31/01/2005

Legend of wrestling (part two...o three, bah !)

lottatori di wrestling in un videogioco

 

 

 

 

 

Cosi, ieri che era domenica, almeno credo, è venuto a trovarmi Alfredo, un mio amico.

Alfredo fa l'insegnante. E sabato era il suo compleanno.

Però stavolta da bere l'ha portato lui, un bordeaux niente male, di quelli che ti piegano le ginocchia a tradimento, vanno giù come acqua poi ti chiedono il conto. Abbiamo mangiato qualcosa insieme e poi abbiamo iniziato a ridere. Cosi, per nulla, parlavamo del wrestling. Il wrestling questo sconosciuto.

Oggi ho girato un po di edicole per chiedere se ci fossero riviste specializzate. Mi incuriosisce questo mondo. L'essenza stessa dello spettacolo. Ho capito alcune cose, queste:

Fare wrestling non è come fare pugilato, kick-boxing o qualsiasi altro sport, o arte marziale. No, fare wrestling è calarsi in un gioco. Un meta spettacolo, dove a volte gli spettatori si sostituiscono ai protagonisti e viceversa (nel senso che quest'ultimi dal ring volano letteralmente in tribuna…con buonapace dei vari ragionier Filini che si stanno scaccolando dall'emozione). Wrestling, quindi. Che a giudicarlo cosi, sembra arrivato da noi come il bonus track di Halloween: una di quelle mode importate e che con l'aiuto (potente) delle tv private ha avuto facile gioco delle desolate praterie sinapsiche di tanti.

Le nostre, mie e di alfredo, di ieri, (di sempre ?) comprese.

Mi fa morire questa predisposizione a darsele di santa ragione per gioco. Come una farsa nella farsa…l'ultima spiaggia di una deriva esistenziale che attanaglia il vivere, urbano e non.

Non so se prenderà piede da noi. So, per certo, avendomelo confermato Alfredo attento osservatore dei gusti e dei costumi dei suoi alunni (scuole medie) che, complici delle figurine (potevano mancare) sta facendo proseliti a man bassa. Cos'è che affascina ? Il fatto che se le diano di santa ragione senza farsi male ? I costumi sgargianti degli atleti, le loro folli capigliature…(vero, Ares ?). Sto cercando di farmene una ragione. il fenomeno delle figurine sta dilagando. e mi fa morire sta cosa...del come ci beviamo tutto, come halloween che non esisteva prima e che adesso e' quasi una festa comandata.

cletus1 at 23:36:08 8 Commenti

29/01/2005

Due pezzi facili (trascrizioni da taccuini).

La cosa non ha senso, capisci ?

Non ha senso ?

No.

Bene.

Si girò dall'altra parte e riprese a smadonnare su quel cambio.

Una corvette del 67 non è come una bella donna. La devi trattare male se vuoi capire come diavolo ha fatto la biella ad addormentarsi. Cosi, le mani sozze di grasso, la cicca perennemente penzolante sulle labbra, dinastie di donne nude sulle pareti dell'officina, e questa cazzo di musica a palla dalla mattina alla sera.

Muddy Waters, capisci, figliolo ? Mica uno qualsiasi. Questo è matto, di cognome fa Blues. Dammi retta: ci mandi sul lastrico chissà quanti studi di strizzacervelli, non è uno tranquillo, ma lo senti ?

L'armonica mi trapana le orecchie, e quel vocione…vedo aie colorate, chicchi di mais intorno, galline. E donne dalle zinne grosse e vaporosi abiti colorati, di stoffa. L'armonica, dio, quell'armonica, fatela tacere. Capace di sostenere una nota con la stessa leggerezza di una piuma, e gli stacchi corali. Duri, come la vita che si, devono aver patito. Insieme a te, pa', giù dalla collina. Altri pomeriggi di pioggia, altri inverni davanti al camino, e sull'aia, a sera, la poesia di un lamento che non è un lamento. Mi capisci, pa' ?

Certo, ma adesso dammi quella 17, sto bullone ha la stessa tenacia di tua madre.

Nel tenerti lontano dalle altre donne ? ammicco.

Eh eh eh, si proprio cosi. Proprio cosi.


2)

Hai due libri sul tavolino, ma sei indeciso su quale iniziare a leggere per primo. Uno è Baciarsi a Manhattan di David Schickler, l'altro è Sul fondo di un mare senza suono, di Thomas Steinbeck (si, è il figlio).

Stanno li, insieme a due quaderni e due penne roller. Ci sono anche due pacchetti di sigarette, due quotidiani (uno di oggi l'altro di venerdi). Due portacenere, cosi come due cuscini dietro la mia schiena, su uno dei due divani. Due palle cosi.

Cambio persona e fantastico sul come ci hanno ciulato tutti:

Per far girare un gioco piratato da 5 euro, dovrei ricomprare un Pc di nuova generazione, da 1800 euro in offerta. Dov'è l'affare ?

Me lo chiedo, già, dove è l'affare ?

Cosi, mi rallegro all'ascolto del campione di wrestiling che il mio amico insegnante accudisce. Gli hanno regalato (dall'america) una maglietta dell'uomo ragno. La mamma, incautamente ha sbagliato candeggio. Voleva passare alla storia come un emulo di quei due di Sestri. Mai fare ste cose da un bambino. Tanto di più se ha qualche handicap e va matto per il wrestling.

Potrei inventarmi improbabili trascorsi da lottatore di wrestling ormai in pensione e suscitare la perversa curiosità di qualche cassiera tettona e triste, che la sera sa mica bene cosa cazzo fare.

Io mi sganascio dalle risate quando leggo storie cosi. Popolate di borderline. Dense di quel disagio di vivere che pure, personalmente, ho esplorato in lungo e largo. Altre faccende, altre storie sento che mi attendono. E la vita è davvero troppo veloce per i miei gusti. Schizza, vola via da sotto il culo. Oggi telefono in banca. Ho visto che mi avete addebitato 250 euro per non meglio precisate spese d'istruttoria. Ho deciso di indebitarmi per la reggia di caserta ? La cedono in multi proprietà ? Passi in agenzia m'ha detto un per nulla rassicurante addetto. Volano i soldi. Vola tutto. Prossimo weekend che sto con mia figlia, voglio andare al mare. Sulla spiaggia libera, sgombra di cabine (non telefoniche, balneari, qui) e provare a far volare l'aquilone che le ha regalato la Befana.

Voglio emigrare.

cletus1 at 00:51:11 6 Commenti

26/01/2005

Wrestling e piccola chirurgia estetica

"La strada che va in paradiso è lastricata di buone intenzioni".

Leggo questa perla di saggezza scritta con uno spray color lilla, lungo le pareti esterne dello stadio del wrestling.

Fa la sua figura, devo ammettere. Confusa fra i poster che ritraggono omaccioni nerboruti, comicamente in calzemaglie dai colori assurdi e parrucche bionde, nel vano tentativo di somigliare a dei vichinghi. Molto più probabilmente, dei post-tegrafonici dediti a pratiche bizzarre nel dopolavoro.

I poster annunciano una riunione avvenuta mesi fa, conclusa in rissa. Lo stadio è stato chiuso, motivi d'ordine pubblico hanno detto. Da allora è un ritrovo per skinheads e puscher in fase d'estinzione.

Neve tutto intorno, e passo affrettato. Non mi piace questa gente, cosi sorrido in modo neutro e passo indenne fra fiumi di parole che magnificano il nulla, variamente ricamato, delle rispettive esistenze.

Mentre giungo all'incrocio, da una cabina superstite sento giungere un'inequivocabile suono. Ci risiamo, penso…mi faccio forza, un bel respiro ed entro. Una puzza di pipì di cane stemperata dal freddo pungente mi da il benvenuto mentre l'eco del mio rassegnatissimo "pronto ?" si diffonde nel parallelepipedo.

Si pronto, è la ASL ? una voce di donna, dall'accento alsaziano.

No, sbaglia numero…mi spiace. Sto per riagganciare quando la tipa riprende…

Non è la ASL ?

No, non ancora…dico per darle una possibilità.

Allora con chi parlo, scusi ?…dice di colpo, seriosa…

Ma nulla, passavo di qua, lei ha chiamato il telefono di una cabina pubblica.

Si, vabbe' e che stiamo in America mo ?

No, in effetti. Convengo

Appunto, allora lei chi è ? E' della ASL ?

No, signora, gliel'ho già detto io sono solo uno di passaggio…deve rifare il numero.

Ah, ok, grazie. Click.

Pfuiii, sto per riaprire le porte a vento e rinfilarmi nel gelo amichevole di gennaio quando, immancabile, suona di nuovo.

Pronto ? (ci credereste ? la stessa voce di prima…)

Si, pronto, dico con tutta la rassegnazione di cui dispongo (poca)

E' la ASL ?

Si, mi dica signora, in cosa posso esserle utile ?

Ho sostenuto un'operazione chirurgica in Francia e volevo sapere, m'hanno detto cioè, che insomma, si, potrei chiedere il rimborso delle spese.

Chi gliel'ha detto, Signora ?

Una mia amica. Dice stizzita

Beh, dica alla sua amica che non è possibile.

No ?
Eh no ! dico con un pizzico di perfidia.

Peccato…e ora ?

Ora cosa ?

Non c'e' modo ?

No, non credo.

Davvero ? tenta di abbindolarmi con il tono di chi magari, poi dopo…

Gliel'ho detto, Signora…temo sia impossibile…Tento pero' una chance chiedendole…

Che tipo di intervento ? Se posso…

Quale ? Quello in Francia ?

Si (mi pare evidente…che di quello si stesse parlando, ma mi trattengo, pensandolo e basta, senza dirglierlo…costei, infondo, mi è simpatica).

Ah, chirurgia estetica.

Estetica ?

Si…balbetta…e poi d'un fiato, trovando il coraggio chissà dove…Ho rifatto il seno.

Non ci vedo nulla di male, dico per confortarla.

Lo dice anche il mio ex marito.

Ah si ?

Si, dice che cosi gli ricordo quand'ero pischella…."due coppe di champagne" le chiamava…

Mi ritrovo a pensare come l'anonimato che garantisce il telefono, conceda di queste confidenze. Con uno sconosciuto, visto in faccia, difficile declinare perfino le proprie generalità, o inclinazioni gastronomiche…questo è il territorio della verità disvelata, penso.

A che ora esce da scuola sua figlia, Signora ?

Che c'entra ? Io non ho figli…

Chiedevo cosi…per dire…

Sta tentando di estorcermi un appuntamento per caso ? dice in tono minaccioso (ma nemmeno poi tanto…)

Si, ammetto candidamente.

Dove si trova adesso ? In quale cabina ?

Quella all'angolo con lo stadio del wrestling.

Lei è un appassionato ?
Sto per dirle, si, di signore svampite col seno rifatto…ma mi precede…

Non fa nulla, mi dia dieci minuti e sono da lei….Ci sarà bene un bar da quelle parti ?
Eccome no, magari non molto ben frequentato…dico osservando uno skinheads che batte nervosamente le nocche sul vetro della cabina….ma un cellulare no, eh ?

Non fa nulla…giusto il tempo di un caffè, di due chiacchiere…

Sia, ma la prego…faccia presto…

Come la riconosco ?
Facilissimo: ho un barbagianni al guinzaglio.

Bene, mi dice senza scomporsi (forse non ha capito, anzi senza forse, non ha capito proprio…).

Click

Si, click.

Esco dalla cabina prendendomi la mia dose di improperi in uno slang che a stento comprendo. Ares, roster di 108 kg. da Biel, Svizzera, mi sorride minaccioso dal poster. Fa freddo, ma ancora per poco.

cletus1 at 00:25:27 7 Commenti

21/01/2005

Beh ?

amalia grè

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono giornate strane…di buono c'è solo che percepisco che la luce dura sempre un pizzico di più, giorno dopo giorno.

Fa freddo ? Nemmeno tanto…ognitanto il sole fa la sua comparsa, in questo festival di bianco che è il cielo di questo gennaio 2005. Tutto mi sembra fermo, come in attesa. Si saluta l'arrivo della pioggia come una liberazione (fa meno freddo e ci si illude che pulisca l'aria).

Ascolto questa donna…Amalia Grè, davvero mood, intonata all'aria un po mesta di questo periodo. Non so. E' la degna colonna sonora di queste giornate, caotiche ma calme, effervescenti ma tristi. E' tutto cosi, in "stand-by".

A volte faccio fatica a ridere, e mi dispiace. L'altro giorno m'ha fatto ridere una bimba, con una sua invenzione: scena di un arrivo nel parcheggio di un ristorante. Lui fa scendere lei e la figlia. Poi prosegue per trovare adeguato parcheggio. Ci mette un po. Al ritorno, nel gelo ad aspettarlo, e ironizzando…pensavamo fossi andato via, lasciandoci qui. Grande, no ? Una scena cosi, da incastonare in qualche racconto, film. Si, a volte recuperare quella visione onirica ed insieme essenziale che solo i bambini sanno avere. Gliela invidio.

'notte.

cletus1 at 22:54:22 10 Commenti

20/01/2005

Una brutta cabina (di Ramona)

E’ notte. Anzi quasi mattina. Nessuno può vedermi. Ho un peso di cui liberarmi. Un peso di quelli assai ponderosi, un macigno che ancora si agita qui nella borsa.  Non deve agitarsi così, non lo sa che non deve nemmeno fiatare? Tra un po’ sarà tutto finito e allora sì, non si muoverà e non piangerà più, questa cosa che ho qui dentro.

Una cabina del telefono. Lo metterò qui questo pacco malsano.

Il telefono squilla. Mi guardo intorno, ho paura. Chi stanno cercando? Continua a squillare, prepotente e insistente. Non posso farne a meno, devo rispondere o attirerà qui un mucchio di curiosi, quelli che a quest’ora tarda devono ancora incontrare il loro sonno..

Pronto?

Cosa stai facendo?

Chi parla? Chi vuole?

Voglio te. Cosa stai facendo, lì, ora?

Rispondo al telefono…

Non scherzare, non è il caso. Cos’hai nella borsa?

Quale borsa?

Quella che hai in mano, non fare l’idiota. Tanto lo so cosa c’è. Ci hai messo una bambina, criminale che non sei altro. E’ appena nata, ha visto la luce da due ore, ha appena emesso il primo respiro, il primo vagito, e tu vuoi fare in modo che sia anche l’ultimo.

Ma chi è che parla?….

Il terrore mi divora. Mi staranno spiando?  Di chi è questa voce metallica che sta parlando proprio a me e mi rinfaccia cose che nessuno dovrebbe conoscere?

Sei un disgraziato, un essere abbietto. Dov’è la madre di questa creatura? Cosa le hai fatto?

Ora sto per piangere. Io non c’entro niente con tutta questa storia. Lo urlo, quasi, nella cornetta, lo giuro e spergiuro.

La madre di questa piccola sfortunata è una disgraziata più di lei, una che non ci sta con la testa, che è buona solo ad aprire le gambe per chiunque lo voglia. Io no, lo giuro, non l’ho mai fatto con lei. Ma quando è nata la creatura c’ero, lì sotto il ponte della circonvallazione. Per caso, lo giuro su Dio. Faceva freddo, dannazione, credevo che saremmo tutti morti assiderati. La ragazza ha urlato un po’, ma ha fatto tutto da sola. Poi si è sentito il pianto della piccola. Era, è, così bella, Dio santo… l’ho presa fra le mie braccia e ho aspettato. E’ stata la ragazza a tagliare il cordone. Ho indugiato  ancora. Quando è uscita la placenta l’ho raccolta. La ragazza era senza fiato, l’ho vista, ma dopo un   po’ , recuperate le forze, si è rivestita, si è messa un pannolino e lentamente, zoppicando, tenendosi la pancia, se n’è andata.

E tu vuoi che creda a questa storia?

E’ la verità, io non c’entro nulla.

Però volevi abbandonare qui dentro la piccola. Come se fosse un gatto randagio.

E non lo è un po’ un gattino sperduto? Chi può occuparsi di lei? Certo non io.

E portarla in un ospedale no?

Sì, così poi ci vado di mezzo io. Io ho la mia vita, grama per quanto sia ma è mia. Non ho chiesto niente a nessuno e nessuno mi deve chiedere niente.

Portala via.

No.

Portala via.

No. Qui magari qualcuno la troverà.

Con questo freddo e a quest’ora? Portala via.

Guardo la borsa. Si muove ancora un po’, sempre meno. Piccola creatura che lotta contro una forza immane, quella della crudeltà umana. Ma lì dentro è al caldo e ha ancora un po’ di aria. Sì, qualcuno la troverà e le darà amore e fortuna. Sì, è così.

PORTALA VIA DA QUI !!!!

La voce sta diventando isterica. Non posso più ascoltarla. Riattacco. Accarezzo l’involucro scuro che contiene la neonata. Non ce l’ho con lei. Un po’ le voglio bene. Diventerà una bella signorina mora, alta, con gli occhi nerissimi e le curve al posto giusto. Farà girare la testa a un mucchio di uomini. Studierà, magari diventerà una ballerina, o un’attrice, o una scrittrice. Vincerà un nobel, forse. Chissà cosa predicono per lei queste stelle, così fredde stasera che sembra di essere al polo.

Ciao piccolina. Un giorno ci rivedremo, io ti riconoscerò.

Me ne vado guardingo come sono venuto, ma un po’ più leggero. Almeno dovrei esserlo. In realtà mi sento più pesante di prima. Fatico a camminare. Gli occhi sono annacquati, perdono lacrime, non vedo dove vado. E dentro le orecchie, insieme a un suono lieve come un respiro, non sento altro che una voce metallica: PORTALA VIA DI QUI, PER L’AMOR DI DIO !!!

scritta da Ramona, in margine a fatto di cronaca, ahimè realmente avvenuto oggi, a Milano.

cletus1 at 00:21:24 4 Commenti

16/01/2005

Magirus Deutz

magirus deutz

 

 

 

 

Questa scritta, da quando l'aveva vista avvicinarsi a velocità stratosferica verso il proprio parabrezza, gli aveva insegnato che cosi si chiamano i Tir, anche quelli cui non funzionano gli stop.

Quella mattina, e nei giorni successivi, andava dietro allo swing dei suoi pensieri con la leggerezza di un barman cui si sono dimenticati di dare il cambio dopo il turno di notte. Irene, l'infermiera che veniva a controllargli la trazione degli arti ingessati, aveva delle tette interessanti. Per un qualche motivo era portato a credere che non indossasse il reggiseno e che a tutta prima, se proprio avesse dovuto attribuirgli un tempo, avrebbe potuto giurare che si sarebbe trattato di swing, ondeggianti ed eleganti insieme. Nulla di volgare.

Nel frattempo, le sonde dell'impero avevano violato il suolo di Titano, arancione lo avevano definito, e stimato che la temperatura massima si aggirava intorno ai 180° . Sotto zero, ovviamente.

Il rubinetto del lavello della cucina stava finendo di rilasciare le ultime gocce, quando, distrattamente, sentendo la notizia alla televisione, Irene, si soffermò a pensare all'infinito. Altre sonde, diceva quel servizio, avevano fotografato un'esplosione di portata inimmaginabile, avvenuta milioni d'anni fa, che solo il provare a stimarla, come diceva la voce del commentatore, "pari ad un milione di soli del nostro sistema solare che esplodono insieme", le fece venire le vertigini, osservando una goccia d'acqua che scivolava dolcemente da un bicchiere. I raggi del sole, ne risaltavano la brillantezza, capovolto cosi, dallo scolapiatti. Come si pensa ad una cosa che non ha confini ?

Quella domenica, in ospedale, Cletus rimirava le uova, riposte nella confezione da sei lasciata sul comodino.

Con un certo sforzo riuscì ad afferrarne uno e a leggere la scritta sbiadita, a caratteri puntiformi rossi impressa sul guscio da una macchina che volle credere gentile, per via della pressione e della fragilità del guscio nel sopportarla, e mentre la testa rimandava a memoria chissà quanti circuiti e linguaggi macchina necessari per fargli compiere l'operazione in modo impeccabile, gli venne fatto di pensare che si, anche le uova hanno una scadenza, non c'è da farci nulla, e quello che ora era fra le sue dita riportava una data impossibile, antecedente alla sua, di nascita. Bizzarria del software ? Gallina del pleistocene ? Nottataccia dell'operatore addetto alla timbratura ? Sia come sia, lui quell'uovo non lo volle bere. Si astenne, ecco. Insieme alle uova ricordava gli scalini, quelli eterni del palazzo dell'esposizione dell'Eur. Non quelli del lato verso l'Eur, ma l'altro, quello che "guardava" verso Magliana. Una sfida, accettata dopo aver visto per l'ennesima volta il film Rocky, dove Silvester Stallone, si fa all'alba un bibitone di uova fresche e corre come una gazzella impazzita fra le strade sonnacchiose della città, saltando su tutti i gradini disponibili, le scale. Le uova, quindi, e il tempo.

Dati questi elementi un Einstein qualsiasi ne avrebbe tratto delle regole immutabili. A lui bastava fantasticarle. Irene lo accarezzò, nel rimboccargli le lenzuola, e alla fine disse: Magirus Deuz, posto che sia una costellazione, sarebbe il caso d'andarci, no ? non appena fuori da qui.

Insieme, aggiunse sorridendo.

cletus1 at 21:16:24 10 Commenti

13/01/2005

Improvvisi per menti affaticate

A dream-land non esistono bar. Tutti troppo affrettati per fermarsi a prendere il caffè. E' il regno della meraviglia, perché attardarsi ad ingurgitare una roba nera, bollente, magari con poco zucchero mentre si rimirano le tette della barista ?

No, a dream-land il futuro è adesso. Una storia di piani paralleli, desideri incastonati nel reale, speranze irrorate con la disillusione, insomma il paradiso giusto dietro l'angolo. Quello del tuo cervello. Avremmo potuto stupirti con effetti speciali, ma se premi il tasto 4 in luogo di quella prestazione orale di qualche post fa, potrai avere ad un prezzo speciale una dozzina di sedute da uno psicanalista dedicato a questo servizio.

Cosi, mentre una domestica rumena mi affascina con teorie di bassa teologia, il cielo bigio fuori a ricordare che è gennaio, la musica di Jamie Cullum che ripete alla noia (e pertanto risultante poco credibile) "everlasting love", mi guardo perplesso l'ombelico, queste mani, che giocano su una tastiera per ingannare il tempo e penso che infondo sta per arrivare la resa dei conti.

Metto su Tin Pan Alley di Bernard Allison(*) e chiudo gli occhi, per 15 minuti e una manciata di secondi non voglio pensare. A niente.

(*) versione, esoterica, dal vivo.

cletus1 at 17:51:55 5 Commenti

09/01/2005

Omelette al formaggio

tutankamen (o chi per esso)

 

 

 

 

 

 

 

Mentre passeggiavo per la King Promenade del corridoio neuronale, e senza che potessi farci nulla, è apparso il cinese.

Stai messo bene, eh ? mi ha detto.

Beh, ho avuto stagioni migliori, ho risposto. Ho proseguito poi per la stanza del Se profondo. Non ci vado mai, e confesso, ne ho un po paura. Spinto da un irrefrenabile desiderio di chiarezza mi son fatto coraggio ed ho aperto. Un sinistro cigolio (non l'apro spesso ed i cardini sono un po arruginiti) da far invidia al sonoro di un film di dario argento, ha fatto da overture al viaggio nel buio.

Una ventata di sensazioni (come quelle che devono aver assalito l'equipe italiana che sta giocando in questi giorni coi miseri resti del faraone Tutankamen). Ho trovato una sedia da regista appoggiata in un angolo, l'ho aperta, spazzato via un po di polvere col cappello a falde larghe, e mi sono seduto a rimirare lo spettacolo, ascoltare il silenzio…

Sei da solo, da solo. Questo è il regno della verità (la voce è come quella del commentatore dei documentari dell'istituto luce: asettica e didascalica quanto basta, priva del tutto di toni trionfalistici e/o emozionali). Adesso sono cazzi tuoi, veditela un po tu come devi sbrigliartela. Hai voluto portare le cose a questo punto, vero ? (qui, invero, c'è stato un tono di minaccia, ma avverto la bonomia di sottofondo…non mi spaventa).

E adesso non sai cosa devi fare, vero ? Beh, si, è cosi, ho pensato.

Non devi pensare, non devi pensare. Pensare ti ingolfa il cervello, soffoca la tua creatività, fai uscire il tuo io-bambino, la tua vera natura, liberati dai vestiti che hai deciso di indossare, lascia che sia il tuo istinto a guidarti, giù nelle praterie della vita (invero ho riscontrato molti canyon, ma tralascio…infondo è un dettaglio…). Vai bene cosi, sei perfetto, non ti manca nulla, e se proprio ti accade qualcosa ripetiti "non dipende da me, non dipende da me". Beh, fantastico ho pensato…è un elegia della deresponsabilizzazione…chissà che ne pensa mia figlia al riguardo…se d'improvviso cominciassi ad astenermi dal curarle i pasti, i compiti…gli svaghi. Uhm, c'è qualcosa che non quadra, qui. Folate di vento cosmico dentro il buio assoluto. E questa voce, a tratti noiosa come quella di Bruno Vespa. Eppure, percepisco che qualcosa di buono c'è. La capacità, l'attitudine al tenersi staccato dalle cose, pronto a saperne rinunciare per non doverne poi soffrire qualora dovesse accadere sul serio. Ecco, già maturare questa consapevolezza contribuisce a dirsi in qualche modo salvo, inattaccabile dagli eventi, spesso, anzi spessissimo, imprevedibili che la vita ti dipana davanti. Mica male. Esco dalla stanza con le idee ancora più confuse. Concentrati "solo" su quello che stai facendo. Beh, l'ho detto..sto uscendo dalla stanza, no ? si, vabbè, ma ricordatelo sempre, mentre guidi ditti eh no, basta pensare, adesso stai guidando, mentre scopi smettila di pensare ad altre, mentre mangi, cammini, pedali, corri. Impara a concentrarti solo su quello che stai facendo, libererai la mente dal fardello ingombrante di una moltitudine di pensieri, che credimi, Frank, non ti porta davvero da nessuna parte.

Ripasso davanti al cinese. Tutto bene Frank ? mi dice.

Uh ? Ah si, tutto bene…Charlie, continua cosi, stai facendo un bel lavoro, qui dentro.

E' domenica, il tempo non è un gran che, carico di legna il camino e appresto un pasto soltanto un po diverso dagli altri giorni. Omelette al formaggio…

Fonti: questo testo di raffaele morelli, e questo vecchio post .

cletus1 at 10:09:18 11 Commenti

07/01/2005

La cabina di Bandini

per gioco, abbiamo deciso di alternarci nella scrittura di un post

riguardante i reciproci "tormentoni": questo è il pezzo di Bandini:

Cammino sul marciapiede facendo attenzione a non calpestare le righe del pavé, quando il suono di un telefono proveniente da una cabina pubblica sulla destra attira la mia attenzione. Entro nella cabina e senza pensarci due volte alzo il ricevitore.
- Pronto.
- Mmm… che voce sexy.
- Chi è?
- Lo sai benissimo Cletus. Hai richiesto tu il mio servizio.
- Guardi, ha sbagliato. Non sono Cletus, sono Bandini e questa è una cabina pubblica.
- Ok, se ti eccita di più ti chiamerò Bandini. O forse preferisci Dolcezza?
- Io sono Bandini, signorina, no Dolcezza né Cletus né PucciPucci. Lei chi è?
- Io sono Sheila, e vorrei prendermi cura di te.
- Lei ha per caso l’asma?
- No, Bandy, perché?
- E allora perché parla così?
- È che sono eccitata, Bandy. Mi sto già toccando, Bandy, e tu?
- Che cosa si sta toccando?
- Ti prego, dammi del tu Bandy.
- Che cosa ti stai toccando, Sheila?
- Mmmm… non ti sembra di essere troppo curioso, Bandy?
- Sheila, piantala con queste stronzate, santodio.
- Mi sto accarezzando l’interno delle cosce… lentamente…
- Perché lo fai?
- Mi eccita.
- Ti accarezzi risalendo la coscia o discendendo?
- Come?
- Ok, fai attenzione: muovi le dita dalle ginocchia verso la vulva o viceversa?
- Dalle ginocchia in su.
- Zigzagando?
- Oh, insomma… dimmi di te, piuttosto.
- Tutto bene, grazie. Un po’ raffreddato.
- Noooo… dimmi se ti stai toccando. Mi piacerebbe toccarti, Bandy.

Getto uno sguardo fuori dalla cabina, in giro non c’è anima viva. Mi sbottono la patta. Dopotutto, sono un debole.

- Ti stai toccando Bandy?
- Mi sto toccando Sheila.
- Cosa ti stai toccando sporcaccione?
- Mi sto accarezzando il glande Sheila.
- Mmmm… e com’è il tuo glande?
- È grande, Sheila. Un grande glande.
- Grande grande?
- Un glande grande grande Sheila. Un enorme glande Sheila.
- Che cosa vorresti farci con questo enorme glande Bandy?
- Vorrei infilartelo in bocca Sheila. Vorrei infilarti il mio enorme glande in bocca Sheila. Sheila, oh, Sheila. Parlami Sheila. Sono un debole Sheila. Un debole con un glande enorme Sheila. Dove sei Sheila. Parlami Sheila, parla col mio glande Sheila, Sheilasheilasheila.
- Per ricevere un pompino, premere 1. Per ricevere una sega, premere 2. Per sesso anale, premere 3. Per penetrazione vaginale con orgasmo sussurrato, premere 4. Per penetrazione vaginale con orgasmo urlato, premere 5.
- Sheila? Che fine hai fatto Sheila?
Premo il tasto 1.
- Per pompino con massaggio ai testicoli, premere 1. Per pompino sottovuoto, premere 2. Per pompino con eiaculazione in faccia, premere 3. Per pompino con ingoio, premere 4.
Premo il tasto 4.
- Attendere in linea, prego.
In sottofondo parte I just call to say I love you di Stevie Wonder. Batto il ritmo col polpastrello sul frenulo. Risponde una voce maschile.
- Bene, e ora ti sfonderò il sederino, bello.
- Sheila?
- Ma che Sheila. Sono Rocky, bello, e sono qui per sfondarti il culo. Sei pronto?
- Dev’esserci un errore, Rocky. Io ho chiesto un pompino con ingoio da Sheila, non…
- Non essere timido, bello. Ti piacerà.
- Lasciamo stare ok?
- NON CERCARE DI FARE IL FURBO, BELLO. ADESSO TI SFONDERO’ QUEL TUO BUCO DI CULO SFACCIATO.
- Come non detto Rocky, ci sentiamo eh?
- SO DOVE ABITI.
- Come dici?
- HAI CAPITO BENISSIMO CAZZO. SO DOVE ABITI.
- Buona giornata Rocky.
- VERRO’ A CASA TUA E TI SFONDERO’ IL CULO!
Riattacco. Esco dalla cabina e corro il più lontano possibile. Che schifo di gente c’è in giro, la gente è matta.

cletus1 at 00:38:46 31 Commenti

06/01/2005

un regalo da emiglia

ricevuto, nei commenti al post precedente, un link a questo

disegno di emiglia :

disegno di emiglia

 

 

 

 

 

 

 

non è bellissima ? (se mai sarà la chiedo qui ufficialmente come

copy per la copertina del mio primo libro...). Love.

cletus1 at 11:41:51 10 Commenti