25/04/2006
Il regista di matrimoni
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Mi duole confessare la totale ignoranza sul cinema di Marco Bellocchio. Credo di essere fra i pochi cittadini del Regno che si son persi il suo "Coi pugni in tasca", e tutti gli altri che il regista ha girato. Non mi si può, pertanto, definire un suo esegeta. Bene. Perché questa doverosa, quanto spietata confessione iniziale ? Fondamentalmente per un paio di motivi. Il primo. A me 'sto film ancora non ho capito se m'è piaciuto. Di certo mi ha incuriosito e si è lasciato vedere senza troppi traumi. C'è l' interpretazione, di un Castellitto che è molto più bravo quando è in primopiano e sta anche, spesso, zitto, e di un Cavina che merita di andare a vederlo. Il secondo: le sequenze con i cani. All'indomani del disastro provocato da Katrin, a New Orleans ho buttato giù due righe melense, nelle quali mi è piaciuto collocare l'immagine di due, mica uno, no, proprio due alsaziani che se ne stanno su un divano di una casa delle middle class, abbandonata in gran fretta e teatro dell'operazione di spoglio, ad opera di una banda di sciacalli. Cosi questa coppia di alsaziani m'hanno fornito altro pretesto per scrivere quest'altro delirio qua. Anche Bellocchio vi ricorre, ai cani, cambiando razza però. Due volte. La prima, sono due rottwailer con i quali, Castellitto, seduto per terra sui bellissimi pavimenti di un salone del quale immaginiamo gli antichi fasti, ci dialoga addirittura in tedesco, l'altra, in un mega corridoio di un convento siciliano, sono due pastori maremmani, o forse labrador, ma di rara bellezza anche loro. Simbolismi. Forse troppi. Allora qui entra in gioco la critica. Il film ha una scrittura apparentemente semplice. Un regista (Castellitto) che ha in animo la riduzione cinematografica dei Promessi Sposi ( bellissimi gli spezzoni in bianco e nero, presi da chissà quale altro film) a non essere un cinefilo (stavo per dire cinofilo, visto l'incipit di questo post) di professione si perde il piacere di individuare le molteplici citazioni colte, che Bellocchio somministra nel corso delle quasi due ore della pellicola. Insomma, questo regista-Castellitto ad un certo punto sta su una spiaggia, forse è vero, come dice, che è in viaggio per cercare un amico regista scomparso in un incidente d'auto. Capiamo che questa spiaggia è in Sicilia, e che c'è un regista di matrimoni, vero (nel senso che si guadagna la minestrina serale facendo proprio questo lavoro) che sta riprendendo due sposini e l'immancabile mammà della sposa. Il regista vero riconosce Castellitto e dopo un tot di suppliche ottiene che lo stesso gli dia delle dritte sul come girare, è il momento più comico di tutto il film, la scena. Da qui ne nasce un'amicizia. L'amico regista vero presenta a Castellitto un nobile snob quanto stralunato (tal Sary…vattelapesca come, ma è bravissimo anche lu), il quale, a sua volta, dev'essere un tic oramai, avendo visto il VHS con la versione ispirata da Castellitto decide di affidargli la regia della cerimonia del matrimonio della propria figlia (la principessa triste Bona, di nome e di fatto, una conturbante Finocchiaro). Vi lascio immaginare come andrà a finire. Non è della trama che è importante scrivere, qui. Ma di una scrittura del film. Il pezzo di Cavina è un fine capolavoro di satira del mondo del cinema. Cavina è il regista che ha finto la sua scomparsa per aggiudicarsi l'unico riconoscimento (un David di Donatello) postumo ed assistere alla sua riabilitazione post-mortem. Si incontrano sulla spiaggia, a sera, fra gli scogli. Cavina si sfoga. "In Italia comandano i morti", dice ad un Castellitto annuente. E ci regala un ritrattino del mondo della cultura italiana che è uno spasso. Monopolio della sinistra, iconoclasta e trafficona, non risparmiando bordate anche ai neo oppositori ("quelli di destra ? Di cinema ci capiscono un cazzo"). Fra l'amore stralunato di Castellitto per Bona, e processioni felliniane, si alternano, stilisticamente parlando, non necessarie, sequenze in bianco e nero, come fossero riprese, apprendiamo, veniamo indotti a supporre, da una micro telecamera appiccicata dai "body-guard" della sposa, alla giacca di Castellitto. E allora, mentre il film va avanti verso l'improbabile finale, che qui non svelerò, questo succedersi di sequenze, lasciato cosi, inspiegato, farà da riempimento a momenti di ilarità dettati dalla maestria espressiva di Castellitto, e dalle situazione nelle quali si va a cacciare. Non so quanto essenziali al film, ecco questo è il punto. Il film potrebbe stare in piedi da solo anche senza questi barocchismi, che urlano la loro inutilità in un corpus narrativo già ben articolato. Cos'è ? Una sorta di "cifra" del Bellocchio ? Un suo modo di scimmiottare, che so, un Bunuel ? Perché questo ricorso, cosi forzato, al simbolismo ? Si esce dalla sala con una sorta di rassegnazione. Non ce ne deve fregare nulla di sapere come realmente sia andata la storia. Ognuno è lasciato libero di propendere per il finale che più gli aggrada, e forse, sotto sotto, la cosa è del tutto voluta. Non importa sapere come sia "realmente" andata a finire, si prende atto di come è, in modo che definirei un po rozzo, quando, accortosi di aver allungato un po troppo il brodo, un salto di resipiscenza, induce il Bellocchio, piuttosto che a rigirare il film, a calzarlo a forza in un finale "aperto", tanto per nobilitarlo in estremis. Non suoni irriguardosa questa mia critica rispetto al maestro. Il film, ripeto, merita perché è strano, fa ridere, fa pensare, ha un buon ritmo, ottima la fotografia che ci regala un paese siciliano nel quale vorremmo un po tutti andare a soggiornare, magari per un paio di mesi, d'estate, possibilmente. Anche la colonna sonora non è male. Insomma gli ingredienti ci sono tutti, forse anche troppi, non so, forse sono solo mal dosati, impasticciati. Un film da rivedere, forse, oppure no. Da prendere e lasciare "tal quale", nel magazzino, abituato a stipare di peggio, della nostra memoria cinematografica. Quello vicino al corridoio neuronale sei. |
22/04/2006
Una Pasqua speciale
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Per la pasqua del 2036 non ho preso impegni. Posto che la bizzarra esperienza biologica che rappresento sia ancora in attività, e che finalmente, ormai in pensione, potrò dedicarmi al sesso zen (di natura quasi esclusivamente contemplativa), prenderò una corriera che sia in grado di portarmi, piuttosto che sui monti Appalachi, nei dintorni di Frascati. Da quella modesta altitudine potrò cosi godermi lo spettacolo. Le sonde dell'Impero che attaccheranno Apophis, come con scarsa fantasia quei bontemponi della Nasa hanno denominato quel simpatico asteroide che pare abbia deciso di venire a passare la pasqua da noi, con effetti inimmaginabili, si leveranno, alte, nel cielo. Mi auguro che la scena si svolga di giorno, che si offra al popolo tutto la stessa intensità, qualcosa di simile al pathos provocato da quelle colazioni all'aperto, a base di carne umana, che si tenevano in quell'edificio a forma ellittica, che hanno chiamato Colosseo. Nemmeno dalla penna di Gibson, o di Lansdale, sarebbe potuta uscire una cosa simile. Ve lo immaginate ? Il vecchio adagio, "natale con i tuoi, pasqua con chi vuoi" assumerebbe un sapore del tutto particolare. Dalle alture di Frascati, piuttosto che da quelle del Golan, complice della coratella e l'immancabile colomba, che voglio immaginare le industrie dolciarie multinazionali confezioneranno a forma d'asteroide, si consumerà la colazione (o brunch, come preferite) più elettrizzante della nostra vita. Bruno Vespa ci ammanirà dai micromonitor dei nostri orologi digitali, intervistando, dopo l'ologramma di Zichichi, ciò che rimane di Margherita Hack, che nel frattempo avrà battuto il record di longevità, e che con la sua persistente pronuncia dal greve accento toscano, discetterà di traettorie, orbite, angoli di impatto che i missili dell'armata galattica dell'Impero dovranno avere per avere ragione di questo bizzarro minerale che ha deciso di venire a turbare i nostri giorni, altrimenti bellissimi e densi di opportunità. Sia come sia, per quel tempo mi auguro di aver sbrigato gli impegni che attualmente infestano il mio quotidiano, e godermi, finalmente libero, e sufficientemente reso in forze da un welfare che la dinastia Prodi avrà saputo garantire ai pluri ottuagenari come me con la dovuta attenzione, dispensando pasti, cure mediche e sorrisi, e soprattutto sollevandoli dall'oppressione del lavoro, che per tutta la vita gli avrà dato filo da torcere. Apophis, sarà la riprova che quando vogliono, i nostri, sanno davvero come farci divertire. Dissiperemo i nostri dubbi con stringati testamenti lasciati in un sito web apposito. Le nostre ultme volontà, in modo scaramantico, affidate ad un server che ci si augura sopravviva in caso di insuccesso della missione, e all'impatto, definito "devastante" che provocherebbe l'arrivo alla tavola di pasqua del sassolino cosmico. Nel frattempo, in questo sabato mattina, di appena trenta anni prima, mi bevo un uovo alla Rocky Balboa, indosso la tuta e al grido di "Adrianaaaaaa" vado a correre per i campi intorno casa. Buon fine settimana a tutti. E lasciate perdere la fantascienza. Il futuro è adesso ! |
19/04/2006
Il vero motivo della mia assenza.
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Sono giorni che non posto più nulla. Non ho tempo. Mi sono fatto fregare. M'avevano detto, vieni, qualche giorno e ti metti in tasca qualcosa per il pasto serale di Ares, il tuo boxer.
Ho aderito, mica tanto convinto, ma ho accettato. Cosa sarà qualche ora del mio tempo a fronte della possibilità di nutrire l'unico essere vivente, sia pure di specie animale, molossoide per l'esattezza, con il quale convivo ?
Cosi ho cominciato a prendere parte a questo sabba infinito che è lo spoglio delle schede elettorali contestate. Mi è capitata in sorte la circoscrizione di Culonia. Una manciata di sezioni, d'accordo, ma per spogliarne (che bel verbo) le schede, è più di una settimana che non ne vengo a capo. E comincio a credere che non finisca più.
Tengo il volume del lettore Mp3 ad un livello tale da consentirmi di ascoltare le voci degli altri. Come un battitore del tempo delle remate, su una galera romana, la voce del presidente che ci incita ad andare piano, o al contrario velocemente (ma questo accade in prossimità dell'orario dei pasti, precotti e preparati da uno dei peggiori catering cui abbia mai attinto, ndr).
Sta di fatto, che a sera, quando torno a casa, ho ancora negli occhi tutte le schede che ho verificato. Su ogni scheda contestata si aprono delle disquisizioni interminabili. Interpretare la grafia, e da qui farne discendere, con una certa inoppugnabilità, un'intenzione di voto, è operazione da richiedere tutta la scuola dei sofisti greci. La grafite della mina elettorale (niente paura…non esplode, è quella delle matite che devono esser cosi costose se chi se ne appropria, più o meno sbadatamente, può vedersi appioppare una multa da 300 euro), che traccia un'impercettibile segno sul simbolo di un partito, diventa più importante dell'uscita di un numero ritardatario sulla ruota di Cagliari. Cosi alla fine mettiamo ai voti. Io propendo quasi sempre per il si. Sono di manica larga, in genere. E soprattutto ho voglia di finire in fretta questa danza.
In un impeto di comprensione capisco Kafka, Ellroy James e i quartetti d'archi di Vivaldi. Mi tornano buone anche le indicazioni alla calma del Sè, suggerite da Morelli. Ci vuole talento, mi dico, mentre mi rollo una sigaretta con il Drum e osservo le tettine svettanti di una giovane scrutatrice. La vice presidente, invece, somiglia ad una di quelle presidi, tutta tailleur, sesta di seno, alta un metro e cinquanta e di un peso stimabile, con generosità, sui 100-120 kg. Ha i denti rifatti e quando mi dice "cerchiamo di darci da fare se no a giugno siamo ancora qui" ha il potere di terrorizzarmi.
Insomma, se non mi vedrete ancora per un po sappiate che non vi ho dimenticato. La prossima volta vi posto una foto di Ares, anzi no, lo faccio subito. E spero che a giorni sia tutto, ma proprio tutto, davvero finito.
Con affetto, Cletus |
06/04/2006
E' la sera del dieci aprile 2006
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Sono circa le ventidue e con una relativa certezza si può affermare quale coalizione abbia vinto la tornata elettorale appena conclusa. Sono seduto sul divano, una birra sul tavolino e il catino con l'acqua ancora tiepida sul pavimento. Accanto, come quei tappeti che piazzano sul fazzoletto d'asfalto giusto ai piedi della scaletta, dalla quale scendono le autorità dagli aerei, un piccolo asciugamano blu, con tanti piccoli pianeti ricamati, bianchi. E' buio, ormai. Ho tolto l'audio alla tele, mentre persone con cravatte strane ed espressioni che variano dalla più trita mestizia all'euforia incontrollabile, si alternano ai microfoni dei giornalisti. Osservo con un senso di civile partecipazione, mentre mi manda al manicomio una pellicina dell'alluce destro che ha deciso di restare incollata all'unghia, nonostante i miei sforzi per rimuoverla. Da giorni ho smesso di comprare i giornali. Mia figlia mi ha imposto il black-out della televisione. Accetto di buon grado, tanto l'accendo solo quando lei non c'è. Ho comprato da un benzinaio, commosso per il mio acquisto di un paio di litri di olio per motore, il dvd THE GAME, ad un prezzo che nemmeno un pacchetto di sigarette. Ho in animo di rivederlo, fra poco. The game si over, oppure comincia stasera. Da domani, come recita l'originale spot di una catena di hard-discount, da domani, lo sento, che questo paese, questa nostra vita, sarà migliore. Fa niente se la A.S. Roma non vincerà lo scudetto, se la Giuventus (come dicono a Lequile) sia stata segata in Champions League, se fra qualche mese si disputeranno i mondiali e il Pupone è in forse. La mia vita, cosi come quella di altre moltitudini, subirà un concreto miglioramento. Basta liste d'attesa per una semplice ecografia negli ambulatori degli ospedali. Le pensioni saranno decorose per tutti. Le città torneranno ad essere fucine di talenti, amori e cha-cha-cha. Godremo di strade confortevoli, potenziati i servizi pubblici, abbattuti i tempi di percorrenza, liberandone tanto, di tempo, per stare tutti insieme ai propri cari, anche coloro che non ce l'hanno più, o ce l'hanno a part-time. Il lavoro verrà retribuito in modo decoroso, nessuno più ai semafori a chiedere l'elemosina, i corrotti scacciati dal tempio, e al posto loro sovrani illuminati che dispenseranno energie e gioie e feste patronali e non. Cosi come ci hanno promesso, nessuno dovrà più tribolare per arrivare alla fine del mese. L'economia, come per incanto, ripartirà da sola. Favorita l'iniziativa privata, ma tutelata ancora di più la classe lavoratrice. I proletari di cui si sono riempiti le bocche, smetteranno di angosciarsi per l'acquisto ai propri figliuoli di scarpe Nike a duecento euro fatte a Taiwan e continue ricariche telefoniche. Il loro potere d'acquisto sarà salvaguardato da una moratoria e da un progressivo recupero di moralità ed etica cui si sono sottratti, per lungo tempo, coloro che avrebbero dovuto spendersi nel distribuire cultura, seminare dubbi invece di vestirsi di cachemire ed acquiescenza, discettare dai salotti dei talk-show firmare appelli in zona cesarini e pubblicare libri scritti da stuoli di ghost-writer con cadenze tanto stakanoviste quanto inverosimili. Da domani, infine, questa mia esistenza, in ossequio all'enfasi seminata in anni di campagna elettorale, tornerà ad esser riempita delle stesse cose che la riempivano fino ad una settimana fa. Solo, stavolta sarà meglio. Gli alieni che arriveranno a breve, avranno il loro bel daffare per capirci qualcosa. Sarà tutto diverso, perché tutto uguale a prima. Avrà vinto la mia coalizione. Avrà perso anche la mia. Guardo l'espressione liquida del mio boxer. Il lirismo l'ho sempre apprezzato. Stavolta, stavolta davvero lo ringrazio per avermi svegliato. Adesso c'è l'immancabile pubblicità. Passa lo spot di prima, dei prezzi giganti in rosso, e senza audio, riempiono il video colorando la stanza di effetti lisergici. Termino la birra, metto i piedi nel catino ormai freddo. |

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