28/09/2006

Just another plot from L.A.

Allora, c'è un piano logico e uno illogico. Confliggono, sempre.

L'altro giorno stavo facendo qualcos'altro quando per frazioni di secondo ho avuto un'illuminazione per un racconto.

 

Poi, come al solito, non avendo carta a portata di mano, se ne è andata, senza lasciare che poche, confuse, tracce.

Fra queste, l'idea di una fotocopiatrice dotata di I.A. (o A.I. se siete anglofoni). Una macchina che sia dotata di una propria capacità di discernere non è che sia proprio l'idea del secolo. A qualcosa del genere devono aver sicuramente già pensato schiere di narratori, scrittori, sceneggiatori della domenica.

 

Io appartengo alla nuovissima categoria degli scrittori inconsapevoli da fine settimana (tralascio l'acronimo perché ho crampi notevoli alle dita, arrivato a quest'ora).

Bene, l'idea doveva prevedere un delirio lucido. Tipo Brigida Alfonsetti, impiegata con contratto in prova presso una qualsiasi multinazionale, va a fare delle fotocopie in corridoio. In genere le fotocopiatrici, per quel poco che ne so di grandi uffici, si trovano li. Fotocopiare è vissuto come una vacanza, da la possibilità di sgranchirsi le gambe, stringere relazioni, allarga il proprio orizzonte, molte miglia (mentali) dalla propria postazione in un illusorio open-space.

 

Brigida Alfonsetti, non ha la più pallida idea di quanto sta per accaderle. Deve solo duplicare enne volte un modulo per testare il gradimento della nuova pasta d'acciughe che un brand della multinazionale ha lanciato da poco. Non trovandosi in Scandinavia, risulta del tutto evidente, la propensione a considerare "di ripiego" il prodotto, salvo che per alcune aree Nielsen nelle quali il marketing ha ravvisato potenziali sacche di consumatori. In altre parole, di questa pasta d'acciughe, in buona sostanza, non gliene fotte granchè a nessuno. Tranne a Brigida Alfonsetti, che deve aver scoperto delle sue inaspettate qualità per guarire dei fastidiosissimi occhi di pernice che le spuntano sull'estradosso dei mignoli dei piedi, sia destro che sinistro.

 

Giunta alla focopiatrice, come fa da quando l'hanno assunta, posiziona il foglio formato A4 sul vassoio, chiude il coperchio e mentre ha appena finito di digitare la cifra corrispondente al numero di copie che intende ottenere, guardando il display a fosfori rossi legge la seguente frase:

"C'HAI DA FA, STASERA ?".

Certa si tratti di un'allucinazione, dovuta all'overdose di pasta d'acciughe spalmata sui mignoli in parola, rilegge meglio

"EHI, DICO PROPRIO A TE…"

Brigida si guarda intorno, incapace di decidere se si tratta di uno scherzo di quelli dell'amministrazione (che sostano proprio pochi cubicoli piu' a nord del suo), o se qualcuno, magari manovrando un telefonino taroccato spara SMS demenziali sul display della fotocopiatrice.

Non trovando nessuno, Brigida deve sentirsi come i protagonisti de INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO, ossia decidere come interagire con quest'intelligenza che gli sta ponendo domande alle quali non puo' rispondere se non attraverso una tastiera numerica di questo tipo:

 

 

 

A scuola andava molto bene in matematica (se del caso, lo sceneggiatore, qui, è autorizzato ad inserire un flash-back con Brigida ancora tredicenne, le treccine e tutto il resto, che si misura con le espressioni di secondo grado, risolvendole, mentre i suoi compagni di classe, a giudicare dalle facce, stanno ancora chiedendosi come cazzo sono arrivati a scuola quella mattina, e soprattutto, perché), cosi prende il coraggio a due mani e inventandosi al momento una tabella di conversione dall'alfabeto morse inizia a dialogare con la macchina.

 

La traccia potrebbe essere questa, dal dialogo potrebbe prendere qualsiasi altra piega, lo start è più o meno definito.

 

Altra idea, è quella che prevede che Brigida Alfonsetti sia una editor di una casa editrice, o comunque una lettrice, una correttrice di bozze, una povera crista qualsiasi che lavora in una televisione, anzi no, in una di quelle società che lavorano in outsorcing per la televisione (di stato e non). E che mentre sta fotocopiando una sceneggiatura, l'anima del protagonista principale (o ciò che ne resta) si trasferisca dalle pagine del testo ai circuiti stampati della macchina. Il resto è prevedibile, in breve è il panico. Su ogni documento che viene fotocopiato, mandando al manicomio i guru informatici che asseverano trattarsi di una macchina a prova d'errore e in grado di elaborare come nessuna altra sul mercato, appaiono brevi frasi tratte dal copione, scritte in corsivo, che decontestualizzate, appaiono prive di senso, (ai più, ma non a Brigida, che in fondo sospetta qualcosa), e cariche, proprio in forza della loro estraneità al contesto logico delle frasi, di effetti grotteschi involontari.

 

Nell'Azienda si sparge la voce che la macchina sia dotata di poteri soprannaturali, che sia caduta da qualche astronave, che sia opera del demonio (e in questo senso il cappellano, con un rito alla Milingo, tenterà uno spassoso rito esorcistico), sta di fatto che in breve, la sapidità delle risposte, la loro bruciante incongruenza verranno scambiate, un po come avveniva per le frasi di Shansy, l'indimenticabile giardiniere Peter Sellers di Oltre il giardino, per preziose indicazioni premonitrici.

 

Qui, lo scrittore può attingere a quella straordinaria varietà di idiozie che albergano in ogni referrer che si rispetti. Alla domanda "Dove posso trovare frasi per un biglietto d'auguri alla maestra di mia figlia ?" (frase realmente rinvenuta fra i miei referrer, di questo blog, ndr), la macchina animata risponderà laconicamente "Perché non sei andata a scuola, tesoro, oggi ?".

 

Insomma, non so se a forza di scrivere queste cose (di cui, fra l'altro sono pieno) alla lunga inventerò un nuovo genere, il costruttore di plot, da sviluppare.

 

Il seguito, alla prossima puntata (come si diceva alla tele, prima dell'avvento dei reality…).

cletus1 at 20:53:00 Commenta:

27/09/2006

Un gelato al limon

Ho riascoltato da poco questa canzone. Mi è sempre piaciuta, ammetto, soprattutto per la frase evidenziata in rosso. Vorrei divertirmi a farne un'analisi semi-seria, per gioco.

Un gelato al limon, gelato al limon gelato al limon

sprofondati in fondo a una città.

(Una città come un comodo divano, poltrona è un'immagine molto "amichevole", che non incute paura, comoda)

un gelato al limon e vero limon-

ti piace?

(una richiesta di conferma, alla quale non è necessario rispondere, l'autore lo sa già che le piace, lo chiede cosi, per gigioneria)

mentre un'altra estate passerà. (l'ineluttabilità del tempo, che passa, passa e se ne va…in attesa di un altro giro, sebbene le gelaterie, ormai, siano aperte anche d'inverno).

Libertà e perline colorate, ecco quello che io ti darò (questo verso è stupendo, l'ho usato per far colpo su femmine incerte e sensuali, davvero potente)

e la sensualita delle vita disperate, (qui si avverte lo "spessore", la capacità che devono aver dato robuste letture per arrivare a leggere sensualità nella disperazione, che poi, alla fine, è anche maledettamente vero).

ecco il dono che io ti faro. (toh, un regalo…)

donna che stai entrando nella mia vita con una valigia di perplessità. (questo verso fa il paio con l'altro di cui sopra, semplicemente stupendo, fotografa molto bene la condizione dell'inizio di un nuovo amore, rende, rende benissimo).

ah, non avere paure che sia gia finita

ancora tante cose quest'uomo ti darà

(una promessa, non è che l'inizio si diceva all'epoca…)

e un gelato al limon, gelato al limone, gelato al limone

sprofondati in fondo a una citta.

(ritorna il concetto caro a Natuzzi)

un gelato al limon, gelato al limon, gelato al limon

mentre un'altra estate se ne va...

cletus1 at 09:37:00 7 Commenti

21/09/2006

Istant book

L'istant book

 

Con questo termine si qualificano quei testi, probabilmente pronti da tempo, che escono alla bisogna e "cavalcano" l'evento. Editoria dell'effimero, potrebbe definirsi, senza tanta generosità.

 

Esistono piccole case editrici, di nicchia, che hanno nel loro catalogo quasi esclusivamente testi cosi.

 

Una di queste è la Flash Edizioni (mai titolo fu più azzeccato),

di Roma. Un organico di poche persone, grande attenzione al sociale, un robusto comitato di lettori che vaglia accuratamente la mole dei manoscritti che pervengono. Per i suoi tipi editano spesso, sotto falso nome, firme autorevoli del giornalismo nostrano, cosi come emeriti sconosciuti.

 

Fra i titoli di punta del proprio catalgolo, compaiono:

 

Il raccordo ai tempi di Alqaida. (pag. 334).

Si tratta di un testo che definire di fantascienza è poco. Prendendo le mosse dalle recenti profezie di questa banda di simpatici tagliagole, che si è ripromessa di espugnare Roma e impiantarci la sede di un governo tanto arcaico quanto fuori luogo, e giustamente ispirato ai valori fondanti di civiltà avanzata che da sempre agitano i suoi adepti, in particolar modo nella gestione del potere (tutto il potere al sultano), un welfare illuminato (dal bagliore delle esplosioni dei poveracci che in mancanza di meglio arrotondano i bilanci famigliari proponendosi come portatori ambulanti di morte), un moderno e avveniristico ruolo della donna nella sfera sociale.

 

L'autore ambienta le sue short stories sullo sfondo del Grande Raccordo Anulare, dove oasi artificiali hanno preso il posto degli autogrill. L'uso dell'automezzo privato viene fortemente contrastato, preferendo piuttosto un massiccio ricorso al traffico su cammelli. Di colpo le patologie dovute al contatto aereo coi bacilli che si scatenano dai quintali di feci che questi animali depositano, sia sul raccordo che su via della conciliazione (il vialone che accede alla basilica principale della città) alla fine della quale vanno ad abbeverarsi nelle fontane di Piazza San Pietro, in mezzo al colonnato, affligono i romani quanto e più delle pesti milanesi immortalate dal Manzoni.

 

L'apice, il testo lo raggiunge con il racconto sui Giochi Olimpici. Liberata dall'ingombro degli urbanisti dell'era veltroniana, i nuovi padroni della città, ottengono (è facile prevedere come) di diventare sede dei giochi olimpici del 2016. In luogo delle costruende torri dell'Eur, vengono fatti erigere i due minareti più alti del mondo (se qualcuno ravvede dei rimandi, fa bene).

Archi e chiostri, moschee e mercati, la città cambia pelle sotto la mano di esperti artigiani (vedasi le vestigia palermitane di questa storica scuola d'architetti). Roma si riappropria, dopo tanto predire, del ruolo di faro guida e cuneo dell'estremismo fanatico vagamente ispirato alla religione, nel ventre molle dell'Europa. Un semplice cambio di prospettiva: da "ponte" occidentale proteso verso le altre sponde del mediterraneo, a portale d'ingresso alla lenta e progressiva presa del potere mondiale di questa simpatica accolita di filantropi, verso l'occidente tutto. In fondo, sempre terra di confine è.

 

A breve altre recensioni di testi.

Un caro saluto da Efisio Giorgetti, PR di Flash Edizioni.

 

 

cletus1 at 08:30:00 3 Commenti

16/09/2006

In un tempo freddo e oscuro (Joe R. Lansdale)

"Dov'è che lo tieni lo zucchero ?" disse Mulroy aprendo gli sportelli della cucina e frugando come un pazzo.

 

Esiste il tempo, in una narrazione. E' una cosa fondamentale, pare, a meno di stilare uno statico elenco della spesa, ma in quel caso, di narrativo c'è ben poco. Invece, particolare attenzione, ad un occhio "rovinato" dalla scoperta delle dritte di una scrittura, desta il cosidetto montaggio.

 

Parlare per esempi, può aiutare a farsi capire. Mi è capitato, quest'estate di leggere In un tempo freddo e oscuro, di Joe R. Lansdale. Avevo già letto i suoi racconti di un'altra raccolta (Maneggiare con cura, Fanucci ed.). Se mai ce ne fosse bisogno, mi hanno confermato la già ottima impressione che ne ebbi, mesi fa. Un grande. Uno capace di zompare da un genere all'altro con la grazia della Fracci. Fra tutti, ha destato la mia incondizionata ammirazione un racconto, "La bella e le bestie".

 

Si tratta di un racconto, cosidetto, da manuale. L'autore fa iniziare la storia da un bel pezzo avanti. Certo, se io inizio a leggerlo posso apprezzarla poco la finezza. Diciamo che la comprendo quando già ho mangiato tre o quattro pagine. La sua capacità è nel montaggio, capite ? Fa iniziare la narrazione da un punto nel quale le cose si sono già complicate di loro. E la sua bravura sta nel portare per mano il lettore senza che avverta il tono "da mestierante" che accompagna, in genere, questo tipo di sperimentazioni. Concediamo che il flirtare dell'autore con il cinema possa aver, come dire, favorito questa tendenza. Anche li, a far la differenza, in una narrazione filmata, spesso è il montaggio. Da come te la presento, una storia. Si tratta di un esercizio che è molto diffuso nelle scuole di scrittura. Spesso gli insegnanti esortano a fare di questi esperimenti. Prendere una storia, capovolgerla, riscriverla una due tre volte, cambiando il punto di vista, o ancora meglio, il punto (temporale) della narrazione.

 

Non so come dire, ma davanti a degli esempi magistrali come questo, resto ammirato. Il racconto, che è già forte di suo, sebbene si collochi nel filone abusatissimo dell'hard-boiled, raggiunge il suo acme proprio nel finale, quando la felicità creativa dell'autore, dissemina in una manciata di righe, le tracce per prendere lo spunto di altre narrazioni, di almeno altri tre o quattro racconti. E a chi legge, come è capitato a me, resta l'amaro in bocca di chi dice…"e adesso ? già finito qui ?"

 

Lo consiglio vivamente. OCR permettendo, e in via decisamente privata, cercherò di trarne una versione in txt o doc per fornirla a chi desideri leggerlo.

cletus1 at 18:59:00 1 Commento

16/09/2006

Sincronismo

A volte, il destino, dispone le cose che nemmeno il miglior sceneggiatore di Hollywood (sono strapagati, quanto e più, a volte, delle loro maestà, i registi).

Mi riferisco alla simmultaneità di due eventi. Il primo, la scomparsa di Oriana Fallaci, il secondo, le reazioni al discorso del Papa, tenuto in non so bene quale università bavarese.

Minimo comun denominatore l'Islam. Il nostro complicato rapporto, in quanto occidentali, in quanto area della grande mela (il pianeta terra, ndr) nella quale l'influenza della religione cattolica è preponderante, rispetto ad altre aree del globo, dove nell'hit parade del metafisico, regnano altre confessioni.

Entrambi, ho appreso dalla consueta sequela di "coccodrilli" (quegli articoli, in genere preparati per tempo, che le redazioni, più o meno tutte, sfornano nel momento del trapasso di una qualche celebrità), si erano anche incontrati, in udienza privata, non molto tempo fa.

Non ho i mezzi (ne la voglia, diciamola tutta) per discettare in punta di filosofia, dei grandi temi dogmatici che tutti e due avranno affrontato (immagino) nel corso del loro colloquio.

Quello che registro come l'ennesimo caso di sincronicità è che visto il particolare momento che stiamo attraversando, trovo di un'attualità lampante, è che scompare una donna coraggiosa (a prescindere dalla concordanza con molte delle cose che ha dette, scritte) e che (stando a quel poco che è trapelato) il discorso del Ratzi (stringendo all'estremo: nessuna religione contempla la giustificazione della violenza dell'uomo sull'uomo) ha toccato qualche nervo scoperto di coloro che non molto tempo fa (con una qualche ragione, ammetto) si sono un tantino incazzati per la fantasiosa t-shirt indossata da un ministro della repubblica.

Dovremmo imparare a convivere con questa realtà. Abbandonando le lamentele e prendendo atto che più che prendersela con gli altri, (e in questo la Fallaci è stata maestra) dobbiamo guardare in noi stessi, nella vacuità in cui ci hanno sprofondato l'edonismo, il consumismo, le degenerazioni dell'american way of life che scimmiottiamo in sedicesimo succubi come siamo dell'imperialismo culturale, dei reality, dei leasing. Il ventre mollo, che non offre resistenza alcuna anche a chi cerca di fotterti (con tutti i mezzi, del resto ci chiamano "gli infedeli" mica per nulla). Abbandonare il vuoto reclamo di una reciprocità che non esiste, smentita com'è dai fatti (alludo alla libertà di culto concessa a "loro" a fronte della persecuzione nei "nostri" confronti, imperante nei paesi di matrice islamica).

Il destino, come in un ipotetico fotofinish, ha fissato nel momento del passaggio di una staffetta, il passaggio del testimone, da una donna coraggiosa al primo pastore della religione cattolica.

Alle volte il caso, eh ?

cletus1 at 09:03:00 1 Commento

10/09/2006

Brevi note a caldo sulla notte bianca.

Sono tornato a casa intorno alle tre e mezza. Una delusione.

Piedi e gambe a pezzi. Camminato per ore, vagato per il centro, a caccia di un evento degno di tale nome.

 

Ualter Veltroni sarà bene che d'ora in poi ponga maggiore cura verso la letteratura (cosa che gli riesce bene, a giudicare dal numero di volumi che sforna periodicamente, ma dove lo troverà il tempo, preso com'è fra una presentazione e l'altra ?).

 

Un peccato, insomma. Una quantità di persone inverosimile, complice la serata calda, e fortunatamente senza pioggia.

MI chiedo con quale faccia organizzare una kermesse nella più bella città del mondo, se poi, sotto, sembra sia stata gestita con mentalità provinciale.

 

La serata comincia al gazometro (e forse li doveva finire). Si tratta di una struttura da archeologia industriale, situata in un'area dove sono previsti massicci investimenti per il suo recupero, in chiave di polo culturale (c'è tutta l'area degli ex magazzini generali che è da ri-annettere "al tessuto urbano").

Si tratta di un enorme fustino del Dash, o meglio del suo scheletro. Ne hanno illuminato tutta la struttura e da alcuni mega altorparlanti, a tempo di musica, creato giochi di sincronia fra musica e luci. Un bellissimo effetto, insolito, di quelle cose che ti fanno chiedere, da sobrio, se e quanto hai bevuto, davanti ad un fenomeno che altrimenti nella vita ti può capitare ben raramente.

 

Commesso l'errore di andare via presto e di arrivare (a piedi) a Testaccio, rintanarsi in un'enoteca e rifocillarsi. Usciti, già decisamente tardi, percorrere a piedi un tratto di lungotevere, fino a alla Bocca della verità, dove assistiamo alle battute finali di un concerto gospel. Resto incantato dal ritmico muoversi del coro, passi di una quarantina, fra uomini e donne, sul palco, che si muovono in sincro con la musica.

Molto bello, peccato finisca subito per lasciare spazio ad una sorta di comizio-spot all'interno del quale, l'enfasi del personaggio al microfono, si spinge ad annunciare, di li a breve, l'apparizione di sua maestà Ualterone. Proseguiamo. Stavolta è il turno del Campidoglio. Alla fine della estenuante salita, cullati dalla voce di Gianni Morandi (si, avete letto bene, proprio lui) arriviamo sulla piazza del Marc'Aurelio (la copia della stata equestre, per esser precisi…). Una folla impressionante canta "…amo la vita più che mai, appartiene solo a me….". Vedo facce di giovani ragazze allegre, sorridenti, sebbene non ci sia quasi spazio per muoversi, e il palco, quei geni dell'organizzazione, l'abbiano piazzato, presumo, a mezzo metro da terra, tanto da consentire di vedere chi lo calca solo a coloro che ne sostano davanti, nei primi, suppongo, dieci metri. E poi, Gianni Morandi….o signur…

Abbandoniamo la postazione, come si dice in gergo. Riscendiamo la scalinata e puntiamo al teatro Marcello. Qui le note di un pianoforte e la voce declamataria di qualcuno ci attira in uno slargo nel quale è impossibile mettere piede. Capto versi letti da una qualche opera bibblica, intervallati dalle musica. Le facce degli altri curiosi, tradiscono tutta la delusione, e sembrano di re…"ma che cazzo è ?". Via, entriamo nel borgo.

Una chiesa, un momento di pausa, aperta (cazzo, è il marketing della new wave del Ratzi, mi dico…una chiesa aperta a quest'ora ?). Io, in quella chiesa c'ero già entrato. Una volta che dovevo andare ad un corso di scrittura presso il centro studi americani, a palazzo Caetani, che è a due passi. Era pomeriggio, ero, per una volta, in anticipo. Cosi, mi ricordo, entrai, pochissima gente, si e no cinque, sei persone, disposte nelle lunghe fila dei banchi della navata. Restai ammirato dagli affreschi e dai decori lignei (dorati) dell'altare. Mentre mi lasciavo prendere da quell'atmosfera di pace, irreale come un marziano che di chiede dove poter comprare un gelato, il trillo di un cellulare. Un uomo, vestito elegantemente, un burocrate qualsiasi, ho pensato, vista l'abbondanza i luoghi di potere, nei pressi. Costui, per nulla disturbato, cominciò una conversazione come se stesse in un ufficio, per strada, o a casa sua. La sua voce, le cose che diceva (che nemmeno ricordo) rimbombavano nella navata vuota. Nessuno disse niente, tutti facevano finta, chi di pregare, chi di guardare in alto gli splendidi affreschi. Insomma, sta roba qua. E mi è rivenuta in mente, se non altro davanti al composto fluire di gente, stavolta, che pur abitando a Roma, forse era la prima volta che vi metteva piede. Succede.

 

Proseguiamo, entriamo (per meglio dire…la vediamo solo da sopra) nella Cripta Balbi. E' un luogo dove poi voglio tornare, me lo dico da sempre, e non lo faccio mai. Usciamo, dopo un rapido giro, ammirando comunque uno dei pochi esempi di restauro intelligente. A piedi ancora, nel frattempo non so che ora si sia fatta, tagliamo per vicoli interni fino ad arrivare al Pantheon. Facciamo sosta in un bar…."solo consumazione al tavolo" recita un biglietto perentorio piazzato con lo nastro adesivo, sulla porta a vetri dell'ingresso. Riconosco il gestore, che deroga dal comandamento, offrendoceli, addirittura, i due caffe, per scacciare la stanchezza che, visti i chilometri percorsi, comincia a farsi sentire. Next stop Galleria Alberto Sordi. Andiamo da Feltrinelli, dico, snobbando (errore) una libreria Arion (circuito indipendente) che invece è aperta, nei pressi di Piazza Capranica. Arriviamo facendoci largo fra una calca inverosimile. Surprise: la mitica Feltrinelli, la potente, unica (per numero di negozi), stra-sponsorizzata (apre licenze come, dove e quando vuole) Feltrinelli, chiusa. C H I U S A avete letto bene. Cazzo, ma non era la notte bianca, questa ? Non è l'evento mediatico pensato da quel ceto di radical chic intellettualoide cosi ben impastoiato con certo potere ? E cazzo, dico, voi la chiudete ? Nella notte bianca ? L'ho vissuta come una beffa, lo schiaffo che ti danno quando svieni, la riprova del "pacco" (già sub-dorato dall'assenza di grandi nomi scomodati per l'evento).

 

Ecco, sono queste le cose che rivelano tutta la grettezza, la mentalità provinciale dalla quale è affetta, che che ne voglia dire, questo popolo di bottegai ripuliti che ci governa. Chiusa, cazzo e andatevene da un'altra parte (al contrario, nella stessa galleria, era aperto un mega negozio d'abbigliamento…per dire, no ? la supremazia dell'effimero sulla cultura, i valori forti…). Tant'è.

 

Riprendiamo, stremati e delusi, verso Piazza Venezia, alla volta del Colosseo. Pensando di fare la mossa del secolo, svoltiamo per vicoli, per giungere a Piazza Santi Apostoli da dietro, per evitare la fiumana di persone che stanno sul Corso. Altro errore. Basta la strettoia di un vicolo nel quale qualche disgraziato ha pensato di parcheggiare un coupè nero, perché si tema che si possa scatenare il panico da un momento all'altro. La gente pressa da ambo le direzioni (cosa che mi da un fastidio bestiale), vuole passare, sfidando qualsiasi logica. Qualcuno, indisturbato pensa bene di montare letteralmente sulla macchina, passarci sopra per scendere dalla parte opposta, fra l'ovazione dei presenti. Un uomo anziano con una camicia color carta da zucchero (evidentemente forestiero, l'ho capito da quelle due tre parole che dice) comincia a dare di matto e se la prende col mio amico che mi precede…Il quale, per fortuna, non se ne accorge e fendendo la folla che preme in senso opposto riesce a farsi largo e a guadagnare una zona un po meno densamente frequentata. Delirio. La gente vaga, soprattutto bande di giovani, festival di ombelichi e orecchini, qualche anziano con gli occhi spersi. Arriviamo al Colosseo. Il proposito è prendere la metro. Anche qui, ressa gigantesca, desistiamo…portiamoci alle spalle del Colosseo per vedere di prendere un bus che ci porti nelle vicinanze del Gazometro dove abbiamo parcheggiato. Passiamo davanti ad un palco sistemato dietro al Colosseo. Un gruppo di scalmanati sta suonando (si fa per dire…). Un sound acido, scandito da pesanti colpi su tamburi piazzati in verticale, assordante, per la gioia dei ruderi e dei pochi, esausti, presenti. Ci allontaniamo sospinti dalle note infernali, il miraggio è la fermata dell'autobus. Attendiamo, per una decina di minuti…poi alla fine passa il 170, credo, stracarico all'inverosimile, impossibile salire. Continuiamo, oramai allo stremo delle forze verso Circo Massimo. Alla fine ci raccoglie un bus che ci lascia su Via Ostiense. Tiriamo un sospiro di sollievo. La macchina è a due passi da dove ci lascia. Il Gazometro, nella sua livrea luminosa si lascia guardare, stagliato nel buio della notte romana. Dovevamo restare qui, mi sento di dire, guadagnandomi la riprovazione, malcelata, dei presenti (il gruppo di amici col quale ho vissuto questa notte bianca).

Che dire ? All'alba delle tre e mezza sono a casa. Spengo tutto, vado a dormire. Domani è un altro giorno, mi dico. Peccato.

cletus1 at 12:59:00 8 Commenti

08/09/2006

L'otto settembre

Oggi è stato l'8 settembre. A me, quando sento dire questa data, chissà perché viene spontaneo pensare alla giornata dell'armistizio.

 

L'armistizio, senza scomodare lo Zingarelli, dovrebbe essere una sorta di CID. Dove l'aggettivo "amichevole" magari è un po forzato. Di amichevole, in una resa, può esserci una pacca sulle spalle, a firma avvenuta, da parte del più forte, verso il più debole. E' come dire…ho vinto io, però devo ammettere che anche tu hai giocato bene.

 

Poi, la storia ci ha insegnato, non è che va proprio cosi, sempre.

Allora stanotte, non so quanto sia in relazione, ho fatto sogni assai strani. Un mio amico, in lacrime, sulla mia scrivania, in una crisi di pianto faceva volare tutto per aria (e già che di suo, per doverci mettere le mani, qui sopra, è opportuno un richiamo dell'antitetanica). In un angolo dove non è mai esistita c'era una cassapanca, e mentre il mio amico non so bene perché, ma continuava a dolersi, io mi concentravo su questa vecchia cassa da imballaggio, in legno povero. Ne alzavo il coperchio mosso da quella curiosità tipica dei sogni (chissà se da sveglio l'avrei mai cagata) e la trovavo quasi vuota. Salvo per la presenza di due cose soprattutto: un ragno grosso come una mano di Primo Carnera, peloso forse quanto la sua, che se ne stava in verticale, pronto a balzare fuori non appena il primo pirla di turno (in questo caso, io, nel sogno) avesse alzato il coperchio. La seconda, non meno inquietante, un velo bianco, ma non da sposa, una roba di una stoffa la cui inconsistenza, non so se pari a quella dello zucchero filato, tutto buttato su un angolo, impolverato e che dava l'idea, al solo toccarlo, di doversi dissolvere da un momento all'altro. Non è finita. Prendo questo velo con tutta la delicatezza del mondo, vado in giardino, scavo una buca e lo sotterro.

Poi mi sono svegliato. Ho guardato l'ora e ho pensato, cazzo devo fare cosi presto ? Ho girato il cuscino e nonostante le prime luci del giorno sono rimasto ancora a letto per un po.

 

"Dovresti parlarne con qualcuno che sia in grado di interpretarlo" mi ha detto un'amica cui l'ho raccontato. In effetti me ne sono dimenticato, e ho mancato una splendida occasione per parlarne con un amico col quale sono stato al telefono un bel po. Mentre ero al telefono con lui, mi sono venute in mente un po di tracce per la stesura di un racconto (da incastonare nel Compendio in costruzione). Ho trovato di una certa comicità il fatto, narratomi da costui, di un tale che si sottopone ad un delicato intervento sul pipo. I medici gli prescrivono, come si conviene, di astenersi dal fargli prendere botte, pressioni, sconsigliandogli vivamente, sia le erezioni che tutto il resto.

Bene, per una sorta di maledizione del fato, al nostro ne capitano di tutti i colori. Una strafiga, amica di famiglia, fascinosa, sulla quale, appena poco più giovane si è rovinato di pippe per una vita, decide in modo inequivocabile di darglierla.

Una roba tipo monade. Ci sono delle donne-monade. Ne ho incontrate alcune, esistono. Somigliano alle eteree cantate dai poeti greci. Donne cosi intrinsecamente legate ad una dimensione sessuale che risulta impossibile parlarci senza ipotizzare, nel contempo, come trombano. Al che, il nostro, accampando, dal repertorio più trito e sconsolato del genere, scuse poco probabili, gigiona, tergiversa, elude. Vuoi per non doversi trovare a combattere coi dolori provocati da un'insopprimibile erezione, vuoi per il profondo dispiacere nel non farsi trovare pronto davanti ad una simile occasione (che spesso, come si usa dire, non concederà repliche).

Una situazione limite. Come quella di uno che passa i pomeriggi davanti ad un autosalone della Ferrari (ammesso che ne esistano), immobile, lo sguardo perso dietro i vetri, confuso sulle forme della carrozzeria, nel concerto omogeneo dei suoi colori, e ipotizzando, rimandando a memoria quel rumore dei cilindri che te la fa riconoscere a chilometri di distanza.

 

Buon'ultima, sempre nel territorio del CASO LIMITE. Da un grazioso servizio in uno dei tiggi pomeridiani, ho appreso, da colui che ha preso il posto di Caprarica (a proposito, ma che fine ha fatto ? Mi faceva morire…e perché non scrive qualcosa ?) di un fatto realmente accaduto. Il primo cittadino britannico condannato per guida senza patente. Non vedente, però. Un iracheno naturalizzato, che sembra che in compagnia di un amico si sia esibito in un pomeriggio di follia su qualche statale, riuscendo, per giunta, a portare le chiappe integre fino a casa.

Mi ha fatto pensare all'indimenticabile Al Pacino, ne il Profumo di donna, ma anche al racconto strampalato di Dog Walker( di Bradford, che una volta avevo messo qui sul blog ma che non trovo più), dove una pattuglia ferma un tizio alla guida di una macchina intestata ad un non vedente e ne nasce un dialogo esilarante.

 

Insomma, chi cazzo ce l'ha messo quella specie di sciarpa etnica nella cassa ? E, soprattutto, perché proprio l'otto di settembre ?

cletus1 at 22:39:00 1 Commento

06/09/2006

La lista della spesa

Ho ripreso gusto a leggere. Tanto, adesso, ho un po più di tempo, mi dico. Ho finito da poco anche Caos Calmo, di Sandro Veronesi e sebbene abbia altre chicche in lista d'attesa…(il mio compleanno non è stato tanto tempo fa…e i libri sono un regalo sempre gradito…) ho sempre fame d'altro.

 

Lo so, non si dovrebbe fare. O almeno, prima prendere un minimo di precauzioni. L'ultima volta che l'ho fatto (ho voluto comprare un cd in anteprima di Aimee Mann, dal suo sito), mi hanno clonato la carta, sapendoci fare, piccole spese per volta, mi sono trovato transazioni in dollari per l'ammontare di 800.000 allora, milalire. Allora, denunce, file alla posta, raccomandate…insomma due palle cosi.

 

Ho preso le mie contromisure, stavolta. Una bella prepagata, che anche bene venisse intercettata…lascerebbe il corrispettivo per un paio di Budweiser nel chiosco-bar di qualche benzinaio, lungo una statale dell'Oregon.

 

La mia lista della spesa.

 

1 Questo buio feroce, di Harold Brodkey, €. 6,20

Un grande. Ho letto già di suo: Primo amore ed altri affanni, e Storie in modo quasi classico…

2 Esperanto di Rodrigo Fresàn, €. 5,70

Perché ho finito da poco il suo I giardini di Kensington, e voglio vedere se è stato un colpo di culo o è proprio bravo…

3 La ballata del vecchio marinaio di Coleridge €. 1,75

I classici ? Vogliamo mettere ?

4 Storie comuni. La narrazione nella vita quotidiana di Paolo Jedlowski, €.12,00

Ne ha parlato (bene) uno di cui mi fido molto. Curioso.

5 I racconti di Truman Capote €. 11,00

Perché i libri, lo dico sempre ma non lo faccio mai, non andrebbero prestati. Infatti, mesi fa, questo testo campeggiava sul tavolino, perché ogni tanto mi piace rileggerne qualcuno, e porcaputta mica mi ricordo chi mi ha detto…bello, lo voglio leggere, poi te lo riporto…E questo è un libro da avere.

6 Snack bar Budapest di Silvia Bre e Marco Lodoli €. 3,23

Mi piace come scrive Lodoli, questa dovrebbe essere una cosa sua minore. A quel prezzo non ci compro nemmeno un pacchetto di camel senza.

 

In più, come omaggio, mi hanno regalato una copia su cdrom del nuovo cD-Rom ITALIANO compatto di Zanichelli. Mica male, no ?

cletus1 at 15:36:00 2 Commenti

01/09/2006

Attingere dalla realtà

La realtà supera la fantasia. Si dice, almeno.

Una volta alla tele, durante Zelig mi sembra, ho udito la postilla più divertente, intorno a quest'assioma: …a volte senza nemmeno mettere la freccia". Grande.

 

Ebbene si, parlando con un amico ieri al telefono, mentre gli descrivevo l'assett delle presenze in casa in quel momento abbiamo convenuto che fosse l'ottimo spunto per scriverci sopra qualcosa.

 

La storia, in breve, è questa. Come ogni anno, anche quest'anno ho subito l'allegra intrusione del solito ladro schizzato. Correggo: le difese passive dell'abitazione, o vattelapesca il fattore tempo (e il conseguente pericolo di far troppo rumore e venire beccati in casa da qualche zelante vicino…(? Quale ?), han fatto si che l'assalto si sia risolto con un tot di danni (che denunciano tutta l'imperizia dell'autore) ma sostanzialmente reso vano il tentativo di introdursi in casa.

Leggi: rottura (ma senza abbattimento) di un cristallo blindato, danneggiamento di diverse soglie delle finestre, divelto mezza persiana (senza ottenere che si aprisse...) e asportazione di altre sciocchezze da una cantina usata come ripostiglio. Ho appreso che ad Agosto i vetrai (la totalità) sono in ferie. Pertanto, a meno di non stendere una guida rossa per dargli anche il benvenuto, l'unica dissuasione concreta (no, lasciamo perdere il buon vecchio boxer…che ormai è buono solo per stendere i topi) è che ci sia qualcuno in casa. Sempre.

 

Non potendo chiedere ad altri la scelta è capitata sulla ex-suocera, una donnina cazzuta, settantaseienne, che in luogo di una permanenza agostana nel proprio condominio urbano, ha fatto buon viso a cattivo gioco e si è prestata per questa sorta di vacanza appena fuori città, nel verde.

 

Ora sono diversi giorni che conviamo. Cucina da dio. La mattina mi fa un elenco dettagliato di ciò di cui ha bisogno (consente di esprimere qualche preferenza, come ad esempio la trippa alla romana, i fiori di zucca fritti con la pastella, mozzarella ed acciughe, baccalà al forno con i pomodorini…), tiene la tele accesa tutto il giorno ad un volume importante (se troveranno Pupo con un'ascia da sioux conficcata nella schiena un giorno di questi, consideratemi pure, come si dice, un forte indiziato) e ho appreso trucchi e consigli per dimagrire, sul come tenermi una donna da qui all'eternità, da quelle trasmissioni pomeridiane che personalmente troverei valide, a volume modesto, per conciliare la pennichella (effetto chiacchiera soft da scompartimento ferroviario).

 

A parte tutto questo, non è una cattiva persona. Ieri, mentre ero al telefono, casa era un delirio: la signora polacca intenta alle pulizie, la suocera con un'altra sua figlia affaccendate come due meccanici della Ferrari ai box, su un modello antidiluviano di macchina da cucire, un andirivieni di personaggi fra i quali un giardiniere, un perito dell'assicurazione, e una coppia di elettricisti (padre e figlio). A sera poi, il citofono: chi è ? Amici. Bene, un amico con la sua donna di Bologna, che alla fine si son trattenuti a cena (abbiamo, per carità di patria e andando incontro ad esplicita richiesta della vecchina, ordinato delle pizze, inmangiabili, a domicilio).

 

Miscelando il tutto, scrivendo una scheda per ogni singolo personaggio come suggeriscono i più autorevoli manuali di sceneggiatura (americani), sono certo che ne uscirebbero delle cose egregie. La convinvenza dovrà protrarsi almeno fino a quando (prevedono prossima settimana) il vetro nuovo sarà sostituito. Vorrei chiedere pubblicamente cosa cazzo speravano di trovare, qui dentro, in mia assenza. Ho motivo di credere si tratti di gente che ami il blues e la letteratura almeno quanto me, non essendoci altro di valido da sottoporre alla benevola attenzione di un ricettatore qualsiasi, salvo due computer IBM, uno del 97 e uno del 99.

 

L'alternativa è prendere in casa, in pianta stabile come si dice, la cara vecchina, e votarsi alla stesura di un'opera pop tipo Harold e Maude (film di cui ho sentito sempre parlare ma che non ho mai avuto ancora la fortuna di vedere…dovro' cercarlo in qualche videoteca specializzata).

 

Adesso vado, che sono le prime ore del giorno, comincia a far fresco, e ancora non ho capito bene cosa cazzo devo fare oggi.

 

Abbracci.

cletus1 at 07:24:00 4 Commenti