29/01/2004

AAA Fisioterapista cinese cercasi

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Un'ora e venticinque minuti per aver provato l'incoscienza di evitare il raccordo anulare, optando per l'attraversamento della citta', da Montesacro all'Eur. Concentrandomi potrei migliorare. E in somma quanti siamo in questa citta'? Sarei tentato di trasfermi in Toscana. Lasciarmi alle spalle questi ritmi disumani, questo barbaro dispendio di tempo. Dedicarmi (rubando la descrizione ad Antonio Pascale) alla "manutenzione degli affetti". Verso i miei piu' stretti congiunti, me stesso. Il traffico mi avvilisce. Vagheggio di ulteriori indebitamenti per l'acquisto di un'auto con il cambio automatico, o al peggio per l'installazione abusiva di un micro televisore da piazzare sul cruscotto, tanto per ingannare l'attesa, che so, rivedendo film cult come Blade Runner o Paris Texas mentre sono "sequestrato" nella coda. In subordine dovro' provvedere a che, al mio rientro in questa casa, ci sia ad aspettarmi un fisioterapista cinese, diplomato per corrispondenza (sono meno pretenziosi) per alleviarmi, con dei rilassanti massaggi, l'indolenzimento dei polpacci (si, entrambi, uno per il freno-accelleratore, l'altro per la frizione). Con il cambio automatico risparmierei sul costo delle sedute, dovendo il cinese occuparsi solo di un polpaccio (cambio automatico, solo due pedali: accelleratore e freno). L'altra gamba ? Quella la potrei vendere come l'occhio di Alberto Sordi in uno dei suoi film, al miglior offerente, per pagare le rate. Cio' detto, e per restare in tema traffico (il marito di costei ha qualche responsabilita' avendo governato questa city per qualche anno, e davvero gli andrebbe dedicato un blues per le lunghe ore di coda sofferte per i cantieri del giubileo appaltati "last minute"), ho sbirciato un titolo della Signora B.P. su un Sette, mi sembra della scorsa settimana. La Signora si lamentava dell'ultimo sport nazionale dei mezzi d'informazione. Cioe' a dire, deprecava la pubblica esibizione di difficolta'…il titolo era…."La scoperta dei nuovi poveri". "Irritante" veniva definito il pubblico peana dei tanti che stanno scoprendo l'ebbrezza dell'era dell'euro. Prendendosela coi suoi colleghi, della carta stampata e della tv, artefici di questa caccia "all'impoverito", diligentemente ha omesso di considerare quanto vasta e' questa cerchia, non tutti hanno la fortuna di essere intervistati o piu' probabilmente preferiscono mantenere un dignitoso silenzio, e soprattutto di ringraziare calorosamente chi ha contribuito, e contribuisce ad accrescerla. Se poi la semplice apparizione vicino al panzone nazionale ha qualche salvifica pretesa, ecco che buon'ultima, arriva la maliziosa ( e rigorosamente bi-partisan domandina "...e poi siamo sicuri che gli effetti della disperazione di oggi non siano da ricondurre a politiche decennali ?". Che ne dite ? ci sono gli estremi, de-facto, per un divorzio ?
cletus1 at 23:36:39 16 Commenti

28/01/2004

Cose che capitano quando entri in un remainder.

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Roma, piazza S.Silvestro. Devo ingannare il tempo: per paura di arrivare tardi ad un appuntamento ho preso i mezzi pubblici, arrivando prima del dovuto. Entro, sopprimo la botta di depressione che mi prende ogni volta che metto piede dentro questi discount dell'intelligenza. Nonostante tutto inizio a sfogliare catturato da una copertina, o da qualche titolo buffo. (si, sono una cavia da risvolto di copertina, Manganelli mi avrebbe dipinto come meglio non avrebbe potuto…). Supero me stesso, resistendo a lusinghe le piu' varie, facendomi convincere dalla veloce lettura dell'indice di un anonimo libro di racconti: Il piu' lungo e' di 4 pagine. DEVE ESSERE MIO !!! La depravata consapevolezza del tempo che ho da dedicare alla lettura gioca di questi scherzi. Sconto o non sconto, vado in cassa, pago, esco. Cosa ho preso ? ah, si. IL SANGUE DEGLI ALTRI di un certo Frank Huyler, Einaudi. Tranquilli, e' fuori catalogo (altrimenti cosa ci sarebbe stato a fare su uno scaffale di Remaiders ?). Beh, mai soldi furono spesi meglio. Al pari di un altro memorabile "colpo di fortuna" sempre nello stesso negozio, anni e anni fa, quando mi capito' di prendere PRIMI AMORI E ALTRI AFFANNI, racconti, opera prima di un certo Harold Brodkey, questo, di Huyler ha saputo regalarmi le migliori buonanotte di questi ultimi mesi. L'ho centellinato, un classico libro da comodino; intendo, uno di quei libri i cui racconti hanno il potere di lasciarsi leggere, d'un fiato, anche quando sei gia' pressochè catatonico. Buca, Frank, buca letteralmente, e per uno come me che puo' vantare di non aver mai visto nemmeno una puntata di E.R. medici in prima linea, si tratta di una festa assoluta. Storie, storie di pronto soccorso. Siamo in New Mexico, l'autore fa davvero il medico presso una di queste strutture, e i suoi sono racconti tratti da esperienza maturata li dentro. In queste sale d'aspetto della disperazione, queste anticamere dell'aldila' ma dove non e' impossibile saper tirare fuori una voce, qualche aspetto, le meno retoriche possibili, in mezzo a tanta realistica tristezza anche qualche nota di umanita', qualche sana risata. Bravo. E buona caccia a chi volesse dedicarsi a trovarlo. C'e' da dire altro ? Aspetterei con ansia la seconda prova…
PS. per chi ha dimestichezza con l'inglese, qui c'e' un e-book postilla: misteri della distribuzione, su BOL.com cliccando qui risulta spedibile in 2 giorni lavorativi...bingo !
cletus1 at 08:11:19 3 Commenti

26/01/2004

Parcheggio

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Un uomo anziano, con una borsa da lavoro in mano. E' vestito con i colori dell'arcobaleno. Sfodera però, al di là di un improbabile colore dei capelli, sul rosso tiziano con dei riflessi gialli, un' aria impassibile. Si aggira per i tavoli di un bar all'aperto. Ha l'aria di attendere qualcuno. Urta senza volerlo un' auto pargheggiata azionandone l'antifurto. Si guarda intorno con l'aria di volersi scusare, all'indirizzo di nessuno e di tutti. I suoi occhi non fissano nulla in particolare. Arriva un'auto, un modello giapponese, non messa molto bene. Al volante una donna, colore improbabile dei capelli anche lei. Intravede lo spazio per poter parcheggiare ma prende male le misure. Cosi si infila in una posizione scomoda e inizia una lunga serie di manovre. L'uomo e' fermo sul marciapiede, borsa in mano, l' osserva in silenzio. La donna ultima la sua personale battaglia e gira la chiave del motore, fermandosi. Apre lo sportello, si guarda intorno e deposita un paio di ciabatte sull'asfalto. Si toglie con eleganza le scarpe restando seduta in auto, gambe fuori lo sportello e le calza. Ha un'espressione soddisfatta, lancia uno sguardo verso l'uomo. Lui ricambia e senza dire nulla si avvicina, Apre lo sportello dall'altra parte e sale. La donna riavvia il motore. Dovrà rifare tutta la manovra al contrario per uscire dal parcheggio. Prima pero' si gira verso di lui e lo bacia.
cletus1 at 12:13:54 3 Commenti

25/01/2004

Parmalat, Steinbeck, forbici e buone intenzioni

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Suona il telefono, rispondo. -Ciao, sono F.P. .dice una voce allegra, viva. -Ciao, dico. -Beh ? Che mi dici ? sempre preso dai blogs ? -Quali ? le dico. -Ma tutti quelli che ti spari- dice lei. -Bah, qualcuno si, ce n'e' un mare, non ho tempo per leggerli tutti- dico -Silenzio -Sei di umore nero ? dice. -No, antracite- dico io. -Cosa c'e' che ti turba ? che ti perpligge ? chiede, con il tono di chi ti fa pat pat sulla spalla. -Ma nulla, tutti sti discorsi…la verita', la realta'… dico. -Beh ? non e' un tema fantastico ? mi dice. -Si, nel senso piu' vero del termine. dico io. -Spiegati, non l'ho capita -mi dice. -Beh, si affannano a dire…ma tu hai sentito qualcuno parlare di parmalat ultimamente ? dico -Si, fin troppo. Ma sara' la solita cosa…altri dieci giorni di "pallone", poi silenzio, come spesso accade. dice. -Appunto, dico io. -L'altra sera ho visto in un TG un servizio su una donna che ha tentato di uccidersi con un paio di forbici, senza successo. -Perche' ?- dice, improvvisamente seria. -Perche' aveva perso tutti i suoi risparmi nei bond spazzatura di parmalat. dico. Silenzio -Non mi piace, tutta sta faccenda non mi piace. Dico -Nemmeno a me- dice -Ti risulta ci sia stato qualcuno che nel '29 abbia raccontato quel clima ? chiedo. -Bah, il primo che mi viene in mente e' Steinbeck, ad esempio. dice -Ha vinto il nobel ? chiedo. -No, non mi pare- dice. -Da noi ? Ti risulta ci sia qualcuno fra quelli che si danna intorno a verita' ed emozione che ne abbia parlato, scritto ? domando. -No, ma magari e' piu' roba da giornalisti, non da scrittori. Silenzio -Peccato…dico -Peccato ? dice -Si, c'e' piu' materia letteraria nel gesto di quella donna, delle forbici, che in tomi e tomi dell'enciclopedia britannica. -Si, ma e' un'altra storia, non e' questo il punto. dice -Forse hai ragione, ma ci devo pensare.dico -Va bene, un'altra volta. -Si, dico. -Buonanotte, Cletus. dice. -Si, buonanotte. Click.
cletus1 at 00:14:04 3 Commenti

24/01/2004

Un anno fa (in memoria del Columbia)

EUR.jpg Roma, Eur. Sabato primo pomeriggio. quell'ora un po' sorniona, subito dopo pranzo, quando, il sole alto nel cielo, non hai ancora ben chiaro cosa fare del tuo tempo, del resto della tua giornata. Avverti soltanto che puo' essere, anzi e' densa di possibilita', mentre ti attardi a valutarle. Marmi bianchi di alti edifici, ai quali i raggi del sole donano la dignita' di un lifting. Sedi di uffici, Enti, Ministeri, mute. Finalmente vuote, liberate dal brulicare di impiegati, consegnate alla loro primitiva dimensione monumentale. Una fontana, degli zampilli ordinati che disegnano geometrie nell'aria, pulita fredda e solare, facendo apparire a tratti, come in un sapiente gioco di regole, quando spinte dal vento, dei fuggevoli arcobaleni, che incantano mia figlia. Ci sediamo su un pezzo di marmo asciutto, ammaliati dal posto, godendo della nebbiolina che il vento ci porta sull'unica pelle scoperta, quella del viso. Gli occhi, costretti dall'oceano di luce, a sottili fessure, spingono in su, verso il cielo, sgomenta nel suo nitore. Lo stesso attimo o forse poco dopo, da quest'isola di pace in quest'icona della perfezione l'ansia della previsione si infrange sul caso, e l'uomo regala alla propria miseria altri sconosciuti confini. La morte collettiva piu' alta, reciteranno le statistiche, e il circo mediatico coprira' lesto di sicurezza, l'incertezza di quei miseri resti, dei nostri simili e dell'involucro che aveva il compito di riportarli a casa. Ridotti entrambi a poco piu' di pulviscolo, confusi fra i campi e i boschetti di Palestine, Texas. Lo stesso vento, dispettoso, continua a bersagliare di minuscole gocce d'acqua i nostri visi, rivolti al cielo. Bardolino, 6 02 03
cletus1 at 09:15:11 Commenta:

21/01/2004

omaggio a J.Tati

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scene da un viaggio
Trovarsi spaesato, in forza di un francese malconosciuto, o sconosciuto del tutto, dentro un hotel a pochi chilometri da Tolosa. Cerco la piscina, che da quanto ho capito, seguendo l'indicazione delle frecce, si dovrebbe trovare al piano 01. Prendo l'ascensore, esco mi guardo intorno, il consueto dedalo di corridoi mi porta, seguendo questo percorso intuitivo, verso l'esterno, un porticato. Con amarezza mi guardo intorno, ma la piscina non c'e'. O meglio: c'e' ma e' scoperta. Siamo in dicembre, la temperatura e' di pochi gradi sopra lo zero, e la vasca e' desolatamente vuota, solo cumuli di foglie sulle quali maramaldeggia il vento. Mi guardo intorno. Una lunga sequenza di salette per riunioni, con enormi vetrate trasparenti che affacciano sul porticato. Uomini e donne intorno a tavoli con computer portatili appoggiati sopra, parlano animatamente. Ci guardiamo a lungo. In silenzio. Come in un film di Jaques Tati. Non devo essere un bello spettacolo, per loro. Ho una bustina in mano, con dentro dei sandali da piscina e il costume da bagno e un asciugamano sotto il braccio. Li guardo, ci guardiamo, come attraverso un acquario. Le sorti della nazione, i destini dei prossimi fatturati e di cio' che guardero', una volta a casa, all'alba, fra un notiziario e l'altro, alla televisione, la lunga sequela di spots che subdolamente mi suggeriranno di comprare, di volta in volta, un nuovo profumo, una rivista, o una marca di pelati, passano da qui. Da queste vetrine mute, ma animate. Da questi affanni della previsione celebrati in salette, teatro dei migliori brain-storming del pianeta. Mi volto, chiedendo in un mix di italo-inglese ad una hostess che transita trafelata, con un carrello di bibite sotto il porticato, dove posso almeno trovare la sauna e/o il bagno turco. Con infinita carita' me lo indica. Percorrero' ancora vialetti, corridoi, ma il pensiero restera' a questa scena. Sono stato il loro intermezzo, fra un budget e un non so.
cletus1 at 00:47:30 7 Commenti

19/01/2004

la mia scrivania

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La mia scrivania. Una agenda settimanale rimasta aperta su tre settimane fa. Sulla pagina a destra, in basso, qualche numero di telefono di persone che non ho ancora chiamato. Un porta foto, una base sulla quale c'e' una foto di mia figlia che sta in sella al nostro cane, in giardino. Una quantita di fogli sparpagliati. Qualcuno contiene qualche appunto. Altri bianchi. Due posacenere, quasi pieni. Cd rom accatastati da una parte. Un settimanale economico. Le pagine gialle. Matite. Alcune penne, molte delle quali non scrivono piu'. Pezzi di penna, ricambi, smontati. Accendini. Pagine di agende altrui con appunti di indirizzi Presi al volo durante qualche incontro, Del tipo di quelle tascabili. Una grafia minuta, indica un numero di telefono, una via e il numero civico. Una sveglia sul monitor che indica le 23 e 12. Un monitor. Un euro, il primo, sulla mensola del monitor. Un posacenere ingombro di sassolini. Due pietre: una delle dolomiti, l'altra trovata sulla spiaggia di Gozo. Qui, funzionano da fermacarte. Una confezione di cd rom da registrare, aperta e quasi vuota. Tre telefoni. Quattro con un cellulare. Schedine del superenalotto. Scontrini fiscali. Un tappo di una bottiglia di acqua minerale. Gomme da masticare. Un manuale con le caratteristiche di una tastiera da computer. Un tovagliolo di carta, da bar, con sopra appunti di nomi e misure in centimetri. Dei post it. Due accendini. Un portapenne. Un discreto numero di cavi, cavetti. Floppy disk. Polvere. E le mie braccia stanche.
cletus1 at 00:47:23 6 Commenti

15/01/2004

Notturno

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Notturno Alle due di mattina sei sobrio abbastanza per ricordarti dove hai lasciato i calzini ? E, inoltre, credi che ti siano di una qualche utilità per proteggerti dal freddo che incontrerai nel tragitto verso la cucina ? Cosi, carponi, tenti di trovarli sul comodino, o magari sul pavimento, forse coperti dai fogli del giornale che leggi prima di addormentarti. Una ricerca vana. Tu non sei del tutto sveglio, mentre non ti dici certo di essere ancora addormentato. Stai in quella sottilissima parentesi che ti colloca, tuo malgrado, fra le due condizioni. E non l'avverti, questo e' certo, come una regione amica, anche se a tutta vista potrebbe sembrarti simpatica. Non hai le certezze. Forse non le cerchi nemmeno. Hai, con il passare dei secondi, due impellenze che ti si impongono, avvicinandosi come un tronco ai bordi di una strada verso il quale stai andando a velocita' piuttosto elevata. Fa freddo. Si stava meglio sotto le coperte, indubbio. Cio' nonostante desisti e decidi di affrontare, in ordine, random, entrambe le incombenze. Raggiungi al buio il bagno, alzi la tavoletta e il rumore del liquido che piove nel vaso taglia il silenzio della casa. Fai le cose in grande: tiri anche lo sciacquone, con l'autorevolezza del gesto di un direttore d'orchestra - PUSH - che chiama tutti ad uno stacco corale. Sospinto da questo baccano infernale inizi la discesa dei gradini che supponi ti conduca in cucina, giù dabasso si, come hai sentito o letto da qualche parte e deve esserti tanto piaciuto. Dabasso (oh yes) fa davvero freddo. D'improvviso giudichi ottimistica la previsione che t'ha portato a evitare di coprirti. Ma sei fatto cosi, quando cominci una cosa, hai bisogno di portarla fino in fondo per accorgerti quanto sei scemo. Cullato da siffatte riflessioni, non ti sfugge un briciolo d'ironia nel pensare, stante la temperatura, all'utilita' di tenere acceso il frigo semivuoto che, convieni senza sforzo, rappresenta in modo fedele il tuo attuale stato mentale. Un pensiero veloce come un tram, ti transita, mentre meccanicamente lo apri, "tutto questo bisogno di dolce non sara' l'indizio di una qualche patologia ?" Superi te stesso arrivando a sentire l'urgenza di annotare, su un post-it che appiccichi allo sportello del frigo, che hai bisogno di fugare questi dubbi, facendoti prescrivere dal tuo amico medico pazzo le analisi del sangue, cosi, per scaramanzia. Ti siedi a tavola, ingombra di molliche che pigramente hai lasciato lì dopo la frugale cena della sera prima. Apri il barattolo della nutella e ti spari due cucchiaiate "a freddo", mentre cerchi le fette biscottate. Il latte che hai preso dal frigo ha delle stalattiti sulla confezione che, vista la temperatura, pensano bene di prendersela comoda prima di iniziare a sciogliersi. Fai tutto questo mentre la tua testa indugia ancora, o parzialmente, nel cinema dei tuoi sogni. Pensi cosi a qualcosa di sbagliato, che hai avvertito in modo indistinto, fino a pochi minuti prima, segui delle veloci considerazioni tristi dettate da una consapevolezza della situazione in cui ti trovi. Infine, credi di passare alla storia lanciando da circa 10 metri, nel corridoio e al buio, una tazzina all'indirizzo di una sagoma che definiresti un topo. Lo manchi, se mai fosse stato realmente lì, cogliendo invece la cornice di conchiglie pazientemente creata da tua figlia come portaritratto, vuoto, per festeggiare qualcosa, spargendone allegramente le schegge "all around". Refrattario anche all'angoscia ti affretti a ricordare, con autocompiacimento, che le hai viste in offerta in qualche grande magazzino, piu' o meno simili, qualche giorno fa. Confidi nell'apprezzamento del gesto, da parte sua, topi o non topi. L'ultima volta che ne hai steso uno, mentre stavi pulendo la cantina, loro territorio indisturbato per anni, tua figlia ha pianto un bel pò per via del fatto che si era accorta che con la scopa gli avevi rotto anche una zampina, che ciondolava inanimata, dal resto del corpo grigio, peloso e acciaccato dai colpi andati a segno. La vita' e' dura, ti vien fatto di dire, mentre spegni la sigaretta letale, quella delle due e trentaquattro, sotto un rivolo d'acqua del rubinetto, perennemente gocciolante. Emetti un ruttino e ti riavvi, mesto, sulle scale. Non tralasci di spegnere le luci, al tuo passaggio, e di inserire nuovamente l'antifurto. Domani e' un altro giorno, ti dici, mentre tenti, come un calco d'archeologia, di ritrovare la posizione di prima nel letto, alla vana ricerca di calore non ancora del tutto svanito.
cletus1 at 15:13:35 5 Commenti

15/01/2004

UNA VITA MERAVIGLIOSA

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ci sono mattine che quando ti alzi sembra di trovarti in un fiume, calmo, immobile, di porpora. In mattine come questa, come un automa, spingo lentamente nel lettore un cd di nick cave. Ascoltare Wonderful life puo' regalare la giusta predisposizione d'animo per esorcizzare il peso di un quotidiano che si approssima. Sorseggiando un caffe'. (salvo poi farsi drizzare i capelli con uno strappo di violino che chiude una frase su "bring it on", track n°4 dello stesso cd). Anzi rubo un'espressione ad una amica, "...che ti viene da prenderti l'anima e sbatterla al muro". Ecco, una cosa cosi.
UNA VITA MERAVIGLIOSA Vieni, piccola Attraverso questi campi di porpora II sole è affondato dietro di te Per questi campi di porpora II ragazzo idiota all’angolo Dice verità distorte Avanti, ammettilo, piccola E' una vita meravigliosa Se riesci a trovarla Se riesci a trovarla Se riesci a trovarla E una vita meravigliosa quella che mi dai Ooh e una cosa meravigliosa Rivela il nostro segreto nelle tue mani E tienilo racchiuso Tuffa le mani nell’acqua E affogalo nel mare Tra noi non ci sara' niente, piccola Tranne I’aria che respiriamo Non piangere E' una vita meravigliosa, meravigliosa Se riesci a trovarla Se riesci a trovarla Se riesci a trovarla E una vita meravigliosa quella che mi dai E una cosa meravigliosa, meravigliosa Possiamo costruire le nostre celle nell’aria E sederci a piangere di tristezza Possiamo pestare i piedi sul mondo Dopo aver piantato chiodi nelle nostre scarpe Possiamo unirci al coro degli afflitti Che criticano e accusano Non ha molta importanza Non abbiamo molto da perdere Tranne questa vita meravigliosa Se riesci a trovarla E quando la trovi E quando la trovi E' una vita meravigliosa quella che mi dai E' una cosa meravigliosa, meravigliosa, meravigliosa A volte i nostri segreti sono tutto ciò che abbiamo Dobbiamo difenderli a costo della vita A volte l'aria, tra di noi e' insopportabilmente fine. A volte e' saggio deporre i guanti E arrendersi Entra, entra Entra, entra In questa vita meravigliosa Se riesci a trovarla E se la trovi E' una vita meravigliosa quella che mi dai E' una cosa meravigliosa, meravigliosa E' una vita meravigliosa E' una vita meravigliosa (Nick Cave and the bad seeds, "wonderful life" from Nocturama, 2003)
cletus1 at 10:31:05 2 Commenti

11/01/2004

Scuse

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Ecco, volevo dire, m'era venuto in mente di scrivere questo: Si, lo so che non si fa. E' che ieri sera mi sono lasciato prendere la mano e ho abusato, insieme, di champagne virtuale (santero…la marca dell'anno, bevilo e guadagnerai la smemoratezza, per sempre !), e dell'ospitalita'. Sono contrito per il mio comportamento. Da piccolo mi ostinavo a non dar retta ai consigli. "non ci andare con quelli che fanno piu' casino di te, loro son furbi, tu no. Finisce che poi resti tu con le dita scottate", ecco, cose del tipo. Ma resta il fatto che cosi non si fa. E' un po' come se un graffitaro, fatto di amfetamina, invitato a casa di amici, e con il raziocinio momentaneamente su Urano, si mettesse a zompare sui divani con gli anfibi intrisi di fango e a dipingere L'impero di luce di Magritte, armato solo di regolare bomboletta spray, sulla parete sulla quale e' appoggiato il divano. (come se farlo su quella di fronte, supponendo ospiti la televisione, fosse da considerare un peccato meno grave…). Ecco, proprio cosi. Tuttavia, e credo che in buona sostanza di questo si sia trattato, l'istanza del cazzeggio ha prevalso sulla lucidita' e invero chiedo scusa anche a tutti coloro i quali, infastiditi, stamane hanno trovato il blog di http://giuliomozzi.clarence.com devastato dagli spray dei nostri post deliranti. "ma non ve li potete fare a casa vostra, in cameretta, magari sui vetri delle vostre finestre questi graffiti idioti ?", una domanda cosi, piu' che lecita, mi lascerebbe davvero senza risposta. E' stato riprovevole, ammetto, e dichiaro fin d'ora la mia profonda contrizione nonche' vergogna. Vergognarsi dentro, una cosa cosi demode' da essere snob. Mi chiedo inoltre, "cosa non fa questa gente ?" , e ancora "cosa non sta facendo questa gente, mentre posta i suoi deliranti commenti sui blog altrui ?". Ma non sono cosi pazzo dal tentare risposte. Azzardo una ipotesi, pero'. Che sottotraccia, una certa smania di protagonismo, un certo desiderio d'apparire, possano prendere la mano e far levitar comportamenti che si crederebbero annullati dietro ad una cortina di buone maniere. (per intendersi un po' come il meccanismo che vede stimati commercialisti di Biella, brillanti avvocati di Ancona, leopardate signore di Foggia, trasformarsi in barbari, mossi da una fame atavica, su qualsiasi cosa assomigli vagamente ad un buffet, in un qualsiasi villaggio vacanze, congresso o recita di fine anno). Che dire ? Consapevole di guadagnarmi un congruo numero di antipatie, ripeto qui l'intenzione, di astenermi in futuro dell'abusare dell'appartamento momentaneamente lasciato vuoto, e d'ora innanzi di essere pedissequamente osservante dell'invito che campeggia sul blog in parola, ad esprimersi nel MERITO di quanto postato. Amen. PS. Ragazzi ? e' qui la festa ?
cletus1 at 23:25:47 2 Commenti