30/04/2004

ISAURA

Tu non stai molto bene. O meglio, non te ne rendi conto del tutto. Ti succede di accorgertene quando senti la mancanza di un trillo speciale. Si, quello che hai impostato come suoneria e che ti fa capire che si, e' proprio lei che ti chiama. Sai come si dice ? Sei nel pallone. Di colpo tutte le tue certezze sbriciolate come gli ultimi biscotti rimasti in un sacchetto maneggiato a lungo. Oppure sei OUT inevitabilmente OUT. I tuoi pensieri girano in tondo ad un tema. Guardatemi, sembrano dire i tuoi occhi persi senza piu' punti di riferimento. Ti svegli sudato, nel cuore della notte. Al mattino ti svegli sempre prima. Soffri, in altre parole.

Continui a stare cosi male perche' forse poi alla fine ti piace anche. Ti ci crogioli nel dolore, nella sofferenza. Ti ci vesti di sofferenza. Il tuo sguardo tradisce sofferenza. E non dovresti. Non dovresti sentirti cosi. E lo sai, ma ignori, fingi di non sapere. Ti auto inganni, stai cercando di sviluppare la piu' elementare e letale delle illusioni quella di credere che LEI, si LEI, sia ancora lì con te. Che LEI ti bazzichi intorno.

Perche' stai cosi ? Beh ci vuole molto a capirlo ? T'ha steso, man. Ti ha mandato giu' lungo. E davvero stavolta hai tenuta troppo bassa la guardia. Non come pensavi, altro che due soli lividi sulle orbite occipitali.

Stai proprio al tappeto adesso. Lo vedi quel signore con la camicia bianca e il farfallino nero ? Beh, ti sta contando. Da un paio di mesi.

E tu stai li disteso, come un fossile preistorico dentro una teca illuminata. E quello conta. E tu non lo vedi, non lo senti proprio, vuoi dormire, che non ti rompessero i coglioni. Tu vuoi restare cosi, poco piu' di un capriccio. Un rifiuto della realta', mentre vuoi che le pareti fra te e il resto del mondo diventino spesse sempre di piu'. Un'orrida simiglianza con un sepolcro.

Isaura ha una fica strana. Quando le stai dentro tutto il tuo DNA rimanda a memoria l'abc della creazione. E, puoi contarci, non manca nessuno all'appello. Di colpo e' come se fosse la prima volta. Come se tutte le altre nelle quali sei entrato [nelle quali ti hanno concesso di entrare] fino a quel momento non fossero altro che esercizi di stile. Tu letteralmente, VOLI, ne sei consapevole. Ne intravedi la possibilita'. Niente e' possibile utilizzare come termine di paragone. Lei e' semplicemente ALTRO un altro pianeta. E tu, il povero coglione di astronauta spedito lassu' con delle mappe sbagliate. Ti sono saltate le coordinate. Sei senza bussola.

Rimandi a memoria solo l'istinto, svuotato di ogni precedente sapere inutile. Un fardello del quale non sai che fartene, liberartene e' un gioco. Che lei si incarica di condurre. E tu, incantato, la lasci fare. E' lei che conduce le danze. Balla, letteralmente, balla sulla tua fisica rappresentazione. E tu la lasci fare. La lasci fare.

Ti fai portare per mano per sentieri mai battuti, su acrocori ignoti, Ma non hai paura, no. Sei affascinato, con lei vicino esploreresti URANO, magari per un paio di mesi. E torni bambino. Riprovi le stesse emozioni autentiche di quando, estasiato, ti affacciavi alla vita. Di cui, ovviamente, ancora capivi un cazzo. Ma avevi il fottuto sospetto che si potesse trattare di una faccenda bellissima. Senza che nessuno te l'avesse mai detto.

Potevi solo intuirlo. Come a letto, con lei. Il bello deve ancora venire, le dicevi. E lei, lei ti osservava annuendo con rapidi cenni di testa. Un tic che ti e' rimasto. Che lei ti ha lasciato come pegno del suo amore, e che ti ritrovi a ripetere, nel tenero tentativo di ricordatela, di sentirtela vicino.

Lei ora non c'e'. Ti ingegni ad immaginare dove sia. Se al lavoro, o a casa, a "spicciare" (rimettere a posto, rassettare,  ndr) , a scuola a prendere sua figlia, in palestra a fare spinning o, invece, sprofondata sul divano a sfogliare una rivista. O al peggio con lui, fra le sue braccia.

Gia', le braccia di un altro che ha stregato prima di te. Che deve averle graffiato l'anima se e' vero che parlandoti di lui ha pianto anche davanti a te. Dietro ad ogni lacrima riposa sempre una briciola di verita', hai detto. Anche di questo ne sei consapevole. Forse perche' tu, al contrario, l'ultima volta che hai pianto e' stato quando hai visto tua madre, rasata e distesa su un lettino, di la di un vetro, sussultare sotto le scosse delle piastre elettriche del rianimatore. E capivi che se ne stava andando, per sempre.

Vorresti piangere, e' vero. Insegui quelle lacrime. Forse anche in questo caso, t'aiuterebbero ad attenuare il dolore, a renderlo, impresa vana, piu' sopportabile. Come quello della sua assenza.

cletus1 at 20:00:41 9 Commenti

27/04/2004

RIPRENDERE A RIDERE

Bene, dovrei essere serio. Ma sono un vuoto a rendere, non solo in questo periodo. Mi faccio violenza e posto. Posto ergo esisto. Come un clown, che theshowmustgoon, deve andare in scena, anche con le ferite nel cuore. E nel cervello.

Vorrei riprendere a ridere. Ridere ha una funzione taumaturgica. Si, abbiamo tutti letto da qualche parte (che so, tabaccherie, bar, ricevitorie del lotto, per sdrammatizare le code negli uffici postali) che ridere fa bene, perche' aziona non si sa bene quanti muscoli del viso. Ma ridere, diceva Henri Bergson nel suo IL RISO, saggio sul significato del comico, edizione introvabile con prefazione di Beniamino Placido (si, avete capito bene), e' intrinseco all'essere umano.

Certo, mirabili esempi di jena ridens, evidentemente non molto ben geneticamente modificati, stazionano tutt'ora in posti non sempre all'altezza. Ma appunto, questo dovrebbe preoccupare, che la carenza di riso, faccia si che il primo tizio colpito da paresi al volto, ed eternamente condannato ad esibire un'espressione ilare, possa ottenere tanto risalto, in questa valle di lacrime.

Ricordo, con la cattiveria tipica dei bambini, il maligno appellativo di un bimbo affetto da detta lesione ai muscoli massillo facciali: "Sorriso" era il suo soprannome. Lui, al di la' della "dovuta" espressione, credo gradisse e volesse a forza leggere, dietro la crudelta' di quel nomignolo un 2% di affetto contorto.

Bando alle ciance. Si gira pagina. E' duro riprendersi da una botta emotiva. I cocci sparsi all around. Contumelie e strascichi, come da copione. Suvvia, s'approssima maggio, e con coraggio, c'e' da prendere per mano anche questa primavera.

cletus1 at 21:18:28 11 Commenti

25/04/2004

SECRET WINDOW (per favore, no)

Secret window.Non ho letto il racconto di Stephen King (si, proprio lui, quello che chiamo "il cottimista dell'horror"). Pero' da questo, giurano, e' stato tratto il soggetto per il film. Un Johnny Depp

molto calato nella parte. Recita quella di uno scrittore (di successo) abbandonato di fresco dalla donna (…mica una novita', eh ?). Vive isolato in una grande casa (bella) nel bosco, nella quale per caso trova una finestra, spostando un mobile. Questa finestra dara' il titolo al racconto, film.

Un film, che scorre piatto (grazie solo ai sussulti del buon Turturro, indimenticato protagonista di molti dei film dei fratelli Coen), fra astii rancorosi, fra il protagonista, la sua ex, e il nuovo compagno della sua ex. Il tormentone e' un presunto plagio di un racconto. Una gara fra Depp e Turturro a chi lo ha scritto prima.

Interverranno, nell'ordine, colpi di scena, morti ammazzati, cani ammazzati, insomma tutto il circo che S.King ci ha abituato a conoscere, e che ripropone, con l'esperienza di uno chef a fine carriera, in tutti i suoi piatti. Senza un sussulto d'inventiva. Non mi e' piaciuto. Pazienza. L'avevo quasi previsto.

cletus1 at 09:44:38 9 Commenti

23/04/2004

STOP MAKING SENSE

Basta con l'interpretazione. E il valore salvifico di un colpo di spugna ? E il passaggio frettoloso, e rilasciante pulviscolo di gessetto everywhere, di un cancellino sull'ardesia.

Cio' che si vede, e'. Forse, ci vuole coraggio a fare un bella pulizia, nella testa, innanzitutto, e a seguire, per quanto possibile, nel cuore. Lasciare il cuore libero di agire. Svincolato dai condizionamenti della testa, anzi, per quanto possibile, andando, se serve, proprio in un'altra direzione. Non e' facile. Ma a volte se ti senti strano puo' rappresentare la svolta.

A volte mi viene da pensare al protagonista di ELEFANTE, di R.Carver. Questi, ha una fissa di sottotraccia. Lasciato dalla moglie (topos carveriano), una figlia che sta con un tossico e gli chiede i soldi, un fratello che e' fallito e che non gli ritorna un prestito, un figlio intellettuale e squattrinato che finge di studiare a Parigi,

una ex moglie che manco a dirlo, lo obera di richieste economiche importanti. Ecco. Nel racconto, il nostro si dilunga nell'esposizione di questa umanita' (dimenticavo, una mamma anziana, malata, bisognosa anch'essa di sostegno economico), proponendosi di fuggire via (Australia, credo).

Poi, un sogno. Una mattina si alza, mentre si prepara una frugale colazione ha un flash-back, si ricorda il sogno. Da piccolo, suo papa' lo prendeva sul collo, giocando con lui a fare l'elefante. Basta questo (non chiedetemi perche') ma da li cambiera' prospettiva, e mentre spalmera' una fetta biscottata, penserà che infondo il suo posto e' li. Che la sua funzione e' quella di farsi carico di tutta questa gente (che sembra intrattenere con lui rapporti di mera dipendenza economica, quindi zero affettivita'). Ma lui resta. A costo di piccole, grandi, rinunce. Si portera' in ufficio un frugale pranzo da casa, andra' a piedi al lavoro per non sprecare benzina, forse non ha neppure, l'avra' venduta ?, una macchina.

Il racconto finisce come una scena di un film. Esce di casa, dopo questa colazione rivelatrice, per recarsi in ufficio. Passa un suo collega a bordo di un macchinone. Gli offre un passaggio, scambiano due parole, arrivano appena fuori citta', e lui lo incitera' ad andare "piu' forte del vento". "a bordo di quella grossa auto da finire di pagare". Non male. E soprattutto, dio, che voglia di smettere di fabbricare sensi, significati.

cletus1 at 06:55:14 7 Commenti

18/04/2004

ANDATA & RITORNO

ANDATA E RITORNO.

Un fumetto. Ben girato, ben riuscito. Ottimo il ritmo, e la freschezza di recitazione. La storia: un tipo come tanti, lavoro saltuario come pony express, casa allucinata, amicizie anche. Deve dei soldi a qualcuno, ma e' un dettaglio, e il tasso di cattiveria del capo-banda sta all'incisivita' di Vieri, nelle sue domeniche migliori, con la maglia dell'Inter.

La signorina Incontrada (notevole, davvero notevole), fa la hostess, ha amnesie e viene scaricata dall'uomo (ma sara' pirla ?) con un messaggio in segreteria telefonica alla vigilia di Natale (un classico). Complice uno sciopero generale resta inchiodata a Milano e non puo' far ritorno nella sua Barcellona. Il nostro, dal canto suo, per sfuggire al cattivone prende su e parte…indovinate ? proprio per Barcellona. Dove appena arrivato, grazie ad uno scambio di valigie (guarda un po'…c'e' la coca…) finisce in gattabuia per "a couple of night".

Ne uscira' e fara' mestamente ritorno a Casa…dove….(taccio per non rovinare la visione del film…).

Morale: andata e ritorno. Miele, umorismo e salvo un paio di forzature veniali (uno sfogo anti premier da parte di un tassista rapper-intellettuale, e una battuta un po' fuori luogo sulle armi di distruzione di massa di Saddam…) si salva a piu' pari e si candida "come miglior film per un  sabato primo pomeriggio da depresso tipico". Non male. Utlle per non pensare. Non era cosi anche per i fumetti ?

cletus1 at 16:33:17 8 Commenti

18/04/2004

Disegni

Girovagando in rete ho trovato questa pagina, vecchia quasi di un paio di lustri.

Mi divertivo a disegnare. Su cartoncino, con i pennarelli o acquarelli, o l'aerografo.

SONO QUI

buona domenica.

cletus1 at 09:34:36 4 Commenti

16/04/2004

Soprafatto dalla violenza.

Vi faccio vedere come muore un italiano.

Ehi, dico a te.

A te che fai lo stronzo, sai di esserlo, e continui, imperterrito

a fottertene degli altri, scavalcando la coda e decidendo che si,

E' tua quella cazzo di corsia di emergenza.

Sei tu l'emergenza. E sei gia' morto. Senza la tv.

Ehi, dico a te.

A te che fotteresti tua madre pur di sbarcare il lunario,

A te che hai consentito che nel tuo giardinetto spirituale,

crescessero erbacce e ortiche,

Continua pure ad arraffare, senz'altro in testa che la smania di possesso.

Sei gia' morto, sotto una pila di dichiarazioni dei redditi.

Mal compilate.

Non hai avuto esempi che t'educassero a sufficienza.

E sei gia' morto. Senza soldi in banca.

Ehi dico a te.

A te che "sti cazzi".

Si, lo capisco che e' una maniera come un'altra per tenersi fuori.

Che poi tanto la Gina, non te la da lo stesso, anche se non

ti aggiorni, anche se il tuo orizzonte piu' prossimo è la coda,

la Ka, il percing sul labbro inferiore, e cristo, no, nemmeno

con giubbotto di pelle e maglione arrotolato in vita.

Come una cintura. Ma di dinamite.

E sei gia' morto, nelle colonne del corriere dello sport.

Ehi dico a te.

A te che hai vissuto abbastanza, per ricordarti, bambino,

Le bombe su San Lorenzo. Stavolta la tele, te le porta in casa

le bombe. Non meno indolori di quelle che ti son cadute sul

tetto quando avevi 6 anni. E non capivi.

Proprio come adesso.

E sei gia' morto. Senza averne alcuna colpa.

Ehi dico a te.

A te che, altero, giacca e cravatta d'ordinanza,

te ne vai in giro bello bello a fare il campionario vivente dell'uomo

di successo. A te che, forse, ti tingi anche i capelli, hai una casa

di proprieta', dei figli ai quali dare un senso nella misura di quello che gli

sganci, settimanalmente. Hai taciuto dell'altra, perche' e' cosi che si

fa, e il matrimonio deve andare avanti.

E sei gia' morto. Nella camera di un motel in un pomeriggio di primavera.

E infine, a te.

Che mi hai lasciato, sei tornata con l'altro tuo grande amore,

Che ignorando il mio dolore, adesso affetti dolcezza, tardivo affetto.

A te che non lo lascerai, ancorata ad un passato da cui ti e' impossibile

liberarti, e soltanto solleticata dall'incognito di una nuova avventura,

Che richiede, pero' coraggio e fantasia.

E tanto, tanto amore.

E io sono gia' morto. Nelle pieghe del tuo pietoso sorriso.

cletus1 at 07:13:25 11 Commenti

14/04/2004

Cremazione (part one)

Acre fumo nell'aria di un pomeriggio insulso, grigio come pochi.

La lettera e' nella busta, mi attardo vicino alla macchina, parcheggiata vicino agli alti cipressi che costeggiano il viale umido del cimitero. Voglio rimanere solo nel leggerla, gli altri stanno già entrando.

Mi dice Euridice.

"Vorrei farmi cremare al suono di Mozart" poi specifica: "Vorrei il concerto n°15 in SI bemolle maggiore KV450 per pianoforte e orchestra, l'andante. Dura solo 6 minuti e 44 secondi.

ce la dovreste fare a sopportarlo.

Li, nella stretta saletta, mentre alte le mie ceneri volano in cielo,

confondendosi nel vento, sparpagliandosi sulla Flaminia,

sui parabrezza delle vostre automobili da finire di pagare,

sui rami degli alberi delle ville che la borghesia romana ha eretto, a caso,

vicino agli argini, nella valle del Tevere, in un mesto pomeriggio di autunno.

Ancora piuttosto caldo da permettere alle mie amiche delle misee appena da gran sera estiva.

Nulla di eroico.

Mozart in questo dovrebbe indurre i vostri pensieri a meglio considerare gli sviluppi delle rispettive esistenze con un tocco di tardiva dolcezza.

Come fosse un omaggio postumo alle rare volte nelle quali una briciola di amore si sara' pur fatta strada, a stento, tra le miserie di cui e' costellato il nostro cammino.

E a pensarci bene un registro cosi trovo sia l'unico degno di salutare questo librarsi di fumo che costituira' il mio commiato.

Per un pomeriggio, come una parentesi, si potranno fermare gli intrighi, le colf, le riunioni, e voi tutti liberi da queste faccende costretti a spremere i vostri nulla levigati. Un qualcosa, un tarlo che vi inviti a riconsiderare di quale attenzione sia bisognosa la vostra affannata esistenza.

Non foss'altro per questo. Ecco. Vorrei già vedervi tutti. Compunti e vagamente commossi al barbaglio sfrigolante delle mie spoglie, al di là del vetro.

Rincorrendo vanamente distacco, dal repertorio dei vostri consunti aplomb che proprio le dolci note di Mozart, di sottofondo ? che dico ?! "intrise" in questa circostanza, contribuirebbero a demolire.

Nudi quanto me al di sotto di un lenzuolo, voi davanti a voi stessi e al vostro malcelato egoismo.

Di egoista il mio lasciarvi non ha nulla. Salvo il fatto di consegnarvi, intero, il fardello della mia assenza.

Un accenno di profumo sulle giacche di qualcuno di voi. Un po più vero.

Qualche vaso, nelle vostre case, che le mie mani avranno forgiato, prima di fissarlo per sempre nel calore di un forno. Che involontaria analogia.

Un forno. In questo caso la fiamma come una gomma da cancellare. Allora, il suo uso a ceramizzare oggetti d'arredo, dei legni, dei marmi dei pavimenti delle vostre case.

Cos'altro ? Delle cene, forse. Delle risate argentine, dei rari momenti di felicita' che pure abbiamo condiviso. Dall'orchestra dei miei sentimenti, nel gioco degli archi e dei legni, campeggiano poche altre singole note.

Non una melodia compiuta. Piuttosto degli "scherzi", soltanto accenni, nulla di più.

Di quello che poteva essere stato e ora non è più.

Sai ? Quei contrattempi della vita, come quando, per un malinteso di parcheggio, uno zelante carrozziere mi privò dell'auto, convinto fosse quella di un suo cliente, restituendomela fiammante a fronte del rifiuto del suo perito a coprirgli i costi per un intervento non dovuto.

E già che per me sarebbe potuta andare bene ancora, malmessa com'era.

Andava interpretato come un "segno" ?

Come quello di vedervi riuniti qui tutti in questa saletta, dall'intonaco scrostato, circondati dalla mesta premura degli uomini in nero delle onoranze, e dal ghigno consumato dei necrofori che spingeranno il mio carrello nel tripudio delle fiamme, appena infastiditi dal tremulo pianoforte che contrappunta Mozart, rendendo immortale nel mio disegno, questo si, il momento del mio addio da voi, tutti .

Richiudo la lettera di Euridice. Mozart è sulla mia giacca, confuso nel suo vago profumo. Qualcosa di prossimo alle lacrime, mentre due passeri come impazziti rovistano fra i fili d'erba del prato, punteggiato da una pioggia sottile, silente.

(Roma, settembre 2001)

cletus1 at 08:56:22 7 Commenti

11/04/2004

La passione di Gibson

La passione di Cristo

Due cose al volo sul film di Gibson, visto oggi nel pomeriggio, che tanto clamore ha suscitato.

Un film (?) strano. Retto solo dall'immagini, scarno il sonoro, i dialoghi sono in aramaico e latino, sottotitolati.

Cos'e' ? E' la cronologia di un martirio, che si lascia sopportare a stento in virtu' della consapevolezza, da parte dello spettatore, che si tratta di una ricostruzione evangelica.

Se non vi fosse questa consapevolezza, la storia andrebbe iscritta d'ufficio nella categoria gran-guignol. Intendo dire che la cruda rappresentazione del supplizio, sebbene intervallata da qualche flash-back (pochi, in verita') e da qualche trucco cinematografico per rappresentare il demonio (un paio, forse tre sequenze), puo' lasciare indifferenti, perche' non sposta di una virgola quanto gia' ognuno di noi conosce (o per reminescenze di catechismo o per propri, insindacabili, motivi di fede). Quello che Gibson ci propina, con una durezza fin troppo realistica e' un senso religioso riconsegnato alle cose, alle azioni (fra le piu' brutte) di cui l'uomo (in senso lato) e'capace. Non so. Resto perplesso e la trovata di marketing del farlo uscire da noi proprio durante la settimana santa, lascia qualche dubbio circa la trasparenza di tutta l'operazione. Cosi come le polemiche circa l'antisemitismo: pretestuose, non ne escono bene nemmeno i Romani. Ne avevamo bisogno ?

cletus1 at 00:54:55 5 Commenti

10/04/2004

Telefonata. (Sheik Yerbouti)

Pronto ? una voce calda, da scirocco.

Si, pronto. Dico mentre cerco di mettermi comodo.

Sei ancora incazzato con me ?

Dovrei ? faccio io come mi hanno insegnato per dare l'impressione di essere sfuggente.

Non lo so, mi fa lei.

Beh, sai che sono incapace di portare rancore a chiunque.

Si, me l'hai gia' detto, dice lei.

Beh ? a che debbo ? faccio, giusto per rompere la monotonia della conversazione, mentre dentro di me ripasso a memoria le cento e una maniere per strozzarla, sperando di farla franca.

Nulla, era un po' che non ti sentivo e avevo voglia di sentire come stavi. Dice con finta partecipazione.

Come vuoi che stia ? Faccio le solite cose, dico per minimizzare (le gocce di lexotan le limito a 9 per sera, rimandando per il futuro dosi piu' massicce e letali).

Lavori ?

Si, certo, la rapina al treno di Glasgow l'hanno gia' fatta, e non credo di aver voglia di incidere coi Sex Pistols, dico io consapevole che questa non la puo' proprio capire.

Fai bene, ho sempre ammirato la tua capacita' di sopportare il dolore. Dice lei come per rinfrancarmi.

Senti, dei tuoi complimenti postumi potresti farne a meno, dico in un sussulto d'orgoglio.

Ma no, scemo, dico sul serio. E ride…

Rido anche io, per educazione.

Senti, mi fa d'un tratto, seria come sa di non esserlo, quasi mai.

Che c'e', dico

Volevo dirti che e' stato bello, sai ? insiste nel continuare a torturarmi.

Lo dici davvero ?

Si, certo, non e' facile incontrare dei veri pazzi come te. Come dice mio padre "non c'e' molto di buono in giro, eh ?" , dice ridendo

Beh, sta di fatto, che stavolta dovresti averlo smentito, no ? dico io.

Si, ma non credo, ho bisogno di tempo. Mi dice, in modo tipicamente femminile, quel modo, per capirsi di non chiudersi mai del tutto una porta alle spalle.

Apprezzo, dico lapidario.

Non escludo nulla, mi dice.

Nemmeno io. Dico

Bene. Dice.

Si. Dico.

Buona Pasqua. dice

Anche a te. Dico.

Click.

cletus1 at 09:08:16 8 Commenti