31/05/2004

Perseguitato dalle telefonate

Questo esercizio e' stato scritto ieri in "classe" a Tortona.
Si trattava di riscrivere la telefonata fra due protagonisti
del romanzo di Da Silva, un lui, imboscato a casa dell'amante,
e la moglie, ignara, (al solito ?). Unica variante imposta dal
Teacher (Mr. Giulio Mozzi) l'utilizzo del videofonino in luogo
del tristo e abusato telefono o cellulare.
(per chi volesse il testo originale del capitolo di Da Silva si trova qui)

Suona il telefono, rispondo.
Una voce lontana, di bora
E per magia il volto di Laura appare
nel display del videofonino.
Come va ? le dico cercando di infondere
nella mia voce calma, serenita' sicurezza
e voglia di vivere.
Andrebbe meglio se avessi potuto dormire
qualche ora di piu', dice. E aggiunge:
Beh ? Ti stai divertendo con il tuo amico
Riccardo ?
Si, dico io non tanto convinto,
mentre penso a come mi metto se mi chiede
di vederlo attraverso il videofonino: non dispongo
di una trista e antiquata fototessera di Riccardo,
si, una di quelle con la faccia da pescelesso che
immancabilmente ti viene quando entri in una
di quelle dannate macchinette delle stazioni,
e che per qualche strana ragione decidi di
conservare, non consegnandola, all'impiegata
che ti deve rinnovare la carta di identita'.
Livio, stai bene ? la sua voce mi riporta, intera, alla realta'.
mentre combatto con un senso di meschinita'
che sale, osservando la tuta che mi ha regalato Dorina.
Si, abbiamo visto molte cose, ma sai ? le dico come
per rassicurarla, avevi ragione tu non mi devo sentire obbligato
all'acquisto, e' una bella condizione, avverto la liberta' di scelta.
Bravo, è come ti avevo suggerito, visto ?
Si, dico, come a sigillare la migliore delle bugie che mi sia mai
venuta.
E senza darle il tempo di aggiungere nessuna domanda sconveniente,
alla quale mi troverebbe "visibilmente" impreparato,
dico : Martina come sta ? me la fai vedere un momento ?
Livio, dove vuoi che sia ? Hai visto che ore sono ? E' a scuola, adesso.
Sto per mordermi un labbro per nascondere il disappunto per
essermi dato cosi palesemente la zappa sui piedi da solo.
Sento che devo chiudere questa telefonata con la stessa
abilita' di un'acrobata che cammina su un filo, senza cadere e
perfettamente in equilibrio.
Ricordati di annaffiare le piante, le dico, per dare comunque
autorevolezza al mio ruolo e sottacere il disagio.

cletus1 at 13:55:04 7 Commenti

30/05/2004

Home sweet home

foto di Toni La Malfa

 

 

 

 

 

Beh ? Tornato da Tortona. (non e' uno scioglilingua, anche se ne ha tutta l'aria).
Come e' andata ? Bene. Tortona ti da il benvenuto con un campo di papaveri
che c'e' da accostare, scendere dall'auto e regalarsi alle rètine uno spettacolo
raramente uguagliabile, almeno per animali metropolitani come me.
Se Van Gogh fosse ancora in vita, non mi sarei stupito di vederlo, armato di
seggiolina e cavalletto, ai bordi della statale, verso meta' pomeriggio.
Grande.

campo papaveri tortona

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo lavorato, si. E anche dormito, nella casa "delle madonne e dell'elefante",
gentilmente messa a disposizione da Mr. Marco Candida (un ringraziamento speciale).
La pace del luogo, la simpatia dei partecipanti, locali e non, ha fatto il resto.
Abbiamo "spolpato" dei racconti, fatto brani del lavoro altrui, e sviscerato i mille e
mille meandri della creativita' dei rispettivi autori (piu' tardi un assaggio).

 

 

 

 

 

 

 

Ho viaggiato con la Signora Canali Pamela, rispetto alla quale, voglio dire qui, sin da subito, nutro profonda stima come letterata, donna di cultura ect., ma ahime' scarsa quanto a capacita' navigatorie. Posso solo dire che per la prima volta, in decenni, non ho sentito l'urgenza di avvolgermi di musica nell'abitacolo, tanto l'eloquio della Signora.
So che ha in animo qualche "colpo basso" sul suo blog, a commento di quanto sopra.
Citero' (ancora una volta) Carver, con il suo memorabile (e mai sufficientemente ubbidito)
VUOI STAR ZITTA, PER FAVORE ?

Aloha

cletus1 at 23:35:30 12 Commenti

28/05/2004

TORTONA DUE (la vendetta)

Bene, in partenza.
La borsa e' da fare, il cielo e' bigio
puntare il muso dell'auto verso nord.
Tortona, dove convergono le menti migliori
della mia generazione, citando Kerouac,
per una due giorni di pace amore e musica (?).
Staccare un paio di giorni.
Non male. Incontrare "de visu" molte
delle "penne" che leggo a zonzo
nella blogosfera.
Capello alla Juve mi ha rovinato
il risveglio.
Confido nel conforto dell'intelligenza,
delle letture, perche' no ? in quella
di tante, belle, scritture.
Buon fine settimana a tutti.
cletus1 at 07:39:03 7 Commenti

27/05/2004

Another plot in the wall

Beh ? Ti aspetteresti che si tratti di cose tristi ?
Aspetta. Dai un'occhiata qui, prima. Siediti, mettiti comodo, allunga pure se credi le tue gambe sul tavolino. E lasciati raccontare.

La scena di avvio.
Stevie Wonder con Dionne Warwick duettano il loro hit "i just called to say i love you". La musica proviene da una radio. Anzi no. Da uno stereo. Sai, di quelli che fanno anche il caffè volendo. Quelli che ti tirano dietro nei mercatoni e che puoi pagare a rate da qui all'infinito. Cosi i decibel si rivalutano. Insomma, questa canzone, che giuro: va capita. Ossia circoscritta al periodo e alla sensazioni che ti rimanda. Beh, sentirla lontano da quel periodo, intendo, de-contestualizzata, a volte puo' assumere dei connotati a dir poco sconcertanti. Si tratta di una "marcetta" a ben vedere. Ta ta ta ta...Zum zum zum zum..quattro squallide battute, se prese da sole, ma che ripetute, in sequenza, le donano quel fascino da greatest-hit, o come diremmo noi, "sempre verde", senza scomodare il Collins (dizionario).
Ambientazione, quindi. Immagina un appartamento, non perdiamoci sui dettagli, lasciamoli alla fantasia del lettore. Sono sufficienti degli oggetti vari, sparsi senza troppo amore per l'ordine, un po' dovunque. Aggiungerei due dita di polvere a tradire una solitudine, o una adeguata latitanza dal minimo concetto di pulizia. In casa un omone. Uno di quelli con due dita e mezzo di barba, ma che ama ancora se stesso quel tanto che basta a mandarsi in giro vestito di grigio, da grande magazzino, e con l'immancabile camicia bianca.
Ci si astiene dal commentare il livello di grigio del colletto. Se puo' servire, diremmo che è da qualche settimana che non incontra ne' una lavatrice, ne' un ferro da stiro...e la cravatta poi, ha finito con l'assumere la sembianza di un calzino, stropicciato. In buona sostanza : uno che non sta tanto bene.

Ora la tua pazienza comincia a dar cenni di cedimento. Lo avverto dall'espressione che vai assumendo. Lasciami finire. Ti stai chiedendo che diavolo c'entra tutto questo, e soprattutto perche' te lo sto raccontando.
Ecco. Il punto e' proprio questo. Immagina una situazione cosi. Sta canzone nell'aria...la voce mielosa di Wonder che tenta di accreditarsi come il miglior telefonista della storia della musica, il controcanto della Warwick e questo zum zum zum zum che, imperterrito detta il tempo della melodia.
Ti sei chiesto una cosa ? Come quale ? Non hai fatto la piu' ovvia delle domande: "ma quest'uomo e' solo ?" E qui sta il tutto. Certo che e' solo.
Altrimenti cosa si struggerebbe a fare, gironzonlando col sottofondo di questa canzone, traendo da ogni piu' piccolo dettaglio, sul quale si posa il suo sguardo apparentemente assente, ulteriore motivo di sconforto ?.
Quest'uomo ha appena ammazzato sua moglie, Charlie. Stai perdendo il tuo smalto. Ai vecchi tempi lo avresti intuito già alla terza riga. Adesso sei a livello di quelli che chiamano a quei quiz melensi che danno in Tivù..ci mancava poco e mi chiedevi l'immancabile " aiutino" che a me viene la pelle d'oca solo a sentirla una parola cosi. (dev'essere la cugina di "momentino" altro grande hit per menti pret-a-porter ).
Bene. Cioe' male. Se siamo messi cosi vuol dire che siamo male. Questa storia non ti ha convinto. Ma in questo benedetto e ipotetico condominio nel quale, emulo di un vecchio libro di Arpino, avrai ricalcato l'idea, chi diavolo ci mettiamo ? E quella tua idea di storia corale, a quadretti o come le chiami tu, denotando qualche frettolosa lettura carveriana, queste benedette "short stories" dove Gesu' le metteresti ? L'hai detto tu, no ? che dovevano poi tutte essere iscritte in un tutto unico, un gran finale che desse un senso e le raccogliesse tutte. Divertiti tu allora. Io ti ho dato il la'. Questa dell'uomo che ha appena stecchito la compagna e che ancora ebbro del gesto, non trova di meglio che "farsi" di "i just called to say i love you"..beh oltre a questo io proprio non riesco ad andare.

cletus1 at 22:39:30 1 Commento

27/05/2004

Memory

Blòack & Bliue, Rolling Stones

 

 

 

 

 

Sono avvilito. Ho perso un file con un abbozzo di racconto.
Sara' sepolto sotto qualche altra cartella. E il guaio e' che
non ricordo neanche con quale nome potrei averlo salvato.
La funzione Trova di windows e' del tutto pleonastica in
casi come questi.
Con l'ordine non ho mai avuto un buon rapporto.
Lascio le cose in posti nei quali non mi e' poi difficile
arrivare. fino ad toccare casi limite, che sconsiglio vivamente
a tutti, di nascondere delle cose, che so, lettere preziose,
assegni, banconote fuoricorso e non, nelle pagine di un libro.
La memoria sembra prendersi gioco di questi espedienti.
Cosi anni fa, mi capito' di ritrovare degli assegni che avevo
denunciati per smarriti, fra le pagine di un volume.
Privi del loro valore
(posto che ne abbiano realmente qualcuno, come diceva
quel buontempone di Ezra Pound) ora campeggiano, sottovetro,
in una anacronistica cornice. Un monumento alla smemoratezza.
Siamo noi a dimenticare le cose, o sono queste a dimenticarci ?
Propendo per la seconda. O tutt'al piu' per un concorso.

commento musicale: (per assonanza di titolo, e perche' no ? di atmosfera...)

Memory (Rolling Stones, Black&Blue, da un'idea di Billy Preston, track 7)

cletus1 at 19:24:33 6 Commenti

26/05/2004

Un caro vecchio amico

Cosi, l'altro giorno ho incontrato un amico.
Erano piu' di venti anni che non ci vedevamo.
Ci siamo voluti bene, quel bene della pazzia
della giovinezza.
Aveva lo stesso sorriso. Mi ha parlato di
cose che avevo seppellite. Ricordi annebbiati.
Traumi, rivissuti sulla leggerezza delle parole
dell'altro giorno, con la stessa curiosita'
di un turista che torna in un luogo, di cui
e' dimentico del tutto.
Abbiamo mangiato qualcosa e poi,
camminato tutto il tempo.
In mezzo al consueto delirio di
traffico, altre persone, altre storie.
C'eravamo solo noi,
e i nostri vent'anni.

cletus1 at 22:45:15 6 Commenti

25/05/2004

La macchina (Raymond Carver)



  1. La macchina col parabrezza lesionato.

    La macchina sbiellata.
    La macchina senza freni.
    La macchina con un giunto cardanico difettoso.
    La macchina con un buco nel radiatore.
    La macchina per pagare la quale ho raccolto pesche.
    La macchina con il blocco motore incrinato.
    La macchina senza retromarcia.
    La macchina che scambiai per bici.
    La macchina con la scatola dello sterzo inguaiata.
    La macchina con la dinamo guasta.
    La macchina senza sedile posteriore.
    La macchina col sedile anteriore squarciato.
    La macchina che bruciava olio.
    La macchina coi manicotti infradiciati.
    La macchina che lasciava il ristorante senza pagare.
    La macchina con le gomme liscie.
    La macchina senza riscaldamento e senza sbrinatore.
    La macchina col frontale non allineato.
    La macchina dove il bambino vomito'.
    La macchina dove io vomitai.
    La macchina con la pompa dell'acqua rotta.
    La macchina con l'ingranaggio della distribuzione a pezzi.
    La macchina con la guarnizione della testata bruciata.
    La macchina che lasciavo al margine della strada.
    La macchina che esalava monossido di carbonio.
    La macchina col carburatore sporco.
    La macchina che investi' il cane e tiro' dritto.
    La macchina con la marmitta a colabrodo.
    La macchina senza marmitta.
    La macchina che mia figlia sfascio'.
    La macchina col motore rifatto due volte.
    La macchina con i cavi della batteria arruginiti.
    La macchina comprata con un assegno non coperto.
    Macchina delle mie notti insonni.
    La macchina col termostato bloccato.
    La macchina di cui si incendio' il motore.
    La macchina senza fari.
    La macchina con la cinghia del ventilatore fuori uso.
    La macchina coi tergicristalli che non funzionavano.
    La macchina di cui mi sono disfatto.
    La macchina con la trasmissione guasta.
    La macchina di cui mi sono lavate le mani.
    La macchina che ho preso a martellate.
    La macchina di cui non riuscivo a pagare le rate.
    La macchina rientrata in possesso del venditore.
    La macchina con il perno della frizione rotto.
    La macchina che aspettava in ultima fila al mercato dell'usato.
    Macchina dei miei sogni.
    La mia macchina.
    .
    Raymond Carver

cletus1 at 10:52:58 16 Commenti

24/05/2004

Un bicchiere di cristallo cade.

Un bicchiere di cristallo cade.
Durante il volo, verso il pavimento,
pensa come a tanti fotogrammi
alla sua vita.
Le diverse bocche verso le quali, onesto,
si e' accostato per servire
il suo tesoro.
La grandezza o la miseria di coloro
che l'hanno usato,
e ancora alla qualita' di cio' che ha trasportato
dai rossi corposi dietro a carni supreme,
ai bianchi secchi e frizzanti a contorno
di allegre portate di pesce,
gli umori e gli odori delle lunghe giornate passate
sul lavandino, solo, ad asciugare.
Tutto scorre come un film,
dalla genesi, in quel laboratorio dove,
forgiato dal nulla da una palla di silice infuocata,
prese forma.
Adesso, la disposizione delle sue schegge
sul pavimento
assume la sagoma di un sorriso.

Barcellona, sett. '98

cletus1 at 09:49:15 16 Commenti

24/05/2004

Lunedi mattina (presto)

[early in the morning, che poi e' anche il titolo
di un bellissimo blues
].

Svegliarsi ad orari impossibili.
Stranamente riposati.
Il sole fa  capolino.
Mi piacciono quei raggi bassi,
le prospettive insolite che regalano alle cose,
le loro ombre che si allungano.
Tutto e' ancora fermo,
solo il canto, festoso, degli uccelli
come didascalia.
Non sono nemmeno di pessimo umore.
E' il rito di un nuovo mattino,
di una nuova settimana,
dei compiti che aspettano,
cose nuove, altre no,
la vita, in somma.

 

cletus1 at 09:30:18 4 Commenti

21/05/2004

telefonata sei (della dolcezza)

azalee destroyed

 

 

 

 

 

 

Suona il telefono, mentre sto ripensando alle 10 mie migliori
scopate di tutti i tempi.
Dopo pochi squilli, "quindi", rispondo.
Una voce fresca, di maestrale.
Papa' ?
Si, faccio io, resettando.
Ciao Papa' come stai ?
Bene, figlia mia, rispondo, felice entusiasta e sprizzando
benessere
Sono contenta, e tuttoattaccato, hai mangiato ?
(il mio aspetto di questi tempi non deve essere
dei migliori se si preoccupa della mia alimentazione).
No, non ancora, le dico.
Lasciami indovinare, Papa', la solita bistecca ? dice.
Si, magari con delle lenticchie vicino. Dico scherzando,
ma neanche tanto.
E il sedano, ce l'hai, papa' ?
Il sedano ? dovrei averne in giardino,
sempre se i cani lo hanno risparmiato, dico preoccupato.
A proposito, continuo, oggi la cucciola ha disteso le nuove azalee
che avevo comprato al mercato dei fiori, altri 20 euro buttati.
Papa' ma e' piccola, non lo fa apposta. dice
Si, ma e' grande il dolore che sa dare, in compenso. dico.
Ci tenevo a quei fiori. Aggiungo.
Vabbe' dai, li puoi ricomprare, no ? dice
Si, certo, ne vendono a tonnellate, tutte di colore diverso.
Papa' stai bene ?
No, mi manchi tanto. Dico.
Dai, una settimana passa presto.
Si, dico.
Un bacio allora, ci sentiamo.
Si, tesoro mio.
Click.

cletus1 at 11:59:51 22 Commenti