30/07/2007

Il grande ritorno del PROCASMA


 

 

 

 

Avevo giusto aperto gli occhi dopo una notte burrascosa quando ho sentito squillare il telefono.
Cletus, vecchia sòla, sono Steve, Steve Bishop.

Ehi, Steve…quanto tempo…
Sono fuori, Cle, fuori sulla parola.
Come fai a stare in equilibrio? sto per dirgli, ma mi trattengo.
Mi fa piacere, blatero, mentre ingaggio una lotta a colpi di depliant di pubblicità della Coop, con una mosca che mi sta rompendo da quando mi sono seduto sul letto (e che ha connotato tutta la notte con le sue graziose attenzioni).

La manco, rovesciando la tazzina del caffè giusto su un'offerta per un depilatore femminile, ad prezzo, definito dall'estensore della pubblicità, "senza precedenti".

Steve, ora tu puoi dire di AVERE DEI PRECEDENTI, capisci ?
Si, Cle, ma che c'entra ? T'ho chiamato per invitarti domani sera…
Sto per chiedergli dove, ma mi trattengo, dicendogli invece….Al Procasma….vero ?
Eccerto, dove altrimenti ? Allora che fai ? Vieni ?
C'è un reading di poesia e suona un gruppo di amici che ho conosciuto dentro.

Comprendo il senso di quel "dentro" dopo qualcosa come tre decimi di secondo: Steve è stato un po’ fuori dal giro per via di certe controversie col condominio sotto il quale è piazzato il suo Procasma e anche a causa della presenza di sostanze alcaloidi rinvenute nel locale stesso…

Ok, ci sarò.
Bene, ci conto. Dice Steve, e mette giù.

La sera dopo, noleggio un thight nero e a bordo del taxi Modena 4 guidato da un rasta da solo un mese in città (ma con un navigatore parlante in jamaicano) raggiungo l'ingresso del Procasma, sulla Tuscolana.
All'ingresso, immancabile, c'è il solito buttafuori, gigantesco, con la voce di Audrey Hepburn che mi da il benvenuto con grazia regale. Poi prende dalla tasca interna un pacchetto e me lo porge…

Tenga, signor Cletus…
Cosa c'è ? gli chiedo.
Il mio mondo, mi dice.
Apro e trovo una copia, in DVD masterizzata di Colazione da Tiffany, e l'omonimo testo di Capote.
Grazie, trovo il tempo di dirgli ed entro.

Effluvi di marijuana, misti con Chanel andato a male fanno da tappeto olfattivo, non appena scese le scale.
Il locale è stato tutto "rinfrescato" da una generosa mano di pittura.. Adesso è tutto color albicocca, tenue, e un sapiente dosaggio delle luci, conferisce un'atmosfera, calda, appena patinata, accogliente.

Ci sono tutti. I barman, con i farfallini neri e le camicie inamidate, le signore in decoltè ed espadrillas (almeno, le più eccentriche). Un manipolo di dopolavoristi dell'ATAC, all'interno dei quali riconosco diversi componenti dei simil TOTO, di qualche concerto fa. Odilia Prandizzi, la pornodiva, ora in pensione, dedita ad una propria ONLUS per la salvaguardia dei pinguini (inutile precisare: solo quelli orfani…che poi non ho mai ben capito come…), mi viene incontro, radiosa, ma con un braccio legato al collo da un foulard di quelli che ti regalano se compri certe uova di pasqua. Cletus…quanto tempo, e mi stringe il suo seno generoso addosso, impregnandomi di pachouli e fiondandomi, all'istante, nella mia adolescenza, quando di tale essenza si impregnavano liceali svagate con le quali mi accompagnavo.
Mi dice di averlo fratturato scivolando sul pack, nel corso della sua ultima missione in Antartide.
Ora sto bene, un po’ di fisioterapia e poi va tutto a posto…tu, piuttosto, come va ? Hai pubblicato ?
Si, annunci mortuari, taglio corto, sono ancora li, ho messo su questo servizio di necrologi on.demand e sembra mi stia andando bene, almeno cosi dice il mio commercialista.
Sei un genio, Clè, sempre pensato…vieni ti presento a Grumilde Gensiottini.
Grumilde è una donna che scrive. Scrive della sua militanza in uno dei gruppi per l'emancipazione Gay dell'Anagnina. E' una donna simpatica, bel sorriso. Scambiamo due parole, sorseggiando del pessimo Chardonnay caldo.

Alla fine arriva Steve, nell'immancabile doppio petto bianco che contribuisce, se possibile, a  dare un senso definitivo alla sua statura (come noto, Bishop vanta 1,39 senza tacchi). I gemelli e la cravatta sono terrificanti, come si conviene, già sospettato altre volte che se le faccia confezionare, ad hoc, dalle parti di Urano, tanta la dissonanza con il bianco immacolato del completo.
Ce l'hai fatta, eh ? Dai, stasera ci divertiamo dice schioccando nell'aria, insieme, il dito indice e medio, come devo aver visto fare in qualche film, come a sottolineare felicità, euforia perché qualcosa, nel proprio tutto cosmico, stia andando no bene, benissimo.

Ok, cominciamo, dice Steve, microfono in mano, dal palco. Il Signor Van Larson [per chi non lo ricorda, trattasi di abituè del Procasma, ex wrestler, ora mite conduttore di una tappezzeria sulla Anagnina, alcolizzato però. ndr]  è pregato di non molestare le hostess, grazie. Van Larson, per nulla sopreso dalla vergogna, dall'alto dei suoi sei sette drink già ingurgidatii sorride come può farlo un giapponese davanti al colosseo, aggiungendo un rapido cenno del braccio come a ringraziare per l'attenzione, verso il palco. Le hostess (un qualcosa a metà fra le Supremes, e un gruppo di shampiste dei Castelli) si dileguano come la brina notturna sotto i colpi di un tergicristallo, non appena in auto, al mattino.

Bene, stasera abbiamo la creme de la creme della poesia underground di questa città, allieteranno i versi un gruppo di sciamannati che ho conosciuto nel recente soggiorno al collegio (ed indica un gruppo di personcine per bene sistemate, ognuna, dietro al rispettivo strumento). Cominciamo allora, e ricordatevi Procasma è Poesia, dice attendendo l'applauso, che arriva, puntuale, non appena la stragrande maggioranza dei presenti comprende che si trattava di una presentazione.

Vorrei invitare sul Palco il primo dei nostri poeti. Gualtiero Uffizi, meglio noto come Cantarella. Ma non voglio dire altro, a presentarlo bastano i suoi versi.

Sale sul palco un uomo mesto. Avrà una cinquantina d'anni. Vestito con roba che non ti meraviglieresti di trovare sui cataloghi, se esistono ancora, di Postal Market.
Si sistema davanti al microfono, estrae un pugno di fogli spiegazzati dalla tasca di una giacca più grande di un paio di taglie e inizia:

Fuoco.
Fuoco che tutto brucia.
Divampa, in me l'amore.
L'amor.
L'a.

SILENZIO.

L'orchestrina, ubbidendo ad un cenno di Steve, esegue lo stacco (che dovrebbe essere l'aria di uno spot  Vodafone di qualche anno fa). Seguono gli applausi sollecitati da una scritta sul display dietro al palco che dice, appunto, APPLAUSI.

Il tipo ringrazia, ripiega i suoi versi e si defila. Entra Steve che annuncia la seconda ospite. Una donna, di corporatura importante, vestita come una vestale greca. La presenta, con amorevole simpatia.
Una poetessa emergente, Laura Cangrande, leggerà una poesia, breve, sui Covoni.

Grassie, dice la donna. Prende il microfono in mano, guarda con aria complice l'orchestrina che parte con un sottofondo molto soft di musica fusion.

COVONI, si sente ?
Si, fanno tutti con un cenno del capo.
Bene, allora comincio…
COVONI…(e fa una pausa ad arte…la tipa sa "tenere" la scena, penso).

Festival di sole e di paglia.
Carne che si sveglia dopo il letargo invernale.
Colori.
Giallo, poi il biondo dei tuoi capelli.
E i pois rossi del tuo vestito.
Dietro il fienile
Distesi nei raggi lunghi del tramonto,
Mentre il rumore del traffico della Prenestina
Arriva di lontano, confuso con il canto
Delle cicale, sotto contratto con Dio.
Covoni, caldo, amore.
Perdere lo sguardo su campi sconfinati,
Cilindri di fieno che alimentano
Le bestie che siamo stati,
Prima,
Molto prima che ci incontrassimo,
E celebrassimo il nostro essere
Un uomo, ed una donna
Che si amano,
Adesso,
Riparati dall'odore di terra e del
Fieno,
Bombardati, entrambi,
Dal sole.
Amore.

La sala è ferma in un silenzio terreo. L'orchestrina esegue lo stacco di prima con l'evidente scopo di sottolineare, ai meno attenti, che la poesia è finita.
La signora, vagamente commossa, ringrazia e a bordo dei suoi tacchi 12, si dilegua, mentre Bishop,
raggiante, riprende la scena.
Allora ? Stasera andiamo forte eh ?
E giù un applauso, dettato soprattutto dall'esigenza di fare una pausa per un drink.

Forse è il caso di fare una pausa per un drink ?! I ragazzi della banda ci terranno compagnia con un set di pezzi dei favolosi anni '80, cominciamo con Stevie Wonder…chi non ricorda…I just call…?

Tutti si alzano, e assaltano i banchetti del catering.
Resto sul divano, chiedendomi insistentemente cosa aveva di magico il sorriso, di Mr. Wonder.

 (segue…forse).

 

 







cletus1 at 07:49:00 9 Commenti

26/07/2007

Grazie per il fuoco (*)

incendio

Ci sono un po’ di cose che queste storie degli incendi, mi stanno rimettendo in moto.

Vorrei provare a mettere da parte per un attimo l’incazzatura (mica facile) e provare a stendere uno straccio di ragionamento. 

 

Chi scrive, l’ho raccontato forse altre volte, magari anche qui, da queste pagine, ha vissuto sulla propria pelle, il devastante incendio che distrusse anni fa buona parte della pineta di Castelfusano.

Quella pineta, come dice il babbo di un mio amico “è stata palestra a cielo aperto per generazioni di romani (ostiensi)”. Oggi i segni di quel terribile rogo sono ancora visibili. Percorrendo la Colombo dalla rotonda di Ostia, in direzione di Roma, è possibile scorgere la sagoma dei castelli romani in lontananza, e le luci dell’edificio che ospita la Casina del bosco, un piccolo bar che prima era circondato dai pini secolari ed è rimasto miracolosamente illeso dall’incendio.

 

Fatale, pertanto, che le cronache di questi giorni, riportino alla mente quel dolore, rinnovato ancora oggi, ogni volta mi trovo a passare vicino.

 

Il fuoco, quest’elemento cosi bistrattato, oggi, nell’era della tecnologia, ma che ai miei occhi, (e credo a quelli di molti) rimanda a storie terrificanti che ci narravano da bambini.

Insomma, diciamo che ha perso un pò il suo smalto di brutta bestia, e al peggio, rivive nei barbecue improvvisati nel giardino di casa, per chi ce l’ha (il giardino, intendo) o al peggio, per un pic-nic all’aperto. O anche al caminetto (sebbene l’avvento del pellett come combustibile finto, ne abbia scemato parte della sua carica estetica).

Ci serviva per scaldarci, per farci da mangiare. Oggi non più. Nell’era dei reality, se va bene, rivive nel nostro immaginario, dietro qualche rudimentale campeggio, vuoi di un set televisivo, o un campo di boy-scout (ma che almeno hanno il pregio di aver imparato come gestirlo e rispettarlo).

 

“A ferro e fuoco”, si diceva un tempo, per intendere la totale distruzione di una città, territorio, nemico. Hiroshima ci ha insegnato che il calore si può produrre anche altrimenti. Senza fiamma.

 

Quindi c’è questo totem qui, che ci trova totalmente inadeguati ad affrontarlo. Azzardo dell’altro.

 

Conversando con un amico, per anni guardia forestale, oggi sereno pensionato e mio amabile vicino, ho appreso che proprio questa inadeguatezza ha fatto strage di qualsiasi rudimento tecnico, che pure da chi percepisce un adeguato stipendio allo scopo, ci si aspetta debba avere.

Hanno lasciato che ad occuparsene fossero dei dilettanti. A me, in Sardegna hanno insegnato che il fuoco si combatte dandogli le spalle. Ci volevano le palle, capisci ? E la testa. Quella che e’ mancata. La pineta di là [leggi:: l’altro lato della Colombo, quello che ha preso fuoco attraverso le chiome degli alti pini secolari che si lambivano e che facevano si che ci fosse ombra ad ogni ora del giorno, su quel tratto di strada] ha preso fuoco perché a nessuno è venuto in mente di mettersi due-trecento metri davanti al fronte delle fiamme e di sacrificare (ha detto proprio cosi) una o due fila di alberi, abbattendoli volutamente, per far in modo che il vento non si mangiasse in un sol boccone, altri ettari di pineta di la, dall’altro lato della strada”.

 

Ecco, quindi l’inadeguatezza, ancora.

 

Nei tg si sperticano in analisi socio-psicologiche dei soggetti dediti a quest’attività criminale.

Forse mancano i fondamentali. Questione di valori ? Qualcuno si è speso ad instillare sentimenti di rispetto nei confronti della natura ? E’ questo un sentimento diffuso (e sufficientemente difeso) nella sfera sociale ? O anche qui, la fa da padrona, il leit motiv, del “famo n’pò come cazzo ce pare ?”.

 

Certo, le cose quando devono andare male, sanno andarci alla grande. Vero, ma un mix micidiale di incuria (qualcuno, ripeto, regolarmente retribuito, si e’ mai preso la briga di pulire i vialetti dalle sterpaglie ?),  di intrecci di interessi sui sostanziosi appalti (prima per la prevenzione, subito dopo per il rimboschimento), e buon’ultima la speculazione edilizia, fa diventare una polveriera a portata di coglione, qualsiasi fratta o boschetto degno di questo nome.

 

Che fare ? La norma “tombale”, che sancirebbe a libidum (e non con l’inoffensivo termine dei quindici anni, cosi come è ora) l’impossibilita’ di edificare su terreni oggetto di incendio (che sia doloso o meno, poco importa), non può, da sola, costituire un valido argine a cotanta criminale demenza. C’è dell’altro. C’è che a poco vale versare lacrime il giorno dopo, come ho visto coi miei occhi (una scena toccante) l’indomani del rogo di Castelfusano, da parte di tutti, grandi e piccoli, abbienti e meno abbienti. Quelle lacrime a dire che davanti ad una sciagura come quella, per un attimo, per una frazione di tempo infinitesimale, ci si è ricordati (per mano altrui) d’essere uomini, e che la consapevolezza dell’entità del danno (nemmeno i nostri nipoti, se andrà bene, riusciranno a vedere più la pineta come era prima) inchioda tutti alla dimensione di ostaggio, della stronzagine altrui. Forse bisognerebbe lavorare su questo. Tutti, nessuno escluso.

 

Ed un’ultima, dantesca, citazione. Per un omaggio tardivo al concetto di contrappasso: ai piromani, una volta presi, nessun soggiorno gratuito nelle patrie galere. No, tutti in Barbagia, a schiena curva sotto il sole, liberi solo il giorno dopo esser riusciti a trasformarla in un rigoglioso pascolo elvetico.

 

(*) Il titolo di questo post, è un gioco di parole, prendendo a prestito il titolo di un lavoro, molto bello, di Mario Benedetti, scrittore uruguagio.

 

cletus1 at 08:14:00 3 Commenti

24/07/2007

L'alluce

anatomia dell'alluce

Questo è un post riflessivo.
Nel senso che ha la pretesa di fare il punto.
Volevo fare un post su una cena che c'e' stata sere fa,
con una ventina di amici.
Avevo un'immagine in testa, quella di una ruota di una bicicletta.  Io ero al centro, e i raggi erano i rapporti che avevo, e che ho, con ogni  singolo partecipante. Poi la ruota tutta, il grande Gig in the sky, come dicevano i Pinkfloyd, era la circonferenza, la congiunzione circolare di tutti questi raggi, e la loro bidirezionalità, o anche l'interattività, l'interconnessione.

Poi oggi, passeggiavo a fine giornata a caccia di un tabaccaio che vendesse CAMEL SENZA FILTRO (introvabili…) quando, uscendo da un bar dell'EUR, la mia attenzione e' stata catturata dai piedi di una donna, solo da quelli, graziosamente calzati in sandali aperti. La donna era seduta ai tavolini di questo bar. E io ho pensato a Marco Candida. A fare un post nel quale facevo parlare l'alluce del
Piede di questa donna. Che a giudicare dall'età, ne sono certo, ne avrebbe diverse da raccontare. Di storie.
E cosi ho cominciato a ipotizzare che questo alluce fosse dotato di vita propria.
Di una propria capacità onnisciente. Che fosse in grado di raccontare quante volte si sarà sfragnato sugli spigoli di una porta, magari nel tentativo di mollare un calcione all'indirizzo del gatto che si è appena fottuto del maialino arrosto che avevi incautamente lasciato incustodito sul tavolo della cucina (a me è successo: non mi hanno ingessato per pura pietà) (post parentesi: per gli amanti dei felini: tranquilli, l'ho mancato clamorosamente, andando a stampigliare, a mo di una star di hollywood, la sagoma imperitura del mio pollicione nello stipite della porta della cucina suddetta).
E insomma, questo pollice, di questa donna. L'espressione del pollice.
Un pollice, ad osservarlo bene, ha una montagna di storie da raccontare.
Intanto da come si presenta, e' in grado di dare un'idea piuttosto precisa della persona cui appartiene. Se è curato oppure no, se è giusto nelle proporzioni o goffamente sovra o sottodimensionato.
La forma dell'unghia, l'eventuale presenza di french, o come diavolo si chiama. Insomma, è un portato del vissuto di ognuno di noi, questo benedetto alluce.
E' bene che qualcuno se ne occupi dal punto di vista letterario.
Che so, un racconto su un alluce che racconta a sua volta di cose strane che gli sono successe.
La cosa più buffa, lasciando perdere la prima infanzia (chi di noi, papà o mamma, non ha messo in bocca almeno una volta nella vita il dito del proprio pargolo/a ?), chissà da quante persone è stato mai ciucciato.
E, gatti a parte, che tipo di incidenti ha avuto. Oh, il pollice ci sostiene, da una direzione, e' una roba importante.
E la sua forma, il suo stare cosi, sornione, ad offrirsi agli occhi indagatori e malati del sottoscritto,
ignaro dello stimolo potente che contiene, alla narrazione.
Un ortopedico. Chissà che rapporto può avere con gli alluci. Se detiene in se, il segreto per riconoscere una sorta di proporzione aurea, in ossequio alla geometria, o a studi d'arte.
I pollici delle stature del FORO ROMANO. Austeri, perfetti nella loro plasticità, o del Mosè, consumato in San Pietro.

Insomma, fa caldo. E i pensieri girano in tondo.

cletus1 at 22:20:00 5 Commenti

23/07/2007

MEMENTO AUDERE S.E.M.P.


 

 

 

 

 

 

 

Alla fine ho ceduto, incalzato dalle mie ultime deludenti prestazioni, sollecitato dall’allure delle belle fighe che l’accompagnano, ho dato seguito all’ennesimo invito arrivato via posta elettronica, ed ho ordinato un SUPER ERECTION MOBILE PACK. (d’ora innanzi, SEMP).

Con SEMP a portata di mano, mi sento meglio. Basta con quella strana forma d’ansia non appena mi apparto con la mia bella. Basta con l’ansia da prestazione che ti rosicchia dentro come fosse una talpa che allegramente porti a spasso (gratis). SEMP concede di riprovare sensazioni altrimenti relegate nel pleistocene della mia vigoria sessuale.

Orgasmi a raffica, è stampigliato (anche in braille, come si conviene per tutti i medicinali) sul bordo della confezione. Ed in effetti, da quando l’ho ordinato ho cominciato ad avere (mai avute prima, se non come si diceva prima, nel giurassico della mia adolescenza) polluzioni notturne.

L’altra mattina mi sono svegliato conscio di aver trascorso tutta la notte in compagnia di una collega (nota strafiga, pluri decorata, passata per le mani dei migliori chirurghi estetici della nazione) in un anonimo appartamento al mare, facendo sesso a ripetizione.

Il SEMP, interagisce con gli strati più profondi della psiche, regalando regressioni da epoca della clava. “Sei meglio di un Orango”, mi sono sentito dire (in sogno) dalla stessa super-rifatta (la cosa che, a mente fredda, mi lascia sgomento, è capire su cosa basi questo azzardato paragone, ma sorvolo, non essendo delicato indagare oltre….).

Insomma, il SEMP andrebbe dispensato dal servizio sanitario nazionale. Vuoi mettere quanti alberi in meno brucerebbero dalla SILA al Parco Nazionale dello Stelvio ? La gente avrebbe di meglio da fare che non andare in giro, prosperi antivento in tasca, e taniche di materiale infiammabile in mano. Renderebbe infiammabile ben altro, c’è da giurarci, invece di trastullarsi a buttare sassi giù dai calvacavia. Non ci sarebbe spazio per la noia, ecco cosa. E questo moderno surrogato della felicità, dispensata artificialmente a comando, oplà, basta un sorso d’acqua (o in assenza, di qualsivoglia altro liquido) ed il gioco (si fa per dire) e’ fatto, ci terrebbe un pò tutti, relativamente lontani dai guai.

Esiste un’unica, piccola, controindicazione. Una erezione asinina che perdura dalle otto alle dodici ore.

Pertanto, in quel frangente, è bene astenersi dal mettere piede in spiaggia o in piscina. Si sa mai, qualche studente di mitologia, dovesse scambiarvi per un esemplare di centauro, cui hanno dimenticato di effettuare la convergenza.

Insomma, ora e SEMP, resistenza, và là, và.

coloro che si ritenessero offesi dalla lettura di questo post, perdonassero, è il caldo.

cletus1 at 15:12:00 2 Commenti

19/07/2007

La vita è adesso...


La vita, e adesso ?

Adesso, la vita ?

Declinare in modo diverso questa massima...non porta da nessuna parte.

La vita (ma direi sopratutto il tempo) ha scansioni impercettibili. DIo non fa

di cognome Bartezzaghi, e il resto è una sciarada che cambia giorno per giorno,

nella quale vale la pena tuffarsi, risveglio dopo risveglio.

In somma, oggi è il giorno, nell'anno, del mio compleanno.

Mi sento come questo qui:







cletus1 at 06:55:00 5 Commenti

14/07/2007

Un piccolo pesce bianco grasso e cieco























 

Ieri, verso le 14,30, località appena fuori Roma. Temperatura esterna imprecisata, ma decisamente calda. Ho un appuntamento (preso da più di 10 giorni) per incassare una fattura da un cliente.

Arrivo che ha aperto da poco. Un salone espositivo deserto. Solo una miriade di bagni (finti) lavandini, cabine doccia, jacuzzi. Il cliente mi guarda e facendo ad arte la faccia più costernata del mondo mi confessa di non avere con se il libretto degli assegni. Per la verità fra  il mio ingresso nella sala e il momento in cui mi dichiara la sua momentanea insolvenza passano dei minuti. Che impiego per guardare uno splendido acquario con degli altrettanto splendidi pesci, molto colorati che lo popolano. Resto incantato dalle loro fattezze.

In particolare mi colpisce uno di questi, albino, con delle pinne color corallo. Sembra nuotare indisturbato, incurante come un pascià di ciò che gli può accadere intorno.

 

Belli, eh ? mi dice il cliente.
Si. Dico, hanno bei colori.

 

 

Si, conferma il cliente.

Evito di addentrarmi in dotte disquisizioni su razze, modalita’ di alimentazione, capacità di ossigenazione dell’impianto: sono un perfetto ignorante, mi limito a fare il vojeur.

Sono pesci speciali. Dice.

In che senso ?

Nel senso che non sono molto diffusi. Mi dice come a sottolinearne il valore.

Si, dico, non ne ho mai visti molti di cosi belli.

Il tipo decide che deve stupirmi ed esclama.

Quello tutto bianco è cieco.

Cieco ?

Si, mi dice come fosse una particolarità della razza.

In che senso ? dico

Nel senso che gli amancano gli occhi. Prima ce ne aveva uno solo, poi deve aver litigato e ha perso anche quello.

SILENZIO.

Lo continuo a guardare, stavolta un pò meglio, incuriosito da tanta rivelazione.

Dopo qualche attimo il cliente continua e dice…

E’ cieco ma è il più fijo de 'na mignotta…magna come 'no sfondato, guarda.

Ed afferra un tubetto di mangime per pesci facendone cadere una piccola quantità nell’acquario, non senza averlo prima sbattuto ripetutamente sul vetro come ad attirare la loro attenzione (saranno in tutto una decina).

I pesci, in un festival di colori, sotto una luce al neon, diafana e sfolgorante,  si agitano e vengono verso l’alto, adusi evidentemente al rito da tempo, pronti per avventarsi sul cibo.

Guarda, mi dice.

Ed effettivamente il piccolo pesce bianco grasso e cieco resta indisturbato sotto.

E’ zen, penso dentro di me.

Di lì a poco una gran parte delle minuscole scaglie di mangime che si impregnano d’acqua, tendono ad andare verso il basso, dove, il nostro, con sagacia, aspetta a fauci spalancate, ciò che i suoi affrettati compagni, nella loro foga, non sono riusciti ad afferrare.

Ha un fiuto eccezionale, sto fijo de na mignotta, hai visto come li frega tutti ?

Si dico, affascinato dalla scena.

Esco dal cliente, dopo aver fissato un nuovo appuntamento, interrogandomi sul concetto di olfatto, che deve avere questo piccolo pesce bianco grasso e cieco.


 

cletus1 at 00:37:00 9 Commenti

12/07/2007

Coda, nel meriggio romano.

mosca

Tenti di capire cosa cazzo sta succedendo ma nel frattempo sei intento a togliere degli scontrini vecchi e accartocciati (in alcuni casi, del tutto scoloriti) dai tasconi degli sportelli della tua macchina. Non ne hai colpa.

La radio ha appena finito di suggerirti che cacheresti meglio se prendessi familiarita' con un certo Vividus extensis, o qualcosa del genere. Ma tu non sopporti gli yogurt, e in ultima istanza, non hai (fra i tanti altri) proprio di questi problemi. Una mosca salita a bordi chissà quando, continua ad agitarsi impazzita contro il cristallo del parabrezza. Lato interno. Ti sembra lo faccia, osservandola con un residuo d'attenzione, quasi a tempo con il blues del cd che hai selezionato dopo i larvati inviti ad andare a cagare che la speaker radiofonica (sicuramente assunta a progetto) t'ha appena finito di dare. La musica non ha tempo. Quel cd lo hai sentito per mesi, anni fa, quando le cose sembravano andarti decisamente meglio, e si potrà ancora sentire fra tanti anni.

Scansi la vertigine del doverci pensare, al dopo, essendo cosciente della carenza delle tue energie, e decidi, bontà tua, di restare sul punto. Lo stesso, da quaranta minuti, con altrettanti gradi all'esterno (cosi recita il led del termometro sul cruscotto). Stai flippando, in altre parole. Il sudore bloccato da generose porzioni di aria gelida che il condizionatore non manca di fornirti con la compassione che deve avere una flebo verso l'avanbraccio di un moribondo.

La coda è un tutto unico col paesaggio. Ne è la quintessenza. Tu non hai la forza nemmeno di incazzarti, mentre mandi a memoria i nomi degli assessori alla mobilita' e all'urbanistica, che hai maniacalmente imparato a memoria (nemmeno fosse la formazione del Milan) per recitarli, accompagnandoli con epiteti non ripetibili, come una giaculatoria da profferire mentalmente, per tentare di dare un nome, quand'è possibile un volto, a chi ritieni in buona parte responsabile per questo sperpero sacrilego del tempo, tuo e altrui. E vagheggi giudizi universali, giudici sommi, imparziali e puri, scesi da una qualche costellazione limitrofa a dirimere i guasti prodotti da costoro. Anche se in cuor tuo sai già che non basta. Non sarebbe sufficiente. Almeno, non da solo. E' che mentalmente architetti una punizione che sia sufficientemente commisurata al livello del disagio che la qualità del loro lavoro ha prodotto. Una pena animata da una lezione intrinseca, in ossequio ai principi lombrosiani cui ti hanno, tuo malgrado, educato. E non la trovi, salvo che per rari attimi, figurando di averli in auto con te, sotto il sole cocente del pomeriggio, fermi, inchiodati, ostaggi di una capitale che si fa vanto di avere il PIL più alto del regno, ma a spese di qualsiasi cosa somigli alla felicità, che non sia una sostanza stupefacente.

Alterni questi pensieri con l'osservazione del volo sempre più concitato e nevrotico della mosca. Che non ha smesso di credere che il vetro sia un'invenzione surrettizia e che l'altrove che intravede attraverso, sia tangibile e reale e non il frutto bizzarro di un malfunzionamento delle sue diottrie. Ti ricordi allora di quando, aiutando tua figlia in una qualche ricerca, deve esserti capitata sottomano una tavola anatomica della sezione di un occhio di una mosca. Nemmeno Swarosky, con la sua mania di sfaccettare il vetro, avrebbe saputo fare altrettanto. Occhi cosi complessi che nessuna telecamera in TTC (o come diavolo si chiama) sarà mai in grado di imitare. La voce del negrone che blatera di un blues in uno di quei negozi adibiti a lavanderia automatica (Albert King, "Answer to the laundromat blues") accompagna il suo ronzio disperato.

Afferri la cartata di bollette che hai prelevato dalla buca delle lettere stamattina, prima di uscire, e armato delle capacità cognitive degne di un'iguana, al risveglio, la spiaccichi senza grazia alcuna sul cruscotto che nonostante l'aria condizionata, in quel momento deve avere una temperatura prossima a quella di un altoforno, lituano.

La coda, a quel punto, magicamente, inizia a scorrere.  


cletus1 at 21:41:00 2 Commenti

11/07/2007

Le interviste su Fringberger (2)

Questa è la seconda intervista. Concessa dal grande critico letterario Epifanio Piscopetti, colto in un noto ristorante romano, dopo una lauta cena. Notare la commozione e l'occhio brillante al solo accennare a piccoli episodi di vita vissuta in contatto del Sommo. Enjoy, again.


cletus1 at 06:31:00 6 Commenti

10/07/2007

Le interviste su Fringberger (1)

Quella che segue è la prima di una serie di interviste, concessa da una responsabile (che ha voluto restare anonima, per questo e' ripresa di spalle) di una casa editrice di importanza nazionale. L'audio non e' un granchè, ce ne scusiamo con i (telespettatori ?). Enjoy.



cletus1 at 09:34:00 1 Commento

09/07/2007

Materiali su Fringberger

(sottotitolo: documenti di bird-watching reperiti dagli sconfinati archivi del Sommo)

Enjoy !!!

cletus1 at 07:58:00 Commenta: