30/10/2005

L'ora legale

E' cosi ! L'ho sentito ben chiaro alla tele "questa notte dovete spostare le lancette dalle tre alle due, un'ora indietro".

Sono stato ubbidiente, e ieri sera prima d'addormentarmi ho messo la sveglia proprio alle tre.

Mi sono svegliato, andato in cucina, aperto il frigo e fatto uno spuntino (craker, philadelphia light, prosciutto crudo, latte, mezza banana) e fatto il giro di tutti gli orologi di casa, a parete e non.

Dopo mi è passato il sonno, ho rollato una sigaretta col tabacco e mi sono seduto sul divano. Facendo il seguente ragionamento:

se ho messo la sveglia alle tre, ora legale, significa che erano le due ora solare. Ma se per caso, invece che alle tre la sveglia l'avessi messa alle due o alle cinque, la cosa avrebbe avuto lo stesso effetto ? Cosi mi sono rialzato, rimesso le lancette avanti di un'ora di tutti gli orologi, spento tutto e rimesso a letto.

Il bello è venuto quando ho dovuto reimpostare la sveglia col cellulare, l'avevo già spostata o no ? Me ne ero dimenticato. Cosi ho deciso e ho chiamato il servizio ORA ESATTA della telecom.

Benvenuto nel servizio ora esatta, sono le ore zero due e cinquantanove, ho sentito dire da una voce da immigrata est europea (peraltro molto ben integrata, devo dire, vista la pronuncia viziata in modo impercettibile dalla cadenza tipica di chi arriva qui proveniente da quelle parti). Ho presa per buona l'indicazione conferendogli l'autorevolezza di un vangelo e ho atteso mentalmente le tre, contando fino a sessanta a bassa voce per non rischiare di svegliare mia figlia, Svetlana, che dormiva, ignara, nella sua cameretta.

Ho rialzato il telefono e composto lo stesso numero di prima, stavolta, una voce arrochita dal fumo, di quello che poteva essere un generale in pensione, mi dice:

Benvenuto nel servizio ora esatta, sono le ore zero uno e cinquantotto.

Come è possibile mi son detto ? E' vero, come ho letto tempo fa in un inquietante articolo, che la rotazione terrestre si mangia porzioni di secondo ogni giorno tanto da non esser più riconosciuta come il termine di paragone esatto per determinare che cazzo di ora sia esattamente, venendo sostituita dalla cosidetta ora atomica, che se ho capito bene si basa su un complesso intreccio di interpolazioni galattiche e oscillazioni dell'atomo di cesio, ma santiddio addebitarmi ben cinque scatti per farmi prendere per culo a notte fonda eh no, non esiste proprio.

Cosi ho voluto fare il terzo tentativo, stavolta una voce assonnata, molto somigliante a quella di Carmen Consoli, dopo i saluti di rito dichiara: sono le ore zero uno e cinquantanove.

Rincuorato, ho spente le luci, girato il cuscino e ripreso a dormire. Avevo preso a sognare che non era molto che vengo svegliato dal trillo del telefono. Al buio, a tentoni cerco di individuare dove ho messo il telefono, dopo un po ci riesco, alzo la cornetta e rispondo:


Pronto, dico

Si, pronto, dice una voce familiare

Mi dica, esalo con un 3% di proprietà cognitive

La stessa voce, quella della est-europea di prima mi dice:

Lei è l'abbonato XY ?

Si, dico.

Lei è in arretrato col pagamento della bolletta, lo sa ?

Ah si ? fingo, chiaramente lo so benissimo.

Si, dice.

Allora ?

Allora le abbiamo fornito, poco fa, delle info non esatte, cosi, per rappresaglia verso la sua reiterata morosità.

Bene, dico volendo metterci un punto.

Bene un corno, signore.

Perché ? dico

Perché non si fa cosi.

Ma cosi come ?

Non si chiama un servizio quando non si è certi di essere in regola

E lei lo è ? mi incazzo, quasi.

In che senso ?

Nel senso, sicura sia tutto a posto per quanto riguarda il suo permesso di soggiorno qui in Italia ?

Italia ? Signore ma io sto chiamando da Ekaterinburg (capitale degli Urali)

Urali ?

Si, che c'è di strano ? allora ?

E cosa c'è un call center laggiù ?

Si, certo, e nemmeno troppo distante da casa.

Lei vive sola ?

Si

Niente marito, figli

Ho solo diciannove anni, signore.

E che tempo fa, adesso, a Ekaterinburg ?

Perché me lo chiede, signore, ha intenzione di raggiungermi ?

Non ho particolari inclinazioni sul lolitismo, stia tranquilla

Lo sono, signore

Bene

Si, bene, mi raccomando di sistemare la sua posizione signore.

D'accordo, lo farò.

E' stato un piacere.

Anche per me.

Click

Click

Ho ripreso a dormire, indisturbato, si fottessero le ore e gli strumenti per misurarle. Domani, ad una certa ora, mi alzerò, farò il caffè, metterò nello stereo il cd di Tommy Castro comprato oggi pomeriggio…già, ma che ora era ?

cletus1 at 09:51:39 15 Commenti

27/10/2005

Sono giorni che...

Non sto molto bene. Come se non bastasse, è venuto a trovarmi un cugino acquisito (no, non conosce Ermete), e stiamo girando per lavoro peggio di due piazzisti della worweck-folletto. Nel peregrinare quotidiano, utilizziamo la sua autovettura, dotata di un simpatico aggeggio chiamato "satellitare". Mio cugino non è di Roma.

Cosi, ieri sera, alla fine di una lunga ed intensa giornata, fatta, manco a dirlo, di traffico, chiacchierate con i clienti, sudore (ha fatto davvero caldo), ordini estorti al limite della denuncia penale ( i coltelli alla gola, solo metaforici), scenette surreali ai tavolinii di un bar gestito da due simpatiche vecchine, e dove, accanto a noi, due est europei, strafatti di birra, han preso di mira un'ambulante cinese, una donna con un cassetto legato al collo pieno di chincaglieria, mezz'ora a contrattare il prezzo di una gallina meccanica che girava in tordo facendo coccodè, immagino in cinese, e che si sono piegati alla mia battuta "è l'unico pennuto proveniente dalla cina che ha potuto passare, indenne, la frontiera"….Insomma, cosi, dicevo ieri sera, mio cugino (d'ora in poi : Alcibiade, che è nome a me simpatico), dice: adesso accendo il satellitare (tom tom mi pare si chiami).

Che bisogno c'è ? Ci sono io, no ? Vuoi che non ricordi la strada di casa ?

Si, ma ti vedo particolarmente provato, lascia che ci guidi la simpatica voce di quest'aggeggio. Sei gay ?

No, non ancora, ho detto.

No, perché altrimenti invece che da una signorina, potevo selezionarti le istruzioni dettate da una voce di uomo…

Ho sorvolato apprezzando il senso dell'umorismo, e mi sono sprofondato nel sedile, limitandomi a guardare la strada. Mentre stavo cosi, ascoltando il tono, ora mellifluo, ora leggermente incazzato, della signorina in parola, ( a trecento metri svoltare a destra, poi riprendere a sinistra...) mi è venuto in mente che ormai siamo fottuti. Un dialogo a senso unico, ideale per chi soffrendo si solitudine voglia vivere l'ebbrezza della compagnia in auto, anche bene di una voce sintetica, proveniente da chissà quale diavoleria umana, piazzata a chilometri sulle nostre teste, e governata da una batteria di satelliti.

Bisogna che ci scriva un post delirante, basato solo su un dialogo cosi. Immaginare che sia dotata, questa voce, anche di una sorta di intelligenza emotiva, capace di leggere nell'animo dell'utente, e di riproporgli, con la grazia di un chirurgo (possibilmente non dedito all'uso di cocaina, come sembra sia molto in voga in questa città ultimamente), tutti i suoi malanni d'amore, di salute, economici.

Ecco, una cosa cosi.

"Si prega di chiudere il post, con i saluti di rito, e augurando a tutti i lettori, una buona giornata... Si prega di chiudere il post, con i saluti di rito, e augurando a tutti i lettori, una buona giornata... Si prega di chiudere il post, con i saluti di rito, e augurando a tutti i lettori, una buona giornata...".

Va a lavorà, và. J

cletus1 at 08:40:22 13 Commenti

21/10/2005

Another brick in the sleep (e brevi cenni di prossemica).

L'altro giorno ero al bar. Una cameriera mora, sulla quarantina, moderatamente sfatta, con due seni ancora sodi e grandi, e l'evidente aria-sorriso, di chi non ha molta voglia di darsi da fare doveva tenere a bada (soddisfare) gli appetiti (alimentari) di una moltitudine di presenti. L'altra sua collega era intenta al controllo degli scontrini, e praticamente faceva un cazzo girando di tanto in tanto delle piadine sui fornelli elettrici posti dietro al banco. La folla, col passare dei minuti aumentava sempre di più, in tandem con l'andamento lento dell'evasione degli ordini. La situazione si faceva pesante di minuto in minuto.

La gente premeva, fenomeno diffusissimo, come se forze sconosciute dovessero, a momenti, trasportare via il banco negli abissi delle galassie.

Un signore distinto, con gli occhiali e l'aria di "io ce l'ho fatta" (nella vita, intendo) sento che preme dietro di me. E' una cosa che odio, cosi, tanto per mandare segnali di scarso gradimento tento di tenerlo a distanza con i gomiti, neanche fossimo in area di rigore attendendo una punizione di seconda, o un lancio dal corner. La cosa va avanti per un po. Alla fine sbotto e mi giro dicendogli, tagliente: guardi che non se lo porta via nessuno il suo pasto, che bisogno ha di spingere ?

E lei, allora ? Che mi sta dando gomitate da un bel po ?

Si altera il tipo…forse non si aspettava la mia reazione, tuttosommato calma, ma davvero non sopporto sentirmi schiacciato, tranne che da una bella donna. Il tipo non pàgo inizia a borbottare fra se e se, alzando il tono della voce. Lo lascio dire, avendo ottenuto quello che volevo, che mi lasciasse spazio sufficiente senza regalarmi la sensazione (oltremodo spiacevole) del suo corpo alle mie terga. Decido di mettere un punto alla situazione, gli dico, calmissimo, quasi in modo zen, ma fissandolo fermo negli occhi "guardi, che anche se alza la voce non mi spaventa affatto". Come per magia il tizio si placa. Non so quanto dubitoso di testare la mia dichiarazione, ma tant'è, attendo altri interminabili minuti che la zinnona porti a termine la cottura del mio simil pasto e guadagno, felice, l'uscita.

Non so quanto questa scena abbia potuto sostare nei miei corridoi neuronali. Sta di fatto che poche notti dopo ho fatto un sogno molto strano. Lo stesso tipo, in impermeabile bianco, completo, cravatta e occhiali (non l'ho viste, ma ci giurerei, con un paio di church nere lucide come il sagrato di san pietro, ai piedi), mi appare in sogno ed inizia a straparlare.

Lei, caro mio, lei ha commesso una serie interminabile d'errori, lo sa ?

Lo sospetto, invero, ognitanto. Ho detto.

Una montagna di errori….continua con fare inquisitorio (lo stesso di quando mi diceva delle gomitate).

E sarebbero ? dico dopo un po, tanto perché non mi piace sentirmi sotto esame, e in genere non amo gli indici puntati, da nessuno.

I suoi scritti. Lei è un incompetente.

Trova ? (prendo tempo come mi hanno insegnato le batoste…)

Si, zeppe d'errori, pieni di incongruenze, e ha anche il coraggio di pubblicarli ?

Ho il correttore ortografico ricoverato in ortopedia, dico volendo fare il brillante.

Si, il suo umorismo da tre soldi, sa dove se lo deve mettere, vero ?

Ascolti, sia gentile, io ero qui che dormivo, (un luogo immateriale ndr) e lei viene a farmi le filippiche, ma per favore…

A quel punto il signore, come per magia sparisce. Mi ritrovo su un cuscino, davanti ad un narghilè mentre con Bandini ci stiamo facendo due risate sul programma di Celentano trasmesso l'altra sera alla televisione. Fra una boccata e l'altra le tende si scostano leggermente e due splendidi pastori alsaziani si palesano alla nostra vista, peraltro già annebbiata dalle risate e dal fumo della tenda.

Si piazzano su un divano da 25000 euro della Natuzzi e, muti, iniziano a guardarci, fissi, con aria di riprovazione.

La situazione si fa sempre più pesante. Ci guardiamo con Bandini interrogativamente, incapaci di dire alcunchè.

Dopo circa un'ora di questo master mind, Bandini esplode:

Cazzo, ci sono !

Dove ?

Ho capito, dice.

Cosa ?

E' colpa tua, lo capisci Clè ?

No, fammi il punto, dico prendendo il beccuccio del narghilè che mi sta passando.

Sono gli alsaziani che hai dimenticato sul divano nel post dove parlavi degli sciacalli di New Orleans, ricordi ?

Cazzo ! ho detto, vuoi dire che….

Ci siamo scambiati un'occhiata atterrita.

In breve, neanche fossimo a Porta a Porta, dei graziosi scampanelii precedono l'ingresso di TUTTI I NOSTRI ERRORI, passati, presenti e futuri.

Donne dal cognome mancante, Frank il cinese, tutto lo staff (al completo) di Rapidopizza, Signore del quarto piano in un numero spropositato, fanciulle neo assunte della Clebbino, un intero equipaggio di un battello oceanografico russo, capitato li chissà come (ne lui ne io, abbiamo mai scritto di tali imbarcazioni). E infatti da li a breve un nano con la giacca da domatore (quelle rosse, a doppio petto con i fronzoli sulle spalline, composti da tanti fili d'oro), li richiama….No, no, è un altro blog quello, venite via…non è questo il post. O.

Siete di Velletri ?

Una voce tipo quella di Carmen Consoli che imita la Marini (fate uno sforzo di fantasia, suvvia), ripete nel silenzio generale il quesito.

Ci guardiamo, perplessi sul da fare.

Siete di Velletri ?

Una due tre quaranta volte. Nessuno dei presenti, e sono tanti, osa rispondere, temendo, chissà, una contro mossa.

Totalmente incurante delle conseguenze, alla fine rispondo: "Si".

Ma annatevene a casa no ? e giù un pernacchione al suono del quale gli alsaziani, come fosse un richiamo, si lèvano dal divano, si avvicinano al cuscinone e iniziano a leccarci il viso.

Le signore del quarto piano, (saranno state una quarantina) si dispongono a semicerchio e il tipo di prima in mezzo.

Entra il nano con due elefanti.

Bandini mi guarda e dice: tu e la tua fottuta mania degli animali esotici.

Speriamo che non soffrano d'aerofagia, dico, restituendogli il narghilè.

Poi mi sono svegliato.

Mai più filetti di baccalà in salsa di fragole, la sera.

cletus1 at 21:01:32 27 Commenti

19/10/2005

Fra poco, a tavola.

Pellegrino ArtusiLa fucina delle idee è in pieno movimento. Ermete, mio cognato, quello che con una qualche ragione si è separato da mia sorella (ma che in compenso mi ha donato la gioia della convivenza con Ivonne, il pavone e Osvaldo, l'orangutango), è riuscito a taroccare il telefono, creando una connessione ad internet di ultimissima generazione…."a Clè, più veloce de na scorreggia…te rendi conto ?"

In breve si tratta di questo, grazie a delle losche conoscenze, Ermete ha istituito il primo servizio al mondo di ricette "on-demand". Fin qui nulla di strano. Quello che ci comporterà sicuramente la necessità dell'assistenza di un nutrito studio legale, sarà il fatto di non riuscire a fare in modo che qualcuno si intossichi per via delle nostre ricette.

Ermete ha fatto le cose in grande. Slides, grafici, analisi del break-even (punto di pareggio dell'investimento), marketing in rete e tutto il resto. Ho sollevato alcune risibili perplessità "solo" sul bagaglio di informazioni tecniche che occorrono per fornire al meglio un servizio degno delle aspettative richieste.

Cosi, ho telefonato ad Ausilia che mi ha noleggiato (ad un prezzo modico) il suo "Pellegrino Artusi: La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene". Sono due settimane che non esco di casa e ho piena la testa di allocuzioni come "aggiustare di sale", abbinate tipo "q.b." che ho scoperto, dopo ore, vuol dire "quanto basta", "amalgamare il tutto" e altre amenità del genere.

La scrittura (e la conseguente lettura) delle ricette è un esercizio degno di nota. Dando per buona la professionalità di chi sta ai fornelli, c'è di che diventare inappetenti per semestri a forza di lepri in salmì, spigole al cartoccio (o in crosta di sale), fricasee di pollame e cacciagione.

Questo il resoconto della prima telefonata odierna:

Pronto ?

Si. Fra poco a tavola (è il claim, penoso, inventato da Ermete per rispondere con originalità, equivocando sul significato di "pronto"…."Pronto in tavola"….ect).

Ma non è presto ? mi dice una voce da Mahalia Jackson, solo un po più giovane.

Signora è il nostro motto…Fra poco a tavola, è l'insegna (claim) del nostro nuovo servizio.

Lei sta chiamando da ? chiedo più per redigere un questionario ad uso interno (mio e di Ermete) per conoscere l'opinione della clientela sulla qualità del servizio che per un reale interesse.

Da Bisceglie mi dice la signora.

Bene, signora, cosa aveva pensato di cucinare oggi per la famiglia ?

Sono vedova mi dice laconica.

Beh, allora per lei.

Mangio poco, sa l'età, e poi devo stare attenta per la pressione.

Una dieta ? dico

No è che proprio non ho fame, mi dice.

Ha una connessione internet, un indirizzo email ?

No, niente, perché ?

Per inviarle la ricetta in forma scritta (formato pdf) le dico, già sospettando che sappia nulla di tutto ciò.

Bene, signora, allora cosa ha chiamato a fare, mi scusi ?

(fra l'altro la chiamata le costa un botto, sto per aggiungere ma mi trattengo)

Nulla, volevo compagnia, chiacchierare con qualcuno.

Mi faccia capire, lei vive da sola ?

Si

E non ha nipoti ?

No

Figli ?

Due ma vivono all'estero.

Cani, gatti, canarini, animali da cortile ?

No, macchè il condominio non vuole.

Un' amica, un prete, un vigile urbano ?

No, niente.

Insomma, come fa ?

La televisione.

La televisione cosa ?

Io telefono ai quiz per parlare con le trasmissioni.

In che senso, scusi ?

Telefono accussì, ma lo sai che lei ha proprio una bella voce ?

Signora ma con chi voleva parlare, realmente ?

Non è Uno mattina ?

No, signora siamo di Fra poco a tavola, tutt'altra faccenda.

Ma anche voi date le ricette ?

Si, certo, essenzialmente queste.

E i numeri al lotto ?

Ho aspettato che i neuroni dessero l'interpretazione più corretta alla domanda. Le ipotesi, valutate alla velocità della luce, sono state:

  1. la signora mi sta prendendo per culo
  2. è una spia della concorrenza che ha chiamato per valutare il servizio
  3. non ha davvero un cazzo da fare e sta giocando alla casalinga di voghera (sia pure con un leggero scarto di latitudine…Bisceglie insiste in provincia di Bari)
  4. è Loretta, mia sorella, con la voce truccata (ha fatto un corso di doppiaggio) che cerca Ermete.

Dopo appena tre nanosecondi ho voluto dar credito all'ipotesi d.

Mia sorella è cosi pigra che per evitare di fare un isolato a piedi, per reclamare la puntualità dell'assegno di mantenimento da Ermete, preferisce telefonare ad un servizio (il nostro) che le costa come un aperitivo al roof garden dell'Hilton.

Bene, Loretta, cosa posso fare per te ?

Non hai la ricetta per la pepata di cozze ?

Si, certo, quanti siete ?

Stai invadendo la mia privacy, mi dice, tagliente.

Non volevo e comunque Ermete non è geloso, affatto. Di più.

Diciamo per tre quattro persone.

I tuoi vicini ?

Si.

Le dètto la ricetta, facendo leva sulle mie doti recitative, il corso di doppiaggio per cartoni animati (che ho fatto con lei) torna utile in occasioni come queste.

Al termine, ai sensi del contratto strampalato fatto da Ermete con i ceffi della compagnia telefonica, abbinata ad internet, le recito la formula di chiusura che cita il costo della conversazione a carico del chiamante.

Un urlo che in confronto (se ce l'avesse) l'audio dell'omonimo quadro di Munch sarebbe un bisbiglio, si leva dall'apparecchio…

Silenzio.

Ho appena messo giù quando Osvaldo reclama la passeggiatina quotidiana.

Passerò a prendere delle cozze pre-cotte alla giesse.

O alla Coop. Dipende. Ma anche dei filetti di baccalà in salsa di fragole non sarebbero male.

cletus1 at 01:32:07 6 Commenti

15/10/2005

Una serata al Procasma

Steve Bishop è un omosessuale.

La cosa di per se non è che faccia clamore. Ciò che aggiunge sconcerto è che si tratta di un nano e che detiene il primato del mondo di salto con l'asta.

Steve Bishop è anche il proprietario del Procasma, un wine bar sulla Tuscolana popolato da scambisti e zoccole male in arnese.

In passato ha militato nei gruppi dell'estrema sinistra, senza che ciò arrecasse gran danno alla sua fedina penale.

Nel Procasma si tengono delle feste. A volte finiscono, come è facile prevedere, in mega risse o in orge semi-riservate. L'esito è in funzione del tasso alcolico degli avventori. In genere non si va mai oltre i super alcolici. Droga no, che fa tanto borghese e costa anche decisamente troppo. Problemi di ritiro di licenze e decibel ritenuti troppo alti, hanno caratterizzato i primi mesi di vita del locale.

Oggi al Procasma è prevista, una personale di Altiero Casini, un pittore informale di Grottaferrata. Furia Tromberry, la manager cui Steve ha affidato le public relation, ha organizzato l'evento con il consueto giro di sms spediti con dovizia a coloro che si sono registrati nel "club-prive".

L'sms è arrivato anche a me. Ho lasciato traccia delle mie generalità da quando ho accompagnato li, per una festa, Elisa.

Elisa è da un po che non la vedo. E' tornata con il marito dopo una rapida, ma intensa, storia con un trapezista albino.

Quel trapezista albino, sono io.

Quella che segue è la cronaca dell'avvenimento.

Alle ventitrè un taxi mi deposita, il verbo è appropriato in quanto già privo quasi del tutto di senso dell'equilibrio e in evidente difficoltà motoria, all'ingresso del Procasma.

Un buttafuori gigantesco, ma dalla voce curiosamente effemminata mi saluta come potrebbe farlo Audrie Hepburn, in uno dei suoi film, rivolta all'amante di turno. Sorrido, appena imbarazzato e mentre ritiro la carta di credito dalle mani del tassista, il buttafuori mi solleva di peso e spostando le pesanti tende dell'entrata, mi cala nella semi oscurità del locale.

Profumi di tutte le specie aderiscono alle pareti delle mie narici nel giro di pochi secondi. Il risultato è apprezzabile, alla stregua dell'aceto fatto sniffare agli svenuti, rinvengo e con piglio e accuratezza scendo i lunghi scalini che accedono alla sala.

Un gran numero di persone stazionano in piccoli gruppi davanti alle tele. Stavolta hanno fatto le cose in grande, come fosse una galleria, i disegni schizzati e incorniciati di Altiero Casini, fanno bella mostra di loro dalle pareti. Furia si avvicina e gettandomi le braccia al collo si lascia baciare castamente sulle guance, come si conviene fra amiconi. Non manco di osservare il bel giro di perle che adorna il suo collo modiglianesco.

Sorride, Furia, è contenta sia venuto.

Ci voleva questo vernissage, mi dice entusiasta, per farti rivedere da queste parti, fetente.

Ho avuto problemi di salute, dico tanto per giustificarmi.

Sto per prendere una tartina per mandare giù uno champagne ancora troppo caldo, quando Steve Bishop si presenta avvolto in un frack bianco con dei gemelli sui polsini molto pacchiani.

Cletus, vecchia merda, ce l'hai fatta a farti rivedere qui, eh ?

Steve, tempi duri, contento di vederti in forma, dico mentre mi stritola la mano con la sua possente, e insospettata presa.

Stasera c'è un sacco di bella gente, vieni che ti presento ad un po di amici. Dopo, dico, prima lasciami assaggiare questo ben di Dio.

Ora, è il caso di dire che con l'alcool non vado particolarmente d'accordo. I martini ingurgitati prima di arrivare, cosi, tanto per "rodare" l'umore in vista della serata, hanno già fatto il loro sporco lavoro, in giro per i corridoi neuronali.

Ho intravisto Elisa col marito, un gommista dell'ardeatina, in un gruppo di persone che sta commentando una tela bianca con un minuscolo punto blu giusto nel mezzo. Sento una hostess discettare di simbolismo, nevrosi del vivere moderno, ritorno all'essenzialità e rimiro le forme aggraziate del suo sedere, fasciate dalla seta dell' abito. Peccato sia finita cosi presto.

La musica, rigorosamente lounge, invade l'aria tentando di rendere glamour l'atmosfera. Ci riesce, e già un po tutti sorridono smodatamente alla minima battuta. Una coppia di tardo punk si sta baciando, spiaccicata su un pilastro, lui le ha infilato una mano sotto la gonnellina di cuoio. Lei ha sollevato una gamba, immagino con sforzi sovraumani, ha degli anfibi irakeni, molto trendy quest'anno. Nei pochi tavoli, addossati alle pareti della sala, sotto ai dei tromphe d'oil che raffigurano delle vetrate inesistenti, che insistono su paesaggi himalayani (siamo, come detto, in uno scantinato della Tuscolana), altri ospiti sono intenti a ripulire i piatti con gli snack del catering prelevati dal banco, o serviti da camerieri ossigenati. Su tutto, pervade la voglia di fare "come se". Una brutta copia di scene, magari viste in qualche film nelle stesse circostanze.

Elisa ha lasciato il marito a parlare con una che fa la fioraia al mercato rionale, e si avvicina a me.

Stai bene ?

Certo, anche tu vedo.

Abbastanza, si. Sorride mettendo in mostra la bella dentatura che ha.

Ho interpretato come il tuo piu' grande atto d'amore, il tuo non farti piu' sentire. Spero tu sia felice, adesso. Dico.

Si, te l'ho detto, dice in un modo che voglio credere falso.

Bene, adesso devo andare, dico.

Lei ci è rimasta un po male, ho notato, ma ha fatto finta di niente.

Ciao, allora e stammi bene.

Si, anche tu.

Steve, sbucando da dietro ad un cameriere, agitando un calice pieno di roba con le bollicine, ed in evidente stato d'ebrezza, richiama l'attenzione dei presenti per il momento del brindisi all'artista.

Altiero Casini, solleva la tenda di pesante velluto blu del palco dove in genere si esibiscono dei transessuali che fanno heavy metal, e sorride brandendo una bottiglia di moet chandon. Ragazzi, siete fantastici, sento che blatera, incapace di andare oltre si accascia fra il clamore dei presenti.

La gente continua, indisturbata, a farsi i fatti propri. La roba da mangiare finisce presto dai vassoi sotto ai capolavori d'ortodonzia della gran parte degli ospiti. Qualcuno recrimina sulla qualita' del cibo. Qualcun altro su quella dei cocktail.

Lascio il Procasma con Giulia, un trans di Viareggio che ho conosciuto li la stessa sera.

Fa fresco per essere ottobre.

Elisa è sempre una gran bella donna, penso, mentre ascolto il saluto effemminato del gorilla all'ingresso.

Il taxi ci accompagna nella deriva della città, incontro ad un'altra notte. Giulia sorride e, guardandola, lo faccio anch'io.

Mi manca il mondo del circo, penso, osservando i lampioni schizzare via oltre il finestrino buio.

cletus1 at 17:29:17 14 Commenti

13/10/2005

...da domani

Jackson Pollock: Los postes azules.

 

 

 

 

 

L'altra sera, ero tornato da poco a casa, ho dato un'occhiata nel frigo, c'era quasi niente. Ho trovato bizzarra la presenza di un mazzetto di prezzemolo avvolto nel celophan, sul quale la muffa conferiva aspetti di un quadro di Pollock. La natura, a volte eh ?

Quindi ho condiviso le lenticchie, prive di sedano nel soffritto, con Ivonne (che ne va ghiotta) e Osvaldo che le manda giù con dei grugniti inimmaginabili. Suppongo di gradimento.

Mi è venuto in mente il claim della Lidl…."da domani…"

Da domani vorrei cambiare vita, mi sono detto, guardando i due animali e i pedalini maleodoranti di mio cognato Ermete lasciati penzolanti sull'unico divano di casa.

Mentre ero immerso in questi pensieri ha squillato il telefono dell'appartamento (si, ne abbiamo uno, solo ricevente…non abbiamo nessuno da chiamare e conduciamo, un po tutti, una vita piuttosto riservata).

Lei ha un'idea chiara sul come andranno le prossime elezioni ?

Mi dice una voce da adolescente appena appena resa comica dal tono serioso della domanda.

Quanto ti danno, Catia ?

Non mi chiamo Catia, signore.

Non fa nulla, quanto ti danno, figliuola ?

Dillo a tua figlia, cazzone, "figliuola"…non sono tenuta a comunicarle la mia età, vuole rispondere ?


Quanto rendono le mie risposte ? Un tot al kilo ? Come funziona ? vi danno un elenco ? Avete un tempo a disposizione ? Com'è che va ?

Senta, lei me ne sta facendo perdere, di tempo, ha intenzione di rispondermi o no ?

Mi perdoni, ma è lei che mi ha chiamato, io ero qui a farmi un pediluvio e lei mi pone delle domande esistenziali….

Io sto solo facendo il mio lavoro.

Anche io, in un certo senso, le dico.

Bene, adesso che siamo certi di non esser due fannulloni vuole rispondermi per favore ?

Hai un contratto o sei stata assunta sulla parola ?

Cazzi miei, stai esagerando, adesso.

Vedo che siamo passati al tu…abbiamo mai pranzato insieme ?

No, ma volendo….

Capto la cauta apertura mentre Osvaldo sta scaccolandosi utilizzando un pedalino di Ermete, quello destro per la precisione (ma poi ha importanza ?).

Volendo cosa ? Uscire a cena ? Potrei essere suo padre.

Naaaa mio padre rompe meno i coglioni.

Allora ?

Allora dicevo cosi per dire, ce lo insegnano qui, di blandire quand'è necessario.

Tutta questa fatica ? Ma per farne cosa poi ? Migliora qualcosa dopo, in questo carosello generale ?

Per me sicuramente, ho le rate della smart da finire di pagare.

Sto per dirle quello che io mantengo ma mi astengo, non capirebbe.

Bene, dico per rompere il ghiaccio dopo una piccola pausa imbarazzante foriera di una prossima chiusura della conversazione: l'acqua del catino si sta facendo fredda…

Bene un cazzo, lei non ha risposto.

Lo faccia lei per me, ha fantasia sufficiente.

Intuito, direi.

Sicura di se, eh ?

Sempre, soprattutto con i tipi come lei.

Creda quello che vuole, è stato un piacere. E ho messo giù.

E' da stamattina che sta frase di Proust mi deambula per i corridoi neuronali: "Siamo tutti costretti, per rendere sopportabile la realtà, a coltivare in noi qualche piccola pazzia".

E Ivonne adora, dopo che ho lasciato il catino, sulla cui superficie i sali disegnano come un mappapondo, illudersi di essere un cigno.

cletus1 at 23:30:02 5 Commenti

07/10/2005

Una mattina di pioggia

Chissà da dove, ma senti che qualcosa sta per cambiare. Lo avverti, anche senza averne un quadro preciso. Cambia il tuo stadio d'attenzione. Dallo stato sospeso, alla consapevolezza che quel suono indistinto e ripetuto, che le tue orecchie vagamente percepiscono è il trillo di un telefono.

Il tuo capoarea. Risponde ad una chiamata non risposta che tu gli hai fatto ieri pomeriggio. Sperduto in qualche albergo a tre stelle della calabria, magari sotto ad una doccia ristoratrice, avrà spento il telefonino, per poi riservarsi di assecondare la tua richiesta, lasciata nella segreteria telefonica, di essere richiamato.

Fai fatica a connettere, e, al momento, ti sfugge il motivo reale per il quale l'avevi chiamato. Tu stavi ancora sognando, probabilmente. Ti imponi di vestire, alla velocità della luce, i panni sociali che vesti abitualmente e intavoli uno straccio di conversazione improbabile. Sei, in modo incommensurabile, stanco.

Chiudi il telefono, dopo frasi di rito. Ti prepari un caffè, in una cucina miracolosamente ordinata. La donna polacca che ti fa le pulizie è stata da te giusto ieri. Assapori il piacere dell'ordine, in luogo di una caotica, e anti igienica, confusione che altrimenti regna nella stanza.

Accendi la prima sigaretta e sorseggi il liquido nero bollente, quasi privo di zucchero, osservando, di la da un'ampia vetrata, la pioggia copiosa che cade nel giardino.

Accendi anche della musica, stavolta senza porre troppa attenzione all'assonanza con l'atmosfera. E' da un po di tempo che ami i contrasti, forse per sfuggire al senso di lezioso. Cosi lasci che del blues innocuo pervada l'aria, altrimenti silenziosa della casa.

Non hai programmi, salvo forse, raggiungere la banca dove avrai cura di versare degli assegni presi ieri e che ti serviranno per tenere sotto la linea di sconfinamento il tuo conto corrente.

Sono tempi duri, ti ripeti. Mentre apri un quotidiano del quale ignori la data.

Un articolo su Raymond Carver cattura la tua attenzione. Cerchi, con un po di fatica, gli occhiali da lettura. Di mattina (ma anche a sera, tardi) non riesci a leggere senza. Ti divori l'articolo che parla di un tuo mito. Ti piace il tono, come ne parla un altro. Fa niente che si chiami Giorgio Montefoschi. Tu vuoi "solo" leggere e basta, sentire anche il suo punto di vista.

Concordi con molte delle cose che ha scritte. Un'aria maledetta da grande maesto occulto avvolge la tua passione per la scrittura. Non immediatamente una sorta di modello cui rifarsi, quanto piuttosto, una sommatoria d'assonanze. Ti fai vanto d'averlo "scoperto" ben prima che minimum fax acquisisse i diritti. Hai, di la, piccola isola nel tuo disordine generale, quasi tutte le sue prime edizioni, per i tipi di altre case (garzanti, pironti). Ti riprometti di rileggerli, prima o poi. Come far visita ad un amico che è da un po che non vai più a trovare. Facile che tu gli annetta anche capacità distillanti, la spinta a riprendere a scrivere cose ben più lunghe di un post. A tirar fuori, ancora, indefessamente, la poesia.

Anche da una mattina di pioggia.

cletus1 at 10:01:34 9 Commenti

05/10/2005

Il Majestic, non è un cinema all'aperto.

Non è nemmeno una marca di motorini. Nemmeno una video camera digitale che è in grado di leggerti quanti peli hai su nel naso in una stanza perfettamente buia.

Majestic, anche se, lo ammetto, potrebbe esserlo, ma non è, non è un pacchetto "all-inclusive" offerto a shampiste di tor pignattara o squinzie di balduina, per le spiagge di Sharm.

Niente a che vedere, poi, con fucili, di precisione e non.

Non parliamo di chewing-gum, con un nome cosi, resterebbero, invenduti, per semestri, negli espositori vicino alle casse dei bar, supermercati.

Majestic, per bacco. Possibile non ci sia ancora arrivato ?

E' un modello di lavatrice anni 60 che ormai puoi trovare solo in qualche rigatto specializzato in modernariato ?

Un aggettivo per l'alba boreale ?

Un lucido da scarpe pretenzioso ? (il cui claim sarebbe benissimo potuto essere "come nuove, che dico ? rende le tue scarpe cosi nuove che dovrai allevare la bestia dalla quale è stato estratto il cuoio")

Un modello di juke-box nel quale vecchi greatest-hits gracidano nell'aria ferma come quella di un pomeriggio di fine aprile ?

Una marca di profilattici che promette mirabilie (per entrambi) ?

Un tipo di calze a rete con una maglia cosi larga che sembrerebbero acquistate nel laboratorio di una norcineria ?

Majestic, per favore…un progetto mai varato della McDonnel and Douglas (premiata azienda di produzione veivoli, militari, civili e da diporto) ?

Ho deciso, basta. Telefono ad Ausilia e glielo chiedo.

Lei, serissima, prenderà in esame concreto la faccenda, cominciando ad alambiccarsi, escogitando ipotesi, sottacendo intuizioni, fino ad avere la certezza di non saperne nulla, e confessarlo candidamente, spavalda, incurante dell'insuccesso (ed è forse anche per questo che mi piace, tanto).

"Ma che cazzo te frega, a Cletus…? Dopo che l'hai saputo ?".

Risposta: è la ricetta di Abdul, un barman magrebino e schizzato, alto un metro e quarantacinque, per servire un succo di pomodoro shakerato con la spremuta di pompelmo. Una cosa cosi raccapricciante, da far rimpiangere un ragù alla bolognese fatto con il macinato per il gatto (cosa realmente preparata e mangiata, dal sottoscritto, complice un'assenza prolungata della mamma, e il deprecabile costume, di alcuni membri della famiglia coabitanti, di non etichettare o disporre in scomparti dedicati tale tipo d'alimenti, nel frigo domestico).

cletus1 at 08:54:24 16 Commenti

02/10/2005

Simulascion dai !

Domani, lunedi 3 ottobre, intorno alle nove di mattina, qui a Roma, chiunque non sarà stato avvisato per tempo e transiterà per il Colosseo, o la fermata Metrò Repubblica, o nei dintorni di Piazza Navona, rimpiangerà di non trovarsi in Antartide, dedito alla salvaguardia dei pinguini.

Tre attentati, per i quali è stato fatto espresso divieto (mica siamo come a Milano, qui…) di utilizzare "sangue di scena", verranno simulati per mettere a punto gli "apparati di sicurezza". E' una fiction, niente paura. Il sindaco si è premurato di far sapere alla popolazione tutta che "non sarà un reality", con vivo scorno di chi, fast-tv-dinner alla mano, avrà la sorpresa, amara, essendosi illuso in un sequel de "l'isola dei famosi", e si troverà, invece, "l'isola pedonale", variamente sconquassata.

Le tv di tutto il regno intervisteranno, per i servizi da mandare poi nei tg, diversi cittadini, "presi a caso" fra la folla che si troverà, suo malgrado, nel bel mezzo di questo agghiacciante carnevale. Dato l'elevato numero di anziani (eh si, la popolazione invecchia) e alla luce della notoria indolenza a credere ad alcunchè dei romani, si auspica che i reali casi di infarto provocati dall'ignoranza dell'evento, siano contenuti al minimo.

"Tuttavia", una tv nazionale ha fatto uno scoop, ha intervistato in anteprima un uomo che porta spesso a passeggio, di volta in volta o un orangutango o un pavone, e che da qualche tempo, imperversa in diversi giardini pubblici della capitale. La troupe, ha voluto testare il grado di informazione di un "cittadino qualunque" in merito all'evento, è riuscita ad inviduarlo ed ecco cosa è riuscita a farsi dire, la regia mandi in onda il filmato.

Scena: panchina di parco pubblico. Piano americano, con sfondo di pini secolari e vari cespugli miracolosamente illesi dalla furia distruttiva della pipinara che popola il sito. Un uomo di mezza età, avvolto in un impermeabile grigioverde, seduto su una panchina. Occhiali da sole, nonostante un cielo plumbeo.

Signor G. (le iniziali per evidenti ragioni di privacy), Signor G., lei è di Roma ?

Ah ?

Dicevo, lei è qui di Roma ? Abita a Roma ?

Si, perché ?

Guardi qui le domande le facciamo noi, vuole rispondere ?

Ho bisogno dell'assistenza di un legale, prima.

Ok, ma non rischia nulla, è una fiction questa, come le abbiamo detto nel momento in cui le abbiamo messo in tasca le tre banconote da 100 euro, no? poco fa, ricorda ? (questa la tagliamo, ok ?),

Va bene, ma facciamo presto, Osvaldo comincia ad aver fame.

Bene, stavamo dicendo, lei sa cosa succederà domani mattina ?

Si

Oh, perfetto. Vuole dircelo ?

Come no, domani è il simulasciondei. No ?

Si, certo, e lei come si comporterà ?

Io ?

Si, ovvio, lo stiamo chiedendo a lei, a chi altri ?

Beh, io ad una certa ora sveglierò mio cognato Ermete, gli suggerirò di raggiungere, come ogni mattina lo smorzo e mettersi in coda, insieme ad altri cittadini est europei per sperare di esser raccattato da qualche benefattore per una giornata di lavoro in qualche cantiere.

E poi ?

Poi, darò da mangiare ad Ivonne e ad Osvaldo.

Che bravo padre, i suoi figli ?

Macchè, rispettivamente il pavone e l'orangutango di mio cognato che vede qui seduto al mio fianco.

E' buono ?

Chi ? Ermete o lo scimmione ?

Lo scimmione.

Si, basta che non incroci donne dal seno importante foderate in abiti bianchi a pois blu. In tal caso si altera.

Bene, e dopo ?

Dopo andrò a fare la consueta passeggiata con Osvaldo, come ogni mattina, e come ogni sera.

Verrà in centro ?

Credo di si.

Perfetto, Signor G. lei ha idea di cosa potrà accadere domani mattina ?

Mah, guardi qui è già un gran casino (posso dire cosi ?) tutti i giorni, domani sarà una giornata come le altre, da questo punto di vista.

Ossia ?

Cioè, col bordello di traffico che abbiamo ogni giorno non si noterà alcuna differenza.

Via, ma lei non doveva dire questo, perché si comporta cosi ?

Io ?

Si, lei, non doveva parlare in questi termini della città, non erano questi gli accordi. Ricominciamo, ok ?

Ok.

Come reagirà difronte al gran caos provocato dalle esplosioni simulate ?

Andrò presso la banca nella quale mi accreditano la pensione e dirò: niente paura, questa è una rapina simulata, mi dia tutto ciò che ha in cassa, è il simulasciondai, niente paura. Poi mi recherò alla Coop, e riempirò il carrello e giunto alla cassa, dirò pressappoco la stessa cosa alla cassiera, che è un gioco, appunto, che è per finta e che non è vero niente. Dopo, passerò dall'ente che ci taglieggia sugli affitti per l'alloggio che occupo con la mia nuova famiglia (come amano definirla i signori sociologhi) e mi farò firmare, sotto la minaccia di Osvaldo incazzato, una liberatoria per l'alloggio di anni 12, mesi 4 e giorni 7 giocando sull'equivoco della simulazione. Prenderò in prestito la cinquecento di mio cognato Ermete, andrò alla stazione di servizio e farò rifornimento di 5 taniche di benzina (da 50 lt. cadauna), sostenendo che il pieno non va pagato in quanto trattasi di rifornimento simulato. Infine, tornando a casa, darò un colpetto alla signora del quarto piano, profittando dell'assenza momentanea del marito e confidando nel suo grado di disponibilità alla simulazione, di un rapporto sessuale, viagra o non viagra. Insomma, mio caro, domani ci sarà da divertirsi.

Trova ?

Eccerto, sto già cominciando adesso, lo vede che anche Osvaldo è contento ? Osvaldo fai ciaociao con la manina, verso la telecamera.

Questa la tagliamo….bastaaaaa….andiamo via, via.

cletus1 at 17:15:23 3 Commenti