29/02/2004
Lost in translation

Ho visto questo film. Primo spettacolo, avuto anche la fortuna di sentirlo "in silenzio", senza quel chiacchiericcio che ha il potere di distogliermi, di non farmi concentrare. Strano film, ne ho apprezzato la leggerezza, il tono. La storia, un attore americano attempato, e a fine carriera, e' a Tokyo per girare una serie di spot (la fotografia rende le immagini di questa citta' al confine di un depliant da agenzia viaggi). Nello stesso albergo, staziona anche una giovane coppia, anche loro americani. Lui fa il fotografo, sta sempre fuori per lavoro, lei rimanendo sola, si annoia. Il film e' giocato su queste due solitudini, di questa brava e giovane donna (Scarlett Johansson), e quella di Murray (l'attore di esilaranti spot per superalcoolici). Solo un dubbio: che tanta leggerezza rischi di sfiorare l'inconsistenza. Ma forse il registro scelto dalla Signora Coppola (la regista, vera), è proprio questo, lontano da un tema abusatissimo (l'amore fra persone troppo diverse per età), e che dona al film quest'aurea "intimista", e forse gli attimi migliori. La scena piu' divertente, quando il simpatico Murray, giocando al karaoke, intòna una improbabile versione di Peace Love and Understanding, vale il film, con quella voce strozzata, sciogliendosi letteralmente negli occhi di lei (e a buon motivo, aggiungo). La felicita' ? E' sapere quando fermarsi. Lui lo chiede al taxi che lo sta portando all'aeroporto, avendola intravista nella folla, per strada. Scende, la rincorre, la prende alle spalle, "ehi, tu", lei si gira e si danno l'unico, vero, ultimo, grande bacio di tutto il film. E brava la Coppola .
29/02/2004
questioni irrisolte

Ammetto (ad uso e consumo anche di chi non c'era) sono andato via dall'incontro di Tortona con un interrogativo grosso come una casa: chi era questo qualcuno che stava cercando qualcuno o qualcosa (a Tortona, sotto i portici) che può renderlo felice, e soprattutto se lo ha trovato o no. Roba da toglierti il sonno. Il boss, ci ha ordinato di raccogliere una serie d'indizi, ai confini di un omaggio al minimalismo li sciorino qui:
Gente che cammina in modo strano: due donne, mezza età' che camminano all'unisono; una signora obesa che trascina il passo, un sordomuto che cammina gesticolando con una donna al suo fianco;un uomo che si appoggia al bastone camminando con altri vecchi, prendendosi delle pause ogni tre, quattro passi;
Cose osservate per terra (sempre sotto i portici): coriandoli, carte di sigarette, stelle filanti, pietre di porfido, scontrino di una tabaccheria, euro 8,74,carta stagnola, carta da chewing-gum, (OT qualcuno che eseguiva, neanche male, scale di sax nel pomeriggio);
Se fossi stato un gatto sarei rimasto colpito da: intonaci scrostati (ma come la tengono 'sta città?), le numerose grate, alcune di queste di ottima fattura, scolpite nella pietra con motivi ornamentali, sarei rimasto le ore davanti la vetrina della macelleria in attesa del momento propizio per il "colpo", avrei tentato di fare pipi' sul pitosforo che adornava l'ingresso di una boutique (credo di roba antica),
Infine, mi sarei concentrato su un colore, (il rosso, guadacaso) registrandone le seguenti coincidenze: mantello di una donna bionda all'interno di un bar coi tavolini (adoro il nord, li e' ancora in uso la buona abitudine di sedersi, mica come qui a Roma, dove impera, al contrario, anche per il caffe', il cosidetto "take away"), un maglione di un bimbo biondo (sempre nello stesso bar, forse il figlio ?),un cartello con la scritta affittasi, insegne al neon di un altro bar, una ragazza che entra con passo leggiadro dentro una gioielleria (non l'ha rapinata, confermo), coriandoli, tovaglie sullo scaffale di un fioraio, primule, gli orli di un'orribile quanto desueta copertina per un cane di piccola taglia, rigorosamente in tinta con quella della rispettiva proprietaria che, fiera, lo esibiva al passeggio, la copertina di un libro su Paolo Borsellino di là dei vetri della libreria delle paoline.
E' tutto, a meta' fra un verbale di polizia e una cronaca minimalista (qualcuno adora gli elenchi, le liste, da queste parti…) da questi scarni elementi, alla stregua di un novello (e un po' maldestro) chef, dati questi ingredienti, avrei dovuto prepotentemente trarne spunti per tentare la risposta alla domanda di partenza.
Ho attraversato mezza Italia sotto la neve, d'accordo, in buona ottima compagnia della musica, senza smettere di pensare per un momento a "chi o che cosa poteva renderlo felice o no". Utilizzero'questa domenica per rifletterci su.
24/02/2004
nudita'
Sabato, La Stampa. Esteri. A Tel Aviv la convivenza con uno stato perenne di insicurezza deve dar luogo a fenomeni come questi: Una ragazza, viene taciuta l'origine, ha pensato bene di rimpinguare le casse della propria contabilita' concedendosi come colf a domicilio. Fin qui nulla da dire, piu' o meno a tutte le latitudini e' una cosa che non fa scalpore. Quello che pero' costei ha pensato bene di "aggiungere" e' stata l'idea di "togliere", si, i propri indumenti, e proporsi come mamma l'ha fatta mentre spolvera, stira, riassetta i letti, tira a lucido i pavimenti. Citando un articolo di altra testata, e per smentire sul nascere i dubbi circa l'ennesima leggenda metropolitana, sia pure versione israeliana, viene riportato anche uno stralcio di intervista. Costei, per nulla turbata, candidamente ha ammesso che questa geniale trovata le consente di chiedere cifre quadruplicate rispetto alle comuni tariffe applicate dalle colleghe evidemente piu' pudiche o, forse, meno charmant. Convengo che per vederla girare per casa, con la montagna di panni arretrati che ho, e per il solo gusto di soddisfare la curiosita' di Toni, sarei tentato di contattarla anch'io. Difficile pero', a meno che la "moda" non sbarchi anche da noi…complice la solita agenzia di pescecani interinali, la stessa ammette che il numero del suo preziosissimo cellulare, circola solo fra una stretta cerchia di insospettabili, quanto eccentrici, benestanti del luogo.22/02/2004
telefonata (3)

Suona il telefono.
Una voce calda, afosa. Ciao sono P., mi dice.
Ciao, dico.
Ti disturbo ? dice
No stavo leggendo mentre facevo un pediluvio - dico mentre maldestramente spargo la cenere della sigaretta sul tavolo di vetro tentando di trovare il portacenere seppellito sotto diversi quotidiani.
Come va ? mi chiede.
Beh, se White Oleander (che cazzo di nome, penso, per un cavallo) si fosse almeno piazzato starei meglio, dico.
Ancora giochi ? chiede
Perche' tu hai smesso ? rispondo
No, ma mi dedico ad altro, dice.
Cosa c'e' ? le dico, per dare una svolta alla conversazione.
Nulla, volevo sapere come stai, se ti manco. Dice.
E' quell'odore del ciambellone che arrivava dalla cucina che mi manca, soprattutto, le dico.
Beh, e' gia' qualcosa, non trovi ? mi dice, accennando una risata, isterica.
Si, dico, penso di si, mentre maledico il broker che m'ha suggerito White Oleander, vedendo che Angust Wine che avrei giocato di mio, risulta piazzato, invece.
E' stato bello, fa lei dopo un po'.
Si, ammetto.
Vorrei andare al cinema con te, prossima settimana. Dice.
A vedere cosa ? (mi portava sempre a vedere film sovietici sottotitolati, eterni)
Mah, qualsiasi cosa, ce ne sono di bellini in giro, che ne dici di Verdone ? dice
Ma per favore, dico
Dai, scherzavo, era per farti un test e vedere se ti ricordavi che a me quei film li non piacciono, dice.
Gia', dico io, ripensando ai sonni colossali sprofondato nelle scomode poltrone degli essai in cui mi trascinava.
Allora all'auditorium - fa lei di slancio, come una delle Primavere di Botticelli.
Chi viene ? dico.
Mio cugino, viennese, dice lei, trionfante.
Chi ? sobbalzo.
Si, l'hai conosciuto, quella volta che ci hanno invitato all'ambasciata. Dice lei.
Al party ? spolvero dalla memoria una festa con frack preso a noleggio apposta.
Si, e' in tournee vale la pena, ho i biglietti. Dice.
Bene, ti mando a prendere da un taxi. Dico.
Si.dice.
Si, dico, chiama tu un giorno prima per ricordarmelo.
Click.
21/02/2004
lettera aperta a Raymond Carver

Gentile Sig. Raimond Carver,
Le scrivo queste righe per dovere di attribuzione, dico meglio: per lamentarmi con Lei, in quanto autore, ai miei occhi, di una incresciosa situazione nella quale attualmente mi dibatto.
Vengo subito al punto. Sto parlando di Meccanica popolare, lo ricordera' di certo, e' un Suo racconto.
Tutto, secondo me, e' iniziato da lì. Ho cominciato questo racconto seduto sulle poltrone di mezzo di un DC9 dell'Olimpic Airlines, in volo da Kos ad Atene, per poi proseguirlo da Atene a Roma. Le parlo della seconda meta' d'agosto del 1998. Per tutto il viaggio ho avuto, a mo' di sezione ritmica adeguata, i calci di mia figlia, seduta nel posto giusto dietro al mio. Cio' non ostante, ho comunque letto la Sua storia, con bramosia, compenetrandomi proprio, nella situazione che lei ha descritta.
Venivo da un sofferto soggiorno, da una sofferta convivenza, e all'alba, difronte al desco del check-in di Kos, ebbi a dire, ad una hostess che faceva problemi con il biglietto di ritorno di mia moglie…in uno stentato inglese, provocando le risa di quasi tutta la coda umana, " i like that my wife stay here for some years, while my daugher and i go to home, and i'm probably happy for". Detta cosi non fa ridere, ma alle sei di mattina, all'alba di una giornata stupenda, convengo che puo', benevolmente, strappare qualche sorriso.
Al rientro a Fiumcino avevo finito il suo racconto. Vengo al punto. Credo, in buona sostanza, che Lei mi abbia giocato un brutto scherzo. Il meccanismo di immedesimazione, nei personaggi cosi amabilmente descritti, abbia trovato il suo zenith, nella scena della mia ex moglie che mi strappa di braccia la bambina, non appena arrivati all'aeroporto, minacciandomi di andare dai carabinieri (non l'ho sfiorata nemmeno con un dito) e tornandose a casa di sua madre.
Ora, a quella lite ne sono succedute altre, sempre con dilazionate riappacificazioni. L'intensita' delle stesse, in maniera aritmicamente proporzionale, e' stata scandita dall'intervallo fra le riappacificazioni.
So bene che non era certo Suo intento, quello di provocare, attraverso le Sue parole, la Sua storia, quello che e' successo, nel tempo. Ma davvero, ho avuta, forte, la sensazione di star recitando un copione, finanche forse quella di ripetere le battute. Puo' essere che la depressione giochi di questi scherzi. Ma, vede, io ho un disperato bisogno di individuare un'origine. Di stabilire un punto di partenza, o di svolta, al quale ascrivere
buona parte di quanto m'e' successo. Lei e' diventato un fenomeno, nel frattempo. Come spesso accade, proprio magari dopo la Sua morte. Ma la scena, il punto di svolta, di quella bambina contesa, rappresenta, meglio, molto meglio, di migliaia di pagine di sentenze di divorzio, l'immagine di quelle braccia che si contendono il loro "frutto", il risultato tangibile della loro ultima scopata felice, ecco, ancora oggi mi lascia con una tremenda sensazione di vuoto. Come ha potuto ? Le ha vissute anche Lei ? Le ha sentite raccontare al bar ? Da qualche amico ? Le mie scarse letture mi impediscono di trovare altrettanta capacita' di rendere questa tensione, in una situazione del tipo, da parte di qualche altro autore. Ho la certezza che in ogni caso, sarebbero ben poca cosa rispetto alla maestria con la quale Lei le ha descritte.
Ho sentito storie terribili, anche recentemente. Spunti che dalla realta' potrebbero a pie' pari essere trasposte in un racconto, senza alcun intervento da parte dell'autore, se non quello di saperle riportare, quasi con spirito cronachistico, privo di ogni commento, o manipolazione. Un fatto: una coppia,
Lui vedovo, lei piu' giovane, entrambi senza figli precedenti, si sposano, fanno un figlio. Ad appena due mesi dalla nascita lei gli comunica che e' sempre stata con un altro e che intende lasciarlo. Cosi, va via, portandosi il bambino. Lei, con il suo amico, rimane coinvolta in un pauroso incidente d'auto, finiscono in ospedale in fin di vita. Dopo qualche giorno dal deposito delle auto sinistrate, fanno la macabra scoperta del cadaverino del bimbo sotto un sedile dell'auto devastata. Quando lei si riprende, telefona all'ex marito e la prima cosa che gli chiede e' di portarle il televisore. Ecco, una cosa cosi potrebbe serenamente averla scritta Lei, e mi viene fatto di chiedermi se mai qualcuno non la prendera' a prestito per farne, chissa', con la giusta maestria, una storia, un racconto, il punto di svolta di qualche vattelapesca di un romanzo, qualcosa.
La vita ha il potere di superare la fantasia. Credo di non aver avuto altri fantasmi che quelle braccia che si contendono, in aria, quel bambino. Mia moglie e' diventata cattolica metodista, nel frattempo. E ora vive in un'altra casa. Mia figlia crescera' con un altro uomo. Io ? Bah, continuo, perdutamente, a leggere racconti.
Cletus a.a.
Roma, 27 12 03
20/02/2004
febbraio astenico (senza vecchi merletti)
Vorrei ridere,a volte ci riesco. Altre volte un po' meno. Sara' ma questo febbraio pigro, con le sue tipiche indecisioni atmosferiche (accenni di caldo, ritorni raggelanti) fa di tutto per rendersi insopportabile. La natura e' ai box che sta scaldando i motori. Complice qualche grado in piu' della temperatura, a settimane esplodera' rimandando nell'aria i suoi profumi, una chiamata collettiva al risveglio. L'attendo, paziente, sorseggiando la liquida pigrizia dei pensieri. Alternando momenti di silenzio totale a stacchi di chitarra elettrica sorretti da basi ritmiche importanti. Ezra Pound e i suoi cantos, la biografia (autorizzata) di B.B.King (Feltrinelli ed.), sul tavolino. Oggi non ho voglia di fare nulla. Quindi, lavoro.
20/02/2004
sull'allusione (incomunicabilita' part one)
un "tema" narrativo che mi affascina e' quello dell'incomunicabilità. Si, della fottuta difficolta' ad aprirsi, comunicare appunto con altri umani (preferibilmente dell'altro sesso, of course). Queste che seguono sono delle note intorno al "tema".
Oggi l'ho rivista.
Stavolta indossava un cappotto nuovo.
Ci stava bene, però.
Il fatto e' che io non so come si chiami.
Non ho mai provato a seguirla, del resto.
Non ne sarei capace.
La prima volta che ci siamo incontrati e' stato
qualche settimana fa. Ma queste cose, si sa come
vanno: non bisogna avere fretta.
Bisogna attendere.
Ora non venitemi a dire che e' la solita storia :
"lui ama lei, lei non ne vuole sapere perche' sta bene con un altro, però…" naaa proprio per niente. E quel Pero' e' grosso come una
casa, anzi come un rimorchiatore capace di tirare una petroliera
in panne.
Mi ci aggrappo a quel pero'. E' un tutt'uno col sinonimo di desiderio.
E' il desiderio in persona.
I miei occhi indugiano lungo le sue curve, lungo le fossette vicino
alla bocca, quando si dispone a sfoderare il suo miglior sorriso.
Non so dove sia, non so come si chiami, non so nulla di lei.
So solo che quel sorriso mi rianima. Riaccende le mie giornate,
giustifica i 2 km a piedi che il medico mi ha consigliato per tenere allenato il metabolismo. E' un territorio nuovo. O meglio, inesplorato, mi risento ragazzino ecco. Ho bisogno di quei lampi che ha nelle orbite degli occhi, di quegli scoppi di colore capaci di squarciare il grigio di queste giornate d'inverno.
Mi manca, tanto.
Ora che le persone si possano piacere al semplice guardarsi, incontrarsi, sbattersi addosso all'uscita di un vagone di una metropolitana, o in coda in ufficio postale, non e' un mistero.
Quello che mi sballa e' che questa febbre mi sta portando alle allucinazioni. Sono infatti convinto che Lei sappia cosa sto provando per lei, che in qualche modo abbia capito. Non la solita storia, il solito gioco di sguardi fine a se stesso. No, nulla che autorizzi voli pindarici, flash, proiezioni…vedersi illuminati della luce che filtra tra le striscie di una serranda poco abbassata, dal letto di qualche anonima e fredda camera di motel.
No, e' tutto molto terreno, e insieme, quasi aulico.
Voglia di bellezza. Recupero di gusto estetico seppellito da migliaia di surrogati di pessimo gusto. Una missione, la mia.
E lei ? Inconsapevole quanto basta, sta fornendomi dei validi motivi per straziarmi in questo gioco. Il dubbio di investirla delle mie proiezioni, di calzarla a forza dentro un cliche' di una novella Beatrice, e che mi traghetta verso la tanto agognata VITA NOVA.
No, di piu'. Lei sa. Ne sono certo. E credo di sapere che SA come me.
Che anche io le funzioni allo stesso modo. Una possibilità, nulla di piu'. Confortante ed emozionante insieme. Sa, come so io, che altro potrebbe accadere, che altri sviluppi si potrebbero prendere, ma non lo fa, dall'alto della sua dignita', gia' paga di questo. Della consapevolezza di una possibilita'. Del godere di questo.
Del fermarsi prima, prima di quel ciglio di un burrone, dopo il quale, solo pasti precotti, calzini in giro e pianti di mocciosi.
No, dalle pieghe delle sue rughe involontarie, capisco che non sara' questo il resto della nostra vita. Abbiamo gia' dato entrambi.
Saro' ancora cosi giovane per ricordarmene, senza starci male.
E del resto, conferme al fatto che non le sia del tutto indifferente
ce l'ho da quel suo modo di guardarmi, Sguardi che mi dicono, che parlano di lunghe sere vuote, forse a vedere televisione, forse a leggere, magari dei legal thriller, si ce la vedo. Ha la faccia di chi potrebbe leggere quelle cose. Vispa e attenta ad ogni dettaglio, incoraggiata da Cechov, che non metteva mai un chiodo in quello che scriveva senza che non servisse…
Lei e' altera, a volte. Si muove fra le corsie del supermercato con il piglio di chi sa cosa vuole, e soprattutto, dove andarselo a prendere.
Non e' letteratura e' cinema. Chilometri di carrelli ci vorrebbero per riprenderla silenziosa, mentre cammina con un passo insieme grazioso e deciso. Mentre jingle insulsi si librano nell'aria.
Non ha bisogno di accorgersi che la seguo. Lo sa.
Non ha bisogno di un altro problema, le basta sapere che potrebbe esserci. E questo non-dialogo assume i contorni, il senso di compiuto come quello che potrebbe tenersi realmente davanti ad un camino acceso, o davanti a due bicchieri ai cui bordi dondolano delle olive, in uno dei tanti bar della zona, con tavolini all'aperto.
Cosi, anche stamattina sono qui.
Il suo nuovo cappotto nella mia fantasia ha lo stesso significato di un bisogno intenso di cambiamento. Un salto di qualita' nel nostro silente rapporto. Un messaggio in codice, interpretato cosi da una mente assetata e da un cuore pigro. Me ne staro' qui buono buono, come faccio spesso, ad osservarla mentre estrae dalla sua borsetta il portafoglio tempestato di carte di credito, mentre con la sua grazia estrema ringraziera' la cassiera e si dirigera' a passo spedito verso la sua auto. Un altro spettacolo, un altro insieme di parole non dette, ma strillate dai nostri, rispettivi, silenzi.
Un desiderio sordo, muto e cieco, incapace di liberarsi dai gangli dell'allusione, troppo avanzato per essere recintato nei registri di routine di storie del tipo. E quel suo voltarsi, come ad esser certa che anche nell'attimo nel quale lo sportello della sua monovolume si chiudera', come un sipario anche su questa replica, sara' il rinnovo di un' appuntamento, altra legna su un fuoco che non abbiamo entrambi desiderio di spegnere, alimentato com'e' da una tempesta di premesse e da un deserto di prospettive.
18/02/2004
mentre un autobus transita
Louis e' un cane senza palle, l'ho sempre pensato….
Solo che, stavolta, davanti a quell' autobus, io mi sarei fermato.
La paura, dicono, e' un succedaneo dell' ignoranza.
Louis ha attraversato lo stesso. Ignaro.
Ignaro dei rischi che la cosa comportava.
Neanche consapevole
del regolamento del gioco metropolitano.
Quello che impone che quando c'e' il rosso per i pedoni,
non si deve attraversare.
Quindi nulla di eroico, in sé.
Ha avuto culo.
Complice la prontezza dell' autista,
che al prezzo di una discreta quantita' di insulti,
da parte dell' umanita' variegata che trasportava,
ha pagato il rinnovo al suo abbonamento alla vita.
16/02/2004
Pantani e contabilita'

Sono d'accordo con Giorgio dell'Arti. Ho ascoltato il suo intervento a ottoemezzo stasera, mi e' piaciuto molto. Si parlava di Pantani, e lui ha avuto le palle (l'intelligenza) di sottrarsi a questo coro uggioso (a proposito dove sono i paladini, i recensori, quelli dei distinguo del giorno dopo, vedi ad es. la strage di Nassirya e la snobbistica condanna del modo con il quale la stampa e la tv l'hanno "trattata" ?) mettendo bene in chiaro una cosa: chi ricorre a "doping" altera il senso stesso della competizione, per vincere, in questo modo, ammette che c'e' bisogno d'altro. Quindi e' una resa. Ma aggiunge, lo stesso, pur plaudendone i successi, proprio la visibilita' di Pantani poteva, doveva essere lo spunto per una denuncia (quella sull'invadenza del doping nel ciclismo) tanto clamorosa quanto visibile, venendo da tanto pulpito. Questo. Per dovere d'ospitalita' il buon Ferrara e la sempre piu'eterea Palombelli, l'hanno poi invitato a parlare del suo "libro". Si, l'ho virgolettato apposta, in realta' ne ha le fattezze, certamente e' stato anche scritto da lui, che e' bravo, intelligente e simpatico, ma che tratta, almeno stando agli stralci pubblicati sul Sette dello scorso giovedi, delle morti e dei suicidi piu' recenti in Italia. Con la freddezza di un elenco telefonico, a meta' fra la cronaca (ma dio, quanto da l'idea di leggere un blog) e un verbale di polizia, contenendo al minimo gli interventi dell'autore, qui piu' come un folle catalogatore di nefandezze, che scrittore che, sul nitore della pagina, da fatti nudi e crudi che riempiono le pagine dei quotidiani, trasforma, alcuni nella loro folle straordinarieta', queste morti in qualcosa di potentemente letterario. La domanda: ne avevamo bisogno ? E mentre andavano i titoli di coda, quasi a confessare un 2% di imbarazzo…"beh, no, non e' un libro bello..."
16/02/2004
questo e' il mio frigo

E questo e' il drammatico contenuto del frigorigero alla data di oggi, 16 febbraio 04.
Contenuto:
1 confezione di salmone da gr.500 (scaduto, era stato comprato per natale);
vari barattoli: marmellate, rafano, maionese, salse piccanti (alcuni buoni altri prossimi alla scadenza o scaduti);
uova, panetto di burro iniziato, dadi, vaccino per cani (nello sportello);
bottiglie: aranciata, pepsi, uno spumante, latte, salsa di pomodoro con due dita di muffa nella sommita';
una verza (e' quella cosa che sembra un pallone da pallamano), insalatina pronta, formaggi,
un vassoio in polietilene con una bistecca di lombo residua (se dio vorra' sara' il mio pranzo odierno).
nel cassettino sotto in basso: limoni (epoca approssimativa: ottobre 2003).
Il CNR (consiglio nazionale delle ricerche) sta avanzando richiesta di sequestro a scopo di ricerca scientifica in merito ai fenomeni di fermentazione del cibo e effetti derivati sugli umani che lo maneggiano, cucinano, ingeriscono.
Dov'e' che messo il tel. del mio epatologo ?







