27/02/2007

Oggi ringraziamo.

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Da tempi immemorabili, la comunicazione fra esseri umani è considerata attività sociale degna di nota e foriera di ineguagliabili benefici, agendo sul concetto stesso di relazione, fra viventi (…e non). La forma scritta, con l'avvento del web, ha conosciuto un rinnovato interesse. Prima le occasioni di comunicare in questa forma per molti di noi erano limitate all'ambito del lavoro (e pure li, ha resistito, nel tempo…nonostante i vari stupidari che ognitanto prendono di mira un po tutti, medici, studenti, professori, avvocati). Cosi, oggi, possedere un indirizzo di posta elettronica è una formidabile risorsa per coltivare detti rapporti, spesso, con persone delle quali non avremmo mai, altrimenti, sospettato l'esistenza.

 Quotidianamente, ricevo gentili pensieri da parte di persone che evidentemente devono avermi conosciuto, e che ci tengono, soprattutto, a farmi avere notizie di loro, al mio stato di salute, ai miei investimenti, al mio appagamento sessuale, al mio senso del glamour.

Devo ringraziare costoro, uno per uno…

Kashima Hamler, che mi informa del fatto che esiste una ditta che ci chiama Harris Exploration Inc., davvero molto gentile.

Chris Livington, che a dispetto del cognome non è un esploratore, arguisco, ma un fanatico delle nuove droghe, che ne ha fatto oggetto di un negozio virtuale (Dovrò dare un'occhiata ai prezzi). Dona Dodge, ci tiene a ricordarmi che non devo dimenticarmi la domanda per ottenere lo sconto (ma su cosa ?).

Dominick Martin, invece, mi propone software, carino. Mi scrive poi addirittura la Branch Banking and Trust che essendo al corrente del mio precario stato finanziario (soprattutto se non la smetto di spararmi tutto in cd e libri), mi fa gentile richiesta di confermare i miei dati…. C'e' anche qualche buontempone come "%FROM NAME" che non capisco proprio cosa possa volere da me. Un saluto anche a Deepa Creel (Che a giudicare dall'amore per le doppie, dev'essere un drago a letto oppure è una affetta dal morbo ell'indecisione….un po confusa….doppia soprattutto le eee, come in una perenne sospensione)…

Andrew Roberts mi mette in guardia dalle false pillole, un galantuomo, niente da dire. Jazzie Gaba mi parla invece di Juan, che non credo sia qualcuno di Como che si chiami invece Giovanni.

Abbiamo poi, Felicia Kline, che non so se sia la sorella di Calvin ad ogni modo mi rende edotto su degli sconti speciali (non so per comprare cosa…ma fa niente, gradisco il pensiero, io).

Sherman Courage, che dev'essere uno che non si caca sotto, mi informa dell'esistenza del suo Online store offer special discount, che ora che ho finito di leggere come si chiama, faccio prima ad andare a comprare le cose da Bulgari, come graziosamente chiamiamo, qui in zona, un piccolo supermercato che adotta prezzi battuti da Christies.

Pat Tuttle è una gran cara ragazza, ci tiene alla mia salute e mi suggerisce anche lei "special discount" ma stavolta per le medicine (come cazzo fanno a sapere che ho avuta l'influenza da poco ?). Faoruk Corpuz, è un tipo complicato…mi parla di polimetallic property express…ma è talmente express che è finito dritto dritto in posta eliminata da solo…. Steve Felix, non dev'esser un tipo originale, intanto col suo cognome, quand'ero piccolo, ci chiamavano un gatto che pubblicizzava il formaggino mio (devo aver assunto delle porzioni industriali di detto formaggio fuso, nella vana speranza di completare la collezione di quelle figurine che cambiavano a seconda di come le inclinavi, simulando un movimento…). Non è originale perché la sua stessa avvertenza, con l'identico "subjetc" l'ho ricevuto anche da Dominic Morgan, evidentemente un suo ex socio d'affari…battuto sul tempo.

Seth Jeffersonv (notare la v finale), non so cosa cazzo vuole, parla di patriottismo, cose cosi… Adore Silvester, che non so se è il nome dato ad una "mission", adorare appunto questo Silvester (ma chi ? Stallone ?) mi chiede, preoccupato, se possiedo una versione OEM del software, che gentile…. Sawyere Galina, va per le spicce, e mi intima di upgradare il mio software Dell Oem. Deve aver sbagliato indirizzo, però, gliel'ho anche scritto, si, in inglese…non ho mai posseduto altro PC dal 1997 che questo vecchio IBM dal quale scrivo. Wendye Maia, è un'incerta…o ci si rifà alla fatina di Peter Pan o all'ape omonima. Nell'incertezza, la cestino.

Dominic Morgan, a parte il cognome da pirata, non so veramente cosa diavolo voglia da me, cosi come il tipo che si firma DONT (ma dont che ? tu sorella ?) Unusual volume, dice nell'oggetto del mail che m'ha spedito. Forse è uno stimolo a scrivere qualcosa di veramente originale. Ecco, a tutti costoro, giornalmente, dedico da 3 ai 5 minuti per selezionarli, accuratamente, evitando di mandare distrutte mail importanti di lavoro, di amici o di semplici conoscenti. Infestano con una puntualità indefessa la mia casella di posta come nemmeno le zanzare, a ferragosto, dalle parti di Comacchio. Sono un pedaggio da pagare per rimanere "connessi" ? Sto scontando qualche condanna biblica ? La versione moderna del castigo delle cavallette ? Esistono ? E se si, che cazzo fanno il giorno (a parte spedire tonnellate di email spam a tutto l'universo) ?

Vorrei conoscerli, si, uno per uno. Passarci del tempo, prenderci una birra insieme, sentire se hanno figli, problemi, rate da finire di pagare, il pipo che non gli tira. Comprenderli, ecco. Perché una cosa mi sfugge, ma perché non si dedicano a loro, invece di rompermi i coglioni ?

cletus1 at 21:10:00 6 Commenti

24/02/2007

Due tre cose di questa settimana.

Martedi:

Faccio tardi, per uscire di casa, intendo. Ieri, lunedi l'ho passato in casa, non mi sentivo molto bene, ho dovuto fotocopiare un tot di carte da spedire al commercialista. Si è rotta la stampante-fotocopiatrice, dopo aver visto un paio di fatture distrutte dagli ingranaggi impazziti ho fatto appello alle mie forze, e vestito e sbarbato ho raggiunto un tabaccaio che fa fotocopie a prezzi da biglietti low-cost per Barcellona. Tornato a casa, ne sono uscito solo stamattina. Vado in Posta. Scelgo accuratamente un ufficio un po fuori mano dove stimo che i tempi d'attesa siano più brevi di quello dove vado di solito, alla cui direttrice, in un impeto di rabbia civile ho chiesto se non si sentisse intimamente più portata al giardinaggio o al ricamo al tombolo. Voleva chiamare i carabinieri, e io serafico ho fatto presente che non l'avevo minimamente offesa, solo consigliata, questo si.

 

Arrivo allo sportello, di la dal vetro una donna, avrà intorno ai quarant'anni, bassina, rotondetta, bel sorriso. Affranca le raccomandate e controlla se l'affrancatura di altre lettere è giusta. Me ne prende una e mi dice che mancano 40 centesimi.

Le chiedo di metterci un francobollo da 60. Mi guarda come fossi un alieno e mi fa tutto un discorso…"perché vuole arricchire le poste italiane ? sono sufficienti 40 centesimi…se poi lei vuole fare regali…" mi redarguisce con un piglio che stento a capire che sta celando altro. Mi si svela cincischiando di aperitivi presi insieme, durante una pausa dal lavoro…Colgo la sfumatura, pago ed esco. Raggiungo il primo bar, prendo un caffè e me ne faccio preparare un altro da portare via. Ripercorro i pochi metri che mi separano dall'ufficio, entro e da dietro al vetro, mentre sta servendo un'altra signora, le faccio vedere il caffè. Trasecola, e mi sorride come si può davanti ad un sei al superenalotto. Viene alla bussola a vetri da dove si passano i pacchi da spedire, me la apre, deposito il bicchiere con la bustina di zucchero e l'asticella per girarlo, ancora sigillata. Sorride…"L'aspetto, eh ?!" mi dice mentre gira lo zucchero. La signora rimasta davanti allo sportello vuoto, ci guarda con aria assente. Il tempo a volte, se vuole, sa fermarsi.

 

Mercoledi.

Piove, giornata grigia. Vado fuori Roma. Adoro andare fuori Roma. Si fanno più chilometri, è vero, ma mi diverto di più. Faccio le mie cose, poi a sera, passo a prendere mia figlia. Andiamo in un centro commerciale. Al piano di sopra c'è l'area ristorazione. Abbiamo mangiato qui altre volte. Abbiamo cominciato con il sushi, con dialoghi esilaranti coi giap che ci servono in un italiano come gli allievi di Ennio. Stavolta andiamo sul nostrano. La gente che gira nel centro commerciale, che chiude alle ventidue, è strana. Chi fa la spesa nel supermercato deserto, poche le casse ancora aperte.

E' un festival delle merci, tetro, ti consente di captare l'inutilità del tutto. Per noi due, un luogo al coperto dove poter passeggiare senza bagnarsi con la pioggia. Poi, tornando a casa, mentre accendo la radio per sentire cosa sta facendo la A.S. Roma che gioca in Champions col Lione, all'Olimpico, capto un notiziario e apprendo che il presidente del consiglio è andato a trovare quello della repubblica, punto e a capo.

 

Giovedi

Il post in Bottega di Lettura, su Alex Fringberger, scatena la fantasia di molti. Giorni fa ho postato ivi, una recensione su un testo chiamato "Le storie delle protesi". Ho bissato, inserendone un altro dove recensisco "L'ornitologia, oggi" dello stesso autore. Ormai nei remainders della città mi sono guadagnato l'appellativo del "matto". Alzo le spalle e mi diverto. Costui è un genio, altrochè.

 

Venerdi.

E' finita la settimana. Vado fuori Roma, ma giusto per prendere delle cose da portare ad un cliente che è in città. Al ritorno, mi fermo da un altro cliente, pranziamo a base di pesce. All'atto di pagare, il ristoratore sardo, mi chiede.."ti serve la ricevuta ? te la scarichi ? No, perché ne avrei un'altra che ti posso dare…già pronta.. il cliente di prima non l'ha voluta…" Gli do venti euro di meno del dovuto. Lui fa una smorfia…Lo consolo…dai, ti rifarai la prossima volta.

Passo a prendere mia figlia. L'accompagno in palestra, poi resto in macchina per un'ora e mezza, leggendo i commenti su vibrisse, e le prime pagine de Le avventure della ragazza cattiva, di Vargas Llosa, che è un grande. Sulla strada del ritorno, ascolto un altro grande. Un cd di Chopin pagato 4,5 euro. Ascoltare musica classica, i giochi del pianoforte in particolare, mentre guidi per le strade trafficate di Roma regala delle sensazioni strane. Un po sembra di stare come quando sta per partire l'aereo, e mandano lo stesso tipo di musica dagli altoparlanti (vorrei conoscere l'addetto alla play-list, colui che le seleziona), un po sembra di vedere quello che succede fuori come potrebbe farlo un pesce palla da dentro un acquario. Chi fa il pesce e chi l'acquario, un banale dettaglio. Sono, siamo, intercambiabili. Mentre preparo la cena, sulla Sette, dalla Bignardi c'è Amèlie Nothomb, autrice di un libro il cui titolo già mi incuriosisce: Metafisica dei tubi. Lo leggerò, prima o poi, fra un testo di Fringberger e l'altro.

cletus1 at 00:44:00 3 Commenti

18/02/2007

domenica pomeriggio

my dog want kill your mama

E' una domenica pomeriggio come tante altre, già viste.

Fuori piove, anche forte, a tratti. Non ho nulla da fare, cosi sono sbracato sul divano ad osservare i fili d'erba che si piegano sotto il peso delle gocce della pioggia. Non che la cosa mi disturbi, ma mi ricorda, forse, qualcos'altro, le fatiche degli schiavi egizi nell'innalzare le piramidi, una roba di joule, insomma. Forze che si oppongono ad altre forze.

Per vivere pomeriggi cosi ci vuole forza. Almeno quella di resistere ad alzarsi, puntare alla cucina, divellere il tubo del gas dalla macchina da cucina, e praticarci dell'aerosol risolutivo.

Quindi se rimango qui, invece, sbracato sul divano, ad ascoltare il direttore d'orchestra James Last che esegue le cover dei Beatles, e a guardare gli effetti della pioggia, dicevo, ho i miei buoni motivi.

Fra questi, quello che più tardi andrò al cinema con Carrie Fisher, e dopo forse…

Parlando di letteratura con un amico, dicevamo della felicità di un racconto. Della sua buona riuscita. Del fatto che appena finito di leggere non ti puoi trattenere, se la lettura è stata avvincente, intensa, ripagata, dall'esclamare con decisione un ammirativo…."ma li mor - ta - cci tua !?!?". Come a dire…"ma come cazzo hai fatto ? a scriverlo cosi bene ? che sembra che la sola aggiunta di un'altra parola lo rovini, tanto è perfetto, essenziale.

Ecco, sono pochi coloro ai quali si può dire cosi. La scrittura felice sottende a delle regole al confronto delle quali, quelle della stidda sono intrise di democrazia. Eppure non le ha scritte nessuno. Nessun codice le riposa. Nessuna tavola delle leggi. Ma chi legge, spesso, le percepisce e strabilia, si, letteralmente, se e quando se ne imbatte.

Per un assoluto autodidatta, quale ritengo d'essere, è già abbastanza esser arrivati ad avere una voce propria. A prestare ascolto alla propria voce, a scrivere quasi (quando sei in quello stato di grazia che te lo consente) sotto dettatura, di questa voce interna.

Il mio cane mi guarda con occhi carichi di sommessa richiesta: quella di poter entrare, prendere possesso dello zerbino e appisolarsi, soporosamente, a volte riuscendo addirittura a russare nonostante i violini di James Last.

Fa bene passare le domeniche cosi. Aiuta a de-comprimere dai ritmi ossessivi della settimana lavorativa. Spiluccando un mandarino, e a non opporsi, no, se dovesse arrivare, in punta di piedi, il dolce desiderio di dormire.

 

Cosi vengono in mente idee per racconti prossimi da costruire. Magari prendendo a prestito fatti realmente accaduti, nel quotidiano. Come l'altro giorno. Ero da un cliente, stavo andando via, sono salito in macchina sostenendo una conversazione con mia figlia, al telefono. Per uscire da li devo fare un angolo. Vicino a quest'angolo un'auto bianca, parcheggiata male, ma non cosi tanto da non consentirmi da poter passare. Il sole basso sul finestrino alla mia destra, distinguo appena una sagoma femminile che si altera, non capisco bene all'indirizzo di chi, intanto continuo a parlare con mia figlia che mi sta dicendo di aver recuperato in fretta i voti di buono, in francese ed in inglese. La tipa, invece, quella della macchina, sale su smadonnando come poche. Sento il bisogno di abbassare il finestrino alla mia destra e dirle…"signora, sta facendo tutto da sola, non le ho detto nulla, ci passavo comunque". Costei prima bofonchia qualcosa tipo…."stavo parlando con l'altro" riferendosi ad un magazziniere che si è gustato tutta la scena, poi con tutto il veleno di cui dispone (dev'essere parecchio) mi dice…"allora ho sbagliato ad affrettarmi". Sono rimasto di sasso.

Di corto circuiti cosi è piena la giornata. Penso che molta gente non stia passando proprio un bel momento. E che più va avanti, più corre il rischio di peggiorare, la faccenda.

Il blues la sola salvezza. Stamattina, poco dopo tornato da correre, prima che iniziasse a piovere, mentre stavo preparando il sugo con le spuntature di maiale, suona il citofono…"Signor Cletus, si ricorda ?". Una voce che mi chiama per nome…chi può essere…? "Abbiamo chiacchierato mattine fa, a proposito del compito che siamo chiamati a sostenere in questo mondo, del beneficio della lettura della Bibbia…".

Ho risposto che ero occupato e che avevo ospiti in casa. Forse c'è rimasto male.

Potrebbe iniziare a farsi di blues, anche lui. Magari lo converto io. Gli faccio ascoltare una playlist dopo la quale il mistero della resurrezione potrebbe apparirgli facile come un rebus di Bartezzaghi. Chissà. 

cletus1 at 15:53:00 10 Commenti

15/02/2007

Di maghi, gommisti, Izzò e scrittori esordienti.

Torno a casa ad un orario impossibile.

Ho comprato una nuova ciotola d'acciaio per il cane, insieme ad altro cibo che stava per finire.

Ho trascorso la seconda giornata dopo la febbre, in giro con un collega napoletano, simpatico, giovane e silenzioso.

Ho comprato un mazzo di fiori per Carrie Fisher, pagandolo una cifra spropositata (chiedere sempre prima, al fioraio, quanto costa quel mazzo lì, si proprio quello che ha anche le roselline gialle ancora da sbocciare).

Roma è più caotica, assurda che mai. La gente mangia e mangia, e se ne fotte di polveri sottili. Poi ho preso mia figlia, siamo andati in libreria, lei a cercare qualcosa per lei, io Izzo. Guardi che si dice Izzò mi riprende la proprietaria, salvo scusarsi subito dopo…sa, non volevo…(prendermi per un ignorante ? fare sfoggio di appropriatezza di lingua francese ?, non volevo cosa ?). La rincuoro con il più sincero dei…non si preoccupi. Ho preso invece delle cose di e su Epicuro, e un volume sulla poesia contemporanea in America. Li leggerò in pensione, mi son detto mentre uscivo dal centro commerciale.Abbiamo consumato una cena in un posto sfigatissimo ma con un cantante dal vivo che suonava su basi pre-registrate brani degli anni sessanta. Il cantante, in quota INPS, ci metteva passione sebbene vestisse come un usciere ministeriale in pensione anche lui, era meno intonato di me. Il che è tutto dire. Ciò nonostante è stato divertente (trovare un posto dove poter mangiare stasera, essendo san valentino, non era proprio facile, eravamo gia' venuti via da un paio d'altri posti scelti prima: tutto prenotato). E'entrata gente assurda. Un uomo basso e grassissimo, in doppio petto col pizzetto ed un aria austera, accompagnato da una cinese, uno che se lo vedesse Woody Allen sarebbe capace di scritturarlo al volo. Ho pensato potesse trattarsi o di un prestigiatore caduto in disgrazia, o di qualcuno che importa scatolame da Pechino.

 

….Mi sono dimenticato cos'è che volevo dire…

 

Ah questo: Un amico mi chiama e mi racconta.

Ho finito di scrivere il mio romanzo.

Bene.

Ne ho stampate un tot di copie e le ho spedite a diverse case editrici. Ma l'ultima l'ho tenuta e dopo aver cercato invano per un sacco di tempo, ho trovato l'indirizzo di casa di M.L.(uno scrittore contemporaneo) e gliel'ho spedito.

 

Beh, a me questa storia ha dato il via per scriverne un'altra che abbia lo stesso plot iniziale ma che poi vira in questa direzione.

ML riceve sto benedetto plico. ML è un omonimo del vero ML.

L'ML che riceve il plico fa il gommista. Ma non è uno stupido.

Da una rapida occhiata e per quel che ne può capire si convince che questo manoscritto è una bomba. Siccome ripara il parco macchine di una potente casa editrice, trova il modo di spacciare al responsabile di una collana importante, col quale intrattiene dialoghi al limite del surreale sul comportamento su strada dei pneumatici gonfiati con i gas più strani e bizzarri, come Azoto, Elio ect., che il manoscritto è stato scritto di suo pugno.

Passa del tempo e alla fine i critici convengono si tratti davvero di un capolavoro, tenendo soprattutto conto che a scriverlo è stato un gommista. Ne nasce un caso editoriale, il marketing, passaggi in tivu, il gommista scrittore diviene un personaggio.

A quel punto il vero autore comincia a farsi rodere il culo. E inizia a prendere di mira il gommista. Prima con telefonate mute, poi passando a velate minacce, alla fine, comprando a prezzi da chalet a Cortina un'arma con la matricola abrasa, da gente di Tirana, lo affronta in officina, mentre costui gli sta cambiando le gomme del Suv.

 

Qui mi sono fermato. Qualcuno ha qualche idea ? L'impianto mi sembra buono. La morale temporanea ? Mai spedire un manoscritto col quale si intende esordire, ad un gommista.

Al limite, farlo al secondo o terzo romanzo.

cletus1 at 00:16:00 10 Commenti

12/02/2007

Aerosol e vecchi merletti

apparecchio per aerosol, modificato per allucinazioni non degenerative 

Nell'apparecchio dell'aerosol verso tre, quattro gocce di varecchina e distillato ottenuto da un indumento intimo lasciato qui in giro per casa, da qualche graziosa amica.

Mi accingo sulla poltrona, mi vedo per un attimo nel grande schermo spento della tivu. Non ho un bell'aspetto, nonostante la doccia e la barba fatta da poco. Un tecnico dell'Agip rilasciato dopo tre mesi di prigionia nelle mani di ribelli africani, avrebbe, intervistato alla tele, aspetto migliore. A me bastano due giorni di febbre, per farmi sentire come Balboa alla quindicesima.

Con l'asciugamano sul collo, mi dispongo con la mascherina di silicone sul viso. Swiccio sul bottone ON. Il borbottio che ha fatto da colonna sonora ai primi anni di vita di mia figlia in questa casa, presto prende il sopravvento sulla stentorea voce di Eddie Brickel, e si impone nel mio immaginario come uno di quegli aeroplanini, spesso biposto, che ti chiedi come facciano a decollare con un numero di giri cosi basso del motore. Eppure…eppure si alzano e volano lo stesso, planando su colline e pianure, come dicevano Mogol e Battisti, o come negli spot dell'amaro averna.

I vapori di varecchina non ce la fanno ad attenuare il forte odore di sesso femminile. Ho dato retta ad Ermete, che si è beccato più di una denuncia facendosi beffa del filo del bucato di un convento, qui vicino casa nostra. "la varecchina lo esalta…credimi, Clè".

E' un'esperienza, infondo, mi dice, rassicurante. Guarda me adesso ! Ti sembro pazzo ? Malato per qualcosa ?

Mentre mi soffermo sul senso recondito di quel cambio di preposizione da "di" a "per" qualcosa, la miscela comincia ad avere buon gioco del mio sistema logico-cognitivo, facendone strame. Di colpo immagini di Giovanna D'Arco sul rogo, si avvicendano in un tour blasfemo con quelle di Ann Bancroft, avvolta in un cappotto color confetto, che scende, aiutata da un galante autista in divisa, da un vecchio berlinone, in un qualche suo vecchio film che si rispetti. E ancora gli occhialoni ed il foulard di Jaqueline Kennedy, e una decappotabile che parte come in uno spot, ma dal lungomare di Ostia levante, verso il nulla, verso la spiaggia del Presidente della Repubblica, lungo il vialone, tetro e disseminato di buche, sul quale d'estate è impossibile trovare parcheggio, che la separa dal Piazzale dello Zodiaco.

E di colpo è aria del mare quella che si impossessa delle mie narici, meglio: di una passeggiata notturna con il libeccio, quel vento ruffiano e ribelle che ti schiaffeggia sorridendo, a tratti la suggestione mi porta a sentire sulla pelle del viso i micro proiettili di silicio che il vento strappa al resto della spiaggia, quella non ancora bagnata dall'onda rancorosa del mare.

Mi guardo intorno, il colore della tappezzeria del salone assume tutti i colori dell'iride. Resto incantato mentre il motorino va, e penso all'Africa. Mentre sto passeggiando fra le cabine disabitate di uno stabilimento balneare, ed è notte e non c'è nessuno, forse solo un'altra immagine di me stesso che sta facendo sesso "all-night-long" in una di queste, durante una breve licenza militare, di circa trent'anni fa.

Mi sveglio di colpo vedendo alla tele (che ci avrei giurato, era spenta !) uno spezzone di un filmato che un amico mi ha fatto rivedere scorsa settimana, a casa sua.

Un breve filmato che riprende alcune scene girate in piazza del campidoglio, il giorno del suo matrimonio, ed al quale presi parte anch'io, con la mia compagna di allora. Le immagini sembrano girate da un regista, tanto sono belle, traspare l'amore che li lega, lei già con il pancione, finemente fasciata da un abito bellissimo, e noi, giovani, giovani come non mai e forti. Scendiamo, come al rallenty dalle scale del Campidoglio, giù giù dall'Empireo verso la cloaca dei dannati, la stessa Roma, confusa e caciarona, indifferente e trafficata, proprio come ancora oggi. Ma quell'immagine, quei fotogrammi scanditi come al rallenty di noi quattro che scendiamo quella lunga scalinata, una testimonianza rara, di come eravamo, allora confusi e felici, imballati di voglia di fare, ingenui e fragili ma animati dalla voglia di vivere.

La macchina continua il suo tran tran…le gocce sono quasi del tutto evaporate. La casa è vuota…Fra poco c'è da dar mangiare al serraglio che ormai è diventata la stanza da letto degli ospiti, ingombra com'è di gabbie di animali tropicali.

Alzo il telefono…"Rosaria, tesoro…c'hai da fa stasera ?".

cletus1 at 22:50:00 1 Commento

12/02/2007

Traccia sei in ever-loop

fiori

Sono a casa, domenica pomeriggio, da solo. Mi aggiro ancora in pigiama, pur essendo le 18:15. Il motivo è che sono stato male, con la febbre, tutto ieri e stamattina. Era da tempo che non dormivo, soporosamente, di giorno. Un privilegio raro.

 

Raccolgo immagini, brevi flash, sollecitati dalla febbre e dall'ascolto a volume adeguato (bassi che ti tremano, timbrica esaltata delle casse diffusori….) Kelly Joe Phelps, che a questo volume, se possibile guadagna, per pulizia dell'incisione.

 

Adoro i violini, nel blues. La considero una licenza poetica, entrano come un impreziosimento, conferiscono grazia.

 

Cosi, prepotente, si impossessa dei miei corridoi neuronali, un immagine di fiori tropicali rosa chiaro che esplodono al rallenty,

sul canale visivo due.

 

Inizio a considerare la cosa, mentre sulla pista audio uno e due (è pur sempre uno stereo, a generarle), delle ondate di piacere sonoro fanno ciò che credono di un due per cento di perplessità.

 

Questo disco è inciso proprio bene, mentre mi accingo a piazzare il catino con i sali, vicino alla poltrona. Ho voglia di un pediluvio. Metto il senzafili ed il cellulare a portata di mano, si sa mai chiamasse qualcuno….ed io odio camminare sgocciolando sul pavimento.

 

Nemmeno arrivo alla traccia sei, del cd in parola, che suona immancabilmente il telefono.

 

Sono l'Avvocato Guprio Cataldo Mancini, parlo con la capitaneria di porto ? una voce di uno che nella vita si è fatto dei gran cazzi suoi.

 

Sto per dirgli NO, facendo ricorso alla crema delle indicazioni fonetiche di cui sono capace, che quello insiste,,,,

 

Chiamo per la pratica del mio assistito Mixxie Fonzie Marini, che vi ha citato in giudizio…

 

Adoro quando, dando un due per cento di confidenza a qualcuno, questi ti metta a parte, in breve tempo, di passi significativi della propria vita…più o meno come in un vagone ferroviario.

 

Avvocato la debbo interrompere, lei ha semplicemente sbagliato numero, sto per dirgli facendo appello a tutte le regole di buoneducazione che qualcuno deve pur avermi impartito, a suo tempo.

 

Perché non me lo ha detto prima ?

Cosa ? Che ha sbagliato numero ?

Si ! (d'improvviso la voce si fa seria, perdendo di colpo quell'aurea di finta bonomia fin li sostenuta, per altro egregiamente.),

 

Dolente, forse non me ne ha dato il tempo, dico.

Lei ha carpito la mia buonafede….mi dice,di colpo, acido.

 

Io non carpito un bel nulla, caro il mio avvocato, se lei avesse il tempo di ascoltare ciò che le dicono gli altri, invece di esser cosi innamorato della propria voce….

 

Come fa a saperlo ? mi dice col tono del bimbo pizzicato con le dita nel barattolo di nutella.

E' un sintomo di intelligenza, porsi dei dubbi, ognitanto…gli dico, saccente.

 

Tempo di merda, eh ? sento che mi dice….

Mica tanto, oggi c'è stato il sole, veramente. Dico

Era per dire…

Avvocato la devo salutare…

La prego, è stato un piacere.

 

Chiudo la conversazione con secchezza e la precisione di un servizio di Bjorn Borg.

Il giudice di linea sta leggendo giornaletti porno, sopra il suo seggiolone, invece di chiamare i lungolinea.

 

E questi fiori, questi fiori che esplodono al rallenty, si aprono come in un valzer, come in una di quelle riprese di macrofotografia, che simulano, in una manciata di secondi, processi lunghi mesi.

 

Viviamo in una società complessa e veloce. Dico…

Cosi veloce che l'avvocato aveva messo giù da un pezzo.

 

Cerco il telecomando dello stereo. Allungo le gambe nel catino, ancora bollente. Mando la traccia sei in everloop.

 

Sto bene.

cletus1 at 09:15:00 3 Commenti

10/02/2007

La vendetta, di Agota Kristof

 

Prima di tutto desidero qui ed ora, dichiarare a lo mondo tutto che io amo questa donna. Da bravo italiota semi-acculturato (detto senza alcuna auto-ironia) ho appreso della sua esistenza all'indomani del suo Nobel per la letteratura di pochi anni fa.

 

Tentai allora, ma con scarso successo, di reperire qualcosa di suo nelle librerie che di solito pratico. Nulla, quel poco che c'era preso d'assalto da altri nelle mie identiche condizioni. Amen.

Ma questo nome e cognome, che qualcuna mi ha fatto notare fantasticamente simile ad un'altra grande scrittrice che praticava i treni che vanno verso Oriente, ambientandovi thriller, questa donna, dicevo ha una scrittura potente e raffinata.

Ho preso, di suo, questo volumetto. Si tratta di poco più di un centinaio di pagine, edito da Einaudi, asciutto. La mia proverbiale pigrizia ha avuto un appagamento dionisiaco, quando, aperto ancora in libreria, scorgendo l'indice, ho potuto notare che si trattava di racconti, tanti per essere in cento pagine, e il più lungo dei quali ne contava circa tre.

 

Ho iniziato a leggerlo mentre ero in sala d'attesa di un giudice di pace, in un angusto e kafkiano corridoio di un moderno palazzo di giustizia di provincia, in una fredda ma soleggiata mattinata di fine gennaio, restandone incantato.

 

Agota Kristof ha una voce che mi sembra di conoscere da sempre. Pratica i territori dell'impossibile con la grazia di un'infermiera. Mai compassionevole, distilla le disgrazie della vita con una rassegnata fierezza. E' al di la del bene e del male.

La sua scrittura, agile, fatta di periodi brevi, frasi incastonate l'una nell'altra, che rimandano (e mai esperimento fu più felice) alla sensazione di un flusso di coscienza, adagiato nel letto di una narrazione. Fuor di ogni elegia, da leggere senz'altro.

 

Ho definitivamente promesso amore eterno a costei, subito dopo aver letto, reduce da un lungo viaggio autostradale, in un fermo e grigio pomeriggio domenicale mitteleuropeo, dentro un'anonima ma confortevole camera d'albergo (chi ha detto che le coincidenze non sono mai poi tali ?), forse il suo racconto più bello:"numeri sbagliati". Gli elementi ? Una telefonata sbagliata, un dialogo fra una donna che cerca un uomo, e l'uomo che non è l'uomo che cerca la donna, ma con la quale intesse dapprima un dialogo di quelli che piacciono a me, e poi la convince, non senza titubanze, ad un incontro.

Non rovino il piacere della sorpresa a chi avrà la ventura di leggerlo, posso solo assicurare che nemmeno Cortazar, con la sua dimestichezza fra fantastico e reale, padrone di quel lembo nel quale molti dicono riposi la letteratura, avrebbe saputo rendere meglio.

 

Vorrei inoltre dichiarare la profonda ammirazione, per questo breve ma fulminante suo brano, che si chiama "Lo scrittore": (assumendomene tutte le responsabilità...)

"Mi sono ritirato per scrivere il capolavoro della mia vita. Sono un grande scrittore. Ancora non lo sa nessuno, perchè ancora non ho scritto nulla. Ma quando lo scriverò il mio libro, il mio romanzo...Per questo ho lasciato l'incarico di funzionario e...cos'altro ? Nient'altro. Perchè amici non ne ho mai avuti, e amiche ancora meno. Tuttavia mi sono ritirato dal mondo per scrivere un grande romanzo. Il problema è che non so quale sarà l'argomento. Si è già scritto talmente tanto su tutto e qualunque cosa. Intuisco, sento di essere un grande scrittore, ma nessun argomento mi sembra abbastanza buono, vasto, interessante per il mio talento. Quindi aspetto. E, chiaramente, nell'attesa soffro la solitudine, e anche la fam, ogni tanto, ma è proprio attraverso questa sofferenza che spero di accedere a uno stato d'animo che mi porti a scoprire un argomento degno del mio talento. L'argomento purtroppo tarda a manifestarsi, e la mia solitudine diventa sempre più oesante e molesta, il silenzio mi avvolge, il vuoto si insedia ovunque, eppure casa mia non è tanto grande. Ma queste tre cose orribili, solitudine, silenzio e vuoto mi bucano il tetto, esplodono fino alle stelle, si estendono all'infinito, e non so più se sia la pioggia o la nebbia, se siano il fohn o i monsoni. E grido: - Scriverò tutto, tutto quello che si può scrivere. E una voce, ironica ma pur sempre una voce, mi risponde:- D'accordo, ragazzo. Tutto, ma nient'altro, intesi ?".

Approcciare uno scrittore dai suoi racconti, per empirico che sia, trovo sia un metodo consigliabile. La sfaccettatura dei temi, la narrazione breve, consente, forse molto meglio di un romanzo, di farsene un'idea appropriata, avendo potuto soppesarlo nel continuo divenire del raccontare, in questo caso, con la sensazione di esser salito bordo dei suoi corridoi neuronali, senza aver nemmeno pagato un biglietto troppo esoso.

 

Da leggere, assolutamente.

cletus1 at 10:29:00 5 Commenti

09/02/2007

Si, viaggiare.

 

 

 

 

 

 

Fare 5000 chilometri in meno di un mese. Lasciare ogni volta le scatolette per il cane ad un vicino compassionevole (verso di lui e subito dopo verso di me).

Usare, prevalentemente, la macchina. La strada, metafora di un botto di cose. Da solo, in compagnia, di qualcuno, di una voce alla radio, di musica "scelta", del solo rumore del motore.

Col sole, ora freddo ora più caldo per questo insospettato inverno, con l'acqua della pioggia o della nebbia. Con qualche voce al telefono, con la quale colloquiare di faccende di lavoro (la gran parte) rare altre, con gli affetti più stretti.

Tornare a casa, infine, desiderando allungare le estremità sul proprio tavolinetto, giusto difronte al divano, mentre dallo stereo Ronnie Earl fa uscire blues paonazzo di prima mattina.

Fuori è ancora buio. La recita sociale è in agguato. Milioni di litri d'acqua, a quest'ora, stanno lavando, insieme alle coscienze, i corpi degli attori che a breve si rovesceranno nelle strade, anguste ed obsolete, della città. Senza troppa allegria. Anzi, per niente.

Ho visto cose…

Voglio vederne altre. 

cletus1 at 06:19:00 2 Commenti

02/02/2007

Diapositiva (due)

 

 

 

 

 

 

Cosa sta facendo ?

 

cletus1 at 01:12:00 7 Commenti