27/04/2007
Piccoli Coppola Crescono (Francis Ford)
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E' da un pò che latito dal blog. Mica perché chissà cosa m’ha riservato la vita, nel frattempo. Continuo a fare le cose di sempre, svegliarmi, girovagare per casa, ognitanto lavorare, vedere qualcuna/o, insomma la solita vita. Se quindi non posto più con la consueta frequenza è perché mi illudo di diventare un regista, visto che con la parola scritta ho ancora qualcosa da registrare, mettere a punto (nemmeno fossi il Todd di turno, al box Ferrari).
Cosi, scaldo i motori con una banale macchina digitale in grado di eseguire dei brevi filmati.
Quello che segue è emblematicamente definito FRINGBERGER 1. Si tratta di spezzone video registrato durante una festicciola di compleanno di mia nipote (2 anni) in un parco pubblico romano. |
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Il commento audio, letto da una voce calda e sensuale tipo 199, potrebbe essere questo:
Alex Fringberg, muove i suoi primi passi nello studio comparato dell’Ornitologia, grazie ai quali, darà vita, dopo un po’, ad una incredibile opera come L’Ornitologia, oggi (già recensita qui).
Seguire i pennuti è la sua passione. Egli s’infervora nello studiarne le movenze, col segreto intento di carpire, in base a quale arcano segreto, essi siano in grado di volare (aspirazione nemmeno troppo celata dallo stesso).
Il piccione ripreso in video, sembra averlo riconosciuto e ne sta debitamente alla larga. “che cazzo vole questo ?” sembra dirci con le sue rapide occhiate, durante una passeggiata seguito da lui (si percepisce l’ombra dell’operatore, ma si sa, trattasi di errore del dilettante).
Grazie per l’attenzione e stay tuned. Click. Fine del video.
Particolari ringraziamenti: Comune di Roma, Assessorato al verde pubblico. Mia nipote: senza il suo compleanno queste immagini non sarebbero mai potute esser girate. |
21/04/2007
Roma
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Natale di Roma
La Roma di Flaiano,
quella di Marco Lodoli,
quella di Alberto Sordi,
quella di Valter Veltroni
quella di Francesco Totti,
quella del Governo,
quella dei Ministri
(e dei loro ministeri)
quella delle borgate,
quella dei Parioli,
quella degli stereotipi
cui nessuno è disposto più
a credere,
ma che continua ad essere alimentata,
nei fatti,
nelle azioni,
nelle cose che si dicono di.
La Roma di Corviale,
quella della Collina Fleming,
quella di Porta Portese,
quella dell’Esquilino,
La Roma della metro,
quella del Raccordo,
quella dell’Eur,
e quella di Pietralata,
dei silenziosi viali,
al sabato, al quartiere Coppedè,
la Roma di Stazione Termini,
quella di “Roma Tiburtina”,
la Roma dello Stadio,
e quella del Foro Italico,
La Roma del Papa,
e delle mille chiese,
dell’ombra di chiostri inaccessibili,
La Roma del Gianicolo,
quella del Giardino degli Aranci,
all’Aventino,
La Roma dei sette colli,
quella dei vicoli di Trastevere,
La Roma dei tramvetti,
quella del Verano,
e della Piramide,
e delle mura latine,
e dei ponti,
di lunghi pomeriggi passati su un muretto,
o di passeggiate al Pincio,
la Roma del mare di Ostia,
di Via dei Fori Imperiali,
delle ultime botteghe della Suburra,
La Roma dei luoghi, amore mio,
che nemmeno un’artista pazzo
avrebbe potuto prevedere, cosi,
come è oggi.
La Roma che è una somma di paesi,
caciaroni, confusi, affastellati.
La Roma che rimanda,
che continua (forse in forza di questo)
ad attirare turisti (e soldi).
La Roma di Meyer, e del Colosseo.
Di tutto e del suo contrario,
la Roma che c’era, quella che c’è,
e quella che non sarà mai:
Una città diversa, civile ed operosa,
che generi pace, prim’ancora che nei
lunghi cortei (o nelle adunate
oceaniche che la feriscono),
nei cuori di chi ci vive, ed attende,
rassegnato,
che il sole si alzi anche oggi.
Oggi che è il ventuno di aprile del 2007.
Buon compleanno, Roma. |
10/04/2007
Tema
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La cosa che ti è piaciuta di più di queste vacanze di Pasqua.
Svolgimento: Pasqua ogni anno cade (chissà perché si usa questo verbo) in un giorno diverso. Mica come Natale, che uno sa che è il 25 di dicembre e se ne fa una ragione. Pasqua no. Viene quando cazzo gli pare, a quanto ho capito dipende dal Mercoledì delle Ceneri, come certe beghe familiari da cui discendono cappotti di dna, rancori incrociati e tacchini arrosto.
In ogni caso, non era, solo, di questo che volevo parlare, ma di come è vissuta, da un certo numero di persone, la scelta di un film.
Mentre ero al supermercato, intento ad acquistare un tot di cibarie, mi sono imbattuto in una di quelle enormi scatole di cartone, ripiene di DVD e con l’allettante scritta a pennarellone grosso e rosso “TUTTO A 1,99 €.”. Incuriosito, ho cominciato a rovistare. Ho pescato un dvd, sulla cui copertina c’era il faccione di un attore che ha corso il rischio di vedersi candidato a presiedere quella porzione della mela, che raggruppa 52 sottoporzioni. L’attore si chiama Danny De Vito e il film è “Getta la mamma dal treno”.
Cosi la sera di Pasqua, che come tutte le sere dei giorni di festa, porta con se di default un ottanta per cento di malinconia (dipende da dove ci si trova, convengo), ho deciso di vederlo, sprofondato sul divano con tutto il necessario per non dover muovere il culo, almeno fino al termine: cartine e tabacco da rollare, teiera e dolcificante, portacenere, acqua minerale, cellulare e cordless (opportunamente e preventivamente silenziati).
Il film è una commedia perfetta. Ha tutti gli ingranaggi al posto giusto: funziona. C’è il protagonista, un Danny De vito ancora giovane, che tenta di diventare uno scrittore, si iscrive ad un corso il cui insegnante è un povero cristo cui la ex moglie ha fottuto il suo libro facendone un capolavoro e mollandolo contemporaneamente (chissà perché non si da mai l’uno senza l’altro). De vito ha una mamma che il mostro di Notre dame gli fa una sega. Il teacher odia profondamente la sua ex moglie ora autrice famosa ed intervistata un giorno si e l’altro anche alla tivu.
Il resto ve lo lascio immaginare. Dati questi elementi un mediocre regista sarebbe capace di tirarne fuori qualcosa di buono. Qui si rasenta l’ottimo.
Mi sono chiesto cosa c’è nel mio animo che non va. Cosa è che mi attrae da questa cinematografia, ingiustamente definita da “serie B”. Anche a Lansdale piacciono i cosiddetti B-movie, ossia quegli horror a portar via che (chissà perché) proiettano solo in schifosi drive-in di periferia.
Il fatto di avere una figlia dodicenne, di essere sostanzialmente in difficoltà a gestirla, nelle inevitabili pause post-prandiali, in qualunque stagione dell’anno, mi ha portato a riscoprire e subito dopo apprezzare questo mondo minore, fatto di commedie “leggere”, velocemente dimenticate e lontane dall’allure dei film “Impegnati”. Adoro collezionarne qualcuno.
Mi tengono compagnia. Ho deciso che dovrò mettere mano allo scaffale nei quali sono vagamente riposti, e ripescare, dedicandogli tutta la mia attenzione da domenica sera, un film che ho registrato dalla tele, tanti anni fa e che vede un De vito nei panni di un venditore di auto, mollato dalla moglie, e del quale ricordo la battuta, rivolta all’ex-amico, collega, col quale è scappata di casa “te la puoi tenere”, e la canzone finale, che accompagna gli immancabili titoli di coda, dei Fine Young Cannibal, “good time”.
Proprio come quello che auguro anche a voi: good time. Si ricomincia, orsù. |







