27/08/2007
una roba scritta di notte
in termini del tutto inaspettati
mi parlerai di te,
della tua solitudine,
altre albe verranno a trovarci,
nudi,
davanti a noi stessi,
e all’altro che reciprocamente
ci rappresenta.
Allora,
il quieto fluire delle ore,
si espanderà,
nell’alveo delle nostre coscienze,
e solo,
come uno di quei fiumi emissari,
che nasce dal troppopieno di un lago,
incurante di tutto,
la risultante del nostro stare
insieme,
si lancerà per le vallate,
ad irrigare altri quotidiani,
sussurri,
forse risa,
portando fino al mare,
il piacere della nostra vita,
insieme.22/08/2007
Ciao Gino
Il 22 agosto del 2005 se ne andava Gino Tasca.
Non ho particolarmente in simpatia le commemorazioni e gli anniversari.
Ma questa, per me è una data triste.
Dovunque sia, qualunque cosa sia, adesso, un pensiero è per lui,
da stamattina.
Cletus
21/08/2007
Splash-down
La cosa è pressappoco andata cosi. Prese le valigie, percorsi circa 600 km. (complimenti al genio che ha ordinato a due operai est europei di restare, chini, sotto un sole giaguaro, ad impegnare una delle sole due corsie dell’autostrada Bari-Napoli, per riparare un giunto stradale che con buona approssimazione avrebbe potuto resistere fino a Natale), sono tornato finalmente a casa. Cosa mi resta di queste vacanze ? Il piacere, insostituibile, del dormire in barca, al largo (in tutti i sensi) da tutti i casini. Niente clacson, niente voci di mamme incazzate coi propri pargoletti, niente Negramaro a palla, niente vu cumprà. Il niente, che, sto imparando, è un luogo “fisico” niente male (di quello “mentale” ne ero già convinto).
Conservo dei fotogrammi, che con rammarico non ho avuta la prontezza di scattare: una coppia di suore, di spalle, sempre sotto lo stesso sole giaguaro, che spingono in una viuzza, immagino contigua al proprio istituto, un’utilitaria recalcitrante; un negozio di antiquariato, nel cuore del centro storico di Lecce, nel quale, disponendo di liquidità adeguate, avrei finito di farmi male in modo serio (economicamente, intendo). E ancora: ho letto (d’un fiato) Mucho Mojo di Joe R.Lansdale, emettendo risate a scena aperta in alcuni passaggi, cosi come la signora Paley (Piccoli contrattempi del vivere) sulla quale, appena potrò vorrei mettere giù due righe in chiaro.
Poi, preso dalla solita mania di andar per librerie mi è capitato innanzi e non potevo non prenderlo questo testo: Polvere di luna, di Andrew Smith, Cairo Editore. (sono a pagina 150). Tornato a casa, dopo una doccia ristoratrice (che ha portato via dalla mia pelle gli ultimi residui dei sali dello Jonio), mi sono messo sul divano con l’erede e insieme abbiamo rispolverato una vecchia videocassetta “La notte della luna”, edita dalla Rai, che presi anni fa, in omaggio con qualche rivista tipo Espresso o Panorama. Buffo rivedere Tito Stagno, sentire le voci di Ruggero Orlando e quella metallica di Neil Armstrong, alternarsi in quella che è stata, a torto o a ragione, una sorta di “monade” nell’immaginario del tredicenne che sono stato. E’ tutto (o quasi). |
11/08/2007
Chiuso per ferie
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Un pò controvoglia, mi risolvo a mettere quattro cose in una borsa, accendere la macchina, lasciare le chiavi a chi provvederà al boxer, salvare tutto su un capiente hard-disk portatile, mettere nella valigia questi titoli:
Paolo Taggi, Manuale della Televisione Truman Capote: La forma delle cose,
Grace Paley: Piccoli contrattempi del vivere,
Un saggio, impegnativo, e dei racconti, null’altro.
Ah, un quaderno e una penna, si sa mai mi cogliesse l’ispirazione.
Per la playlist salvata nel “dispositivo portatile” (premesso che interessi a qualcuno) non c’è spazio sufficiente, in questo post (al momento conta qualcosa come 472 brani).
Un paio però, che ripescati chissà da dove, stanno allietando a mo di colonna sonora queste giornate, li segnalo:
Il primo, classificato genericamente come “oldies”: è “I Can't Go For That (no can do)” dei leggendari Hall and Oates, poi ripresa qualche anno fa dal roscio dei Simply red, in una dignitosissima cover, il secondo, è un pezzo di Graham Parker (già recensito qui) che si chiama Love or delusion, il cui titolo, da solo, è già tutto un programma.
A mò di commiato, infine, il felice nome di un blues che chissà come gli è uscito (a Lucky Peterson) che recita, eufemisticamente, “Ask me nothing’ about the blues”.
La traduzione è libera, dall’alto del mio inconsistente inglese, ma pressappoco dovrebbe voler dire “non chiedetemi altro, al di fuori del blues”.
E questo, è solo l’incipit di queste, brevi, ma spero riposanti, vacanze agostane. Statemi bene, tutti. |
09/08/2007
Buone intenzioni
| ho trovato il titolo (working title) sul quale lavorare: e' Aperitivo su Urano. Mutuando Breckfast on Pluto e Colazione da Tiffany. Sara' una storia che parlera' di pugilato e non solo. Anche di blues, di amori fraintesi e sottesi, poco dichiarati sarà qualcosa da far impallidire la batosta di Don Chisciotte per Dulcinea, Parlerà di palestre e allenamenti, e il lettore, leggendolo, potrà arrivare a sentire l'odore del cuoio, dei guantoni, dei sacchi sui quali si adagiano i pugni del protagonista. Anzi, alla stregua di Dos Passos, ci saranno dei capitoletti che si chiameranno PUGNI, che saranno un elenco delle giaculatorie che costui profferisce mentre amabilmente assesta fendendi sul vecchio sacco di cuoio, via via all'indirizzo di tutti, dell'assessore alla mobilita', della ex moglie avida di assegni famigliari, del capufficio reo di coprirlo di lavoro extra, del padrone di casa, cui deve, con regolarita', almeno 3 trimestri posticipati. Il lavoro si articolera' in agili capitoli. Apparentemente ognuno slegato dall'altro. Sara' una storia di macchine di seconda mano che puntualmente si fermano dove non dovrebbero (Tangenziali senza corsi a d'emergenza), di telefonate sbagliate (vedi le cabine), di agili inserti tratti a piè pari da manuali d'astronomia che il protagonista legge, unica cosa, al rientro a sera, vuota, a casa, da solo. E fantastica, fantastica di trovarsi su Urano, che reputa, con le sue proibitive temperature, sufficientemente lontano da tutti gli affanni che lo affliggono. Sara' una storia d i liberazione e sofferenza. Liberazione perchè il nostro, dopo un excursus in tutte le vicissitudini possibili immaginabili si accontetera' di un lettore MP3, per consolarsi con del blues strappalacrime. Ci sara' una donna, forse scoperanno anche. Le scene di sesso saranno trattate con mano leggera ed ironica, cosa non difficile visto l'animo malinconico del protagonista Insomma, tu trovami un editore, al resto ci penso io. abbracci cletus |
09/08/2007
Bye bye Soratte
Di cosa meravigliarsi? Un altro pezzo di natura in fumo. Un altro dei pochi luoghi nei quali amo andare a camminare, una “vera” montagna a due passi da Roma, è in fiamme dall’altro giorno. Il parco naturale di Sant’Oreste, con la sua cima più alta (il Soratte, appunto) è meta di rare passeggiate, con la sua vetta a tre gobbe, la sua dolce salita (beninteso, un percorso per arrivare in cima che dura meno di un’ora, lasciata la macchina appena fuori al paese). Mi teneva compagnia, la sua vista, lungo l’A1. Sopra, dei ruderi, su uno dei quali una targa ricorda ai viandanti che in quel luogo folle (si vede il mare nelle giornate di tramontana) ha soggiornato il Petrarca.
Non so come commentare l’invito del Ministro Pecoraro Scanio, ai Sindaci dei Comuni e ai Presidenti dei Parchi offesi da questi incendi, ad usare la mano pesante contro i piromani.
Viene da chiedersi di cosa si occupa costui se trova il tempo di elaborare questi solleciti, che suonano tanto da “armiamoci e partite”. Dai TG, si apprende che anche quest’estate sono andati in fumo qualcosa come 80.000 ettari e hanno perso la vita 9 persone.
Solo una domanda, Signor Ministro, ma Lei cosa la paghiamo a fare ? |
05/08/2007
Il vento galeotto dell'estate.
![]() Ci sono delle cose, delle scene, degli attimi che nemmeno se fai di cognome Carver ti può riuscire di fissare su carta.
Nella città-involucro che si sta svuotando in ossequio (per chi può) all’esodo e al “must” delle ferie (illuminante il ricorso ai finanziamenti anche per farsi una vacanza…) meno gente affolla le strade, i centri commerciali.
Sabato mattina, ventoso, caldo, dominato da quest’aria strana che ti regala per un attimo la sensazione di sentirti turista nella tua stessa città, siedo per un momento ai tavoli di un caffè altrimenti occupati all’inverosimile in ogni momento della giornata, nei giorni “normali”.
Considero i luoghi, come cambiano in funzione della gente, che li transita. A quanto siano l’un l’altro indifferenti (i luoghi, le persone) come due treni che camminano su binari diversi, sia pure paralleli.
I luoghi, per percepirli meglio, andrebbero visti anche cosi: privati dalla fauna che li popola. Le persone anche, staccate dai posti dove ti capita di incontrarle. Architettura primordiale, poi, di seguito “antropologica”. Allora, mentre addenti una pizza fatta a cono, bollente come la lava di un vulcano, ti capita di gettare lo sguardo sul passo di una giovane donna, che di spalle, si allontana camminando veloce, buste alla mano, dopo aver fatto gli acquisti dentro un centro commerciale.
Ringrazi quel tombino, grata o semplicemente il vento, se, prim’ancora che soddisfare il vojeur che è in te, ti concede, come cerimonia dell’imprevisto, iconizzazione della femminilità, di sollevare, biricchino, l’abito leggero e vaporoso che indossa, immortalando questo, fra i migliori fotogrammi che le tue rètine siano state in grado di ospitare. |
03/08/2007
TANA PER TANA... (SESSANTANA ?)
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Era nell’aria, non se ne parlava per pura scaramanzia. Come tutte le imprese impossibili, è sempre bene non fornire motivi al cielo (e agli Dei avversi, che evidentemente non hanno problemi di sonno, ma vigilano sempre, con amorevole cura su coloro cui hanno posato gli occhi…). Insomma, ce l’hanno fatta. Parlo di Vibrisselibri, un qualcosa a metà fra un capriccio ed una scommessa, da oggi, è ufficiale (qui e qui) sono andati “in goal” con ben due testi proposti, quello di Monica Viola e di Demetrio Paolin.
Che dire ? Quando una cosa del genere va in porto, pur non facendone parte, non posso che provare gioia per la soddisfazione che tutto questo ha recato alle persone che ci si sono dedicate, e ovviamente agli autori stessi.
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02/08/2007
Ondata di caldo
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Per chi avesse perso il sonno, dopo la lettura di questo post, nel quale narravo delle incredibili coincidenze (tutte assolutamente vere) accadute con la mia dietologa, postulo qui di seguito quanto avvenuto oggi.
Il lunedì pomeriggio (come da contratto) ho il “peso”. L’operazione consiste nel presentarsi al cospetto della avvenente dietologa per sottoporsi ad un rapido check, non senza aver atteso il proprio turno in un’angusta saletta, obbligato a sentire dialoghi tipo…”ah, quant’e’ abbronzata lei…è bello vedere una donna cosi giovane abbronzata..” “…sa, è il sole di Ostia, e poi non sono mica cosi tanto giovane ho quasi trentasei anni, io”, “non lo dica a me che ne ho sessanta….” “Signora mia ma lei non ha una ruga, complimenti, qual’e’ il suo segreto ?”:…Ecco. Il tutto mentre tento disperatamente di sfruttare uno dei pochi attimi della giornata da dedicare alla lettura (disturbatissima in questo caso) di un manuale sul come fare televisione, che un amico caritatevole m’ha regalato, conscio dei miei sogni di gloria….
Insomma, arriva il mio turno. Lei mi accoglie sorridente. La prevengo dichiarando sin da subito di non aspettarmi chissa’ quali progressi, avendo avuta la ventura di festeggiare con una lauta cena, la mia recente festa di compleanno, in compagnia di cari amici.
Poche storie, con piglio professionale, la Dottoressa mi invita alla bilancia, dove con mia sorpresa, scopro di aver addirittura perso un sei-settecento grammi (il mio target è a 78). Segue applicazione delle ventose elettrodo per la misurazione di una serie di parametri, acqua corporea, grassi, massa muscolare e quant’altro.
Il quadro e’ appena soddisfacence, certo non esaltante. Stimo in un paio di settimane, il perdurare di questo regime. Mentre compila la scheda che mi rilascia ogni volta con tutti questi parametri, le vanno gli occhi sul testo che sto leggendo (studiando)….”Ah, ma l’autore non è quello che ha in mano Endemol ?” “si, le dico, proprio lui….”. Sorpreso dal fatto che lo conosca, si affretta a dire….”il suo nome compare nei titoli di coda di numerosi programmi”:..e intanto mi prescrive su una sua ricetta un farmaco per reintegrare i sali minerali e stimolare un po di piu’ la ritenzione idrica…
Esco, vagamente rinfrancato e con la ricetta in mano, metto piede nella farmacia sottostante al suo studio. Prendo il numeretto per la coda e attendo che vengano servite le venti persone che sono davanti. Arrivato il mio turno estraggo la ricetta dal libro dove l’avevo riposta e la porgo ad un medico alto come un lampione. Costui la guarda perplesso e comincia a scartabellare su un computer….poi, impaziente si gira verso un paio di colleghi, che fanno di no con rapidi cenni del capo, fino a che, stremato, torna al bancone confessando: “guardi, non riesco a capire che farmaco sia”: Possiamo telefonarle, gli dico un po acido, non ho alcuna intenzione di rifarmi una coda di venti persone. Se per questo lo posso fare anch’io, non e’ la dottoressa che ha lo studio giusto qui sopra ? Proprio lei, dico trionfante.
Segue un rapido colloquio telefonico. Capisco che si fa passare la dottoressa, che nel frattempo doveva esser alle prese con un’altra paziente (magari la trentaseienne abbronzata Ostia DOC, di prima) e sento che confabulano. Alla fine torna, con un sorriso smagliante….”Ecco il farmaco che voleva, si chiama ENDOLINF e non ENDEMOL, come ha scritto sulla ricetta”.. Thom Jones ha fatto fortuna con una raccolta di racconti (bellissimi) chiamata ONDATA DI FREDDO. Se continuano queste temperature (e di questi episodi) conto di coniarne un’altra, |
01/08/2007
Doppiapici e caporali.
Sono nella hall dell’aeroporto di Fiumicino. Attendo un volo annunciato con un ritardo di circa 1,20 h. Il display che riporta gli orari dei voli è in alto, davanti ad un gruppo di sedie.
Una signora, sulla sessantina, ma anche di più, si avvicina e mi chiede “Scusi, io non ci vedo, può dirmi a che ora arriva il volo da Toronto ?”. Sto per risponderle “guardi che ha scelto proprio male, non ci vedo bene nemmeno io” ma in realtà quei caratteri ce la faccio a leggerli, e cosi glielo dico . La signora ringrazia e si allontana. Squilla il telefono, è G. una cara amica. Inizia a parlarmi delle cose che scrivo, si domanda come mai non mi abbiano ancora pubblicato, le dico che è la stessa domanda che mi faccio spesso anche io. Intanto un gruppo di donne indiane (lo intuisco in quanto avvolte nel classico saari), sta mangiando senza troppa eleganza della pizza al taglio. G. mi inizia a parlare di tecniche di enfatizzazione, di virgolettati, pronuncia termini che, sulle prime (ma anche sulle seconde) non credo di conoscere, almeno in queste accezioni. Mi dice di doppiapici e caporali. Si riavvicina la signora di prima (quella del volo da Toronto). Stavolta senza nemmeno chiedere scusa e non avvedendosi che sono al telefono mi richiede la stessa cosa “A che ora arriva il volo da Toronto ?” Doppiatici ? sto chiedendo a G. No, da Toronto, Doppiatici non so nemmeno di cosa fa provincia. Signora sono al telefono e poi me lo ha chiesto due minuti fa, le ho detto che il volo è previsto in atterraggio per le 13,50. Allora è in ritardo ? A che ora doveva arrivare c’è anche scritto, le 13.50 Quindi non è im ritardo ? No. A quel punto G. mi chiede “Clè, ma di cosa stai parlando ?” Caporali, dimmi di questi caporali, G. riprendo. Clè ti sei bevuto il cervello ? Nel senso che devo chiedere a dei caporali a che ora arriva il volo da Toronto ? mi richiede la signora che nel frattempo è rimasta accanto a me tutto il tempo. No signora, i caporali sono….G. cosa sono ESATTAMENTE i caporali ? G. sta per rispondermi quando la signora con qualche problema di diottria, torna alla carica. A che ora ha detto che arriva il volo da Toronto ? Signora è arrivato ieri; suo marito, suo figlio, sua figlia, il suo amante, suo nipote, sua zia, sua sorella, il suo portiere, il posteggiatore del suo ufficio, l’ometto che l’aiuta a mettere i sacchetti della spesa nel bagagliaio della sua auto, fuori dal supermercato, CHIUNQUE fosse stato a bordo di quel volo e che lei sta qui impazientemente aspettando, è FUGGITO !!! se ne faccia una ragione. La signora mi guarda perplessa. G. è ammutolita dall’altro capo del telefono. Non capisco se tace perchè è allibita o perché sta considerando quanto la signora in questione ami colui o colei che sta aspettando da Toronto. G. ? le chiedo dopo un po’… Sto qui, Clè dimmi. No, scusa, ma questa donna è qualcosa di speciale. Non finisco di dirlo che la signora indicandomi con la mano tremante ad uno steward in divisa sento che gli sta dicendo “E’ lui, signor Caporale, è lui lo screanzato che ha osato mettere in dubbio la fedeltà del mio chihuahua".
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