28/03/2004
7700 km/secondo

si, avete letto bene. Settemilasettecento km al secondo. E' questa la velocità che ha raggiunto (per pochi minuti, ci tengono a precisare dalla Nasa) un veivolo sperimentale, l'altro giorno, sui cieli dell'oceano pacifico. Beh ? Nulla di strano ?
Eppure sia la RAI (nella fattispecie in uno dei tg della fascia oraria di pranzo di ieri, sabato) che oggi, il Corriere della sera a pag. 20. hanno riportato pari pari questo sfrondone d'agenzia. Al secondo, capito ? Non al minuto, come e' lecito aspettarsi visto che hanno aggiunto che l'aereo (?) in questione ha superato di ben sette volte la velocita' del suono (che magari e' stimata a 1200 km/h). Insomma non ne usciamo bene. Ma sia come sia e' sempre una velocita' ragguardevole. Lontano da echi marinettiani, resto sbalordito davanti a cotanto prodigio della tecnica.
E provo a ricopiare qui degli appunti scritti "velocemente"oggi in macchina mentre aspettavo la mia bella.
7700 km. al secondo. Ovvero la velocita' e' un dettaglio. Divertirsi a spalmarla su una cartina geografica, come dire, sono a Roma, conto fino a uno e mi trovo poco piu' a nord degli Urali. E i pensieri viaggiano a questa velocita' ? O superiore ? E siamo sicuri sia cosi importante ? Un veivolo, ieri, si e' incaricato di demolire le nostre certezze.
Le ha frantumate, volando nell'atmosfera, senza l'ausilio di alcun razzo, a questa velocita'. Cosa si celebra dietro una cosa cosi ? La vita ? La voglia di correre ? Anch'io posso arrivare a tanto, Forse anche di piu'. Mi e' sufficiente pensarti.
26/03/2004
scrivere l'immediato (alle sei di mattina di un venerdi di fine marzo)
Scrivere l'immediato.
Non ho sonno. Mi sono svegliato complice una mosca che ha creduto opportuno designare il mio naso come il proprio, personale, sunset boulevard. Gli ultimi frammenti del sogno che ricordo sono:
Una casa su una collina, una luce di quelle prossime al tramonto, tipo quadro di Hopper, una macchina parcheggiata sul piazzale, sui cerchi in lega della quale si amplificano gli ultimi riflessi del sole, prima di precipitare dietro la ferita della collina davanti. Un paio di cani, postulanti un pasto, a sera. Alberi. Vento.
La camera nella quale mi sveglio e' diversa. Intuisco la luce dell'alba dalle stecche delle persiane, e da una fila di vetromattoni che affacciano sulle scale. Sulle scale c'e' una finestra "muta" a losanga, che inonda di luce un angolo "morto" della casa. Resto nel letto, ancora. Ripenso a quel posto che ho sognato. Anzi, piu' che al luogo fisico in sè, alla situazione. Questo senso "sospeso". Quell'aria da "attesa".
Si approssima il giorno, ma l'agenda degli impegni, quando ti svegli cosi presto, per fortuna non colonizza il flusso dei pensieri. Puo' attendere. Ho ancora qualche ora. Cosi indugio in questi frammenti di sogno, cercando con concentrata cattiveria l'ammazza mosche, o in subordine un quotidiano col quale spiaccicarla sulla parete.
24/03/2004
Post post delle mie brame.
Ho letto in soli tre giorni questo libro "VOGLIO ESSERE FELICE". Apprezzo qualsiasi sforzo, lavoro, che va in questa direzione. L'allure da libro da scaffale di supermercato ha vinto la mia pudicizia e lesto e' finito nel carrello. L'autore, luminare di questa nuova frontiera della psicologia, quella cosidetta "clinica", espone con un linguaggio scarno e immediato il suo personale punto di vista, ricorrendo a molteplici "casi umani" nei quali si e' imbattuto nel corso degli anni, e delle terapie. L'ho trovato un aiuto, un'altra voce, forse un po' meno falsa e pomposa di certi "santoni" che discettano dall'alto della grossa pila di volumi letti e di cui, probabilmente, son rimasti prigionieri. Mi piace pensare che si, dio bono, dipendera' anche 5 minuti da noi, se e come raggiungere questo stato di grazia, che chiamano felicita'. Troppe scorciatoie, effimere quanto ingannevoli hanno riempito l'aria con la loro inconsistenza. Stavolta, alla faccia del vantaggio della traduzione, da una lingua immediata e ritmica (ah, l'effetto della sbobinatura come si sente qui), escono piccoli distillati di verita', incoraggiamenti ora sussurrati ora schiaffoni a srotolare il nostro personale nastro.
Erase e rewind, verrebbe da dire.
23/03/2004
difesa d'ufficio
Non sono maestro di retorica, la dialettica non mi affascina e confesso qui tutta la mia inadeguatezza a tener testa ai rilievi mossi alla settimana che ho condotto su pordenonelegge.
Premesso questo doverosamente, non mi tiro indietro alle sollecitazione di untitled, e tento qui "a bocce ferme" un'autodifesa d'ufficio, lontano da logiche competitive.
Ho ricevuto, via email, e su alcuni blog, delle note positive, invece. Non mi aspettavo incensi, ma non mi aspettavo neanche stroncature supportate da statistiche suscettibili, in quanto poco affidabili, di esser divinate quasi fossero predittiche di un qualche dio distratto (schiavi dell'auditel anche qui, vedo).
Sia come sia, mi si rimprovera il non essermi adeguato alla "moda" di farcire di link, (in genere sono usati a sostegno di quanto si va sostenendo), proprio a partire dal tema "scrivere l'immediato", segnalando altri blog, fra i quali anche quello di palmasco. Ebbene si, ho ritenuto opportuno sottrarmi a questa cosa. Muovo solo a mia parziale scusa, l'incapacita' di inserire facilmente le tag degli a href (digitabili tutte a mano, una per una, dalla maschera di input del server di pordenonelegge, cosi, tanto per chiarire, e io sono pigro, mooolto pigro).
Ma non eludo, dietro a questi pur incontestabili fatti. Non credo fosse mio compito quello di recensire l'intera blogosfera nella quale si discetta di scrittura immediata. Ho citato blogaggregator proprio perche' sussume lo spirito, come ho scritto, di un elenco telefonico, o meglio di una versione aggiornata e rivista del vecchio, caro, Selezione del Readers Digest. Ho letto, durante la scorsa settimana, di sfuggita, confesso, il blog di palmasco sul quale capito ognitanto su rimandi (link) che trovo da untitled e sul quale c'era il post sullo scrivere l'immediato. Confesso che ho delle difficoltà, proprio mie, a seguirne la logica (ma e' utile come ginnastica, questo si). Credo che al di la' della forma palmasco abbia la tentazione del giudizio. Mi ha dato dell'appropriatore indebito per un palesato e confessato "furto di foto" a corredo di un mio post. Quella foto, cercavo una foto di piedi e ho azionato un link in cio' che resta della mia memoria.L'avevo vista nel blog di untitled, mi sono autodenunciato alla leggittima proprietaria e l'ho inserita. Punto. (non mancando di attribuirne la paternita', sia pure in forma dubbiosa, nel tag ALT dell'immagine). Pertanto, chiedo ancora scusa se ho disatteso le aspettative di qualcuno, consiglio altresi' di sottoporre la propria candidatura all'amministrator di pordenonelegge per la gestione di qualche altra settimana vacante.
Che poi sia inevitabile che lo stile di qualcuno possa ad alcuni piacere e ad altri no, non mi pare cosa degna di cotanta sorpresa. Sono consapevole dei miei limiti, ma, credetemi, tremendamente felice per come cerco di battermela. Un felice prosieguo, e auguri a tutti.
Ps. Visto che siamo in tema. Avrei delle cose da dire anche io sul come certi "scrittori" hanno interpretato le loro rispettive settimane. Trovo singolare che "il corpo", dando per buono lo spirito non polemico di palmasco, della sua critica non sia stato rivolto anche a loro. Eppure Scrivere l'immediato e' la title page di entrambi (bloggers e scrittori). Aloha.
22/03/2004
tornando a casa
Bene, tornato a casa. Fa piacere. Ho aperto le finestre, lasciato entrare un po' d'aria nuova, che fa piu' caldo adesso, e la primavera sta per arrivare. Che dire ? E' stata una settimana divertente, quella passata su pordenone economia e commercio. Ho potuto apprezzare l'ebbrezza dell'one-man-show, che e' una cosa che deve attizzarmi sin dai tempi dell'asilo, alla stregua delle occhiate furbe del mio primo amore (inconsapevole, lei) con le treccine. Ho trovato dei ragnetti, ma li ho risparmiati, che' porta sfiga, dicono, mentre invece sono augurali, e soffro di tutto salvo che di aracnofobia, almeno al momento.

Ho visto cose che voi umani….un derby interruptus, l'immagine di cio' che resta della carrozzella dello sceicco Yassin, e letto dei dialoghi, per la verita' scorsa settimana, tratti dalle intercettazioni telefoniche di due cittadini italiani inquisiti per infanticidio (dei propri figli), il cui tenore non avrebbe sfigurato in qualsiasi racconto splatter. "Sbrigati, dai, c'e' stato un incidente, vestiti ti passo a prendere, c'e' sangue dappertutto, ti piacera' ". "Si, c'e' molto sangue ? E ci sono i pezzi di carne in giro ? Mi eccita, vieni subito a prendermi".
Croneberg abitava in Italia ?
20/03/2004
L'amore ritorna (di Sergio Rubini)
Rubini e Starnone. Attenti a quei due. Il primo, incontrato qualche anno fa ad una presentazione, ha concordato con il sottoscritto che in italia non c'e' una valorizzazione della scrittura per il cinema. Deve aver preso alla lettera e ha sceneggiato con Starnone, sodalizio che va avanti dai tempi di Denti, un altro piccolo pezzo facile. E' la storia di un attore, che restando fermo per una serie infinita di accertamenti coglie l'occasione per fare un bilancio-inventario della vita fin li vissuta. Ex moglie, nuova fidanzata, amici (fra questi un dignitoso rubini medico che si accommiatera' con l'immancabile "salutame a soreta", in uso in puglia), genitori, e ancora sogni di cambiamento, delusioni cocenti. Medici canaglia e produttori con l'ansia di contenere il budget, a fronte dell'allungamento dei tempi per gli accertamenti della malattia. Malattia, che si rilevera' (per fortuna) meno grave del previsto, ma intanto, a meta' fra la commedia e il fantastico di una adolescente fantasma in abito da cerimonia che fa da leit motiv al film (splendida la scena mentre corre sulle campagne di puglia, in ripresa panoramica), da un letto di una mega clinica di lusso, il nostro fa l'inventario degli affetti. Cinema di mestiere. Cast da "c'ero anch'io", con la melato, la buy, placido, ect…, Insomma, e' un prodotto tranquillo, ben confezionato, giusti i tempi (e salvo qualche piccola esitazione di bentivoglio) tutto sommato un qualcosa di indolore. Rubini (e la sua Stazione, sta lì a ricordarcelo) e' capace di meglio. Notte.
18/03/2004
Arriva arriva.
Arriva, arriva. Disse.
Prima o poi vedrai che arriva.
Stava radendosi, sembrava sereno
sulla precisione della visita, stavolta.
Niente attese snervanti, niente disservizi.
Tutto sarebbe filato liscio, lo sentiva.
Avrebbe voluto restare ancora cosi,
a rimirare nello specchio quel concentrato
di biologia che rappresentava, solo, con qualche
capello bianco in piu'.
Arriva, arriva…ripete' sciacquandosi il viso
E affondandolo nella spugna morbida.
Fuori una luce da sole svogliato, coperto
al solito da nuvole bianche, grandi.
Non minacciose. Come gli eventi ai quali
andava incontro in quel giovedi di fine agosto.
La pioggia, poi. Una voce lontana, un grazie roma cantato
come puo' una voce che chiede al cielo perche' piove.
Questa penna me l'ha regalata mia sorella.
Lei non immagina che la usi per scrivere cio' che sto
Per scrivere. E tuttosommato, meglio cosi.
Si tratta della spartizione dell'eredita'.
Bene, io non ho visto nulla. Un signore che ama giocare
con parole desuete per il mio vocabolario,
sul cui campanello campeggiava la dicitura Notaio in Roma,
Come, che so, potrebbe essere quella di Serramentista in Ladispoli,
Bene un signore cosi, dopo 10 minuti di discorsi insensati,
Conditi con sorriri penosi, ma dico…dotto' almeno un dentista bbono no eh ?,
Mi ha comunicato allegramente che nulla mi spetta.
Ora, non che me la prenda piu' di tanto.
Ma se ancora trovo la forza di alzarmi al mattino e' solo
Per rimediare una minestrina per Giuditta.
Giuditta e' il mio vantaggio sulla vita. (la frase non e' mia,
Ma siccome mi piaceva me ne sono appropriato).
Sono veramente allibito sulle modalita' con le quali
Il danaro altera i rapporti, spesso, anzi soprattutto fra
Consanguinei. E mica le avevo chiesto la villa a Santa Marinella,
Ne la maserati biturbo, gelosamente custodita in garage.
No, nulla di tutto cio'. Avevo solo avanzato, timidamente del resto,
La pretesa della sconfinata discoteca di Zio.
A mia sorella la musica non e' mai piaciuta. Mi diceva sempre "scrivi
Che cosi diventi famoso e ricco e ci mantieni a tutti".
A me, sin da bambino, sta storia non mi suonava….
Ne avevo gia' sentito parlare di scrittori caduti in miseria,
E rivalutati dopo morti. La trovavo una tremenda mancanza
Di riguardo verso l'intelligenza.
E che uno si danna a scrivere, a scorticarsi l'animo,
Per poi vedersi buttato su uno scaffale di Remainders ?
No, non mi piaceva niente di tutta questa storia.
Cosi, il giorno che mi venne a trovare, stavo
Scrivendo qualcosa, mentre sento suonare la campanella
Del cancello, giu' alla fine della discesa.
Arriva tutta trafelata, scendendo dalla sua monovolume,
E con aria falsa e allegra, mi rimprovera della qualita'
Delle strade che conducono al mio buen ritiro.
Azz. Dico io, ti rendi conto cosa costa asfaltare 10 km. di strada
Sterrata ? Di casomai che hai un terrore fottuto di rovinare
La tua bella macchinetta, cos'e' giapponese ?
No, sciocchino….si vede proprio che vivi in un eremo,
E' la sport utility piu' venduta negli States.
Lo sapevi no ? che torno adesso da li ?
Noooo, dico fingendo ammirazione…
Per me gli states sono foreste di sequioie da cui
Estraggono i legni per gli steinway, la route sixtysix,
Cos'altro ? ah si…forse gli Hot tuna…di qualche vecchio
Vinile, giu' in cascina.
Bene, entriamo immagino sei venuta per parlarmi
Dell'eredita' di zio.
Come sta Titano ? (Titano e' il cane di zio..un cocker spaniel molto poco socievole…
E per questo andava d'accordo con lui…)
Bene, l'ho mandato nella nostra casa di S.Marinella..li si trova bene
C'e' un rumeno che lo sfama due volte al giorno….
Capito, se torno a nascere voglio essere un cane, magari molossoide…
Curato da un est europeo….
Viene la notte e la chiacchierata langue. Le rimprovero di non aver
Avuto molta trasparenza nel dividere le cose di Zio, tanto meno
Le sue sostanze, che giudico cospicue a partire da una serie di
Considerazioni che qui non faro'.
Dolente, esce di casa. L'aulin puo' regalare registri imprevisti.
Tutto sembra rallentato, dando per un attimo l'impressione di trovarsi in un video gioco….
Sembra che tutto sia calmo, finche' dura la pioggia che tutto cristallizza,
Respiri, volute di fumo…e finestrini della macchina lasciati aperti.
Tutto bagnato. Anche dentro di te.
c'e' una battuta di un vecchio film....doveva essere un pomeriggio di un giorno da cani....dove Al pacino va a chiedere ad un vecchio compagno di malefatte di accompagnarlo a fare un colpo. Costui, accasato, aria trasandata, pieno di debiti e di parenti rompiscatole...ad un certo punto, dopo aver declinato per 10 minuti gli fa, esausto abbracciandolo..."Portami via con te".....ecco....
-uhm. Si, carina- fa la voce al di la' del filo…e mette giù.
I sassi di quel vialetto si dispongono secondo leggi inconcepibili.
Per colore ? tutti quelli piu' bianchi a destra. Per grandezza ?
Si alternano uno grande ad uno un po' meno, tutti da una parte sola,
Si capisce che sono cosi, mentre l'acqua ci scintilla dentro,
Complice l'impronta dei SUOI pneumatici.
E' che la paura che i cani scappino mi spinge a chiudere il cancello,
Giu' giu' fino alla fine del viale.
Passeggiando sotto la pioggia, ripensando
Come uno spot a Fred e Ginger…e a quel jingle saccheggiato
su innumerevoli centralini telefonici come musichetta d'attesa.
Attesa di che ?
Di una dolcezza che tarda ad arrivare, o che per la fretta
Non intuisci intorno. Magari e' li, in sala d'aspetto da un pezzo,
Solo che non la vedi, preso come sei a consultare il tabellone
Degli arrivi.
Arriva arriva, ma cosa ? sto qui proprio per irretire la fretta,
La campagna ha insita questa dimensione, mi dicevo prima di venirci.
Rari i momenti nei quali la noia prende il sopravvento.
Ti lasci scivolare, tutto qui. La musica, e qualche buona lettura
fanno il resto.
Una battaglia con la scrittura invece. Cumuli di fogli,
Intorno, dal tavolo alla cucina, avvilente qualcuno,
Magari con le cose meno brutte sopra,
Marchiato da improvvidi schizzi di sugo. Ma tant'e'.
Cosi mia sorella non ha potuto far di meglio che portarmi
Questo roller. Basta computer, carta bianca. Carta bianca anche il ruhm.
Volendo, ma non e' ora.
Sto qui, a scrivere e a scimmiottare un'autore di successo.
Che faccia sorridere il suo editore. E l'urgenza del farlo,
Sfugge lungo l'autostrada dell'autoreferenzialita', parolone che riassume
Di colpo l'azione del volteggio di piume, di un pavone.
Autoironia, e cose da dire.
Null'altro. Ancora per poco.
Arriva arriva, Intanto colleziono incipit, inizi fragorosi
E cadute di tono colossali. Mentre continuo a chiedermi
Cosa ne sarebbe stato della mia, come di tante altre infanzie,
Se invece di quel monoscopio in bianco e nero, la tivu'
Fosse stata soppiantata, che so, da qualcosa di simile
Al piccolo chimico, come magari il piccolo regista, il piccolo scrittore.
Ecco, e' che la scrittura, probabilmente e' questione di eletti.
Da qualche parte c'e' un anche un concorso per lo sport
Nazionale di questa schiera di grafomani assonnati,
Come il concorso per il DIARIO piu' bello.
Dio, quante esistenze inventate, quanti esiti forzati.
Quello che la vita si diverte a fare di suo perche' prendersi
La briga di modificarlo pacchianamente con la scrittura ?
Cosi anche l'arteficio di un brivido richiede mestiere,
Finte lacrime sparse a caso, o cavalcando veloci il
Tormentone di turno. Suscitare emozioni.
A quest'ora rimane la voce sorgiva di una cantante che amo.
E non distinguo, ma ci giro intorno, interpreto il senso.
Cosi come la disposizione dei sassi sul viale,
Le briciole amare, che non puoi evitare d'inghiottire,
Mentre cammini, che so, sotto una di quelle pioggie lievi.
Mia sorella e' tornata giorni fa.
Gli ho fatto un regalo, queste pagine battute con amore.
Non ne fara' una tragedia.
Sapeva che ero un tipo cosi.
Non avra' molto tempo da perdere, brava com'e'
Nell'arte della delega.
Un'onesta societa' di cremazioni si incarichera' del
resto. E io ?
Beh, davvero tutta questa campagna,
aveva cominciato a stufarmi.
16/03/2004
per un'elegia del pediluvio

pubblico (a grande richiesta ?), no, a seguito di un commento di Pamela Canali (qui), una cosa scritta tempo fa.
The final pediluvio
Ogni volta che metto i piedi in questo catino, so pressappoco come finirà.
L'idillio avra' la durata della sensazione di calore, una cosa che somiglia
a quando finisce una storia. Questione di tempo, dopo, a poco a poco,
il calore svanirà, incalzato dal tempo, che si fara' carico di ristabilire come
stanno effettivamente le cose.
Già, come stanno effettivamente le cose, qui ?
Sono arrivato alla consapevolezza che inserire le mie estremità in un
teporoso liquido ricco di sali, sia la migliore maniera per concludere
una giornata. Prendere una pausa per me stesso, agevolando il flusso
dei pensieri, sul come e un po' meno sul perche'.
Perche' sapere bene i perche', ecco, questo e' il mio problema.
La mia ossessione di sottotraccia, quella che non mi da tregua, segue
passo dopo passo, scandisce quasi, il ritmo della mia giornata.
Sono addivenuto alla condiscendenza.
L'ho trovata una valida alternativa ad un "all'erta" sfiancante.
Basta pene, basta tormenti, ora l'unica mia prospettiva e' arrivare
a sera per sedermi in poltrona e lasciare che i problemi si stemperino
in questo catino d'acqua salata.
A volte suona il telefono. Il desiderio di estraneazione e' tale da impedirmi
di avvicinare, previdente, il senza filo alla poltrona.
Cosi, i laconici squilli del malcapitato di turno,
mi lasciano insensibile, come le sirene all'ultimo degli Ulisse.
E credo, inoltre, alla frammistione dei plot. Si, quelli narrativi.
Qualcuno deve essersi preso la briga di sparigliarli come un mazzo di
carte da poker. Senz'altro frutto di cattive letture. Abbandonato al piacere
liquido, fantastico di altri, possibili, sviluppi del coacervo di storie
che mi albergano in testa, desiderose di uscire, di respirare su carta,
o su un foglio di word.
Impresa vana, sono cosi ben congegnate che il solo tentare di tradurle,
sdoganarle, implica l'impossibilita' stessa di renderle, con la dovuta fedelta',
alla trama perfetta che hanno allo stadio larvale, quello della mia,
esausta, elaborazione mentale.
Il calore che svanisce si incarica del resto.
Colleziono incipit, dapprima, mentre il lento rilascio del calore,
stempera la loro aggressivita', con buona pace dell'ossessione di precisione,
arrivando alla dignitosa firma di un armistizio fra l'istanza di relax
e quella di continuare a capire. Come su un banco di montaggio,
i fotogrammi pensieri della giornata si affastellano, complice un colpo
repentino di vento, tradito da una finestra socchiusa.
A volte, lascio che la meditata scelta di un brano musicale nel lettore cd,
Faccia da adeguata colonna sonora al rito del pediluvio. Prediligo delle cose
vivaci, che piu' che dire, sottendano, si prestino cioe' a fornire un tappeto
sonoro alla sequela dei pensieri. Non faccio nomi, ma Laurie Anderson,
ha le sue belle responsabilità in questo.
E rimiro il giardino, al di la' del vetro. O quel che ne resta. Fra escrementi
di cani, e superstiti fili d'erba. Nel gelo, piccoli uccelli, impavidi, sospinti
dalla fame, rovistano alla ricerca di briciole commestibili, di cio' che le scodelle
dei cani lasciano nelle immediate adiacenze.
E' la testimonianza di quest'impeto a vivere. Quest'incessante ricerca,
che ti spinge, per default, ad andare avanti, a continuare a lottare,
come un pugile alla quattordicesima, sorretto solo dalla volonta',
di mesi di allenamenti, sudore, di figure, di odore di cuoio dei guantoni,
dei pung-ball. Estraggo certezze. Cadoticamente, voglio dire.
Vedo, quindi esisto. E mi riempio di un qualcosa prossimo
alla gioia, ogni qual volta, identifico in una scena, la trama "sotto",
in forza della quale, quella scena accade. Cosi, questa spasmodica
ricerca di molliche degli uccelli fra i fili d'erba intirizziti,
vista da me, sprofondato in poltrona,
con i piedi a mollo, magari mentre fumo, non mi sembra molto
distante dall'immagine di un dio che osserva i nostri affanni.
Con l'aggravante di una consapevole distrazione, magari e' al
telefono, da sempre, impegnato in una snervante conversazione, eterna,
che gli impedisce di mettere mano ad un po' di errori.
Linea telefonica a prova d'avviso di chiamata.
Nulla altera questo incessante ritmo. E riecco la frammistione
dei plot. La loro macedonia, nel lento incedere del tempo.
Dettagli, svolte, intrighi e trame. Disciolte come i sali
in questo, ora freddo, catino nel quale ho immersi i piedi.
Roma, 26.12.03
15/03/2004
non ti muovere: scrivi l'immediato
Lunedi mattina presto (che qui poi, per tre ore stamattina toglieranno la corrente elettrica e che gentili che sono ad avvisare).
Inizia una nuova settimana, si continua ad irretire alla grande. Ci aspettano altre cose, e' lecito aspettarsele, in questa che dovrebbe essere l'ultima settimana di inverno. Domenica prossima (il 21) sulla carta dovrebbe iniziare la stagione che amo di piu', la primavera. Momento magico, le gemme su alcuni alberi da frutto gia' sono pronte a sbocciare in fiore, liberando nell'aria il loro profumo gentile, buono. Anche i colori della natura condizionano lo stato d'animo, ci saranno piu' ore di luce e gia' solo questo ha il potere di rendermi piu' allegro e piu' bendisposto verso le angherie della vita. Detta cosi, convengo, puo' sembrare una cosa alla Liala, ma davvero, non so voi, ne ho un fottuto bisogno. Stop. Stato al cine a vedere NON TI MUOVERE. Non ho letto il libro da cui e' tratto il film. Mi sembra ben montato, ha ritmo, salvo qualche compiaciuta insistenza su scene di sesso, quasi a voler sottolineare (in un'improbabile operazione di matematica) l'intensita' di una passione. Fa male. Nel senso che tocca senza riguardo alcuno tutti gli aspetti nei quali e' fin troppo facile riconoscersi: il rischio di morte per una figlia, a seguito di un incidente in motorino (che fa da albero motore a tutta la storia), la passione intensa e irrazionale (ma irrazionale, invero, neanche troppo) verso una donna che non si conosce, un matrimonio al dessert che solo la dipartita dell'altra, alla fine, sembra concedere qualche chances di rilancio. Il tutto scandito da l'unica cosa veramente apprezzabile: il montaggio.
Il film e' la storia di una attesa davanti ad una camera operatoria, interrotta da flashback che ci danno (ripeto: per chi non ha letto il libro della Mazzantini) gli ingredienti per comprendere il tutto. E' una cosa che ho ascoltato gia' altrove: provare a narrare una storia partendo da un momento "altro", dalla fine in questo caso, e poi condirla con tante parentesi precedenti che diano modo di inquadrarla meglio e se possibile, il film ci riesce, comprenderla. Bravi.
Da oggi, per una settimana, black out dell'ACEA permettendo, dovrei essere, anzi saro' su Pordenone Legge, cercando, quanto più, di divertirmi e di divertire. Buona settimana a tutti.
12/03/2004
la scenografia della morte
Non riesco a togliermi dalla testa la curiosita' per il processo logico che ha portato a cio' che e' accaduto ieri mattina, verso quest'ora in Spagna. Non intendo riproporre alcun "coccodrillo", per questo lascio volentieri il campo a chi e' piu' esperto di me. Prim'ancora che il fiume di sensazioni che ci vomiteranno addosso, delle dotte disquisizioni di questo e quell'esperto, mi interessa qui indagare la genesi e il formarsi dell'idea di una strage cosi. Sono atterrito dalla determinazione di chi sceglie consapevolmente di farsi saltare in aria, dentro un vagone popolato di altri esseri umani, operai, studenti, gente che va a lavorare, senza altra colpa se non quella di esistere ed esser nati sotto il cielo di spagna. Una regia curata. La contemporaneita', la ricerca, ossessiva, del massimo effetto scenografico, che al di la' del numero delle vittime, lascia intendere una fredda conoscenza delle emozioni che un atto cosi si prefigge di cercare, e ahime' ottenere. Ecco, se mai un passaggio, un solo istante puo' considerarsi ancora sconosciuto ai nostri occhi, al nostro modo di pensare, non e' quello del grande botto, ne della cerimonia di indossamento dei micidiali zainetti. No, e' prima, molto prima, intorno a quel tavolo, divano, va a sapere cosa, dove dalle idee vengono fuori le parole e poi i fatti, sinistri piani di morte. E dalla considerazione nella quale e' tenuta la vita. Come in un videogame, come per le torri. Dispregio, velato da triste contabilita'.







