26/11/2007
Across the universe
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Sebbene, all’epoca, le mie cognizioni musicali fossero tali da farmi propendere per le sonorita’ più trasgressive dei rivali Rolling Stones, il piacere relativo solo a qualche singolo pezzo dei Beatles non mi ha impedito, mosso soprattutto da curiosità per la regista, di andare a vedere questo film, imboccando con tutte le scarpe ad un servizio genuflettente transitato sul tg2 (credo) sere fa. Sono uscito vagamente perplesso. Osannato dalla critica come un capolavoro, il film in realtà si riduce ad una storia fra le più banali e scontate, supportata dalla colonna sonora di una quarantina di canzoni dei Fab-four, tutte decentemente interpretate dagli attori stessi.. Ora, non so se la prevedibilita’ del plot sia tale in forza della necessita’ di piegarlo alle canzoni, o viceversa. La regista, stavolta, regala solo qualche attimo (forse fra i più belli) di assoluta lisergica. La parziale delusione viene anche da una malriposta aspettativa, avendo potuto apprezzare, anni fa, l’altro suo lavoro TITO ANDRONICUS, straniante e surreale come pochi, e soprattutto girato quasi interamente, come una affabile piece teatrale, avendo alle spalle un edificio che mi incuriosisce molto (e che inevitabilmente si ritrova in una sorta di romanzo in perenne costruzione, che sto tentando, con intervalli assurdi, di ultimare), il colosseo quadrato, come lo chiamiamo, qui a Roma, ovvero il Palazzo dell’Esposizione all’Eur.
Julie Taymor, ci fa rifare un tuffo nel passato, rivisitando un periodo storico bollente come gli anni sessanta, negli States piuttosto che in Inghilterra, quindi con tutto l’armamentario dei luoghi comuni che tale periodo ci ha lasciato, il Vietnam, la protesta nei campus, gli acidi e di striscio la svolta “mistica”, raccontandoci la storia di due ragazzi, inglesi, capitati nella Storia a loro insaputa..
A metà fra un documentario lisergico (scusate l’abuso di tale aggettivo ma non so come altro definire le scene, peraltro fra le più belle cinematograficamente, del film), il musical, o un romanzetto Harmony, passi le due ore circa di proiezione chiedendoti insistemente dove sia, quando arrivi il colpo di scena, il sussulto che porti questo lavoro, per originalita’ nei dintorni della vena di pazzia che caratterizzò, invece, TITO. Ma all’appuntamento non si presenta nessuno.
A contribuire a questa sofferta visione, il fatto, inevitabile (la sala era colma) di esser capitato accanto ad uno spettatore la cui fiatella, se analizzata dall’OMS, non avrebbe avuta alcuna difficoltà ad esser classificata nella famiglia dei gas cosiddetti nervini. (cazzo se magna- e se beve- la gente ?).
Io mi sono bevuto una critica compiacente, e ho preso una mezza tramvata. Next time faccio prima, piuttosto che farmi prendere dall’ansia della novità, lascerò decantare, cercando di farmi un’idea migliore circa la capacità critica dei redattori di cinema della televisione nostrana.
risorse: il sito ufficiale |
24/11/2007
23/11/2007
Notte toscana
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Sono tornato da un breve viaggio in terra di Toscana. E’ una terra folle. Mi fa morire tagliare le valli costellate di cipressi e di alberi color ruggine (in questa stagione). La gente, i posti. Sotto la pioggia, al mattino presto, quando le case hanno ancora le imposte chiuse e parlano della loro architettura, delle storie che contengono. Altri mondi, un’altra maniera di vivere, si dirà, rispetto a quella frenetica e spersonalizzante della grande città. I luoghi “di provincia” conservano questo di bello. L’impressione di una giornata scandita da cose semplici, il pane tagliato fresco di forno, gli odori della terra dove il fogliame bagnato emana effluvi capaci di scacciare l’ABC dello smog, silenziosamente appreso dalle cellule ricettive dei nostri nasi metropolitani. I colori della terra, arata di fresco. Alcune immagini, come quelle di trattori arrancati come figurine su pendii, cosi scoscesi da far temere si possano ribaltare da un momento all’altro. Mandrie immacolate indisturbate da una pioggia tanto sottile quanto persistente.
Poi trovarsi alle due e trenta di notte, nel terrazzo di casa di un amico che ti ospita, e udire provenire da un locale poco distante i bassi frementi di musica house, e cosi ti affacci, complice il poco sonno dovuto ai troppi caffe’, ad una zanzara superstite (un caso da Science Today ? il fatto che sia sopravvissuta ad un novembre di certo fra quelli meno caldi ?), e ti ritrovi a pensare a Carver. A come, doveva, aver chiaro tutto ciò, più nelle sue poesie che ne i suoi racconti, e averlo cosi bene fissato come mai prima. |
16/11/2007
the magic adventures of the colonnel
(appunti)
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Il Colonnello Roipnol Shuster lo aveva detto.
Prima di partire per la traversata cosmica era bene, imbottirsi di camomilla e fungicidi per le unghie dei piedi. Le radiazioni solari non scherzano. Hanno questo di buono, fanno venir sonno.
A me quelli che hanno il doppio cognome fanno paura, in genere. E’ che tradiscono l’ansia di non esser riconosciuti. Cosa ? Un Roipnol ? Uno Shuster, e chi ? Gianfranco ? O Massimiliano ? No, uno che indossa un cognome cosi, dopo aver usato un bagno ti aspetti rilasci nell’aria effluvi di Arbre Magique, estinguibili dopo sei anni.
Brillante carriera militare, alla culmine della quale l’incarico alla Nasa. Da allora, il colonnello, prima di chiudere alle sue spalle la porta di casa, con dentro una moglie alcolizzata, due figli, uno poco più che maggiorenne, sciupafemmine e scioperato, l’altro, giovane promessa di un avviato studio legale, giù in città, recita mentalmente un salmo a caso della Bibbia.
L’autista, con qualsiasi condizione meteo, scende dall’auto blu non appena lo vede avvicinarsi col suo passo stanco, da cowboy spaziale, lungo lo stretto vialetto circondato da bassi pitosfori potati con cura, e si affretta ad aprirgli la portiera, che spesso il colonnello ha entrambe la mani occupate. Una da una borsa di pelle nera, dalla quale non si separa mai, l’altra che tiene insieme, piegato in quattro, e quasi sempre sui valori fissati alla borsa valori il giorno prima, un tabloid.
L’uso dell’auto aziendale, agli occhi dei vicini, e dei contabili dell’Ente, costretti ad accurate disamine delle voci di uscita, rappresenta uno status, al momento, irrinunciabile. E’ giusto da poche settimane che il colonnello è stato nominato capo missione. E un Roipnol Shuster non fa mai le cose per caso. |
11/11/2007
Sunday, bloody sunday
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Se fosse stato affidato a Norman Mailer il compito di descrivere una domenica come questa non so quanti Pulitzer gli avrebbero dato. La realta’ bla-bla supera ect. ect. Il tam tam della sparatoria nell’autogrill fa presto il giro del paese. Ero fuori dalla palestra ad attendere mia figlia, sarà stata la una, e già ne parlavano. Poi, a casa, davanti alla tg rai uno delle 13,30 i contorni della vicenda. Penosa. Poi Giletti, e Abete e Lotto in tv. E poi niente fino a stasera. Nel frattempo, passeggiato sulla spiaggia col cane, in un pomeriggio alla McCarthy, grigio e spento come pochi. Poi, a sera, dal tg 1 delle 20,00 apprendo il resto. Caserme di PS assaltate, incidenti un po’ in tutta Italia, cortei, striscioni, insomma un bel po’ di casino. Ora: non ho nemmeno il coraggio per accendere e sorbirmi le prediche di chi si indigna a gettone e che oggi, a digiuno di scene di gioco da commentare, si troverà suo malgrado a dover recitare la parte dell’opinionista "conl’opinionesempreprontaedascongelareintreminutinelmicroondedelproprio,angusto,cervello”. Noto solo due cose. La potenza del calcio. Ma è per il calcio che questa gente si incazza ? Qui sono inadeguati tutti gli strumenti di comprensione fin qui utilizzati. La gente che ha assaltato le caserme, domani che fara’ ? Hanno un lavoro, una famiglia, stasera torneranno a casa un po’ piu’ sudati del solito, domani al lavoro avranno adrenalina dentro nel non poter confessare a squarciagola ad amici e colleghi che “io c’ero” ? Oppure gioiranno per lo spazio che i media gli hanno dedicato. E se è gente che invece non ha un lavoro, i cosiddetti marginali, o precari, o invisibili, avra’ uguale coraggio per incazzarsi contro la propria condizione ? La famiglia del ragazzo che e’ morto è una famiglia “borghese”, titolare di un avviato negozio di abbigliamento “di marca”. E’ da escludere qualsiasi riferimento di classe. Tacciano sin d’ora, pertanto, i Toni Negri de noantri, pronti con la loro mantellina a ricoprire e a tenere a battesimo tutto ciò che odora di antagonismo. Saltano gli schemi. Il calcio è un pretesto, la rabbia viene da lontano e attraversa strati sociali non più facilmente individuabili con gli strumenti fin qui conosciuti (e abusati). La realtà li ha resi stantii, e fra il crepitare delle fiamme, insieme il riecheggiare dell’antico retaggio delle devastazioni barbariche, la faccia violenta di questa rispettabile società moderna fatta di minirate e sky.tv. Quali che siano i motivi scatenanti, la violenza, a volte, non attende altro che un clic per scattare, come il tappo di uno champagne, il compleanno di turno. |
08/11/2007
Perche' si arriva qui ?
Era da tempo che non lo facevo. La colpa è di Orazio.
In ogni caso, un ottimo "spaccato" per comprendere le necessità dell'utente web
alla stregua di quelle strips di Johnny Hart, BC, quando davanti ad un masso sul
quale era scritto, mi pare, ENCICLOPEDIA; i simpatici carvenicoli ponevano le
domande più surreali. Ecco il resoconto di questa prima manciata di giorni novembrini
| chiave cercata | commenti Cletus |
| eur | forse il miglior quartiere di Roma |
| anna lacazio | mitica cantante dei Cock Robin |
| da ridere | …la vita, no ? |
| twiggy | mitica modella della swinging london dei '60 |
| yellow submarine | il procasma dei beatles |
| ukelele | strumento musicale indonesiano |
| +laika +cane +asta | la prima cagnetta nello spazio |
| auto ritrovata tariffe depositeria | la prossima volta stai piu' attento |
| bauman+cerchio+circonferenza | sempre detto, geometria a certi livelli, uguale a filosofia |
| beauty farm erotici | …uhm, interessante, trovati poi ? |
| buffetti business roma ostia | dove comprare una risma di carta ? |
| calze velate | un must nell'immaginario erotico |
| cappotto uniforme studentesca giapponese | stai girando un film ? |
| chihuahua | la canzone tormentone di qualche estate fa o la omonima razza ? |
| cosa vado incontro non pagando mutuo | …so' cazzi, fratè |
| evoluzione della mutanda ad oggi | il titolo di una puntata di Rai educascional ? |
| figurine wrestling | dai, ce le scambiamo ? |
| filmati da ridere | le cronache da Montecitorio ? |
| forbici | arnese da taglio |
| foto di tribù con tre dita del piede | da Bophal a Seveso in meno di tre dita… |
| gallina morosita | famosa nuotatrice russo-brasiliana |
| geometria domande trivia | è cosi che lavorano all'assessorato urbanistica ? |
| il regista di matrimoni | occupazione in crisi per carenza di materia prima |
| il ring di wrestling | un non luogo a procedere |
| immagini di uova di pitone reale | le hanno trovate al Procasma |
| indolenzimento polpacci | quando stai tre ore sul Raccordo, e hai fatto appena 1 km |
| interpretazione sogni che si ripetono ascensore | questo me lo sogno anch'io, ma in genere è un incubo |
| kri blog modena | nota blogger autrice di hard blog notevole |
| la donna sensuale j | cercasi. |
| la melodia della canzone i giardini di kensington | uhm, prima che la cantasse Patty Pravo, ci ha provato Lou Red |
| lettera cerchiata latex | arnese sado maso per aspiranti scrittori |
| mattonelle da bagno a caldo amore | nuova tendenza ceramica italiana |
| mia figlia ventenne si masturba | lasciala fare |
| moglie scopa animatore | gli incerti dei villaggi vacanza |
| osho enzo biagi incontro | davvero ? Leggerei volentieri l'intervista |
| palle di natale da colorare | sta arrivando il Natale, anche quest'anno….già |
| philadelphia light , alza la pressione | poteri occulti della casearia, oggi |
| pied beauty autore (j) poesia in inglese | noto podologo con tendenze poetiche |
| pit bufalo | nuova razza canina ottenuta per incrocio |
| polsini o petto le iniziali sulle camice | decidiamoci: o polsini o sul petto |
| pompino alla guida meno otto punti | col 69 quanti te ne tolgono invece ? |
| presepe da colorare | questo era lo stesso di prima |
| quartiere coppedè+veltroni | bel quartiere di roma |
| raffaele morelli e' l'ultimo libro mondadori | comprato, comprato…sto leggendo |
| razza di cane debordo | ma nun ce lo porta in barca.. |
| recensione incontro d'estate capote | comprato, da leggere |
| recita natale | ah, i bei tempi… |
| rhitm&blues | genere musicale |
| robben ford testi | grande chitarrista blues |
| sandro botticelli opere | grande pittore rinascimentale, italiano |
| sonny liston | grande pugile americano scomparso in circost. Misteriose |
| tende chandon in seta | maniaca dell'arredamento ? |
| timberland bianche | ce l'ho anch'io, ci vado a cantare blues in cronicari |
| trama film: una coppia di sposi accetta di scambiarsi i compagni | pessima abitudine, ma why not ? |
| twiggy lawson | mai sentita |
| umorismo sui necrologi mortuari | ecco, questa è una cosa che interessa anche a me |
| un gelato al limon | canzone di Paolo Conte, avvocato astigiano |
| varecchina e salute | …che se ne va (la saluta), il drink dei suicidi |
| vetromattoni a sin | ma anche a destra |
| www.useless | mercatino vintage |
07/11/2007
06/11/2007
Donazione di organo
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L’altro giorno sono tornato a casa prima del previsto. Siccome vivo da solo, non mi aspettavo sorprese. Intendo, niente odore di soffritto nell’aria dell’ingresso, niente luci accese, nessun moccioso festante. Appendo le mie cose su un attaccapanni IKEA e quello crolla. Cadendo si rompe in mille pezzi, cazzo, mi dispiace non poter camminare a piedi nudi la notte, e questo e’ un punto della casa da dove devo passare per forza per andare a prendere la nutella nel frigo alle tre di mattina, che e’ una cosa che faccio spesso, oramai anche con una certa dimestichezza. Cosi, mi riprometto di raccogliere le schegge piu’ tardi, ma guardando la tempesta di schegge sul pavimento mi vanno gli occhi su una busta. SPM c’è scritto. Che cazzo ci sara’ mai ? mi sono chiesto cosi l’ho aperta. Dentro c’era un invito per entrare a far parte di un’associazione di donatori di organi. Ma a me, non dico sempre, ma ogni tanto serve ancora, penso. Cosi lascio la busta aperta sul mobiletto (anch’esso di IKEA) vicino all’ingresso di casa. Spengo le luci e vado in salone. Dispongo il cordless, le parole crociate, un pacchetto, cominciato, di sigarette e una bottiglia di arancia amara “san-qualchecosa”, prendo il catino, i sali e un asciugamanino, per dopo, e inizio a farmi un pediluvio. Dopo un po, mi accorgo che manca qualcosa, cosi mi alzo vado in cucina, apro il rubinetto del lavello, faccio scorrere un po, e quando la temperatura arriva a quella necessaria per depilare un cinghiale di tredici anni, ritorno col catino, fumante, nel salone. Metto anche il telecomando dello stereo vicino alla poltrona e schiaccio il tasto PLAY. Ho lasciato sintonizzato, per sbaglio, stamattina, prima di uscire di casa, la radio su una stazione Lettone che legge, ininterrottamente il notiziario, a ciclo continuo. Si alternano le voci di un uomo e quella di una donna. Immagino ci sia del tenero fra loro, visto il tono assolutamente monocorde delle rispettive voci. Sembra una di quelle coppie alla frutta, in procinto di chiedere il conto, ad una graziosa giudice di pace. Ecco, la pace. Immergo le estremita’ nel catino, lancio, senza successo, i calzini usati ad una distanza, stabilita come “giusta” dalla Nato, nelle regole d’ingaggio in merito all’impiego a al maneggiamento di gas cosiddetti nervini. Il cesto della biancheria sporca sembra un quadro di Monet, penso, e poi riprendo a fare le parole crociate. Mentre sto interrogandomi sul significato del nove verticale, cinque lettere, di cui le ultime tre RDA, definizione “spesso saresti disposto a definire cosi la tua esistenza”, suona il campanello. Sto per dire NON CI SONO, come ho visto fare in qualche film. Poi ci ripenso, pensando che, chiunque fosse, non sarebbe mai disposto a crederlo, cosi, mio malgrado, mi alzo. Lascio delle impronte bagnate sul lucido pavimento di marmo del salone. Arrivo dietro la porta e chiedo: Chi è ? senza guardare dallo spioncino. Amici, mi risponde una voce femminile. A quel punto guardo dallo spioncino. Una giovane donna, bionda, occhi azzurri, capelli freschi di parrucchiere, senza orecchini, perche’ mi ci vanno gli occhi subito a me, su dettagli cosi, soprattutto visto che la figa indossa una mascherina di quelle che ti danno negli ospedali quando vuoi entrare in certi reparti. Cedendo alla curiosita’ apro. Entrano due energumeni e la tipa. Sono tutti in camice. Uno dei due ha in mano una motosega portatile. L’altro no, solo un paio di grosse cesoie. Lei, la figa, tiene in mano un frigo di quelli portatili, coi quali ti aspetteresti di andare a fare un picnic anche con tua suocera, posto che ce l’avessi. Ha tutta l’aria di essere come quelle che ti regalano se fai la spesa, a punti, in qualche discount. Senza dire una parola, la tipa inizia a girare per casa. I due tizi mi tengono fermo, a mezz’aria con le mie estremita’ ancora gocciolanti. Dopo un attimo la tipa ritorna e fa un cenno ai due energumeni. Di la’, indicando il bagno. Entriamo tutti in bagno. Fortuna che ho tirato lo scarico, penso, ma poi mi vergogno un po’ per essermi fatto venire in mente questo pensiero proprio mentre mi costringono a stendermi nella vasca. La tipa indossa dei guanti, che non le impediscono pero’ di mantenere una certa capacita’ tattile, cosi mi sbottona la patta e dopo un tot di manipolazioni mi tira fuori l’uccello. L’uccello non ne vuole sapere. O meglio, se fossimo io e lei da soli, che so, su una panchina al parco, saprebbe benissimo da solo come comportarsi. Sentendosi osservato evidentemente ha delle remore, e io con lui, cosi tarda ad ergersi e rimane una cosa a metà fra un wurstel andato a male e un cetriolo bollito poco. Uno dei due dice all’altro…Vado ? e mette in moto la motosega. La figa apre il frigorifero di campeggio ripieno di borse di ghiaccio che emanano un vapore sinistro. L’altro comincia a far scattare le cesoie per l’aria, nel bagno. Chiedo che cazzo di intenzioni abbiano, come se non volessi arrendermi all’evidenza. Fatti i cazzi tuoi, mi risponde, acida, la tipa. Appunto, sto per risponderle, quando uno dei due mi legge il regolamento dell’associazione. Lei e’ stato prescelto, avra’ il merito di aver ridato a qualcun altro la gioia di vivere una vita con una sessualita’ definibile normale. Si, ma a scapito della mia, osservo, che non sara’ un granchè ma è sempre meglio che….Non mi da il tempo di finire che mi vedo arrivare a velocita’ sostenuta un pugno dall’altro tipo, quello della motosega che nel frattempo l’ha messa in moto e chissà i vicini che penseranno che cazzo ci faccio in un bicamere al quarto piano di una motosega alle ventuno di sera, di un giorno infrasettimanale.
Poi mi sveglio. Il notiziario léttone alla radio ha decisamente debordato. Non faccio fatica a capire che ora, i due speaker, stanno magari parlando di chi cazzo deve andare domani a fare la spesa, con lo stesso tono col quale decidono la localita’ delle prossime vacanze. Le parole crociate sono scivolate nel catino, nel quale l’acqua è ormai fredda. Tiro su col naso, e mi accendo una camel senza filtro. Bevo un sorso di aranciata amara, faccio un rotto ciclopico. Cerco l’asciugamano. Mi guardo intorno, non lo trovo. Alla fine lo intravedo parecchio lontano da me, verso il bagno. E’ tutto sporco di sangue, osservo. Mi tocco il cazzo, c’e’ ancora. Che cazzo di vta, mi dico, sollevato. Va tutto bene, tutto bene, mi dico.
liberamente ispirato da : |
03/11/2007
Seratina sovietica al Procasma

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Steve Bishop non ha origini umane.
Dico questo non tanto in forza della considerazione che indossa cravatte confezionate ad hoc, immagino da plutoniani che hanno conseguito un diploma in sartoria con dei corsi Radioelettra arrivati chissà come fin lassù, no, Lo dico con piena consapevolezza subito dopo aver ricevuto un invito, stavolta in una busta chiusa, che ho rinvenuto nella mia cassetta postale e sulla quale c’era scritto, con una grafia da est europea, minuta e traballante “A Cletus. S.P.M.”
Ho perso qualche ora di sonno per cercare di interpretare quelle tre lettere appuntate. S.P.M., che diavolo mai avrà voluto dirmi ? Cosi ho telefonato a mio fratello.
Mio fratello ha una laurea, e frequenta gente della aristocrazia nera romana. Chi meglio di lui ? mi son detto. Ma mio fratello non rispondeva.
Cosi, non mi è rimasto altro, insonne, verso le quattro del mattino, dirigermi davanti al fedele PC, accenderlo e interrogare Google, su cosa cazzo fosse sto SPM.
Dopo numerosi link sono arrivato. Sue Proprie Mani, recita un sito di bon ton che, a giudicare da ciò che vedo in giro, non credo sia cosi cliccato. Tuttavia (adoro sempre quest’interiezione), non mi sono perso d’animo, ho rimboccato il plaid vinto facendo il pieno alla Shell ben bene e ho preso sonno. Ho dormito fino alle 19 del giorno dopo, cosi, perché il tempo non è un granchè, ho fatto ponte, e ho il frigo vuoto.
Alle 20 e zero otto, Lampedusa cinquantanove, spaccando il secondo come nemmeno il cronometro di Tod, è davanti al portone. Stavolta, confortato dalla dicitura, in un font grande quanto le clausole accessorie di una polizza assicurativa per talpe, che recitava…”non è indispensabile l’abito formale”, sono uscito con jeans, t-shirt e giubbotto di pelle bianco. La corsa in taxi si è rivelata meno assurda del previsto. L’autista, un cingalese che parlava cosi bene l’italiano da battere gente che sta a Palazzo Chigi, ha sciorinato tutto il tempo tesi su Alan Watt, e su quella, a suo dire, superbia per aver surrettiziamente importato lo Zen anche a queste latitudini.
Ho confutato debolmente, apprezzando invece Sinatra che cantava, di sottofondo, credo dalla radio, Fly me to the moon .
Mi faccio lasciare giusto davanti all’ingresso. I consueti salamelecchi da parte del buttafuori, impeccabile, che con voce hepburniana mi chiede se ho poi avuto modo di vedere il dvd della sua beniamina che mi regalato.
Non ancora dico per scusarmi, allungandogli cinque euro perché poi è stato gentile e mi ha anche aperto la portiera e protetto con un ombrello di quelli che ti regalano se fai la spesa da qualche parte.
Entro nella sala…Bishop mi viene incontro… Ah, ci contavo, stasera non potevi mancare, caro amico mio Cletus !
No, lo sai che vengo volentieri a trovarti. Dico cercando di distogliere lo sguardo dal futurismo dei colori della cravatta, che esplode, insieme con lui, dal doppio petto bianco d’ordinanza nel quale è racchiuso il suo metro e sessanta. Una storia triste su di un trapezista albino, mi viene in mente di scrivere, guardandolo, ma poi ci pensano le tette di Odilia Prandizzi (la ex porno diva ora a capo di una ONLUS per la salvaguardia dei pinguini, orfani, dell’Antartide). Cletus, come stai ? Vieni che ti presento degli amici speciali.
Un omone alto due metri mi stringe la mano a farmi male. Non parla italiano ma capisco che vuole dirmi grazie, anche se non so ancora bene per cosa. Una ex pin up, che fuma una sigaretta al mentolo da un bocchino lungo almeno una metrata. Guanti bianchi quasi all’ascella. Ho idea che ad insistere troppo con lo sguardo si possa incrinare, come una di quelle delicate porcellane cinesi, d’epoca ming.
L’aria e’ densa di incenso. Mi provoca ebrezza, riecheggiano infanzie in oratorio. Tolgo anche questi pensieri di mente, mentre Furia Tromberry mi presenta alla porcellana di prima…E’ la nostra nuova cartomante, non somiglia a Crudelia De Mont ? sto per dirle, si soprattutto per le calze che sono dalmata, e che coprono caritatevolmente, due stecchini che non faccio fatica a credere, al tempo loro, avranno fatto girare più di qualche uomo.
Mi ritrovo un flut in mano, che già la sala pullula di persone. Tutti prendono posto…la musica sfuma e Bishop, accompagnato da Furia Tromberry (ormai assurta ad interim anche alla carica di traduttrice istantanea ufficiale, mantenendo il dicastero delle pubbliche relazioni, e penso che sia lei l’ispiratrice di quel SPM che m’ha tolto il sonno).
Signori, un colpo a sorpresa…vedete quelle gabbie laggiù ? Mi giro verso il fondo della sala, oltre al pitone di sedici metri che riposa in una teca di plexiglass, vedo dei cani compostissimi, come ammaestrati…
Signori, abbiamo con noi il figlio dell’accalappiacani moscovita che ha prelevato la famosa cagnetta LAIKA da un violetto dietro il Cremino, per condurla nel cosmodromo di Baikonur, da dove poi è stato lanciata a bordo dello Sputnik. Oggi cade il cinquantesimo compleanno di quel lancio e ci teniamo ad avere qui con noi un testimone importate di quest’evento.
Mentre mi chiedo insistentemente di quanto sia in rosso, in banca, Bishop per scendere a simili bassezze, l’omone di prima sale sul palco. Furia inizia a tradurre….
Grazie, grazie, è per me un onore esser qui stasera, come una celebrità (fatale, penso, che abbia scambiato il Procasma, per la succursale dell’Olimpià di Parigi).
E giu’ applausi, mai cosi poco convinti.
Signor Gorky, suo padre è in qualche modo entrato nella storia anche lui. Vuol dirci che uomo era ?.
Ah, mio padre amava molto gli animali. Gli ha dedicato la vita. Per lui, il mestiere di accalappiacani era una ragione di vita. Nikita Kruscev una volta gli strinse la mano.”Bravo compagno canile” gli disse. Mio padre trattenne la commozione, non riuscendo a capire bene se si trattasse di un complimento, una promozione, o di niente di entrambe le cose. Sia come sia, mio padre raccontava spesso di Laika, ci si era affezionato. Oggi non saremmo arrivati alla Stazione spaziale se non ci fosse stata Laika.
Ci parli di lei, lo incalza Furia.
Oh, mio padre non sapeva farsene una ragione, O meglio: comprendeva che per ragioni di partito dovesse attenersi alla disposizione…”una cagnetta randagia, mi raccomando, ma che stia bene in salute”. Che lo fosse, mio padre non lo ha mai dubitato. Chissà, forse prevedendo con un qualche sesto senso che questi animali randagi sembrano avere, mi raccontava che la sua cattura si rivelò meno facile del previsto. Lo fece correre, a venti sottozero, per una buona mezzora, per i vicoli ghiacciati intorno alla Piazza Rossa, la beccarono proprio davanti all’ingresso del mausoleo di Lenin, come se subdorasse che era per la patria che dovesse immolarsi.
Suo padre, quando apprese che la cagnetta mori, ancora oggi non si sa esattamente bene a causa di cosa, le disse niente ?
Ah, io ero molto piccolo. Ricordo solo che lo vidi piangere, con la Isvetia in mano, per la sorte di quella povera bestiola. “Ah Laika, Laika, potrai mai perdonarmi ?” diceva, fra un bicchiere di vodka e l’altro. Da allora non si è più ripreso. Credetemi, davvero una storia commovente.
Furia Tromberry ha la voce spezzata. Non l’ho mai vista cosi, e anche in sala qualche signora trattiene a stento le lacrime. Chi sono quei cani ? chiede per rompere la situazione…
Ah, quelli sono dei discendenti di Laika, dice l’omone.
Cosa ci dobbiamo fare ?
Sono in offerta qui, all’asta., per aiutare alcuni canili moscoviti. Una sorta di souvenir viventi.
Penso che Bishop stia davvero tirando troppo la corda…se la cosa si viene a sapere alla ASL stavolta lo fanno chiudere per un biennio…altro che pochi mesi, come l’ultima volta.
Beh…adesso facciamo una pausa, Signore e Signori, Odilia girera’ fra di voi, con un cesto in mano nel quale saremmo lieti depositaste le vostre generose offerte per portarvi a casa un pezzo di storia dell’astronautica…Pensate discendenti di Laika certificate…vero ?(e giù un paio di colpetti di tosse rivolte al figlio dell’accalappiacani moscovita, che di colpo capisce annuendo esageratamente).
Mi rivolto indietro. La donna con le calze dalmata, senza sfilarsi i guanti, sta smazzando dei tarocchi davanti ad un pugno di post ma molto posttelegrafonici.. Tempi duri, dice e scoppia a ridere come a sminuire la premonizione. Uno dei due dice all’altro…”ma l’hai finito da pagà er mutuo ?” E la megera, pronta, “ma che ha finito, questo se li porta sottoterra li buffi”…e giu’ a ridere in un modo sguaiato, inappropriato per la sua algida figura. Avanti un altro, avanti un altro.
Dallo schermo gigante posto dietro al palco scorrono le immagini, seppiate, di Yuri Gagarin che saluta lo stato maggiore mentre sale le scalette che lo porteranno nella capsula. L’audio e’ gracchiante, cosi dal banco del DJ del Procasma, sul quale varrà la pena soffermarsi in futuro, parte una versione mixata del coro dell’Armata Rossa, eseguita dai Leningrad Cowboys, un’accolita di ex tassisti moscoviti dal possente gusto musicale (inarrivabile una loro versione di You Can’t Always Get What You Want dei mitici Stones).
Mi avvicino alla teca del serpente. Lo vedo dormire il sonno dei giusti. E provo invidia, per lui, a fronte dei miei risvegli rancorosi. Ma je l’hai portato er criceto surgelato ? chiede una ragazza tinta nera al suo uomo, un punk cosi pieno di percing da poter esser scambiato, al buio, per la balaustra di Ponte Milvio, quella tempestata di lucchetti. Ma de che ? Che nun lo vedi che sta a dormì ? Ih, e mò ? Mò sti cazzi, intanto l’hai scongelato er criceto, buttaglielo dentro, se lo mangerà quando se sveja….
Si, a primavera, ce lo sai che puzza ?
Perché st’incenso è mejo ?
C’hai raggione, gli dice, dopo aver sniffato su per l’aria come neanche riccioli d’oro quando doveva far finta di commuoversi.
Esco, vagamente nauseato dalla serata. All’uscita prendo il primo taxi.
Stavolta solo.
Un autista erudito mi parla per tutto il tempo de La strada di McCarthy….
Arrivati alla fine della corsa, mentre gli dico di tenere il resto, mi guarda e mi chiede: ma lei lo apre mai almeno un libro all’anno ? Dottò ? |







