31/03/2005

una mattina come tante

Oggi, intorno alle 11. Cristoforo Colombo, cielo luminoso, bella giornata di primavera. E' un orario nel quale, di solito, si cammina. Oggi, no. Sono le 11, santiddio…oramai il gran flusso delle auto dovrebbe essere attenuato, la gente arrivata negli uffici, negozi, i bimbi a scuola. Sono le 11, cazzo è sta fila bibblica ? D'accordo oggi ci sono pure i divieti di circolazione per le targhe dispari (la mia è una di queste, ma non ho in animo di recarmi in città, in centro, intendo). Cosi mi guardo intorno, sotto un sole giaguaro che inizia piacevolmente a graffiare depositando un colorito più glamour alle mie rughe frontali sempre più profonde. (la frase che mi sento dire più spesso di questi tempi è: "che cazzo hai fatto ? una lampada ?", "no, tettino apribile" rispondo sorridendo).

L'umanità che mi circonda sembra altrettanto perplessa. Un incidente, devono aver pensato anche gli altri incauti automobilisti, una bizzarra potatura di siepi che restringe ad una le due stitiche e costipate carreggiate dell'arteria. L'atterraggio di un ufo, improbabile. Una lite scatenata da vu cumpra ad uno dei tanti semafori, coinvolgendo gli automobilisti rei di non essersi voluti far detergere il parabrezza. Un comizio volante in vista delle prossime regionali. Un excursus di cause che potrebbe andare avanti per un'altra buona mezzora. La fila procede lentamente, per stemperare le madonne alzo un po il volume della musica (toh…un blues di Lee Hocker niente male).

Gli sguardi si fanno più vacui, qualcuno scende dall'auto sale in piedi sul "battipiede" per sbirciare e gettare lo sguardo di la dal fiume di lamiera. Niente, l'espressione sul viso, dopo l'esplorazione deve esser simile a quella dei mozzi della Santa Maria, al largo delle coste di San Salvador. Siamo nel 2005, è l'ultimo (pacifico ?) giorno di un marzo scivolato via come una saponetta, il tempo si è fermato. E allora penso. Penso a come diavolo siamo finiti, penso ai cingalesi o sick, (si, non sono sick quelli col turbante ?) intenti alle serre dell'azienda agricola vicino la quale sono andato a correre giusto qualche ora prima. Al come questo tempo, che trascorre cosi, sia irrimediabilmente andato. Perso, volato via, in modo inconcludente, senza alcuna produttività, di nessun tipo, salvo quella di un elevato numero di madonne. Ed è per tutti cosi, penso. Nessuna statistica si è fatta carico di stimare l'aumento di fatturato delle compagnie di telefonia mobile in occasione, (concomitanza) di ingorghi stradali. Si consuma, si avverte che si arriverà tardi, si chiama a casa, il cliente, l'amante, e a costi (quelli del carburante di centinaia di auto) si sommano altri costi quelli della comunicazione di uno stato di disagio, un impedimento un ritardo nelle proprie, rispettive, faccende.

La cosa va avanti per una buona ventina di interminabili minuti, mentre cresce e si fa strada la rassegnazione romana (quel brutto aspetto del carattere che ti porta a sopportare che ti fottano la moglie col sorriso sulle labbra, che ti rubino a casa spogliandola completamente, con pazienza zen). Non si incazza nessuno.

Solo io che, che dopo enne inserimenti di freno e marcia e frizione, raggiungo gli autori di tanto gradevole aspettare. Tre coglioni tre, due auto e una moto. A lato di una risicata corsia che con molta bonomia può esser definita d'emergenza, stanno rimirando i rispettivi graffi (inesistenti ad una rapida occhiata) e discutendo serafici mentre intorno a loro è il delirio e la gioia si stempera sul volto di chi finalmente, avendo trovato una ragione, affonda sull'accelleratore per inghiottire la strada davanti a se finalmente sgombra. Curiosi. Razza da sopprimere senza troppi rimpianti.

E che abita qui:

vorrei il nome del pusher del responsabile alla toponomastica

cletus1 at 22:12:58 4 Commenti

27/03/2005

La luna di fine marzo

Stasera, confusa da un tot di nuvole, c'è luna piena. L'aria non è delle peggiori, sebbene sia piovuto quasi tutto il giorno. E' la primavera. Osservavo il cielo, prima quando ero fuori, in giardino."All'aperto" per me sta a significare un sacco di cose. Intanto la corsa. Posso andare a correre senza tagliarmi, come fino a qualche settimana fa, il viso nella tramontana, sudo di più quindi sto meglio. Ho voglia di scrivere, di raccontare una storia. Mi perdo in post, invece. E sbaglio, nel senso che poi se continuo cosi la storia non la scrivo mai, resta lì. Sto accarezzandone i tasselli. Me li giro fra le dita, i pensieri, sto cercando un attacco. Ma è bene non recitare scuse. La capacità di "renderla" su carta è un qualcosa che non sfugge a criteri di volontà. Devo mettermi seduto, calmo, e lasciarla fluire, via. Lasciare, come talvolta accade, che siano le parole ad uscire da sole, prestando loro ascolto, e facendo solo da interprete meccanico, da "trascrittore" appunto. La storia c'è già, alberga da un bel pezzo nei corridoi neuronali. Sto solo decidendo come non ucciderla, non banalizzarla. Se ho questo dubbio è un dubbio vero o è dettato dalla pigrizia nel non volerlo fare ? Nel non misurarsi. Forse la voce non poi cosi forte, forse non è poi cosi vero che ce l'ho già lì, bella e pronta, per essere tradotta su carta. Mi arrovello su queste cose, cosi colleziono incipit, spezzoni, che mollo li, dopo trenta, quarante righe. Ci sto girando intorno. Non ho voglia, forse. Non ancora.

cletus1 at 23:26:11 13 Commenti

26/03/2005

E' solo un sabato, un sabato italiano



Sto sul divano, fa caldo. Le mosche ai primi caldi spuntano fuori come cartelle esattoriali dell'INPS. Ci potresti rimettere l'orologio.

Sulla mia scrivania (diciamo meglio, il tavolino di vetro davanti al divano) riposano, in attesa di venir letti i seguenti volumi :

JWO JIMA, fermo a pag. 49; Lo Sfidante, fermo a pag. 10 (subito dopo la prefazione, la prima a destra) Un magazine del Corrsera

Un catalogo ikea, che ho trovato nella cassetta della posta,

Il settimanale IL MONDO,

Innumerevoli scontrini

Fogli con disegni e calcoli vergati dalla mano di mia figlia.

Svariate altre pubblicità, un sollecito del WWF a sottoscrivere un abbonamento,

Un pieghevole dell'ACER, che illustra le promozioni del mese sui computer e periferiche.

Un santino, non ho ben capito di quale santo ne cosa ci faccia esattamente qui, forse retaggio della precedente donna delle pulizie rumena, quella nuova è un po più glamour.

Alcune custodie di cd, una di pat metheny, un'altra di Eric Clapton.

Sigarette, portacenere pieni, cavi, un pc portatile del pleistocene

Di la dal vetro il giardino, plumbeo nella luce del meriggio. Uccelli che razzolano nei dintorni delle ciotole del cibo dei cani, alla ricerca di briciole commestibili. Una confezione, vuota, di carne per cani. Delle mollette rotte, ovunque aghi di pino, quasi del tutto secchi. Il vento si diverte a portare in casa, attraverso le stecche delle persiane, a tratti, odori di fiori di pesco, appena dischiusi.

Al tg delle 13,30 mentre c'era un servizio dal vaticano, un pazzo ha fatto in tempo ad urlare (fuori campo) "il papa è un omosessuale", il cronista, imbarazzato l'ha coperto con un servizio sulle celebrazioni di ieri, venerdi santo.

Lei non c'è, è torturata dal ricordo del suo ex. L'altra, presumibilmente, sta già (ancora ?) col suo ex-ex-ex (è un'amante del prendi e lascia e riprendi…).

Io ? Mi sto rompendo i coglioni.  E non ho nemmeno della birra.E non sono nemmeno andato a correre. Potrei potare, questo si. Poto.

cletus1 at 15:55:13 8 Commenti

26/03/2005

La dama bruna dei sonetti. di Harold Brodkey

la copertina del libro












Ho comprato questo libro nel lontano 1985, dai banchi di un remainders di Roma.

Come spesso accade, per magia, pura fortuna o cosa diavolo altro, non so bene, deve avermi intrigato il titolo, il fatto che fossero racconti (una mia "malattia"), la copertina scarna, un titolo in font bianco su sfondo nero lucido. Sta di fatto che l'ho comprato senza sapere nulla sull'autore.

Lo lessi, ricordo, con piacere, rimanendo sorpreso dalla scrittura. Rimase, in compagnia di pochi altri testi, fra i vari traslochi che da allora ho fatti (pochi, in verità), fra le mie cose. Un compagno di viaggio.

Anni dopo con Marcello, un mio amico che scrive poesie e a tempo perso fa l'avvocato, parlavamo di Brodkey. Lo devi leggere, mi diceva, tenendo in mano STORIE IN MODO QUASI CLASSICO. Misi in moto quella manciata di neuroni che allora mi sosteneva, e trovai il link a quel primo volume nero, già sbrindellato, spaginato a forza di riletture (e qualche prestito…ndr). C'è la descrizione di un cunnilingus che dura una ventina di pagine, devi leggerlo. Mosso da morbosa passione per l'argomento, lo divorai in una estate, poi lo regalai ad una donna con la quale avevo una relazione, poco più grande di me, di robuste letture, che irrise ai miei ammiccamenti….minimizzandone l'effetto "scandalo".

Ancora anni dopo, su una bancarella vicino Piazza S.Giovanni, per allora un'inezia (3000 lire), trovai nuovamente il volume. Inutile dire che ora campeggia su uno scaffale in compagnia della "prima perla nera", come la chiamo io…PRIMO AMORE E ALTRI AFFANNI.

Brodkey, ha avuta strana fortuna qui da noi. Fuori catalogo, pressochè introvabile in diverse librerie, c'è qualcosa di suo nelle librerie online. Non so se definirlo autore di culto. So che più di qualche critico si chiese, soprattutto all'indomani dell'uscita del suo ultimo QUESTO BUIO FEROCE, perché nessuno lo avesse candidato al nobel per la letteratura.

La sua prosa, anticipando Carver, se possibile ancora più carica di grazia. E le sue parole, pacate, cesellate, hanno il potere di una voce calma, anche nel descrivere la disperazione. Nulla è mai statico, anche la più trita solitudine, rimanda ad echi, evoca "quello che c'è dietro", il non detto appunto. La sua bravura forse proprio questa. Lo rileggo spesso, volentieri. Lascio ad altri definizioni che non gli rendono giustizia "il Proust americano", "il più grande prosatore del novecento americano". Balle. Brodkey sussulterebbe nella tomba, all'accanirsi di questo sport di definizione. Leggetemi, prima, coglioni ! potrebbe rispondere, e a buon diritto.

Scomparso dopo aver lasciato "solo" 4 testi….da come ho reperito da notizie sparse per la rete, a causa dell' AIDS contratta molti anni prima, rappresenta una voce insostituibile, ad oggi, per quel mix stratosferico fra leggerezza, profondità, e poesia. Vi lascio alla lettura di questo suo frammento (è l'ultimo dei racconti che appaiono in PRIMI AMORE E ALTRI AFFANNI). Signori, LA DAMA BRUNA DEI SONETTI. Svp.

Risorse: Storie in modo quasi classico , Questo buio feroce , Un link di link : (in inglese), questo è ciò che sforna google

cletus1 at 10:40:39 Commenta:

25/03/2005

Blues for Lampedusa

Mi chiedo cosa ci faccio qui, in boulevard delle roipnol scadute. Forse sono semplicemente reduce da un festino. Le gengive mi sanguinano ed espello, ad intervalli dettati solo dalla perizia della mia lingua, pezzetti di filetto dagli interstizi dei denti.

Fa freddo, per essere fine marzo, e la pioggia si infiltra fra il giubbotto e la maglietta girocollo che indosso.

Mentre sto chiedendomi cosa ne sarà di me nelle prossime settimane transito davanti ad una cabina che squilla con una suoneria che somiglia all'inno alla gioia di Beethoven, solo un po più penosa.

Pronto ? dico

Si, da un po che volevo provare, finalmente ho preso la linea.

Da dove chiama ? dico, come ho sentito dire da un noto presentatore televisivo perennemente in camicia bianca (non fa il barman, dopo. Dopo la trasmissione tivu, intendo).

Da Lequile, provincia di Lecce.

Mi dica, faccio con tono professionale…ma fa freddo fuori e ho voglia di scambiare due chiacchiere con questa voce che mi rimanda all'infanzia.

No, volevo intervenire nella trasmissione, mi dice. Posso ?

Prego, dico con tutta la pazienza di cui sono capace (poca).

Guardi, trovo indegno di un paese civile quello che sta avvenendo a Lampedusa.

Lampedusa ? Chiedo per avere conferma

Cosa sta succendendo laggiù ?

Nulla, stanno respingendo frotte di immigrati (frotte, ha detto, proprio cosi).

Lei è dispiaciuto per questo ?

Si.

Cosa intenderebbe suggerire ?

Che non è questo il modo, non so.

Ha un salone molto ampio ? Una camera per gli ospiti capiente ?

Che c'entra ? scusi ?

Nulla, dicevo cosi…se aveva invece modo di dare lei ricetto a qualcuno di questi poveri disgraziati.

No, mi dice quasi dispiaciuto e invero noto una venatura di tristezza nel tono della sua risposta.

Bene, altro ? dico col tono di chi e' atteso al bar per una partitina a biliardo…(quindi poco credibile, giacchè lo detesto, io, il biliardo).

No, volevo solo dire questo: non si fa cosi.

Ha ragione, sa ?

Che fa mi prende anche per culo adesso ?

Chi io ? dico sopreso.

Si, sento il tono della finta partecipazione dietro alle sue parole.

Lei fa l'indovino come secondo lavoro, dico, acido.

No.

Beh, dovrebbe provare, ha delle chances, mi creda.

Trova ?

Si, adesso sia bravo e faccia un'ultimo sforzo. Chi crede d'aver chiamato ? Con chi crede di aver parlato fin'adesso ?

SILENZIO…

Non è la rai ?

No, una cabina telefonica pubblica.

Ah, e lei chi è ?

Un ex immigrato, gli dico, convinto che non la possa capire.

E infatti non l'ha capita: ma vaffanculo, va….dice.

Click

Click

Cazzo di gente. Mordicchio ciò che resta di un sigaro da due soldi, toscano, ed esco nella sera umida come poche. La luna è lassu, indifferente allo show appena trasmesso, alle sue stesse repliche.

cletus1 at 00:51:04 12 Commenti

23/03/2005

Country darkness

l'ultimo di costello, the delivery man

 

 

 

E ci sono mattinate cosi, nelle quali il cielo sembra una coreografia messa lì apposta da un indovino alle prime armi (ma che c'azzecca, eccome). Ascoltando l'ultimo di Elvis Costello, lasciandosi travolgere da un fiume di malinconia, senza difese. Lasciarsi attraversare. A lui debbo (ho rubato) il sottotitolo di questo blog "all this useless beauty".

C'è un pezzo, "country darkness" che m'ha stregato al primo ascolto. So già come andrà a finire…lo sentirò fino alla noia, fino alla noia. Ma è bello, e complice una dritta di Pensieri Oziosi, chissà...ho in serbo una sorpresa. Buonagiornata, a tutti.

cletus1 at 09:43:57 3 Commenti

20/03/2005

Stiamo giocando ?


Su L'ARTE DI LEGGERE (si, tutto maiuscolo), un blog ospitato da Pordenoneeconomiaecommercio, è in corso un gioco al massacro. Le pallottole, virtuali, sono le parole. Stavolta usate per inventarsi la recensione "del secolo" al "libro del secolo", un fantomatico, quanto inesistente, testo vergato dalla viva mano di tal Marco Candida, che consta di ben 108 pagine.

Il contenuto ? Ognuno si è sbizzarrito ad immaginarlo come meglio ha creduto. Dove riposa il divertimento ? Nel constatare, poi, come per assonanza, le regole del marketing editoriale non sfuggano a certi clichè, luoghi comuni, tic costituiti e frasi fatte.

Una parodia nella parodia. Ovvero la capacità di disvelare i consumati meccanismi grazie ai quali, a volte, un libro inizia a far parlare di se, ancor prima di esser dato alle stampe.

Malignamente, si potrà dire di questo testo, che la pagina 51 non avrà visto altra luce che quella mentre passava sulla rotativa, posto che la tipografia deputata, fosse dotata di ampie, luminose, finestre o, in subordine, il titolare in regola con il pagamento delle bollette.

Cosa dire ? Bah, provateci anche voi, infondo è un gioco.

PS. Vorrà dire, come ho provato a suggerire al Sig. Candida Marco, che poi, alla fine, sto benedetto libro, sarà quasi costretto a scriverlo davvero…

PS. (bis) finora le recensionei sono 4:

quella di Kimota, di Carlo, di Mauro Mirci, e la mia.

cletus1 at 23:07:45 3 Commenti

18/03/2005

Un uomo in frack.

la sala dei SE













Oggi, saranno state le sedici, arriva un sms dal tono perentorio:

"UDIENZA GENERALE DI TUTTI I SE, FRA UN'ORA. E' GRADITO IL FRACK"

Ora, l'ultima volta che avuto a che fare con un frack, a parte la canzone di Domenico Modugno [un uomo in frack, appunto. ndr] è stato quando l'ho dovuto affittare per andare all'Opera (non ricordo bene neanche cosa ho visto: apprezzato, piuttosto, la comodità delle poltrone e dormito tutto il tempo).

Con cinque minuti d'anticipo mi sono presentato davanti al corridoio neuronale sei. Tralascio con cosa fa angolo perché non mi viene. Ad attendermi il Cinese, in gran pompa: uniforme in seta bordeaux e mocassini alla Fracci di un colore prossimo all'aragosta.

Ciao Frank, tutto bene ? gli ho detto dandogli una calorosa pacca sulla spalla. E ho aggiunto, tanto per incoraggiarlo…"stai facendo un gran bel lavoro qui dentro"

Lui, per tutta risposta, dopo aver sonoramente starnutito m'ha detto solo "Glazie Signole" e io ho imboccato il corridoio neuronale. Dopo circa 10 minuti sono giunto davanti alla grande porta in bronzo pressofuso e vetro. L'ho aperta e una voce che non sono stato in grado di riconoscere, ma che aveva un che di famigliare, mi ha invitato ad accomodarmi su una poltrona stile bauhaus. Non appena seduto, dal pavimento, come per magia, si sono sollevati, dritti come carte da poker, innumerevoli specchi, uno attaccato all'altro, a formare una semicirconferenza specchiata. Non li ho contati, non ce l'ho fatta, ma in ognuno di questi specchi era riflessa una mia immagine.


Tranquillo, m'ha detto la voce, mettiti comodo, sono i tuoi SE.

Di cosa vogliamo parlare oggi ? mi dice, in tono amichevole, la voce.

Perché ? Posso anche scegliere ? dico.

No, ma possiamo fare un'eccezione. Vogliamo parlare di Bruno Conti neo allenatore della AS Roma ? Dell'imminente ritiro delle truppe…

Dall'Irak, chiedo con un filo di voce…

No, di quelle siriane dal Libano, dice come sfottendomi.

ORBENE, e quell'ORBENE riecheggia ancora, sinistro, nei miei padiglioni auricolari disastrati (dall'ascolto del minidisc).

Non si tratta di questo, figliuolo, come stai messo ?

Nulla, le solite cose, leggo, scrivo…"faccio cose, vedo gente", ascolto blues.

Non basta ! incalza la voce con il tono di un professore di estimo, prossimo alla pensione.

Cos'altro ? ho pensato. Costui vuole mettermi a disagio.

Mi sono irrigidito sulla poltrona e ho guardato, panoramicamente, negli specchi. Ciascuno di tutti i miei SE riflessi stava ridendo e questo, se possibile, acuiva il mio senso di disagio. Inoltre, sia il cravattino del frack che le scarpe di vernice nera, iniziavano a stringere di più.

Guardi qua, adesso !

Di colpo il buio in sala e dal soffitto un immenso schermo al plasma è calato con una calma regale.

Uno spot, praticamente. Le immagini in rapida successione, di un unicorno che, beato pascola su un prato, del giorno della mia prima (e ultima) comunione, di una ripresa dall'alto di Lisbona, di mia madre, di mia figlia, dei miei due boxer, del gozzo del mio amico Trifus, dell'attico di Pamela Canali, del primo bacio dato ad Isaura, di me in uniforme da bersagliere, di me che tiro pugni ad un pung-ball, che cammino senza meta in una città sconosciuta, al tramonto, che bevo, che rido, che sudo e che faccio sesso con una, due, tre, dieci, cinquanta donne diverse. Il tutto in un silenzio assordante, nemmeno il classico CLICK fra una diapositiva (scena) e l'altra. Nessuna colonna sonora. Niente.

Che significa ? ho balbettato.

CHE SIGNIFICA ? in coro hanno detto tutte, ma proprio tutte le mie immagini riflesse negli specchi.

Ah questo ce lo deve dire lei ! mi ha detto la voce.

Adesso ? Cosi ? su due piedi ? cercavo di prendere tempo come quando a scuola ti beccano leggermente impreparato.

Non c'è fretta, possiamo aspettare, può tornare anche la prossima volta, ma mi creda: è meglio se si prepara.

SI E' MEGLIO, ancora in coro tutte le immagini-specchio-carogne.

Poi, una luce accecante. Lo schermo che risale verso il soffitto, stavolta più veloce, gli specchi verticali inghiottiti, a baionetta, nel pavimento. Slishhhh hanno fatto, nessun'altro rumore.

Può andare.

Bene, ho detto. Mi sono alzato, a passo incerto ho rifatto la strada all'indietro. Uscendo ho salutato ancora il cinese.

In gamba, Frank, gli ho detto.

Si, ha risposto lui laconico.

La sveglia del cellulare [un abusato motivo degli ABBA in formato midi file] mi ha riportato sul pianeta terra.

Non devo mangiare cosi, la sera.

cletus1 at 23:48:19 7 Commenti

18/03/2005

"Oh lord give me a couple of white shoes" un blues ?

white shoes

 

 

 

 

 

Alla fine ho rinunciato. Niente, non si trovano ! Le college bianche che hanno goduto di un revival estivo grazie alla battuta di trifus, non sono più nelle vetrine dei negozi, né sui banchi di portaportese. Però, incline all'anima blues che mi porto dentro, ho trovato (ad un prezzo stracciato: era una svendita…di un outlet, ossia la quintessenza di un saldo) questo paio di timberland bianche che, devo dire, sono comode come pantofole. Non so quanti mi hanno emulato, di certo c'è che adesso, dovunque mi presenti con questa roba ai piedi, sento salutarmi con "ehiii maaan !".

Intonano anche con il colore della stratocaster. E' il vocione, quello che mi manca…ma la passione c'è tutta ! J

cletus1 at 12:16:48 5 Commenti

16/03/2005

Grazie del tuo tempo

ore 8, italia, emisfero occidentale, pianeta terra.













A te che nella stessa ora che io sto pagando per le tue non scelte starai comodamente seduto in poltrona, con la testa della tua segretaria particolare adagiata sulle tue ginocchia.

A te che, se cosi non fosse, starai al tuo solito in un ristorante, dove sia ben chiaro pagherai un cazzo, ospite da ingrassare quale sei, del palazzinaro di turno, che te lo deve…

A te che dovro' aver visto chissà quante volte nel corso di questi anni, di volta in volta alle conferenze di turno, adeguatamente ripreso dalle tivu locali e non.

A te che a scuola non dovevi esser stato un drago, ignorante come sembri di elementari regole di idraulica(*).

A te che se proprio devi usare la macchina ce l'avrai con l'autista e con il beneficio di percorrere, a sirene spiegate, la corsia d'emergenza…incurante del "risultato" del tuo lavoro.

A te che pretenderesti venir ri-eletto, mica per altro ma perché magari cosi il mutuo per la seconda o terza casa te lo paghiamo noi contribuenti con uno stipendio che, in momenti di auto esaltazione dovrai pur considerare inadeguato alle tue (supposte) virtù-capacità.

A te che regali nella vita di ciascuno di noi attimi cosi importanti e necessari per chiedersi, introspettivamente, chi cazzo siamo, cosa facciamo, e soprattutto dove cazzo stiamo andando, incolonnati su arterie da strapaese, inadeguate a contenere l'utenza di interi quartieri che tu, dall'alto della tua carica di assessore all'urbanistica hai felicemente concesso di edificare senza curarti minimamente del come cazzo faccia poi la gente che vi andra' ad abitare (e quella che già vi abita) a muoversi se non gli adegui le arterie stradali, se non li doti di infrastrutture adeguate (e non una ferrovia progettata con un lampo di genio da qualche urbanista un po piu' ferrato in materia che all'epoca del fascimo ebbe il guizzo…).

A te che vorrei vedere, francamente, dopo aver riavuto indietro tutti gli stipendi che tu e i tuoi colleghi avete percepito indegnamente (alla luce della qualita' del vostro lavoro fin qui), fermo ad un qualsiasi semaforo a respirare l'aria benefica dei gas di scarico, spazzola lavavetri in una mano e l'altra a palmo teso nel chiaro, inequivocabile, gesto di chiedere aiuto per sostenere il tuo non piu' agiato tenore di vita, sulle nostre spalle.

Ecco, a te, chiunque tu sia stato, devo la grazia dello spreco di innumerevoli ore della mia giornata, fermo incolonnato come un coglione in prima e seconda per chilometri, legato all'intelligenza del vigile urbano di turno che ti fa defluire, nonostante il rosso di un semaforo cosi bizzarro, nel fiume di lamiera gommata, che sembra anacronistico e fuori luogo quanto una bandiera americana piazzata sul suolo della luna.

Mi guardo allo specchio…è tardi. Non ho una bella cera. La riunione comincia fra poco e cazzo devo smetterla di bere cosi ogni sera..spero che la campagna finisca presto e ste benedette elezioni archiviate….

Toc Toc…Assessore…la riunione comincia…si sbrighi !

* la regola di idraulica recita: se all'incremento della portata non si adegua la sezione di un tubo, il tempo che ci metterà un liquido a defluire attraverso aumentera' in modo esponenziale.

cletus1 at 15:01:51 8 Commenti