11/11/2007

Sunday, bloody sunday

la caserma di via guido reni, roma, domenica 11 novembre, ore 18,30 circa

Se fosse stato affidato a Norman Mailer il compito di descrivere una domenica come questa non so quanti Pulitzer gli avrebbero dato. La realta’ bla-bla supera ect. ect. Il tam tam della sparatoria nell’autogrill fa presto il giro del paese.

Ero fuori dalla palestra ad attendere mia figlia, sarà stata la una, e già ne parlavano. Poi, a casa, davanti alla tg rai uno delle 13,30 i contorni della vicenda. Penosa. Poi Giletti, e Abete e Lotto in tv. E poi niente fino a stasera. Nel frattempo, passeggiato sulla spiaggia col cane, in un pomeriggio alla McCarthy, grigio e spento come pochi. Poi, a sera, dal tg 1 delle 20,00 apprendo il resto. Caserme di PS assaltate, incidenti un po’ in tutta Italia, cortei, striscioni, insomma un bel po’ di casino.

Ora: non ho nemmeno il coraggio per accendere e sorbirmi le prediche di chi si indigna a gettone e che oggi, a digiuno di scene di gioco da commentare, si troverà suo malgrado a dover recitare la parte dell’opinionista "conl’opinionesempreprontaedascongelareintreminutinelmicroondedelproprio,angusto,cervello”. Noto solo due cose. La potenza del calcio. Ma è per il calcio che questa gente si incazza ? Qui sono inadeguati tutti gli strumenti di comprensione fin qui utilizzati. La gente che ha assaltato le caserme, domani che fara’ ? Hanno un lavoro, una famiglia, stasera torneranno a casa un po’ piu’ sudati del solito, domani al lavoro avranno adrenalina dentro nel non poter confessare a squarciagola ad amici e colleghi che “io c’ero” ? Oppure gioiranno per lo spazio che i media gli hanno dedicato. E se è gente che invece non ha un lavoro, i cosiddetti marginali, o precari, o invisibili, avra’ uguale coraggio per incazzarsi contro la propria condizione ? La famiglia del ragazzo che e’ morto è una famiglia “borghese”, titolare di un avviato negozio di abbigliamento “di marca”. E’ da escludere qualsiasi riferimento di classe. Tacciano sin d’ora, pertanto, i Toni Negri de noantri, pronti con la loro mantellina a ricoprire e a tenere a battesimo tutto ciò che odora di antagonismo. Saltano gli schemi. Il calcio è un pretesto, la rabbia viene da lontano e attraversa strati sociali non più facilmente individuabili con gli strumenti fin qui conosciuti (e abusati). La realtà li ha resi stantii, e fra il crepitare delle fiamme, insieme il riecheggiare dell’antico retaggio delle devastazioni barbariche, la faccia violenta di questa rispettabile società moderna fatta di minirate e sky.tv. Quali che siano i motivi scatenanti, la violenza, a volte, non attende altro che un clic per scattare, come il tappo di uno champagne, il compleanno di turno.

cletus1 at 23:46:00 7 Commenti