggio,
o per una precedenza,
che e' degenerato.
NULLA SARA' PIU'
COME PRIMA.
E' stato detto.
Ma anche altre, tante,
troppe volte.
Abituarsi a pensare.
Estendere il concetto
di valore della vita,
forse liberandolo
da quell'armadio
di sicurezze
che vanamente
continuiamo a riempire,
prigionieri di schemi
pret a proter,
cosi rassicuranti,
ma inevitabilmente
"fuori-stagione".
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04/09/2008
Metre a penser
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Datemi un microfono anche a me, lo voglio ! Singolare che, forse perché a corto di veri e propri metre-a-penser, la stampa corteggi il vip di turno, vuoi che sia un cantante, attore, calciatore o velina, per strappargli un commento sulle vicende, certo non edificanti, della politica nostrana.
E’ la semplificazione della frase “nessuno che faccia il proprio lavoro, qui”. Con la quale andrebbero salutati i roboanti annunci delle fatiche letterarie di questo o quel appartenente a dette categorie. Forse che il criterio della flessibilità abbia investito, come una marea dilagante, tutto l’orizzonte dello scibile umano, e cosi ci ritroviamo con le librerie invase da testi caratterizzati più dai nomi (e cognomi) dei titoli, che non dai contenuti.
Non ho letto, ad esempio, Lettere d’amore dal frigo, di tal Ligabue Luciano. Medito di farlo, prima o poi. Prendo però amaramente atto che la Einaudi c’ha svoltato alla grande: ad oggi risulta il testo di poesia più venduto in Italia (si stimano 100,000 copie,e si che abbiamo dato i natali a personaggi come Ungaretti, Montale, Caproni).
Cosi dalla ribalta del Festival del cinema di Venezia, siamo confortati anche dalle sentenze del molleggiato, che non pago dell’investitura che lo share italico gli ha tributato, e senza alcuna riluttanza, calato com’è nella parte del profeta-a-penser, c’ha reso edotti circa le sorti del Parcheggio del Pincio, dell’Alitalia, e se fosse avanzato tempo, avrebbe forse pure avuto qualcosa a che dire in merito alla recente campagna acquisti dell’Inter.
Ora, al di là della mania di protagonismo, malcelata nei panni del telepredicatore, quello che sgomenta non è tanto chi risponde alle domande dello zelante cronista, quanto l’ostinazione con la quale quest’ultime vengono riproposte. In altri termini, se si attenessero come sembra aver fatto recentemente la ministro francese che prima dell’intervista ha messo in chiaro che non avrebbe risposto a domande circa la propria vita privata (dando, con questo una lezione di stile a coloro che connivono con i paparazzi), avremmo eminenti pareri e giudizi sull’oggetto del proprio mestiere intellettuale (volendo in questa categoria far rientrare anche i cantanti, o la parte più impegnata di essi) e dei rispettosi silenzi circa tutto il resto.
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