26/04/2008

Altre esibizioni

E’ sulle cronache da giorni. Le spoglie di Padre Pio da Petralcina sono state riesumate, in qualche modo ricomposte ed esposte, in apposita teca, alla venerazione dei fedeli.

Voglio lasciare da parte qualsiasi considerazione sul lato commerciale della faccenda.

Mi voglio concentrare su un punto, che mi da fastidio, e molto.

 

Non sono un credente, forse lo sono stato. Ho lasciato che nel mio giardinetto, insieme alle floride piante della fede, crescesse, indisturbata, la gramigna dell’incertezza. Non ho in particolare simpatia tutte le varie gerarchie e i soppalchi che l’apparato Chiesa spa, ha montato, nei secoli, e monta ancora oggi. Provo simpatia, invece, per quei preti che si sporcano le mani, giorno per giorno, nel nostro calvario, questo e il prossimo venturo.

Però, al di la della discutibile scelta, c’è una cosa su tutte che mi fa incazzare come un ETR.

L’utilizzo, tollerato, dei telefonini e delle telecamere, per immortalare (si perdoni il bisticcio) il morto.     La moda ha avuto il suo esordio già in occasione della dipartita del Papa precedente.

Persiste nel caso in parola. Per nulla intimoriti, esente qualsiasi dubbio sull’opportunità della scelta, i fedeli che scattano, “per avere un ricordo” sono la risultante della spettacolarizzazione. In altri termini, l’andata in goal di tutto l’apparato mediatico messo su a bella posta.

 

Intanto registro, a fronte della tolleranza, l’assurdo divieto che vige in alcune chiese di fotografare addirittura le opere d’arte, che so, affreschi, pale, statue. Cos’è ? Hanno più importanza delle spoglie di un uomo ? E ancora, cosa c’è dietro quest’ansia di portarsi a casa un’istantanea ?

Mi astengo dalle facili conclusioni della sociologia d’accatto che impera sui giornali…la deriva del senso etico, il popolo foraggiato al culto dell’immagine che riperpetua lo stesso “mangime”, appena può.

Mi chiedo in forza di quali ragioni le autorità ecclesiastiche tollerino tutto questo.

 

 

Per sgombrare il campo da ogni sospetto di facile anticlericalismo, sono uno che rimane ancora basito da episodi come questo che cito: durante la recente visita del Papa negli Stati uniti, ho ascoltato alla radio, da parte dei conduttori di un programma radiofonico (RADIO DUE, CATERPILLAR), la domanda, idiota ed irriguardosa, rivolta ad un improbabile “inviato speciale”: “che ha detto il Papa ? a chi è favorevole ad Ilary o ad Obama ?”, come se si trattasse del primo opinionista da strapazzo. Piuttosto che buttarla in caciara, e volendo fare seriamente il proprio mestiere, gli avrei chiesto, ad esempio, come mai, proprio da chi promulga il diritto alla vita, in tutte le sue salse, non ci sia stata, anche a fronte della recente moratoria, votata alle Nazioni Unite su iniziativa italiana (…e una volta tanto prendiamoci i meriti che ci spettano), una condanna un po’ più esplicita del ricorso alla pena di morte che tuttora persiste in diversi stati di quella Nazione che viene definita un esempio di democrazia, cosi ansiosa di esportarla.

Ho sentito un assordante silenzio, in materia.

 

 

A riprova della necessità di un forte pronunciamento, proprio la concomitanza, nei giorni della visita del Papa in quel degli States, della sentenza della Corte Costituzionale di quel paese, che sanciva la liceità dell’iniezione letale come metodo per comminare la pena estrema.

 

Mao è morto, anche lui, da un pezzo. Una delle sue massime, saccheggiate da una folta teoria di filosofi, presentatori, marchettari di varia specie, e buon ultimi, qualche pubblicitario di turno, recitava cosi…”grande è i disordine sotto il cielo: la situazione, è dunque, eccellente”.

cletus1 at 08:33:00 2 Commenti

18/04/2008

Youtube, ovvero memoria storica del....

Facendo (niente paura, è un gerundio !) zapping fra i blog,

ho scovato questo paio di perle...

(si consiglia la visione in rapida successione)

Prima questo:    http://www.youtube.com/watch?v=oQewpYCtYMA

a seguire quest'altro: http://it.youtube.com/watch?v=WUTRwG1SkVY&feature=related

Solo dopo, solo se risiedete a Roma, solo se domenica 27 non avete un cazzo

di meglio da fare, chiedetevi se vale davvero la pena di concedere a costui

un'altra chance... ma non avevamo già dato ?

cletus1 at 08:14:00 6 Commenti

18/04/2008

Caucciù

 

 E, ti ricordi ?

 Osservo l'impronta bagnata delle ruote

 della tua macchina, nel viale adesso vuoto

 dell'aereo, sulla pista, che t'ha portata via.

 Ogni solco, come le pieghe che ti fanno

 le prime rughe che ti stanno spuntando,

 bellissime.



 Solchi che raccontano, in silenzio.

 dal caucciù che deve esser nato sotto questo sole,

 lo stesso,

 che manca da giorni anche qui.

 Ogni impronta, una storia dentro.

 Un no od un si, detti, sicura.



 E l'acqua che ci riposa dentro, immobile,

 a fermare ogni possibile ricordo,

 a fissarlo, in qualche modo, fra le cose

 più belle che mi lascerai a ricordare,

 di te.



 Fino alla prossima giornata di sole.

cletus1 at 07:51:00 1 Commento

14/04/2008

Altre storie di bassa editoria

"Non ci puoi fare nulla, rassegnati".

 

Ho memorizzato questa massima nel corridoio neuronale sei e devo dire che funziona.

 

Da quando ho fatto cosi, ammetto, le cose sembrano andare un po meglio.

Non che faccia qualcosa per questo. E' come se lanciassi per aria un puzzle da 500 pezzi, e questi, cadendo, si disponessero da soli, senza alcun intervento, in maniera perfetta.

 

Convengo che in pochi siano disposti a crederlo, ma del resto cosi è.

 

Le angustie, le incomprensioni, quelli stati d'ansia, puf ! svaniti come neve al sole.

Adesso va meglio, mi dispongo a vivere la vita in modo random, come aprendo un libro a pagina 239. Fa niente sapere cosa è successo nei capitoli precedenti.

Per me la storia comincia sempre a pagina 239, ed è bene farsene una ragione.

 

 

La faccenda riserva non pochi vantaggi. Posso tranquillamente fare a meno di tutta la minestra fin qui sorbita. Vado al sodo, in altre parole. E mi sento più "fresco".

Ho solo il problema del dover spiegare, ogni volta, davanti agli occhi attoniti dei vari editori cui presento il frutto del mio lavoro, che cominciare le mie storie da pagina 239 è una mia cifra. Un tratto distintivo, ecco.

 

Cosi ho trovato una casa editrice che evidentemente consapevole del probabile Pulitzer che rappresento, ha accettato di pubblicarmi, sia pure in modalità bluetooth.

 

Il testo, che comincia da pagina 239, viene "sparato", al sabato (giornata di maggiore affluenza) nell'aria dell'Ipergross vicino al Raccordo: .un successo !

Dalle casse del supermercato, una voce registrata invita i clienti dotati di telefonini con tale tecnologia ad attivare la modalità bluetooth per poter ricevere, gratis, un capitolo

a settimana. Vista la brevità del mio lavoro, al peggio, in un mese e mezzo avranno tutto il romanzo nella memoria volatile (mi son sempre chiesto se a breve i caritatevoli

occhi del WWF si poseranno su questo succedaneo dei pennuti), dei loro cellulari e ciò mi consacrerà indubbiamente come il primo scrittore italiano (prossimo premio Pulitzer) che è stato pubblicato in questa tecnologia.

I capitoli che sono stati apprezzati di più sono quelli relativi al Procasma.

Alla gente piace sentire raccontare le storie della porta accanto. Ci sono programmi televisivi che devono la loro fortuna a questo genere di faccende. Il mio romanzo, pur cominciando da pagina 239, consente di farsi un'idea piuttosto precisa di

cosa diavolo accade in questo locale chiacchierato, situato nelle immediate (immaginarie) adiacenze della Tuscolana.

 

L'editore è raggiante. Le vendite al sabato vanno bene, si guadagna sulle percentuali alle casse, dato che la passkey per accedere alla ricezione dei capitoli via bluetooth si ottiene al raggiungimento di un tot d'importo di roba nel carrello, e viene quindi stampigliata direttamente sullo scontrino.

 

La storia va avanti da un po’. Mi sento come uno di quei madonnari che, dotati di gessetto compongono le loro opere sul marciapiede.

Adesso sto lavorando ad una nuova storia. E' la storia di un addio. Niente di nuovo, d'accordo. Solo che tutto il testo è una raccolta degli addii più assurdi che possano capitare ad una persona. Sebbene parta da pagina 239 il volume ne conta 645. Ogni capitolo è lungo poco meno di tre pagine.

Ogni tre pagine la cognizione di addio si arricchisce di nuovi elementi. E come si dice, ogni addio è una storia a se.

Ho scritto questo testo, mosso unicamente dal bisogno di denaro, ma anche, in fondo in fondo, per rivalutare un atto (quello dell'addio) che a mio giudizio non gode, è il caso di dirlo, di buona letteratura.

 

 

A volte, mica sempre, ci vuole coraggio per dire, dirsi, addio.

Nelle pause del lavoro, mi alleno dando dei pugni sonori al sacco che sta in garage, sentendo dei gospel nelle cuffie del simil ipod avuto come acconto per la stesura di questo nuovo romanzo. Il titolo ? Ah, si, posso dare solo il working title: sarà LE STORIE DEGLI ADDII, la fascetta (che non

ho ancora ben capito come possa essere trasmessa in bluetooth, sarà : Un elenco straziante degli addii più bizzarri che la vita può riservarci. Da questo testo alcuni registi (sovietici n.d.r.) stanno meditando di trarne un film.

E' tutto. Ora vado a finire il puzzle.

Di quanti pezzi ?

Facile: 239, no ?!

cletus1 at 07:14:00 2 Commenti

12/04/2008

ma che c***o stai a di ?

e' da un po di tempo che arrivano messaggi di questo tenore.

Al di la della capacita' dei traduttori automatici, viene da chiedersi in quale considerazione tengano, gli stimati estensori di questi email, la credulità italiana. Mi astengo per il rispetto del SILENZIO ELETTORALE da qualsiasi facile battuta. Lascio il piacere della lettura a voi:

 
----- Original Message -----
Sent: Saturday, April 12, 2008 9:36 AM
Subject: 1 Messagio

Caro cliente stimato,

Recentemente abbiamo determinato che il calcolatore differente
avesse annotato nel vostro client di operazioni bancarie in linea
ed i guasti multipli di parola d'accesso erano presenti prima degli
inizio attivitа.

Ora abbiamo il bisogno di riconfermare le vostre informazioni di
cliente a noi. Se questo non и completato all'interno di 48h, saremo
costretti a sospendere il vostro cliente mentre puт essere comrpomesso.

Vi ringraziamo per la vostra cooperazione in questa materia.
Accedi prego al seguente collegamento per completare la verifica:

https://bancopostaonline.poste.it/bpol/CARTEPRE/for*********

Grazie per la vostra attenzione del promt a questa materia.
Capisca prego che questa и una misura di sicurezza significata
per contribuire a proteggere voi ed il vostro cliente.

Chiediamo scusa per eventuali inconvenienti.

Se scegliete ignorare la nostra richiesta ci non
lasciate scelta ma temporaneamente sospendere il vostro cliente.

Grazie di utilizzare Poste.it

cletus1 at 11:00:00 1 Commento

10/04/2008

Andare fuori per una cantante

Joni Mitchell

La nota musicale di questi giorni è Joni Mitchell.

Sensibile alle news dello showbiz, la colpa è stata del Grammy attribuito a Herbie Hancock.

Il predetto, se l’è aggiudicato con un lavoretto furbo (e bellissimo: lo trovate nella sezione MI STA MANDANDO VIA DI TESTA, qui a lato), dedicato, appunto, alla signora Roberta Joan Anderson, oggi sessantacinquenne.

 

Ora, corre l’obbligo precisare, che da pischello, credo d’aver consunto le tracce del suo BLUE (1975) avendolo nominato (gioco forza: all’epoca non avevo tanta scelta di vinile in casa, mia o altrui) colonna sonora dei miei giovanili convegni amorosi.

Le sonorità della Signora, perpetuate negli anni da altri gioiellini, come Mingus, realizzato in coppia con l’omonimo mostro sacro (del quale ad imperitura memoria ricordero’ la bizzarria che il giorno della sua dipartita a 56 anni si spiaggiarono misteriosamente altrettanti cetacei sulle coste del Mexico), o impreziosito dal valido apporto al basso di tale Pastorious Jaco, già splendido bassista dei compianti Weather Report, e tragicamente scomparso, giovanissimo, per una banale rissa, davanti ad un locale di Miami (da molti giudicato uno dei bassisti più validi del pianeta, celebri le sue scale pentatoniche….mammamia).

Insomma, complice EMULE, ho cominciato il mio personale revival nel mondo Joni Mitchell, collezionando subito dopo l’album di Hancock a lei dedicato, anche un altro gioiellino recente come un Tribute (nel quale gente del calibro di Costello, Prince e compagnia cantando . è il caso di dirlo – ripropone in maniera dignitosissima i brani della Signora). Ho finito l’opera (per ora) recuperando in saldo da Feltrinelli, un magico doppio dal vivo SHADOWS AND LIGHT   con un Pat Metheny che induce alle lacrime e il vecchissimo WILD THINGS RUN FAST (del 1982).

 

Manca poco e la troveremo saccheggiata dal pubblicitario di turno, a sottofondo di qualche spot, che so, di qualche austera berlina teutonica…Comunque, un must !

La sua voce, la maniera di arrampicarsi su ottave di pertinenza quasi sempre Jazz, ne fa un valido sottofondo ai miei risvegli o alle serate solinghe, magari davanti un buon libro.

Ho rasentato l’orgasmo cerebrale con l’ultimo suo lavoro (SHINE) edito lo scorso inverno, (colonna sonara di un omonimo musical messo in scena dalla stessa) e che gli è  valso non poche critiche essendo arrivato dopo un plateale quanto polemico ed inveritiero addio alle scene del 2002. Il fatto di averlo pubblicato per una casa discografica che nel contempo si diletta nel fornire cappuccini in una omonima catena di negozi ha aggiunto, se possibile, sconcerto nei suoi fan dichiarati e ortodossi.

 

 

A me interessa poco se gli utili delle vendite del predetto finiscano, insieme con le stime di vendita delle colazioni negli States, nelle tasche l’etichetta Hear Music, marchio della catena Starbucks. . Quello che mi interessa è avere i brividi quando da questo cd il lettore vomita nelle casse da 200 watt (che stranamente danno il meglio di loro a basso volume) il  distillato di poesia della traccia 9.

Cosi, sono giorni che non ne posso fare a meno, non appena in casa. Valido per risvegli struggenti o per serate rilassanti, questo Cd è la colonna sonora di queste giornate, costellate di tempo brutto, pioggerella sottile, funerali, e impicci vari.

Improbabile scaletta :

Shine (traccia 9 dell’album omonimo)

A case of you (Prince, dall’album A tribute to Joni Mitchell)

Edith and the Kingpin (traccia 2 dell’album di Hancock, eseguita da Tina Turner ma anche quella di Costello sul Tribute)

Carey, traccia 4 di Blue

Su tutte.

Enjoy.

cletus1 at 21:43:00 3 Commenti

05/04/2008

Note d'aprile

La mia casella di posta è miracolosamente deserta. Il fatto di non avere etichette sul citofono, presenta dei piccoli, indubbi, vantaggi.

Mi sono risparmiate le facce, le più diverse, che appellandomi nei modi più variopinti, sostanzialmente mi sollecitano ad indirizzare la mia benevolenza verso di loro.

Per farlo, e qui lamento l’assenza di uno studio approfondito in materia, ricorrono ai lessici più disparati. Nella migliore delle ipotesi si tratta di riprendere l’esercizio della sospensione dell’incredulità, e disporsi, come in poltrona, a credere alla montagna di promesse che vengono profuse su supporti cartonati, di grammatura variabile, e con i colori più diversi.

Il candidato, questo sconosciuto. Uno si fa il culo. Intendo, si alza la mattina, va a lavorare, torna, si fa un pediluvio, se va bene si fa una sveltina, altrimenti si accomoda con un plaid davanti alla tv, (spenta), fuma, legge ascolta musica del tardo medioevo, insomma si fa i cazzi suoi, ma, non ha modo, voglio dire, di imbattersi in questi volti, questi concittadini ansiosi di farsi carico della metà dei problemi del mondo. Dove vivono ?

E soprattutto quanto dev’esser conveniente fare, che so, non dico il deputato, ma il consigliere circoscrizionale ? C’è la ressa, e anche questo dev’essere un sintomo della difficoltà di trovare un’occupazione,

Poi c’e’ il territorio. L’altro giorno ero in macchina. Ho percorso una strada che mi da i brividi ogni volta che la percorro. No, non è la Pontina (statale che, in competizione con la Via del Mare, si contende il primato per numero di morti/chilometro). Ho percorso la strada che va da Canale Monterano verso Tolfa.. E’ come stare sulla luna: deserto totale per chilometri, solo natura, selvaggia, incontaminata, infinita a perdita d’occhio. Insomma, un percorso per l’anima, che quando la stai transitando ti lasci volentieri assorbire da tutte le tonalità possibili di verde, e la cosa bella è che non l’avverti minacciosa. Ho fermato la macchina sul bordo della strada. Spento il motore, e l’autoradio. Fatto pipi, e lasciato per qualche attimo il silenzio intorno a me rompersi solo del canto di qualche uccello lontano, e del rumore del vento fra gli alberi. A volte mi viene da dormirci, in posti cosi. Poi ripenso a come diavolo dovevano riposarsi le legioni romane, quando le confinavano in queste terre, reduci dalle vittoriose campagne dell’Impero, a sostenere un’igienica quarantena e a ritemprarsi nelle acque sulfuree delle sorgenti che abbondano (su tutte, recentemente ristrutturate, quelle di Stigliano).

Poi, non mi ricordo più cosa volevo dire.

No, mi sono ricordato. Volevo solo avanzare una timida, ma salutare, proposta. A fronte delle tristi storie che stanno venendo fuori sull’adulterazione dei cibi (mozzarelle, adesso vini and so on…) beh, ecco trovavo igienico obbligare, con una graziosa legge apposita, coloro che si sono resi responsabili di questi spiritosi episodi, ad occuparsi di qualcos’altro (uncinetto, bocce, freccette, spaccare carbone nel Sulcis) con lo scopo di tenerli debitamente lontani da tutto ciò che ha a che fare con cose che si possono ingerire. Non so. Non mi sembra cosi antidemocratico, fra l’altro fra quelli recentemente incappati nell’inchiesta sui vini truccati c’è un recidivo dell’etanolo.

Che debba considerarsi reato gravissimo, in un paese che si voglia civile, mi pare cosa ovvia.

 

Buonfinesettimana, amigos.

cletus1 at 18:49:00 3 Commenti