30/10/2006

Un paio di segnalazioni.

Succede, si raramente succede. I desideri si avverano, e da poco, la scrittura di un amico (Gino Tasca) oltre che sul suo blog, o nei file di testo, contenenti i suoi racconti, è disponibile anche su carta stampata. Per i tipi di Pendragon, è uscito il suo romanzo ISAIA GRECO. Conoscendo come scriveva, da prendere ad occhi chiusi.

Frank Zappa rappresenta una delle più controverse figure della scena musicale degli ultimi decenni. Terminata la sua biografia (l'ennesima ? c'è da giurarci ne seguiranno delle altre, tanto lo spessore del personaggio), ne ho scritto qualche riga (confusa?) per il sito chiamato Bottega di Lettura.

Tanto vi dovevo,

Cordiali saluti

Cletus

cletus1 at 13:59:00 Commenta:

25/10/2006

The sgniazzicaculo theory




I primi rudimenti di questa teoria affondano nella notte dei tempi. Senza tornare a galla.

Intanto, definiamo cos'è propriamente e a che cosa serve uno sgniazzicaculo.

Per cercare di definirlo al meglio viene richiesta una certa dimestichezza con questa scena tipo:

 

Locale: cucina, Epoca: non meglio precisata, ma collocabile a cavallo delle due (prime ?) guerre mondiali. Protagonista, una coppia, ovviamente. Lei, sulla quarantina, di stazza, a dispetto delle carestie e delle ristrettezze post e pre belliche, significativa. Seno generoso (dal quale ha provveduto a svezzare una congrua quantità di eredi), vestita di abiti scuri (no, non è una finesse, ma semplice stanchezza di cambiare il guardaroba causa l'alta frequenza di lutti).

Lui, ma qui è secondario, un povero cristo padre di famiglia, oberato dal lavoro (in genere sottopagato, mal pagato o per niente). Comunque uno per il quale la donna è sacra ! soprattutto la propria, al punto da tollerare con britannica acquiescenza l'inevitabile calo del desiderio a fronte del replay della sua immagine, per casa.

Cosa diavolo è sto sgniazzicaculo, allora ?

Niente, lei è intenta a fare la pasta. Non è richiesto qui accertarsi della provenienza della farina necessaria. Borsa nera o no, la confezione della pasta è arte tramandata da generazioni, e qui entra in ballo il nostro, stendendola su una tavola, dopo averla debitamente impastata affondando le manone dentro un recipiente, di capacità adeguata a sfamare la ciurma. Una volta impastata la pasta va "stesa". Con cosa ?

Con lo sgniazzicaculo, ovvio. Il mattarello, in altre parole. E la doppia impugnatura, ai due estremi, richede poderosi colpi di bacino verso la tavola, tanto che il posteriore inizia a muoversi a tempo, nell'atto della stesura.

Bene, ho sentito raccontare che a questo strumento, generazioni di uomini devono aver dedicato altari, offerte, grazie ricevute, quale potente afrosidiaco ante litteram, bastando il suo semplice utilizzo a ravvivar desideri mai del tutto repressi.

The sgnazzicaculo theory, è il titolo di un volume che sta andando a ruba, contendendo la vetta delle classifiche a noir patinati, e con la sola forza del passa-parola. Stuoli di femministe hanno già messo all'indice il volume, ma l'autore (rigidamente sconosciuto) pare non sia visto in modo malevolo dalle gerarchie religiose di Theran, che l'hanno prontamente invitato per un ciclo di conferenze. Un caso letterario, in somma, denso di testimonianze e impaginato con un accurato corredo fotografico degno dei migliori archivi Alinari. Una curiosità: proprio in concomitanza con la recente pubblicazione del lavoro, sembra che le vendite di mattarelli in tutti gli iper-gross della penisola abbiano conosciuto delle significative impennate. Bravo Simac e Pasta-fò, due fra le prime aziende produttrici di macchine per pasta ad uso domestico, hanno dato mandato ad un agguerrito pool di legali di esperire causa di danneggiamento e concorrenza sleale, nei confronti della casa editrice, responsabile in solido e gelosa custode della reale identità dell'autore.

 

Ora vi saluto che è giusto arrivata Graziella, di la, a prepararmi le tagliatelle. Fatte in casa, e a mano.

cletus1 at 23:44:00 3 Commenti

24/10/2006

Corone e ricariche

Oggi, in una tabaccheria di Roma. Entro e chiedo se fanno ricariche telefoniche (devo provvedere alla mia dose di sms rassicuranti, che la figlia mi invia non appena giunta, incolume, alla magione materna, dopo l'uscita da scuola).

Il tipo alla cassa, mi risponde in modo strano che vuole sembrare simpatico. Ci metto un po per capire che si, le fanno (e del resto, ormai, in quasi tutte le ricevitorie del lotto o dell'enalotto, se hanno quelle dannate macchinette, possono farlo serenamente).

 

Chiedo da quanto ci sono…mi enumera i tagli…alla fine opto per 20 euro. Mi chiede il numero.

A memoria non lo ricordo, cosi estraggo il cellulare e cerco (non ho con me gli occhiali) di leggerlo e glielo dètto.

In quel mentre, una donna sulla cinquantina, ma anche più, che non avevo visto dietro il bancone, riceve una telefonata.

Entrano un po di persone per comprare sigarette. Dal tono confidenziale col quale il tipo le tratta, non faccio una gran fatica a comprendere che devono essere quasi tutti clienti abituali.

Il tipo elargisce le varie marche di sigarette richieste e restiamo di nuovo soli. Io con una banconota da 50 euro in mano, lui che mi fa cenno che il telefono è occupato per via della telefonata che sta sostenendo quella che ha tutta l'aria di essere la moglie.

La quale, non si fa cura di parlare ad alta voce, e arguisco che sta discutendo con un dentista o un'ortodonzista. "La corona ? ma quale corona ? Ma l'ha vista bene l'ortopanoramica ? Lei dice che quello è un dente che è andato ?". La cosa va avanti per un po. Alla fine, siccome mi sto rompendo i coglioni, dico…guardi esco un momento e vado al bar…torno subito.

Si, vada vada, mi paga quando torna.

Entro in un bar accanto, squallidissimo. Devo fare pipi, e non ho fame, cosi chiedo un bicchiere di cocacola. Pago e chiedo del bagno. Esco, prendo su il bicchiere ne bevo un po e lo lascio,  ancora con un po di liquido scuro, sul banco.

Torno nella tabaccheria. La discussione si è, se possibile, incancrenita ancora di più. Sta cazzo di corona è diventata l'oggetto del contendere. Il marito la guarda ripetutamente, come a dire, diamoci un taglio…che non posso inviare la ricarica se tu continui a tenermi la linea occupata.

La moglie spazientita, alla fine mette giù. L'uomo, felice e raggiante come un bambino, schiaccia il bottone start sull'aggeggio che fa le ricariche. Continuano a discutere. La moglie sostiene che la sua interlocutrice (chissà perché penso ad una donna, dall'altro capo del filo) non capisce un cazzo. L'uomo la invita a pazientare, con fare tipicamente romano. Si capisce lontano un miglio che lui, con quei denti, può ancora andare avanti un bel po, e che di tutta questa cura può farne sicuramente a meno. Vista anche l'insistenza della moglie.

Alla fine strappa lo scontrino, prende la banconota e mi da il resto. Sono venti euro allora. E me ne rida venti.

Dico, scusi, ma le ho dato 50, la ricarica è da venti, quindi dovrei averne 30 di resto e non venti.

Lui ci mette un po…alla fine, vedendo che si era affezionato a quella cifra, scorgo che ha anche il gioco del lotto e cosi gli dico, ok, ok, mi gioco dei numeri, una puntata da dieci euro.

Mi gioco i numeri del cellulare di una donna cui sono andato addosso con l'auto nuova. Scaramanticamente confido in una sorta di risarcimento della sfiga. Metto la ricevuta della puntata in tasca ed esco. Fa caldo per essere ottobre, oggi. Mia figlia uscirà da scuola verso le quattro. Per quell'ora le arriverà il messaggio dalla compagnia telefonica che le certificherà l'avvenuta ricarica.

Ne avrei bisogno anch'io, di una ricarica. Ma di tutt'altro tipo.

cletus1 at 00:38:00 5 Commenti

21/10/2006

Il fasciatoio

Nello scantinato dove riposa l'agenzia per la quale lavoro, girovagando per corridoi, ho potuto gettare lo sguardo su uno dei più affascinanti (perdonate il bisticcio) aspetti della moderna editoria. Quello delle fascette.

 

Le fascette sono l'evoluzione dell'arte del packaging, applicata all'oggetto-libro. Statistiche gelosamente custodite, e tramandate da padre in figlio, secondo la migliore tradizione orale, da Omero ad oggi, dimostrano come le fortune di un testo siano intimamente legate anche alla sua confezione.

 

Naturale che allo scoprire questo locale, alla fine di un corridoio impestato di ragnatele e cacche di cane essiccate, decisamente buio e carico di scaffali debordanti di cartoni, in ognuno dei quali è custodito un numero impressionante di queste striscie di carta colorata e stampata, con le quali "cingere" un libro, abbia trasposto, nell'ansia di definizione, da una nursery a questo magazzino delle mancate promesse, il termine Fasciatoio, giacchè mi sembrava abbastanza appropriato.

 

Nel fasciatoio c'è di tutto. Non visto, posso passarci delle ore, restando allibito dalla varietà di espressioni, che alla stregua delle antiche "grida" dei mercati, spingono all'acquisto di tutto.

Ho cominciato a flippare, immaginando che un folletto dispettoso si diverta a mischiare le fascette, scambiando i cartoni con il titolo del libro, inserendole a caso, in altri volumi.

 

L'ho trovato molto gotico, come scherzo. Cosi ho cominciato a farlo anch'io. Gli esiti, manco a dirlo, esilaranti.

Sentenze attribuite alle testate più autorevoli del pianeta, applicate a testi della starlette di turno, assurta agli onori dell'editoria, grazie a qualità non meglio precisate. O briose e fantasiose definizioni, applicate a dignitosi trattati di saggistica.

Un modo irriverente, l'ammetto, di vendicarsi di un numero colossale di bufale, che ha contribuito, nel tempo, a pagare una serie di rate per il Suv, o la casa in multiproprietà, di un responsabile di collana qualsiasi.

 

Nello scartare, aprire, leggere, riporre (mischiando) le fascette, sono impazzito quando mi sono imbattuto in un cartone, enorme, sul quale a pennarello c'era scritto "Il romanzo_gotico_popolare" di Cletus. Impossibile non aprirlo e trovarci, suddivise in mazzetti tenuti fermi con gli elastici, un numero impressionante di fascette. "Cletus è un Borges "pop". Times Library Supplement", o ancora "Grande, grande scrittura. Un libro che non lascia scampo" David Foster Wallace, "Un libro eroico, The Washington Post", "L'opera prima di uno scrittore nato già grande", Piero Citati", "Raramente ho riso cosi tanto, leggendo un romanzo di un'esordiente", Joe R.Lansdale. "Da questo romanzo il film in lavorazione che uscirà sugli schermi dopo il festival di Venezia, Tutto libri, inserto de La Stampa di Torino. "Candidato al premio Grinzane-Cavour, uscito da pochi mesi ed è già un mito" Barricco. "Il capolavoro che aspettavamo, da anni", D'Orrico, Magazine del Corriere della Sera.

 

Ho richiuso tutto, confuso. Di colpo ho sentito il peso della responsabilità. Come il trovarsi a Lepanto, quando invece volevi scendere a Garbatella [fermate della Metro A e B, di Roma, ndr]. Ma come ? Non ho ancora scritto un solo rigo e già hanno predisposto le fascette ?

 

A passo lento, ho rifatto il percorso al contrario, raggiunta la sede dell'agenzia fotografica dove faccio il didascalia-man, preso dalla macchinetta uno dei più disgustosi caffè della mia vita. Vedrai che alla fine mi toccherà scriverlo per davvero, sto benedetto romanzo_gotico_popolare, mi son detto.

 

Le banche, giusto stamattina, mi hanno gentilmente invitato a rientrare nei limiti dello scoperto. Guardo fuori dalle bocche di lupo, e una mutanda a pois blu su sfondo bianco, appartente a qualcuna senza volto [da questa posizione impossibile vedere dalla cintola in su], mi rimette di buon umore.

Al lavoro, la fama m'aspetta. I tagliagole al servizio dell'editore "manicure-less", anche.

cletus1 at 08:09:00 2 Commenti

17/10/2006

Scrivere per diapositive

Sono qui, al posto del romanzo_gotico_popolare, per il quale ho indebitamente intascato l'assegno senza ancora aver scritto un solo rigo, che per preparare il gruzzolo da restituire all'editore orfano di manicure, ho trovato un lavoretto.

 

In se non è neanche male. Si tratta di diapositivizzare, cosi mi hanno detto, una serie enne di fotografie, per conto di una delle più scalcinate agenzie fotografiche del pianeta. Nello studio [un seminterrato rispetto al quale le segrete di Castel Sant'Angelo sono una suite imperiale dell'Hilton], aleggia una cappa di fumi dal sapore vagamente di canapa. Non so se indiana o coltivata vicino a Malagrotta. Sia come sia, arrivo qui la mattina, appendo la mia giacca all'attaccapanni dietro la porta, apro le finestre (si fa per dire…due squallide bocche di lupo affaccianti su una delle strade più sporche della capitale, ma che di contro, consentono nei rari momenti d pausa di farsi un'idea abbastanza precisa dei colori che vanno di moda quest'anno per l'intimo femminile), e inizio a lavorare.

 

Il mio lavoro consiste nel sistemare dapprima (ha usato proprio quest'avverbio il caposettore) tutte le foto sul banco di montaggio. Il banco di montaggio è retroilluminato, e le foto sono su pellicola. Io devo osservarle, guardarle attentamente, e apporre un post-it sulle stesse con uno straccio di descrizione.

Mi danno il minimo sindacale, ovvio, ma tanto mi basta per sfuggire ai tagliagole che l'editore sguinzaglierà alla mia caccia non appena scadrà il termine per la consegna del manoscritto gotico_popolare. Spero che di gotico non resti solo l'epilogo.

Zot, magari ho paura che in un impeto d'ira, l'editore mi trasformi in una statua raffigurante un gairgolles qualsiasi, che già certe mattine, specchiandomi, trovo che ci assomiglio, di mio.

 

Cosi spendo la mia giornata. Mi capitano sotto mano foto di tutti i tipi. Della metro appena scassata qui a Roma, del Sindaco che taglia l'ennesimo nastro ad una inaugurazione qualsiasi, di un incidente sul raccordo, nel quale magari sono coinvolte mandrie e mega SUV da finire di pagare, del Papa che accarezza la testa di una bambina somala, di Sean Connery che sorride dopo la conferenza stampa, di Leonardo di Caprio che lo fa prima, di Totti che in auto con Gattuso non si ferma ad uno stop e provoca un tamponamento a catena (li discalizzare è stato facile, ho usato per somma d'ironia lo stesso claim della campagna: LIFE IS NOW). A volte mi criticano per eccesso di zelo. Mi accusano di essere troppo telegrafico, che d'accordo che sono didascalie, ma tre minuti di descrizione in più mica uccidono nessuno, "abbiamo lo spazio, sotto, cosa credi ?". Io guardo il pavimento, triste, e mi chiedo cosa ci può mai essere di più basso, di cosi.

 

Sto leggendo Ungaretti. Da quando faccio questo lavoro mi risulta di più facile comprensione. Ma a me non piace didascalizzare, anche se, ripeto, devo farlo. La sintesi non è mai giusta. Toglie sempre qualcosa e il rischio che sia troppo categorica, per definizione, me la rende un po antipatica. Amo narrare, ma siccome sto lavoro mi sta sulle balle, devo farne a meno.

A volte, mi sento una didascalia io stesso, ambulante, però, e un tantino muta.

 

cletus1 at 22:35:00 7 Commenti

15/10/2006

Scoop

Da tempo non ridevo più cosi al cinema. D'accordo, sono un po esaurito ultimamente, le rate, il lavoro, le banche, la figa. In somma: un vero, gradevole, supplizio.

 

Cerco di difendermi come posso, cosi sabato sera sono andato al cinema. Sono entrato che il film era iniziato da qualche minuto, ma, credo, di non aver perso granchè.

 

In breve è la storia di una giovane fanciulla (Scarlet ect.ect…già in anagra-fica, qui: ) che mentre viene chiusa in un improbabile disgregatore molecolare piazzato sul palco di un sordido localino, da un istrionico Woody Allen (Mr. Spadini, o qualcosa del genere, nel film, che veste i panni di uno sfigato prestigiatore un po in la con gli anni), incontra lo spirito di un altro gionalista che gli confessa che l'autore degli efferati omocidi di tante prostiture brunette è nientepopodimenoche un nobile e belloccio lord della City.

 

Il resto ve lo lascio immaginare, di fatto Allen e la Scarlett, vestono i panni, maldestramente, di un'improbabile coppia di detective, e si prendono la briga di smascherare realmente il colpevole di tanta infamia.

 

Allen è in forma. A dispetto degli anni, sfodera una battuta dietro l'altra. Da sganasciarsi e tutta la sala ha riso come un branco di volpi ammaestrate, alla sua sequela.

 

Fulminanti un paio…chiedendo ad una vecchia babbiona ingioiellata, di quale "confessione" fosse, si sente rivolgere la stessa domanda e col suo fare balbettante…risponde…"io ? ah, si, io nasco nell'ebraismo…poi crescendo mi sono convertito al narcisismo…", o ancora, in chiave veramente auto-ironica…"no, per favore, vacci piano con l'antisemitismo, sai come sono permalosi, dopo iniziano a scrivere….". Buon ultima, in un sulfureo pianerottolo dell'inferno, sfoderando il suo mazzo per trucchetti da quattro soldi, esorta gli altri spiriti…"ehi, d'accordo che siamo tutti morti, ma suvvia, non cosi depressi, per favore".

 

Un'ora e mezza di sano umorismo, che si fa perdonare la leggerezza totale del film. Dopo la prova di Match-point, Allen torna al suo vecchio mestiere, sfornando un lavoro "facile" con gli ingredienti giusti per una pellicola che sa far ridere la gente al cinema. Gli riesce bene, del resto, e la bellezza della Scarlett "tiene" il resto del film.

cletus1 at 15:48:00 3 Commenti

12/10/2006

In ostaggio di me stesso

L'altra sera sono tornato a casa leggermente col culo storto.

Cosi ho predisposto un catino acqua tiepida e bicarbonato, messo un tappetino sul pavimento del salone, avvicinato il senzafilo (si sa mai chiamasse qualcuno…), posacenere e sigarette e qualcosa da leggere, seduto su una comoda poltrona ikea.

 

Preso dalla smania di ascoltare un nuovo CD di Zappa (Make a jazz noise here) che ho masterizzato da poco, mi sono allungato come un contorsionista e ho recuperato, da sotto una collina di libri e riviste ammucchiate sul tavolino, il telecomando dello stereo.

Dopo essermi quasi lussato una spalla, nell'operazione, pur di non togliere i piedi dal catino, avendo sbadatamente tralasciato di portare meco un asciugamano, ho premuto il tasto START del telecomando, appoggiato bene con le spalle incollate allo schienale, pronto a lasciarmi cullare dal sound di zio Frank in tutta pace.

 

Nel lettore CD anziché il predetto c'era un cd che si chiama CD LASER LENS CLEANER, wet dry system. Una musichetta da "attesa al telefono di un negozio di autoricambi", intervallava brani di parlato con voci suadenti di giovani donne, parlanti tutte le lingue del mondo, il cui senso pressappoco dovrebbe essere questo "grazie per aver acquistato il nostro prodotto per la pulizia e la manutenzione del tuo lettore cd, l'uso metodico e continuato consente al tuo impianto di durare di più, consulta il nostro catalogo, troverai tante soluzioni per mantenere sempre efficiente il tuo impianto HI FI".

 

Ora, con uno sforzo di fantasia, immaginiamo la scena sopra descritta condita con l'audio di una voce appartente ad una giovane donna cinese.

Il cd era di quelli che "Non finiscono mai" (come una nota marca di rotoloni), e nel tempo che l'acqua nel catino impiega a stemperarsi l'avrò ascoltato una dozzina di volte, ogni volta divertendomi ad indovinare gli idiomi delle allegre fanciulle-speaker.

Ho cominciato a ridere da solo, come uno scemo. Mi è sembrato di esser finito in uno di quei racconti di Bandini. Instupidito e rassegnato, impossibilitato ad alzarmi per cambiare il cd, pena il lasciare orme sgoggiolanti sul pavimento nel percorso fra la poltrona e lo stereo, a rischio d'esser scuoiato vivo dalla donna delle pulizie, in altre parole: in ostaggio di me stesso.

 

Domani voglio iscrivermi ad un corso di corrispondenza in cinese. Il futuro è laggiù, lo sento.

 

 

cletus1 at 09:52:00 Commenta:

08/10/2006

Leggere per non pensare ad altro.

Nonostante stia perdendo tempo (avendo smarrito un paio, comprato d'impulso da un espositore vicino le casse di un supermercato) per andare da un valido oculista a farmi prescrivere delle altrettanto valide lenti da lettura, ultimamente, almeno in ore diurne (quindi con un sufficiente grado di luce) o la sera (ma sotto almeno una fotocellulla, tipo quelle in uso nell'esercito), ho ripreso a leggere con un discreto ritmo.

 

Esaurito anche Bolle, di Marco Lodoli, mi accingo a qualcosa di più "leggero": una biografia di Frank Zappa (Ed. Kowalski).

 

Riflettendo su questa ritrovata "necessità" della lettura, non vado al di la del primo, evidente, dato di fatto. Sto leggendo per sfuggire. Voglio veramente trovare, nel breve tempo di una pausa, mentre la macchina è in officina (per trovare un esoterico guasto all'impianto elettrico che fa graziosamente spegnere il quadro, magari mentre sono in pieno sorpasso), o mentre attendo che mia figlia esca da ginnastica artistica, o ancora mentre sto a casa, scazzato, a sera, e non ho nulla di meglio da fare, l'energia per fuggire. Allora mi approssimo alla pagina scritta con l'animo di chi chiede un passaggio su un'astronave. Un qualcosa che sia in grado di portare il mio culo, ma soprattutto la testa, in un altrove, magari più confortevole, di un macerante e prevedibile presente.

 

Quest'esigenza non confligge con lo snobbismo. Fatte salve le motivazioni di scelta di un testo, di un autore, c'è una perversa relazione fra il grado di abbrutimento (leggi: l'immane rottura di coglioni costituita dall'aver dovuto subire ore e ore di coda sul raccordo e sulla via di casa, di ritorno, a sera), e ciò che amo leggere. Non sono arrivato (ma ci manca poco) a trastullarmi con la lettura dei necrologi di un quotidiano (peraltro esercizio nobilissimo) o con quella di poderosi manuali d'istruzioni per l'utilizzo appropriato di tutte le funzionalità di un telefonino (spesso tradotti coi piedi), ma intendo dire che quando l'esigenza di straniazione, il desiderio di fuga si fa più forte si abbassa la soglia critica, e tutto diventa buono, foss'anche un manuale per imparare a potare le piante arboree.

 

In questo senso, non avendolo mai abbandonato del tutto, sto lavorando ad un tema a me caro: l'acquisto compulsivo di libri.

Indagare il meccanismo perverso che si mette in moto non appena varco la porta di una libreria, remainders o bancarella che sia, e rimango, affascinato, anche per porzioni di tempo consistenti, a scartabellare i titoli di volumi, ora sgualciti ed impolverati, ora freschi di stampa, cercando quella scintilla che agiti la curiosità e mi spinga ad impossessarmene.

 

Cosi, accanto ad un paio di volumi di Lansdale (presi, come si dice "ora per allora", che verranno buoni per momenti di depressione futura) o ad un misterioso David Means (autore de Il pesce rosso segreto), o ancora a Lettera ad un adolescente di Vittorino Andreoli (eh si, la pargola sta nel pieno del suo periodo antagonista), mi porto Le cascate di Joyce Carol Oates.

 

Mi dovrò staccare da queste abitudini. Sento che l'acquisto, continuato e ripetuto, di altri testi afferma quel desiderio inconscio e vagamente scaramantico, del riuscire a leggerli tutti. Mentre sarebbe bene che trovassi anche il tempo, fra una lettura e l'altra, per scrivere quel benedetto romanzo_gotico_popolare che ho in mente e che mi porterà definitivamente al manicomio o alla gloria imperitura.

cletus1 at 07:28:00 6 Commenti

01/10/2006

Il romanzo gotico (part one)

Vuoi un romanzo gotico ?

L'editore restò muto, ad osservare la riga di nero sotto le proprie unghie.

Dalle finestre arrivava attutita la sinfonia dei registratori di cassa del grande magazzino, al piano terra. Clacson e mamme che chiamano figli con nomi altisonanti.

Nello studio, invece, il silenzio si poteva tagliare a fette, anche senza affettatrice.

Vuoi un romanzo gotico-fantascientifico ? ripetè, stavolta con un tono di voce reso più supplichevole e veritiero, dal formicolio fastidioso che provocava l'assenza di circolazione nelle rotule piantate sul pavimento, e sostenenti i suoi centoventotto chilogrammi.

Nulla, l'unico intervento sonoro apprezzabile, solo l'allarme di qualche automobile, che a giudicare dall'amplificazione, doveva avere un costo di un mini appartamento, in periferia.

L'editore passò a prendersi cura delle pellicine intorno alle unghie, prima della mano destra, poi della sinistra. Sembrava stesse pensando, ma era difficile da stabilirsi, tanta la concentrazione che poneva nell'operazione.

Vuoi un romanzo gotico-popolare ?

L'editore sembrò distogliersi, ma giusto per un attimo, dalla fossa delle marianne dei suoi pensieri, e aggrottò le sopraciglia.Prima la destra, poi, a seguire, anche la sinistra. Forse stavolta c'eravamo.

Dopo una pausa lunga come un paio di dinastie ming, esclamò con tono cavernoso: In che senso ?

Restarono a guardarsi in un imbarazzante silenzio, ma appena dissolte nell'aere le parole, sparate da un altoparlante di un venditore ambulante, "è arrivato l'arrotino, donneee. L'arrotino e l'ombrellaioooo", l'editore esplose in una grassa risata.

E' andata, disse.

Tirò fuori dal cassetto un libretto di assegni, intonso e conservato in una custodia in pelle, la cui morbidezza era intuibile al solo sguardo e con una mont-blanc, dal costo di una utilitaria, ne compilò uno, lasciandolo vuoto nello spazio dedicato all'importo.

Questo è l'anticipo disse sventolandolo per fargli asciugare l'inchiostro. Parla con la mia segretaria per stabilire la data della consegna del manoscritto. E tornò a pulirsi le unghie, stavolta col bordo del biglietto da visita consegnato appena entrato nel suo studio.

La mattinata sembrava cominciare con i migliori auspici. Ora restava solo il piccolo problema di capire come si deve scrivere un romanzo-gotico-popolare.

cletus1 at 11:23:00 19 Commenti