30/11/2005

Scene dall'universo parallelo (due)

doberman

 

 

 

 

 

La cosa va cosi, ultimamente mi sono un po impigrito, complice un fastidioso dolore alle ginocchia (ah…l'età…) vado un po meno spesso a correre. Ogni tanto un sussulto di dignità condito con un briciolo d'amor proprio, mi spinge a calzare le scarpette e uscire nell'umidità di fine novembre (è speciale, di mattina presto, cosi come prima del tramonto, ti consente di respirare acqua…più o meno come un pesce).

Cosi, lunedi sono tornato a casa un po prima, visto che c'era ancora un tot di luce, ho iniziato la "vestizione"…e sono uscito con le mini cuffie (un semplice lettore mp3). Ho fatto il mio solito giro (due anelli di circa 3 km. per due volte nel tempo di 30 minuti circa, poco più poco meno). Un tratto di questo percorso passa davanti ad una officina da fabbro. La c'è una femmina di doberman (non mi fido affatto dei cani di questa razza)…che in genere è in un recinto confinante con la strada, e devo alla robustezza della rete metallica di recinzione, la possibilià di aver mantenuto, a tutt'oggi, le chiappe integre.

L'altra sera, come un paio di settimane fa (ma allora era di mattina) il cancello era aperto e la doberman stazionava, guardandomi incuriosita giusto davanti al cancello difronte al quale sono costretto a passare. Amo i cani, il mio boxer superstite (l'altra è deceduta a fine agosto per una brutta malattia…pressochè incurabile) gira libero per il giardino. Ho in odio le catene. Di qualsiasi tipo…Cosi, l'altra volta, non sapendo come comportarmi…ho avuto la fortuna di venire fermato da un asiatico che, a bordo di una panda scassatissima transitava sull' altrettanto scassatissima stradina dove insiste il cancello di questa officina. Signole conosce questa strada ? E mi mostra un foglietto con su scritto il nome di una via…(era quella)…Cerco il numelo cinquanta…Io prendo il biglietto, lo leggo, gli dico "si, la strada è questa ma non ho idea di dove sia il civico 50" e mentre glielo dico mi domando se sappia il significato di civico…Poi ho un colpo di genio e, ancora tutto sudato e ansimante, per poter passare oltre al cancello aperto e con il cane impalato li come una statua greca, gli dico fammi salire, forse è piu' avanti (mentivo..avevo solo bisogno di passare, indenne, davanti al cancello). Cosi salgo, percorriamo pochi metri e giusto davanti al cancello vedo che nel piazzale ci sono degli operai, forse rumeni. Gli dico di entrare, cosi, protetto dallo sportello della panda, scendo e dico senza mezzi termini…"O chiude il cancello o chiude il cane…." "Perché ?" "Perché si" "Ma è buono, non si preoccupi…" "Invece mi preoccupo, e anche molto, vedete di chiudere sto cancello".

Al secondo giro il cancello era chiuso. Perché ero preoccupato ?

Per due ordini di motivi, il primo…il doberman abbaia sempre quando mi vede passare correndo davanti alla sua recinzione, il secondo, giusto qualche mese fa mentre stavo tirando, stavolta su un marciapiede asfaltato, in aperta campagna, e avevo nelle orecchie l'a-solo di tastiere di Refugee di Tom Petty a palla, mi sono sentito azzannare da un pastore maremmano. Morale : 15 gg. di prognosi, buco considerevole sulla parte posteriore della coscia e spavento non indifferente.

Da allora sono diventato più cauto…il volume degli auricolari è regolato più basso, e soprattutto…non mi fido più di nessuno.

Prossima volta che andrò a correre, e passando troverò il cancello aperto, tornerò mesto verso casa…(rosicando per non aver potuto terminare il "mio" tragitto di corsa…e sentendomi limitato dalla protervia altrui- e tenetelo chiuso sto cazzo di cancello se proprio volete tenere libero il cane), prenderò il telefono e chiamerò i vigili o il 113…non c'è peggior sordo…

cletus1 at 01:47:47 8 Commenti

27/11/2005

E' nato. Ed è qui

fiocco azzurro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comunicazione di servizio.

Si rende noto che a partire dalla data odierna è disponibile in rete un blog monotematico gestito da un pugno di blogger (verrebbe da dire quella sporca dozzina…ma incorrerei in un citazionismo da cinefilo che ho un po in uggia, preferisco i cinofili…e anche i cinodromi).

Bene, per chi volesse, presso splinder è "aperto" un diario multiautore, nel quale, spero, possano convergere le cose scritte da alcune fra le menti (e le penne) migliori della mia generazione, come diceva qualcuno.

VITE INCOLONNATE

Buon divertimento.

cletus1 at 11:58:31 7 Commenti

24/11/2005

Scene dall'universo parallelo

Ho passato qualche giorno, per lavoro, fuori da casa.

Lo so, la prolungata assenza da questo "luogo" genera squarci irreparabili nell'universo parallelo della creatività, arrivando ad un mix micidiale fra cose che accadono realmente, altre che vorrei che accadessero, altre ancora che non accadono affatto.

Non male, in fondo, mi son detto sarà proprio questo il succo della vita, una mescolanza di stati d'animo che confliggono, fanno pace, si risfanculano, il tutto in un piacevole andirivieni che ha il magico potere di tenerti lontano dalla canna del gas.

Andiamo con ordine. Autostrada, altezza appennino emiliano, giornata di freddo ma soleggiata. Mangiamo, in compagnia di colleghi e di un anziano capo-area, in un piccolo agriturismo a conduzione familiare. L'aria, all'interno è riscaldata. Oltre che dal fuoco delle cucine e dal camino, anche dall'atmosfera festosa dei presenti (non ho idea se qualche tavolata festeggiasse o meno anche un compleanno). Pausa sigaretta. Usciamo, sfidando le coronarie, e guadagnamo una porzione del parcheggio battuta dal sole, ma solo in modo pleonastico.

La temperatura è tale che la vista di pinguini, nel giardino, non sarebbe stata da reputare fuori luogo. Insieme al capo-area e a me, due uomini di una certa età, stanno fumando anche loro, uno eroicamente, con indosso "solo" una di quelle camicie di flanella patchwork. Il capoarea ha una dote difronte alla quale mi inchino: sarebbe in grado di dialogare con una salma, di ottenerne risposta. Cosi, partendo da una battuta, vengono fuori nozioni circa la vita dei due tipi. La loro provenienza (e giù discorsi su nomi di comuni e rispettive vicinanze, collocazioni geografiche…."…fa provincia di ?"). In genere finisce che si conosce anche qualcuno in comune. "Ma si quello che ha la moglie che lavora con lui…come no, aspetta…com'è che si chiama ?". Ecco. E allora vengono fuori scene di gioventù, di anni trascorsi in germania a lavorare, di matrimoni, di lavoro attuale sottopagato e chimerico (addetti ai cantieri della favoleggiante variante di valico). Insomma, scene di gente che si racconta, per il tempo di una sigaretta, che ha voglia di comunicare, aprirsi, anche con un perfetto estraneo. Non male.

Altra scena. Stavolta una roba tipo Procasma. Solo che qui è reale. Un mega salone ancient-regime, stucchi dorati alle pareti e ai soffitti a testimoniare di antichi, e non sopiti, fulgori. L'occasione, il compleanno di un'azienda. Allora tutto, ma proprio tutto, il popolo a far festa. Fra sfoggio di mise verticali, capolavori d'ortodonzia, e quell'atmosfera magica delle feste dove, è chiaro, ci si va per divertirsi. Una bellezza eclatante, fra molte. Un sorriso da stendere, immacolato, due occhi che hanno giocato con i miei per buona parte della serata, sotto una discreta abbronzatura e un giro di perle. Impossibile non scambiarci almeno una battuta. Sull'idea di un amico. (va detto che la dea si occupa di show-room di sanitari, elettrodomestici, insomma di robe per la casa). "una portentosa idea di marketing: a fronte dell'elevato numero di legami che vanno all'aria, accanto alle vituperate liste di nozze, pianificare ed organizzare anche delle liste di separazione". Sta ancora ridendo, ma credo più per cortesia, non so. Sta di fatto, che al risveglio, la mattina dopo, avendola ancora in mente, ho fantasticato di un improbabile colloquio telefonico con interflora, di un ordine di una dozzina di rose arancioni, e di un biglietto di accompagnamento di questo tenore "sei stata la cosa più bella sulla quale si siano posati i miei occhi. Peccato solo per una sera". Alè.

cletus1 at 19:14:26 15 Commenti

20/11/2005

Non riesco a trovare la strada di casa.


la taunus di van larson

 

 

 

Can't Find My WayHome, chi la ricorda ? Si tratta di un hit eseguito da diversi "mostri sacri", fra questi, Steve Winwood, Eric Clapton, ed altri.

A volte, dicono, le canzoni hanno un che di profetico. Per fortuna hanno inventato il navigatore satellitare (prima è venuto il navigatore solitario…come si può notare, si naviga da sempre, altro che il web). Cosi, a seguito dell'ennesima sbronza, saremmo potuti, avremo potuto, avere nota della frase, tenere a mente le possibili implicazioni.

A destra potete notare il Partenone, alla vostra sinistra, invece, una riproduzione, nemmeno troppo fedele, della Torre Eiffel.

La hostess, in uniforme perfetta, illustra cosi ad un gruppo di giapponesi, i corridoi del Procasma.

Oggi è in programma una personale di Giampiero Galeazzi (no, è un omonimo) un post telegrafonico col pallino della pittura ornamental-figurativa. Galeazzi ha coniato un nuovo neologismo…"onirical painter"; a chi gli chiede a quale scuola pittorica si rifaccia, lui, serafico e sornione, risponde: sono intriso dal mestiere dei pre-raffaelliti. Su cosa poi l'abbiano effettivamente ispirato è tuttora in atto una feroce disputa fra gli avventori del Procasma.

Una folta schiera, capitanata da Furia Tromberry, la Pierre del locale dal collo preso in leasing da Modigliani, si dice convinta che le influenze scolastiche di Galeazzi siano dominanti rispetto alle trasferte organizzate dal dopolavoro. Un'altra schiera, minoritaria, è portata invece ad ascrivere tali influenze ad un paio di fattori determinanti: la propensione del nostro ad alzare il gomito e l'acquisto, a rate, di un aggeggio chiamato episcopio. Tramite tale apparecchio, Galeazzi può agevolmente ingrandire le immagini scattate nel corso delle amene trasferte dopolavoristiche e transnazionali e, a volte, anche leggermente transessuali (si è già detto del "clima" sessuale che pervade la fauna umana che frequenta il locale) spararle su delle megatele immacolate e tratteggiarne i contorni con fedeltà pressochè assoluta.

Mentre era in corso questo vernissage, Van Larson, famoso ex wrestler, pluritatuato, ora mite conduttore di una tappezzeria sull'anagnina, fa il suo ingresso nel locale. Da parte di un congruo numero di donne, in ispecial modo di quelle coniugate, o almeno di quelle con un certo numero di tali esperienze alle spalle, si levano, in genere, mormorii di ammirazione. Van Larson gode fama di fico e tombeur. Sui divani della sua bottega si vocifera abbiano ceduto alcune delle più chiccchierate frequentatrici. Galeotto fu Galeazzi. Subito Furia Tromberry, instancabile animatrice del Procasma, generalmente fasciata in abiti aderenti di seta, ("fatti a mano" come tiene a far notare, lei, appena può) gli va incontro agitando le braccia all'aria neanche fosse su una zattera alla deriva e desiderosa di catturare l'attenzione del personale della petroliera che le sta transitando a poche miglia accanto. Van Larson la abbraccia, com'è nel suo stile, quasi sollevandola da terra, mentre tutti gli avventori si aspettano di vederla atterrare su uno dei tanti divani del locale, periodicamente sottoposti alla sua revisione. Stai bene Van ? Una favola, darling. Non ci sono le starlette del locale stasera ?

No, stasera no. C'era un mega colloquio alla Clebbino Ltd.

Colloqui di massa ? chiede Van sempre più spaesato

Si, certo, adesso va di moda cosi, sciocchino. Ma vieni, prendiamoci qualcosa al bar.

Sul banco del bar del Procasma in quel momento c'erano seduti

un venditore di tappeti ambulante, Abdul Haknar regolarizzato da anni e pertanto in grado di parlare un italiano fluente, ma con delle cravatte tali, da proiettarci tutti, nel territorio della fantascienza. Mario Fracanzani, un ragioniere in pensione ed in evidente sovrappeso, ma non privo di un briciolo di aplomb: la camicia, sbottonata dal sesto drink in poi, con le cifre dell'iniziali ricamate a mano. Adelfia Prandizzi, una ex pornodiva ora titolare di una onlus per il recupero dei pinguini dell'antardite. Ma solo quelli orfani, ci tiene a puntualizzare a chi, perplesso, ne chiede di più. Giocasta Franzetti, albergatore prussiano, possidente, accompagnato da due sedicenni ossigenate in evidente stato d'alterazione alcoolica.

Van Larson esordisce chiedendo tre dajquiri. Nel giro di dieci minuti si trova con una delle due sedicenni seduta sulle sue ginocchia, conversando di punto croce ed imbottiture eco compatibili col un giapponese che, stanco della personale di Galeazzi, si è seduto al banco, abbandonando alla hostess il resto della comitiva.

Il barman, albino anch'esso, si da un gran daffare per tener testa alla situazione, servendo passabili drink.

Osservo tutta la scena da una comoda poltrona. Fuori fa freddo e qui, dopotutto, si sta anche bene. Galeazzi si siede con tre giapponesi, per contrattare l'acquisto di tre sue tele. D'improvviso mi ricordo che proprio oggi è il compleanno di una mia amica, beh, un po più di una amica, che non vedo da un po, afferro il cellulare e le invio il seguente SMS "auguri, buon compleanno". Poi mi alzo, decidendo che è tardi, vado verso il bar. Prelevo Van Larson, incapace di tenersi in piedi e arranco l'uscita. Apro la vecchia Ford Taunus taroccata con le chiavi che gli prendo dalla tasca della giacca. Mi pungo. Larson ama portarsi in giro i ferri del mestiere (un ago gigantesco, da tappezziere appunto). Con il dito sanguinante apro comunque la portiera del lato passeggero, lo deposito sul sedile, chiudo lo sportello, faccio il giro della macchina e salgo al posto di guida…Al terzo colpo di tosse i trecentoventicavalli della Ford taroccata decidono di svegliarsi e danno il buongiorno con un cupo e rombante numero di giri. Una nuvola di gas, letali, immagino, per chiunque abbia a transitare nel raggio di centinaia di metri, annuncia l'avvio del motore.

Van Larson sorride, mi guarda…e con un soffio di voce, ormai del tutto ubriaco, sussurra "accendi il satellitare, Cletus…. Can't Find My Way Home ".

cletus1 at 00:31:22 11 Commenti

19/11/2005

C'hai da fa domenica ?

Ecco. Con questa domanda (tormentone) si ironizza circa l'approccio più scanzonato che si può. Intanto, una richiesta del genere, da parte di un perfetto sconosciuto, concedo possa suscitare le risposte-reazioni più diverse.

Cosa vuol dire, esattamente. Cosa intende ? E' una richiesta, in senso stretto, di conoscere gli eventuali impegni dell'interlocutore ? (meglio se di sesso femminile, possibilmente avvenente, di età non definibile- un mio amico definirebbe, sottendendo l'esser di bocca buona, "purchè in possesso di facoltà di respirazione autonoma e non assistita da appositi macchinari"…o, per dirla poeticamente, "la dotazione di orifizi praticabili"). A me verrebbe da innalzare la soglia e sottendere invece, piuttosto che la sola facoltà respiratoria, quantomeno, quella di deambulazione autonoma, e non servo- assistita.

Cruda eh ? Vabbè, questo è il versante "trash" della faccenda, passiamo a quello un po più aulico. C'hai da fa domenica ?

Soffermiamoci un momento sul concetto di "domenica", a cosa allude ? Alla maggiore possibilità di disponibilità di tempo ? Essendo paese a vocazione cattolica, è in uso da noi, contrariamente ad Israele, dove si riposa di sabato, avere, salvo alcune eccezioni, libero dal lavoro tale giorno della settimana. Anche volendo soffermarsi sulla quota di incidenti che si verificano nei fine settimana, si può stare sufficientemente tranquilli che si muore d'auto più spesso nel tempo libero che non nelle giornate feriali. Quindi, la domenica, quale giorno, nel quale, volendo, si dispone di maggiore quantità di tempo "liberato" da poter dedicare a se stessi. In tal senso, la coltivazione di rapporti interpersonali che travalichino gli ambiti strettamente lavorativi (anche nel caso in cui si uscisse con un/una collega, qui è l'aspetto personale ed extra lavorativo a prevalere).

C'hai da fa domenica, darling ? Che già detto cosi, getta la frase fra il ginepraio di possibilità cui la nostra vita è costellata.

In fondo, a seconda da chi ci perviene, tale domanda è prestofatto interpretabile come una richiesta tout-court cui segue inevitabilimente un'altra…"lo facciamo insieme ?". Quale che sia l'impegno, il desiderio, l'intenzione, scatta, inesorabile, la conseguente richiesta di fare quanto in animo, almeno insieme. Insieme, ecco. Io e te, fuori da qualsiasi altro ambito, io e te e basta, capisci ? Quale maggiore dimostrazione di interesse, infondo ? Sto "soltanto" chiedendoti che quale che sia la cosa che tu abbia in animo di fare tu voglia, sia disposta, incuriosita, tentata, dal farla insieme, a me.

Alla faccia dell'approccio diretto o della presunta timidezza, si spara sul pianista, qui. Niente scappatoie, lo sto chiedendo proprio a te, bambola. Sto manifestando, in modo arcaico, rozzo, vetero-diretto, senza alcuna venatura d'ambiguità il mio interesse verso di te, chiedendoti lumi circa il tuo quotidiano,sebbene un po speciale (rispetto agli altri giorni, almeno, caratterizzati dalla necessità di produzione di reddito).

Mi interessi tu, come impegni il tuo tempo, ti sto solo chiedendo come lo impieghi per tentare di saggiare il tuo livello di condivisione. Certo che se mi dici che sei inchiodata a casa, o con i tuoi figli, tuo marito, tua zia, tua nonna, il tuo fidanzato, già mi fai capire in modo inequivocabile che sei già a posto quanto a soddisfazione dei tuoi bisogni affettivi e considererai quasta richiesta, nella migliore delle ipotesi, quale complimento, indiretto, alla tua avvenenza, al tuo charme.

A chi si rivolge tale richiesta ? Non può essere formulata indiscriminatamente. Un briciolo d'amor proprio vuole la nostra, personale, disponibiltà a condividere, ubbidiente ad una soglia minima di accettazione. Se te lo chiedo è perché mi interessa quello che fai domenica tu. Non tua cugina, o tua sorella o la cameriera giù al bar dell'angolo.

Quando formularla quindi ? Non appena un tot di requisiti siano appagati. Fra di essi, vale la pena ricordare, la facoltà deambulatoria e respiratoria, e a scanso di problemi di legge, la maggiore età. Ipercritici, ci sentiremo di trattenere questa domanda, nei confronti di coloro che non suscitano in noi il minimo interesse.

Altra chiave di lettura, la solitudine. A me non interessa affatto intessere alcuna relazione di carattere stabile o duraturo con te (quasi come se questo fosse predeterminabile, e in genere, non lo è quasi mai), a me interessa esclusivamente sopprimere il senso di solitudine nel quale una giornata come la domenica ha la capacità di gettarmi. Capito ? Nulla di aulico, qui. La brutale esigenza di compagnia, chiaro che in tal caso, le soglie di accettazione si abbassino notevolmente, fino ad arrivare a quella,, che so, dei cani lupo.

Insomma, qualunque cosa abbiate da fare domenica, quando vi sentite rivolgere questa domanda, provate a sorridere, prendere un bel respiro e profferire "io niente e tu ? che proponevi ?" (notare il tempo del verbo….non impegna, in quanto appunto, trattasi di imperfetto, come l'amore, come noi, tutti, del resto).

cletus1 at 17:08:25 4 Commenti

17/11/2005

Memo

Poi, devo scrivere un post che si intitola "c'hai da fa domenica ?" una roba tardo esistenziale con retrogusto sessual-pecoreccio-sardonico, che maramaldeggi e si nutra dell'energia (atomica?) che si investe nei rapporti con l'altro sesso…(si, ok, ci sarà anche una versione omo-sex…in ossequio al politically correct).

Ho fermo, al vaglio di un nutrito studio legale, un post relativo ad una proposta delirante per dirimere "Una volta per tutte" la questione traffico nelle grandi città (qui, prego voler immaginare questo "una volta per tutte" detto con il tono di quell'imbonitore coi baffi che urla sulle private per venderti con rate, da qui all'eternità, salotti e tappeti persiani fatti a Brisighella). Se mi garantiscono l'impunità (per me e per i miei cari) lo pubblico.

Vorrei intervistare Pamela Canali,(voglio un post di Pamela Canali, lo voglio ora) usando lo stesso tono lacchè e parossistico del babbo del mattacchione torinese che si è fatto beccare con dei trans e dosi di coca scorsi giorni…ma si, quello che scrive nemmeno male, ma che una volta ho sentito alla radio ospite di Zapping (un applauso: è l'unica trasmissione che si chiude con una poesia, ogni sera) e ho capito che è un perfetto cafone, sebbene rivestito, quel tono, per intenderci un po (anzi un bel po) genuflesso, che usava al cospetto di quel grande pazzoide che è stato Indro Montanelli.

Vorrei, inoltre scrivere di un'altra festa al Procasma, tratteggiare meglio le figure della Signora Highsmith vedova Adinolfi, e di Van Larson (ex wrestler, ora artigiano tappezziere sull'Anagnina). Entrambi new entry. Due parole anche su Furia Tromberry (PR del Procasma), e sul suo collo delle meraviglie.

Un'amica m'ha proposto di scrivere del mio suicidio. Devo veramente far ricorso a tutta la fantasia di cui dispongo (poca). A qualcun altro piacciono di più i post verosimili presi pari pari dalla realtà.

Ma al negozio chi ce sta ?*

 

 

*abusata battuta in voga a roma, leggermente antisemita ammetto, ma qui prevale lo sfottò tipico dei romani, quale coda di una barzelletta idiota che vuole un'intiera famiglia al completo, finanche ai parenti di settimo grado, al capezzale di un simpatico nonnino ebreo che sta per andarsene…che d'improvviso rinviene, e resosi conto che non manca proprio nessuno, esclama: "ma li mortacci vostra, ma al negozio chi ce sta ?".

16/11/2005

tre pezzi facili

mariagraziaCiao, stronzone, sono Mariagrazia. Come ? Non ti ricordi di me ? Cazzo dici ? Se ti sei fatto delle ricche seghe al suono flautato della mia voce giusto l'altra sera. Dai, non fare cosi. Lo so che hai Ermete in casa, e quelle due bestie lì. Lo so che con Isaura hai chiuso e anche Ausilia non è che ti ci puoi fare un avvenire. Dai, stronzone, fa niente che devi ridare 90000 euro alle banche nel giro di pochi mesi, ma cristosantobenedetto, potresti anche alzare la cornetta e farlo sto benedetto numero, no ?

Ciao Cletus, sono Claudia da Parma. Si, lo so, ci sei rimasto male perché tu avevi in mente un partouze virtuale e invece sei finito in un loop infernale e ti sei dovuto sorbire il canto della divina commedia, letto però da Benigni, dove Paolo e Francesca tubano alla grande. Sei un animo inquieto Cletus, vecchio pezzo di merda. Vuoi che ti sputtani ? Vuoi che dica a tutti che mi hai detto che potresti essere mio padre mentre mi sodomizzavi al suono della marcia di Radesky ? Sei il principe del cattivo gusto, ecco cosa, ed è bene che tu a Parma non metta mai piede. Abdul, il mio fidanzato nonché manager e protettore è pronto a ridurti come un pivellino del wrestling, ma stavolta le botte sono per davvero. Sparisci dalla mia vita e lasciami lavorare.

Ehi, Cetus sono Manuela. Come chi Manuela ? Quella di Brindisi no ? Ti ricordi la scorsa estate ? Tu aspettavi il traghetto per Valona e intanto richiedevi fellatio come fossero big baloon. Hai la memoria corta ? Dai, eri anche simpatico, con quelle tue battute che facevano ridere solo a te, e che io non capivo. Mi piaceva quel tuo modo di sorridere anche se detestavo i grugniti quasi animali che emettevi mentre stavi per venire. Volevo dirti che mi manchi. Mi mancano le tue telefonate alle tre del mattino, quando ti lasciavi andare e mi raccontavi della difficoltà della tua vita, fra ex donne "tutte bottane" le definivi, debiti, auto di lusso ancora da finire da pagare e difficoltà di concentrazione creativa nella gestione del tuo blog. Ti rifai vivo ? quando hai il tuo prossimo carico d'armi per Valona ? ti aspetto. ciao.

cletus1 at 23:16:39 11 Commenti

15/11/2005

un altro gioco in rete

Sull'arte di leggere, da parte di Toni (un blog-less che commenta spesso da vibrisse e un po in giro nell'entourage degli aspiranti scrittori) (non me ne volere per questa squallida e ingenerosa definizione…eh, Toni ?), è stato pubblicato un post divertente, nel quale il nostro lancia un gioco: scrivere la migliore lettera di stroncatura a fronte dell'invio di un manoscritto presso una (o più) case editrici. L'occasione è gustosa anche per prendersi in giro, svelare i tic e la tristezza dietro le frasi di rito o i pre-stampati dei modelli delle lettere di rifiuto, di cui fra l'altro si lamenta l'assenza (a volte non risponde proprio nessuno e anche questo è un fatto…) e che potrebbero, perché no ? diventare oggetto di un'apposita antologia….

Questa è la mia lettera "tipo"…..

Gentile Sig. "Toni",

Intanto, che nome buffo per un autore, non trova ? Beh, se non trova fa lo stesso, perché questa, a tutta prima è una lettera di rifiuto bell'e buona.

Vengo a spiegarle anche perché, e consideri questa mia, come segno tangibile di disponibilità nei confronti di chi, come lei, ha ritenuto di dover prima scrivere, poi fotocopiare, poi inserire in una busta e quindi affrancare una serie di pagine con su delle parole in sequenza organizzate in modo da voler/poter sembrare una raccolta di racconti.

Lei non ha idea di quanto sia faticoso per noi, che per inciso ne riceviamo centinaia al mese, dover tener testa a tutte queste buste. A metterle in pila ci si potrebbero realizzare dei pezzi, o istallazioni, da arredamento moderno (e non è del tutto escluso che accada, anche qui in sede…prima o poi). Abbiamo "armadi" di manoscritti, lunghi, grossi, scritti a mano, a macchina, ne abbiamo ricevuto anche uno scritto in alfabeto morse, ma l'abbiamo smascherato, era un marconista malinconico depresso che ci ha bersagliato per mesi con i suoi deliri composti nel corso di lunghe, e immagino inoperose, traversate oceaniche.

Veniamo al punto che più le preme.

Il suo lavoro fa schifo. Si, lo so è brutale sentirselo dire ma abbiamo imparato, col tempo, che tale crudezza alla fin fine è nobilitante, dona, per capirci, un che di sincero in un mondo governato dalla furbizia, dalla raccomandazione, in fin dei conti dall'ipocrisia. Ecco, noi riteniamo, come modus operandi, di non dover contribuire ad alimentare illusioni nei confronti di chi, come lei, immaginiamo abbia già una sua pressochè certa fonte di sostentamento (lo tradisce il suo lessico, Sig. Toni, di uno che ha potuto studiare) e che giochi a fare lo scrittore perché, vattelapesca, la vita al momento non ha avuto ancora un cazzo di meglio da offrigli. Ne, lei, se lo lasci dire, sembra esserselo voluto andare a cercare. Beninteso, le sue storie, i suoi racconti cosi intrisi di tutti, ma proprio tutti, i luoghi comuni e i tic degli aspiranti scrittori, hanno ottenuto da parte dei due lettori ucraini preposti alla loro recensione, lo stesso equanime giudizio: fanno schifo. Senz'appello, se ne faccia una ragione. No, adesso non scomodi le stroncature famose, non si faccia coraggio con altri illustri precedenti. No, ed è bene che se mai pensieri del genere le balenassero in testa, lei faccia di tutto per scacciarli con sicurezza inusitata. Si rassegni, Signor Toni (ma non ha uno pseudonimo migliore…? Che so, magari Cletus, che suona già da "strano"…) la sua è una battaglia persa. Se anche fossimo alla frutta, e costretti a pubblicare donandogli l'allure che gli si deve, che so, le liste della spesa di Raymond Carver, graziosamente messeci a disposizione dalla sua amata consorte, ecco noi, Signor Toni, saremmo sicuri di poter vendere molto ma molto di più che non le sue balbettanti e velletarie avventure, dense di dejavù e senso di melanconia. Ha pensato di cambiare i personaggi ? Ha ipotizzato un ricorso massiccio a episodi di sesso estremo ? Ha praticato una lobotomia nell'asfittico cervello di un quindicenne dedito all'uso di sostanze stupefacenti ? Ecco, in tal caso avremmo potuto inviarle una lettera di ben altro tono, signor Toni (perdoni il bisticcio). La sua, nella migliore delle ipotesi, è letteratura da cronicario, roba da "cicl.in prop.", altro che una casa editrice affermata e blasonata come la nostra.

Adesso la lascio che mi sono anche dilungato troppo, e ho il campo di golf che mi aspetta. Abbia una cura migliore del suo tempo, che non è molto, come lei ben sa. Sorrida e prenda questa mia come la migliore delle azioni possibili, una stroncatura che le risparmierà un bel po di delusioni, e perché no, potrebbe restituirle, per intiero, una gioia di vivere inaspettata.

Con sincera disistima,

Il responsabile di collana, Ed. XXXXXXXXX.

cletus1 at 09:08:48 5 Commenti

14/11/2005

Improvvisi dal corridoio neuronale sei

L'altra sera ci sono tornato. Era da tempo non lo facevo.

Non che ne abbia tanta voglia: preferisco che le cose mi scivolino addosso, ho imparato. Forse più per il desiderio di reincontrare Frank, che per altro. Sia come sia, faceva caldo per essere novembre. Frank, spegnendo la sua wiston bianca mi ha salutato con la consueta deferenza…"buonasera, sir".

"A te, Frank, buonasera a te…tutto bene ?"

Ha annuito con un leggero cenno del capo come si conviene dalle sue parti.

Ho lasciato le ali di tacchino nella pentola a pressione, Frank.

Nessuna paura dell'influenza aviaria, sir ?

No, non ancora, temo che non me ne andrò via cosi, Frank.

Fa bene, sir, mai precludersi un piacere.

Cosa ci sia di piacevole nelle ali di tacchino lessate (se poi non le passi nel frullatore con patate bollite, capperi, acciughe e un cucchiaio di aceto balsamico…) beh, faccio fatica a capirlo ancora adesso, in vero.

Entro, percorro i lunghi corridoi tappezzati di una moquette blu elettrico (ignifuga) fino al piazzale dove arrivano i bancali delle cose recenti. Nemmeno un dito di polvere, qui nella zona di smistamento gestita dal paziente lavoro di Frank.

Cartelle classificate come "affari di cuore" ingombrano l'area. Ne apro una a caso, mi siedo su una cassa di asparagi (che ci fanno qui ?) e inizio a sfogliare. Si chiama "carosello delle ipotesi". Mi sembra interessante, dal titolo.

Una foto di Isaura, un biglietto di un cinema per la proiezione de La tigre e la neve di Benigni, che sono andato a vedere con Ausilia, fa seguito una batteria di diagrammi, flussi di calcolo, istogrammi. Percentuale di tasso alchemico, leggo…non afferrando il nesso, e ancora "autoflagellazione da ricordi ricorrenti", e poi via via una serie di cartelle semplici che prefigurano scenari, ipotesi appunto. Su una c'è scritto Matrimonio con Isaura, la apro. Una serie di foto seppiate, con quell'aria, intendo, di foto vecchie e gelosamente conservare ad immortalare, a modo loro, eventi significativi. Affascinato ho continuato…mentre l'adrenalina e la curiosità fuggivano a bordo della sorpresa (senza fermarsi all'alt della razionalità concreta).

Bambini, altalene, scivoli, balocchi e pattini in linea dappertutto, una foto di un improbabile casale in campagna affollato di questi giochi e con un fuoco crepitante nel camino, feste di laurea di alcuni di questi figli, rate da pagare per station wagon o monovolume immensi (e altrettanto scomodi da guidare), tovaglie, stese, ovunque (indice di culto per la buona tavola).

Ho proseguito, aprendo la cartella Matrimonio con Ausilia. Allibito. Stesse foto, cambiava "solo" la protagonista…ma tutto, tutto, tutto proprio uguale. Solo, stavolta, una mosca ubriaca ad infastidire la lettura, divertita, del faldone.

Ho riposto tutto dove l'avevo trovato. Ancora più perplesso, guadagnato l'uscita. Stavolta, ho potuto notare nell'occhiata di Frank un certa vena di compatimento. Eloquente. C'era tutto in quell'occhiata. Capisco come stai messo, è sembrato dirmi. Esco dal corridoio, che, va detto, ha molto della scenografia di quel film di Van Larson, Dogville, anzi ne è direttamente ispirata, se non fosse per la moquette blu elettrico.

Torna presto, sir ?

Dipende, ho risposto.

Non ci siamo detti altro. Non ce n'era bisogno.

Sono due giorni che piove, e quand'è cosi, l'umidità avvolge anche i pensieri, alla fine ho detto.

Stia attento alla guida, sir.

Certo, Frank, grazie.

Lo farò.

cletus1 at 10:22:40 7 Commenti

14/11/2005

Altre epidemie, altre stanze.

Hansen, il gabbiano

 

 

 

 

 

 

 

Migliaia di casi, qua e la, nella migliore delle ipotesi, Hansen,il gabbiano di mio cognato Ermete, avrà un futuro difficile.

Se vi state chiedendo perché Hansen entra in scena solo ora, perdete del tempo. Hansen era sotto sequestro presso un posto di polizia veterinaria in località non meglio precisata.

Hansen ha un carattere mite, sebbene adori gli smashing pumpkins. Va d'accordo anche con Ivonne, il pavone. Solo, se ne sta un po sulle sue, da quando Ermete è riuscito ad ottenerne il dissequestro. Gli passerà, non appena la stampa smetterà di fare baccano.

Hansen, è ucraino. Vanta numerose ore di volo e mai e poi mai e poi mai si sarebbe sognato di finire su un blog, quale caso eclatante ed attuale, dell'imminente, annunciata, prossima ventura, pandemia.

Ho chiesto espressamente ad Ermete, se la sua semplice presenza in casa, ora, possa in un qualche modo costituire motivo d'apprensione per la salute di noi tutti.

Ermete me l'ha escluso esibendo (è un gerundio, niente paura), un certificato su carta pergamena e laccato, rilasciato dalle autorità competenti. "Nessun pericolo, Cletus, potresti dormirci insieme".

Preferirei di no, ho risposto, come una battuta che devo aver letto da qualche parte ma non ricordo più bene dove.

cletus1 at 10:18:38 Commenta: