31/10/2004
Cabina, cobra giapponesine e ah, l'america.
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30/10/2004
Via col vento (in cabina...?)
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Ho avuto un contrattempo di mezzora, quaranta minuti, su un appuntamento. Uscito da casa senza lo zainetto d'ordinanza (EtaBeta mi fa una pippa), invano ho cercato in macchina qualcosa su cui scrivere. Mi sono sentito come un tossicomane o un alcolizzato, le venti passate, tutti i negozi chiusi, solo un bar tabacchi miracolosamente aperto.
A quel punto azzardo: visto che è cosi fornita, io in realtà avrei bisogno di qualcosa su cui scrivere, non avrebbe mica un bloc notes ? Ma certo. Fornitissima. Quale vuole ? mostrandomene alcuni. Quello, indicando il più grande, come formato. Bene, sono un euro e dieci. Eccoli, ed esco felice, nella sera. Mi sono seduto su una panchina di Viale Europa, all'Eur. Sono seduto a pochi metri da una gigantesca edicola e da una, oh no, un'altra cabina. Sto per mettermi a piangere, non appena sento che, immancabilmente, inizia a suonare. Visto che non c'è nessuno, mi alzo e sospirando profondamente rispondo. Pronto ? una voce di donna da lexotan, ma si, di una lentezza tale che al confronto la durata di una dinastia egizia e' pari a quella Rudy Voeller sulla panchina della A.S. Roma. Si, pronto dico. Che cazzo fai ancora in giro a quest'ora, bello ? Signora lei ha sbagliato numer… Si, ancora con queste stronzate, voglio i diritti ! Come i diritti ? Si hai capito bene è inutile che tenti di incantarmi con questi mezzucci, le tue pause ad arte, VOGLIO I DIRITTI, si incazza. Signora, mi deve scusare ma sta parlando con la persona meno adatta, a me hanno tolto anche la patria podestà, aggiungo, per sempre. Poche storie, bello ! ferma. Voglio i diritti, hai capito ? Mi rassegno, inizia a far freddo e ho anche fame e fra poco mi aspettano. Mi infogno, che genere di diritti ? D'autore, matrimoniali, di successione ? Può cortesemente indicarmene il tipo ? sto per aggiungere un grazie ma mi trattengo. Fai meno lo stronzo, hai capito benissimo sia chi sono e di che genere di diritti sto parlando. Mi sento perduto, la ragazza con il pastore tedesco ripassa e stavolta lascia che il cane faccia la pipì sulla cabina, mentre un po imbarazzata si guarda le unghie e, giurerei, un po si vergogna anche di dover ascoltare per forza, vista la vicinanza. Non divagare, ti conosco resta concentrato, furbino ! mi dice la voce al telefono. Ma non sto divagando, mentre quasi comincio a piangere. Lo so chi sei, so tutto di te, meglio che un'ecografia. A quel punto cedo: Bene, da che tipo di cifra vogliamo partire ? si sarà fatta un'idea ? Si. E qual è ? insisto. La tua vita ! Cosa ? Ma lei dev'essere pazza. Si, di te. Non farmi più di questi scherzi, intimo poco convinto. Lo sai che ti amo ? Si. Si. Click La ragazza col pastore tedesco ha la stessa espressione di chi ha appena finito di vedere Via col vento per la prima volta. Io, quella della seconda. |
28/10/2004
Autolavaggio
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Sono fermo all'autolavaggio, ho altre 23 auto davanti alla mia in attesa del proprio turno. I ragazzi sono lenti, fanno un gran bel lavoro ma ci mettono 15 minuti a macchina. Che non è tanto, considerato che poi esce che è una sala chirurgica, quanto a igiene, ma le auto in attesa di questo trattamento promozionale a soli 3 euro sono davvero tante. Mentre guardo le gambe di una signora che ha aperto lo sportello della sua fiammante mini cooper, suona il suo telefono cellulare.
Nooo, sto a ffa lavà a machina. Solo ce sta n'sacco de ggente, Arbè, nun posso venì. Come dici ? No, je l'ho detto che stavo a scherzà, te pare ? Nooo nun me piace, se po' sperticà come je pare nun jela do'…se m'piccasse…me ce diverto co quello, Arbè ! Arbè ? Arbè ?? Arbè ??? E guardandomi, ma come se parlasse all'aria…"ma che ha messo giù davero davero ?" Non mi rimane altro che fissarla a mia volta con un'aria di rassegnata comprensione…anzi, tento anche, a titolo rafforzativo un'alzata di spalle…come a dire…"sti cazzi ?". Lei, percepisce il messaggio e scende. Minigonna da paura, rubata sicuramente alla figlia, calza a rete con una rigorosa riga nera d'ordinanza che le solca due caviglie da Cellini. Una pantera, siliconata o no, a modo suo anche simpatica… Che c'ha na sigaretta ? mi chiede, guardandomi fumare… Gliela offro in silenzio, come ho visto fare su un film di Bogart. Grazzzie, mi dice, soffiandomi il fumo sul viso attraverso il quale però mi arriva lo sguardo bucante dei suoi occhi, Ma quanto ce mettono oggi ? E' lunga, eh ? dico Si, ma nun esiste…e che pe' lava' a machina lascio perdè st'avvocato che è sposato e se po' move solo qualche ora la mattina fra n'udienza e n'antra ? Certo che no, dico….dove lo trova n'altro cosi questa qui ? mi viene da dire…ma lo penso e basta… Cosi me tocca aspetta'…mannaggia…mi dice ridendo…. M'ha regalato sta macchinetta…vanno bene, aho'…amanco conzuma tanto…o sa ? mi dce affettando competenze che non ha. No, dico ? quant'e' di cilindrata, chiedo… Che ne so…c'ha n'libbretto dentro ma nun jo dato troppa attenzione, pe me abbasta che cammina e me serve pe annacce a fa a spesa e portà li ragazzini a scola…dice, col tono della brava mamma di casa…. Cosa cerca dalla vita, signora ? Sta per rispondermi che le risuona il cellulare… Arbe' ? Aho e che nun me richiami ? T'ho detto che c'ho poca carica, ho finito er credito…devo aricaricà…si, i soldi cell'ho, me so rimasti da quelli che m'hai dato tu l'ultima vorta…De che ? Sto ancora qua ar lavaggio. Me sa che pe stamattina nun se po' fa gniente…Pazienza…Tu domani come sei messo ? Come ? c'hai n'udienza ? E a che ora te libbereresti ? Ah si ? Come carcerato ? Ah, detenuto, si mo ho capito. Vabbè appena o scarcerano te libberi pure tu e se potemo vedè ? Che te preparo ? Ta piaciono gli agnolotti co a ricotta ? Stai a scherzà Arbè ? Quelli te li faccio io, quale comprati ar negozzio…nooo, tii prepara Assuntina tua, Arbertì, fatte servì. Si, quanno hai fatto me arichiami tu, vabbè. Si, ciao, se sentimo n'caso dopo. Mi stava dicendo ? mi chiede con un tono da fatalona De a vita ? Ma che ne so…è n'gran casino a vita, caro mio. Annuisco… Che me l'offrirebbe n'caffè dopo ? |
28/10/2004
Una giornata particolare
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Sto in casa. Stamattina la giornata è cominciata in maniera Giudico questo come un buon auspicio. Quando si è amati tanto difficile, poi, staccarsi del tutto. E' come se un pezzo di ciascuno restasse appiccicato da qualche parte, in giro nella testa, nel cuore. Quanto all'atteggiamento poco riguardoso nei confronti delle ragazze dell'est (come non ricordare quei versi che hanno condizionato la mia, come quella di molte altre adolescenze…si, quelli sulla minestrina che cantava Battisti sulla falsariga di Mogol…) |
27/10/2004
Shakerare
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Sto passeggiando sul lato sbagliato della mia vita, quello per intendersi che fa angolo con la strada delle mancate promesse. Quando d'un tratto, e senza che possa farci nulla, mi suona il by-pass coronarico satellitare che mi hanno impiantato da poco. Salve, una voce gioviale come quella di uno che sta per mettertela in quel posto… Si, buongiorno, farfuglio…tutto bene ? affetto anche amicizia, in genere i tipi cosi si smontano… Si, certo, e attacca…come lei saprà questa è la centrale operativa del centro operativo. Fantastico ! dico per apprezzare la ridondanza, sta nessuno senza fare un cazzo laggiù, penso, lavorano tutti… Ecco, abbiamo ricevuto un'anomalia, sicuro di sentirsi bene ? Perplesso mi specchio in un vetro di quelli delle fermate dei bus, si, quelle moderne, tempestato di scoli di cacche di piccioni. Non sto messo poi cosi male, gesu'…penso. Si, penso di si. Dico Lei ha un by pass di ultima generazione, governato da un gps, l'ultimo collaudo ci ha dato esito positivo, l'impianto funziona pertanto…. Pertanto ? ripeto cosi, per shakerare l'adrenalina di quella pausa… Lei dovrebbe aver avuto un infarto…Signore ! Ne è certo ? dico (invero qualcuno mi ha detto che non si sente dolore…e inizio seriamente a preoccuparmi, cercando al tatto la scatola di Brenton nelle tasche del giaccone) Pare proprio di si, le consiglio di rivolgersi immediatamente al più vicino centro d'assistenza, Signore. Posso sapere dove ? Cosa ? Dove lo trovo ? Ah, questa è davvero una bella domanda, dice come ritrovando per un momento quell'ironia cattiva dell'inizio della conversazione, non saprei, Signore. Come non saprei ? Non è della centrale operativa ? Si, ma non siamo tenuti a darle queste informazioni PAUSA Lei è d'accordo con la mia assicurazione ? dico cattivo. No, come si permette ? io sto attenendomi al regolamento. Non è questo il modo di approfittarsi di un vecchio, dico Posso chiederle di cosa si occupa, Signore ? Sono uno stuntman in pensione, dico cosi perché da piccolo mi sarebbe piaciuto davvero. Ecco allora, lei ha un cuore molto robusto, dev'esser stata qualche fata recente ad averglierlo indebolito, sentenzia Mr.Sotuttoio (quasi). Lei ha sbagliato mestiere, dico. Trova ? ah ah ah, una risata da vomito. Cosa avrei dovuto fare, Signore, sentiamo… Beh, come minimo l'indovino. Stavolta c'ha preso. Adesso la lascio che devo vedermi con la causa di questo (presunto) disservizio, o anomalia come l'ha chiamato lei. Si. Dice. Certo, ribadisco. Bene Bene Click, senza salutarci. Cazzo di gente. |
27/10/2004
Reading con ellittico.org
Torno adesso dal mio primo reading. (specifico: riunione
all'interno della quale ho letto in pubblico qualcosa di mio).
Ero già stato ad altri reading. Ma ho sempre partecipato
in qualità di ascoltatore. Stavolta no.
Devo dire grazie a Fabio Viola, e alla sua band di ellittico.
Divertente, e carino il posto e la cameriera lettone.
Il vino ? Bah, ho fatto scelte migliori.
Ma tanto non mi è valso per tenere a bada un 3% di emozione.
Leggere in pubblico riserva di queste sorprese…
Mentre procedevo con Brenton, cercando una lettura
dai toni piu' recitativi possibili…ascoltavo si il gradimento
della platea manifestato da sonore risate…ma, nel contempo,
sentivo venir meno il fiato. Pazienza.
Hanno riso lo stesso.
Anche mia figlia si è divertita. L'ho dovuta portare in quanto
martedi è la mia serata. Peccato non aver potuto restare
ed ascoltare anche gli altri, validissimi, autori.
Sarà per la prossima volta.
26/10/2004
25/10/2004
La vita degli insetti (lesson one)
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Mi piace guardare gli insetti. Mi fanno pensare. Mi chiedo come respirano, se hanno dei pensieri, se pagano rate per qualcosa. Ieri, ero in pineta con mia figlia. Un bel giro in bici, bello lungo. Il sole, l'odore della pineta, delle foglie ancora bagnate che invade l'aria partendo dalle tante zone d'ombra, non baciate dai raggi. Uno scorcio di sole su una radura che tanto tempo fa era, cosi attribuiscono, la casa al mare di un certo Plinio, detto il vecchio. Non è facile accedervi. Nascosta da alte siepi e circondata da pini secolari e lecci, se ne sta cosi, offrendosi ai pochi che la raggiungono, come una vera e propria oasi di pace. Qui dovevano divertirsi come matti, penso mentre, mia figlia in giro a raccogliere ghiande, mi distendo come una salamandra su un muretto. Mi appisolo per pochi istanti, giusto il tempo di essere svegliato dall'alito di un cane avvertito vicino al viso. Senza scompormi mi alzo…Altri visitatori che lo richiamano, "Cesare vieni via, vieni qui…" Mai nome fu tanto appropriato. Torna mia figlia…"papa'…papa'…guarda cosa ho preso", tenendo in mano con una cura chirurgica un pezzetto di legno… "guarda, un bacherozzo…" mi dice. Osservo questo puntino nero avvinghiato al legno come nemmeno un naufrago sulla zattera. Che dici lo lascio andare ? (invero mia figlia non ha mai ucciso nessun animale). Ma certo, le dico. Deposita il legnetto sulla sabbia. L'insetto, incredulo, resta immobile…"cos'e' sto culo ? dov'e' la fregatura ?" avrà pensato, potendo pensare. Passano alcuni istanti, interminabili. Lui resta fermo. Poi di colpo, chissà in forza di quale ancestrale richiamo, ingrana la ridotta e via con tutte e sei le zampe motrici, si dilegua fra foglie secche e la ghiaia. Ecco, in quell'atto, nel violento andarsene, ci ho visto il richiamo alla vita, un insopprimibile desiderio di fuga, spinto da nemmeno io saprei bene cosa. |
25/10/2004
Divertissement (1)
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Sono sulla banchina del porto di Sestri. Passeggio come solo uno che non ha fretta sa fare, e ho Wilfred, un geco alsaziano al guinzaglio. Wilfred è un tipo pacifico, non si incazza mai, è scampato ad altre, più pesanti disavventure, per perdersi d'animo davanti ad un ostacolo. Mentre passo davanti ad un telefono pubblico, inchiodato chissa' come su un palo e carico di ruggine grazie all'aria salmastra, che inizia a trillare. Wilfred con lo sguardo mi fa cenno che si, può aspettare, così rispondo. Pronto ? Si, pronto ? Lei ha una autorizzazione ? Per cosa ? dico Per circolare sulla banchina non essendo proprietario di alcuna imbarcazione, almeno a quanto ci risulta, mi dice una voce da verbale di polizia mortuaria. (sono un po' più tristi di quelle dei soliti verbali…le scelgono cosi, evidentemente). No, dico, sto solo andando a trovare un amico. Posso sapere chi ? insiste Si, certo che problema c'e' ? solo, conosco solo il suo nick, si chiama o si fa chiamare il Bretone. Bretone ? dice. Si. Ah.- sento che sta prendendo tempo…io intanto guardo Wilfred cacciare due formiche che gli fanno le stronze davanti..su un pezzo di basalto del pavimento. Che c'e' ? dico, non le risulta ? No, è che sotto questo nome qui non abbiamo accreditato nessuno. Dice quasi mettendosi a piangere. Concedera' che non e' un mio problema, dico piu' saccente che mai, infierendo. No, certo che no, aspetti che adesso guardo gli annali. Gli annali ? Ma si, magari e' ancorato qui chissa' da quanto e qualche collega (la colpa e' sempre degli altri, eh ? mi viene da dire ma lo penso e basta…), non avra' aggiornato. Sia, ascolti si sta facendo tardi e se non le spiace vorrei andare. Va bene, mi dice, non mancando di intimorirmi…comunque si ricordi che lei è sotto costante visione del nostro circuito di telecamere, non faccia il furbo. Perche' dovrei ? dico. Beh, si sa mai con voi blogger… Blogger ? E come fa a saperlo ? Sono, Gino Tasca, cazzone, ci sei cascato eh ? Ginoooo, ma vaff….vieni giù che andiamo tutti a farci una birra…. Titoli di coda…"that's all folks"… |
24/10/2004
Che cosa sto facendo ?
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Gino Tasca in un commento al post precedente (Panchina), mi tira per la giacchetta, come si usa dire…anche se io le aborro, le giacche, invitandomi a dire dove sto andando, "cosa sto facendo" con queste storie. A scanso d'equivoci: nulla a che vedere con la "sporca" e premeditata faccenda delle interviste incrociate con Pamela Canali. Ho troppa stima di Tasca per eludere il suo invito, soprattutto perché è un invito a guardarsi un attimo dentro, e a cercare di fornire delle risposte. Dove sto andando ? Non ne ho la più pallida idea. Intanto mi piace pensare che l'uso di questo gerundio sottenda un movimento. Qualcosa in divenire non molto ben definito, ma che fluisce, come il tempo, insieme al tempo. Quindi nessun progetto sapientemente studiato nei dettagli, maniacale. No, tutt'altro. Puro empirismo. Mi piace scrivere, da anni. Sono pieno di quaderni, di appunti di fogli sparsi in giro. La scrittura mi piace. Punto. Poi, poi…ho scoperto il blog. Questo giochino infernale che ti permette, diciamola tutta, di rendere pubblico quello che scrivi. Che finchè lo fai a tuo uso e consumo, bene sarebbe continuare con i bloc-notes, o al meglio, su quadernoni rilegati da numerare poi un giorno, magari in un impeto di autoreferenza. Cosa scrivo ? Del deserto che è in noi, che si respira nell'aria. Della solitudine camuffata e riverniciata dietro a tanti vuoti rituali. Della facilità del fraintendersi, e allo stesso tempo della condanna, alla quale nessuno può ragionevolemente sottrarsi, a comunicare con gli altri. Ho trovato questo tema delle conversazioni, dei dialoghi, sempre affascinante. Comunicazione quindi, messaggio che da a arriva, dovrebbe arrivare, a b. Non sempre arriva, o se arriva non sempre viene recepito per quello che è. E da questo "rischio", che è connaturato, silente, sottotraccia, che poi nasce il resto. Che cosa ? L'elegia della incomunicabilità, dell'autismo, o della meraviglia (al suo contrario) che può scaturire se si ravvisano tracce, quando magari stai parlando con uno sconosciuto/a di la da un cavo telefonico, o dietro un monitor, o dentro una finestra di una chat, vengono fuori distillati di noi stessi, fiorisce un link. Ecco. Mi hai dato il via, e ci sono cascato. Ho abbozzato una risposta. Che poi, e i risultati son lì a gridarla tutta, la qualità sia di la da venire…certo, concordo, ma la strada è tracciata, la direzione è questa. Del perche' debbano anche esser brevi, qui, su un blog, credo ti abbiamo (uso un plurale vigliacco) risposto nei commenti a "cabina sette". Mi piacciono quelle storie che non vogliono far ridere, ma che finiscono per farlo. Facendo leva su cosa ? Su quale meccanismo ? Giocando sull'interpretazione, oppure sul contrasto freddo fra le parole e il loro significato de-contestualizzato, che a quel punto puo' trasformarlo del tutto, dando luogo a delle gag irresistibili. Nessuna ansia di classificazione, quindi, né di perimetrazione. La comunicazione, il dialogo avviene come per magia dalle cabine, dai cellulari, seduto mentre te ne stai per i fatti tuoi su una panchina e davvero, dalla realtà escono fuori cose gustose come queste. Questo come motivazione ufficiale e a titolo di risposta, spero esaudiente, della tua richiesta. La motivazione ufficiosa, di sottotraccia, invece è probabilmente (anche) quest'altra: sono innamorato. Si, hai presente quello stato della mente che ti fa collezionare cazzate con la levità della Fracci ? Ecco, sto in una fase cosi. Allora scrivere, sotto la continua, costante minaccia di una pistola alla tempia, la piacevole tortura delle pene d'amore (…"giammai un castigo, ah l'amore l'amore…"), spinge la creatività a queste "bassezze". Non ho altre motivazioni che queste, stempero le mie pene con le parole, costruendo storie. Che poi ne possa venire fuori qualcosa, bah, cosi, incidentalmente…chi sa ? Magari delle strips su qualche giornale di categoria, cosi per arrotondare la pensione…forse, mi ci sto preparando. Gino, non farmi fare il filosofo, diploma di geometra, cazzo, e son già miracoli se riesco a metter una dietro l'altra tre parole e mezza. Un abbraccio, Cletus. |








