28/12/2005

Richard Brautigan, quasi una recensione.

Chiedo scusa se pubblico qui questo post destinato a Pordenonelegge, ma stamattina il server di quel sito si vede che sta bagnando ancora, viste le temperature, i cornetti nel cognac.

Lo scopo di questo "pezzo" non è quello di consigliare la lettura di questo autore a chi ancora non ha avuta la fortuna di leggerlo. No. E' quello di interrogarsi sul perché mi abbia "preso" in maniera brutale, facendo strali della mia scarsa attenzione, e risucchiandomi in modo potente, in un lunapark nel quale non ho mai potuto mettere piede, pur sospettando che esistesse.

Se un pregio ha, Mr.Brautigan, ecco, è quello di toglierti le parole di bocca e di metterle lì, bell'e ordinate, pronte per essere deglutite nel volgere di una pagina. Una dopo l'altra.

Ho finito da poco il suo American Dust, prima che il vento si porti via tutto. La lettura si è protratta per troppo tempo, seguendo dei ritmi non proprio logici, dettati dalla mia indomita pigrizia, ma anche, credo d'aver capito, dal desiderio di non rimanerne presto senza. Intendo, quasi a voler procrastinare il momento in cui arrivo alla parola FINE.

Subito, dopo le prime pagine, capisco che è una lettura che fa male. Fa male per quanto, dietro all'apparente "normalità" delle parole, delle cose che scrive, sia cosi bravo a lasciar intravedere il carosello che le ha partorite. E' questo il difficile, la chiave di lettura, faticosa, che ti impone di fare se proprio vuoi "distillartelo" come si deve. Avevo letto di suo, fin qui, solo cose brevi, racconti a volte di un paio di pagine. Shock brevi e fulminanti ma che sarei tentato ad archiviare, nella bibblioteca del mio cervello, fra le migliori-storie-brevi-dello-scorso-millennio. Questa roba qui, vuoi per la lunghezza, vuoi per la poesia sottesa in ogni pagina, mi ha del tutto sconvolto.

Duole apprendere che, quasi in ossequio al suo "mondo", a questo suo modo di narrare, Brautigan si sia tolto dalle palle da solo, puntandosi una canna di winchester fra i denti una mattina di tanti anni fa. Avrebbe potuto scrivere dell'altro, chessò, vivendo nell'america di oggi, regalarci altri quadretti altrettanto caustici e intrisi di malinconia. E' merito delle edizioni ISBN, se quello che ritengo un capolavoro, sia stato ristampato e offerto alla curiosa attenzione dei malati che lo conoscono cosi come, e mi auguro tanti, di quelli che ancora non lo hanno mai letto, e che potrebbero ragionevolmente cominciarlo a fare, ora.

A costoro, dirò, che mai il loro tempo potrebbe esser stato impiegato meglio. Per chi scrive, una miniera di invenzioni. Salti spazio temporali, dialoghi in diretta con il lettore, tratti di meta-narrazione, moviole, fermo immagine, in breve tutto ciò che impegna e rende la lettura sana ginnastica per le meningi.

Un carosello, ecco.

Ambientata negli anni subito dopo la seconda guerra mondiale, è la storia di un adolescente che si guarda scorrere la vita intorno, nella provincia anonima dell'Oregon. Siamo nei dintorni di uno Steinbeck, dal punta di vista sociologico, che si è messo sul divano a discettare con un Kerouac che ancora non è esploso. Non so se ho reso. L'anello mancante, si potrebbe darwinianamente dire. Un tassello, una tappa tanto obbligata, quanto irrinunciabile, per voler apprendere, ascoltare una voce particolare, sull'universo americano, appena prima che il vento si sia portato via tutto. Amo questo autore, non tenete in alcun conto quanto scritto fin qui, è viziato da un flirt smodato che non accenna a scemare, anzi, a fronte della pochezza(*) che ci ha lasciato, predispone a successive riletture.

(*) bibliografia essenziale:

102 racconti zen

Pesca alla trota in America

Willard e i suoi trofei di bowling. Un giallo perverso

La casa dei libri

Sognando Babilonia

qui un paio di post sullo stesso autore, già pubblicati in questo blog: uno, e due.

cletus1 at 09:51:47 12 Commenti

26/12/2005

Natale nel corridoio neuronale sei.

Frank vestito da Babbo Natale, giuro, non me lo aspettavo.

Eppure era lì, agghindato alla perfezione come un manichino della Rinascente. Se non fosse stato per gli occhi a mandorla, sebbene coperti da un paio di Rayban da elicotterista, non l'avrei neppure riconosciuto. Una wiston bianca regolarmente tenuta in mano, spenta, un altro dettaglio che me ne avrebbe dovuto consentire agevolmente l'identificazione.

L'ultima volta che mi sono addentrato era tutto in ordine. Una pulizia maniacale, Frank si stava veramente guadagnando la stozza. Stavolta, vuoi perché l'aria di festa, vuoi perché avrà ritenuto eclatante già il fatto di essersi travestito, di fatto, ho trovato un gran casino.

Bentolnato, tutto bene, Sir ?

Certo, Frank, tutto bene, e tu ?

Si, glazie, Signole. Buon Natale, e poi senza smettere di giocherellare con la wiston…Vuole entrare a dare un'occhiata ?

Si, ma tranquillo, faccio da solo, conosco la strada….sto per aggiungere uno scontatissimo "ormai", ma mi trattengo. Frank vestito da Santa Claus, davvero non me l'aspettavo.

Entro e le solite folate di vento gelido mi accolgono per intiero.

Porto le mani al collo, non mi piace prendere il mal di gola, Seguo le indicazioni sulle targhette ottonate lucidate alla perfezione, dopo un po di vicoli e svolte, mi appare, in tutto il suo splendore, il corridoio neuronale sei.

Era ora ! mi dice, restando seduto su una vecchia poltrona Frau, un vecchio di cui intravedo la candida capigliatura. L'accento è privo di qualsiasi venatura, pur risultando stranamente familiare.

Era ora, continua…come a voler rimproverare un ritardo qualsiasi.

Era ora de che ? faccio, stizzito.

Che tu arrivassi a vedere il casino che c'e' qui dentro.

In realtà, bancali aperti, teli di plastica termoretraibili ovunque, paglia da imballaggio in giro, e faldoni abbandonati un po dappertutto.

Che succede qui ?

Qui ? Ma nulla…diciamo che questo casino rispecchia fedelmente il tuo attuale stato d'animo…Cosa t'aspettavi di trovare ? La fotocopia del Louvre ? Una sala chirurgica ? Una sacrestia ?

Forse un po di tutto questo, dico, mentre mi cadono gli occhi su un faldone aperto dall'inquietante titolo…."scene di lotta di classe dal corridoio neuronale sei".

Mi siedo su un bancale e mentre ascolto il vecchio canticchiare un vecchio blues (forse era Aint nobody business e forse, ho immaginato, pur non avendolo visto in faccia, che il vecchio potesse somigliare a Travolta ne Una canzone per Bobby Long, che ho visto giusto ieri, in dvd) in modo nemmeno troppo sgraziato, inizio a sfogliarlo.

Isaura con i suoi due figli sorride a bordo di una seicento (non l'attuale, il modello precedente…quello storico). La foto è seppiata, alla guida intravedo qualcuno che potrei essere io, ma con trent'anni di meno. Sorrido anch'io. La didascalia recita..Capri, millenovecentosettantanove, gita ai faraglioni.

Mentre mi rammento di non aver mai messo piede a Capri in vita mia, continuo a sfogliare l'album…Genova millenovecentonovantasette, Gita all'acquario. E qui, una foto molto grande, scattata leggermente sovraesposta, ritrae mia figlia, sua madre e un altro uomo che non ho mai visto, mentre osservano uno squalo volteggiare elegantemente dietro ad uno spesso cristallo. Infine ancora, Barcellona, millenovecentonovantotto, una mia foto in primo piano con lo sfondo di un grattacielo (uno dei pochi di quella città lì) costruito al villaggio olimpico in occasione delle olimpiadi ospitate qualche anno prima. Il colore della Lacoste contrasta bene con il metallo dorato del grattacielo in parola.

Sotto, in formato quasi tessera, una specie di polaroid solo un po più piccole altre due foto, una a Lisbona di me che mi affaccio da uno dei tipici tram che solcano le colline del posto, l'altra, in chiaroscuro, che mi ritrae accanto ad una donna, molto bella, nei corridoi, luminosi, attigui ad un chiostro bellissimo, del locale museo degli azuleios.

Ci stai capendo un cazzo, eh ? mi dice il vecchio, continuando a darmi le spalle.

In effetti, aggiungo e poi resto zitto.

Mi alzo, riprendo la via del ritorno, dubbioso.

Passo davanto a Frank che sta pulendosi le unghie con un cartoncino d'auguri dell'unicef.

Bisogna amare i bambini, Sir.

Si, gli dico, ed esco nella sera resa umida dalla pioggia.

cletus1 at 10:17:39 10 Commenti

25/12/2005

Christmas ?

Beh, si, frammenti. Che a quest'ora non è che possa ambire ad altro.

Fare la Pontina in tranquillità, sui 120 km/h, cruise control attivato, guida più che rilassata. Radio FM accesa, sono le 23,50 del 24 dicembre, in altre parole, fra 10 minuti è Natale.

La radio saltella da una stazione all'altra. Si passa da Branduardi (alla fiera dell'est…angelo della morte…ma perfavore…non avevamo già dato ?) a Kool and the gang, agli Eagles, anacronistici e fuori luogo quanto mai (ricordo l'esilarante astiosità del protagonista de Il grande Lebowski…"odio gli Eagles e la gente che li ascolta")…Da una stazione mandano una messa. Da un'altra una versione remix di Last Christmas, dei Wham, credo, stavolta con cori a cappella.

Guido e penso a cosa pensa mia figlia del Natale, che è sul sedile di dietro, che non ha voglia di dormire, che mi implora di cambiare stazione, mentre devo tenere a bada la strada, e non è proprio facilissimo, intendo stare dietro ad entrambe le cose.

Il solito pirla su una golf gti mi arreca delle mesches con tre, quattro colpi d'abbagliante, sebbene me ne stia per gli stracazzi miei sulla destra, dandogli abbondantemente strada per andarsi a schiantare dove meglio crede…e a giudicare dalla velocità sono sicuro che ne avesse anche una idea più che certa…

I castelli romani, di notte, visti dalla Pontina, riservano delle venature di lirismo, una miriade di piccole luci affastellate sulle prime alture, in una sera limpida di freddo. Le stelle lassù, anzi per dirla alla Carver…"quella brace, lassù", sono stanco e penso a lei.

Buon Natale.

cletus1 at 01:21:36 2 Commenti

22/12/2005

My love

 

 

 

 

 

 

Esistono migliaia di motivi per i quali una canzone diventa "nostra" vero ? No, me lo chiedo perché non è questione di poco conto.

A me succede con quest'icona cantata da Paul Mc Cartney, che voglio immaginare, visti i tempi, dedicata alla prima moglie, venuta a mancare pochi anni fa, l'indimenticabile Linda.

La conoscete ? E' un concentrato di passione, talmente "perfetta" da risultare quasi "finta", eppure lirica quanto basta a suggellare il coacervo di emozioni che un amore degno di questo nome, ci deve, ci dovrebbe, comportare.

L'ascolto spesso, o almeno, ad intervalli più o meno regolari. Ne ignoro il testo (presi, in verità, anni fa un libretto con la traduzione di molte delle canzoni dei Beatles, rimanendo meravigliato per l'insipidezza dei testi). Poco mi interessa, a dirla tutta, cosa dica, certo mi renderebbe il compito di assimilarla più facile, ma forse è proprio la paura di una delusione (cosi come per Penny Lane, Obladi oblada e altre…) che mi astengo dall'apprenderne il senso. Mi accontento della musica e del suono, magico, delle parole, di quei versi, quasi sussurrati…eleganti, My love, my love. Bello, ammetto. E' come la sigla di chiusura dei miei convegni amorosi. Una degna colonna sonora ad una notte dormita a distanza, quando si interrompe l'incantesimo, almeno fino alla prossima replica, o di risvegli leggermente più struggenti ed inquietanti del solito.

E queste note senza tempo, possono cogliermi in pigiama, mezzo vestito, con un pedalino si e l'altro no, del tutto fuori di testa, ma c'è la poesia, li dentro, ne sono certo.

Per questo l'ascolto, la faccio ascoltare.

My love.

cletus1 at 00:58:01 5 Commenti

18/12/2005

Domeniche cosi

Beh, pressappoco le cose andavano cosi.

Lei, da sempre intenta a collezionare uomini, io a perder tempo dietro ad altre storie. Tant'è, poi, avremmo imparato a sopportarci.

Mi piaceva quasi tutto di lei, o almeno. Quel suo modo di fare, che sembrava studiato mentre invece era quanto di più selvaggio e spontaneo ci si potesse aspettare. Via, nessun guizzo, nessuna altra stranezza. Tutto in lei, a prima vista, sembrava dover rispondere a codici di la da questa terra, che appartenevano al cielo, o ad alcune regioni di esso. Non so quanto i bocconi che le ha riservato la vita, fin qui, abbiano potuto concorrere a ridurla cosi. Di fatto, sto ancora perso dietro ai tentativi di interpretazione. Mentre, sarebbe di nulla che dovrei preoccuparmi, come suggerisce Morelli.

Intanto era inverno. Le auto, al mattino, mandavano quelle nuvolette bianche e azzurrognole di quando fa molto freddo e i motori sono accesi da poco. I fili dell'erba in giardino, ridotti a steli, coraggiosi, resistenti alle sferzate del gelo e della pioggia.

Qualche topo morto, che il cane mi dispone a mo di trofeo giusto sullo zerbino, difronte alla porta di casa. Capocollo e pane di Lariano, fuoco nel camino. Qualche amico a cena. Libri da finire di leggere, altri da iniziare del tutto. Musica.

Tenere in manutenzione il corpo. Attento al mangiare, fai sport, fuma di meno. Dormi, se puoi, almeno 7 ore a notte. Il tram del tempo non si ferma, nessuna sosta consentita. O almeno, non per le domeniche, quelle che passo cosi, si. Il tempo è una variabile che sublimo dietro ad una serie di attività, degne dei più apprezzati manuali di psichiatria. Tipo ridare tre volte di seguito lo straccio sui pavimenti, mai soddisfatto del livello di pulizia. Dare la caccia a quella felpa lì, che chissà dove la signora Polacca mi ha nascosto. Mettere il frangigetto di tutti i rubinetti nel viakal, per rimuovere l'offesa del calcare, ed evitare di farsi una doccia non richiesta ognivolta che vuoi solo lavarti le mani. Rimuovere polvere da un finestrone inaccessibile se non con una lunga e scomoda (e un tantino insicura) scala che è già un successo far entrare in casa senza arrecare danni. Sistemare i cd volendo dargli un briciolo di ordine logico. Come, quanto meno, raggrupparli per artista, e poi per genere. Può capitare di comprare due volte lo stesso cd, altrimenti. E ultimamente mi è già capitato.

In giro sarà Natale. Sicuro. Cortei di auto in colonna anche di domenica ? Grazie, no. Resto in casa. O al massimo al supermercato…Ieri, sabato, questa scena.

Una signora che conosco da anni, era una mia vicina di casa, prima che io la cambiassi (la casa, non la vicina…). Ogni volta che succede di incontrarci, saluti, chiacchiere di circostanza, come va la figlia, e le sue ? Ah, le mie…un dispiacere dopo l'altro…(ho intuito che devono aver collezionato, in tre, un congruo numero di separazioni…). Ieri ci incrociamo fra gli angusti corridoi del supermercato. Stava con il marito…anziano anche lui. Ho proseguito la mia spesa giocando alla caccia al tesoro per trovare le cose che mi occorrevano…(uva passita…per il baccalà, aceto per spurgare il polpo…avevo amici a cena). Arrivo in coda alle casse, moderatamente affollate. Mentre osservo e ascolto la sinfonia del lettore ottico ad ogni passaggio di "item" della spesa delle persone che mi precedono, sento della confusione. Mi giro, e trovo la signora di prima che tiene la mano del marito, che intanto è disteso, di un colorito prossimo all'alabastro, in preda sicuramente a qualche accidente di tipo coronarico…fanculo. Mi ritrovo a prendergli la mano, del marito, mentre col l'altra chiamo il 118 con il cellulare. Attimi interminabili d'attesa, mentre una voce pre registrata mi prega di attendere visto l'intenso traffico (anche lì, ommioddio…) telefonico. Ci siamo guardati negli occhi. La mia occhiata come a dirgli, cazzo non te ne andare cosi, adesso, per favore, è natale fra poco, resisti, ce la fai, tira fuori le palle, puoi farcela…continuavo a tenergli stretta una mano grande e inanimata…cercando di esercitare pressione con le dita…Alla fine la voce della operatrice del 118 mi distoglie da un film nel quale mi stavo perdendo…Si, vuole il civico..qualcuno conosce l'indirizzo esatto di questo supermercato ? Chiedo a tutti intorno, e per fortuna un addetto in camice, mi fornisce insieme al civico anche il numero di telefono del supermercato (come temessero bluff demenziali…). L'uomo sembra riprendersi, prova a rialzarsi, ci riesce…sto per richiamare il 118 per disdire la chiamata, quando va giù lungo un'altra volta. Alla fine è arrivato un medico, che si trovava per caso lì, Lo ha coperto, messe le gambe sollevate e io poi ho continuato a fare la coda in cassa. Ho pagato…e mentre stavo per ricaricare il carrello è arrivata l'ambulanza. Gli infermieri proprio con quelle giacche a vento arancione fosforescente che si vedono nei telefilm, sono entrati con una barella, l'hanno caricato proprio come fanno su E.R. dicendosi, dandosi il tempo….uno due tre via. Ho cercato, invano, la signora per rincuorarla e chiedere se avesse per caso bisogno ancora di qualcosa. Sparita, dissolta. Tutti hanno ripreso come se non fosse accaduto nulla, la sinfonia dei registratori di cassa, le urla dei ragazzini, le occhiate in giro..

I peperoni, ieri, erano in offerta.

cletus1 at 19:23:25 10 Commenti

14/12/2005

Satellitare m'è dolce in questo mare

 

 

 

 

 

A volte la realtà si incarica di servirti, anche senza guanti bianchi nè vassoi argentati lucidati alla follia, ma incartate alla meglio e posate di malagrazia come su un vassoio da fast-food, cose che a raccontarle "un ci si crede" !

L'altro giorno stavo in macchina, fermo davanti al magazzino di un mio cliente, in attesa che aprisse. Avevo appena aperto il giornale, iniziato a leggere la pagina della scienza, meravigliandomi come al solito, per le sensazionali notizie lì riportate quando ho udito queste distinte parole "questo corpo non è un albergo". Ho risposto automaticamente "certo che no", ma senza capire bene a chi stessi parlando. In auto ero solo in quel momento, e a parte due giovani prostitute est europee stazionanti dall'altro lato del marciapiede, non c'era anima viva.

Son qui, son qui inutile che cerchi…Una voce da Blind Boys of Alabama, con leggere venature gospel, fuoriusciva dal navigatore satellitare.

Eh ?

Eh si, contento ?

Di cosa ?

Del fatto che una volta tanto non ti dica che razza di strada devi fare per scantonare le code ?

Beh, certo, stare incolonnato non piace a nessuno…

Mentre parlavo ho gettato l'occhio su un articolo che "strillava":

"Equipe di scienziati canadesi conferma: utilizziamo solo il 20% delle potenzialità del cervello umano".

Ne è nato un dialogo fatto di monosillabi, scarti, intuizioni.

So solo che ad un certo punto mi sono sentito chiedere…"credi che lei ti ami ancora ?"

Eccerto, ho risposto. Ne sono convinto, scusa.

Una forma avanzata di amore. Quella che contempla il retrogusto, e che cosparge il quotidiano di una sequela di briciole amare che non puoi proprio fare a meno di inghiottire.

Nel frattempo, una A112 si ferma al lato della strada, e carica su, dopo breve trattativa, una delle due ragazze.

L'altra rimane sola, prende a calci dei sassi, e guarda il cielo.

Che è grigio.

Sto in auto a dialogare col navigatore satellitare.

Per un attimo sfarfallo e comincio a pensare a dialoghi fatti con Pamela Canali circa reincarnazioni, distacchi e fuoriuscite corporali, sospensioni, senso di levitazione.

Resto estasiato, chiedendomi se alla fin fine non sia altro che un semplice inquilino di quest'involucro di carne che rappresento.

Questo corpo non è un albergo, ripete la voce.

Vuoi dire che in ossequio ad una visione tolemaica dell'esistenza, non siamo ospiti di nessuno ? Che siamo semplicemente noi ?

Certo, anche se abbiamo un prezzo.

Siamo in vendita…come quella li ? dico guardando la tipa, rimasta sola, che adesso sta parlando al cellulare, di la dalla strada.

Ognuno ha un prezzo. Anche questa conversazione, paga con addebito sulla sua carta di credito ? mi chiede la voce gospel.

Pagare cosa ?

Il nostro servizio di consulenza. Sono 100,00 euro al minuto, senza scatto alla risposta, lei ha appena usufruito di una delle mirabilie che il nostro sistema di assistenza satellitare le offre.

Non era un contratto tipo all-inclusive ? tento di blandire…

Macchè, gentile utente, anzi…le posso dare un consiglio ?

Mi dica…

Dia un passaggio a quella ragazza e mi stia bene.

cletus1 at 00:38:06 11 Commenti

12/12/2005

Mai postare un racconto su un blog...

Bene, contravvenendo all'etichetta che vuole evitate le pubblicazioni di racconti "un po più lunghi di un post" su un blog, offro in pasto allo stimato pubblico le note confuse di cui al post precedente. Non vogliatemene e buona lettura.

 

 

L'ULTIMO NATALE

La luce dell'albero di Natale, getta ad intermittenza lampi di tutti i colori sulle pareti di questa grande casa vuota.

Fra poco sarà Natale. Fra poco, qualche mese, io non ci sarò più. Mi hanno diagnosticato un cancro…."questione di settimane, forse qualche mese, incurabile…ci dispiace" mi ha detto il guru in camice bianco fingendo di commuoversi, ma magari lo era davvero, davanti ai risultati dei miei accertamenti.

Sta tramontando e lunghe e oblique lame di luce penetrano dai vetri, solo a quest'ora della giornata. Mi piace la luce. Da sempre. Adoro restare fermo le ore sul divano ad osservare le ombre sui pochi mobili del salone. Un gioco delle variazioni, a me che ho sempre amato cambiare, tutto, torna piacevole.

Come se la disposizione, il volume stesso dell'ambiente si dilatasse, nel silenzio di un altro tramonto, verso l'infinito, il mai certo.

L'albero che è stato montato, qui, in un angolo di questo grande salone mi piace. Un rito, quello a cui fa seguito anche la disposizione di un piccolo presepe.

Quest'anno ha un sapore particolare. Contengo la consapevolezza del mio male, dietro la volontà di porre riparo ai danni fatti. Ho chiamato a raccolta ciò che resta della mia famiglia, una manciata di fratelli, un vecchio padre astioso da sempre nei miei confronti, e solo nei miei, una ex moglie oramai con una storia avviata e ho esteso, mi sembrava doveroso, anche al suo attuale compagno. Mia figlia mi darà una mano. In genere è la sola che mi tiene compagnia in queste giornate in cui mi spendo fra il day hospital e casa.

E' stata l'altra mattina, mentre tutto il veleno del mondo mi scorreva nelle vene, e l'interferone faceva il suo sporco lavoro. Una flebo con il ciclo di chemioterapia, ed è venuta a galla quest'idea bizzarra, quasi fosse l'ultima chance per azzerare anni di malintesi, contenziosi. Che me ne faccio di un fardello di rancore ? Questo valzer è alla fine, mettiamo a posto le cose.

Mio padre. Un concentrato di vitalità in un corpo da pluriottantenne. Da quando è rimasto vedovo, ormai molti anni fa si è votato alla cura solo dei fratelli più piccoli. Nutre da sempre nei miei confronti un astio malcelato, fatto di sgarbi, dimenticanze, aperta indifferenza per tutto ciò che mi riguardi, non in ultimo, mia figlia. Vive in un suo mondo fatto di faccende per la casa, attenzioni per mia sorella e i suoi due figli piccoli, e l'altro mio fratello, borderline, che però sta imparando la lezione e si sta, lentamente, liberando dal suo mefitico abbraccio.

L'ultima volta che ci siamo visti è stata a ferragosto. Entrambi rimasti in città, soli, io con mia figlia, ci ha raggiunti già di malumore. Ha preso posto a tavola, amorevolmente apparecchiata, e al momento del secondo era già andato via, lasciandoci sorpresi, entrambi, davanti al suo posto vuoto.

Mia sorella, Sara, si è risposata ed ha avuto, di recente, una bimba dal suo nuovo compagno. Drammaturga, pluri laureata, si vive il rapporto con me fatto di inconsistenti telefonate in cui ci si comunica al meglio, con il calore che può metterci uno che legge le condizioni meteomar, rendendomi edotto circa le sue imprese e quelle dei suoi bimbi. Soprattutto al primo, avuto dal primo matrimonio sono realmente affezionato. L'ex marito, uno psichiatra di Minneapolis, si fa vivo di tanto in tanto con lei e con il figlio, con rapide apparizioni, prendendo a pretesto convegni internazionali qui in città. Il nuovo compagno, un docente di filosofia, è cosi calato nella parte da risultarmi antipatico da quando, vestendo i panni di un redivivo, e un po patetico Monsignor della Casa, ha voluto redarguirmi circa il mio intercalare libertino in presenza di minori (le sue figlie avute dal suo primo matrimonio), essendomi macchiato della colpa d'aver detto cazzo un paio di volte nel corso di una animata discussione con mia sorella. Dio, è cosi grave, Sam ? gli ho detto. E sono andato via, senza fermarmi a pranzo.

Infine Alex, l'altro fratello, quello un po più grande. E' gay e vive in beato isolamento da tutto il resto della famiglia, insieme al suo compagno, Peter. Alex è benestante ha un'attività di impor export floreale che gli va discretamente.

Dimenticavo Robert, e la rimozione non è casuale. Robert è il più piccolo. Non ha avuta una vita facile. Ha sofferto moltissimo per la perdita di nostra madre, restando vittima delle soffocanti attenzioni di mio padre. Ha fatto mille lavori, sfasciato più di qualche macchina, finito dentro, picchiato un po di guardie. Robert ama i cani come me. Forse è l'unico con il quale vado un po più d'accordo. A volte, quando ci vedevamo, stavamo le ore insieme, in silenzio, a vedere i nosri cani giocare sulla spiaggia deserta d'inverno. Dialoghi fatti di monosillabi, ma essenziali.

Alessia, la mia ex moglie, è l'unica che sa. Il suo nuovo compagno è medico presso la struttura in cui vado in cura. E' stata brava. Ha disposto per me una nuova cameriera, e gli orari per l'infermiera che mi fa la terapia domiciliare. Vive dall'altro lato della città, è molto accondiscendente, adesso, circa la condivisione degli orari e dei tempi di nostra figlia, e non manca di dimostrarmi il suo tardivo amore, dietro alla consapevolezza che, non essendo ancora divorziati, quando me ne andrò tutto questo sarà suo. L'ho pregata di astenersi dal comunicare alcunchè, circa la mia salute, ai miei familiari.

Il giorno di Natale è arrivato. Una pioggia sottile ma insistente, bagna le lucide carrozzerie delle auto parcheggiate in giardino.

Da stamattina, la cameriera ha iniziato a preparare la tavola. Ho voluto il massimo, colpirli con classe ed eleganza, con tutto ciò che recita l'etichetta per questo genere d'occasioni. E' tutto a posto, Fermaposti in argento lucidati, cosi come le posate, in modo maniacale, il servizio di cristalli di boemia per il set dei bicchieri, infine i piatti che da anni riposavano nel mobile del salone a loro dedicato.

Ho dato fondo a buona parte delle mie risorse. Senza badare a spese. Certo, viste le cure e l'impossibilità di lavorare, non che sia stratosferico, ma davvero vorrei che il mio commiato sia quanto di più inoppugnabile, non dando adito ad alcun tipo di lamentela. Voglio stordirli, ecco cosa. Che di colpo, già anche solo l'atmosfera di questa giornata, li possa liberare da quella glassa di emozioni contrastanti che affiorano dei loro sorrisi stereotipati e di circostanza. Facciamoli, allora, sti benedetti conti, e lasciamo tutto alle spalle, dimenticato, seppellito per sempre.

Ha inizio il pranzo, lasciamo la zona soggiorno, dove le impronte delle nostre natiche stanno dissolvendosi dalla pelle dei divani. Prendiamo posto ciascuno dove previsto e Annie, la cameriera, in uniforme perfetta, devo dire, inizia a servire l'antipasto. Sara ci tiene a far sapere d'essere a dieta…."sai, dopo il secondo figlio i miei tempi di recupero della forma si sono un po allungati…". Chissà se gradirà la strenna che le ho riservato, un costoso volume su Botero, mi chiedo mentre porto alle labbra il bicchiere con un Sauvignon fatto venire appositamente dal Cile, per l'occasione.

Mio padre, sembra aver abbandonato l'espressione imbronciata che aveva l'ultima volta che è stato qui. Mi chiedo quanto deve essergli costato presenziare e non infliggerci, a tutti, la più facile delle sgarberie, una calcolata assenza proprio nel giorno di Natale, via, papà, proprio a Natale ? Cosa ne avrebbe detto la mamma, fosse stata ancora viva ?

Stavolta non si è presentato a mani vuote. Come a pasqua di tanti anni fa, quando, con nonchalance, oppure volendo indirettamente ferirmi, ebbe il buon gusto di chiedere a Sara se suo figlio avesse gradito l'uovo di pasqua che gli aveva regalato. Ci guardammo, all'epoca stavamo ancora insieme, mia moglie ed io in modo più incredulo che incazzato. Poteva trattarsi di una gaffe cosi innocente come voleva sembrare ? Nel corso del tempo quell'episodio ha contrassegnato i miei vani rimbrotti, recriminazioni, che dico ? la prova provata del suo mancato interesse e palese disprezzo verso di me, la mia famiglia, in danno della ex famiglia di Sara. Ho deciso di assolverlo, ora come ora non ha più importanza. Potrebbe aver regalato all'altro suo nipotino, anche un intero reparto di giochi per bambini, la mia calma olimpica, ostentata anche grazie all'effetto dei potenti sedativi iniettatami stamattina dall'infermiera (della quale ho motivo d'apprezzare il garbo e le tette), mi proietta fra i monaci zen di Lasa, quanto a condiscendenza e amore universale. Gli ho preso, appassionato di jazz com'è, un cd-dvd di Benny Goodman, un grande compositore e direttore d'orchestra americano e una chicca, lo "Scandalo al sole" di Percy Faith, che ho sentito più e più volte, in casa, quand'ero piccolo, e che piaceva tanto anche a mia madre. Il timore che potesse interpretare questo come un gesto di cattiveria a lento rilascio non m'ha trattenuto dal donarglierlo comunque. E davanti alla sua cravatta, abbinata con ricercata dissonanza, tacito tutte le mie perplessità. Ti amo, vecchio e devi averlo sempre saputo, per questo me ne hai fatte di tutti i colori, come del resto anche io a te. Un modo un po perverso e complicato di dimostrarsi affetto, ammetto, ma anche il mio psicologo, che ho risentito ultimamente su suggerimento dei medici, ha convenuto che si, è cosi, si tratta di amore, magari tossico, ma c'è, e forse anche troppo.

Ah, dimenticavo, è l'unico, a tavola, a bere birra, snobbando il vino. La cameriera ha appena spillato il barilotto. La spuma bianca contrasta col giallo paglierino del contenuto degli altri bicchieri. Un segno di distinzione, assecondato, che voglio sperare, influisca sulla sua tardiva benevolenza. Burbero com'è ha modo di iniziare a sciogliersi prendendo in braccio, di tanto in tanto, Fulvia, la seconda figlia di Sara. Mio cognato discetta con Alex di linguaggio di fiori. Alex non manca di sfottermi per la bizzarra disposizione dei fiori che stanno nelle fioriere sotto il portico. L'ho più volte invitato a prendersene cura, ma le sue prolungate assenze, ed un certo imbarazzo per la sua situazione hanno contribuito in un certo senso a tenerlo moderatamente lontano dai casini della famiglia. Ah, non si può vedere con Robert, il più piccolo, ed è già da considerarsi un evento se oggi siano entrambi allo stesso tavolo dopo essersi accuratamente evitati per anni. Mai compreso quali fossero i reali motivi di tanto distacco. Ma il fatto di vederli finalmente insieme, anche se non proprio vicini, contribuisce a sfatare quell'emozione di delusione e disappunto che l'assenza, ora dell'uno ora dell'altro, da queste ricorrenze ufficiali, hanno entrambi collezionato nel tempo.

Ci voleva la mia agonia per vedervi qui di nuovo insieme ?

Al momento del primo piatto devo alzarmi. E' l'ora della bumba come ho scherzosamente ribattezzato il cocktail di interferone che la cameriera deve servirmi, sostituendosi all'infermiera oggi assente, per via endovenosa.

Torno in salone leggermente annebbiato. Dissimulo molto bene il mio passo malcerto sorreggendomi ad arte alle sedie dei commensali. L'atmosfera si è scaldata, complici le risa dei bimbi, contenti anche loro e pregustanti il momento dell'apertura dei regali che fanno bella mostra di loro sotto l'albero di natale. La mia ex moglie fa di tutto per far sentire a suo agio il suo compagno. Mia figlia ci guarda tutti come fossimo dentro un acquario. Lo capisco dal suo sguardo che non ha segreti per me. E' un dono, come quello di Robert, che sa parlare anche stando zitto. Ha voluto portare il cane…"dimmi che non disturba, ma credimi non so a chi lasciarlo…ho tutti gli amici fuori città, magari lo tengo legato sotto il portico…" mi ha chiesto, imbarazzatissimo prima di aderire all'invito. Fatale che abbia accettato, per una volta, sacrificando i miei due pastori alsaziani e contenendoli, fintanto la sua presenza qui, in un recinto ribattezzato Guantanamo in ossequio all'omonima prigione americana, in quel di Cuba.

Annie, la cameriera serve il brodo con i tortellini. Tortellini fatti a mano, ci tiene a precisare, come li avesse fatti lei…Tutti si avventano sul piatti fumanti, ma nessuno sorbisce…non capisco bene se in ossequio a me o per sfuggire all'ira censoria, pronta ad abbattersi, di mio cognato. Spero alla sua intelligenza non sfugga il riferimento ironico al nostro battibecco (che mi spinse a disertare le loro nozze….) avendo avuto cura di regalargli un ricercato volume delle massime di Monsignor della Casa. Adesso è troppo preso a dimostrarci che ha dei numeri anche come papà, essendo al terzo erede. Trovo buffo gli vengano solo femmine. Ci guardiamo come due che sanno di doversi perdonare, a vicenda, qualcosa. Trovo significativo versargli del vino, tant'è che, confuso e contravvenendo a quanto recita il galateo, alza il suo calice verso la bottiglia che la mia mano, leggermente tremante, gli sta per versare. Sara ride ad ogni battuta di mio padre. Il vecchio sta stemperando il malumore riciclando vecchi episodi fatti di difficoltà a farmi addormentare, raccontando di come, per farlo, dovesse ricorrere alla simulazione di una corsa in auto, su strada dissestata, inserendo una ciabatta giusto sotto la ruota della mia carrozzina. Alex e il suo compagno si parlano a bassa voce, non li sento e il labiale non m'aiuta. Mi sembrano tranquilli, rasserenati anche loro dal clima festoso che pervade la tavolata. Mi fa piacere vederli qui, esserci riuscito, come un desiderio esaudito in punto di morte. Mi sforzo di restare su registri meno tragici, non potendo fare a meno di ridere ai lapsus involontari di mio nipote, che essendo bilinque parla un italiano da adulto e con forte accento anglosassone, ponendo l'accento su tutte le vocali aperte. Mia figlia ride, e fa gli onori di casa, scambiando, per cortesia, qualche parola col compagno di mia moglie. Sai meglio di me che non potrà, saprà prendere il mio posto, non glielo permetterai, dall'alto del tuo amore per me, vero ?

Annie porta via i piatti e serve il tacchino. Una bestia di proporzioni considerevoli. La glassa lucida che lo avvolge richiama un'ode di generale approvazione. Tutti pregustano le patate cucinate a parte, per renderle esenti dal sapore di grasso del tacchino. L'odore di rosmarino invade l'aria, è il momento di cambiare vino. Un Syrah australiano, di buon tenore, che sebbene di ottimo grado alcolico, ben si accompagna anche ad una carne bianca. Il pasto procede fra battute e frasi di circostanza, ma la magia della tavola ha colpito, le barriere difensive iniziano a sgretolarsi. Non riesco a liberarmi dalla tentazione di dirglierlo. Annunciare il male che mi porto e soprattutto l'ineluttabilità del suo esito. Ma resisto, ho giocato troppo a lungo a fare la vittima, quasi a giustificare le mie, altrettanto pesanti, carognate. Voglio risparmiare la leggerezza di quest'attimo, a fronte della solitudine nella quale spronfonderò, non appena andranno via. Che festa sarebbe dicendoglielo ora ? Un po come da bambino, giocavamo a fare i test su chi sarebbe stato più dispiaciuto dei rispettivi funerali fra me e mio fratello. In genere vincevo io, che sapevo incantarlo semplicemente inventando di sana pianta nomi di amici che lui nemmeno conosceva. E nemmeno io, essendo la gran parte di questi parto unicamente della mia, indomita, fantasia. No, miei cari, stavolta state facendo le prove generali di un pranzo post-funerale, con la differenza che ancora non sapete chi è il morto, e poi, infondo, che importa ? Davanti al cibo, grazie anche all'atmosfera di un natale che vi vede finalmente uniti, tutto passa in secondo piano. Le miserie, le meschinità, gli sgarbi fatti e mai perdonati, tutto, ma proprio tutto, ha la capacità di annullarsi, dissolversi come neve ai primi caldi, come la glassa che ora è rimasta, in piccole isole luminose, sul lucido acciaio del vassoio.

Arriva il momento del Panettone. Un brut, in un paio di bottiglie, fresche di cantina, arriva ad allietare il taglio. Mio nipote si sbilancia sul tavolo, in piedi sulla sedia afferra il grande coltello e incide il dolce con maestria e forza insospettata. Alex, con i modi da bon viveur che lascia intendere, stappa trattenendo la fuga del tappo e serve, sorridente nei flut. Un brindisi, un brindisi alla vita. Abbraccio mia figlia, fuori continua a piovere. Il cane di mio fratello abbaia eccitato dal rumore. Annie mi prende, non vista, la mano. E' felice, è andato tutto bene sembra dirmi il suo sguardo. Senza pesi la mia mongolfiera andrà più in alto. E' stato, il mio, il miglior modo per dirvi addio. 

 

cletus1 at 01:00:54 2 Commenti

09/12/2005

Un altro natale.

L'assioma recita che il cuore, a prescindere dalla sua locazione fisica, occupa un posto preminente nella vita di ciascun essere umano, purchè in relativa salute. Non bisogna pertanto essere intimi di alcun cardiologo per sopportare attività definibili comunemente di routine.

In questo senso la prolungata esposizione a spot, striscioni 3x6, gingle insulsi sparati da tutte le radio del regno, può indurre il soggetto ad aderire a modelli comportamentali in larga parte dettati dall'imperante "volemose bbene" che sembra pervadere l'aere d'ora innanzi (almeno fino al 7 gennaio 06).

Un albero sintetico da 1,20 mt. a 9,90 euro può essere, a tutta vista, giudicato un buon affare. Cosi come un tubo, tipo vecchi fustini per detersivo da lavatrice, pieno di palle natalizie, a una decina di euro. Tre o quattro striscie scintillanti di addobbo, e l'immancabile fila di lampadine "tassativamente per uso interno", a guarnitura finale.

Ebbene, si. Ho fatto l'albero, sollecitato dagli 11 anni di energia e buon umore di mia figlia. Ed è stato come tornare bambino per qualche ora. Mentre le tagliavo a metà dei pezzetti di fil di ferro plastificati (di quelli, per intendersi, con i quali si fermano i rampicanti, in giardinaggio) atti a sostenere le palline sui rametti dell'albero sintetico, ho pensato.

E mi è venuta in mente una storia, da scrivere, di uno, al quale avvicinandosi il natale, hanno diagnosticato pochi mesi di vita ancora. In pessimi rapporti con la famiglia (o quel che ne resta…un vecchio padre, una manciata di fratelli carogne, e una ex moglie rancorosa) decide di dare una festa, invitandoli tutti intorno al tavolo del pranzo di Natale. D'accordo, operazioni del genere sono già state praticate da registi, altri scrittori, teatranti. Niente di nuovissimo, anzi. Qui però la cosa che rende dissonante il tutto è che il nostro, che diverebbe per forza anche l'io narrante di tutta la situazione, si divertirebbe, con una sorta di occhiali a raggi x, a fare la radiografia ai sentimenti dei congiunti, intessendo nel suo cervello dialoghi taciuti con tutti, conditi di aneddoti, fatti, piccoli-grandi sgarbi che ne hanno condito la relazione, nel tempo. L'intento, quello di lasciar venir fuori la condiscendenza, la saggia remissione dei peccati precedenti…quasi a voler sgombrare il cuore da ogni e qualsiasi contenzioso con chiunque, e annichilire i presenti con doti di inaspettata e inedita bontà (andrebbe detto, o lasciato intendere, che il nostro è una ex-carogna patentata).

Il montaggio poi, dovrebbe farsi carico di rendere meno stucchevole e prevedibile il tutto, ricorrendo ad un continuo flash-back con scene nelle quali queste carognate sono avvenute…(penso a mancata partecipazione a eventi significativi per ognuno dei presenti…inosservanza di obblighi di urbana e civile convivenza…calcolata assenza di rituali telefonate di auguri in occasione delle feste comandate, liti sull'eredità, favoritismi mal tollerati). Un collage di situazioni a sottolineare il contrasto fra l'ineludibilità della morte annunciata, con il lecito anelare alla giustizia, alla pace, quanto meno quella familiare, al ristabilirsi, in una giusta, nuova, e totalmente spiazzante luce, di rapporti, conti in sospeso che chiedon solo di esser chiusi, con una transazione del coraggio e dell'amore.

Ecco, un qualcosa che si faccia carico di dare il par suo ad una visione stereotipata e abusata del natale. Un canto di natale, solo, un po più tragico, se possibile.

E l'ironia ? Quella sarebbe di sottotraccia, accompagnerebbe questo rito espiatorio, con la consapevolezza di un gioco, la leggerezza di commiato, che per contrasto, avrebbe piuttosto i tratti di un arrivederci, più che dignitoso, alla vita.

Domani inizio a scriverla.

cletus1 at 01:11:08 10 Commenti

06/12/2005

Be Giocasta Franzetti, oggi.

antilope, sagoma di

 

 

 

 

 

Ci sono cose che neanche se ti sforzi riesci ad immaginare, e che invece la realtà ti serve in guanti bianchi su lucidi vassoi d'argento.

L'altro giorno ero in macchina, percorrevo una scorciatoia per raggiungere un cliente dal quale dovevo incassare alcune fatture. Pioveva ed avevo davanti a me uno di quei camion immensi, da cantiere, (un magirus deutz ndr) di quelli che trasportano terra. Inutile dire che i tergicristallo andavano a palla, massima velocità, per rimuovere la glassa di fango che le ruote del mezzo sollevavano, e ci giurerei, anche dal vano di carico. Per rendere l'idea cinematograficamente, il tutto contribuiva a dare quell'effetto "seppiato" che qualche bizzarro regista (su tutti i fratelli Coen de L'uomo che non c'era) utilizza per "antichizzare" un po la pellicola.

Mentre cercavo quindi di vedere la strada al di la di questa spessa coltre di fango, suona il cellulare.

Pronto ?

Si Pronto, sono Bandini.

Conosci un barbiere a Roma ?

Un barbiere ?

Si.

Che tipo di barbiere ?

Uno storico, un qualcuno che stia al centro e che abbia una storia alle spalle.

Ma una storia alle spalle, bella o brutta che sia ce l'hanno tutti, anche il mio….(quello dove vado io mensilmente è decisamente fuori target…)

No, vedi, a me serve proprio uno che abbia una storia, che sia un locale storico…che abbia avuto fra i suoi clienti gente famosa.

Senti, non ne conosco nessuno con queste caratteristiche, anche se ammetto che letterariamente (e anche cinematograficamente, vedi proprio il film menzionato prima) sia una miniera narrativa, un barbiere, oggi.

Si vabbè ma a me serve trovare un locale cosi.

Sto per chiedergli perché ma mi astengo, non è carino. Mi viene solo in mente, perché devo averne letto da qualche parte, il barbiere di montecitorio, al quale però immagino, diano anche un'indennità "tieni la bocca chiusa" vista la tipologia della clientela (un po come credo avvenga per il personale di Buckingham Palace, allorquando, che so, il maggiordomo Smith, versa l'acqua tiepida per i pediluvi di Sua Maestà la Regina ...ecco. Mai svelare alla famigerata stampa dei tabloid la marca dei sali che utilizza sua maestà…pena il licenziamento, in tronco).

Senti Bandini, vedrò di informarmi e ti farò sapere eventualmente.

Si, bene, bravo, grazie.

Ho messo giù appena in tempo per schivare un'antilope (era una femmina e pertanto ci vuole l'apostrofo), materializzatasi davanti a me, dal fango.

Ricordati che siamo fango, veniamo dal fango e torneremo fango, mi ha detto mentre le andavo graziosamente incontro. Poi si è dissolta. Cosi come venuta. Allora ho preso il telefono e ho chiamato Giocasta Franzetti.

Pronto ?

Si, Pronto ?

Giocasta ?

Si.

Giocasta sono Cletus !

Cletus chi ?

Cletus, tacci tua nun me riconosci ?

Ah, Cletus, si, come no, come stai ? e giù una risata del tutto gratuita tant'è che stavo per mettere giù (Cazzo c'avrai da ridere, ho pensato, ma non gliel'ho detto)

Giocasta, ascolta, ho un favore da chiederti.

Dimmi pure, se posso…

Ecco, si tratta di trovarmi un barbiere.

Barbiere ?

Si.

E cosa ci devi fare con un barbiere ? Non hai il tuo ?

Si, ma è un'altra storia, a me serve un barbiere particolare….

Ti posso mandare quello che fa servizio nei nostri alberghi…l'abbiamo ripulito a quello straccione lì…

No, Giocasta, vedi…a me serve, per un amico anzi…uno che sia un po storico…

Storico ?

Ma si, rappresentativo, che so, che abbia fatto i capelli a qualcuno importante, che possa raccontare la storia della sua bottega…

No, non abbiamo gente cosi nei nostri ranghi, spiacente Cletus, sono tutti straccioni ripuliti…Tutta gente improvvisata, che veniva dall'est…senz'arte ne parte. Gli abbiamo dato una dimora (L'albergo…ndr) e ora fanno la bella vita.

Ma li paghi ?

No, lavorano gratis…campano con le mance. Su questo i patti sono chiari, ce lo dico prima di assumerli….

Giocasta….

Si ?

Non è legale….

E chi se ne fotte, Cletus.

Vero…

Che fai ci vieni al Procasma prossimo martedi ?

Che c'è ?

C'è una personale di Adelfia Prandizzi, sai…l'ex pornostar…

Espone ?

Si….le sue tettone rifatte…ahhahahha (e giù la stessa risata, grassa, metallica e leggermente sopra le righe).

No, espone le foto fatte in antartide, quelle della sua onlus in missione di salvaguardia per i pinguini…

Giocasta ?

Ah ah ah

Giocasta ?

Ah ah ah

Giocasta ?

Ah ah ah

Cazzo, Giocasta mi senti ?

cletus1 at 23:18:19 12 Commenti

04/12/2005

Broken flowers

Bill Murray, mica un qualunque acchiappafantasmi...

 

 

 

 

Intanto, che bel titolo, no ? Fiori spezzati, sono quelli di cui è costellato il cammino del protagonista, un Bill Murray che sta rivelando con una continua sorpresa, doti di grande capacità recitativa. Una maschera, l'hanno definita, la sua faccia inespressiva, su cui la macchina da presa infierisce in lungo e largo, durante lunghe soggettive, o in piano americano.

L'idea narrativa è bella. C'è un tizio, vagamente benestante, solo, forse in pensione, accannato dall'ennesima donna della sue innumerevoli avute. Il dialogo di commiato vale il film. Esilarante, nel suo minimalismo. Vai via ? Si Magari richiami ? Si, Magari potremmo uscire, fare qualcosa ? "Facciamo che lo faccio da sola, eh ?" In questo piatto quadretto da provincia americana, il nostro, rimasto solo, si masturba visivamente con vecchi dvd (presumo, dato il bianco e nero, fumettoni italiani, narranti di Don Giovanni, si proprio lui, proprio "come" lui) restando le ore, fermo sdraiato sul divano, davanti alla tv. A dare una smossa al film arriva una lettera scritta a macchina e anonima, contenuta in una busta rosa scritta con l'indirizzo scritto a mano con grafia minuta con una biro rossa.

In modo molto diretto, il nostro la leggerà davanti all'esterefatto Winston, unico amico, vicino di casa e papà di una tribù di ragazzini, che sarà la vera regia occulta di tutta la storia, colui che gli pianificherà il viaggio, senza alzare il culo dalla poltrona, incollato davanti ad internet. In breve, e l'idea narrativa è questa, una tizia, senza firmarsi lo porta a conoscenza di esser rimasta incinta di lui, dopo la loro relazione, e che il frutto del loro amore, un ragazzo poco più che ventenne, si è messo in viaggio per cercarlo.

Il film si smuove, sarà la ricerca di quale di un gruppo di donne, diverse per estrazione sociale, grado di invecchiamento (stiamo parlando di una relazione avuta circa vent'anni prima), sarà stata l'autrice della missiva.

Divertente, e amaro insieme, la regia, leggera di Jarmusch accompagna il peregrinare di Murray, in un quadretto dal retrogusto vagamente sociologico, dove però prevale la narrazione, fatta di dialoghi secchi durante gli incontri, nelle situazioni più spiazzanti come quelle che un viaggio del genere ci si aspetta comporti.

Il finale, ancora, molto "carveriano", aperto, non ci consegna nessun happy ending, nessuna rassicurante certezza, e l'inquadratura del nostro, fermo, come un palo della luce, in un tramonto poco luminoso, in mezzo ad uno dei tanti incroci di queste "borgate" americane, dopo essersi illuso di aver incontrato il figlio…è la sequenza più bella, sulla quale, inesorabili, scorrono i titoli di coda. Un paio di notazioni tecniche, non ho idea di come diavolo si chiami, ma la regia si avvale, di una simpatica, visivamente almeno, trovata: delle sequenze montate a ritmo sostenuto, che poi di colpo "frenano" morbidamente verso l'oggetto inquadrato. Una sorta di ABS dell'obiettivo, niente male. Decente anche la colonna sonora…un cd masterizzato dall'amico Wiston…"ascolta i suoni dell'anima, è musica etiopica !!!"

Da vedere.

Qualche risorsa: qui e questo il sito ufficiale e qui un'intervista a Murray

cletus1 at 21:02:17 4 Commenti