27/02/2005
Camarillo Brillo
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E' veramente bello alzarsi di domenica mattina, con il sole pieno fuori (dopo giornate di grigio assoluto), mettere nel lettore Camarillo Brillo uno dei più struggenti pezzi di Frank Zappa, per l'esattezza non quello che si trova su Overnight sensation, ma l'altro, una versione dal vivo che si trova sul doppio You can't do that on stage anymore (volume 6) eseguito "in levare" che si chiude con un medley improvvisato di The muffin man. Cosa c'entra ? E' una ventata di allegra energia…quei coretti ironici e liberatori, scale armoniche che di colpo dissonano, si trasformano, eplorano altre possibilità, stravolgono l'altra versione, quella per eccellenza, che sta sul primo album…(1974…o giù di li). La chitarra di Zappa, se Sirchia ne apprezzasse a pieno le potenzialità, potrebbe essere inserita come principio base nel prontuario farmaceutico; assunta in piccole, costanti, dosi assicura risvegli pregni di voglia di vivere, sorridere…e perché no ? fare del buon sesso. Con buona pace degli assegni delle case farmaceutiche d'oltre oceano… Che sia una buonadomenica, gente. |
26/02/2005
Cabina Zimmerman
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Sono sul lungomare della Passione (beh ? mica intendevo quella quaresimale…no ?), che porto allegramente a passeggio Gregorio il crocopuctus(*) di mia zia cugina Amelia. (cosa diavolo avete da ridere…non ha le idee chiare e quindi è sia zia che cugina, double faces). Fa insolitamente caldo per essere la fine di un febbraio da dimenticare (per via delle donne incontrate nel mese, intendo…), e mentre sto per imboccare l'incrocio con Viale dei Ravvedimenti tardivi, passo davanti ad una cabina sulla quale leggo scritto (ci credereste ? con pennarello indelebile…) "Il miglior modo per stare allegri è cercare di rallegrare qualcun altro. Mark Twain" (per una volta concordo…). Sento il fatidico drin drin…e con la solita rassegnazione, rispondo al terzo squillo in fa diesis. Se rinasco faccio l'idraulico, dice una voce nasale da giullare ebreo. Prego ? Ha capito ? Cosa ? Quello che ho detto. Cosa ? (faccio il finto tonto ma davvero costui è fuori….anzi di fuori) Senta, poche storie, le band di oggi non sanno suonare ! (come dargli torto ?…invero, salvo rare eccezioni…) Trova ? Si, è cosi mi creda ! (sentenzia) A cosa ascrive…Mr. ? Mi chiami pure Zimmerman. Cosa gli fa ritenere sia effettivamente cosi…Mr. Zimmerman ? Che la vera musica è finita da un pezzo, da allora è tutto un rifacimento, un remix, un festival di cover….in breve il padiglione della mancanza di fantasia. Sto per dirgli…"benvenuto nel club dell'ovvio", ma mi trattengo, in fondo costui mi sta anche simpatico. Vero, verissimo…annuisco. E inoltre…(continua…evidentemente ha un bisogno estremo di comunicare con qualcuno)…le migliori ballads sono finite con me, sono quelle che ho inciso io… Con chi ? chiedo. Con la band. Dice (si tutto minuscolo) Beh, certo..a meno che non sia un cantastorie in asolo permanente effettivo…dico Ho fatto anche quello, stia calmo ! Sono calmissimo, Mr. Zimmer, azzardo confidenzialmente… Trova che sia un segno dei tempi ? Hard gonna rain it's fool… Come ? …so bad…uhhh so bad….. Prego ? (mi pare di riconoscere l'aria che sta canticchiando…) Se avesse potuto scegliere di nascere 40 anni dopo che mestiere avrebbe fatto, di grazia ? Sento la voce nasale che ride…una risata lenta e piena come una pennata (in levare) su una dodici corde…"boh ? certo non mi sarei occupato di musica, magari di matematica…architettura" Penso fra me a cosa, concretamente, avremmo perso…sicuramente alcune delle più belle canzoni degli anni 60-70…e nulla sapremmo di Mark Knopfer, di Joni Mitchell, di Graham Parker…che pure tanto gli debbono. Mr. Zimmerman, lei si considera un mito ? Si, nello sbagliare i numeri delle cabine, dice. Chi avrebbe voluto chiamare, Pupo ? gli chiedo, cattivo. No, l'idraulico. SILENZIO Bene, mi dia l'indirizzo. (me lo da) Cognome sul citofono ? Bene Si Click Click. Gregorio ha fame. Durante la conversazione telefonica ha inghiottito con nonchalance un paio di lattine di birra vuote, blaterando di torri di guardia e di business man che bevono il vino altrui (un testo di un tale Robert Allen Zimmerman) . Questo insopportabile post-cabina è stato ispirato da quest'articolo qui, apparso ieri su un quotidiano a tiratura nazionale. Ndr. (*) questo animale, nel mio immaginario bestiario semplicemente non esiste…ma mi viene in mente un tricheco del giurassico superiore. |
23/02/2005
Scene
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Una macchina ferma in un piazzale. Due anziani che ci girano intorno. Vento e aria fredda, attimi di pausa. La signora porta degli occhiali e ha un'aria muta, spaesata. La guardo nella sua stasi, immobile, la borsetta in mano come una statua di quell'artista che scolpisce nel bronzo la gente comune intenta alle cose che fa la gente comune, per strada. La signora è la fotocopia di se stessa, probabilmente di quand'era più giovane, forse ci si è affezionata. E' ferma e sembra assorta nel ricordare chissà quale ricetta, per la cena della sera. Lui non c'è, borbotta. I suoi mugugni riempiono l'aria della zona intorno alla macchina, forse ha scordato qualcosa. Io, cammino senza meta per la città e mi fermo ad osservare. Fa freddo, d'accordo, ma per un attimo la sensazione di sospendere il tempo, l'urgenza del lavoro, di qualche appuntamento, si dissolve. Pochi veloci raggi di sole bucano una nuvolaglia venuta dal pliocene a rendere immobili anche i miei pensieri. |
18/02/2005
Come scrivere una cabina.
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Prendete uno stato d'animo, shakerate intimamente con:
Disponete tutte queste cose sul banco di montaggio della regia del vostro cervello, dopo averlo sufficientemente rodato…dopo di che chiudete gli occhi, tirate un bel sospiro, trattenendo l'aria per un po, e date ascolto al vostro cinese (o alsaziano o cane lupo o salame Beretta) che attende alla sezione INPUT dell'insieme bizzarro costituito dai vostri neuroni. Non dovrebbe tardare ad arrivare, soprattutto se avrete la bontà di sollecitare il suo arrivo con l'ascolto di virtuose scale armoniche eseguite con chitarre elettriche che nel frattempo, da quando leggevate Nembo Kid su quei fumetti orizzontali a oggi, sono diventate famose…Se non disponete di codesti brani potrete adattarvi al pezzo MOON LIGHT SHADOW di Mike Oldfield, si, quello di tubolar bell, ad un volume adeguato. Vi arriverà un tono, che udirete distintamente, una nota che darà il via, sarà la base di un improbabile dialogo fra voi e uno dei vostri molteplici SE…e il gioco è fatto. La vostra cabina si materializzerà all'istante, come un ausiliario del traffico in pieno Sahara venuto a multarvi per sosta in doppia fila, in un'orbita descritta, molto bene, fra l'apogeo della credibilità e qualche nano secondo della sua sospensione. Inserire dell'amore, a spolvero, e servire in tavola (postare) ancora caldo. Enjoy !
Questo post è stato autorizzato dalla competente giunta per i diritti dei…ma che ne so ? (mi serviva un'overture diversa dal solito…diobono ! è un anno che scrivo e qualcosa mi comincia a dire che…) in ogni caso costituisce bonaria parodia del post di tullio avoledo pubblicato qui. |
17/02/2005
L'importanza della scaletta.
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Ognuno di noi vive in una manciata di schemi. Inutile negarlo, è cosi. Purtroppo. Chi si diletta a scrivere ne è, consapevole o no che sia, succube anche lui. Intendo degli schemi. Poche palle, è cosi. Forse fra i dadaisti…o i teorici del beep-bop concedo, ma anche lì pure la totale assenza di uno schema rischia di diventare uno schema a sua volta. Il coraggio (e l'ironia) con i quali un perfetto sconosciuto (detto con tutta la bonomia del mondo) che ha pubblicato tre libri (su alcuni dei quali già si è detto…ad esempio qui) vengono fuori da un post su sito dei signori di pordenonelegge, dove da pochi giorni, sono in rete due interessanti blog letterari: lartediscrivere e lartedileggere. A me, sto periodo, latitano un po entrambi. Ma confido in tempi migliori. Raramente ho scritto qualcosa tracciando prima un sommario o una scaletta. Ammetto però che quando mi è capitato, sicuramente la penna è andata via meglio, più spedita. Solo…magari rileggendo, io che sapevo esattamente com'era andata, beh…come dire, ci rimanevo un po male, privato di quel gusto della sorpresa che la lettura, deve, dovrebbe concedere. Questo credo sia il crinale, il punto di separazione fra ciò che fa, ciò che caratterizza uno scrittore "di professione" da un absolute beginner come il sottoscritto. Questa attitudine alla programmazione, questo spogliarsi e concedersi ad un briciolo di rigore, un ordine immaginario col quale circoscrivere, incanalare, educare la propria vena creativa. Metodo, quindi, che tutto il resto son balle. |
16/02/2005
In morte di Aldo Carotenuto
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Odio gli applausi ai funerali. Posto che il compianto li possa ascoltare, e del caso compiacersene, sembrano assurti, nel loro dilagare, ad un hit-parade per i defunti, ad un cemetary-tel, che coniughi la cafonaggine con la commemorazione, il dolore esibito con l'intimo menefreghismo. Lei è bella, una gazzella. Lì nel suo cappottino austero, inefficace per il freddo di Roma, in giornate come questa. La chiesa inizia ad affollarsi per il rito ed io non smetto di guardarla. Il nero la esalta, i suoi occhi vivi, due piccole perle scure in un oceano di pallore. E' il contrasto il punto forte della sua figura. L'intima essenza di una bellezza a stento trattenuta. Fa la psicologa ? E' una parente ? Che importa ?! E' viva, è presente, apprendo che esiste ed il vederla riempie un vuoto, colma un qualcosa che non c'era, mancava. Da tempo non vedevo una donna cosi, la femminilità sposata con la grazia, l'innocenza con la più eclatante bellezza, di quelle con le quali avverto che ci si può far male. Lei è consapevole della attenzione che i miei sguardi le dedicano. Non fa nulla per dissuadermi, semplicemente mi ignora. Assume, a tratti, un'aria smarrita, e il pallore del suo viso, lambito dai pochi raggi di sole freddo che penetrano dai vetri dell'ampia navata, accentua un aspetto regale . Forse è stordita, ma attende. Attende come me che la funzione finisca, confusa fra gli assetati di presenzialismo, desiderosa di altro. La sua presenza mi intriga. Un omaggio sommesso di una semplice lettrice ? Un'allieva venuta ad onorare colui che le ha sottratto, dall'alto del suo lucido insegnamento, le ultime zone di buio della sua psiche ? Questa donna è serena. Ha lo sguardo pulito e sconvolgente che i pazzi e i saggi a volte hanno. Le due facce della stessa medaglia. Il rito volge verso la fine, quando, sussurrando "permesso ?" mi avvicino facendomi strada fra le persone presenti, accalcate anche nei pochi spazi liberi, in piedi, fra le due fila dei banchi. Si gira ed ostentando un'indifferenza non venata da ostilità, mi guarda. Abbozzo un sorriso e nel modo meno goffo possibile le sibilo…"lo conosceva ?" "Si, ero una sua allieva" mi dice tagliente. E' una statua imperturbabile, glaciale ed insieme umana. Non ho molte altre carte da giocarmi se non quella di prenderle una mano, poggiandole sopra la mia, entrambe sul lucido legno del banco. Per pura cortesia evita di dire alcunché. Si limita ad osservarmi, annuendo leggermente, costei è insensibile anche ad uno tsunami. Mi guarda, sorridendo, mentre la Roma che lo conosceva sfila verso l'uscita…."Cosa ha letto di suo ?" Roma, 15.02.05 ndr Questo post l'ho scritto stasera, aspettando mia figlia che uscisse dalla piscina, dopo aver letto sul corriere della sera di oggi della scomparsa di questo grande maestro della psicologia italiana. Superfluo sottolineare che e' puro frutto di fantasia. |
14/02/2005
San valentino
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oggi è il 14 febbraio. Ai pescecani del marketing non può sfuggire un'occasione cosi. Infierire sulle moltitudini di cuori infranti con la leggerezza di uno spot dei baci perugina. Allegri, dunque… Insieme al patrono di Terni, alla ricorrenza di un simpatico scambio di vedute a colpi di mitra dei tempi di Al Capone, e ad un forsennato incontro di boxe…chissà cosa riservi, alle mie coronarie malandate, (dal fumo e dagli amori andati a male…) un giorno come questo. |
13/02/2005
Phaeton
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Tornato, ho inserito il comando repeat del lettore cd su un brano di Laurie Anderson che si chiama Free Fall (è la track 6 di un album che si chiama Bright red) rende bene l'atmosfera. Ho visto in rapida successione in questi giorni della auto PHAETON, della volkswagen. Una nel traffico di Roma, un'altra parcheggiata sotto un albergo del nord. Ho pensato che fosse un caso, un segno del destino. Giorni fa ero in macchina, fermo davanti al magazzino di un cliente, in attesa che aprisse. Ecco quello che ho scritto, di getto, su un quaderno: Ho due tre immagini che mi scorrono nella mente, rendere una fotografia. Lo scorrere di un dizionario di letteratura, soffermarsi a caso sui nomi. Apprendere che Salinger non pubblica più nulla dal 1965, un racconto apparso su una prestigiosa rivista americana. Cosi come, guidando e osservando il contrasto fra un tipo a bordo di una PHAETON della VW (costo svariati e svariati milioni…) ed alcuni cingalesi intenti al semaforo. E allora penso alla biologia. Al come è stata tradita. Entrambi gli organismi quello del tipo in macchina e quello dei lavavetri sono composti dallo stesso numero di cellule, che danzano, si riproducono, se del caso si ammalano, senza che nessuno possa farci niente. Eppure, da un punto di vista rigorosamente etologico stiamo parlando delle stesse cellule, dello stesso meccanismo di funzionamento. Il sole (vogliamo metterci anche la categoria "tempo" ?) continua ad alzarsi per entrambi la mattina. Il sole è indifferente. Anche io, a volte. |
09/02/2005
Ulema, Andromeda e foche monache
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Sono a passeggio, con Crissie, la foca monaca di mio cognato, sul Viale delle Rimembranze dovute. Più o meno all'altezza dell'incrocio con Corso delle Rimembranze scordate (l'addetto alla toponomastica di questa città è agli arresti domiciliari e gode del sostegno psicologico gratuito erogato dalla locale ASL). Nel cielo una luna pigra e la solita manciata di stelle, come da copione passovicinoadunacabinaquandoquestainiziaasuonare. Driiiin. Driiiin. Che strillo strano, vero Crissie ? Mai sentito uno squillo cosi…rifletto. Crissie mi guarda interrogativa mentre agita i baffi sentendo odore di sardine intorno. Forse ce l'ha con le mie clark. Alzo, rassegnato la cornetta e subito vengo investito: Non mi rompere i coglioni ! cominciamo bene, una voce da controllore delle ferrovie, alla prima corsa della giornata. Prego ? mi viene fatto di dire. Sei peggio di un Ulema. Mi investe. Ulema ? dico Si. Bene, e cosa è un Ulema ? Lei parla di cose che non conosce, mi scusi. Na na na, mio caro, l'ignorantone sei tu. Allora, dai, avanti me lo dica, chi è un Ulema ? Chi ? Lei, mi dica se sa di cosa sta parlando ! dico Dell'Ulema, dici ? Si, sa che cos'è ? No. Lo vede ? lei ascolta una cosa alla tv e se la beve come acqua fresca. Avanti, Mr. Ulema mi dica, con chi voleva parlare ? Passami Alfio. Alfio ? Si. Qui non c'è nessun Alfio, lei sta sbagliando numero, questa è una cabina pubblic… Non fare lo stronzo ! Passami Alfio, t'ho detto ! Ci penso su…dopo di che imposto la voce su altre ottave e mettendo un fazzoletto sulla cornetta (l'ho visto fare in qualche film, e letto in un post di giuliomozzisituttominuscolo)… So Arfio (si con la erre…) chi parla ? dico So' Bruno, cojone ! (odio sentirmi chiamare cosi, anche nel recitativo…) Embè ? (dico entrando, a piè pari nella parte). Embè noi stamo a parti, vedi che poi fa, te sbrighi ? Ma pe anna dove ? Dove ? Ma che sei scemo ? Che nun te lo ricordi 'appuntamento ? Appuntamento ? Ahò che stai a fa er vago ? Che nun ce lo sai che stasera s'embarcamo per Andromeda co' l'astronave de Giggi ? Giggi chi ? Ahò ma te stai proprio spostato de cervello, come Giggi chi ? Giggi, l'autista ! Quello che ha studiato le mappe astrali. Er comandante, no ? E tu ci credi ? dico cosi, per puro senso di sfida. A Giggi lassalo perde, capito Arfio ? Avemo giurato tutti ! mo nun te poi tirà indietro, te poi stai an posto de comando, c'hai na responsabilità ne a missione. Missione ? Sei scemo o ce fai ? A missione, a missione, che dovemo annà a fasse er pic nic su Andromeda sto fine settimana. Io nun vengo, Lellè. Come nun venghi ? Ma che stai a ddi ? Davero ? (con una v sola). O madonna santissima questo è scemo proprio. Ma che stai a ddi ? Dovemo da partì, Alfio, nun fa er cazzaro ! Senta, prima l'ulema, adesso Alfio, ma lei è sicuro di sentirsi bene ? E lei è sicuro che questo dialogo non verrà immortalato in qualche melensa scenetta ? No, rispondo, conoscendo i miei tic. Ecco appunto, quindi prima de fa le parti ar telefono bigna che te le studi si voi fa er fighetto, hai capito hai ? Si, dico mestamente…questa non m'è venuta granchè. Guardo Crissie annusare gli angoli del pavimento in lamiera della cabina. Il porto non è molto distante e qualche immigrato deve esser sbarcato da un peschereccio e venuto qui dentro per telefonare, magari a casa. A Crissie piace il pesce. A me, solo di venerdì. |
07/02/2005
Bisogno d'assoluto
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Basta, ho deciso che no. Cosi non può andare avanti, ho bisogno di certezze. E allora, forza ! Riprendo in mano il coraggio di scrivere, andando a leggere nell'ordine:
Perché ? Non lo so nemmeno io molto bene. Anzi, non lo so affatto. Dev'essere questo bisogno d'assoluto, il sostanziare quel brivido provato giorni fa ascoltando in televisione, da una raffredata voce di un commentatore di TG, cose che faccio fatica a capire, a dimensionare. L'universo. E' come uno specchio rovescio. E' tutto ciò che non siamo, ancora, in grado di scoprire. E' altro a venire. Ma intanto è. E' insieme STORIA, si, con la maiuscola, perché posto che questo sia il metro adatto (il TEMPO), tutto va, andrebbe, relativizzato. E' altro da noi, dai nostri piccoli affanni, dalle nostre code sulle tangenziali, a dispetto di tutte le nostre ansie. Se ne fotte, l'universo, posto che abbia un gioco, un padrone assoluto che come in in lancio di dadi abbia disposto a casaccio, stelle e costellazioni, galassie e soli lontani. Non c'è misura, nessun strumento che non quello dell'approssimazione. A me piace pensare che è cosi. Che mentre sto smadonnando sulla Colombo, lassù da qualche parte, una tempesta di gas primordiali stia dando vita a qualcosa, sottenda un movimento che è altro da me. Ma altro di brutto, in un modo che io non posso nemmeno pensare, per il quale andrebbe stretto qualsiasi termine di paragone. Ecco, non c'è termine. E' l'infinito, dolcezza !
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Elegia della disperazione.






