31/12/2006

San Silvestro al Procasma

 

  

 

 

 

 

Con largo anticipo, subito dopo Ferragosto, a mezzo posta è arrivato un cartoncino con dei disegni di Keith Harig in copertina, con l'invito per il veglione di Capodanno al Procasma.

Steve Bishop deve aver dato fondo a tutte le linee di credito disponibili e residue per finanziare quello che, senza troppa euforia, definisce l'evento dell'anno.

Il cartoncino è rimasto da allora, vicino al barattolo del caffè, nel ripiano della cucina e ogni mattina, è stato inevitabile, ho pensato a questa, come alla più importante scadenza della mia esistenza, almeno quella prossima ventura.

Crispen Delgado, un tecnico radiologista del Forlanini, un ragazzotto di colore che parla il romano meglio di Proietti, mi telefona, la mattina del 31. A Luì (mi chiama Luigi sebbene gli abbia già fatto notare più volte che faccio Cletus anche di cognome).

Si vabbè ma mo te chiamo pè cognome ? E che stamo ancora a scola o ar militare ?

Mi accenna alla sua disponibilità per passare a prendermi per andare insieme al Party del Procasma.

Fatte trovà pronto, capito Luì ? Nun me fa aspettà. E mette giù.

Arriviamo, incolumi, al locale. All'ingresso il buttafuori con la voce di Haudrey Hepburn ci accoglie come due autorità. Depurato da quel tot di prezzolato, si capisce che non concede a tutti siffatta accoglienza, c'è ammirazione nella sua voce. Gli lascio scivolare una banconota nella tasca della livrea, ottenendo, se possibile un sorriso in cinemascope.

Scendendo gli scalini che accedono al locale, Delgado mi dice…

A Luì ma come se chiamava quea robba che m'hai fatto beve su casa ? Pasticcio ? Casino ?

Pastise, gli dico, è una delle poche cose di buono che hanno fatto i francesi, dopo aver inventato lo champagne, gli dico.

Ammazza ahò, fa che è una bellezza, me sento già euforico…

E sparisce fra i mille meandri del Procasma…

Steve Bishop ha una tutina in latex che immagino sia stata composta con tessuti provenienti da Plutone. Sgargiante. Ha una montatura color prugna che intona da dio con il colore bianco paglia dei pochi capelli rimasti.

Cletus, un dovere esserci stasera. Stasera faremo impallidire la genesi, mi dice brandendo un flut a mezz'aria. Una dote che gli ho sempre riconosciuta è quella di saper tenere egregiamente l'alcool. Dalla sensatezza delle cose che mi dice, depurate dal tono eccitato che le pervade, comprendo che il punto di non ritorno è ancora lontano, lo vedo tonico e pimpante.

Vieni, ti mostro cosa abbiamo attrezzato. E mi lascio accompagnare fra i corridoi e le sale, facendoci largo fra starlette in via di affermazione, carrozzieri e dopolavoristi dell'acotral tutti, manco a dirlo, tirati come un elastico.

La musica lounge invade l'ambiente, entriamo in una sala, quella principale, dove una roba a forma di supposta d'alluminio, verticale, campeggia sotto un riflettore.

Questa è l'esperienza extra sensoriale, mi dice tutto contento. Mi è costata una fortuna ma valeva la pena. Praticamente se ti immergi per cinque minuti nel liquido che contiene, ti assicura una rigenerazione cerebrale che, alla fine, fare le aste ti sembrerà facile come ridipingere la Gioconda.

Dico di si più per cortesia che per reale convincimento. Devo ammettere che ci hanno lavorato sopra bene. Non è finita, guarda. Una vasca in plexiglass con una dozzina di boa.

Sono innocui, li abbiamo develenizzati. Regredire è il motto della serata. La vasca è capiente: c'entrano una dozzina di persone, ci si entra bendati e si resta li una decina di minuti a testa, sotto la stretta sorveglianza del nostro personale: si sa mai qualcuno rimanesse strozzato.

Evito di chiedergli a cosa serve, convinto che sia una domanda superflua.

In un'altra sala, vieni, questa è dedicata ad Eragon, ci sono una dozzina di cuccioli di drago. Sono veri, tenta di vendermi…scoppiando poi in una sonora risata. Autentici capolavori di tecnologia, una ventina di draghi grandi quanto un cofanetto dei meridiani, aleggiano simulando vampate di fuoco quando spalancano le fauci. Sono fiamme sintetiche, arrivati giusto da poco direttamente da Singapore, mi dice tutto orgoglioso, aggiungendo….laggiù sono capaci di rifare di tutto, oltre che le tette di Odilia Prandizzi.

Odilia ci viene incontro, mentre insieme a Furia Tromberry, la pierre del Procasma, dal collo modiglianesco, chiacchierano amabilmente sulla bravura dei rispettivi chirurghi estetici.

Cletus, tesoro, e mi getta le braccia al collo. Odilia "indossa" il profumo di Guerlain, recentemente pubblicizzato da Hilary Swank, si, quella di Million dollar baby, che ha tappezzato la città, tutta, fermate della metro incluse. Le sta bene, indosso.

Vieni ! e mi prende per mano accennando a dei passi di corsa, a bordo degli alti tacchi delle sue scarpe, mi porta in una sala dove ci sono in mezzo un grande box, ricolmo di barbie, e girandole, tricicli e cavalucci a dondolo. Le luci stroboscopiche conferiscono un aspetto inquietante alla scena. E' la sala della regressione uno. Vedrai il fior fiore dei tappezzieri di questa città, perdersi nelle vallate della propria infanzia, giocando con gli altri fino a dimenticarsi dell'oggi, non è una meraviglia ? Vieni, non è finita. Entriamo in un'altra sala, stavolta attrezzata come una di quelle salette da cineclub. Pochi posti a gradinata, poltrone comodossime in velluto sulle quali ci accomodiamo. Odilia accavalla le gambe, mettendo in mostra, da sotto dei collant fosforescenti, le forme ancora tornite delle proprie estremità. Adesso zitto e guarda. Cala uno schermo dal soffitto facendo "glissssss" come fanno tutti gli schermi in occasioni del genere. Si spengono le luci e uno spettacolo di colori si impossessa del panno bianco da cui è composto. Con una musica, che rinosco essere quella di Jean Michel Jarre, immagini dell'aurora boreale, lato antartide. Da mozzare il fiato.

Sono le riprese che ho fatto nel corso della mia ultima missione laggiù mi dice orgogliosa. Odilia, ex porno diva in pensione, per chi non lo e, si occupa di una Onlus dedita alla salvaguardia dei pinguini, ma solo quelli orfani e del polo sud, specifica. Commovente. Lo schermo risale nel soffitto facendo lo stesso verso dell'andata, ci alziamo e ci disperdiamo fra la gente, che nel frattempo è aumentata, insieme al tasso alcolico del locale, con la promessa di beccarci più tardi.

Mi soffermo davanti ad una bacheca di annunci. Ce n'è uno che mi colpisce, visto il luogo. Recita…Trovato manoscritto in una bisca. L'autore, se desidera rientrarne in possesso, visto che si tratta di bozze, e nemmeno indimenticabili, se lo rivuole può chiamare al (e segue numero di un cellulare). Stasera ho voglia di scherzare, cosi estraggo il mio nokia ultrapiatto e chiamo.

Buonasera, chiamo per il manoscritto.

Quale manoscritto ? mi dice una voce di una che si capisce lontano un miglio stava rifacendo lo smalto alle unghie dei piedi.

A Giovà è per te,…so'n cazzo, me sa che è pe quea busta che hai trovato in de la bisca (dice proprio cosi).

Giovanni viene al telefono, ha una voce affranta.

Ci accordiamo, vengono anche loro al Procasma, mi promette di portarlo con se e consegnarlo, se non ci si vede, a Bishop…

La gente trabocca, si comprime, balla. Sul palco una fotocopia degli Earth Wind and Fire, devo dire molto accurata, esegue le hit tanto per scaldare la serata. Alcune coppie, bendate, sono nella vasca dei boa, tutti gridano eccitati come bambini, appunto.

Van Larson, ex wrestler, ora mite conduttore di una tappezzeria sull'Anagnina, con un doppio petto che dovrebbe esser quello di Toni Curtis in A qualcuno piace caldo, viene avanti porgendomi un flut bollicinato. Senti che roba Clè, è millesimato, mi da il calice, ancora ben freddo. L'atmosfera è glamour, tutti hanno voglia di lasciarsi alle spalle un anno avaro di soddisfazioni. E stasera, per una sera, facciamo tutti finta che. Mi accascio in una poltrona accanto ad una coppia che sta definendo le modalità del loro addio.

Il frigo l'ho comprato io, a Lellè.

Allora io mi tengo la lavastoviglie, famo cosi.

E i dvd ? Quelli che ho comprato io me li ridai ?

Ma si, tanto quelle porcherie…mica le faccio vedere ai bambini, te le metto in un cartone e te le lascio ar portiere…

Ma che sei matta ? E se poi le vuole vedere ?

Tranquillo, Giocasta (che nome per un portiere, penso) non ce l'ha er divudi.

Prendo sonno mentre Steve Bishop sale sul palco fra gli applausi dei presenti, dando a tutti il benvenuto e illustrando il programma della serata.

Da un auricolare miniaturizzato ascolto Bibiking, che mi sembra, a tutta prima, un perfetto antidoto, con la sua voce impastata che recita….l'm gonna change…, la maniera migliore per restare immune quanto basta dal clima di follia imperante. (Segue). 

cletus1 at 08:49:00 13 Commenti

28/12/2006

Italian_graffiti_5


Prosegue, a grande richiesta, la rubrica Italian graffiti le precedenti puntate sono cliccabili nell'omonimo indice, qui a sinistra, nell'elenco delle categorie.

La frequenza dilatata delle puntate è dovuta sostanzialmente all'impossibilità di reperire innanzitutto delle scritte particolari, (leggi: degne di nota), e in particolare, dall'impossibilità di avere meco apposita macchina fotografica. In questo caso ha sopperito egregiamente (la scritta si prestava, per estensione) la capacità fotografica del cellulare.

 

 

 

 

 

 

Bene. SEI LA FRASE CHE HO SCRITTO DI NOTTE SUI MURI DEGLI ATTIMI è cosi strana che ho dovuto digitarla su Google per apprendere che è un verso di una canzone di tal D'Alessio Gigi, cantante partenopeo contemporaneo. La frase nel suo contesto recita: " Sei importante sai, sei la frase che ho scritto di notte sui muri degli attimi, con l'nchiostro che tutta la vita rimane indelebile, tutto questo l'ho fatto x non cancellarti mai più...".

L'autore, della scritta, non della canzone, ha ritenuto opportuno utilizzarla indirizzandola evidentemente a qualcuna cui intendeva fare un omaggio, sia pure ricorrendo ad una frase scritta, anzi cantata, da altri. Evidentemente l'avrà ritenuta degna, nel farla propria, di esprimere più o meno compiutamente il suo punto di vista sul proprio love-affair.

Buona la scelta cromatica. Uno spray blu su campo (muro) tinto di giallo risulterebbe evidente anche ad una talpa, uscita a fare due passi, dopo mesi di soggiorno sottoterra. Anche la grandezza del font tradisce l'ansia di voler essere letta, costi quel che costi. E alla fin fine anche un tantino filantropica, se, nonostante sia piazzata su un muro in prossimità di una curva a gomito pericolosa, è stata scritta cosi in grande proprio per non consentire di sfracellarsi sul muro stesso, prima d'aver finito di leggerla.

Venendo al testo vero e proprio. Cosa dire ? Se la destinataria non conoscesse D'Alessio, suonerebbe addirittura offensiva, intrisa com'è di precarietà. Scrivere su un muro di un attimo non è semplice. Devi essere veloce, e avere inchiostro simpatico. Basta distrarsi un attimo, appunto, e la frase non c'è più. Questo autorizza qualche poco lusinghiero giudizio sulla condotta morale della destinataria, che è volitiva, sfuggente, in altre parole, disposta a non fermarsi mai e a concedersi un po a tutti. Di simpatico può esserci l'inchiostro, che è noto, scompare presto, non lasciando alcuna traccia di se.

Se è lecito dare un consiglio al writer, la prossima volta, posto che la sua intenzione sia colpire l'attenzione dell'amato bene, può risultare più opportuno attingere, in assenza di spunti creativi personali, almeno all'abusatissimo campionario di frasi di tal fatta, presente nei mitici foglietti dei Baci Perugina.

cletus1 at 07:16:00 5 Commenti

24/12/2006

Vigilia di Natale del 2006.

Mi sveglio con un soud composto da note dilatate di tastiera, con eco (ecco perché dilatate) un basso e una batteria ed effetti "dub" riverberanti.(è lo stesso cd che sto ascoltando ora, tutte le cover migliori di Frank Zappa, rifatte da artisti rigorosamente italiani, Fresu, su tutti, ed altri matti, bravissimi).

 

C'è il sole, anche se fa freddino. Stendo, ancora in pigiama, il bucato rimasto da ieri in lavatrice (fatto). L'aria è fresca. Ma non è un giorno qualunque, oggi. No. Oggi è la vigilia di Natale.

 

Mando un Sms a Gaetano, un amico che non sento da un po. Mi faccio il caffè e la barba (in quest'ordine). Non provo nemmeno a sedermi. Metto nello stereo il doppio nuovo di Zavinul in cui rifà magistralmente delle sue vecchie song con i mitici weather report. Dedico più di qualche minuto ad una "mia" versione di Playlist, per scimmiottare Luca Sofri, che ha avuta l'idea (tipo…la migliore canzone da sentire sotto la doccia, mentre si tromba, mentre….mentre sempre si sta facendo qualcos'altro). Non fare niente, invece, ecco cosa vorrei fare più spesso di quanto non ci riesca. Fermarsi ed assaporare il lento fluire del tempo. Fermarlo quasi, se possibile. Libero da affanni, corse, obblighi, fili spinati mentali che costituiscono l'incedere quotidiano. A volte mi riesce.

 

Esco, metto delle pregiatissime bottiglie di vino in un cartone che devo regalare a persone cui tengo. Spero apprezzino, un paio di queste bottiglie sono del 1992. Hanno 14 anni, più grande di mia figlia, gesù.

 

L'operazione dell'uscire di casa, per me, rappresenta uno degli sforzi più grandi. Devo tenere a mente troppe cose. Telefonino, occhiali da vista, portafoglio, telecomando dell'antifurto, insomma, l'elenco è lungo e sorvolo. Diciamo che impegna una porzione di tempo consistente. Mentre sono intento a dimenticarmi ciò di cui non mi dovrei dimenticare, ecco che suona il telefono. E' mia cugina, mi ringrazia ancora per domenica scorsa, quando c'è stata una sorta di pre-natale, con alcuni stretti familiari, qui da me. Mentre parlo con lei, al telefono, noto delle persone fuori dal davanti all'ingresso.

Gli faccio cenno di attendere, finisco la telefonata e apro. Sono due testimoni di Geova. Uno, rubicondo, avvolto in un giaccone di pelle e un maglione della Paul Shark (abbigliamento di semi lusso, nautico). L'altro, avvolto in un giaccone più sportivo, ma con un cappello alla "Nido del cuculo" che a stento gli lascia fuori le arcate sopracigliari (entrambe): completamente intirizzito. Mi basta un colpo d'occhio per capire chi sono. Ma oggi sono buono, non mi sento di scacciarli. "Vi ammiro", gli dico, riempiendoli di gioia e forse (mi sopravvaluto) riuscendo a dare un senso al loro peregrinare mattutino in cerca di proseliti.

Il colloquio è franco, ci scambiamo i rispettivi nomi di battesimo, devo essere uno dei pochi che non li ha ignorati. Quello più anziano, mentre mi cita dei versetti della Bibbia, mi racconta di se. E' un imprenditore, mi dice. Da giovane ha fatto il mio lavoro. Parliamo, nel freddo, come vecchi conoscenti.

Il dialogo va avanti per un po’, venendo interrotto di tanto in tanto dal trillare del suo cellulare…"sa, è mia figlia…" mi dice come a scusarsi. Lo comprendo perfettamente, essendomi trovato spessissmo, in situazione analoghe, magari davanti ad un cliente. Dopo la terza telefonata che gli arriva nel giro di pochi minuti, prendo la palla a balzo e ci accomiatiamo, con la vaga promessa di riparlarne più avanti. Per strano che sembri, l'aver sfiorato domande di portata esistenziale ("lei è credente ?", o "pechè non crede ?"), di prima mattina mi proietta nell'iperspazio della malinconia. A condire il tutto, come giusto corollario ci si mette un sms di Isaura che non sento da undici mesi. Mi augura buon Natale, pur premettendo la formula dubitativa del "non so se ti sono graditi i miei auguri…". Neanche fossero le rose di Nilla Pizzi. Insomma, esco, raggiungo casa di mio padre. Mio padre è in ambasce a causa di un incauto acquisto. Ha pensato di commissionare l'acquisto di un giaccone di pelle a una coppia di suoi amici in Canada. La taglia è decisamente grande per lui. Cosi ha pensato bene di prospettarmi il baratto. Rivendermelo, in altre parole.

Non ho idea da quanto non si vedessero (mio padre e la coppia di suoi amici), ma la generosa stima delle mie proporzioni da parte sua cozza col fatto che è nemmeno una settimana che ci si è visti. Sta di fatto che essendo Natale, non avendo una lira, provando a tirare sul prezzo, alla fine ottengo uno sconto, gli lascio un postdatato e lo prendo. Tanto devo ancora crescere, ho la forza di dire, mentre lo saluto, strappandogli una risata.

Il vecchio ha perso smalto, qualche anno fa mi avrebbe risposto, pronto, "si, ma di cervello". Ma va bene, l'ho pensato io per lui, e fa un po’ lo stesso.

 

Cos'altro ? Ah, chiamo Isaura e di li a poco siamo ai tavolini del bar di un centro sportivo (sempre lo stesso). Una cameriera est europea, che sprizza dignità da tutti i pori, ci serve una spremuta e dell'acqua. Mangio anche un tramezzino, perché ho fame ed è dura arrivare a stasera digiuni, e soprattutto, già che ci penso, stamattina nemmeno ho fatto colazione.

Isaura è ingrassata. Parliamo come due vecchi amici, è buffo farsi i reciproci bignami degli ultimi dodici mesi. Le lascio un libro per sua figlia (bellissima). Non so bene cosa ci faccio, seduto li, con lei. E' come mandare un film all'indietro. La cosa folle è che, per tutto il tempo, mi sento estraneo. Come fossi a due passi, osservando la scena, ascoltando i dialoghi. Siamo solo noi, in questa grande veranda di plastica, dalla quale si osservano i prati verdi dell'Eur. Un centro sportivo incastonato nelle ultime propaggini della città. Un angolo di pace. Forse, quella che stiamo cercando entrambi.

 

Adesso spengo tutto. Mi fanno male le ginocchia. Sta imbrunendo. Mi rimetto in macchina per arrivare a casa da amici, (mia figlia stara' con me solo domani) a cenare con loro.

 

E' tutto, buon Natale.

A tutti.

 

 

cletus1 at 17:48:00 2 Commenti

22/12/2006

Vigilia di Natale da un Internet Point

In principio era quasi Natale.

Le strade pulullavano di automobili, motorini direttamente fabbricati da stimati costruttori di camere a gas, maleducazione imperante (è di ieri la notizia che qui a Roma, due mendicanti hanno ammazzato di botte un povero cristo colpevole di non avergli voluto dare la mancia, cazzo !!!).

La scena potrebbe essere la seguente. Smangiucchiando un chebab, (non so come si scriva esattamente e lo Zanichelli di cui dispongo è stato redatto prima della legge turco bassolino), quartiere Prati, locale piccolo, vagamente sporco e affollato di gente. Da una televisioni canzoni in turco (dev'essere l'MTV locale captata a mezzo parabola). Tutti aspettano pazientemente che la carne di montone vagamente farcita da spezie gli venga data, avvolta in quelle che in romagna chiamano ancora oggi piadine.

Fa freddo per essere dicembre. Tuttavia di colpo un enorme nuvola purpurea si impossessa delle strade coprendo autobus, vecchine col carrello della spesa, pensionati intenti al gioco delle carte fuori, seduti ai tavoli di qualche bar. Dal locale negozio della Feltrinelli, escono di corsa. La nuvola purpurea, la nuvola purpurea, gridano, qualcuno dice anche "ecchecazzo", trovando il sellino del proprio motorino dello stesso colore di un moncherie.

La gente sembre impazzita (non che prima facesse finta...invero). Tutti urlano, qualcuno tenta di sbarazzarsi dei regali appena comprati, qualcun altro di impossessarsene. Dai monitor delle televisioni piazzati nella vetrina di un grande negozio di elettrodomestici (venduti a rate a libidum), scene della moschea blu di Gerusalemme ricoperta da una glassa rosa. Anche il famoso hotel di Dubai, quello a forma di vela, piazzato da qualche ingegnere alchemicamente scorretto, in pieno mare, è un festival di tonalità rosa.

Dagli altoparlanti delle poche metro ancora in circolazione (su una delle quali il buon Ezio senzaqualità sarà qui a momenti) viene diffusa una versione acida di la vie en rose, cantata da un gruppo di cyborg che sta spopolando in Irpinia e sugli altopiani di Marte. Mtv locale si fonde con Mtv turca. Il Papa appare e scompare come un qualsiasi uccellino di orologio a cucù dalla sua finestra su Piazza San Pietro, ammantata di rosa. Intanto astronavi del caucaso sono parcheggiate a cazzo intorno alle fontane della medesima piazza. Prodi è introvabile, dicono alla tele. Mentre l'aereo che doveva riportare il Berlusca dalla clinichetta americana sul patrio suolo risulta scomparso dai radar all'altezza di Atlantide, sull'oceano che porta lo stesso nome. Mia figlia deve, dovrebbe uscire da scuola alle sedici. Ma il coprifuoco che di qui a breve diverra' operativo mi consentira' di riabbracciarla solo dopo l'epifania, temendo epidemie il governo ha chiuso tutto, universita' scuole caserme. Ha invece aperto le carceri "questi ci servono per spalare la glassa rosa" sembra abbia detto Mastella.

Enzo Biagi e Bruno Vespa dietro ad un banchetto, su viale giiulio cesare si offrono un euro a lettera, per scrivere ai parenti degli immigrati analfabeti. Umberto Eco supervisiona e sottolinea con un grosso matitone blu sopratutto gli errori grammaticali di Biscardi, che si e' aggiunto millantando inesistenti conoscenze di aramaico scritto (su quello orale nessuno, invece, nutre ancora dei dubbi). E insomma devo pisciare, in questo internet point (le cui porte sono sbarrate) non c'è WC. Noto il colore dei miei jeans cambiare, mentre un calore indesiderato e liquido si diffonde lungo le mie gambe. L'abbondante segatura, a terra, tradisce di simili inconveniente anche per gli altri astanti.

E insomma, caro Ezio, ma quando cazzo arrivi ?

Buonnatale. Si può fare di più ?

cletus1 at 14:23:00 6 Commenti

14/12/2006

Cabina Ligabue

Agenore Kerflex Ray Bum Bum Mancini, ha un nome che ti devi portare la merenda da casa se vuoi finire di leggerlo, in santa pace, mentre stai seduto su una panchina ed osservi un quattroperdue (prima erano quelli seipertre di arcoriana memoria, poi veltrons ha deciso che no, erano troppo grandi e le code ai semafori, davanti alle pubblicità di intimo femminile duravano troppo, congestionando vieppiù il traffico romano), sul quale, prima del suo nome è scritto PAROLA DI e giusto sopra il suo faccione, sorridente, che impugna una confezione di prugne californiane.

 

Mi fermo con Eufemia, una femmina di pao-pao che il locale zoo, nell'ambito di un programma di rieducazione, concede in prestito d'uso a gente con problemi nella sfera delle relazioni, come mio cognato Ermete. Lui non la porta mai fuori a fare quattro passi, "è un continuo fermarmi di bebè e mammine" si lamenta. Cosi tocca provvedere a me, e malvolentieri (se non fosse per le mammine) usciamo un paio di volte a settimana.

 

Sono fermo ad imparare a memoria il nome del testimonial chiedendomi a quale cazzo di pugile andrebbe bene, nel panorama delle attuali promesse pugilistiche, mentre di colpo, squilla un telefono da dentro una cabina sporca come la mia coscienza.

 

Lego Eufemia (non è un eufemismo, la lego davvero col guinzaglio sulla maniglia sepolta da quintali di guano) entro e rispondo.

 

Buonasera. Una voce da addetto alla vendita telefonica di qualcosa.

Stiamo conducendo un'indagine di mercato per conto di un primario Istituto di ricerca, ha il tempo per qualche domanda ?

Sto per dirgli che ha chiamato un telefono pubblico (per altro pessimamente manutenuto) ma non me ne da il tempo.

Lei avrà senz'altro letto qualche libro di poesia in vita sua, non è vero ? E qui il tono, se ci fosse l'audio, andrebbe immaginato come quello di Perry Mason quando sta per "finire" il testimone dell'accusa davanti ad un giudice quasi sempre gongolante e trasognato ed una giuria, cosi accuratamente scelta e dalla quale mi guarderei di farmi giudicare anche solo per una semplice infrazione di passaggio col rosso ad un semaforo.

 

Non ho il tempo di rispondere che il tipo (evidentemente calato nella parte peggio di me) incalza….E avrà anche sentito parlare di Ligabue, non è cosi ? Lo conosce ? (e qui ho letto un due per cento di terrore al solo ipotizzare che la mia risposta potesse essere NO).

 

Si, lo conosco, (mi ritrovo a dirgli, invece, come sotto effetto di qualche narcotico, tipo pentotal).

 

Ha idea di quante siano le copie che vende normalmente un libro di poesia in Italia ? Mi chiede con l'aria di chi sta per calare il suo poker…

No, veramente, balbetto. Eufemia ha alzato una zampetta e sta facendo i suoi bisogni liquidi su una vecchia cartina stradale tutta spiegazzata della Calabria. La zona dell'Aspromonte è cerchiata in rosso. O campeggiatori o addetti alla custodia di qualche industriale, penso.

 

L'uomo al telefono è insopportabile, mi chiedo come troverebbe un soggiorno, forzato, sull'Aspromonte, dove lo manderei volentieri al solo sentirmi ripetere il suo Ha idea allora di quante copie venda normalmente (e sottolinea normalmente come se fosse scritto in corsivo e lui invece lo dice col suono della voce e mi fa rabbia) un libro di Poesia, qui in Italia ?

 

NO, non ne ho la più pallida idea dico, alla fine, stremato: Eufemia non si regge più e costui m'ha rotto i coglioni, lui e tutto Ligabue.

 

Poesie nel freezer è il titolo del libro di poesie di Luciano Ligabue che sta vendendo qualcosa come ottantamila copie, signore. Lei ha già pensato a cosa regalare per Natale ?

 

Pensavo a dei libri, dico completamente arreso.

Posso sapere il genere ?

Fotografia.

Che genere di fotografia ?

Fica, dico.

Come ?

Donne, ha presente ?

Nude ?

No, non solo. Anche mezze vestite (a volte sono più attraenti cosi, penso). (ho preso veramente un volume cosi per un amico che ha bisogno di tirarsi un po su con del sano vojuerismo).

 

Il tipo resta tre minuti interdetto, chi di sondaggio ferisce…

Pronto ? esala dopo una lunga pausa.

Si, dico, più fiero e battagliero che mai.

Quindi, per concludere, lei il libro di Ligabue non lo comprerebbe per….

No, non lo faccio nemmeno finire….

Nemmeno se glielo consegnassimo a casa ? incalza…ha la pelle dura, deve venire dal mondo delle auto usate…un allievo di Danny De Vito, cazzo !

 

Non ho una casa.

E dove vive ? (capito ? mica mi ha chiesto e da dove sta rispondendo, il pirla….no, dove vive mi ha chiesto ? Ma che te sei innamorato ?)

Vivo on the road, dico straconvinto non coglierebbe mai, nemmeno dopo un soggiorno di un paio di lustri negli ambienti nostagilco-beat degli States, la sfumatura.

 

Allora non mi resta che augurarle una buona serata, Signor ?

Agenore Kerflex Ray Bum Bum Mancini, dico e resto ad assaporare il silenzio che generano i suoi quattro neuroni nel degluttire.

Grazie, Signore (capisco che tralascia, incapace di ripetere il falso nome che gli ho appena fornito, avendolo letto dal poster giusto davanti alla cabina).

A lei, è stato un piacere, buon lavoro (immaginando tocchi al prossimo, ma io Ligabue lo detesto da quando l'hanno iscritto all'anagrafe).

Click

Click.

 

Eufemia, è euforica. Passeggiamo come Jansy il giardiniere di Oltre il giardino, nella sera resa umida dalla nebbia e dai gas di scarico.

La prossima volta tocca ad Ermete, le dico, guardandola fissa nei suoi occhioni lucidi ed estasiati da tutte le luminarie del Natale, che costeggiano il viale.

cletus1 at 22:47:00 8 Commenti

10/12/2006

Budda nel mio giardino

C'era una canzone dei Clash, credo però non fosse proprio loro, forse una cover, che si chiamava "Police on my back"….che a braccio si potrebbe tradurre, "ho una pattuglia dietro al culo…".

Quello che ho sempre apprezzato della lingua inglese, è la sua ritmica. Frasi secche. In tre, quattro, parole un intero racconto.

Una volta acquisita questa ritmica, affezionandomi forse più al suono che ad altro, e non del tutto esente da una certa fascinazione esercitata dalla necessità di stringatezza, tipica  dello stile giornalistico (che richiede la capacità di condensare in un titolo in grassetto, il contenuto), mi diverto a coniare titoli per racconti che non scriverò mai.

Cosi, Budda in giardino, è una raccolta di racconti che sto ultimando essendo riuscito a concordare con l'editore una deroga circa il romanzo_gotico_popolare. Budda in giardino, è nato da una mattina grigia e piovosa, osservando il prato ricolmo di foglie che danzano sotto i colpi, sferzanti del vento.

Il racconto che da il titolo alla raccolta comincia come uno di quei film che il titolo te lo dice dopo circa dieci minuti. Per i primi nove, ho lasciato i protagonisti in silenzio. L'un l'altro osservandosi, ma era più Budda che non l'io narrante (che poi sarebbe una banale proiezione del  mio abusatissimo Sè), a guardare, intendo. Io intervallavo l'escursus della sua splendida silhouette, con la stima di quanto potrebbe costarmi un potatore professionista. Verso l'ottavo minuto ho desistito, conscio di quanto m'è rimasto sul conto che non trovo affatto strano abbia lo stesso colore del sangue.

Budda, invece, aveva una tunica arancione su un paio di pantaloni gialli tipo quelli della adidas. I pantaloni della adidas si riconoscono lontano un miglio perché somigliano a quelli dei carabinieri, solo che quest'ultimi hanno un'unica striscia e un pò più larga, mentre la adidas ne mette due, più sottili.

Il racconto decolla quando l'io narrante comincia ad intessere un dialogo denso di poesia con l'omone, pieno di distillati di conoscenza dei reciproci Sé. Il taglio minimalista piace all'editore, cosi il dialogo è spesso composto da brevi monosillabi che danno ritmo alla narrazione e la spingono avanti. Il tema centrale è il tempo che passa. L' io narrante chiude con questa battuta, "Maestro, il tempo, è vero, fugge, fugge, ma dove cazzo va ?".

Budda lo guarda inespressivo per un bel paio di minuti, poi si disvela: "Ah, ne so un cazzo io, sono il letturista dell'Italgas, ho trovato aperto il cancello e sono entrato, dov'è il contatore ? devo fare la lettura….".

Fare la lettura mi è venuta cosi, si usa anche in chiesa, alle volte.

cletus1 at 00:53:00 6 Commenti

08/12/2006

Walking with the Phish

 

 

 

 

 

 

Sto camminando sulla Passeggiata della Salute (che, come certi horror, a volte ritorna).

Fa caldo per esser Natale, e mi sento come fossi in Florida, facendo volutamente finta che in luogo di banali condomini grigio-anonimi, le case abbiano lo stile e i decori dell'art-decò district, in quel di Miami beach, e che confuso fra i passanti ci sia una delle icone più inquietanti abbia mai visto, relative al formarsi nei miei angusti corridoi neuronali dell'idea stessa di vecchiaia.

Un pensionato, realmente incontrato lì, solo che era pieno agosto di tanti anni fa, con tanto di canotta stile camionista, bermuda dai quali fuoriuscivano quelle che un tempo sono state le gambe che l'hanno portato, chissà, spavaldo verso l'avvenir, adidas variopinte ai piedi, bicchierone di coca regolamentare in mano, e particolare su tutto, severo e grottesco insieme, nell'assurdità dell'accostamento, un copricapo con le orecchie stile parabola satellitare di sua Maestà Micky Mouse. Proprio lui.

Quell'immagine è salvata nell'hard disk di ciò che resta del mio cervello, sotto qualche directory superprotetta, ed è il mio personale, portatile, sinonimo di vecchiaia.

Insomma, fa caldo e ho messo in cuffia nel lettore mp3 un album dei Phish (a picture of nectar), dal quale, schiacciando l'apposito bottone repeat, sto ascoltando da un paio d'ore la traccia 12, (the mambo song).

Dopo tale tempo, te credo che cominci ad avere alterazioni di tipo spazio-temporale, e vaffanculo, non mi ricordo più cosa avevo da dire.

Ci vediamo, eh ?!

cletus1 at 21:35:00 3 Commenti

03/12/2006

Hate the christmas time (1)

 

 

 

 

L'altro giorno sono andato in un grande centro commerciale della capitale. La temperatura esterna era di 19° circa. All'interno, tuttavia, era decisamente più alta. Ma non per via del riscaldamento. Per il fatto che tutte le persone che ivi s'aggiravano, erano sensibili alle dosi di polonio irradiate dall'impianto di riscaldamento centralizzato del centro (perdonate la tautologia).

Il Polonio modificato non è un superalcolico da bere al bar con gli amici a fine giornata. Bensì una miscela altamente tossica che interagisce negli strati più profondi del proprio Se. In breve, in luogo delle tossiche conseguenze del suo omonimo, questa versione modificata scatena gli istinti più abietti, risultando dannosa sostanzialmente al portafoglio, di tutti.

Dai potenti laboratori delle multinazionali, sapientemente mescolati fra loro, vengono distillati degli estratti che, opportunamente modificati, alterano in modo sensibile, la nostra propensione alla spesa, la fiduca nell'avvenire, e in ultima istanza i nostri compromessi rapporti familiari.

La gran moltitudine che affolla, in questo periodo, detti centri commerciali, risulta pertanto più propensa a dilapidare il proprio patrimonio (esiguo o cospicuo che sia) acquistando ogni sorta di merce, con il pretesto temporale dell'avvicinarsi delle festività natalizie, e insieme, con la sensazione, sgradevole a livello fisico ed emotivo, di dover uscire da detti centri senza avere in mano almeno una busta contenente un cosidetto "pensierino".

Nessuno, al momento, si è visto ancora transitare in questi luoghi, munito di regolare maschera antigas. Non è escluso lo possa fare io, anche se ho qualche problemino con Osvaldo l'orangutango di Ermete, che proprio non riesce ad indossarla. Perché il messaggio è subdolo, complice la televisione che irrora ciò che rimane del nostro cervello con jingle insulsi, inneggianti allo sperpero, quando non addirittura blasfemi, come anni fa, una statuetta del Bambin Gesù, comodamente situata fra morbide fette di panettone di una nota marca nazionale, quasi a voler ribadire, e rendere indissolubile, il legame fra il comprare frenetico prendendo a pretesto una bizzarria del tempo, sancita da quel grazioso pezzo di cartone che alberga nelle case dei più, chiamato calendario, e la bizzarra sensazione di sentirsi più buoni, grazie allo sperpero delle proprie, voglio credere sudate, sostanze.

La nuova frontiera della ricerca si attesta sullo studio delle reazioni di soggetti sottoposti a prolungate esposizioni di questo mix micidiale fatto di spot demenziali ed insistenti, chiacchiere fra amici parenti e conoscenti, fino a spingersi a considerare il Polonio modificato una sostanza NATURALE. Tale sostanza si libera, autonomamente, nell'ipotalamo, dopo una prolungata esposizione dell'essere umano a questo genere di imput. Prestigiose riviste di controinformazione lanciano il grido d'allarme verso le multinazionali che gestiscono i centri commerciali di mezz'Europa (l'altra metà è ancora intenta a capire, concretamente, che cazzo significa fine del comunismo, ipotizzando l'indolore allitterazione di un paio di consonanti e una manciata di vocali trasformandolo cosi in consumismo).

Con Ermete, mio cognato, li abbiamo fatti fessi tutti quanti: quest'anno gli acquisti li abbiamo fatti subito dopo ferragosto, eluso le code del traffico, e risparmiato un bel po di soldini. Abbiamo comprato su E-Bay.

Laife is nao.

cletus1 at 11:51:00 10 Commenti