29/03/2006
Un post scritto sul treno. (come giuliomozzi)
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Leggendo Lansdale. Poi, oggi, fuori c'è il sole e nel vagone non tutti i posti sono occupati. Final destination: Roma. Ma è fine marzo, fa ancora un po freddo ed è da un bel pezzo che non sento più Katrin.
Katrin disapproverebbe, lei cosi incline all'etichetta, nel vedermi in questo modo, non rasato, l'aria leggermente sfatta come quella di chi si è dovuto alzare troppo presto e non ha dormito un numero sufficiente di ore. Stamattina il tassista ha sorriso quando, rientrando in auto, dopo aver diligentemente riposto la valigia nel bagagliaio, gli ho detto "presto, segua quella macchina !" nel deserto di una strada periferica ancora avvolta nella nebbia del primo mattino. Mi ha guardato stupito e ho aggiunto…."non è cosi che dicono nei film ?" Il suo volto si è disteso in un sorriso, chi ha detto che il surreale sia un registro difficile da capire ?
Dolce o salato, Signore ? Salato, grazie, non ha del succo d'arancia ? Si, prego. L'uomo seduto davanti a me legge John R. Searle, "Il mistero della coscienza". Somiglia a Musatti. La disposizione dei posti sul vagone risponde ad una logica random: non c'è. Tutti allegramente si siedono dove non dovrebbero, come in un gioco di domino, non dichiarato. C'è uno spazio, di due sedili, vuoto adesso. Su quei sedili non si siede nessuno perché una coppia di mezza età, con lui cieco, ha sfortunatamente rovesciato un bicchiere con del succo di frutta. E' pipì di cobra, stavo per dire ad un'attonita indiana salita a Bologna. Una signora, invece, salita insieme a me mi chiede il giornale, trattenendolo. Poi arriva alla sua fermata e scende senza restituirmelo. Peccato perché c'era un articolo su un film uscito in Germania poco tempo fa (e che ha battuto il record di incassi), e per il quale la gente è stata disposta a sostenere code importanti al botteghino. Un film nel quale, ho letto, in quasi tre ore di proiezione (il nostro occhio indiscreto nella vita di un gruppo di monaci dentro un convento) ci sono solo cinque minuti di parole. Fantàstico che tale misura possa divenir familiare anche per Katrin che mi ha chiamato più volte, durante il viaggio. Ma in genere è avvenuto nei brevi momenti che ho sognato. Mi rimprovera di non averla ancora portata a teatro. A me non piace il teatro. Cosi, se mai dovesse chiamare, le proporrei una pizza. Sono al verde, adesso, le direi sorridendo. Lei accennerebbe un sorriso, rimanendo contenta lo stesso, chissà. Una brutta frenata mi manda, ancora dormiente ed intento a pratiche censurabili, con la suddetta, a sbattere in modo violento contro il tavolino, perdendo un incisivo inferiore. La Juventus perde con l'Arsenal (che sembra il nome di un ansiolitico, mica di una squadra di calcio) leggo su un giornale buttato sul pavimento del vagone, raccolgo il mio incisivo, lo metto in una salvietta arancione che il ragazzo delle bibite ha lasciato prima, insieme al succo d'arancia. La macchia più scura del mio sangue disegna un profilo dell'Italia. In modo del tutto involontario. |
21/03/2006
Procasma beautyfarm (2)
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Io non sono tenuto a dover sopportare le tue angherie. Angherie ? Si Chiederti di portarmi la colazione in camera me la chiami angheria ? No, ma… Ma un cazzo, t'ho detto portamela a basta.
La gente si odia…capto questo spezzone di conversazione mentre mi sto recando, vestito di tutto punto, al gym.center del Procasma bautyfarm. Non ricordo da quale camera provenisse (sul corridoio se ne affacciano diverse), quello che però ricordo, e molto bene, è il rumore di un vassoio d'acciaio, corredato da da quello della porcellana delle tazzine, che si infrange da qualche parte, nella stanza, all'indirizzo di uno dei due autori del dialogo di cui sopra.
Entro nella palestra che c'è già un sacco di gente. C'è una ottuagenaria ossigenata con un fuseaux lillà e dei bicipiti esibiti che rimandano a quegli insaccati, flaccidi, che si potrebbero trovare, in calabria, appesi sul banco di un norcino. Ha una canottierina attillata che lascia trasparire il seno avvizzito, e con la scritta, in paillettes, dal tono involontariamente comico: FOR EVER YOUNG.
Attendo pazientemente il mio turno alla cyclette, mentre indosso gli auricolari del lettore mp3, con i primi tre brani di Hot rats. Quando sta per iniziare Soon of Mr.Green, si libera una postazione. Prendo posto, azzero il cronometro e comincio a pedalare, con il ritmo sincopato di Zappa nelle orecchie. Pedalo per 30 minuti spaccati. Mentre pedalavo intorno a me un campionario eterogeneo di personaggi. Le palestre meriterebbero degli studi antropologici approfonditi. Se non altro per la fauna umana che le abita. Ragionieri con cardiofrequenzimetro incorporato nelle tute. Graziose fanciulle con fasce parasudore variopinte e occhi azzurri, avanzi di galera con pettorali siliconati e donne che passano troppe ore della loro esistenza sedute, a giudicare dal tono dei glutei. Un ruscello solca il pavimento della palestra contribuendo, con il suo allegro scroscio, a silenziare i respiri ritmati di quelli che ci credono, ossia di una buona parte degli avventori.
Esco, vagamente barcollante, ma soddisfatto. Non ho idea delle calorie che ho bruciato sebbene distinguo davanti ai miei occhi un'avvenente trainer che mi magnifica l'attività fisica, enucleandomi cifre e formule che non comprendo. Faccio di si col la testa e sorrido, guadagnadomi la sua condiscendenza a lasciarmi andare. E' il turno della piscina. In piscina, aveva ragione Bishop, ci sono 38 gradi. Il guaio è che è all'aperto e fuori la temperatura è di appena qualche grado sopra lo zero. Resto cosi un bel po, mentre un signore che somiglia molto a Groucho Marx, ma senza sigaro, snocciola trend borsistici e plusvalenze come giaculatorie in una chiesa di campagna, al vespro. La donna che gli è vicina asserisce con rapidi cenni del capo. La cosa sembra incoraggiarlo, cosi continua e io mi allontano. Dei bambini, impavidi, escono dalla vasca riscaldata per tuffarsi in una piscina attigua, non riscaldata. Dalle urla, concitate, capisco che non devono aver preso bene la sorpresa di aver trovato diversa la temperatura. Il coro apprensivo delle mamme fa da colonna sonora al loro immediato (e festoso) rientro in quella riscaldata. Esco veramente rinfrancato, cercando di ritornare in camera. Stavolta, passando dalla camera dalla quale provenivano quelle pacate nozioni circa l'educazione reciproca, in una coppia, non sento nulla. Silenzio, solo una cameriera rumena probabilmente, mi saluta, deferente, come devono averle imposto di fare all'incrocio di qualsiasi ospite. Il mio aspetto potrebbe essere come quello di Sonny Liston la sera che incontrò Cassius Clay (si, allora si chiamava ancora cosi), provato. Nessun secondo a gettare la spugna. Un rapido riposino, che più tardi ho la seduta del trattamento facciale.
Dormo per una porzione di tempo che non so quantificare. Nel sonno mi appaiono, nell'ordine, Juri Camisasca, un cantante dei primi anni settanta che mi offre uno spinello, uno che porta il muletto nel magazzino di un mio cliente, un paio di mie ex fidanzate, di cui una che ce l'ha a morte con la mia biancheria intima, intendo anche adesso, nel sogno. Vagamente contrito per aver cosi invalidato il suo immaginario erotico al riguardo mi sveglio con la telefonata della elvetica signorina dai capelli rossi che mi ricorda l'appuntamento per il trattamento.
Indosso l'uniforme (accappatoio bianco con spillone indicante il numero della stanza), e mi reco davanti alla reception. Bene, lei andrà con Mariagrazia. Mariagrazia avrà venticinque anni, indossa un camice dal quale spuntano due tettine interessanti. Mi sorride, facendo strada verso la stanzetta dove c'è il lettino. Mi fa cenno di sdraiarmi, mi copre con un lenzuolo termico e inizia a cospargermi sul viso creme al cui contatto mi sembra di passeggiare sull'Himalaya. Se sente freddo è normale, sono comunque free-alcool, mi dice non potendo far a meno di tradire un accento toscano, e come a rassicurarmi. Con le stalattiti sotto le palpebre le sorrido anch'io, Mariagrazia ama parlare con i suoi "pazienti". Mi racconta del tempo, dei trenta chilometri che deve percorrere, in auto, e con tutte le condizioni meteo, per venire al Procasma, da casa sua, dove vive ancora con i suoi. E'allegra, sprizza dignità e voglia di vivere, fa di tutto per farmi sentire a mio agio, sebbene semi-paralizzato dal freddo tento di imbastire uno straccio di conversazione. Mi parla delle maschere, di quelle in gesso. Le chiedo che fine fanno, dopo. Se qualcuno le chiede indietro, e se no, dove le conservano. Favoleggiamo di un magazzino dove la traccia più importante del passaggio di cosi tanti clienti, nel tempo, rimarrà a beneficio di qualche alieno che fra un paio di decenni arriverà sul sito, uscendo di testa per capire cosa cazzo ci facciano lì tutti questi volti inanimati, altre maschere. Mi addormento, mentre le parole di Mariagrazia mi cullano, sogno di Ufo, scolapiatti e servizi chiamati fuori (out) da un giudice di gara, che a giudicare dal seggiolone, e dal manto erboso, presumo possa trovarsi a Wimbledon. La musica newage nell'aria a dondolarmi, resto cosi per un bel po, con questa maschera siliconica sul viso, il cui compito è quello di far meglio penetrare le creme. Quando mi sveglio chiedo a Mariagrazia, che nel frattempo dev'essere tornata, qual è stata la richiesta più bizzarra che si è sentita rivolgere nell'espletamento delle sue mansioni. Ci pensa un po su e poi ridendo mi dice di un tizio che l'ha pregata di prendere il suo cellulare, di fargli una foto con la fotocamera integrata e di spedire un mms a un numero che gli ha dettato restando impalato, cosi, disteso sul lettino, coperto da qualche ettogrammo di creme verdi. Una specie di Shrek, immortalato ad uso e consumo di qualcuno che potrà essersi fatto una risata sopra. Non mi è sembrata granchè come proposta bizzarra, ma la incamero lostesso per non scontentare la sua disponibiltà a raccontarmela. Esco, e percorro ancora pochi metri, entrando nel grande bagno turco. Un trio di donne anziane, probabilmente campane, a giudicare dall'accento disquisiscono degli amori sfortunati di una qualche loro conoscente. Nella nebbia le distinguo appena, adoro la discrezione del bagno turco. Può non essere necessario captare le rispettive fattezze, ci si limita a registare altre presenze, non so, c'è qualcosa di impersonale che m'attrae, in questo genere di posti. Tengo d'occhio il timer costituito da un paiolo di rame che si solleva ad intervalli, credo, di quindici minuti. Faccio un paio di cicli, intervallandoli con delle doccie e abluzioni di ghiaccio fresco che fuoriescono da una bocca della verità malamente duplicata dall'originale che abbiamo qui a Roma. E' tardi. Fra poco si pranza. Al buffet, tutti rigorosamente sempre in accappatoio bianco, parlo con Bishop che mi rimprovera per avergli dato buca la sera prima. Ero stanco, Steve. Mi giustifico. Lui sorride…Si, stanco di non fare nulla, hai visto che spettacolo di posto ? eh ? E fa per pulirsi le lenti degli occhiali con una cravatta made in Plutone, tanta la dissonanza con camicia e giacca. Fortuna non indossi i suoi polsini che gli varrebbero il primato mondiale del kitch. Al pomeriggio mi adagio su un lettino con materasso in pelle, gonfio di acqua. Leggo Lansdale, un paio di racconti, tratti da Maneggiare con cura. Uno parla di una bambola gonfiabile, non posso fare a meno di ridere, attirandomi gli sguardi di riprovazione dei banchieri accappatoiati che fingono di dormire (mentre sospetto stiano invece rimandando a memoria qualche calcolo di ricapitalizzazione). Ne leggo un altro che è uno spasso e che parla di un programma di rieducazione, in dodici fasi, di Godzilla. Convengo che Lansdale sia un grande, sebbene stavolta abbia imparato a trattenere le risa. Vado via che ho sonno, ho bisogno di sdraiarmi sul lattice di un materasso "normale", come quello della stanza 439. E' stata una giornata intensa. (segue) |
20/03/2006
Domani è primavera ?
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Domani è il 21 marzo. Ufficialmente entriamo nella Primavera. Quella di un certo Botticelli, mi ci sono perduto più volte. Ho avuta solo una volta la fortuna di incontrare, di persona, una delle tre grazie immortalate dal pittore. O almeno, una sua perfetta re-incarnazione. Ero all'uscita del conservatorio di Santa Cecilia, in Roma, una sera di qualche anno fa. Sono rimasto di sasso, incapace di scrollare gli occhi di dosso ad una delle rare personificazioni della bellezza in cui ho avuto la fortuna di imbattermi. Ognitanto, lo rimando su per le retine, posando il mio sguardo su una riproduzione che è su un libro d'arte (pesantissimo e come tale impegnativo da leggere sfogliare). Cosi, apro le pagine del volumone con questo dipinto e lo lascio aperto sul tavolino, mettendomi ad una certa distanza, per goderne meglio. Resto in questa meditazione anche per diversi minuti, in silenzio. Secondo me è un lavaggio dell'anima, una full-immersion nel concetto di bello, capace di mondare i quintali di immondizia di cui mi circondo. |
16/03/2006
Rantoli salvifici dal corridoio neuronale sei
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Avevo una gran fretta. Cosi non ho nemmeno salutato Frank che stava sgranocchiando un happy-meal preso dal fastfood all'angolo. Per salutarmi, con la consueta deferenza, per poco non si strozzava. Lascia stare, Frank, vado di corsa. Uhm….bsffff ha sbiascicato. Ho fatto un cenno con la mano, come a dire, tranquillo, finisci in pace il tuo frugale pasto, vado da solo. Entrando, superando le consuete cartacce e girando la sciarpa intorno al collo per proteggermi dalle folate di vento siderale che li si agitano, ho percorso a passo spedito il tragitto che conduce allo slargo del corridoio neuronale sei. Stavolta un'intera tribù di una qualche etnia polinesiana o equipollente, capeggiata da un signore che devo dire somigliava molto a Prodi, solo che suonava un ukelele, stava eseguendo delle danze tribali molto festose. Ho ascritto a quell'accenno alla felicità fatto da Prodi proprio in chiusura del confronto diretto che l'altra sera hanno trasmesso a reti quasi unificate (Raiuno, La sette, e quella del mio cervello che è e rimane un'emittente indipendente, seppure malmessa). (...)
Dopo aver ricevuto da una donzella una corona di fiori a mo di benvenuto mi sono messo a cercare una bolla d'accompagnamento per un problema che ho avuto qualche tempo fa. Ho preso in mano decine di faldoni (Frank mi sa che lo licenzio, c'erano tre dita di polvere, come minimo, dappertutto). Spulciato, cercato carte. E' apparso di tutto, foto segnaletiche, foto normali, foto-tessera (buffe quelle che eroga la macchinetta posta vicino all'ingresso: uno entra, si siede, inserisce il gettone nella feritoia, e dopo qualche minuto fuoriesce la foto di un suo trisavolo, abbracciato a Bufalo Bill, in perfetta tenuta circense… come fosse un buttero maremmano). Insomma, sarà stata l'aria festosa, il disordine generale, la confusione mentale che avevo in testa, di fatto dopo una buona mezzora ho lasciato perdere e ho trovato giusto unirmi alle danze eseguendo, al momento, delle coreografie molto impegnative. All'uscita, mentre camminavo ho risentito le consuete fitte al ginocchio. Ho pensato che dovrò comprare una cyclette prima o poi (intendo dire, prima che con la scusa di attendere la bella stagione, alla luce del clima bizzarro di questi giorni, peggiori la situazione e sia costretto ad allenarmi in casa). Ho intenzione di prendere un lungo periodo di ferie. Magari a Pantelleria, dove in cambio di un giaciglio e di un tozzo di pane, potrei dedicarmi, indisturbato, alla raccolta primaverile dei capperi che ivi sbocciano festosi. E' tutto. Ciao Frank, vediamo di darci da fare un po di più qui, eh ?! Si, d'accordo Signole, lo falò ! Si, delle vanità, ma va, va. |
16/03/2006
Il Fit&fun di Emma(underscore)nu
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15/03/2006 12:23 quando le piume di Ivonne sono ricresciute, prova qualche giorno al Fit&Fun 05/09/98 NEW AGE Il palazzo è mega galattico: tutto vetro e acciaio, una lama tagliente in questo paesaggio metropolitano di cemento armato. Qui gli alberi fanno coreografia e i bambini si esibiscono in acrobatiche performance sui gradini dell’arena che si apre davanti all’imponente centro commerciale, schizzando con pattini e tavole rotanti nei posti più impensabili. Gli unici ad essere a disagio in questo luogo siamo noi automobilisti, ignobilmente degradati al ruolo di pedoni con piedi gonfi e calli esasperati. E già, perché qui le macchine sono out: loro viaggiano dentro gallerie vermiformi che perforano a gruviera il sottofondo di questa città, per poi essere fagocitate dalle bocche dei garage sotterranei come tanti Geppetto nella pancia della balena. Qui non c’è smog, non si può nemmeno fumare; la scritta "ZONA NON FUMATORI" lampeggia tetra e minacciosa da grandi insegne luminose, che altro non sono se non giganteschi monitor bi-facciali. Il lato con gli avvisi, quello più inquietante, lo vediamo noi passanti; l’altra faccia, indubbiamente più comica, se la gusta la polizia alle nostre spalle, spiando le mosse degli ignari passanti. Infatti in giro non ci sono divise, ma so che se solo faccio il gesto di estrarre il pacchetto delle sigarette dalla tasca, avrò tutto l’onore di vedermeli saltare addosso. Civiltà! Devo comunque ammettere di provare una certa reverente emozione mentre varco l’ingresso di questo nuovo centro per il fitness: è l’ultima moda. Tutti ne parlano, anzi, sembra proprio che chi abbia la fortuna di frequentarlo (e i soldi, che notoriamente aiutano molto chi li possiede, ad aver fortuna!), lo faccia solamente per poterne tessere le lodi agli amici invidiosi; i quali, per altro, si stanno già organizzando in gruppi per vedere di rimediare almeno uno sconto-comitiva, magari aziendale. La pubblicità onnipresente ha convinto anche me. Non è proprio possibile sfuggire al martellante gingle suadente, che dall’alba al tramonto, e anche dopo, stuzzica le orecchie dei probabili utenti, mentre stimola in erezioni notturne i sogni di tutti i poveri diavoli che qui dentro non metteranno mai piede. Anche adesso un ologramma con la scritta "FIT & FUN, affidate a noi il vostro corpo", mi sta perseguitando girandomi attorno. Mitico è un aggettivo decisamente ingiusto per questo luogo: la reception è un salone alto almeno cinque metri, con un pavimento di candida sabbia purissima, importata da non so più quale spiaggia e quotidianamente sterilizzata da getti di vapore a cento gradi. L’igiene innanzi tutto! e questo mi va bene, spero solamente di non essere entrato proprio nell’intervallo di tempo dedicato alle pulizie. Per gli arredi solo legno di teck naturale, e il fatto che questo povero teck sia al naturale, come il tonno dietetico in scatola, sembra mandare in visibilio i più. Una grande vetrata, praticamente l’intera parete di fondo, si apre su un giardino giapponese di minuscoli sassolini perfettamente pettinati. Ma l’attrazione clou è il soffitto: cioè un gigantesco acquario nel quale nuotano quattro candidi beluga accompagnati dalla musica new age che si sparge nell’eterea atmosfera del luogo. Di fronte a questa meraviglia, il resto passa debitamente in secondo piano, compresi i manifesti ottici tridimensionali che scendono lungo le pareti. In questi poster elettronici, immagini in movimento scombussolano l’equilibrio, travolgendo le persone che li guardano in una sorta di vertigine o mal di mare. Eppure le loro immagini sono veramente splendide: mostrano invitanti corpi di ragazze e di affascinanti signori mentre si dilettano nelle molteplici attività che il centro offre, sprizzando salute e felicità come fontane. Un sogno. Però, guardando questi manifesti, non posso fare a meno di ricordare le immagini dei vecchi filmati storici dove, durante il regime comunista, si vedeva la Piazza Rossa di Mosca addobbata con le effigi dei capi del partito. Finalmente, nascosta dietro ad un vivo, vegeto e rigoglioso boschetto di palme da cocco, vedo trionfare su di una solida isola, la scrivania della reception con relativa ragazza-mozzafiato: una biondona siliconica con le labbra umide color ciliegia matura e unghie pendant. La sua faccia si apre in un immacolato sorriso e mi viene incontro, sul bordo della sua isola, viaggiando a venti centimetri da terra, tanto sono alti i suoi sottilissimi tacchi. Me li immagino (i tacchi!) alle prese con la candida sabbia dell’ingresso, ma forse per attraversare quella spiaggia lei usa delle pratiche ciabattine! -Buon giorno! Benvenuto al "FIT&FUN"-. Pronuncia le parole così, a lettere maiuscole con un cinguettio. -Lei è nuovo, vero?- La mia espressione estasiata non lascia dubbi, balbettando rispondo: -Sì...è la prima volta... che vengo qui... e vorrei...vorrei affidarle il mio corpo-. Gaffe mostruosa! Lo ammetto. Ma sapete la pubblicità... e poi a lei lo affiderei volentieri. -Oh, non è a me che lei lo deve affidare- mi dice sbattendo le lunghe ciglia, -sa, noi (plurale!) qui disponiamo di medici specializzati e istruttori competenti per ogni attività; saranno loro a prendersi cura del suo corpo, e creda a noi (plurale!) ne sarà veramente entusiasta!- E continua cinguettando di tutte le discipline che si praticano nel centro "FIT&FUN" (sempre maiuscolo), mentre io mi perdo il lungo elenco irrimediabilmente attratto dalle voluminose colline del suo seno. Riprendo a respirare solamente quando l’angelica bionda, terminata la sua sviolinata introduttiva, mi piazza sotto al naso un modulo da compilare e restituire firmato. Vedendomi cadere letteralmente dalle nuvole dopo il mio soffice viaggio immaginario, e con stampata a chiare lettere sulla faccia la scritta: mi sono perso qualche cosa? occhioni di bambola riprende a spiegarmi con il suo cinguettio: -E’ una noiosa pratica burocratica, lo sappiamo (plurale!), ma è inevitabile, non volgiamo (plurale!) incorrere in spiacevoli scambi alla fine del trattamento-. -Scambi?- Il tono della mia voce deve risultare alquanto perplesso alla biondona che si affretta a rispondere. -Non è mai accaduto naturalmente, ma certamente non vogliamo (plurale!) correre rischi. Stia tranquillo!- Cerco di stare tranquillo. Non voglio avere l’aria del provincialotto dubbioso e con superiorità compilo e firmo: -Beh, allora glielo affido (singolare), ma mi raccomando, è l’unico che ho!- Mi è scappata la battutaccia, non posso farci niente, io sono fatto così. -Molto bene signore, parta pure tranquillo per le vacanze- mi dice accompagnandomi nel cuore del meraviglioso mondo FIT&FUN -il suo corpo, qui sarà in buone mani. Tra un mese lo ritroverà in splendida forma. Arrivederci e si diverta!- emma_nu |
15/03/2006
Una vacanza al Procasma-beautyfarm
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Fondamentalmente sono un pigro. Mi crogiolo in questa convinzione, ne faccio una sorta di cuscinetto attutisci-sfighe. Come se qualcuno m'avesse suggerito di rallentare, depotenziando l'attualità, l'imminente, per meglio rimirarne l'essenza, il suo lento decantare. Una chiave, come tante, chiaro, nulla di generalizzabile. O almeno. L'altro giorno con Ursula Vrangler, no non è parente dell'omonima casa di jeans, quella ha la doppia vu, stavo sorseggiando un martini extradry corretto con la scheweppes, quando mi sono accorto che sto perdendo colpi. Ho tirato quindi fuori un invito, arrivato confuso fra tanti altri, nella casella della posta di tanto tempo fa, da Steve Bishop, il gestore gay del Procasma. Il testo diceva: Concediti una vacanza relax nel resort più alla moda che c'è in giro in questo momento, il Procssma apre nelle colline del Chiantishire, una fantastica beauty-farm. Tu sei fra gli invitati che al modico prezzo di 3000 euro (bevande escluse) può essere nostro ospite per tre giorni. (Per la cronaca, la tariffa "normale" per soli 3 giorni è di 5000 euro). Guardo le piume di Ivonne, il pavone, e mi ricordo dell'offerta di uno sciamano in pensione, che a fronte della cessione del quinto della pensione mi ha proposto di comprarle in blocco. Depilo Ivonne, impacchetto le piume, le consegno, incasso l'assegno e dando fondo ai miei sparuti risparmi per la differenza, faccio il pieno nella Taunus di Van Larson, metto quattro cose in valigia e parto. Il viaggio scorre via veloce come una noce di burro in una padella infuocata…Poco traffico, qualche TIR carico di maiali che grugniscono al mio sonoro passaggio (le marmitte, due, sono entrambe da revisionare, ma Van Larson è esperto in tappezzeria non in meccanica) e dopo qualche ora di autostrada sono alla reception del resort Procasma beautyfarm. Lei è cieco ? mi chiede una teutonica segretaria con gli occhiali (ha l'aria di chi non scopa da un semestre, almeno). No gli chiedo un po smarrito, perché ? Perché la sua auto non può sostare davanti all'albergo se non per il tempo consentito allo scarico dei bagagli. Ah si ? Si (strano che non m'abbia detto Ya) E cosa dovrei fare quindi ? Nulla, la può comodamente parcheggiare nel garage sottostante. Ah, vado subito allora… No, mi dia prima la patente…per la registrazione. Ma se mi fermano ? dico cosi, per cercare di farle notare la bizzarria insita nella mia risposta. Lei, impassibile (la capirà fra un altro semestre…data l'aria che aveva) aggiunge, accomodante (all'italiana direi se non che puzzerebbe d'esterofilia…sempre a parlarci male addosso noi qui…) "può sempre dire che l'ha lasciata in custodia qui da noi per la registrazione del suo ingresso nel Procasma". Ah, vero, dico con finta meraviglia e senso di accondiscendenza. Parcheggio l'auto fra due Mercedes da 90000 euro, attento a non urtare con gli sportelli, mancando poco che dai sensori situati sulle loro fiancate non esca un "e vaffanculo, stronzo sta un po attento quando scendi", dopo di che mi dirigo verso l'ascensore per tornare alla reception. Lei ha boa con se ? mi chiede porgendomi la patente e una chiave magnetica grande come una carta di credito, la signorina nonscopodatanto. Boa ? Si Intende gli animali o quelle sciarpe di piume di struzzo che indossano le pin up ? Gli anfibi, i rettili Sir ! (è la prima volta che mi chiama Sir, ma con un tono come se stesse rivolgendosi ad un mendicante di New Delhi) No, li ho lasciati a casa, c'è mio cognato Ermete che li alleva, nella vasca da bagno, aggiungo, sperando in un sorriso, ma il senso dell'umorismo sta a questa donna come la tolleranza a Bagdad, di questi tempi. Un facchino prende su la mia valigia vinta ai punti facendo il pieno da qualche parte o alla GS non ricordo più bene e mi fa strada fino alla camera 439. Entro, lascio come si conviene qualche euro di mancia al ragazzo, e mi butto sul letto accendendo la tv al plasma sulla CNN che non capisco un cazzo d'inglese ma mi piace il suono della voce dei commentatori, che vestono come da noi quelli che comprano su Postal Market. I materassi sono nuovi, al lattice probabilmente, tant'è che mi addormento. Sogno, nell'ordine, che la AS Roma vicne il campionato, che esce il 34 a Cagliari, che rimorchio una superfiga, ospite dell'albergo che ho intravisto alla reception (era per quello che facevo lo scemo con la signorina dell'accettazione). Mentre stiamo per congiungerci all'interno di una vasca idromassaggio, mi sveglia il suono del telefono. E' Bishop, che mi porge il benvenuto. E mi sciorina, con me ancora addormentato ed in evidente stato d'eccitazione, il programma dei trattamenti che mi ha riservato. Si comincia col massaggio Shiatsu, poi a seguire un bagno ristoratore nella piscina con acqua termale a 38° gradi. E' un superalcolico quel liquido lì ? chiedo tanto per dire qualcosa. No, quelli te ne offro io quanti ne vuoi stasera dopo cena, dice e mette giù. Vesto l'accappatoio d'ordinanza (viaggiano tutti in accapatoio bianco in questo albergo) e mi incammino verso il punto di raccolta, situato dopo 300 metri di corridoi ai cui lati pendono molti dei quadri che ho visto nel corso dell'anno agli eventi programmati al Procasma (quello della Tuscolana). Mi accoglie una signorina avvenente con i capelli rossi lisci raccolti a coda di cavallo, in un camice dal quale stanno per esplodere i bottoni, tanta la generosità del suo petto, e con degli occhiali cosi erotici che sto per chiederle una fellatio seduta stante, ma mi trattengo. Signor Cletus ? mi dice in perfetto accento elvetico Si, rispondo sorridendo, o almeno. Bene, lei va con Thomas, ha il massaggio Shiatsu. Thomas somiglia al capitano di quella serie televisiva di fantascienza…di cui mi sfugge il nome adesso, so solo che le sue orecchie, e l'aspetto tutto, mi rimandano terribilmente a quel capitano d'astronave lì. Ha un aspetto inquietante. Mi fa strada in una saletta nella quale, appena entro, sento musica newage a palla, con un materasso bianco per terra. Mi fa qualche domanda di rito poi passa al massaggio vero e proprio. Ora, io non ho nulla contro chi fa questo lavoro, ne con la disciplina Shiatsu in senso lato. So solo che costui ha iniziato a premere e comprimere ogni singolo punto della mia corporea presenza. Con un benessere progressivo, cullato dalla musichetta rassicurante e vagamente esotica, e dagli odori di un incenso che ha provveduto ad accendere non appena entrati. Il massaggio va avanti per un po. Ad occhi chiusi, mi sono apparsi Shiva che m'ha chiesto come va, ho risposto cosi e cosi, poi ha preso una camel senza che ha preteso gli offrissi e senza neanche farsi accendere è sparito, poi un airone (immagino il cugino di Ivonne) che mi rimproverava di esser li a costo e difetto delle piume di sua cugina, e infine ancora il parcheggiatore del Procasma (quello di Roma) che mi diceva di essere desolato per essersi fatto rubare sotto gli occhi la Taunus di Van Larson. Lei ha un Ki molto forte, ed è anche molto sensibile, m'ha detto Mr.Star Trek, appena finito. Si, ho risposto. Mi sono alzato, e salutando calorosamente, sono uscito nel corridoio popolato di strafighe in accapatoio bianco. Mi sono immerso nella piscina per riprendermi e ho nuotato per un po. Sempre questa musichetta newage, nell'aria. Rinfrancato, sono tornato in stanza, docciato, tirato fuori dalla valigia una camicia stirata da Ermete e una giacca appena ritirata dalla tintoria vicino casa e bello come un picasso dimenticato ho raggiunto la sala del ristorante collocata all'ultimo piano, come si conviene. Ai tavoli ho riconosciuto molte delle facce che popolano il Procasma romano. Tutti in offerta speciale eh ? ho pensato fra me e me. Il cameriere, con perfetto accento toscano m'ha decantato i piatti della serata, tutti devo dire gradevoli e al di sopra di ogni aspettativa (conoscendo il catering dell'omonimo locale della tuscolana). Ho mangiato di gusto e accompagnato il pasto con dell'ottimo vino, E' barricato, ha tenuto a precisare, mentre lo mesceva nel mio bicchiere. Ora questo termine trovo che sia piuttosto inflazionato ultimamente, quasi che faccia meraviglia che il vino venga lasciato maturare in botti che non siano state di legno, e che non abbiano ospitato, bontà loro, molta della roba che è stata bevuta, con alterne fortune, devo dire osservando le lapidi lungo le statali, da moltitudini e per molti anni, in passato. Straffato di effluvi barricati, e vagamente fruttati, guadagno la stanza, troppo stanco per il dopocena promessomi da Steve, nel bar del resort, dove, i cartelloni erano li a precisarlo, stasera si esibivano in un repertorio che nemmeno sui piroscafi della Costa Crociere del pliocene… Con le note di I love you baby,,,posiziono la tessera magnetica che funziona da chiave davanti all'avveniristica serratura ed entro nel regno 439, teatro dei miei incubi. All'ingresso rivedo la stessa scena di un film di Bonuel, una coppia nel mio letto che dorme, mentre davanti al letto transita, come fosse una sentinella dell'altare della Patria di Roma, uno struzzo che fa avanti indietro per buoni cinque minuti. Osservo, divertito, la scena, appoggiandomi ad una parete. Mi accorgo che è di cartongesso e che sebbene appariscente, tutto, ma proprio tutto suona finto come un articolo di Mieli. La visione svanisce non appena, esausto, mi getto sul letto e ancora vestito prendo sonno. E' stata una giornata faticosa, la tosatura di Ivonne, la compravendita, il viaggio, la musica dell'autoradio di Van Larson (su tutte Eye of the tiger, tratta dalla colonna sonora di Rocky 1 che immagino abbia tenuto compagnia agli ultimi allenamenti di Larson prima che perdesse il titolo ai danni di un carrozziere di Vitinia), e ancora lo shiatsu, la newage, le strafighe accappatoiate e insomma. Mi addormento. (segue) |
13/03/2006
Qualcuno ha una bottiglia di Moet ?
13/03/2006
Un post come un promemoria
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Ho visto cose…In realtà, sto lavorando (si fa per dire) intorno al modo di rendere fruibili e funzionali all'interno di una sorta di racconto stralunato dei miei, alcuni spunti che, su tutti, si sono imposti in quest'ultimi giorni nella mia malandata fantasia.
Il primo. Un mio amico medico borderline. Ieri m'ha fatto piegare sostenendo di non esser più riconosciuto dai suoi pazienti (ne vanta circa 10000). Ho ipotizzato, per lui, una specie di referendum, o test di gradimento-soddisfazione, della sua spettabile (e un po acciaccata, come lecito attendersi, vista la professione) clientela: chiudersi in sala d'attesa, confuso fra loro e maledire le capacità del medico, vedendo quanti gli vengono dietro.
Il secondo. In una beauty-farm. Oggetto: le maschere facciali. Dove non di simil-silicone (usate a mo di contenitore e per far penetrare meglio le creme) ma di gesso. Come un calco. Ho immaginato, ci sia un magazzino nel quale conservino quelle dei clienti che si sono sottoposti al trattamento, e che evidentemente non le hanno rivolute indietro. Spettrale, no ? Luogo da suggerire ai responsabili casting delle tv del regno…a caccia di "volti nuovi"….
Il terzo, sempre in una beauty-farm, dove tutti, ma proprio tutti, gli ospiti, spogliati dai loro abiti (verticale giù giù in tutta la scala sociale), indossano solo accapatoi bianchi. Una cosa da brivido. L'uguaglianza dell'abbigliamento (l'eco del fascino della divisa, del senso d'appartenenza), ma insieme, anche, il primato del corpo, della propria individualità, che strilla da sotto tutta quella spugna bianca, come unico elemento di distinzione. |
08/03/2006
note
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L'altra notte, stavo dormendo seriamente, intorno alle quattro (ero cosi in coma che non ce l'ho fatta a guardare che ora fosse, esattamente), suona il telefono. Era mio cugino. Mio cugino ha dei problemi. Non ci sta tanto con la testa, intendo. Beh, ha farfugliato una storia improbabile di biglietti da procurargli per il traghetto Civitavecchia-Olbia, intimandomi di trovarglieli al momento. Ho chiesto, ancora mezzo stranito, come quel titolo di quel libro di Carver "da dove stai chiamando ?" e lui, per tutta risposta ha detto "da qui!". Ovvio che fossi tenuto a saperlo quel "qui" a cosa corrispondesse.
L'altro pomeriggio passeggiavo per una via di roma, densa di negozi e pischellame in costose scarpe da ginnastica fatte a taiwan, signore con il cane. Accanto all'ingresso di un Istituto bancario, su una targa recitante: Servizio Titoli Borsa, c'era un sigaro appoggiato, mezzo consumato. L'ho trovato curioso e l'ho fotografato. Poi, ho pensato, un giorno ci scrivo due righe su uno che si diverte a scambiare una targa cosi, per un portacenere.
Oggi è l'otto di marzo. Niente mimose per favore. Alle donne, a tutte quelle che ho amato, e che amo, il mio più dolce pensiero. Senza di voi non potrei vivere. |
06/03/2006
Lunedi pomeriggio/sera
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Lunedi pomeriggio
La cosa comica è che la nuova piattaforma di clarence ha doti cognitive. Si concede l'arbitrio di pubblicare ciò che ha deciso lei (e a volte non fa del tutto male). In breve, da qualche giorno, va a sapere perché, i padroni di casa non brillano per comunicazione, è cambiata l'interfaccia per pubblicare i post. Migliore ? Senz'altro, hanno implementato (adoro questo termine) i servizi, rendendo più facile ed intuitiva la navigazione. Ciò che vanifica tutto questo sforzo, è che quando tu clicchi sul fatidico bottone "PUBBLICA" pensi di aver fatto il tuo sporco dovere. Invece no. Cosi puoi alzare il culo dalla sedia, attendere ai tuoi giochi giornalieri per mettere insieme la minestrina serale (leggi:andare a lavorare) ed essere intimamente convinto di aver elargito all'umanità tutta dei distillitati di qualità.
Niente di più falso. Il server se non gli ordini PUBBLICA TUTTO non ti caga proprio. Nel senso che preferisce ripubblicare davvero tutto (e l'operazione nel caso di blog che hanno una certa anzianità come questo, consente la lettura di un capitolo di un saggio di astronomia galattica, tutt'intiero).
Perciò, oltre alla modifica delle abitudini, ci sarà da preparare e affrontare, visti i tempi che la cosa comporta, più di un post, in modo di "portarsi avanti" col lavoro…
Grazie Clarence. (sosterrò il master in astronomia galattica entro le prossime settimane).
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