26/11/2007

Across the universe

Sebbene, all’epoca, le mie cognizioni musicali fossero tali da farmi propendere per le sonorita’ più trasgressive dei rivali Rolling Stones, il piacere relativo solo a qualche singolo pezzo dei Beatles non mi ha impedito, mosso soprattutto da curiosità per la regista, di andare a vedere questo film, imboccando con tutte le scarpe ad un servizio genuflettente transitato sul tg2 (credo) sere fa.

Sono uscito vagamente perplesso. Osannato dalla critica come un capolavoro, il film in realtà si riduce ad una storia fra le più banali e scontate, supportata dalla colonna sonora di una quarantina di canzoni dei Fab-four, tutte decentemente interpretate dagli attori stessi.. Ora, non so se la prevedibilita’ del plot sia tale in forza della necessita’ di piegarlo alle canzoni, o viceversa. La regista, stavolta, regala solo qualche attimo (forse fra i più belli) di assoluta lisergica. La parziale delusione viene anche da una malriposta aspettativa, avendo potuto apprezzare, anni fa, l’altro suo lavoro TITO ANDRONICUS, straniante e surreale come pochi, e soprattutto girato quasi interamente, come una affabile piece teatrale, avendo alle spalle un edificio che mi incuriosisce molto (e che inevitabilmente si ritrova in una sorta di romanzo in perenne costruzione, che sto tentando, con intervalli assurdi, di ultimare), il colosseo quadrato, come lo chiamiamo, qui a Roma, ovvero il Palazzo dell’Esposizione all’Eur.

Julie Taymor, ci fa rifare un tuffo nel passato, rivisitando un periodo storico bollente come gli anni sessanta, negli  States piuttosto che in Inghilterra, quindi con tutto l’armamentario dei luoghi comuni che tale periodo ci ha lasciato, il Vietnam, la protesta nei campus, gli acidi e di striscio la svolta “mistica”, raccontandoci la storia di due ragazzi, inglesi, capitati nella Storia a loro insaputa..

A metà fra un documentario lisergico (scusate l’abuso di tale aggettivo ma non so come altro definire le scene, peraltro fra le più belle cinematograficamente, del film), il musical, o un romanzetto Harmony, passi le due ore circa di proiezione chiedendoti insistemente dove sia, quando arrivi il colpo di scena, il sussulto che porti questo lavoro, per originalita’ nei dintorni della vena di pazzia che caratterizzò, invece, TITO. Ma all’appuntamento non si presenta nessuno.

A contribuire a questa sofferta visione, il fatto, inevitabile (la sala era colma) di esser capitato accanto ad uno spettatore la cui fiatella, se analizzata dall’OMS, non avrebbe avuta alcuna difficoltà ad esser classificata nella famiglia dei gas cosiddetti nervini. (cazzo se magna- e se beve- la gente ?).

Io mi sono bevuto una critica compiacente, e ho preso una mezza tramvata. Next time faccio prima, piuttosto che farmi prendere dall’ansia della novità, lascerò decantare, cercando di farmi un’idea migliore circa la capacità critica dei redattori di cinema della televisione nostrana.

risorse: il sito ufficiale

cletus1 at 07:30:00 1 Commento