30/01/2006
le mie cinque (solo ?) strane abitudini
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Proveniendo da colei che ha già disegnato la copertina del prossimo libro che pubblicherò (?), accetto il tormentone del momento ed enucleo qui, per buonapace di tutti, le mie cinque, più strane abitudini. 1) Porto sempre con me un sassolino in tasca. Si tratta di una pietra, in realtà, comprata in uno di quei negozietti eco-solidali, e che prometteva mirabilie, almeno sull'etichetta della teca nella quale era, in buona compagnia con tante altre, per quanto attiene alla calma, serenità, armonia e quant'altro. Invero, da quando la porto con me, adesso conto sempre fino a 10 prima di saltare al collo del primo rompiscatole che mi si presenta. Una sorta di coperta di Linus, formato tascabile…va a sapere… 2) I libri di racconti. Ho il pessimo vizio di leggerli random sovvertendone l'ordine progressivo. Stronzata. L'ultima volta che l'ho fatto ho dovuto rileggere daccapo tutto il libro, giacchè era formulato con un preciso ordine cronologico e progressivo.(altro che Rayola, di Cortazar). Abitudine, questa, sollecitamente abbandonata. Adesso leggo come si deve, anche se ognitanto, davanti ad un libro nuovo, faccio ancora qualche "assaggio" a campione, qua e la. 3) Il sale nell'acqua di bollitura della pasta. Lo metto sempre prima, nell'acqua ancora fredda appena posizionata la pentola sul fornello. Non so, da qualche parte devo aver letto che cosi bolle prima. Non è accertato cronometricamente. Mi riprometto di farlo non appena il tasso di rincoglionimento arriverà a livelli decisamente preoccupanti. 4) La scrittura dei post. In genere avviene su un vecchio pc portatile che posiziono lontano dalla stanza nella quale lavoro, in salone. Ergonomicamente è un suicidio: devo sedermi su un divano di ikea e appoggio il portatile su un tavolino di vetro alto 30 cm. Ho la sindrome da giapponese quando finisco. Per riprendermi ci vogliono dai 30 ai 40 minuti di streching. Le mie giunture (ginocchia, in primis) non mi consentono di scrivere cose più lunghe, pena l'assunzione con regolare contratto di formazione lavoro di un fisioterapista, stavolta cinese, per i dovuti massaggi. 5) Le donne, che mica sono da considerarsi proprio pessime abitudini, anzi. Con loro ho dei rapporti che stanno via via diventando più accettabili. Sarà l'età, l'accondiscendenza, o tutt'e due. Mi mancano. Sopporto lunghi periodi d'assenza, sublimando con la cucina, buone letture, ottima musica. Devo riprendere mano con la bicicletta. Ops…passo la palla aaaa ? Pamela Canali, Flounder, e Ramona. Tiè… |
28/01/2006
Lost in snow
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Allora, immagina che sia notte. Non ancora del tutto tardi, diciamo passata appena la mezzanotte. E' un fine settimana, sei appena tornato da fuori. Hai macinato poco più di mille chilometri in autostrada, pochi sotto la neve. Hai anche avuto culo, tutto sommato, poteva andarti peggio…hai viaggiato bene. Hai dormito in un posto folle: una camera che non era una camera, ma un appartamento. Con tante pareti di mattoni, travi in legno a vista sul tetto, con un gioco d'altri mattoni. Parquet, misto ad una pietra che somiglia molto al travertino ma non era travertino al pavimento. Ecco, immagina tutto questo. Immagina che ascolti musica, mentre viaggi. La tua, quella della radio, ma soprattutto quella tua. E che l'ascolti anche quando rientri. E che tuo fratello ti fa sentire, in sequenza, diversi, fra i più belli, brani di Frank Zappa. Poi lui ti dice che è tardi e se ne va, e tu allora metti un'altra matta che è da un po che non senti, ma che dici che si, adesso ci sta bene. Cosi mentre Laurie Anderson canta "free fall", tu pensi che è cosi anche per te. Sei in free fall. E non è mica spiacevole del tutto. Ti riserva anche i suoi lati positivi, una caduta libera. Basta saperci ridere su, a dispetto del tono gravoso col quale la Anderson canta. E poi, cerchi, senza successo, della cioccolata, perché adesso è di un pezzetto di questa che avresti voglia. Mica tanta, nemmeno tanta, ne basta un pezzetto. Dolcezza, hai voglia di sentirla, se non altro fra i denti. Trovi, infine, della nutella. Cosi ti viene in mente un'idea per un racconto dei tuoi. La storia di uno (un povero cristo qualsiasi) che spedito in culo alla luna (modo di dire, molto diffuso in quel di Roma che sottende un luogo davvero distante), finisce in un albergo tipo quello di cui sopra. E che si scatena una di quelle bufere di neve che lo costringe a stare in questa stanza oltre il dovuto. Strade impazzite, treni aeroporti tutto bloccato. E questa pausa forzata che impone al nostro una drastica modifica dei suoi maniacali programmi, e scopre che infondo è di questo che ha bisogno: di mandarli all'aria questi programmi, troppo bene calzati, quasi come recitando una parte. La situazione, la neve, gli imporrà di fare i conti con la sua vita. Sedersi, in luogo di una corsa spesso senza senso. E osservarsi. Chiedersi che ne è stato del ragazzo che è stato. Il lettore dovrebbe impadronirsi di tutto questo solo tramite i dialoghi. Ma dialoghi tutti speciali: verrebbero scritte solo le sue frasi. Come quando al cinema, c'è una sequenza cosi, di uno che risponde al telefono e però si sente soltanto ciò che dice lui. E poi sequenze, come quando il nostro si perde, tentando di tornare a casa, e si imbatte nell'unica persona che ha incontrato nel raggio di chilometri, fra i paesetti innevati. Fra strade vuote nel tardo pomeriggio. Solcate solo da poche auto, che sfrecciano sulla poltiglia nera della neve squagliata. E questa donna, che hai visto da lontano, alla guida di un auto bianca come la neve e che sta uscendo da un posto che ha tutta l'aria di un cimitero. E che ha un foulard forse, e che è assorta nei pensieri, c'è da scommetterci, che riguardano chi è andato a trovare lì. E che si vede davanti un pazzo, che gli confessa d'essersi perso e che gli chiede la strada per Padova. E la cioccolata, in barrette, non si trova ancora. Ed è venerdi sera, ormai sabato mattina. E tu hai sonno, adesso. E ai bilanci, come ai buoni propositi, penserai domani. Adesso dormi. Dormi. |
26/01/2006
Ondata di freddo
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Con questo titolo, un tale Thom Jones (no, non è il cantante…) ha chiamato una sua raccolta di racconti. Da grande vorrei provarci anch'io. Cosi comincio a chiamare cosi un post, si sa mai. Fa freddo, davvero. Il freddo è quella cosa che ti fa ricordare, per via di qualche bizzarro gioco della mente, come dovevamo stare all'epoca delle caverne. Niente gasdotti siberiani, all'epoca, nemmeno confortevoli caldodò, solo legna, e camini improvvisati. Ieri sera mentre lavavo i piatti di una cena frugale, ho sentito al tiggi che hanno scoperto un nuovo pianeta. Quei buontemponi che stazionano in un osservatorio cileno, hanno individuato un puntino lassù, molto vicino al nostro sistema solare (diciamo la seconda a destra…per capirci…circa ventimila anni luce, ecco) del quale hanno stimato che sia grande una decina di volte più del grazioso pianeta che ci ospita (attualmente), e che la sua temperatura media (si tratta di una palla coperta da un abbondante strato di ghiaccio che ipotizzano copra una congrua quantità di rocce e, forse, di acqua), si aggiri intorno ai 230°. Sottozero, ovviamente. Ad una temperatura del genere, scommetto, sia inibita anche la capacità di pensare, e credo anche, di scrivere. Niente canne, altro che magliette in capilene, zero attività all'aria aperta (posto che l'atmosfera sia più respirabile di quella di Roma, in questi giorni di sottili polveri). Cazzo fai a 230° sottozero ? C'era una mitica canzone di Sonny Boy Williamson, si chiamava Nine below zero, un blues ovviamente. Parlava di un tizio mollato dalla donna, che in qualche modo tentava di farsene una ragione. Ora, la concomitanza di due eventi di tale portata c'è da credere possa incrinare la fiducia nell'avvenire di chiunque. Non sono cose da augurare a nessuno. Oggi, ha detto il meteo, sono previste nevicate sull'Italia settentrionale, versante occidentale. Farà ancora più freddo. Sarà bene telefoni ad Isaura, cosi, tanto per chiederle altro calore. |
22/01/2006
Blues e mitologia stradale
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Devi imparare a cantare il blues. Hai capito ? Daccapo…un due tre quattro…. Every day, every dayyyy, every day i'got the blues. Bene, ma mettici un po d'amore, cristosanto. dai, ancora….un due tre quattro… Every day, every dayyyy, every day i'got the blues. Questa è venuta un po meglio, mettici l'anima, non stai recitando la poesia di Natale (quella faceva schifo ndr), stai cantando, un signor blues, capisci ? Ivonne, il pavone di Ermete annuisce con rapidi cenni di capo, mandando le sue piume su per l'aria. Torno in casa e trovo questo quadro, Ermete che ha messo su un brano di B.B.King, e pretende che il pavone lo esegua in maniera pedissequa. Odio mi si tocchino i cd, ma per Ivonne, sono disposto a transare. Non ho retto e cosi sono riuscito, ho fatto un paio di volte il Grande Raccordo Anulare, visto che oggi qui a Roma, la città è off-limit, a causa del divieto di circolazione, dovuto alle polveri sottili. Sul raccordo, invece, si può transitare quanto uno vuole. Non c'è nessun problema. Mentre ero incolonnato, in una luminosa e fredda mattina di quasi fine gennaio, ho visto un gregge pascolare sui campi attigui. Ho pensato alla velocità della vita. A cosi breve distanza, parliamo di una manciata di metri, l'esperienza biologica che ha assunto le sembianze di quell'animale che comunemente chiamiamo pecora, il cui unico cruccio parrebbe quello di trovare dei ciuffi d'erba appena commestibili ed esenti da residui di polveri sottili, e la mia, cosi come dell'umanità tutta, che ingabbiata nelle rispettive scatolette, fa del tempo, incolonnati cosi, tutt'altro uso, intervallando, come tanti automi, il ritmo da prima, seconda frizione folle, ad libidum. Ho assistito al passaggio, in sequenza di automezzi sulle cui fiancate campeggiavano le seguenti scritte: SABBATANI CORROPOLI (Teramo) EXEL ACI OTTIMO CASAIDEA EXECUTIVE MONDO CONVENIENZA JOLLY ARREDA. Mi sono chiesto se la cosa poteva avere un senso. Le ho trascritte stando fermo, sempre in auto, ma stavolta, nel parcheggio antistante l'autogrill in carreggiata esterna fra la laurentina e l'appia. Avrei potuto continuare cosi per ore. Ho pensato all'IDRA, quel serpente mitologico dotato di nove teste al quale, anche se gli tagliavano di netto la testa, gli ricresceva che nemmeno Cesare Ragazzi. Cosi mi sono preso sta lista random di una sequenza, con grafia veloce (a stampatello) sul moleskine, indeciso sul cosa farne di preciso. Può sempre servire, mi sono detto, chissà. Intanto Corropoli, ha un nome che invita al soggiorno, o quantomeno ad una visitina rapida…di corsa, appunto, come si conviene, no ? Città dove si corre ? Ah, ad aver fatto il ginnasio… |
17/01/2006
Quando un paio di commenti diventano un post
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Sono consapevole di calcare la mano, in modo, peraltro, pesante. Tant'è, leggendo in calce a questo post su BLOGGHINO, questo simpatico botta&risposta non ho saputo resistere e ho effettuato, se non proprio un furto, quantomeno un'appropriazione indebita (per altro non autorizzata…ma stai a vedè er capello ? come diciamo qui a Bristol. Dite che non meritano l'allure di un post ? …ma che roba state leggendo ultimamente ?
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15/01/2006
Another evening in Procasma.
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Steve Bishop era stato categorico: "Non devi assolutamente mancare, Cletus". Nel dirlo, immaginavo che la sua voce, di la dal telefono, fosse quella di chi è intento a scegliere una cravatta, armadio aperto, che fosse meno terrorizzante, delle solite. Steve adora le dissonanze. E alla fine mi ha convinto, si, ci sarei andato. E' in programma la personale di Elvira Gensiotti, mi ha detto. Elvira Gensiotti è un'esponente di punta del movimento gay della romanina. Le sue opere spaziano dal figurativo all'astratto cronico. Tecniche di decollage, che al confronto il grande e compianto Rotella andrebbe considerato un ortodosso. Ricordo una grossa istallazione che prendeva spunto da un gioco di neon di Nauman, e che raffigurava due donne, nude e capovolte, intente ad un reciproco cunnilingus. I tubi di neon erano colorati in maniera diversa per le due figure. Una era stilizzata coi tubi in rosso, l'altra in blù. Si accendevano ad intermittenza, e ci voleva un impedito di mente per non accorgersi che cosa stavano facendo. Quell'opera le valse un briciolo di notorietà e credo che sia stata battuta in un asta, al Procasma, e finita nello studio di un ortodonzista dei Parioli. Insomma, verso le 21 chiamo un taxi e mi faccio accompagnare sulla tuscolana. All'entrata l'uomo (il buttafuori effemminato ndr) con la voce di Audrey Hepburn mi saluta con un'ottava più alta del solito. A volte, per evitare di sentirlo, avrei solo voglia di esibire un tesserino, e scivolare, quasi non visto, sulla buia scala che accede al locale sottostante. La solita umanità di fattorini, commercialisti e impresari di pompe funebri, con olezzi di chanel emanati dalle rispettive signore. La serata è viva, palpitante, anche la musica contribuisce a tenere su il morale. In un angolo, dietro una delle tante tende di velluto rosso che adornano in modo un po kitch il locale, una coppia. Lui in smoking, e lei con un abitino a piume, molto scollato, un boa girato intorno al collo, si scambia reciproche accuse circa la fedeltà. Sei un maiale, Riccà, t'ho visto come te la sei cioccata. Ma che stai a di ? Nun la conosco neanche a quella, io. No ? e allora che te sei fatto bacià a fare ? Che nun ce lo sa che stai co me ? Che te baci a bella ? Ma nun m'avrà riconosciuto… Eh ? No, vojo di, magara m'ha scambiato pe qualcun altro che conosce…che ne sai ? So solo che si te lo rifà je stacco quei quattro capelli a mozzichi a sta roscia del cazzo… Ma figurati, lassa perde, lellè. Lassa perde. Piuttosto, hai portato la merenda per ginger ? (ginger è il nome del boa, ndr). Si, ho scongelato un criceto, fra un po glielo do. Brava Al Procasma, stasera, non manca nessuno. Furia Tromberry col suo giro di perle, fasciata in abiti di seta, Steve nell'immancabile doppio petto bianco e una cravatta che sembra esser stata portata dalla sonda tornata da poco con frammenti di una cometa, tanta la sua fantascienza. Un testo dev'esser fatto e compiuto, capito ? Capto queste parole dette da un Van Larson in evidente crisi alcolica. Van Larson è un ex wrestler che ho riaccompagnato a casa più volte, negli ultimi tempi. Ti amo, darling. Ti voglio bene, tesoruccio, gli sento dire di seguito, all'indirizzo di una copia della venere di milo, posizionata vicino al guardaroba. Anche Giocasta Franzetti è al meglio. Amico intimo di Elvira Gensiotti, ama tener su il vernissage con le sue terrificanti battute, sulla bravura dei rispettivi chirurghi plastici delle convenute. Il Dj intervalla i brani, tratti dal repertorio di Raul Casadei e la sua orchestra, con la lettura delle previsioni del tempo di tre settimane fa. Tutti ridono, anche se non ne capiscono, bene, il motivo. Chiedo una schweppes corretta col martini extradry e mi siedo davanti al dj. Che ci sto a fare qui ? mi chiedo. Vedo Van Larson che si abbraccia alla statua, Steve che discetta di sonde e frammenti di comete, altre donne che si contendono il primato, non scritto, della più avvenente della serata. Vince Alessia, un trans di Viareggio, col quale, laconicamente abbandono il locale, a bordo di un taxi. Coi finestrini aperti, nel gelo della periferia, rimpiango il circo, mentre Alessia mi stringe la mano e sorride. Domani ti porto in mongolfiera, promesso. |
13/01/2006
E' solo la prima settimana
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E insomma, una cosa sommessa, che la settimana, se dio vuole è finita. La seconda settimana (diciamo la prima effettivamente lavorativa) meriterebbe una critica meditata, con uscite a dispense, da vendersi nelle edicole del regno. La sindrome ? Un mix di buoni propositi, energie che vai a ripescare dove non andresti da anni, ma ci vai, cullando l'illusione che poi, infondo, peggio di cosi…Insieme, anche, la consapevolezza della durezza della vita. Parti prevenuto, allora, e ti dici…"col cazzo che m'inculate, stavolta…" Eh no, stavolta parti "preparato", o almeno, ti convinci di ciò. Indossi l'elmetto metaforico e fuori, in trincea, coltello fra i denti, deciso a vendere cara la pelle e a non tollerare che quel due per cento di serenità che credi di aver recuperato nella pausa festiva venga dissipato da saldi, aumenti di ogni genere, e sia qualcosa da difendere che nemmeno il sacro graal. Ci riesci ? Macchè, l'ignavia dell'assessore ti precipita nel girone dantesco dei dannati da coda chilometrica, facendo spregio di buona parte delle tue ultime, coriacee, energie. L'ortopedico visiona la risonanza magnetica delle tue ginocchia e sentenzia che è ora del laser (la mia prossima auto avrà il cambio automatico, è una minaccia, questa). "Ti resta la bici, per un po", fintanto che l'infiammazione alle cartillagini dell'arto non scemi un po, evita di correre. Ma come ? Mi vantavo di essere "Born to run", di auto provocarmi sane ondate di oceani di endorfine, e ora ? Il resto è storia dei nostri giorni, come amano dire quando finisce uno di quei documentari storici che mandano alla tele quando non hanno uno straccio di reality di borgata da mandare in onda. Resta la scrittura, le vite incolonnate che vanno avanti, qualche "sana" lettura e la tentazione, rientrata, di acquistare a "solo" 39 euro il volume dei meridiani di Carver, simpaticamente pubblicizzato da quei geni del marketing mondadori, con la minaccia "prezzo speciale solo per pochi giorni, prezzo ufficiale 49 euro, fra pochi giorni costerà 55 euro". Cazzo è avvenuto nel frattempo ? E' andata in fiamme l'intera foresta amazzonica e temono di restare senza carta ? Bisognerà rivalutare l'idea degli scippi per poter continuare a leggere. |
10/01/2006
L'arte di maneggiare lo zen
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E' successo, dovevo prevederlo. Complice la visione, indigesta, di un film Parole d'amore con Richard Gere, che fantasticava intorno al concetto di Shiva, ho messo in atto i preziosi suggerimenti delle mie recenti letture. E' un'esperienza che non auguro a nessuno. Ermete, ad esempio, sono tre giorni che vaga per casa con un trapano in mano sostenendo di essere ancora al reparto gomme dal quale l'hanno licenziato per alcolismo e molestie nei confronti di una segretaria sessantacinquenne (nubile et illibata, ndr, il chè ha costituito una decisa aggravante). La colpa è del vuoto. Creare il vuoto non è mica facile. Bisogna allenarsi. Prima di tutto bisogna sgombrare il campo dai pensieri di tipo "fisso" (via d'un colpo, Isaura, il blues, la AS Roma), poi quelli transitori (la paura dell'aviaria, la scalata alla BNL, il ripiano delle pendenze con metodi legali). Infine quando la mente assomiglia a qualcosa come il deserto il giorno dopo che è passata la Parigi-Dakar, bisogna eliminare i pensieri random. Qui viene il difficile. I pensieri casuali sono difficili da debellare. E' sufficiente un grugnito di Osvaldo, l'orangutango, per distogliermi dall'operazione e farmi ripiombare nel quadretto casalingo dal quale vorrei, con tutto me stesso, sottrarmi al più presto. Cosi, per riuscirci vado a chiudermi in terrazzo. In terrazzo fa freddo, quasi sempre. Battuto da gelide sferzate di vento polare, la facoltà di pensare è inibita dalle temperature, quindi mi è più facile astenermi del tutto dal pensare. Non è la stessa cosa che passeggiare nel corridoio neuronale sei, ma si avvicina un po, senonaltro per l'argomento. Facendo il vuoto di fatto non penso più a niente, ascolto e basta, mi metto in una posizione quasi vegetativa, e osservo. Osservo che due tossici stanno scippando una vecchietta della sua borsa, proprio all'angolo della strada. Che due adolescenti si stanno baciando, appoggiati ad un portone, sotto lo sguardo benevolo di un pensionato. Nel vuoto non c'è posto per nessun altro pensiero. Il guaio, poi, è tornare al presente. Concepire che il tempo in cui sono rimasto all'aperto m'ha procurato una mezza ibernazione, e a nulla valgono gli sguardi disapprovatori del portiere che mi vede fare le scale coi moon-boot. Ma fa decisamente bene, al rientro per esempio sopporto con senso di civile solidarietà il fatto che Ermete m'abbia smontato e rimontato, in un loop infernale, tutto ciò che c'è di smontabile nel mobilio (il che, trattandosi di robe di Ikea qualcosa dovrà pur significare). Adoro il vuoto, prossima volta mi porto dei panini ed un cordiale, cosi, perché anche l'anima vuole il suo nutrimento. |
10/01/2006
Cartoline da Plutone
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Isaura gravita intorno a Plutone. Mi ha mandato una cartolina d'auguri, da li. Non che la cosa non mi faccia piacere. Ma quando mi scrive cose cosi…"mi sei mancato tutto questo tempo", ecco, a me succede di diventare malinconico. Capite ? Mi hanno appena rilasciato sulla parola, dopo l'espiazione di una colpa di un paio d'anni. Colloqui e colloqui con gli psicologhi, visite ripetute al corridoio neuronale sei, intense sedute d'allenamento per riparare un modulo dell'autostima che era andato bruciato. Non è cosa da poco. Due righe, scritte su un cartoncino galattico, dal quale, grattando sul francobollo, puoi far uscire la versione in mp3 del testo…Mi propone un caffè in un bar di un centro sportivo di periferia, fuori orario, soli in una sala fumatori, dove mi devo alzare per chiedere alla filippina che presiede alla preparazione dei tavoli per lo spuntino di mezzogiorno, un semplice portacenere. Fumiamo, non manco d'osservare che Isaura avrebbe bisogno di una intensa seduta di pulizia dentale. Ho i conti correnti quasi del tutto prosciugati altrimenti gliela offrirei io, magari da quell'altra mia icona, cui debbo la possibilità, sia pure parziale, di masticare a tutt'oggi. Mi piace socializzare le fonti. Le ho fornito anche l'indirizzo della mia veterinaria di fiducia, una mia ex con la quale festeggiammo la partenza per il militare con una festa memorabile…Insomma, non ci tengo, ecco, a tenere per me tutte queste risorse. Lei, declina, è ancora su Orione, o da qualche parte, lì intorno. Mi assapora con gli occhi, forse non ascolta, o sta solo mandando a memoria un suo blues. Mi parla dei figli, di un marito che non augureresti nemmeno alla tua peggiore nemica, di un vuoto riempito da lampadari di Ikea, mobili presi a rate, paghette ai figli che crescono e che chiedono, sempre di più, sempre di più. Ho preso una copia de La fabbrica di Cioccolato di Rhodes, si, quello da cui hanno tratto il film con Jonny Deep, per sua figlia, che è bellissima, forse più di lei, e che mi ama, teneramente, meglio di lei. E'il momento dei saluti, l'osservo mentre con grazia mi fotte l'accendino, scambiandolo con il suo, quasi del tutto scarico.. Non so cosa voglia da me questa donna, oppure lo so troppo bene. Certezze. Nella sua maniera distorta, tutto ciò che realmente le importa, al punto in cui è della sua esistenza, le basta sapere di essere ancora amata, di essere ancora l'inquilina, di lusso, dei miei pensieri conici. Nessuno sfratto, è una lametta difficile da maneggiare, ma le ho concesso di fare le razzie che crede, di predare ciò che vuole, nell'universo cosmico (e tragicamente comico, anche) di ciò che resta dell'auditorium del mio cervello. Benzina per scrivere, musa inconsapevole, donna cui tutto perdonare, vuoi anche solo per quel mix di tenerezza, fragilità e ingenua cattiveria che si porta, con straordinaria eleganza. |
08/01/2006
Ezra Pound e la legna nel camino
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Autorevoli esperti ci ammanniscono circa le tendenze del nuovo anno. Sfogliando gli almanacchi, tutti gli astrologi si affannano a lanciare previsioni, le più rosee possibili. Io avrei, vorrei solo poter conoscere il signore che ha stabilito che l'euro dovesse valere 1936,27 lire. Mica è un delitto, sia chiaro, ma veramente vorrei saperne di più. Non so, mi piacerebbe sapere come vive, che tipo di studi ha fatto, dove vive, se è single o in coppia, quale musica ascolta e come impiega il proprio tempo libero, se si avvale dei mezzi pubblici per recarsi in uffucio o dispone di un auto blu con tanto di autista, quali viaggi all'estero ha fatto, e per quanto tempo ha soggiornato, in quali alberghi, se ha mai pernottato in una tenda, se conosce e sa parlare quali lingue straniere, che letture ha fatto, cosa legge, se va a messa oppure no, se scopa solo nella posizione del missionario o ne conosce delle altre, se lo fa solo con la consorte o si spende anche con qualcun'altra. Sono curiosità più che leggittime, che, se soddisfatte, potrebbero dare un senso un po più compiuto a questa altrimenti bizzarra situazione nella quale ci viviamo. In altre parole, potrei farmi una ragione e sottacere il sospetto che ci abbiano "ciulato" tutti, Che dietro questa storia dell'euro e della determinazione del suo cambio con la lira, passi un disegno, voluto non da qualche sovrannaturale tavola della legge rinvenuta sul Sinai, ma dai capricci di astrusi calcoli finanziari, di un manipolo di cazzoni ai quali dobbiamo parte dei nostri affanni. Ieri, rimasto senza legna per il camino, ho dovuto comprarne dell'altra. Ho caricato e pesato poco più di due quintali nel bagagliaio della macchina. Ho pagato 32 euro, trenta con lo sconto. L'uomo da cui l'ho comprata ha detto che viene 13 euro al quintale. L'ultima volta che l'ho comprata in lire, ricordo una cosa intorno alle 17000 lire. Sarebbe, attualizzando, un importo di circa 9 euro. Gli altri 4 che ha chiesto in più a cosa vanno ascritti ? E i salari, gli stipendi, in breve le remunerazioni di coloro che lavorano da dipendenti, hanno conosciuto lo stesso trend di crescita ? Ecco. La realtà, la vita di tutti i giorni è viziata da questo "gap", ricordo che il parametro non scritto, ma universalmente riconosciuto come valido, prima dell'avvento dell'euro, era la moneta tedesca. Nel calcolo praticone, (come quello che ci porta a considerare, per non impazzire, un euro uguale a duemila lire, moltiplicando per due il valore di un oggetto), era il cambio a 1000 lire contro un marco. In realtà poi era ancora meno, ricordo che orbitava a cavallo delle 950 lire. Ezra Pound sosteneva che nulla è più aleatorio del denaro. A conti fatti, è il caso di dirlo, credo che avesse ragione. |









