29/11/2004

Pitoni ad Iwo Jima (no, è ostialido...)

I ragazzi sono intenti a spogliare una grossa berlina. Orba dei fari, stanno passando alla tappezzeria, uno di loro si allontana brandendo nell'aria il sedile posteriore come fosse un trofeo.

Sembra una scena da Bagdad, invece siamo ad Ostia, è domenica mattina e sul lungomare annuvolato non c'è pressochè nessuno. Solo questa vecchia mercedes e un branco di formiche umane che la stanno spolpando.

Ah, c'è una cabina.

Ah, sta suonando, ma resto imperterrito a gustarmi la scena sgranocchiando noccioline seduto sul muretto che delimita la spiaggia libera (l'unica, in km e km di dopolavori, dancing, ristoranti strizzaturisti e bottegai grassi…).

Lo lascio suonare un bel po, ma poi mi riprendo e alzo il ricevitore.

Pronto ?

Si ? dico

Non stiamo scherzando ! mi intima una voce da adolescente, solo grottescamente minacciosa…

Davvero ? chiedo cosi per conferma.

No, poche storie con noi ! (eccolo li, subito i plurali a chiedere rinforzo, costui e' consapevole del rischio credibilità impastato nelle sue corde vocali, chiede aiuto agli altri, al branco)

Noi chi ?

Noi, seccato, qui le domande le faccio io, dice in un sussulto di dignità.

Bene.

Si, bene.

Grazie.

Prego.

Scusi ?

No, scusi lei.

No, volevo solo chiedere, sembrava dovesse aggiungere qualcosa…

Chi io ? dice.

Si, almeno cosi mi sembrav…

Si, mi porti via da qui.

Da qui dove ?

Da questa gabbia di matti.

Cosa mangiano ?

Chi i matti ?

Che ne so, i suoi amici.

Ma no, cosa ha capito ? a me fanno fare il telefonista.

Per cosa ?

Per chiedere il riscatto.

Di cosa ?

Di un pitone.

Pitone ?

Si.

E che ci fate di un pitone ?

Nulla, l'hanno….ehm, l'abbiamo preso da casa del padre di uno di noi.

E allora ?

Allora un cazzo, questo è imballato di soldi.

Non è mica un reato, mi pare.

No, certo ma a noi è venuta quest'idea.

E ora ha paura ?

Si.

Ha provato a chiamare il proprietario e ad inventarsi che magari sto pitone qui l'ha solo trovato ? che era scappato e stava per infilarsi in un negozio di intimo femminile ?

Silenzio. (evidentemente ci sta pensando su).

La Mercedes, privata di entrambe le ruote posteriori, sembra la bandiera di Iwo Jima immortalata da Joe Rosenthal, il muso stellato proiettato in alto, nel cielo nuvoloso.

Senta, mi dice dopo un bel po, Non è che lei sarebbe interessato ?

A cosa ? al pitone ?

Si.

Cosa mangia, di solito ?

Non lo so, e inizia a piangere…Gli hanno dato in pasto Nick & Lucy i miei due criceti.

Assassini, mi viene fatto di dire ma mi trattengo.

e fra le lacrime…."giuro, non le faccio più ste cose, mi tolga da questo pasticcio…"

Ci penso su, poi un lampo: Mi trovo qui sul lungomare, all'altezza ect.ect…se ce la fa ad arrivare entro 10 minuti ho una idea…guardando i boys e il furgone nel quale stanno caricando i pezzi della mercedes.

Lei è un amico, arrivo subito.

Si, faccia presto.

Click

Click.

cletus1 at 13:14:26 17 Commenti

29/11/2004

l'ultimo gioco in città (blogcity)

Il gioco sottile della competizione:

Giusto per segnalare l'ultima novità della blogsfera…

Qui: votantonio, votantonio, votantonio.

Enjoy !

cletus1 at 05:54:49 2 Commenti

27/11/2004

Il vero senso della vita

Stamattina mi sono alzato troppo presto, pur essendo sabato, e in genere il sabato non ho nulla di cosi grave da fare.

Pioveva, e cosi dopo aver "tabasiato"(*) il tempo necessario per casa, ho deciso eroicamente di uscire a correre lo stesso. Ho indossato scarpette pantaloncini, canotta di lana, felpa a mezza manica e kway d'ordinanza. Inserito gli auricolari, messo un minidisc di Tom Petty, un doppio dei suoi migliori successi con in più una chicca in coppia con Stevie Nick, si, quella dei Fleetwood Mac, che ha un titolo che e' tutto un programma "stop drawing my heart around", (alla buona: smettila di strapazzarmi l'impianto coronarico..), chiuso la porta di casa alle mie spalle, e andato a correre, sotto l'acqua.

Adoro fare lo slalom fra le pozzanghere. Qui hanno asfaltato quasi tutto, ma qualcosa ancora no, per fortuna. Correre sullo sterrato è un'altra cosa (per le caviglie e le ginocchia, almeno). Cosi mentre facevo fiato, la bella voce nasale del Petty e questi strappi di chitarra e organo hammond, come colonna sonora, mi sono fermato a guardare il kway. Le gocce mi sono sempre piaciute. Queste piccole perle d'acqua che scivolano, e che quando inizi a sudare quasi non senti più sulla pelle, sulle gambe e sulle mani. Le vedo scivolare sul nylon blu del kway, mentre dentro il sudore tiene alta la temperatura e fuori, via, non è nemmeno cosi freddo. Quanta strada ha fatto "quella" goccia ? Da dove arriva ? E' la condensazione di cosa ? Ho cominciato a fantasticare, di liquidi, di lacrime in particolare. Quelle che ho guardato recentemente solcare uno dei visi più belli che abbia mai visto.

E ho immaginato che non fossero, quelle, lacrime andate disperse, che nulla viene distrutto se è sincero, rimane dentro di noi, fa parte della nostra storia, del nostro essere. Quindi, per un gioco di fantasia, quelle gocce erano le stesse uscite da occhi troppo spaventati e tristi e incapaci di dar pace al dolore.

Quanta strada, però…mentre al secondo giro rivedevo le impronte delle suole del mio passaggio precedente, ho avuta, chiara, la stessa essenza della vita. Un continuo passare, concedere, donarsi. Tutto, ritorna tutto, volendo.

(*)L'arte di non fare praticamente un cazzo nell'arco della prima ora di veglia, in the morning, gironzolando per casa, fumando, spostando una busta, senza aprirla, mettendo su un cd nello stereo,osservando i cani, di la del vetro, in giardino, sorseggiando caffè.

cletus1 at 15:56:24 9 Commenti

23/11/2004

Omaggio a Sam Shepard (colonnina SOS)

Sono sull'autostrada dei cattivi pensieri, vicino al casello ANVEDI. Sono fermo vicino ad una colonnina del SOS e sto leggendo le istruzioni per l'uso in tedesco, pur non sapendone una virgola, cosi per ingannare il tempo (ho bruciato il record di velocità dal casello precedente e non voglio farmi ritirare, non ancora, la patente uscendo troppo presto).

Mentre mi interrogo sul significato di BITTE, c'era da aspettarselo, in fondo, suona il telefono…drinnn

Pronto Charlie ? una voce da gauloise senza filtro.

No, guardi, lei ha sbagliato numero: ha chiamato una colonnina SOS dell'autostrada…

Cazzo fai Charlie ? perché sei ancora lì ?

Guardi non sono Charlie, sta parlando con la persona sbagliata.

Charlieeeee sei una testa di cazzo, possibile ci ricaschi sempre ?

(non sopporto venir preso ad insulti), cosi reagisco :Ehi piano con le parole, le ho detto…

No qui chi ha detto non c'entra un cazzo, Charlie. Tu dovevi essere già qui, sei in ritardo, capisci ? in RI TA RDO mi ripete incazzato ben bene, meglio di una biscia.

Ritardo ? (chiedo mentre vedo il vapore fuoriuscire dal cofano del motore) Che ritardo ?

Charlie la devi lasciare perdere quella roba lì, ti fa male, te l'ho detto mille volte, DEVI capisci ? DEVI volare subito qui, subito !

Ma qui dove ? dico

Ma come dove ? Santiddio, Charlie hai l'incontro fra meno di un'ora.

Incontro ?

Charlie ?

Si ?

Charlie, ascolta figliuolo, ti voglio bene come fossi tuo padre, dammi retta, non è il momento, molla giù tutto e precipitati qui.

(è convincente costui): Dammi l'indirizzo. Dico.

Me lo dice. Lancio un search nel google del mio cervello, quell'indirizzo mi dice qualcosa…

Ehi, ma mi hai dato l'indirizzo del Madison Square Garden !!! (lo so perché l'ho letto sui verbali di quando mi arrestavano li davanti per bagarinaggio)

Charlie adesso basta i tuoi scherzi sono scherzi del cazzo, riservali per quelle troiette delle tue amiche shampiste, adesso basta !

Si. Dico.

Ce la fai ?

Credo di si.

Te la senti ?

Sicuro !

Charlie stasera è in gioco più della tua carriera, stasera è in gioco la tua vita. La corona dei mediomassimi è un pretesto, io e te lo sappiamo come stanno le cose (sta per sganciarmi un "nevvero ?" ma lo blocco in tempo)

Mediomassimi ?

Si. dice.

Quanto pesano ?

Fino a 79 kg. e 378 grammi, cosi dice il regolamento Charlie, sicuro di sentirti bene ?

Mai stato meglio, dico affondando lo sguardo di la dalle colline dardeggiate dagli ultimi raggi bassi della giornata.

Fai in fretta, figliuolo, non farmi stare in pensiero.

Tranquillo, aspettami.

Bene, a fra poco allora, hai il passi all'ingresso atleti, ciao.

Si, ciao.

Click.

Stasera avrò modo di dimostrare a tutti (e in particolar modo ad Isaura) quello che valgo davvero. Il vapore dal cofano non esce più. Chiudo lo sportello, avvio il motore, riparto. Sento gia' il suono del gong. Nel mio cervello. Dev'essere il cinese.

cletus1 at 23:44:49 15 Commenti

23/11/2004

Cronache dalla realtà (part two)

Cagliari, 26 dic 2002 - 17:56

Arrestato ladro feticista, rubava biancheria intima

Ha un nome e un volto il ladro di biancheria intima femminile che negli ultimi mesi aveva letteralmente azzerato il corredo personale di una giovane donna di Serramanna (Cagliari), sposata e madre di due figli, vittima di raid ripetuti contro il suo stenditoio depredato, solo ed esclusivamente, di mutandine e reggiseni.

In manette, con l'accusa di furto aggravato, è finito un disoccupato di 25 anni, D.D., di Serramanna, abitante a un centinaio di metri dalla casa della donna. Domani mattina verrà processato con rito diretto in Tribunale a Cagliari.

Oscuro, finora, il movente dei 'colpi': il giovane non ha fornito alcuna spiegazione plausibile e gli inquirenti, considerata la scelta ossessiva degli indumenti rubati, non escludono che possa trattarsi di un feticista, o semplicemente di un uomo che si è invaghito della signora.

E' stato il marito della donna, intorno all'una della scorsa notte, ad accorgersi che il ladro era entrato nuovamente in azione. Ha quindi avvisato telefonicamente i carabinieri del paese, i quali, giunti sul posto, hanno trovato il ladro già immobilizzato dai padroni di casa. Nella successiva perquisizione in casa del giovane, i militari hanno scoperto e recuperato tutta la biancheria intima precedentemente rubata alla giovane donna. (red)

Ecco, è da una notizia del genere che mi piacerebbe tirar fuori qualcosa, un racconto, una storia breve, brevissima…di quelle che finiscono in merceria. Tempo fa deve avermi colpito, l'ho riportata tal quale. Non so perché l'ho conservata, notizie cosi, credo ne pubblichino con una certa frequenza molti quotidiani, in genere, ripeto, annidate in quel concentrato d'umanità varia che sono le brevi di cronaca. Vargas Llosa, che pure dubito abbia tali letture al suo attivo, ne I quaderni di Don Rigoberto, riporta uno spassoso aneddoto che qui sintetizzo. Parlava per voce del protagonista, tal Don Rigoberto appunto, che assicuratore in Lima (Perù), pensò bene di citare un episodio analogo, insieme a questo, a mio avviso, gustosissimo. Un suo dipendente confessò di essere perseguitato dalla visione onirica di una donna,con un corpo da modella, completamente nuda, ma con scarpe con tacco nero lucido, intenta a giocare a biliardo, fumando da un lungo bocchino.

Saputo dell'imminente matrimonio, il nostro, provvedette a fargli recapitare nella futura casa, e con congruo anticipo, un tavolo da biliardo, limitandosi poi ad osservarne, durante la cerimonia, e nei giorni a seguire, lo sguardo ammiccante e pregno di tacita riconoscenza. Alè…

cletus1 at 14:48:48 4 Commenti

23/11/2004

da dove nascono le storie

articolo su non ricordo più quale quotidiano

La realtà, dicono, la più potente fucina

di ispirazione. Beh ? che c'è di strano ?

E' cosi, è cosi. Fa parte dei primi esercizi

di qualsiasi corso di scrittura creativa,

POVERACCI COL BANCOMAT, l'ho scritto

anni fa, svisando su questa notizia e

ottemperando al consiglio (compito assegnato)

dal buon Camilleri, in un drammatico

corso tenuto qui a Roma.

Ecco perché mi piace leggere le brevi di

cronaca…

cletus1 at 07:06:03 4 Commenti

22/11/2004

Cabina-sorpresa

Pronto ?

Si.

Questa è una telefonata a sorpresa.

Ma va ? e quale no, invece ? (dico, convinto che questa non la puo' proprio capire).

Le nostre sono tutte a sorpresa, signore.

Bene. Allora mi dica con chi aveva intenzione di parlare. Dico.

No.

Come no ? Ha chiamato lei, obietto.

Noi volevamo parlare proprio con lei.

Con me ?

Si.

E perché ?

Gliel'ho detto, signore, è una sorpresa.

Uhm…(rifletto…) dov'è la fregatura ? Di questi tempi con le sorprese non ho un buon rapporto (in verità mai avuto…)

Nessuna fregatura, signore…(e ci giurerei sta trattenendosi a stento dal ridermi in faccia…)

Cazzo vuole, scusi ? dico come m'hanno insegnato ad Eton.

Ecco si tratta di….è proprio sicuro ?

Di cosa ?

Di volerlo sapere ? dice

Presumo di si, ma infondo è un problema suo, è lei che ha chiamato…questa telefonata è a totale carico suo, dovesse chiamare dalla costellazione di Andromeda. Faccio, dando sfoggio di nozioni base di astronomia galattica.

Eh eh eh….(odio questo genere di risata…)

Si dia una mossa, ho la macchina in doppia fila…

E' sicuro ?

Di cosa ?

Di averla in doppia fila…?

Certo, guardi l'ho messa proprio li con le quattro frecce…ho sentito suonare il telefono di questa cabina e l'ho lasciata giusto un momento in doppia fila…con le quattro frecc…..

TACCI VOSTRAAAAA A MACHINAAAAAA !!!

cletus1 at 20:05:19 5 Commenti

21/11/2004

domenica di novembre

Dice…vieni ? No, non posso, sto con mio figlio e poi stasera lavoro, ho il turno di notte.

Va bene, allora vediamoci per un gelato tutti insieme, io con mia figlia, tu con tuo figlio e la sua fidanzata.

Si, dove ?

Lì sul parco, vicino al laghetto.

Si, fra quanto ?

Mezzora, diciamo, traffico permettendo.

Non dovresti trovarne…a quest'ora la gente sta smaltendo i postumi del pranzo domenicale…

Si, vero, si abbuffano tutti di domenica, come in un rito che scongiuri la fame atavica…no ?

Si,

Sei triste ?

Per niente, tu ?

Nemmeno, trovo solo lirico questo presto tramontare del sole a fine novembre.

Fantastico, invece, se ci pensi, ci impone la qualità per le restanti ore del giorno, anche senza la luce.

Vero, in cosa ? in cinema ? in case ben riscaldate ?

Socialità, credo.

Combattere anche qui la paura atavica delle tenebre.

Ehi, ma per te è tutto atavico.

Beh, discendiamo da qualcosa, qualcuno che si sarà pure divertito a vivere, no ?

Si.

Mi manchi.

Anche tu.

Ci vediamo.

Si.

Gli ultimi raggi del sole, bassi, della giornata, li colsero tutti, su una staccionata del laghetto dell'eur. I riflessi sull'acqua infranti dai giri sempre meno armonici dei pochi cigni, immacolati, rimasti.

Il sole tramonta in fretta, a novembre.

cletus1 at 15:18:11 12 Commenti

20/11/2004

Exercise 3 (angeli nel vento)

Misuro i miei passi andando a tempo con un brano di musica celtica sparato nelle orecchie dagli auricolari di un minidisc. Chiaro che l'andatura è bizzarra, quantomeno, all'attenta osservazione di chiunque poco più che distratto.

Mi chiamo…bah, non ha importanza. Adesso il mio karma è raggiungere Manuela per portarla a cena. Manuela è il mio vantaggio sulla vita. Lei non ne è consapevole, ma tant'è, basta che lo sappia io.

Il pizzicato delle arpe si innerva nello slalom, graziato, che devo compiere per schivare le persone. E' che a quest'ora, di sera, tutti sembrano andare più in fretta di quanto debbano. Non ne farà un dramma se tarderò cinque minuti. Ora, il vento si è placato. Fa freddo. Non so bene chi sia questa gente, ma mi accorgo che non è mal disposta davanti alla figura circense che posso rappresentare ai loro occhi, disillusi ? tristi ? pregni d malinconia ? Hanno solo una gran voglia di raggiungere le quattro mura domestiche mi dico, mentre adesso la chitarra battente inizia a sottolineare il tempo, se non altro il ritmo, di un brano che in verità mi ha già quasi stancato. Fa freddo.
Manuela ha capito. Ha capito che infondo la vita è questione di attimi, ma non ne farà un dramma se arriverò con cinque minuti di ritardo. Lei è matura. Sa apprezzare le cose, le conosce. Non fa differenza se poi i minuti possono essere sei invece che dieci o anche nove. E' tollerante, l'ho capito dal primo sguardo, uno sguardo pacato, con un velo di severa dolcezza, ma mai duro. Manuela sa. Sa che a quest'ora, passeggiare per il centro comporta di questi imprevisti. Glielo potrebbero aver spiegato ma lei, è come se la potessi vedere, adesso, chinerebbe il capo in un rapido cenno d'assenso e silenziosa si metterebbe ad aspettare. Attenderebbe, ecco. Magari leggendo un libro, uno di quelli che è usa portare nella sua borsa galattica, come la chiamo io quando voglio sfotterla, per via di tutte quelle cose che è capace di contenere, dalle quali, di certo, non saprebbe disfarsene. Manuela sa. Sa che infondo le ho subito voluto bene. L'ha capito del mio sguardo, catturato dai suoi occhi e dal suo portamento, lì alla fermata della metro. Come se lo sapesse che potevo essere solo che cosi. Un insieme affrettato di inaffidabilità ed estro. Mica uno dei tanti. No, io sono speciale. Pochi sono in grado di ascoltare la musica celtica come faccio io. Manuela sa. Sa o ha sempre saputo che io per lei andrei a rubare, se necessario. Sa che per me lei rappresenta la più radiosa delle albe. Non c'è bisogno che glielo dica, lei lo sa.

Come sa che stasera non l'ho fatto apposta. E' che io quell'autobus non l'ho visto proprio. Colpa del vento ? Della musica nelle orecchie, di quegli sguardi strani senza audio, giusto un attimo prima che la vista mi si annebbiasse, che le bocche dei passanti si muovessero come tanti pesci in un acquario e che io sentissi, spinto da un alito di vento, tutto il peso della mia persona sollevarsi e prendere a volare, cosi. Sospeso in una via del centro. Una di quelle riprese zenitali come le chiamano i registi di tendenza. Dall'alto. Manuela sa.

Sa che da lassù potrò continuare a vegliarla, ora che le arpe me le suonano gli altri angeli. E questo vento fa il carosello con le nuvole, veloci sulla città, sulla sua minuscola figura, seduta di la dai vetri della sala di rianimazione, stavolta senza soffitto, come un gioco con le costruzioni, quelle casette fatte con i blocchetti di plastica ad incastro, cui hanno tolto il soffitto. Per permettermi di guardarla. Come sei bella amore mio.

cletus1 at 22:20:27 4 Commenti

18/11/2004

Poveracci col bancomat

Harold stava nel suo cappotto consunto in fila davanti all'ingresso della mensa della parrocchia. Intorno gelide folate di vento facevano danzare i vapori provenienti dalle griglie sul marciapiede.

Un paio di adidas sfondate trasportavano cio' che restava del suo compagno di strada, Key. Aveva ripreso a piovere. All'inizio gli sembrò uno scherzo. Loro, degli homeless stentarono a credere quanto Padre John gli stava dicendo. Loro, proprio loro, transitati in tutti i diversi stadi dell'emarginazione, gente abituata, per intendersi, a dichiarare come proprio domicilio le grate di una stazione del metrò, sarebbero diventati titolari di bancomat per prelevare da uno sportello automatico i pochi dollari necessari alla sopravvivenza. Non riuscivano a capire il confine tra la compassione e il sarcasmo. Titolari. Una preoccupazione in piu' per gente abituata a non averne. Adesso le tasche dei loro lisi vestiti avrebbero finalmente assolto all'antica funzione di contenere qualcosa. In questo caso una placca di plastica di 5 centimetri per 9, con una banda magnetica che voleva dire un piatto caldo, una doccia al diurno, un caffè appena svegli al bar all'angolo. Key col suo forte accento irlandese ebbe bisogno di farsi ripetere un paio di volte come diavolo funzionava quella cosa di plastica. In realtà lo sapeva benissimo. Gli piaceva fare i test, vecchio tic, retaggio dell'ufficio Risorse Umane della multinazionale dalla quale aveva pensato ben di farsi cacciare per non meglio precisate molestie sessuali nei confronti di lady Margharet. Fin qui nulla di strano, se non che quest'ultima aveva 56 anni, pressoche' calva, metodista praticante, e priva, ad di la di ogni generosa interpretazione, di un qualsiasi appeal. Harold, trascorsi meno blasonati, era barbone per necessita', non per scelta, dopo 3 minuti aveva capito tutto. Un ora piu' tardi, davanti al primo bancomat capitato a tiro, iniziarono a familiarizzare col demonio. "Il codice Key, il fottuto codice, cerca di non dimenticarlo, a questa sequenza di numeri devi la possibilità di arrivare a qualche dollaro senza piazzare il cappello agli angoli delle strade", "Non lo scorderò facilmente, stanne certo !". Harold prelevo' quanto gli occorreva e si allontano' a passo svelto verso il bar. Key rimasto solo, comincio' a digitare una serie di numeri scritti con calligrafia malcerta sulla fodera consumata del cappotto. Tento' di dar corpo ai propri fantasmi, andando a ripescare nei meandri della memoria, il codice della vecchia carta aziendale. Ottonoveseicinque quattro quattro……attese un attimo….sullo schermo come per magia apparve il logo dell'Azienda. Non lo avevano mai capito. Ci si sentiva bene, nella parte dell'incompreso dalla nascita. Cosi…senza fretta prelevò tutto il contante disponibile per la singola operazione. Mordendolo, si sfilò il guanto bucato per riprovare la vertigine del tatto con la carta filigranata delle banconote. Cambiò qualche biglietto al bar, chiese del telefono e chiuse alle sue spalle la porta della cabina. "Malcom & Bradsoon, sono Mary in cosa posso aiutarla Signore ?"- "Si…guardi…volevo parlare con Mrs. Well, Mrs Margharet Well, per favore". "Scusi …? Non conosco una Signora con questo nome, puo' ripeterlo ?". Con un grugnito mise giu'. Sfogliando l'elenco trovo' il numero…..lo conosceva bene quel numero….si disse….quante volte lo aveva composto nel cuore della notte, non aveva bisogno dell'elenco…."Cerco Mrs. Margharet" chiese senza preamboli alla voce maschile all'altro capo del telefono. "E' morta, signore, da tre mesi". Come una fucilata. Era quanto aveva avuto paura di ascoltare. Una conferma ad un presentimento. Abbasso' la cornetta fermandosi ad osservare il riflesso dei neon del locale sul microfono bagnato da qualche lacrima. Non si perse d'animo. Comincio' a girare per tutto il quartiere, complice la notte. Se ne sarebbero accorti solo l'indomani, doveva far presto. Giro' tutti gli sportelli del quartiere, poi quelli del quartiere vicino, sfidando il vento e la pioggia e gli altri barboni rimasti insieme ai cani a vagolare per la notte della città, in compagnia delle sirene. Continuo' cosi fino alle prime luci dell'alba. Le tasche rigonfie di banconote. Attese che aprissero la saracinesca. Un signore in un completo scuro lo squadrò severamente, temendo il peggio. Lo infastidiva il soffermarsi dello sguardo sulle sue scarpe sfondate. Non poté fare altro che ricambiare. Non lo rassicurava neanche il suo di aspetto, ma nonostante ciò attese educatamente che si sedesse dall'altro lato di una lucida quanto deserta scrivania, tirandosi su le maniche della giacca e scoprendo per un momento i polsini della camicia, dai quali facevano bella mostra di se un paio di gemelli a forma di teschio. Il colloquio si protrasse per una decina di minuti, mentre la sala andava riempiendosi . "E mi raccomando che ci sia la banda, adorava i blues lei." Uscì dal negozio confondendo il suo passo con quello dell'umanità frettolosa di raggiungere il proprio alibi quotidiano. Dal quartiere degli uffici, che poteva identificare ad occhi chiusi, ricordava gli odori delle bancarelle immancabili, agli angoli delle strade. Allungo' il passo entrando in un grande magazzino. Ebbe qualche difficoltà a superare la schiera di vigilantes posti a guardia degli ingressi. Solo lasciando un paio di bigliettoni nelle mani di uno di loro, riuscì a guadagnare il reparto abbigliamento per uomo. Dal camerino sbalordì la commessa per la competenza e l'appropriatezza degli accostamenti. Uscì tirato a lucido. Aveva ancora un bell'aspetto si disse, trovando conferma nel riflesso della sua immagine nelle ampie vetrate. Fermò un taxi appena fuori dal marciapiede, non senza essersi liberato della busta, enorme, contenente i suoi abiti appena smessi, l'altra se l'adagiò sulle gambe. Fece il giro degli isolati che aveva percorso, gustando i capannelli formati davanti agli sportelli da lui visitati nel corso della notte. Harold in preda alla sbronza era sulla solita panchina, sul lungo fiume. Incurante del freddo, giaceva al tiepido sole invernale. "Tieni, mettiti su queste cose, dobbiamo andare a salutare un amica".porgendogli la busta. Attese che uscisse dalla siepe. "Ancora un momento, vieni", si incamminarono sulla strada. L'attraversarono con la consueta leggerezza.
Dall'altro lato attesero che passasse un taxi. Erano bellissimi. Appena a bordo, "Metti via quella roba…." fece ad Harold che portava sistematicamente alla bocca un cartoccio a forma di bottiglia, "Che poi piangi…." E dopo un attimo, d'un fiato "Andiamo a salutare un' amica, non è proprio in un posto allegro". La banda era già piazzata, davanti a dei ragazzotti in nero che portavano una corona di fiori. L'ometto dai teschi sui polsini, sfodero' il piu' compiaciuto dei suoi sorrisi, vedendoli arrivare. Il vento sembro' fermarsi per un attimo. Gli alti cipressi, ripresero la consueta compostezza. La cerimonia fini presto. Piu' tardi, in taxi, mentre tornavano Key porse, felice, il bancomat a Harold.
"Questo adesso lo ridiamo a Padre John", con un sorriso, il primo dopo tanto tempo.

cletus1 at 22:53:49 1 Commento