19/06/2008
Covoni, again
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Giro con l’auto per le campagne. No, non faccio il veterinario alcolizzato per una nota casa di liquori. Complici le intense precipitazioni, quest’anno la raccolta del fieno sta subendo un leggero ritardo. Cosi cominciano ad affiorare, qua e la, in modo random, i soliti benedetti covoni. Credo di avere qualcosa di irrisolto con questi oggetti. Ne subisco il fascino della disposizione. Non mi sono ancora spinto a compulsare manuali di funzionamento delle macchine che li confezionano. Probabile che su Youtube, volendo, insieme a centinaia di video che immortalano l’ingresso di locomotive nelle più sperdute stazioni del profondo nord (tutte debitamente classificate per anno di fabbricazione, km di percorrenza e altre delizie per aficionados del genere) si possa rinvenire qualcosa. Digitando COVONI su google, si generano circa 56500 risultati. Su google immagini stiamo intorno ai 7510.
Giro armato di una minuscola telecamera digitale. Continuo a fotografare e riprendere i campi più significativi dal punto di vista estetico. Li trovo degli eccezionali elementi d’arredo naturale. Un segno dell’uomo sul paesaggio. Mi chiedo che vita faccia chi è preposto al loro confezionamento. L’anno scorso, in preda a qualche delirio sono arrivato a tracciare delle meditazioni raccolte poi in questo allucinante post. (con video annesso). Ora, la visione di questo video, credo possa contribuire ad aprire degli squarci significativi sul loro utilizzo ludico. Insieme alla notizia, sempre rinvenuta via google, che una Cletus Productions (stavolta con la esse finale) esista già, e che da quanto ho capito si occupi di bluegrass, e che la data dell’ultima visita sul sito istituzionale allo scopo allestito su myspace, risale al febbraio scorso, mi da, come dire, l’ebbrezza del passare del tempo. |
10/06/2008
Peaches en regalia (Cletus production two)
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E allora ci si rivede nella sala della Cletus Production. (e’ sempre l’alba, ci sono sempre le stesse persone). Allora di cosa parliamo oggi ? dice Cletus Di un altro testo interessante. Dice Cantarella. Illuminaci, dice la Asbury, mentre rimira il french dato di fresco. E’ arrivato un plico, anonimo, ma lasciate che vi legga la lettera che accompagnava il manoscritto. Ok. Bene, mi chiamo Ruggero P., faccio il gommista. Si, lo so, qualcuno di voi starà già sorridendo. Ma per me la scrittura è una droga. Spesso compongo i miei scritti fra una convergenza ed una equlibratura. Sono operazioni difficili, rese oggi possibili, dal massiccio ricorso alla tecnologia. Ed in un certo senso, hanno, in se, qualcosa di filosofico. Cosi io riequilibrio pneumatici. Dono loro la capacità di andare dritti. Di correggere che so, le impavide salite su un marciapiede in fase di parcheggio, o delle improvvide buche che disseminano le strade delle nostre città, soprattutto dopo le pioggie (e questa, sfido i metereologi, verrà annoverata come una delle stagioni più piovose degli ultimi due secoli). Insomma, prima di bollare il mio manoscritto, vi prego leggetelo. Non per altro l’ho inviato a voi, della Cletus Production, perché so che rappresentate una fortunata eccezione nel panorama editoriale italiano, e che, soprattutto, date molto spazio agli esordienti. F.to Ruggero P. Beh ? dice la Garavaglia, tutto qui ? La premessa non è male, dai ! dice Furia Tromberry, responsabile dei rapporti con la stampa. E poi, sentite, scrivono tutti ormai: cantanti, veline, dj, perché non dovrebbe farlo un gommista ? sentenzia la Liscandrelli.. Di cosa parla il testo, lo avete letto ? Si, dice Cantarella, con tono mesto. Beh ? Ecco, è un libro di foto, capo. Come di foto ? Si. E’ una raccolta di foto scattate su cataste di frutta. Ci sono primi piano di cataste di albicocche, pesche, mandarini, pompelmi, un festival di colori, ritratte dai banchi di mercato, o da negozi di ortofrutta di tutt’Italia, come recitano le didascalie. Come l’ha chiamato ? Qual’e’ il working title ? Sembrerebbe adatto "Una macedonia, italiana". Sottotitolo, viaggio attraverso i frutti della terra della nostra bella penisola. Non è un libro banale, capo. Perché no ? Perché sotto ad ogni foto, c’e’ una poesia. Una poesia ? Si. E quante sono le foto ? 139, capo. E ci sono 139 poesie ? Si. Me ne legga una. Bene, le scelgo questa, si chiama, Peaches en regalia. Dov’e’ che l’ho già sentito questo titolo ? Era un brano di Frank Zappa, capo. Ah, ecco. Bene avanti la legga. Te ne eri dimenticata. Hai messo 250 km fra le mie istanze e le tue ritrosie. Particelle siderali, io e te, che celebrano le leggi del magnetismo. Ci attraiamo, ci respingiamo, come in un valzer cosmico. T’ho portato questo cesto di pesche. No, non le ho colte a Peschici. Non le ho nemmeno Pescate. Sono solo pesche, nient’altro. Sono pesche per te. E te le regalo. SILENZIO. Dopo qualche minuto, la Garavaglia azzarda: Finita ? Si, dice Cantarella. Beh, non è pessima, dai. dice la Asbury, che ora è passata al french delle dita dei piedi. No, affatto, c’è sentimento, Ma un gommista, cazzo…ci faremo riconoscere da tutti, a quando un imbianchino ? Che discorsi ! Un testo fotografico costa un botto di soldi stamparlo. Tiratura ? Volevamo partire con un paio di cento copie, capo. Diffusione ? Ipergross, ovviamente. Tutti annuiscono. Hai visto mai che con tutte ste fragole in copertina non lo scambino per un ricettario di frullati a base di frutta. In effetti, in appendice Ruggero P. si dilunga sulle ricette di alcuni cocktail. Usa il Martini extradry o il Gin ? Martini, capo. Bene, il tipo ha le idee chiare. Visto si stampi. Si, dai, e’ troppo fico, dice la Liscandrelli, mentre si alza per andare a fare il caffè a tutti. Fuori, con estrema titubanza, il primo sole sta cercando di bucare la coltre di nebbia di una bella mattina di giugno. E’ l’alba. Fra poco apre il golf club. (continua….forse….) |







