16/11/2007
the magic adventures of the colonnel
(appunti)
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Il Colonnello Roipnol Shuster lo aveva detto.
Prima di partire per la traversata cosmica era bene, imbottirsi di camomilla e fungicidi per le unghie dei piedi. Le radiazioni solari non scherzano. Hanno questo di buono, fanno venir sonno.
A me quelli che hanno il doppio cognome fanno paura, in genere. E’ che tradiscono l’ansia di non esser riconosciuti. Cosa ? Un Roipnol ? Uno Shuster, e chi ? Gianfranco ? O Massimiliano ? No, uno che indossa un cognome cosi, dopo aver usato un bagno ti aspetti rilasci nell’aria effluvi di Arbre Magique, estinguibili dopo sei anni.
Brillante carriera militare, alla culmine della quale l’incarico alla Nasa. Da allora, il colonnello, prima di chiudere alle sue spalle la porta di casa, con dentro una moglie alcolizzata, due figli, uno poco più che maggiorenne, sciupafemmine e scioperato, l’altro, giovane promessa di un avviato studio legale, giù in città, recita mentalmente un salmo a caso della Bibbia.
L’autista, con qualsiasi condizione meteo, scende dall’auto blu non appena lo vede avvicinarsi col suo passo stanco, da cowboy spaziale, lungo lo stretto vialetto circondato da bassi pitosfori potati con cura, e si affretta ad aprirgli la portiera, che spesso il colonnello ha entrambe la mani occupate. Una da una borsa di pelle nera, dalla quale non si separa mai, l’altra che tiene insieme, piegato in quattro, e quasi sempre sui valori fissati alla borsa valori il giorno prima, un tabloid.
L’uso dell’auto aziendale, agli occhi dei vicini, e dei contabili dell’Ente, costretti ad accurate disamine delle voci di uscita, rappresenta uno status, al momento, irrinunciabile. E’ giusto da poche settimane che il colonnello è stato nominato capo missione. E un Roipnol Shuster non fa mai le cose per caso. |







